lassismo

Decadenza e altro

Alcuni giorni fa ho letto un’intervista ad un preside, che parlava della proliferazione dei supplenti nella scuola. Questo preside sostiene che coloro i quali vengono dopo nella graduatoria valgano meno degli altri. Questo signore racconta che i genitori scrivono delle mail sull’incompetenza del professore di matematica o che gli studenti bussano alla sua porta lamentandosi del professore di inglese, che parla italiano. Mi auguro che l’intervista sia stata tagliata per ragioni di spazio e che il senso di essa sia stato distorto. Il preside fa capire che prende per oro colato tutto quanto gli viene detto da genitori ed alunni. Non ammette il beneficio del dubbio, non effettua verifiche. I professori, veri o presunti incompetenti, vengono messi alla gogna, senza accertare quanto di vero. La scuola è vittima di un tribunale sgangherato, che compie processi sommari che hanno un solo risultato, la condanna degli insegnanti. Quanto alla presunta impreparazione degli insegnanti che hanno meno punti in graduatoria, posso affermare che si tratta di un’affermazione apodittica. Mi è capitato di trovare degli insegnanti “anziani” preparati, ma anche degli insegnanti “anziani” del tutto impreparati, così come tra i giovani ci sono quelli bravi e quelli meno bravi. L’intervista di questo signor preside è dunque un profluvio di banalità da comari di ballatoio, in cui il ruolo degli insegnanti è umiliato, se hanno la sventura di restare vittime di genitori apprensivi, impiccioni e spesso in malafede o di alunni che non accettano le regole.

Lavoro da anni nella scuola. Mi dicono che sono bravo. Anche io, come tutti, ho iniziato. Anche io, come tutti, sono stato più ingenuo e ho dovuto capire come muovermi, qualche volta. Ho avuto bisogno di seguire esempi altrui, ho avuto bisogno di seguire la mia ragione e il mio sentimento. Ho avuto bisogno di colleghi e presidi, in grado di guidare le proprie scuole e i propri insegnanti a raggiungere i migliori risultati. Credo che a scuola dovrebbe funzionare un patto tra alunni, genitori, preside e insegnanti. Credo che ognuno dovrebbe rispettare il ruolo dell’altro e collaborare per il bene della scuola, che è il bene degli alunni e delle famiglie, come quello degli insegnanti. Gli alunni devono diventare dei cittadini consapevoli, che vivono nelle regole. Gli insegnanti devono trasmettere contenuti, ma devono trasmettere anche benessere emotivo. La scuola deve essere anche fatica e impegno. Se c’è un problema con un insegnante se ne parla innanzitutto con lui/lei, poi si va dal prof coordinatore di classe, poi dal vicepreside o dal preside. E tutto deve essere svolto con uno spirito positivo, non per attaccare nessuno. Se l’insegnante è in conclamata malafede, allora il discorso cambia, ma ci vuole gradualità e buon senso.

Mi sembra assurdo dovere scrivere queste frasi, che suonerebbero banali se non fossimo in una situazione, che, a volte, diventa grottesca e prefascista. Avallare il dominio e l’arbitrio di genitori e insegnanti arroganti e in malafede è privatizzare la scuola pubblica, che diventa la proprietà di queste persone, che procurano il male soprattutto di adolescenti troppo deboli e immaturi per accettare dei no e delle sgridate, incapaci di elaborare le frustrazioni. è sommamente fascista accettare che degli insegnanti siano soggiogati dal tallone di ferro di questi inquisitori. Accettare questo significa consegnare la scuola nelle mani dei prepotenti. Un preside che accetta questo è un don Abbondio.

