Vita

Passa tutto

Quest’anno sono tornato nella scuola in cui avevo insegnato tre anni fa, quando ero andato a Praga con gli alunni. Quando entro in quel luogo mi passa tutto, mi passa la malinconia, mi passa la rabbia, come se là dentro ci fosse un’aria magica. O forse c’è?

Vado a letto. Vi mando un abbraccio. A presto. Speriamo.

Più forte (storia di una quarta liceo)

Rimarrà il lavoro sul patriarcato per educazione civica, con i ragionamenti delle mie alunne in tedesco, che organizzano una trasmissione sulle differenze di genere, rimarrà il lavoro sulla giornata della Memoria, con il video della mia alunna che suona il tema di Schindler’s List, con le interviste realizzate alla nonna sui ricordi del tempo di guerra, rimarrà il lavoro sull’Olocausto delle persone omosessuali, resterà il lavoro sulle criminali naziste, rimarranno i ragionamenti su Kant e sulla borghesia italiana, rimarranno i loro sorrisi, rimarranno i miei sorrisi, rimarrà il presidente tanghero, che non ha accettato la lezione di zumba.

Il collega che mi ha “portato via il posto” e che l’ha detto quasi ridacchiando, continuerà a far fatica a pagare il mutuo e le bollette. La classe quarta, che avrebbe tanto desiderato avere me alla maturità, conoscerà il terzo insegnante di tedesco, con il quale farà l’esame, ma anche la classe terza, ma anche la seconda.

Nei prossimi post scriverò di altre classi, forse.

Data di scadenza

Quasi tutti gli anni la nostra data di scadenza è il 30 giugno, la data in cui termina il nostro contratto, il nostro contratto da precari di terza fascia, che è diventata seconda. Sembrava la terza classe sui treni, sa di passato e di morto. Forse noi siamo un po’ passati, noi insegnanti, perché parliamo di cultura, perché parliamo di qualcosa che dura, qualcosa che non muore in 24 ore, quasi come se fosse una storia di instagram. Si impara con il tempo, si impara studiando a casa, si impara attraverso la parola, attraverso l’esempio che diamo, attraverso la nostra personalità. La seconda fascia è come la seconda visione dei film, sa un po’ di sfigato, di cinema parrocchiale. Quest’anno la mia data di scadenza è il 31 agosto, prendo lo stipendio per due mesi in più, ma non vedo i miei fanciulli da quasi un mese. Non li avrò più come alunni, al 99%. Quando un prof scade va buttato via, il suo lavoro si interrompe e, quasi sicuramente, non ricomincia più con gli stessi alunni. Cambiano le facce, cambiano i caratteri, cambiano i luoghi, che diventano vicini o più lontani, cambiano i colleghi, simpatici oppure no. Cambiano tutti gli anni, tranne uno, all’alberghiero, tranne quando ho insegnato in una scuola di frati, dove ho insegnato per quasi due anni e mezzo, ma ero senza contratto e ho perso 24 punti. Se fossi solo io, se fossimo in pochi ad essere precari, non sarebbe un problema politico. La precarietà è stata istituzionalizzata, negli ultimi 20 anni, da governi di cosiddetta sinistra e di destra. L’istruzione è stata sempre più messa all’angolo, ridicolizzata da politicanti in malafede e privi di contatto con la realtà. I politicanti del cosiddetto centrosinistra hanno iniziato a calpestare la Costituzione, finanziando le scuole private, hanno calpestato la scuola.

A fine aprile, al più tardi a maggio di ogni anno, ti chiedono speranzosi i tuoi alunni e i colleghi: “Rimane il prossimo anno?” Ci tengono e tu racconti loro che non è sicuro. E ogni volta si ripete la stessa storia, ogni volta ricominci da un’altra parte, persuaso del fatto che quello che lasci di positivo rimarrà.

