Month: febbraio 2021

Grazie, infinitamente grazie.

Ero molto piccolo e vidi dei ballerini di danza classica. Mi incuriosì da matti la loro forza, la loro energia. Avrei voluto provare anche io danza classica. Mi piaceva anche danza moderna, mi piacevano i ballerini e le ballerine dei programmi televisivi, anche se preferivo la danza classica. Ho provato a fare capire in casa le mie intenzioni, senza mai dirlo esplicitamente. Non ce l’ho fatta. Mi avrebbe imbarazzato un po’ indossare la calzamaglia, anche se ho avuto la fissa per i pantaloncini da ciclista, per un po’, che sono quasi una calzamaglia. Si dice che la vecchiaia consista nell’avere dei rimpianti. Ne ho uno solo, almeno credo. Quando ero piccolo, non mi piaceva educazione fisica. Non mi piaceva il fatto che dopo si fosse tutti sudati, non mi piaceva non poter farmi la doccia. Per me, la lezione di ginnastica era, troppo spesso, un incubo. Mi piaceva solo quando la maestra ci insegnava dei balli tipici di vari paesi, come della Jugoslavia o Francia. Io volevo ballare.

Passano gli anni e mi dedico al calcio, per un po’, ero capitato in una società, che troppe volte non si curava dei ragazzi. Inizio ad andare in palestra, facendo pesistica e irrobustendomi, da che ero uno stecchino tutt’ossa. Ero timido, riservato, a volte troppo timido e qualche volta bloccato. Un giorno inizio a fare aerobica e scopro la mia dimensione dionisiaca, o forse la riscopro. E cambia qualcosa anche dentro. Trovo qualcosa che era nascosto.

Sento parlare di zumba e ne capisco i tratti in modo confuso, però mi attira. Pensavo che prima o poi l’avrei provata. E fu così che arrivo il momento, quel giorno di inizio dicembre del 2014, grazie ad un’istruttrice brava e bella, ma che si sarebbe troppo cattolica e priva di senso dell’umorismo. Inizio a frequentare le lezioni e le masterclass, splendide epifanie di grinta e bellezza. Conosco e divento amico di un presenter di zumba fantastico. Nel 2019 ho preso, con alcune esitazioni, la decisione di conseguire il brevetto di ZIN. All’inizio mi vergognavo e non lo volevo dire a nessuno, ma poi mi sono azzardato. Pensavo che non sarei mai stato in grado di organizzare special class o di condurre canzoni. Poi ho iniziato a frequentare le jam del mio amico presenter e, piano piano, ho acquisito sempre più fiducia nelle mie capacità. Ho pensato ad una special class per beneficenza, ho iniziato a chiedere consigli e spiegazioni ad una mia amica e collega, che ha uno dei sorrisi più contagiosi che ci siano, ma anche ad un’altra collega e prof di tedesco, la quale è sempre stata disponibile e attenta.. Ho preso appunti, ho cercato di mettere in pratica gli insegnamenti e ho deciso di unire la nostra special alla sua. Ho contattato un amico portentoso, il quale ha realizzato stupende e divertentissime locandine. e ha portato tutta la sua grandissima energia e creatività. Ho contattato una fanciulla magnifica, dagli occhi che incantano e che riempie di emozione chi la vede ballare. E poi ci sono l’allegria e il sorriso di un’altra splendida collega. E ci potremmo mai scordare dell’entusiasmo contagioso del mio amico e dell’infinita dolcezza e del sorriso della sua compagna? Dico, ci potremmo mai scordare? Assolutamente no! Ho trascorso settimane a studiare le choreo, incastrandole nei pochi momenti liberi, tra un lavoro e l’altro. Ho organizzato dirette ironiche, che spero abbiano fatto divertire. La sera prima della special abbiamo fatto una spettacolare e divertentissima riunione su zoom, per definire gli ultimi particolari, tutti animati dall’entusiasmo e dalla voglia di non prendersi mai troppo sul serio. è finita la riunione e io ho continuato a provare delle choreo, anche se ero stanco morto, anche se, il giorno successivo, mi sarei dovuto alzare alle 6, per andare a lavorare. Dopo la riunione avevo iniziato a preoccuparmi un po’, avevo paura di non essere all’altezza della situazione. La notte ho fatto un po’ fatica a dormire. Il sabato mattina mi sono fatto 100 km di macchina, ripassando a voce alta le coreografie, di cui mi ascoltavo le musiche. Trascorro una mattinata di lezione e corro a casa. Nel frattempo, vedo il messaggio del mio amico presenter, che ha fatto una donazione per la bellissima iniziativa della mia amica zin e che mi scrive, che avrebbe cercato di intervenire. Quando arrivo a casa, penso a sistemare il salotto, prima che a mangiare qualcosa, molto freneticamente. Ripasso, ripetendo a voce alta i movimenti, sentendomi come quando ero agli esami universitari. Poi arriva il momento della special, vedi gli altri, vedi le persone che hanno accettato il tuo invito, che hanno dedicato il tuo tempo a te e agli altri. Sale l’adrenalina, sale l’emozione, poi, arriva il momento di far partire la musica. E ti dimentichi l’agitazione, punti a dare tutto, a scatenare tutta la tua energia positiva, a ballare più carico che mai. E poi vedi gli altri che ballano con te, li vedi sorridere e sei felice. E poi vedi i tuoi compagni zin e sono strabravi. Io non sono riuscito a stare fermo un secondo, ognuno con il proprio stile, che ha impreziosito questa lezione speciale. Sapevo che sarebbero stati strabravi, ma hanno anche superato le aspettative più rosee. FANTASTICI!!!!! Io non so se sono stato bravo, posso essere certo di avere studiato e di avere dato il 1000%. E la cosa più importante è che siamo un gruppo di belle persone, che hanno come obiettivo, quello di divertirsi e far divertire, far sorridere gli altri. E poi vedi arrivare in collegamento il tuo amico zumba jammer e ti senti ancora più orgoglioso di avere portato sue choreo, ma anche conscio della responsabilità, essendo choreo di un presenter di una bravura e di una fama pazzesche. E poi ti guardi allo specchio e vedi la scritta sulla tua canotta “Force of Happiness”, e capisci che è vero, capisci che non è solo uno slogan. E vedi il tuo sorriso allo specchio e sei ancora più innamorato della vita, e di zumba, che sono, probabilmente sinonimi. A presto, con nuove idee.

Troppo fredda

Forse conta la salute emotiva, conta tanto la salute emotiva. Finisce l’ora di tedesco, spiegando grammatica. La grammatica tedesca sembra un po’ freddina, sembra, dipende da come viene spiegata.

Mi si avvicinano due ragazzine di seconda liceo: sono carine, intelligenti e rispettose. Mi si avvicinano e mi dicono: “L’anno scorso il tedesco non ci piaceva. Quest’anno, sì. Quell’insegnante era troppo fredda”. è bello così.