comunismo

21 gennaio 1921-

oggi è l’anniversario della nascita del PCI. Penso a mia nonna, a mio nonno, alla loro tessera, al loro comunismo fatto di contenuti pesanti e importanti, al loro comunismo fatto di amore. penso al loro comunismo, fatto di tempo, fatica, sacrifici e sorrisi. penso alla mia tessera della FGCI, la federazione dei giovani comunisti, alle mie tessere di Rifondazione. Penso alla mia passione di ragazzino lungo lungo e magro, sincero. Penso al fatto che siamo pezzi di storia, penso al fatto che siamo noi stessi delle storie.

Auguri PCI.

ve la dedico

perché avete la pazienza di leggermi, perché siete curiosi, perché siete curiosi di me, perché mi siete simpatici e so che amate la poesia, per tanti motivi. per voi.
a presto.

Contro la seduzione
Bertolt Brecht, 1918

Non vi fate sedurre;
non esiste ritorno.
Il giorno sta alle porte,
già è qui vento di notte.
Altro mattino non verrà.

Non vi lasciate illudere
che è poco, la vita.
Bevetela a grandi sorsi,
non vi sarà bastata
quando dovrete perderla.

Non vi date conforto;
vi resta poco tempo.
Chi è disfatto, marcisca.
La vita è la più grande:
nulla sarà più vostro.

Non vi fate sedurre
da schiavitù e da piaghe.
Che cosa vi può ancora spaventare?
Morite con tutte le bestie
e non c’è niente, dopo.

mi cito da solo

mi cito da solo

stasera mi è venuto in mente un mio vecchio post. è una delle mie poesie preferite, dall’adolescenza. Si intitola “Cugina Volpe”. L’ha scritta Paolo Volponi. Lo conoscete? Mi auguro di sì. è un intellettuale del ventesimo secolo, un grande poeta, un comunista. Mi ricordo un compito sulla poesia, al liceo. Dovevamo scegliere una poesia a nostra scelta e io scelsi questa. La commentai e il mio commento piacque un bel po’.

Buona notte!

 

Risorse disumane

Stamattina ho mandato delle mail a dei genitori e ragazzi della scuola dove sono stato fino a poco tempo fa. Ho ricevuto alcune risposte, ma una mi ha colpito. La madre di una ragazzina dolcissima di prima media mi ha scritto che la stronzetta che ho sostituito non è tornata. Hanno preferito nominare un’altra persona per due mesi, perché non ho partecipato a tutte le riunioni pomeridiane, avendo solo 10 ore, perché non ho partecipato a 1 open day, perché era il mio compleanno, perché qualche ragazzino stupido di terza media ha raccontato delle balle sul mio conto, perché non voleva essere sgridato. A me hanno detto che sarebbe tornata, me l’ha detto la suora che si occupa dell’amministrazione. Io l’ho detto ai ragazzi, mi hanno indotto a mentire, senza che io lo sapessi.

I cattolici sono don Puglisi, sono don Ciotti, ma sono anche questi. Questo è uno dei motivi per cui non sono cattolico. Questo è il rispetto della persona, questo è il rispetto nei confronti di tanti alunni, la stragrande maggioranza, che si era trovata bene con me. Questa è una scuola cattolica, considerata tra le più dignitose nella mia città. Questo è l’insegnamento per gli alunni. 

Queste sono le scuole che vengono finanziate dalla collettività, mentre le scuole pubbliche vengono deprivate di fondi. Questa barbarie mi spaventa, come cittadino, prima ancora che come insegnante. Capita a me e capita a tanti altri, magari capitasse solo a me. Non sarebbe un problema. Qualcuno diceva: socialismo o barbarie. Resterà solo un deserto di questa civiltà?

p.s. La suora inquietante è ammalata, pare abbastanza seriamente. Non riesco a provare nessuna particolare pietà, al di là di quella per l’essere umano. 

politica

La politica non ha interpreti affidabili. Non mi dispiace il movimento 5 stelle, come ho sempre ribadito, ma non può essere il futuro, può essere solo un presente. Bisogna parlare di comunismo nel ventunesimo secolo, avendo ben chiara la lezione dei padri, ma bisogna declinarla con parole convincenti, bisogna parlare del qui ed ora e parlare del futuro, di come vogliamo che sia. 

Non penso di potere essere un valido teorico, non penso che diventerò un leader politico. Non credo di averne la stoffa, sono troppo timido, non riesco ad avere una visione di insieme chiara della realtà. Non credo di essere un lettore a 360 gradi del mondo. Magari lo sono, magari diventerò il nuovo Lenin, però non mi sento ignavo. Insegnare è il mio modo di far politica.

Ho letto qualche giorno fa che gli italiani lavorano sempre di più, guadagnando in proporzione sempre di meno. Sono sempre più convinto che bisogna lavorare bene, non solo tanto. Faccio il libero professionista, per me il lavoro deve valere, al di là del tempo. Lavorare troppo toglie il tempo all’affettività. Tutte le volte che inizio una lezione dedico un minuto o due alla chiacchiera con gli alunni, parlando anche di “sciocchezze”. Se finisco la lezione qualche minuto prima, fraternizzo con gli alunni, se ci riesco naturalmente.

