Vita

Quel ristorante

sono tornato al mare, sono tornato nella stessa località piena di zanzare, strade che sembrano mulattiere e vino che fa troppo spesso cagare. oddio, c’è anche il vino buono, ma non lo sto trovando e che cazzo. c’era un locale che aveva aperto a dicembre. qui a dicembre non c’è un cazzo di nessuno, si vede qualcuno in giro solo il sabato sera. ero andato in quel ristorante, si mangiava bene, sembrava una bella promessa, si beveva bene, lo champagne era valido. il cuoco è intellligente, come quella ragazza che serviva ai tavoli. il locale ha chiuso, probabilmente per colpa della crisi seguita al covid. e mi viene in mente la provvisorietà della vita, mi vengono in mente le troppe promesse non mantenute.

Temo di essermi innamorato

Conosco una giovane donna meravigliosa ad una cena di classe, iniziamo a sentirci, a dire il vero inizia lei. Ci vediamo un paio di volte, ci sentiamo spesso, spessissimo, tutti i giorni. Stamattina le ho chiesto di vederci ancora e mi ha detto che preferisce aspettare. Ho il fondato timore che si stia stancando di me, ma forse non è così. Sono stato malissimo tutto il giorno per questo suo momentaneo (?) rifiuto, non ho combinato praticamente niente. Mi sa che mi sono innamorato.

M.

Squarci

sei uno squarcio di azzurro in un cielo plumbeo
che non si decide a piangere,

forse non sarò un reduce fallito e ammaccato, che suscita risate e pena. potrò essere parola e azione, parola saggia e piena, gravida di vita e portatrice di vite.

alzeremo le mani un po’ sporche dal pantano un po’ puzzolente e proveremo a stringercele, sollevandoci e camminando con passo caracollante.

potremo correre, camminare e inciampare, potremmo anche cadere, forse. sarà meno difficile rialzarci.

Le sere

Per iniziare a scrivere questa storia ho aspettato qualche giorno. è una storia vera, dove non c’è una sola briciola di invenzione.

Tutto è incominciato da una telefonata, anzi da una sera di giugno. Ci sono degli alunni di quinta superiore e dei prof in una pizzeria. C’è un prof alto che si siede davanti ad una ragazza con il tubino nero. Non si conoscono. Lei è di spagnolo e lui è un insegnante di tedesco, fiero ed entusiasta del proprio lavoro. c’è una cena di classe, che è un grande momento di scambio di emozioni. Quell’insegnante di tedesco si emoziona molto,  rimane anche colpito da quella ragazza sensibile e delicata. Lui va a letto inebriato dalle emozioni e pensa anche a quella ragazza.

Pochi giorni dopo si incontrano nella hall di un albergo. è un bell’incontro. Poi arriviamo alla telefonata. Lei lavora al mare, gli propone di andarla a trovare. E lui accetta, proponendole quella sera. Va in palestra, si prepara ed esce.

è il momento dell’autostrada, delle idee che si affollano anarchiche, dell’incredulità che affolla, che occupa militarmente la mente e il cuore di quel prof. è sempre stato un po’ timido e gli riesce a volte difficile capire che una ragazza bella, delicata, dolce e sensibile possa avere interesse ad incontrarlo.  è strano, perché lui non è certo brutto ed ha qualcosa da dire, ma è fatto così.  La giornata declina dolcemente, accompagnata dalla musica dello stereo e dal navigatore, che lo porta fino a lei.

