Cose serie

Appello di Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi

Pubblico questo appello di Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, ucciso a Ferrara nel 2005, morte provocata da 4 poliziotti. Invita a non votare per chi applaude gli assassini di suo figlio, cioè alan fabbri, il candidato della lega a sindaco di Ferrara.. Ho ancora il ricordo del documentario di Filippo Vendemmiati, è stato morto un ragazzo. Rabbrividisco nel pensare a quanto è successo al povero Federico e a quello che hanno dovuto subire i genitori, vedendo chi ha provocato la morte del figlio in giro per Ferrara. Mi unisco all’appello di Patrizia Moretti.  Ballottaggio Elezioni Ferrara

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Dire le cose

Ho ancora il ricordo dell’anima a pezzi che avevo il giorno in cui sono uscito dall’ospedale l’ultima volta, quasi un anno e mezzo fa. Ho ancora il ricordo di quando sono diventato un pezzo di carne, il giorno in cui mi hanno preso di peso per portarmi in ospedale, senza darmi il tempo di ricompormi, di vestirmi. Era febbraio e faceva un freddo boia. Mi hanno trascinato in mutande in una fredda mattina di febbraio, hanno supposto che io facessi uso di droghe, addirittura. Ero banalmente svenuto, una banale sincope, la chiamano. Pensateci e pensiamoci. Ero io, una persona normale, una persona come tante. Avrebbe potuto essere chiunque, avremmo potuto essere tutti. Siamo esseri senzienti, viviamo e soffriamo. Ci troviamo in condizione di bisogno, diventiamo minuscoli e fragili. In quel momento abbiamo ancora più bisogno di aiuto e comprensione. E invece, diventiamo oggetti, pezzi di carne morta nelle mani di portantini senza umanità. Uscii con un profondo terrore ed orrore per quel luogo, per quei luoghi.

