Mese: ottobre 2014

Pillola#140 – José Saramago

Fools Journal

Josè Saramago

“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.” – José Saramago (da Viaggio in Portogallo)

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eloquenti

questi post sono smilzi, scarni, a volte sembrano trascurati, ma non lo sono. questi post parlano di stanchezza buona, parlano di borse sotto gli occhi e di tenebre che coprono il giorno. domani inizierò con il nuovo orario, alternando la scuola media e la scuola superiore. in queste settimane corro, corro, a volte con fatica estrema. sono contento, sto crescendo. I ragazzi mi curano l’anima, per citare Dostoevskij. questi post sono eloquenti, credo che siano anche sinceri.

sto scoprendo sempre di più che non sono male, sto scoprendo sempre di più me stesso.

aggiornamenti

Mi hanno chiesto la disponibilità per 8 ore alla settimana come insegnante di tedesco in una scuola di “frontiera”, per usare un termine vecchio e un po’ stantio. Ho chiesto all’ITC dove lavoro qual è il mio destino. Loro non mi garantiscono niente, ho accettato quelle ore. all’ITC mi hanno detto che ricominceranno le telefonate per chiedere la disponibilità per quelle 18 ore, tenuto conto che si tratta di una malattia. se rimarranno 10 ore, me le lasceranno.

ne ho accennato ai ragazzi, sono disorientati e contrari a questo stato di cose. Avevamo iniziato a lavorare insieme, c’era fiducia reciproca e c’erano risultati, c’erano un passato, un presente e un futuro. Adesso? Adesso c’è qualcuno che ha terminato il proprio lavoro in una scuola media dove aveva iniziato, ci sono io che ricomincerò là. eterno presente.

amico invadente e simpatico 84/ non si parte mai

Il mio penultimo giorno a Tokio l’ho trascorso girando per Shinjuku, trovando due parchi chiusi, quello del museo Teien e quello di Shinjuku, Ho visitato il quartiere di Shimokitazawa, sono andato nella libreria Marouzen a comprarmi un bellissimo libro di fotografie su Tokio,meno male che ne hanno anche in inglese.

Sono andato a letto e ho puntato la sveglia alle sei, per poter prendere il taxi in tempo. Ho preso il taxi per Haneda, ma forse non si parte mai, anzi non sono mai partito.

Sono ancora là.

passioni

qualche settimana fa, di sabato, mi trovavo nel corridoio della scuola. era il momento dell’intervallo, mi avevano assegnato alla vigilanza dei ragazzuoli. si avvicina a me M. M. è una ragazzina con gli occhi profondi ed espressivi, piccola e con l’aria gentile. Mi parla gentilmente, mi dice, so che lei piacerebbe molto a mio padre, come è piaciuto a me, le andrebbe di provare del cibo del Bangladesh? da quando l’ho vista, ho capito che con lei avremmo imparato il tedesco. Io rimango stupido e deliziato e mi esce un sorriso. è una ragazzina brava e volenterosa, dalla faccia pulita e dall’aria rassicurante. Le dico che accetto il suo invito a pranzo e le dico che è una persona molto positiva.

amico invadente e simpatico 83

Non sono ancora tornato dal Giappone, almeno con la mente. Prima bevevo saké, non male, anche se preferisco il vino.

Che volto ha il Giappone? è una domanda da serata oziosa, come lo è questa. Forse il Giappone ha il volto di una ragazza minuta, magrolina e carina, con i capelli neri lisci legati. Ci sono molti locali, la vita notturna di Tokio è gioiosa e ordinata. C’è un ristorante-pub, carino e simpatico. Mi piace consultare le guide gastronomiche, ma anche affidarmi all’istinto, come si dice con una frase fatta. Mi accoglie una ragazza, quella ragazza magrolina. Ha un bel sorriso, una faccia tranquilla e gioiosa, mi parla inglese, molto bene, ma soprattutto mi comunica compostezza, comunica stile, uno stile diverso dagli altri. Non tutti parlano inglese bene, ma tutti sono giapponesi dentro, tutti comunicano questa sensazione che fa bene all’anima. Non c’è il menu in inglese, dentro al ristorante non c’è un freddo cane come capita in Giappone. La cameriera mi spiega tutto con precisione e ordino della carne alla griglia, carne bovina e carne di maiale. Mi porta un braciere, mi porta dei pezzetti di carne sottili, a forma di parallelepipedo, speziati. Mi porta degli alari, con i quali mi debbo cuocere io la carne. è squisita, come la birra che la accompagna. La birra giapponese è buona, non come quella ceca, ma molto buona uguale. Consiglio la birra Ebisu. Prima di tornare in albergo, lì vicino. chiacchiero un po’ con la cameriera. Sono sazio e contento.

Qualche giorno dopo torno in quel luogo, mangio le stesse cose, chiacchiero con un’altra ragazza, coreana, simpatica, carina, che fa la cameriera. Mi dà serenità la sua presenza. Ho incontrato il Giappone?