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Suprematisti della via Emilia: l’estrema destra sfida le paure della regione rossa

STORIE DIMENTICATE

Spuntano nuove sigle, Forza Nuova apre sedi anche in Romagna. Ma è soprattutto dal web che partono le campagne contro i migranti di MARCELLO RADIGHIERI

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La mia tesi/2

METODOLOGIA
Le interpretazioni critiche di una scelta significativa di poesie di Kljuev costituiscono uno dei due punti nodali di questo lavoro, assieme alle traduzioni. La lettura approfondita delle sue poesie pone dei problemi legati alla complessità della lingua, alla commistione tra codici, poiché il poeta utilizza termini dialettali, termini di altre lingue, come quella mongolica e, soprattutto termini del linguaggio settario. A proposito della lingua russa va sottolineato che Kljuev utilizza anche molti arcaismi e molti termini che indicano elementi della natura siberiana. Inoltre vi è anche l‟utilizzo di un linguaggio simbolico che ha posto l‟esigenza di una “doppia lettura” di alcune poesie, di cui una più letterale e l‟altra che ha tenuto conto della quantità di riferimenti che ogni parola, ogni espressione della poesia di Kljuev contiene. Le analisi che vengono presentate costituiscono una chiave interpretativa dei temi che affronta il poeta e delle idee che esprime, quindi sono necessariamente discutibili. Nei paragrafi che seguono verranno forniti degli spunti sul metodo adottato nella lettura critica delle poesie.
Le analisi delle poesie sono state organiche, nel senso che ognuna delle parti in cui sono divise, parti che chiameremo introduzione, svolgimento e conclusione, oltre a contribuire ad imprimere forza alle tesi che vengono espresse, devono fornire un‟idea di omogeneità. L’introduzione HA POSTO LE BASI DI TUTTO IL LAVORO DA SVOLGERE. Qualsiasi opera letteraria e, dunque, qualsiasi poesia, è inserita in un contesto storico dal quale viene influenzata in varia misura. Ho cercato, nelle analisi, di CONTESTUALIZZARE la poesia, di offrire un quadro generale del periodo storico in cui viene scritta. Ho indicato gli avvenimenti più importanti, sia della nazione in cui vive e/o opera l’autore, sia gli avvenimenti che accadono negli altri paesi. Considerare un’opera in maniera astorica è estremamente fallace, perché può contribuire a trarre in inganno sia colui che analizza che colui che legge l’interpretazione critica. Ho cercato anche di NON CADERE NELL’ECCESSO OPPOSTO, in altre parole quello di REDIGERE UN SAGGIO
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STORICO, che devierebbe in maniera determinante da quello che è il tema principale, cioè la poesia. Il percorso di avvicinamento alla poesia iniziato con la descrizione del contesto storico continua: essa è inserita all’interno di un progetto narrativo coerente ed è influenzata dalla vita dell’autore e dalle scelte culturali e personali che egli ha compiuto. Ho anche scritto della vita dell’autore e del percorso che l’ha portato a comporre quella poesia. A questo punto la poesia è stata inserita in un contesto: sono stati forniti al lettore i primi mezzi per capire la poesia e l’interpretazione che viene fornita e, magari, per interpretarla in modo diverso. La fase che precede immediatamente lo svolgimento, è quella dell’INDIVIDUAZIONE DEI TEMI PRINCIPALI della poesia. Ogni poesia esprime delle idee, affronta dei temi, in maniera più o meno coerente: li ho cercati e sviluppati. Lo svolgimento è stato diviso in parti, ognuna delle quali corrisponde ai temi affrontati: questa divisione è “annunciata”, al termine dell’introduzione. LO SVOLGIMENTO DIMOSTRA LA FONDATEZZA DELLA DIVISIONE IN TEMI CHE VIENE OPERATA QUALCHE RIGA PIÙ INDIETRO: vale la pena ricordare, che, nonostante si affrontino le tematiche separatamente, la poesia è unica, e, dunque, ciascuno dei temi affrontati non termina in modo netto alla fine di un paragrafo, anche se l’attenzione del poeta e del lettore si sposta su altri temi e altre idee. Per dimostrare la fondatezza delle mie tesi ho utilizzato tutti quegli elementi stilistici, retorici e metrici che ne confermano la validità; ho utilizzato inoltre tutte quelle citazioni, quei riferimenti che l’autore compie nel corso della poesia e che si inseriscono all’interno del percorso del poeta, di colui che analizza e di colui che legge la poesia, e magari anche l’analisi. Ho utilizzato non casualmente il termine “percorso”, per sottolineare il fatto che è necessario mostrarlo all’interno dello svolgimento e soprattutto nelle transizioni da una parte all’altra dello svolgimento.
Al termine bisogna in qualche modo riassumere il percorso che si è compiuto ed indicare dove si è arrivati: le conclusioni sono “aperte”, lasciano spazio anche a colui che legge che può avere fornito delle risposte diverse ai temi posti. La conclusione costituisce una MARCIA DI ALLONTANAMENTO dalla poesia.
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Ho spiegato dunque il contesto storico successivo alla poesia e il contesto culturale, le scelte che il poeta compie e l’influenza che la poesia analizzata avrà nel resto della sua vita.

