Viaggio sentimentale

Qualche tempo fa avevo iniziato una riflessione sulla scrittura. Premetto che mi è sempre piaciuto scrivere. Scrivere è uno sfogo, una maniera per esaltare il mio ego, anche se sono un insicuro, anzi, forse proprio perché lo sono. Ho scritto molto, su foglietti, su computer, su quaderni, ho scritto per ritrovare me stesso, come fanno tanti, ma non avevo mai scritto per lavoro. Mi sono trovato nella situazione di dover costruire il mio sito internet di traduzioni. Ho dovuto seguire delle regole di comunicazione, perché volevo che fosse visto da tante persone. Ho bisogno di guadagnare, mi sembra normale e debbo essere conosciuto. Ho provato e riprovato a costruirlo fino a che questo sito è diventato tra i più visibili della categoria. Ho dovuto lavorare, per centrare un obiettivo, quello della visibilità, Ho dovuto rinunciare, ho dovuto fare delle scelte su cosa scrivere e cosa è meglio evitare.

Mi sono chiesto per un bel po’ di tempo: perché non provare a scrivere senza vincoli, senza l’assillo della riuscita, della visibilità. Negli anni passati avevo scritto un paio di “romanzi”, pochissimo letti, sul mondo della scuola. Si trattava di romanzi paradossali, cervellotici, grotteschi, un po’ comici, con qualche aggancio alla realtà. Il mondo della scuola è un argomento abbastanza trascurato e inflazionato al tempo stesso: penso che se ne parli in modo spesso superficiale, senza capirne veramente il senso. Ho deciso di occuparmene raccontando la realtà, promettendo a me stesso di raccontarla con leggerezza e autoironia, riuscendoci molto spesso. Ho deciso di dare un taglio emotivo, di costruire una storia dei sentimenti a scuola, ma forse è la storia che si è costruita da sé. Sono state le parole che sono uscite, in tutta libertà, dai testi del mio computer e del mio tablet. La vera forza di questo blog è stata la sua spontaneità. Ho raccontato, sto raccontando un mondo che vive tra crisi, demotivazione, stanchezza e energia, voglia e passioni scomposte che vengono da adolescenti e preadolescenti, ma anche da tanti insegnanti che continuano a lavorare bene e migliorarsi. per certi aspetti è una scuolafinita, ma non del tutto. Penso che ci siano tanti alunni maleducati ed ignoranti, piccoli mostri, ma credo che gli alunni pieni di buona volontà e intelligenza contribuiscano a far sperare che questa società non sia proprio in una fase di decadenza irrimediabile. Ho affrontato questo mondo, cercando di entrarci rimanendo estraneo. Mi piace vedere e stare con i ragazzi, mi sento bene in mezzo a loro, anche quando mi fanno sfinire, però non mi sento e non mi sono mai sentito un’insegnante “regolare”, che tutti riconoscono da un chilometro. Al liceo, alla fine della quinta, lessi un giudizio sintetico su di me scritto dagli insegnanti, i quali, tra gli altri aspetti, sottolineavano che io rielaboravo in maniera personalizzata le conoscenze, utilizzando un metodo non scolastico, ma efficace. Non sono mai stato un secchione, ho sempre fatto l’alunno e lo studente, non sono mai stato uno studente. Ho scelto di intraprendere una professione autonoma, quella del traduttore, perché, in fondo mi piace la libertà di autogestirmi, di essere senza padroni, ma, nello stesso tempo, questo lavoro non avrebbe mai potuto rimanere il mio unico lavoro. Ho sempre desiderato fare il prof, fin dalle elementari, adoravo come spiegava la mia maestra e mia nonna mi diceva che sarei stato un ottimo prof, perché avrei voluto bene agli alunni. Ho scelto di fare il prof per raccontare quello che studio, perché mi piace ancora studiare, ma forse voglio raccontare anche me stesso, attraverso quello che racconto, rielaborato a modo mio. I miei alunni lavorano tanto, ma, nella maggior parte dei casi, escono dalla mia aula con il sorriso sulle labbra. Voglio che l’ambiente sia come piace a me. Un altro degli aspetti abbastanza curiosi di questi anni da prof è stato lavorare quasi sempre in scuole private, essendo io un bel po’ bolscevico e stra-ateo. Ho lavorato e ancora lavoro in questi ambienti, conoscendo una realtà in cui l’arretratezza culturale e morale si fonde con grande cultura, spirito di iniziativa e una grande necessità di affetto e di attenzione da parte degli alunni, che, molto spesso, sembrano più fragili di quelli della pubblica. Forse, mandarli in un ambiente così protetto non è sempre un bene. Nell’unico anno alla pubblica, una collega intelligentissima mi ha anche preso per ciellino.

Ho iniziato a raccontare queste storie in forma diaristica, alle volte raccontando il passato più o meno remoto, alle volte parlando del presente, con la mente più coinvolta dai vari eventi. Ho aggiunto anche eventi fuori dal mondo della scuola, la categoria, infatti l’ho chiamata vita, proprio per sottolineare che non ci si può rinchiudere solo nel recinto scolastico. Ho raccontato di suoni e visioni, buttando anche più di un occhio alla politica. O meglio, la storia si è raccontata da sola. Questa storia, la storia di un soggetto che fa il prof, ha coinvolto e sta coinvolgendo sempre più persone, le quali hanno partecipano e partecipano con garbo, ironia e dedizione, facendo sempre riflettere, sorridere e ridere. Scrivere un blog mi sta dando la possibilità di conoscere altre storie che non finiscono mai di darmi qualcosa. Grazie a tutti voi. Il 28 febbraio 2013 pubblicavo il mio primo post su questo blog. Auguri a lui, auguri a noi e auguri a tutti.

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