Month: febbraio 2014

professore timido si sente poetico

è da due giorni che mi viene mente questa canzone. Mi piace Malika Ayane, anche se non è esattamente il mio genere.
COME FOGLIE
Malika Ayane

È piovuto il caldo
Ha squarciato il cielo
Dicono sia colpa di un’estate
come non mai
Piove e intanto penso
Ha quest’acqua un senso
Parla di un rumore
Prima del silenzio e poi.

È un inverno che va via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto?

D’estate muoi un po’
Aspetto che ritorni L’illusione
Di un’estate che non so …
Quando arriva e quando parte,
Se riparte?

È arrivato il tempo
Di lasciare spazio
A chi dice che di spazio
E tempo non ne ho dato mai
Seguo il sesto senso
Della pioggia il vento
Che mi porti dritta
Dritta a te
Che freddo sentirai
È un inverno che è già via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia?
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto?

D’estate muoi un po’
Aspetto che ritorni L’illusione
Di un’estate che non so …
Quando arriva e quando parte,
Se riparte?

È un inverno che è già via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia?
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto

D’estate muoi un po’
Aspetto che ritorni l’illusion
Di un’estate che non so …
Quando arriva e quando parte,
Se riparte?

È arrivato il tempo
Di lasciare spazio
A chi dice che di tempo
E spazio non ne ho
Dato mai

dolcezza e spontaneità

Quando torni a casa, dopo una giornata in cui ti sei sentito come in una lavatrice in funzione, inizi a pensare. In mezzo al marasma di una giornata in cui hai corso tanto, forse troppo, ti trovi a considerare i vari pezzetti di una giornata, che, fino a qualche momento fa, non era altro che un tutto indistinto e confusionario. 

Sto per entrare in prima media, ci sono due ragazzini, N., un ragazzino carino e simpatico, con un bel sorriso, c’è G., una ragazzina minuta con gli occhiali e grandi occhi azzurri. C’è S., una ragazzina con i capelli lunghi, simpatica e arguta, la quale chiede a N., riferendosi a G., ma allora siete fidanzati. N. tergiversa e cambia argomento. Hanno 11-12 anni.

Sto per entrare in aula, quando N. mi si avvicina e con voce sommessa mi dice, sono fidanzato con G., la ragazzina con i grandi occhi azzurri. Sono depositario delle sue confidenze e sono orgoglioso di questo.

w l’amore! w la spontaneità!

tocca, gesticola e sgrida

Voi tutti, cari follower, ma anche cari amici e parenti, ma anche non amici e non parenti dei follower, sarete sicuramente in ansia: ma che avrà fatto la suora inquietante??? ma che avrà fatto???

Questa mattina arrivo a scuola con un sonno micidiale, letteralmente devastato da una notte da paura. Entro sempre all’ultimo, perché quella suola è troppo buia e triste. Mi affaccio in segreteria per dire una cosa alla segretaria, quando avverto una presenza inquietante alle mie spalle: la suora!!!!! Faccio un salto (quasi), mi tolgo subito, suora, mi tolgo subito, la suora sorride melliflua e dice “no prego, può ztare, può ztare (un po’ di zeppola)” apre il braccio e tocca con fare amichevole. Io mi devo ancora riprendere dallo schock, mamma mia! Ho fatto lezione in terza media, i soliti stronzi supponenti, un po’ meno del solito, tranne la ragazzina nerd e il più bravo della classe. Dopo l’intervallo vado in prima media. Non sono cattivi, i maschi hanno una capacità di concentrazione vicina allo zero, ma, quando resistono, rendono anche abbastanza bene. Le femmine sembrano delle donnine, anche se, a volte fanno le birichine. Subito dopo ho l’ora vuota, caffè e relax, ritorno a scuola, mi affaccio in segreteria e, dopo qualche secondo, la suoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooora. Rifaccio un salto, mamma mia il cuore, era lei in zeconda a fare lezione con i ragazzini di prima. sì. può venire con me in aula, perché hanno frugato negli zaini. Ommioddio, penso, dico una frase di circostanza, bisognerebbe avere cento occhi. La suora non perde l’occasione per sputare sentenze (e ti pareva), sono dieci, se fossero stati trenta, che cosa sarebbe successo. Entriamo in aula e mi viene chiesto dal collega di tecnica, chi era seduto nella fila centrale. Glielo dico e capisco che nessuno aveva rubato, un ragazzino aveva usato una spillatrice, ma non l’aveva rubata. Sai che roba! Può andare a chiamare i ragazzini che erano nella fila centrale, ma non dica loro il motivo. Sempre Kafka, sempre Kafka. Vado a chiamare i ragazzini con estremo disagio. I ragazzini mi chiedono il motivo, io rispondo loro, guardando per aria, non lo so. Arriviamo in aula, La suora e il prof di tecnica li interrogano e si scopre il colpevole. Qualcuno viene scagionato e rimandato in classe dalla suora torquemada e qualcuno viene portato in presidenza, dove la suora invita pure me. Ragazzi, allora chi è ztato, zi può zapere chi è stato. La suora gesticola e travolge un grosso portapenne che cade fragorosamente in terra, rovesciando il contenuto ai quattro angoli della presidenza, Un alunno solerte raccoglie e, dopo pochi secondi, la suora ritravolge il portapenne. Il colpevole confessa e cerca di tirare in ballo dei compagni, la suora si arrabbia e gli dice, ze fai il pettegolo di kaztigo di brutto, rischiando di travolgere il tutto. Io dico qualche parola imbarazzata, la roba altrui non si tocca, non dovere approfittare di un mio momento (un secondo) di distrazione, guardavo il libro. Non sono convinto di quel che dico e di fianco a me, c’è la suora. Suona la campana e me ne vado, dopo avere avvisato la suora. Ho lezione dai ragazzini di seconda media, simpatici e un po’ incostanti. almeno per ora.