Domenica ha telefonato la persona che prenderà il mio posto a settembre: è giovane e tronfio di orgoglio per essere di ruolo. è difficile essere di ruolo, probabilmente si sente migliore di me. Gli scappa da ridere mentre dice: “Mi dispiace, perché ti porto via il posto.” Gli ride anche il culo. Gli rispondo che conosco benissimo il sistema, che non mi stupisce non riavere più il mio posto. è guerra tra poveri. Per certi aspetti, la situazione è perfino migliorata. I primi tempi in cui insegnavo alle scuole pubbliche, le graduatorie si aggiornavano a novembre/dicembre, Al venerdì uscivi da loro prof, dal lunedì successivo ne avevano un altro, scadevi prima.

Lingua

La loro lingua è aspra, selvaggia e piena di spigoli. La loro lingua è calda e quasi estiva, corroborante, dopo che avevi rischiato di congelarti, a volte quasi ti sembra di ustionarti. La loro lingua è il verbo di chi ha bisogno di scaldarsi, il verbo di chi si sente congelato in una giornata di gennaio nella bassa ed entra in un bar per bere un caffè. La loro lingua è irta di aculei, a voi.

La tua lingua è tiepida, bollente, a volte desiderosa di riparo. La tua lingua è fredda di disprezzo, solo poche volte. La tua lingua è vicina al cuore, non lontana dalla mente. La tua lingua è assettata di affetto, ad esempio, dopo che sei stato legato come un cotechino in un curioso esame medico. Dopo che vieni trattato da malato hai ancora più bisogno di loro, hai fame delle loro parole, dei loro sorrisi e del loro cuore. Ci rifletti, a distanza di tempo, capisci ancora di più il significato di quella fame di affetto, di quell’affetto di cui ti sei cibato avidamente.

Non potrò mai tradire quel ricordo.

Immane scocciatura

Mi sono prenotato il giorno 3 giugno per il vaccino, prima avevo fifa e ho dovuto superarla. Mi sono prenotato sul sito internet della regione e mi è arrivata la conferma per mail della candidatura. Dopo 21 giorni non mi è arrivato nessun appuntamento per il vaccino. Sono scocciato! Lo so che ci sono problemi più seri, ma mi scoccia.

Prima o poi si ricorderanno di me.

M.

Amaro, troppo amaro

Stamattina ho fatto il tampone, non potevo andare in classe dai miei alunni. Sono dovuto andare in un’altra aula, da solo. Quando una ragazzina mi ha detto: ma allora lei è a scuola, con lo sguardo stupito, le ho dovuto rispondere: sì, ma non posso venire in classe da voi e mi devo collegare da qua, mi sono sentito morire. Mi sentivo reietto, mi sentivo in castigo. Non si poteva far nulla, purtroppo. Mi sono prenotato per il vaccino, spero che capiti presto. è stato brutto stare lontano da loro, anche se ho sentito il loro affetto, il loro calore, ho visto i loro visi e tutto è migliorato. Oggi è stata l’ultima lezione, li avrei voluti salutare meglio, mah… Passerà la tristezza, passerà presto e rimarrà tutto il bello di questi mesi, tutti i sorrisi e la vita bella che ci sono stati.

P.S. Mi sono ricordato di quando 3 anni fa avevo dovuto stare a casa 10 gg., perché ero cascato per terra come una pera marcia. Non li avevo mai visti, in quei giorni. Viva Google Meet!

Invisibile

Non ero mai mancato da scuola, mai mancato. L’altro giorno era la Festa della Repubblica e ho ricevuto una mail dalla vicepreside. Hanno trovato positiva una ragazza della mia classe e devo fare lezione da casa. Domani devo fare il tampone. Mi da un fastidio enorme non andare a scuola, mi sembra di rivivere, almeno in parte il 2018, quando ero stato male e mi era toccato rimanere a casa 10 giorni. Mi da un fastidio enorme vederli al di là dello schermo. Vorrei toccarli, vorrei abbracciarli. Vorrei sentirli vicini. Cercherò di sentirli vicini da dietro il computer. Sabato quest’anno sarà finito, avrei preferito una fine diversa.

Mah.