Questa non è la mia scuola, a scuola lavoro molto e faccio lavorare molto gli alunni. A scuola so sorridere e scherzare, ma so anche dire dei no e sgridare. Mi metto a sedere ad ascoltare gli alunni, tutte le volte che devono dirmi qualcosa. Per me la scuola è quella delle feste in discoteca a cui mi invitano i miei alunni, ma per me la scuola è anche quella di ore di lezione intensissime, dalle 13 alle 14 magari, in cui spiego e/o interrogo e gli alunni escono stanchi, ma con il sorriso. La mia scuola è quella in cui un preside illuminato invita una giornalista russa e mi chiede di fare da interprete, davanti a 400 tra alunni e prof, e mi presenta dicendo che sono una grande risorsa per l’istituto. è la scuola in cui si valorizzano le risorse, con intelligenza e saggezza.  Questa è la scuola per me.

contaminazioni

Qualche giorno fa ho scritto il post intitolato “Pettegoli”. Parlavo di una donna stupida, che conosce un uomo stupido. Questa donna grassa e stupida mi ha incontrato davanti alla scuola cattolica nella quale insegno e mi ha detto “dovrai adattarti alla scuola cattolica”, con aria ironico-sarcastica. Io ho risposto che mi sono trovato benissimo nella scuola cattolica, ed è vero. e questa deficiente mi ha detto: M. ha detto che sei falcemartello. 

Io penso che questo paese abbia una mentalità da curva calcistica. Non si valutano le persone, non si valutano le sfumature. Non viene valutata la corrispondenza tra le parole e le cose. Quali sono i contenuti, di cosa sono riempiti i contenitori. 

Alcuni giorni fa dovevo preparare i ragazzi per l’ultima ora, si trattava di una terza media. Sono piccoli, ma non piccolissimi. Li ho dapprima catechizzati, mi raccomando usciamo in ordine, senza far rumore, senza urlare. Avevo un po’ di paura. Arriva il suono della campana e si preparano disciplinatamente, quando suona la campana apro la porta dell’aula. Il corridoio è zeppo di ragazzini, il corridoio è stretto. Davanti alle scale c’è la preside, la suora magra. Dirige il traffico, decide quale gruppo deve passare e quale deve aspettare. i ragazzi stanno calmi, non c’è neanche tanto caos. Quando arriva il momento mi dice, puoi passare. Scendiamo, i ragazzi non corrono. Quando arriviamo alla fine delle scale, mancano pochi passi all’uscita e accelerano il passo. L’uscita è andata bene.

Mi ha fatto piacere che la suora magra dirigesse il traffico. è stato un segno di presenza tangibile, ho sentito il mio lavoro tutelato, molto più tutelato rispetto allo scorso anno quando il preside e diversi colleghi si sono dimostrati menefreghisti, quando ho manifestato loro dei problemi con certi alunni. 

Io non ho figli, se li avessi non li manderei in una scuola cattolica per ovvi motivi, ma, almeno in parte, capisco i genitori che mandano i figli alle private. L’anno scorso ho avuto la sensazione che molti dei colleghi menefreghisti e lassisti avessero agito in quel modo per due ragioni: primo, perché suggestionati da un incomprensibile buonismo finto sinistroide, e poi per scaricarsi le responsabilità, visto che in quella scuola ci sono circa 1300 studenti e allora è molto più comodo fregarsene e scaricare le colpe sugli insegnanti, piuttosto che affrontare degli alunni che sono destinati a rimanere in quella scuola anche per 5 anni, con annessi genitori. 

Queste vicende mi insegnano una cosa, Credo di potere compiere un pezzo di strada insieme anche a quelle persone, alla suora magra, perché penso che, almeno per questi giorni, insegnino il senso di una comunità. Sembrerà una sciocchezza, ma la presenza di una preside che controlla e dirige il flusso degli studenti in uscita ha una valenza simbolica, perché tiene fermo il principio del rispetto delle regole. Non so cosa accadrà in futuro, magari cambierò idea, magari me ne andrò tra poco, ma, per adesso, mi sento più protetto rispetto alla scuola pubblica. E non sono diventato ciellino, non sono diventato cattolico, né mai lo diventerò, continuerò ad essere comunista. Penso che questa esperienza possa insegnarmi a diventare più rigoroso, perché sono in un ambiente nel quale penso che il rigore sia apprezzato. Percorrere un pezzo di strada assieme può solo aiutare.