Nei mesi successivi ho fatto esperienze, sono andato in gita a Praga con i miei alunni. Ho vissuto tanto e ho vissuto bene. Ho continuato ad amare la vita, di un amore folle, spesso corrisposto. Ho amato tanto, forse troppo. Ho continuato a pensare che l’unica soluzione sia amare, anche perché è l’unica cosa che so fare. Trascorrono i mesi, che dispensano spesso cose belle. Alcuni mesi fa mi arriva una telefonata da parte della collega, che coordina la sezione in ospedale della scuola in cui lavoro. Mi propone di insegnare tedesco ad un ragazzino malato. Io rimango sorpreso e, ammetto, pure un po’ preoccupato. Non avevo voglia di entrare in un ospedale, quasi che l’entrata in un luogo del genere facesse rinascere il profondo dolore. Non sapevo assolutamente, come fosse la scuola lì. Mi immaginavo delle lezioni all’interno dei reparti ospedalieri. Pongo molte domande alla collega, con la paura di trovarmi di fronte ad un alunno con il volto e il corpo straziati dalla sofferenza fisica. La mia collega dissipa molta parte dei miei dubbi e mi convinco. O forse sono quasi convinto. Parto per la mia prima mattina nella scuola ospedale e cerco di non pensare troppo a quello che mi sta accadere. Esco dalla città, dopo essere uscito dall’autostrada e risalgo il dolce pendio di una collina baciata dal sole. Mi sembra di stare andando ad una gita. Entro nell’ospedale, gremito da folle veloci e lente. Al centralino dell’ospedale faccio chiamare la mia collega, la quale arriva e mi da il benvenuto, accompagnandomi al piano della scuola, dove non ci sono reparti ospedalieri, proprio per fare “staccare la spina” ai pazienti. L’ospedale nel quale si trova la scuola è dedicato a pazienti con lesioni del midollo spinale e il mio alunno è stato vittima di un grave incidente stradale, finendo in coma ed essendo operato un’infinità di volte. La mia collega è una persona accogliente e tranquillizzante e, quando arriva il mio alunno, mi accorgo che anche lui è così. Facciamo conoscenza, inizio a spiegare tedesco con la sicurezza di sempre e il mio alunno mi segue, mostrando passione e dandomi serenità. Finisce la lezione, il ragazzo se ne va, con qualche rammarico, perché avrebbe voluto continuare, ma anche con un po’ di dispiacere mio, perché mi fa sentire bene. Emana delle vibrazioni positive, che cerco di ritrovare nella natura splendidamente primaverile che circonda quell’ospedale, dove ha sede la scuola. Attorno al tavolo a cui stiamo seduti ci sono altri alunni e professori, che spiegano un sacco di materie: scienze, italiano, inglese,… Ogni tanto penso che forse anche gli altri insegnanti provano sensazioni simili alle mie. e penso che sia vero. Esiste ancora chi vive questo mestiere con sentimento. Altrimenti non lo farebbero, almeno molti di loro. Penso che garantire il diritto allo studio di chi sta soffrendo sia una ricchezza infinita e sia la riprova che la scuola pubblica, nonostante tutto, è ancora un’ancora di salvezza per la nostra società. Durante e dopo le lezioni mi godo le sensazioni, la sensazione di giovamento estremo che mi porta il rapporto con un ragazzo come lui. Penso che stia crescendo la sua conoscenza del tedesco, ma penso che, soprattutto, la mia anima sia beneficata da lui. Credo di avere assistito a delle lezioni, chiamiamole di resilienza, chiamiamole di vita. Ho assistito a delle lezioni di forza di vita e spero di essere stato almeno un buon allievo, almeno di avere la sufficienza, di non essere stato rimandato a settembre. Martedì scorso è stata l’ultima lezione, lui mi ha raccontato che da 7 mesi sta in ospedale e che vorrebbe presto ritornare a casa propria, molto lontano da quell’ospedale. Io gli ho fatto gli auguri e l’ho ringraziato per il giovamento che ho tratto da quelle lezioni. Si sta proprio bene con te, mi sono trovato veramente bene. Tu sei veramente una persona positiva. Lui mi ha ringraziato e mi ha detto, bisogna essere sempre positivi. Io ho sorriso, per tanti motivi, sicuramente, il primo è che sono stato fortunato ad avere un insegnante di vita come lui. Ha insegnato più lui a me di quanto io abbia insegnato a lui. Ho ringraziato anche la mia collega, per l’opportunità che mi ha detto. Ho sbloccato un po’ la mia timidezza, la mia ritrosia ad esprimere tutto quello che provo. Perché era giusto così, perché è stato bello così. W la vita! (Non avrei mai creduto che stare in un ospedale avrebbe potuto anche essere bellissimo)

Adelmo Cervi

Adelmo Cervi è il figlio di Aldo, uno dei sette fratelli Cervi, i figli di Alcide. La famiglia Cervi è ancora qui, la famiglia Cervi non se ne è mai andata e ci indica il presente e il futuro. Ho ascoltato più volte Adelmo parlare. Ho percepito la sua emozione, ho percepito la sua sincerità. Ho ammirato ed ammiro il suo impegno per non farci precipitare tra le grinfie dei portatori di morte fascisti e pseudotali. Da molto tempo sono senza casa politica, da molto tempo di muovo tra desolate macerie, tra finti sinistri e destri troppo veri. Forse ho incontrato un raggio di luce, almeno si spera. So per chi votare: Adelmo Cervi, candidato per La Sinistra nell’Italia nordorientale.

Buon Primo Maggio (i bambini mi curano l’anima – cit.)

Da un po’ di settimane ho accettato un incarico di tedesco, presso la sezione ospedaliera della scuola in cui lavoro. Avevo delle perplessità, avevo paura di non sapere reggere i segni della malattia sul corpo degli alunni. La prima volta mi sono presentato in questo ospedale, con timore reverenziale. Sono stato messo a mio agio da una collega piena di saggezza e gentilezza. Ho conosciuto un ragazzo, il mio alunno, che mette serenità. è allegro e non si lamenta mai. è positivo. Da quando l’ho conosciuto vado in quel luogo con gioia. è un luogo immerso nel verde, sulle prime colline nei pressi dell’uscita autostradale. C’è silenzio, sole e verde. E io mi sento quasi in vacanza, mi sembra di essere andato ad una scampagnata. Ma l’aspetto più importante è questo ragazzo, la sua presenza e la sua positività mi rigenerano. Lui mi sta curando l’anima e nemmeno lo sa. Mi scordo di essere in un ospedale, quando sono lì. è un luogo ben collocato, ad un piano in cui non ci sono ambulatori o reparti, per permettere ai pazienti di staccare un po’ dalla solita vita. Sono felice di lavorare lì e vorrei tornarci tutti i giorni. Mai avrei pensato di essere felice andando in ospedale, anche se, in realtà, io sto andando a scuola.

