Month: aprile 2014

Cari tutti, Buon Primo Maggio

L’augurio di Buon Primo Maggio non è mai rituale. Per me è importante, è la festa dei Lavoratori. Vi auguro di migliorare la vostra situazione lavorativa, se lo desiderate, vi auguro di mantenere il vostro lavoro, se vi piace, vi auguro di trovarlo, se non lo avete.
Vi dedico questa bella canzone dei Modena City Ramblers. Si intitola “Figli dell’officina”

Far finta di curare i sani

Da qualche anno sto notando una tendenza nella scuola, sia pubblica, sia privata, quella di far finta di curare. 

Qualche tempo fa incontro una collega anziana di inglese, molto chiacchierona. Io parlavo molto poco in quella scuola, perché non amavo la sala insegnanti e perché temevo di commettere gaffes. Mi dice: ma la ED fa tedesco? Sì, e come va? E scoppia a ridere. Scusa se rido, ma non mi sembra che ED abbia molte capacità logiche. Io le rispondo: con me, all’inizio dell’anno, aveva 4, ora ha 8. L’anziana prof mi guarda con aria compassionevole e cambia discorso. Pochi giorni prima era successa la stessa cosa con il collega di italiano. 

ED è una ragazzina loquace e dalla voce potente, ma anche insicura, anche se sembra contradittorio. è una ragazzina normale, non troppo stupida e non troppo intelligente, che tutti credono stupida e considerano poco. La considerano poco durante le lezioni, durante la correzione dei compiti e gli altri momenti. Con loro non migliora mai, con me ha raddoppiato il voto. Che ho io? Sono Superman? No, sono uno normalissimo, che le dava spazio, che le faceva correggere spesso i compiti, che la interrogava, che le faceva le domande dal posto più spesso che ad altri, visto che altri, nella classe di tedesco, ne avevano meno bisogno. Io la mettevo al centro e lei studiava, studiava tanto, andava anche oltre le proprie capacità. Avevo capito che doveva sentirsi protagonista: io ci riuscivo, anche perché il gruppo era piccolo, ma avrei escogitato comunque qualcosa. Sono fiero di averle fatto imparare qualcosa, ma, soprattutto, sono fiero di averle fatto aumentare l’autostima. è bastato metterla per un po’ di tempo al centro dell’attenzione per ottenere questo risultato e fare la stessa cosa con altri che ne avevano bisogno. 

mi sono illuso e penso di avere un potere taumaturgico? Ma neanche per sogno! Ci sono casi troppo difficili anche per me, naturalmente. Ma penso di far smettere ancora delle stupide risate di pseudoprofessori.

Quello che sembra

Quello che sembra

Questa foto sembra qualche cosa che non è, ma non è importante. Questa foto parla di un viaggio, di un viaggio lento, che non si sa dove vada a finire. Parla dell’acqua, calma e sicura, guardata da delle antiche case. Parla del tempo che passa, perché l’acqua che scorre è come il tempo che passa. C’è il lembo della custodia di un tablet, in primo piano, ma non importa, perché questa è una foto antica. Posso consigliarvi di osservarla, e poi di lasciarvi andare?

LO AVRAI CAMERATA KESSELRING…

ribloggo con estremo piacere. Complimenti al blogger!

La stanza di Alberto

Il 21 dicembre 1952 viene murata nel Municipio di Cuneo la lapide scritta da Piero Calamandrei ad ignominia di Albert Kesselring responsabile di numerosi eccidi tra cui quello delle Fosse Ardeatine e Marzabotto.

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri…

View original post 23 altre parole

Buon 25 Aprile!

Per me domani è Natale. Sono ateo, non riconosco le feste religiose, come è normale che sia. C’è bisogno di una religione civile, di una religione laica. La religione civile è coscienza, la religione civile si pone delle domande. Io vado a festeggiare in campagna, in una grande casa di partigiani, tra la natura, il cibo, la musica e il verde. Ci sono tante persone, di cui molti ragazzi. Vi auguro di tutto cuore buon 25 Aprile, a voi e alle vostre famiglie.