Scrivere

Si parte da un blog. Il blog e’ scrittura libera, che puo’ essere sganciata dal tempo. Il blog e’ partito dalla scuola per arrivare alla fotografia, toccando la politica. E’ un diario, che si interrompe e riparte. Sto lavorando ad un romanzo, che usa pezzi di verita’ e pezzi di fantasia. Si intitolera’ storia di una suora inquietante e di un professore. Se riusciro’ a finirlo lo leggerete. A presto. M.

scuole private

In tanti possono passare da quelle scuole, da studenti o da insegnanti precari. Tanti hanno una famiglia che ha messo da parte qualcosa e che ti consente di vivere con tranquillità. Puoi cercare lavoro senza ansie, ma, nello stesso tempo, hai voglia di fare esperienze, hai voglia di metterti alla prova. E hai voglia di metterti alla prova anche in una scuola privata. Si chiamano private e non “paritarie”, come le hanno ipocritamente ribattezzate. Sono scuole buone, discrete, belle e brutte, ma sono scuole di una parte, sono scuole che offrono una visione parziale della vita. Ci sono stato da comunista, ci sono stato da sostenitore della scuola pubblica, ci sono stato da persona curiosa ed aperta. E ho passato anche dei bei momenti e non pochi. Ho ancora degli amici, tra ex alunni e prof, sento ancora un mio ex collega, fondamentalista cattolico, il quale, udite udite, mi apprezzava. Ho trascorso molti anni nelle scuole private, ho conosciuto molte persone, mi sono innamorato di una ragazza. Ho visto bambini, ragazzi, alunni. Ho visto ragazzi pieni di vita che stonavano nello squallore bigotto della scuola ciellina, ho visto anche un uomo severo e abbastanza corretto, nella scuola del centro, ho visto una suora senza umanità. Ho visto e ho provato emozioni: mi sono emozionato, sono stato felice, sono stato arrabbiato e sono stato schifato.

Ci sono stato, ma non vorrei più tornarci. Ci sono stato ed è stato giusto esserci stato, ho imparato qualcosa.

Altre avventure della suora inquietante

Quando è trascorso del tempo da un avvenimento cresce l’esigenza di rifletterci sopra. L’esperienza con la suora inquietante mi ha mostrato un mondo pre-moderno e ultramoderno, allo stesso tempo. Mi ha mostrato il potere assoluto ancien regime e mi ha mostrato il neo capitalismo, che mette in discussione i diritti dei lavoratori e i rapporti con le persone, con la stragrande maggioranza degli alunni.

Ci sono tante sfaccettature del rapporto che ho avuto con quell’essere che è giusto analizzare: una di queste è la sfiducia che mi ha dimostrato fin dall’inizio della nostra conoscenza.

Quell’essere immondo mi assume con un contratto di quindici giorni, che prevede la possibilità del licenziamento ad nutum, così come la possibilità per me di andarmene senza preavviso. Alla fine dei 15 giorni, mi assume con un contratto di 6 mesi e mezzo. Lei mi deve dare un preavviso di 1 mese e io pure, se volessi andarmene. Pochi giorni dopo la proroga del contratto, quando sto uscendo dal ripostiglio chiamato pomposamente “aula di tedesco”, mi viene incontro e mi invita a tornarci dentro. Mi chiede come mai non ho aggiornato il registro elettronico e io le rispondo che la segretaria non l’ha ancora predisposto. Mi dice di farmi aiutare da un prof della scuola e io replico che il registro elettronico non è ancora pronto. Lei continua per la propria strada, mostrando di non credermi. Secondo quell’essere io avrei mentito su una cosa, per la quale mi avrebbe potuto smentire in 2 secondi, andando a chiedere alla segretaria, a pochi passi da lì. Secondo lei, io sarei stato, oltre che bugiardo, decisamente stupido. Forse ho già raccontato questo passaggio, ma mi serve per agganciarmi al passaggio successivo.

