contaminazioni

Qualche giorno fa ho scritto il post intitolato “Pettegoli”. Parlavo di una donna stupida, che conosce un uomo stupido. Questa donna grassa e stupida mi ha incontrato davanti alla scuola cattolica nella quale insegno e mi ha detto “dovrai adattarti alla scuola cattolica”, con aria ironico-sarcastica. Io ho risposto che mi sono trovato benissimo nella scuola cattolica, ed è vero. e questa deficiente mi ha detto: M. ha detto che sei falcemartello. 

Io penso che questo paese abbia una mentalità da curva calcistica. Non si valutano le persone, non si valutano le sfumature. Non viene valutata la corrispondenza tra le parole e le cose. Quali sono i contenuti, di cosa sono riempiti i contenitori. 

Alcuni giorni fa dovevo preparare i ragazzi per l’ultima ora, si trattava di una terza media. Sono piccoli, ma non piccolissimi. Li ho dapprima catechizzati, mi raccomando usciamo in ordine, senza far rumore, senza urlare. Avevo un po’ di paura. Arriva il suono della campana e si preparano disciplinatamente, quando suona la campana apro la porta dell’aula. Il corridoio è zeppo di ragazzini, il corridoio è stretto. Davanti alle scale c’è la preside, la suora magra. Dirige il traffico, decide quale gruppo deve passare e quale deve aspettare. i ragazzi stanno calmi, non c’è neanche tanto caos. Quando arriva il momento mi dice, puoi passare. Scendiamo, i ragazzi non corrono. Quando arriviamo alla fine delle scale, mancano pochi passi all’uscita e accelerano il passo. L’uscita è andata bene.

Mi ha fatto piacere che la suora magra dirigesse il traffico. è stato un segno di presenza tangibile, ho sentito il mio lavoro tutelato, molto più tutelato rispetto allo scorso anno quando il preside e diversi colleghi si sono dimostrati menefreghisti, quando ho manifestato loro dei problemi con certi alunni. 

Io non ho figli, se li avessi non li manderei in una scuola cattolica per ovvi motivi, ma, almeno in parte, capisco i genitori che mandano i figli alle private. L’anno scorso ho avuto la sensazione che molti dei colleghi menefreghisti e lassisti avessero agito in quel modo per due ragioni: primo, perché suggestionati da un incomprensibile buonismo finto sinistroide, e poi per scaricarsi le responsabilità, visto che in quella scuola ci sono circa 1300 studenti e allora è molto più comodo fregarsene e scaricare le colpe sugli insegnanti, piuttosto che affrontare degli alunni che sono destinati a rimanere in quella scuola anche per 5 anni, con annessi genitori. 

Queste vicende mi insegnano una cosa, Credo di potere compiere un pezzo di strada insieme anche a quelle persone, alla suora magra, perché penso che, almeno per questi giorni, insegnino il senso di una comunità. Sembrerà una sciocchezza, ma la presenza di una preside che controlla e dirige il flusso degli studenti in uscita ha una valenza simbolica, perché tiene fermo il principio del rispetto delle regole. Non so cosa accadrà in futuro, magari cambierò idea, magari me ne andrò tra poco, ma, per adesso, mi sento più protetto rispetto alla scuola pubblica. E non sono diventato ciellino, non sono diventato cattolico, né mai lo diventerò, continuerò ad essere comunista. Penso che questa esperienza possa insegnarmi a diventare più rigoroso, perché sono in un ambiente nel quale penso che il rigore sia apprezzato. Percorrere un pezzo di strada assieme può solo aiutare.

34 comments

    1. la sicurezza deve nascere dai contenuti, dalle idee che uno porta, da come le mette in pratica. Una scuola vive di quello che imparano gli studenti.Se gli studenti imparano, magari in un clima normale, è positivo. Sembra ovvio, ma non sempre lo è.

  1. A mio parere l’impegno e l’applicazione delle regole ma soprattutto il buon senso non sta solo da una parte piuttosto che da un’alta….