Buon Primo Maggio, auguri soprattutto a chi non ha un lavoro, a chi ha un lavoro che non lo soddisfa, vi auguro la mia felicità. Buona Festa dei Lavoratori, il mio secondo Natale ateo, dopo il 25 Aprile. Un abbraccio.

M.

Sensazioni

C’è un fetore, come quello di una fogna otturata. Come quello di cibo putrido, come quello dell’aria impestata dalla puzza dei cassonetti in un giorno d’estate troppo caldo. Il fetore è provocato da varie sorgenti. Ho letto di due forzaitalioti di Bologna, i quali protestano perché i bambini dell’asilo cantano Bella Ciao, mentre la sindaca forzaitaliota di Lentate sul Seveso non organizzerà celebrazioni ufficiali del 25 Aprile e il candidato bocci al comune di Firenze non parteciperà alle celebrazioni della Liberazione, così come il felpa. Nel 2019 non abbiamo ancora una destra normale, che ha condannato il fascismo senza ambiguità e che, dunque, prende come punto di riferimento il 25 Aprile come giorno della dignità di un popolo. Questi loschi figuri che ho citato sono fascisti, bisogna chiamarli con il loro nome. Un aspetto ancora più inquietante è che c’è una cosiddetta sinistra, la quale troppo spesso minimizza e relativizza l’importanza del 25 Aprile, nel nome di una presunta riconciliazione nazionale, in cui le ragioni e i torti si confondono nella nebbia dell’ignoranza e della malafede. Quello che non riesco ad accettare è il menefreghismo di tanta gente, troppa gente, che se ne va al mare, quel giorno. Io quel giorno sarò in un luogo simbolo della Resistenza, renderò omaggio alle vittime, visiterò un museo della Resistenza, vedrò un concerto e mangerò cose buone. Perché la Resistenza è anche mia, perché mi fa stare bene, perché il 25 Aprile lo difendo a tutti i costi, perché il 25 Aprile è una tappa fondamentale per la nostra Repubblica e per la nostra Costituzione, da troppi minacciata, forza italia, ma anche matteo renzi. Perché il 4 dicembre 2016 dovrebbe essere Festa Nazionale. Perché voglio cacciare via quella puzza nauseabonda che sta invadendo l’aria, perché quando vedo moltitudini di ragazzi, ragazze, donne e uomini che festeggiano con me penso che questo mondo non faccia schifo del tutto. Perché non ne posso fare a meno e perché qualche volta sono orgoglioso di me, perché so di avere qualche principio e di essere almeno una persona decente. W il 25 Aprile!

M.

Anna Maria Franzoni è un’assassina

Perdonatemi questa incursione in un un terreno che non è il mio. Non mi piace occuparmi di delitti, non mi piace la cronaca nera. Forse dovremmo lasciare stare Anna Maria Franzoni, ora che ha espiato la pena (molto mite, se mi si permette un giudizio) per l’omicidio di suo figlio.  Giuro che la lascerò stare dopo questo post.

Volevo solo puntualizzare qualcosa: lei è stata condannata per omicidio, ma qualche giorno fa, un grosso tg nazionale, durante l’edizione delle 20, ha detto che lei è stata accusata di omicidio. Non hanno fatto alcuna rettifica. Perché?

I giornalisti sono andati nel suo paese in provincia di Bologna, tanti hanno preso le sue difese, come se lei fosse stata la vittima e non la carnefice. Una persona ha detto che non sa se è stata lei ad uccidere il figlio, ma che le affiderebbe comunque i bambini (mah?). Nessuno ha parlato del figlio ucciso, come se non fosse mai esistito, come se si fosse suicidato. Spero che non vada all’Isola dei Famosi o al Grande Fratello.