G.P. ha 13 anni, gli occhi come due fessure e la bocca grande, deformata da un ghigno cattivo. è vestito firmato dalla testa ai piedi, con il cellulare da 600 euro. Voi sapete del mio infinito affetto nei confronti di tanti alunni, che ho conosciuto nella mia carriera, ma non ho voluto bene a quel ragazzino. è un ragazzino viziato dalla madre, ricco, cattivo e bugiardo. è incapace di amare, perché non lo hanno mai amato nel modo giusto. Questo ragazzino va a dire alla suora inquietante che io passo tutto il tempo della lezione attaccato al tablet. Utilizzo il tablet nel ripostiglio di tedesco, per firmare il registro elettronico, visto che quello schifo di preside non ha messo la lim, per inserire gli argomenti della lezione e i voti, da quando la segretaria ha sistemato il registro elettronico. Io spiego la verità alla suora inquietante, non si capisce se mi crepe oppure no, ma io ho qualche sospetto che non mi creda. Un giorno di inverno con il sole, mentre sto facendo lezione alla terza media di G.P., questo inizia a lanciare pallini di carta a L.M., un ragazzino biondo, svogliato e maleducato. L.M. risponde e qualche altro ragazzino si associa, ma i due colpevoli principali sono loro due. Li sgrido, minaccio punizioni, ma continuano imperterriti, fino a ridurre il pavimento un tappeto di pezzetti di carta. Suona l’intervallo e la fine della lezione e io dico loro di raccogliere i pezzetti di carta, ma loro se ne vanno. Li raccolgo io. La volta successiva faccio loro una reprimenda e assegno un compito di punizione. Me lo portano e la cosa sembra finire lì. Sembra. Un venerdì sera alle 21 mi arriva una mail della suora inquietante, con scritto nell’oggetto “comunicazioni suora inquietante”, che mi fissa un appuntamento per il martedì successivo, per discutere di generiche questioni educative. è un processo kafkiano, l’ho capito. Il giorno dopo non ho lezione e la chiamo per sapere il motivo esatto della convocazione, lei si fa negare.

Arriva il martedì. Lei tarda 20 minuti e poi sfodera una lettera scritta da G.P., che mi accusa di umiliarlo. Sostiene che io l’avrei accusato ingiustamente di lanciare pallini, quando lui era innocente, e che non avrei controllato i suoi compiti di punizione. Mi racconto che la madre del ragazzino è andata a parlare con la suora al venerdì alle 20 30. Io spiego la verità alla suora e lei mi risponde “perché il ragazzino dovrebbe mentire?”. Io rimango basito, ma rispondo ugualmente “perché ha 13 anni, perché ha paura di essere punito, per nascondere quello che ha fatto.”Lei mostra di non credermi, crede ad un ragazzino di 13 anni e non ad un professore di 37 anni, che, secondo lei, si sarebbe inventato tutto, della storia dei pallini.

Penso che la madre di G.P. fa dei servizi gratis per la suora e mi spiego tutto, o quasi.

Sfodera una presunta lettera anonima, scritta da presunti anonimi genitori, contro di me e altre balle. Ho rimosso tutto dalla mia mente. Se me lo ricorderò, ve lo racconterò.

tramonto sul Danubio (e se fosse -due)