    Solo la volontà e la piena coscienza di responsabilità da parte di chi è autorevole.

    buona giornata
    .marta

  2. Come dici tu, contano le persone, non le categorie e credo sia così anche nella scuola: laica o pubblica contano le persone, la loro responsabilità e la passione che ci mettono nel loro lavoro, dunque non si può generalizzare.

      1. Se intendi la religione come materia di insegnamento a scuola, io credo che dovrebbe somigliare di più a una sorta di ora di filosofia e non di dottrina e in quest’ottica avrebbe il senso di insegnare a pensare, ragionare, sensibilizzare.
        Se intendi la religione fuori dalla scuola, credo che il senso vero di una religione non possa essere quello di imporre una visione e condizionare le menti, ma piuttosto un terreno di confronto per meglio comprendere e vivere l’anelito all’infinito e/o la spiritualità che ognuno porta dentro.
        In ogni caso, nulla di tutto ciò avrebbe senso se poi non si traduce, nel concreto, nel rispetto di sé e dell’altro.

      2. sono molto contento di questo blog, perché sta contribuendo a costruire, oppure a ricostruire un vocabolario di idee, un pezzetto di cultura. è solo attraverso questo scambio che possiamo sperare, in qualche modo, di ripartire da qualche punto. La religione a scuola è lasciata al buon cuore dei prof, più o meno bravi. Il mio era molto bravo. La religione fuori dalla scuola è permeata da un’ipocrisia farisaica vomitevole.

      3. Condivido, il confronto e la collaborazione sono una buona via, è il dialogo la vera strategia per cambiare le cose. E dobbiamo reimparare ad ascoltarci.

      4. l’Italia è il paese dei campanili, delle piccole patrie. L’Italia è una nazione mai nata, probabilmente. Diffido dell’idea di nazione, naturalmente, ma penso che gli italiani, se esistono, vivano in una realtà talmente frammentata da renderci ancora più soli di quel che siamo.

      5. A me piace l’Italia, ma neppure io la considero una nazione, non trovo davvero quel sentimento che contraddistingue una nazione. E penso spesso che l’ideale di unità che era di Mazzini è stato tradito sul nascere e l’instaurarsi della repubblica è stata la conseguenza di un imbroglio…

      6. l’Italia è stata un po’ di più Italia con la Resistenza, quando il paese era arrivato alla catastrofe. A volte penso che l’italianità, se si può usare questo termine, nasca quando il paese è ad un passo dal baratro. Sarà vero?

      7. mi sembra di essere in un clima da fine impero, un clima di decadenza, dove c’è gente che tira a campare, anche a scuola, qualcuno con malignità, qualcun’altro perché stanco e sfiduciato. Sono in un’isola, percorsa da un clima irreale, l’isola della scuola privata, abitata e diretta da queste suore, sempre più senescenti, che rappresentano, a parere mio, le custodi di un mondo in pericolo. Tempo fa ho visto Titanic. Mi sono sentito su quella nave.

      8. Anche io avverto un clima di decadenza e improvvisazione che bene non fa. L’immagine in cui mi vedo io è quella di chi cerca di svuotare il mare con il colabrodo.
        E’ bella l’immagine di “custodi di un mondo in pericolo”! La scuola statale sembra sempre più un “refugium peccatorum”, ma anche le private non sono tutte uguali, comunque è già bello sapere che c’è qualcosa che funziona: quando trovi un fiore nel deserto la tua responsabilità diventa salvare quel fiore, non pretendere di trasformare il deserto in un prato.

      9. io sono ateo, penso che non esista trascendenza. Sono ammirato di fronte alla loro intransigenza, parlo di quelle suore delle scuole. Sono convinto che le loro convinzioni siano talmente salde, da renderle fautrici di un’educazione fatta di principi e punti fermi. Sicuramente le private sono un mondo variegato, come la scuola pubblica. La mia prima esperienza alla scuola privata fu un trauma, per colpa di una preside ciellina. Mi sembra che nella scuola pubblica stia prevalendo una discreta forma di nichilismo. che annienta il senso delle cose.