Lui le scrive, lei esce di casa ed è meraviglia. Prenota in un bel ristorante, le dedica una canzone, anzi qui bisogna cambiare il pronome personale, qui bisogna usare quel pronome immensamente politico che è noi, in questo caso loro. Loro camminano nella freschezza della sera, loro sorridono, scherzano e ragionano profondamente. Posso dirlo? Sono proprio belli e pieni zeppi di dignità morale, tra un brindisi, una risata e un pensiero, un sorriso e uno sguardo,  la sera va verso la fine, ma forse quelle serate non finiscono mai del tutto. Lui la riaccompagna a casa, con il cuore e l’anima in una dimensione onirica. Riprende l’autostrada, rivede la città, pensa e si lascia andare alla bellezza, lascia andare il cuore. Sdraiato sul letto, guarda il soffitto con aria contenta, quasi troppo. Non è mai troppo. Il suo sguardo delicatamente malinconico, il suo sorriso, la sua risata, le sue parole oneste, profonde e sincere, quelle sue mani, con le dita lunghe e magre, che sembra cerchino altre mani o un abbraccio, la sua andatura elegante e sobria come lei, i suoi occhi profondi e quasi infiniti sono un balsamo per l’anima.  Sono calore per l’inverno del cuore.

Domani c’è un altro giorno: andrà meglio, grazie a lei, anzi a loro.

La dedico anche a quest’anno

Dedicavo questa canzone agli anni scorsi, a diversi degli anni scorsi, ma la dedico anche a quest’anno, alle emozioni, alle consolazioni che ho ricevuto dalla scuola, alla meravigliosa quinta, alla sezione in ospedale, alle terze, ma anche alla quarta. Alle fatiche, ma anche a mia madre, che mi ha detto più volte, con tono di rimprovero, sono quattro/cinque mesi che sei a casa, come se a casa non avessi fatto niente, come se avessi provocato io la pandemia, come se la didattica on line fosse stata nulla, come se non ci fosse stata la libera professione, anche. A presto. https://www.youtube.com/watch?v=iq1X4TN28xk

M.

Grazie, nonna

Ciao, lo so che non ti piace la retorica e non ti piacciono i discorsi troppo lunghi, perciò la farò molto breve. Grazie anche per questi successi. Quelle parole bellissime che mi hanno detto i miei ragazzi, me le hanno dette, perché tu mi hai educato bene, perché tu hai avuto più fiducia in me di quella che io ho in me stesso.

Grazie.

Solo per amore

Ma quanto caspita di voglia avevo di vederli in 3D e non solo dietro ad uno schermo. Sì, sto riscrivendo della cena, bellissima, fantasmagorica, meravigliosa, ecc. Sono un adolescente alla prima cotta! L’altra sera, domenica, è stata MAGNIFICA. L’ho già scritto 1000 volte, vero? Avevo voglia di sentire il loro calore e l’ho sentito, mi ha scaldato l’anima, quanto me l’ha scaldata, caspita. Avevo bisogno del loro affetto. L’ho avuto anche durante la didattica a distanza, ma non è la stessa cosa, non può essere la stessa cosa. Un computer non potrà mai sostituire l’umanità. Lo so che è un luogo comune, ma io lo ripeto lo stesso.

Li ho sentiti vicini, vicinissimi. Si insegna prima di tutto con il cuore.

Lei è una persona solare

Mi hanno detto anche questo, quelle ragazze belle dentro, di fuori, sopra e sotto, ma anche tutto intorno. è vero, ma per merito vostro soprattutto, siete voi il mio sole.

Che bello vederle/i, vestiti a festa, sfoggianti abiti lunghi, tatuaggi, pettinature nuove e sorrisi, qualche tacco alto, tinture di capelli e camice eleganti. Che belli/e, che belli e veri, che belli i loro sorrisi e le loro lacrime di gioia e commozione. Ho detto loro cosa penso e mi hanno detto: prof, ha fatto piangere anche una persona che fa spagnolo. Io non ho pianto, mi sono emozionato, certamente, ma ho sorriso.

Ho sorriso, perché loro hanno capito chi sono. Ho sorriso, perché hanno dissipato gli ultimi dubbi che avevo sull’Istituto Alberghiero. è stato il secondo anno, ho avuto qualche perplessità, mai su quella classe, ovviamente, che ho amato alla follia. Ho avuto qualche perplessità su quel luogo, perché è pieno di contraddizioni, perché non assomiglia ai posti a cui ero abituato. Ma ho capito, ho ancora di più avuto la certezza di aver fatto centro. Anche lì c’è rimasto un pezzo della mia anima. E se tornassi per la terza volta?