dentro questa foto c’è molto, c’è una ricerca di calma, c’è una ricerca di senso. dentro questa foto c’è una ricerca di significato. il nostro protagonista guardava una foto come questa quando il ragazzino stava guadagnando l’ingresso della camera da letto. sembrava che avesse frequentato casa sua. si mise a letto e sollevò la coperta, quando disse al nostro protagonista, puoi stenderti qua di fianco a me e abbracciarmi. ho paura dei tuoni e mio papà lo fa sempre. ma io non sono tuo padre, rispose il nostro protagonista, il cui viso aveva assunto una colorazione rosso fuoco. ti spengo la luce. buona notte, mi dici come ti chiami, per favore, chiese al ragazzino. Marco, rispose il ragazzino mentre si stava addormentando. se ne andò nel suo studio, ma non riuscì più a lavorare e si mise a cazzeggiare su facebook. dopo un po’ si sentì in colpa, per quel ragazzino lasciato solo nella sua camera da letto, prese un orsacchiotto di peluche che aveva da quando era bambino e lo mise accanto a Marco. Marco era fin troppo bello, sembrava uno di quei bambini della pubblicità. era la prima volta che andava in casa sua e dormiva nel suo letto. prima di quel momento il nostro protagonista non sapeva neanche il nome di quel ragazzino e ricordava vagamente la fisionomia. sarà stata l’una di notte quando il nostro protagonista andò a coricarsi, di fianco a quel bambino. era un po’ imbarazzato, infatti dormì poco e con un sonno agitato. il giorno successivo si doveva alzare presto, avrebbe dovuto iniziare un incarico a scuola come prof. sua madre gli aveva sempre detto di trovarsi un lavoro serio, anche se quello di scrittore gli rendeva abbastanza per vivere meglio. ma come avrebbe fatto con quel ragazzino? la sveglia suonò e il professore andò, con gli occhi cisposi e sbadigliando, in cucina. Il bambino era sveglio e pimpante e stava preparando la colazione. aveva messo su il bollitore del te e apriva, con fare esperto, gli armadietti della cucina del nostro protagonista. Il bambino gli sorrise, fuori aveva smesso di piovere. il nostro protagonista pensava di stare sognando. Buongiorno, gli disse il bambino allegramente, ti ho preparato la colazione, contento? sì, grazie, sei molto gentile. Mangiarono assieme. che scuola frequenti, gli chiese il nostro protagonista. la scuola qua vicino,rispose il ragazzino faccio la quinta elementare. tu sei un professore, gli chiese. come fai a saperlo, replicò il nostro protagonista con aria sempre più perplessa. Ho visto i libri di scuola. che domanda stupida ho fatto, pensò il nostro protagonista, mentre il ragazzino si passava una mano sui capelli che gli erano andati sulla fronte, per tirarseli indietro. aveva dei bei capelli nerissimi e lucenti, gli occhi neri grandi e la bocca con le labbra carnose, le guance piene e il  viso rotondo. Ti volevo ringraziare, rincominciò Marco, stanotte ho dormito benissimo, non ho avuto paura dei tuoni. posso tornare da te, se c’è il temporale, gli chiese spalancando gli occhioni. Il nostro protagonista rispose, se la tua mamma te lo permette sì. Grazie per avermi preparato la colazione, sei stato molto gentile. di nulla, non c’è di che. adesso ti saluto, devo andare a scuola, gli si avvicinò, gli diede un bacio sulla guancia e se ne andò. il nostro protagonista andò a lavarsi, si vestì e uscì sul pianerottolo. rivide Marco con la madre, presumibilmente, una giovane signora con i capelli castani, raccolti in uno chignon. buongiorno e grazie, gli disse la madre. non c’è di che, signora, rispose il nostro protagonista, cercando di guardare il nome scritto di fianco al campanello di casa. Mi chiamo Rossi, non ci siamo mai presentati. si diedero la mano.  Il bambino aveva un giubbotto di pelle tipo bomber e i capelli raccolti in un coda, sotto una cuffia. guardò la propria madre sorridendo e le chiese, posso tornare da lui se c’è il temporale, posso vero. La madre rispose, se il prof è d’accordo. Ma come fa a sapere che sono prof, pensò il protagonista. di nuovo con le domande stupide, pensò il protagonista, glielo avrà detto il bambino. certo che sono d’accordo, non c’è problema, rispose il nostro protagonista. anzi, il suo bambino, non era certo che si chiamasse Marco o Edoardo, è stato molto gentile, mi ha anche preparato la colazione. Lo fa sempre, è fatto così, sorrise la madre. voleva intendere che il bambino aveva l’abitudine di infilarsi nelle case di sconosciuti per dormire nel loro letto, quando c’era il temporale, e preparare al mattino la colazione? che strano bambino. meno male che non gli aveva preso l’orsacchiotto, il nostro protagonista ci teneva, era un ricordo di infanzia. Marco andò a scuola con la mamma e il nostro protagonista andò a scuola un po’ perplesso.Tramonto sul Danubio