Qualche lunedì fa inizio una giornata pesante. Ci sono tante traduzioni da fare, debbo andare in tribunale. Mi alzo presto e incomincio una corsa affannosa per stare al passo. Correre affannosamente finisce per toglierti il tempo per pensare, il tempo per amare. Faccio in fretta, sono solo davanti al computer e il tempo mi sfugge. Mi sento schiavo del tempo. Finisco quello che devo fare e vado in centro. Da quando non sono più a scuola non riesco più a passare davanti alla scuola nella quale ho insegnato. Per mia fortuna o sfortuna è vicina a casa mia. Ma torniamo a quel lunedì, vado da un avvocato a prendere della documentazione, ci sono imprevisti, corro contro il tempo. Il tribunale sembra un suk: caos, frustrazioni, impegno e la legittima rabbia di impiegati che sono vittime dei tagli alla giustizia. Queste sono scelte politiche che entrano nella carne viva delle persone. Tratto con gli impiegati, cerco di far valere le mie ragioni, capendo le loro. Il mio amico cancelliere mi da retta, è stanco e stressato, come lo sono gli altri dipendenti del tribunale, anche chi non si occupa di traduzioni giurate. Io percepisco la tristezza, percepisco la tensione, io sono stanco e un po’ snervato. Sono uno preciso nel mio lavoro, gli imprevisti, causati dalla inettitudine del cliente, mi disturbano, come è normale. 

La mattinata è diventata primo pomeriggio, è grigio, sembra quasi autunno. Vado a mangiare, mi manca circa mezz’ora per arrivare a casa. Sarò da solo a mangiare, per compagnia solo un giornale oppure un buon libro, oppure il tg. Mangerò in fretta, prima di ricominciare il lavoro, correre, correre, correre e non pensare. Mi sto avviando verso il parcheggio sui viali di circonvallazione, sono fermo al semaforo, a piedi. Guardo per terra, quando mi accorgo di un saluto. è AR, una dolce bimba di prima media, che mi ha visto e mi saluta con un gran sorriso. è un sorriso gioioso, aperto, sincero, luminoso. Ha i capelli legati, e i paraorecchi. C’è vento, è normale. AR è una bimba un po’ più alta delle sue coetanee, con gli occhi grandi tra il verde e il marrone e il viso tondo. AR è una bambina bella, con i capelli biondo scuri lunghi e mossi, che finiscono un po’ sotto le spalle. Ha lo sguardo della bimba, ha lo sguardo maturo, è per mano al suo papà. Il suo papà è un bel ragazzo sorridente, con i capelli appena un po’ imbiancanti e la barba. Il suo papà è una bella persona, una persona aperta come la bimba. Probabilmente la guida del papà, ma anche della mamma, che ho avuto l’onore di conoscere, ha contato nell’educazione della famiglia, ma non solo. AR è lei, è lei e basta, con il tono della voce più adulto della media della sua età. AR è la migliore della classe, perché ama la cultura, ama sapere, non ama solo il bel voto, AR ama la cultura, perché ama la vita. AR è una persona educata, ma la sua educazione non è vuota forma, la sua educazione è il riflesso della sua interiorità, è il riflesso del suo rispetto e del suo amore per il genere umano. AR è una delle tante prove vivente che i bravi vanno sostenuti, vanno stimolati, non vanno ignorati, perché considerati più forti e, dunque, non meritevoli d’aiuto. Anche io ero uno di quelli bravi, quando avevo la sua età, ero più timido. AR ascolta, ma non è passiva, lo raccontano i suoi occhi, lo raccontano le sue domande. La presenza di persona come lei mi stimola a fare meglio, A volte mi sono sentito quasi a disagio, ho avuto paura di non essere stato all’altezza delle sue aspettative. Mi sono sentito un po’ deluso di me stesso a volte, anche se la vedevo sempre attenta, costante, partecipe. Pensavo, a volte, che fosse delusa di me, poi mi ha scritto delle parole, il venerdì sera prima di concludere questa esperienza, mi ha scritto delle parole intrise di verità, che mi hanno riempito il cuore, poi ho visto i suoi grandi occhi spalancati in uno sguardo triste, quando l’ho salutata, quell’ultimo schifoso giorno. 

Ho capito di aver fatto bene a dare retta ai miei sentimenti. Quando l’ho incontrata, quel giorno, quando mi ha sorriso, il suo sorriso mi ha illuminato la giornata. è spuntato il sole, grazie al sorriso e al saluto di una bambina di 12 anni. Per fortuna lei si è accorta di me, io guardavo per terra pensieroso, non mi sarei accorto di lei, avrei perso la possibilità di rischiarare la giornata.

La tecnologia avrebbe dovuto, dicevano, renderci padroni del tempo, era un’illusione. Il liberismo, il capitalismo nella sua versione più cattiva, ci hanno resi ancora più schiavi. E non troviamo il tempo per scambiare una chiacchiera con gli amici, con un conoscente, con un collega. E rischiamo di perderci un saluto e un sorriso. E rischiamo di non vedere il sole, in una giornata nuvolosa di inizio primavera, che sembra autunno. 

P.S. Quando conosco delle persone come AR, le vorrei come mie figlie. Che invidia per i loro genitori!