Voglia di parlare, di scrivere

Voglia di parlare, di scrivere

Ho scattato questa foto, ve la voglio mostrare prima di andare a letto. Perché? Mi voglio sfogare, ho bisogno di comunicare. Questa foto è bella, poetica, sa di primavera. Odora di luce. Questa foto è positiva, come vorrei essere io. Sembra che questa foto sia stata scattata in campagna, invece no. Non ha nessuna importanza il luogo in cui è stata scattata. Io mi lascio incantare. Voi?

coscienze

Per raccontare questa storia vorrei partire dalla protagonista. La stronzetta che ho sostituito è una sessantenne. che doveva essere stata una donna piacente, frustrata e delusa. Ha vissuto in Germania, aveva il marito tedesco, il quale le ha fatto le corna con la governante ventenne. è tornata in Italia, due figli ormai grandi, ha avuto un esaurimento, è andata in pensione. Forse la pensione non le basta e si è messa a lavorare per la suora inquietante. La suora inquietante la paga meno di quello che ha dato a me, lei dice, circa quattro cento euro al mese per 8-10 ore settimanali, più la quintalata di riunioni in cui la coinvolge. I genitori della stronzetta sono anziani e si ammalano gravemente, il padre finisce all’ospedale per molto tempo. La stronzetta e la sorella si alternano, assieme alla badante ed altri parenti. Un pomeriggio la sorella della stronzetta ha bisogno di aiuto, però c’è una riunione a scuola. La stronzetta chiede alla suora inquietante di poter essere esentata dalla riunione, dopo averle spiegato i motivi. La suora inquietante risponde: no, lei deve venire. La stronzetta, una donna di sessanta e più anni, ci rimane male, però ubbidisce e lascia solo il padre all’ospedale. 

La suora inquietante ama iniziare le riunioni, soprattutto i collegi dei docenti, con il padre nostro, il gloria, l’ave maria e il segno della croce. Chissà perché trovo una relazione tra questi due aspetti.

Quando il potere è egocentrico, totalitario, diventa anche ipocrita. Più di una volta mi sono chiesto se bisognava adorare dio o la suora inquietante. 

Qualche tempo fa stavo facendo lezione in prima media, una frase dell’unità che stavo spiegando suonava così: hai paura del preside? S.C. è una bambina sveglia, intelligente e determinata. Risponde con sicurezza e con tutto il candore dei suoi 12 anni: no, perché se mi comporto bene, non mi succede nulla. Avrei voluto spiegarle come la pensavo, ma non ho potuto. Penso che crescerà e conoscerà persone come la suora inquietante, purtroppo per la mia alunna, che la comanderanno e le impediranno di accudire il padre malato. 

Il potere spietato incute paura, frustrazione e rabbia repressa. Il potere spietato trasforma gli uomini in belve, non tutti ma molti. La suora inquietante sta male, da un po’ di tempo, si è assentata da scuola, è ritornata non stando bene. Si è riassentata, è andata all’ospedale, dove, lei ha scritto, le hanno trovato una vertebra fratturata. L’hanno trattenuta a lungo. La cosa ha insospettito molti: per una vertebra fratturata? Il tempo passa e lei non torna. 

è giovedì mattina e sono nel refettorio/biblioteca, una grande stanza dove si tengono i ricevimenti mattutini dei genitori. Una mia collega entra e mi parla della sua preoccupazione per lo stato di salute della suora, la quale, mi dice, non mangia quasi niente. Mi dice anche, nel refettorio, dove una suora o un collega sarebbe potuto passare in qualunque momento, mi sembra che anche le altre suore si interessino poco a lei, mi sembra che mostrino poco trasporto. In quel momento passa una suora: anziana, grassa, dall’aria severa, bassa. Come sta la suora inquietante, le chiede la mia collega. La suora grassa e severa risponde, con aria di sufficienza, l’ho vista stamattina, sì, non sta molto bene. L’aria della suora grassa è annoiata, la mia collega è stupita e delusa. Le dice, ce la saluti tanto. La suora grassa risponde, va bene. va bene, e si allontana. Sembrava non importargliene nulla della consorella. Non mi sono stupito: ho provato quasi compassione per la suora inquietante.

Sabato scorso ho incontrato mia madre. Mi ha telefonato mia cugina. La cugina di mia madre insegna matematica nella scuola della suora inquietante.Mi ha detto che la suora inquietante ha un mieloma. La cugina di mia madre è una pettegola falsa, che dei parenti si è sempre strafregata, lavora da 36 anni con la suora inquietante e non mi ha nemmeno mai detto quando fare il mio nome per una supplenza. Quando ho saputo del mieloma della suora inquietante, ho pensato ad una cosa. Non ha solo un male terribile, ne ha due. è circondata da serpi, Erinni feroci. Ho pensato che avrebbe fatto meglio a circondarsi di gente come me, che non la adula, ma la rispetta, con la schiena diritta. Ho pensato che forse capirà che cosa ha creato, e che forse morirà peggio.