      10. Io ho il dono della fede e ne accolgo la fatica. Non credo comunque che il mondo si divida in atei e credenti, forse, come sosteneva il cardinale Martini, sarebbe più corretto affermare “pensanti e non pensanti”, perchè tutti, a prescindere dal loro credo affrontano interrogativi, si danno una morale e cercano, per la loro vita, una verità.
        Probabilmente la scuola pubblica è uno specchio più verosimile della società ed è in generale, a tutti i livelli, che mi sembra prevalga l’annientamento del senso delle cose.
        PS. Anche io ho avuto pessime esperienze con presidi e/o vicepresidi di CL!!

      11. il cardinal Martini molto ha dato e molto da ancora al dibattito culturale. Penso che la distinzione tra pensanti e non pensanti sia la più giusta. La scuola pubblica è, certamente, uno specchio molto più fedele, meno protetto, della società, rispetto a quella privata. Hai lavorato nella scuola privata anche tu?

      12. Sì, mi è capitato un anno di insegnare in una scuola per geometri e ragioneria privata, era praticamente un’anticamera dell’inferno!!

      13. Tanto per cominciare, la direzione era tutta in famiglia: padre (unico laureato), due figli diplomati, uno dei quali teneva anche le lezioni di religione, madre di cui non era neppure certo il diploma, che però figurava per giunta come direttrice di un istituto di recupero anni scolastici, da cui attingeva nuovi alunni per la scuola in questione. Gli studenti e le loro famiglie erano trattati come clienti e, si sa, il cliente ha sempre ragione…dunque ogni docente nuovo veniva istruito sul fatto che tutti dovevano essere promossi: mi hanno persino cambiato i voti sul registro e il preside mi esortava a venire a scuola in minigonna. Gli alunni una fauna indescrivibile, ignoranti e maleducati all’ennesima potenza, a un mio collega hanno sputato sul registro. E, infine, parte del mio stipendio era in nero. Non ultimo il fatto che molti di questi elementi erano decisamente benestanti, quindi, mentre io, te e tanti precari attendiamo con ansia le convocazioni a settembre, questi, usciti da lì, sono già ben sistemati nell’azienda o nella banca di paparino.

      14. terrificante questo quadro, caspita. In una scuola ciellina dove ho lavorato c’era una collega che non era ancora laureata, ma che si sarebbe laureata di lì a poco. per fortuna esortazioni alla minigonna non c’erano, esortazioni a promuovere e a chiudere un occhio tante tante. Anche io ho dovuto lavorare in scuole private in nero, perdendo anche del punteggio nelle graduatorie. è terrificante come questi ragazzi abbiano una rete di relazioni pazzesca, rete di relazioni che ereditano dai genitori, dai nonni che hanno frequentato o frequentano quella scuola. Noi comuni mortali non abbiamo certo questa rete di conoscenze.

      15. penso che certe conoscenze ti tolgano la spontaneità. Credo che le conoscenze valgano qualcosa, se qualcuno ha qualcosa da dire, non una funzione commerciale. A volte penso che se i miei avessero avuto tutte quelle conoscenze, a quest’ora io avrei avuto un lavoro molto ben pagato e sicuro. Avrei avuto più sicurezza, ma sarei stato un’altra cosa.

    1. Ho tra i 30 e i 40 anni. In questo periodo di insegnamento nella scuola delle suore sto apprendendo una forma di rigore e di austerità, che mi stanno insegnando molto. Mi sento più controllato, più al sicuro. Mi sento più puntiglioso.
      Credo di avere la forza giusta per continuare ad essere me stesso in quell’ambiente. Io penso che la cultura, anche la grammatica, non solo la letteratura, sia rivoluzionaria. Penso che persone più colte siano persone più consce della realtà e. dunque, si spera di sinistra/comuniste; se le suore pensano che i ragazzi debbano avere una buona istruzione, io sono lì per dare una buona istruzione, anche se il mio obiettivo ultimo non è lo stesso delle suore, le quali, invece perseguono l’indottrinamento. Ma, intanto, stiamo camminando insieme.

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