cosa succederà nelle prossime puntate della grande storia del professore timido e della suora inquietante???? continuate a seguirmi, anzi, ditelo pure in giro.

Sono stato nominato!!!!! uau uau uau

ImmagineImmagineComincio con il ringraziare hygbor, grazie grazie!!!  http://hygbor.wordpress.com/

1. Perché hai iniziato questo blog. Banale, banale da morire, adoro scrivere, sono un grafomane, ho la casa piena di block notes. da piccolino, non sono mai stato piccolino, volevo fare anche lo scrittore, oltre che il prof, il ballerino classico e l’addetto della nettezza urbana

2. Qual è la cosa più importante nella tua vita.  Ne cito una delle tante, la prima che mi viene in mente: il vino

3. Il cibo di cui non puoi fare a meno. Lasagne, tagliatelle e cioccolato

4. Il tuo posto del cuore. Londra, Cesenatico, Mosca

5. Come ti vedi nei prossimi 10 anni. Booooh…. a fare il prof tormentato da tremende suore che sembrano la strega di biancaneve

6. Tre cose senza le quali non esci di casa. tablet, giornale, chiavi di casa/macchina

7. Una citazione che ti caratterizza.  “Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza” 

 

1. Il tuo colore preferito. rosso, avanti popolo alla riscossa, Bandiera Rossa, Bandiera Rossa, avanti popolo alla riscossa

2. Il libro più bello. Lolita

3. La città che ami di più. Leningrado

4. Il tuo fiore preferito. rosa gialla

5. Il tuo cibo preferito. tortelloni

6. Il film più bello che sia mai stato girato.Tutti a casa e Cantando sotto la pioggia

7. Lo scrittore e la scrittrice preferiti. Nabokov e Banana Yoshimoto

8. Da 1 a 5 quanto conta avere tanti “Mi piace” sul tuo blog? 5, adoroooooooooo

9. Spiega la risposta data al punto precedente. Vedi punto precedente ;)

10. Descriviti in 10 parole. ultratimido, buono, sincero, chiacchierone, affettuoso, sportivo, cocciuto, sensibile, comunista, stracomunista.

 

 

 

Domani nomino i blogger, sono stanco stanco

La canzone che stavo ascoltando prima di entrare nel cortile

“I cento passi” dei Modena City Ramblers
È nato nella terrra dei vespri e degli aranci
Tra Cinisi e Palermo parlava la sua radio
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare
La voglia di giustizia che lo portò a lottare

Aveva un cognome incontratto e rispettato
Di certo in quell’ambiente da lui poco onorato
Si sa come si nasce ma non come si muore
E il nostro è un ideale ti porterà dolore

Ma la tua vita ora puoi cambiare
Solo se sei disposto a camminare
Gridando forte senza aver paura
Contanto cento passi lungo la tua strada

E allora
Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi
Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi
Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi

Poteva come tanti scegliere di partire
Invece lui scelse di restare
Gli amici, la politica, la lotta di partito
Alle elezioni si era candidato

Diceva da vicino non gli avrebbero controllati
Ma poi non ebbe tempo perché venne amazzato
Il nome di suo padre nella notte non è sevito
Gli amici disperati non l’hanno trovato

E allora dimmi se sai contare
Dimmi se sai anche camminare
Contare camminare insieme a cantare
La storia di Peppino e degli amici siciliani

E allora
Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi
Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi
Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi

Era una notte buia dello stato italiano
Quella del 9 maggio ’78
La notte di via Caetani e il corpo di Aldo Moro
L’arma dei funerali di uno stato

E allora dimmi se sai contare
Dimmi se sai anche camminare
Contare camminare insieme a cantare
La storia di Peppino e degli amici siciliani

E allora
Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi
Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi
Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi