Scoperte al dottorato

I giorni passavano, il dottorato si stava rivelando frustrante e abbastanza inutile, tranne che per un fatto, tranne che per un particolare. Avevo conosciuto lui. Ci vedevamo a bere in un baretto di periferia, una mezza schifezza con la pizza bruciacchiata e un prosecco mediocre. Il bar c’è ancora, vicino a casa mia. Parlavamo a lungo, mi parlava di semiotica, letteratura e cinema, gli parlavo di letteratura, cinema e politica. Offriva spesso lui da bere, anche se, qualche volta, cercavo di impedirglielo. Mi interessava parlare con lui, ma, prima di tutto, mi interessava la sua gentilezza, espressa da quegli occhi grandi e neri, dai gesti e dal tono della voce, mi interessava il suo garbo nei modi. Mi colpiva la sua voglia di comunicare, la sua voglia di ascoltare. Erano belli quegli incontri, semplicemente belli quegli incontri, belli perché semplici e semplici perché belli.

Bellezza pura.

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Dottorati

Sono passati tanti anni, ma sembra ieri. Oddio, un luogo comune. Vabbè, forse non è il momento ideale per scrivere, sono le dieci passate e ho avuto una giornata piena, ho fatto una lunga passeggiata e ho partecipato ad una lezione di zumba online del mio amico presenter.

Mi ricordo di quando ho conosciuto quella persona. Facevo il dottorato, un’esperienza che ricordo positivamente solo per aver conosciuto quell’essere umano che ha cambiato la mia vita. Si offrì di accompagnarmi alla macchina, eravamo in centro e avevo parcheggiato quasi sulla circonvallazione.

I lineamenti sono marcati come quelle colline e quelle strade che portano alla sua casa in campagna, un individuo non troppo alto e ben proporzionato. Mi parlò del potere della semiotica nella vita delle persone. E io pensai: non ci avevo mai pensato, caspita. Ha gli occhi grandi, scuri e buoni, soprattutto buoni, che esprimono gentilezza, quella vera, che scalda l’anima. Pensai che ci saremmo trovati veramente bene assieme. E così sarebbe stato. Molto, molto bene.

M.

Quasi finito

Siamo quasi al 29 dicembre e l’ho forse scampata bella. Questo è il secondo anno senza finire all’ospedale, anche se ho dovuto pagare un ticket di 97 euro per l’ultima volta in cui ci sono stato, per colpa di una persona che mi ha maltrattato, tanto maltrattato, nel 2020. L’ho pagato proprio nei giorni del super guaio, quello di settembre, un mese di merda, proprio di merda. è stato un anno buono, il pezzo di anno scolastico fino a giugno è andato bene. L’estate è filata liscia fino ad agosto, poi, lasciamo perdere. C’è stata la tristezza, la disperazione, ci sono state le notti insonni e la paura di non farcela. C’è stata la mia lotta disperata, strenua ed imperterrita.

Ho ripreso e sono ridiventato, dopo 5 anni, insegnante di sostegno, nella stessa scuola di 10 anni fa. Ho tre alunni, di cui S., una ragazza che non vede. Faceva fatica, tanta fatica a camminare, quando l’ho conosciuta. Fino a pochi giorni fa, prima delle festività natalizie, faceva le scale da sola e io le ho pure insegnato una coreografia di zumba. Ho scoperto di sapere fare qualcosa, probabilmente bene. Forse. C’è stata la palestra, che mi ha dato e mi continua a dare tantissimo. Ci sono stati i libri. E c’è stata la persona che amo, che mi ha preso il cuore e fa benissimo l’amore, che non guasta mai.

Buon Anno!

Ancora

ci sono, sono qua. Non so quanto conta, ma sono vivo, dentro e fuori. Buon Natale o buona vita, sicuramente l’ho già scritto. Ho sentito la persona con cui ho una relazione, è fuori città con la madre, forse usciremo tra qualche giorno insieme. E forse faremo l’amore. Chissà. Mi manca. Ma mi importa innanzitutto che stia bene. A presto. Baci

Tutto bene, proprio bene

E TUTTO IL RESTO PASSA IN SECONDO ORDINE

Mi hanno pagato il primo stipendio a scuola dopo due mesi dall’inizio del servizio e oggi ho ricevuto un sontuoso bonifico da 62 euro e spiccioli per degli arretrati (sembra la paghetta dei genitori agli adolescenti). Vado a scuola e mi chiedono di occuparmi per un po’ di un ragazzino, M. Lui non parla ed è su una sedia a rotelle. Ha anche altri problemi fisici. Mi metto a sedere davanti a lui, gli parlo un po’. Lui mi sorride, dopo qualche minuto mi prende la mano e la bacia. E TUTTI I PROBLEMI SVANISCONO.

Passo e chiudo.

10 anni e 4 giorni (da quella telefonata)

Quest’anno sono tornato, quasi per caso, nella scuola in cui ero all’inizio della scrittura di questo blog. Sono passati 10 anni, 10 anni in cui ho imparato qualcosa, in cui sono diventato un po’ meno fesso, ma solo un po’, in cui mi è rimasto l’entusiasmo, la stessa percentuale di ingenuità, che, come diceva V.R., “rinfresca i sensi”. Avevo rimosso dalla mia mente il grande parcheggio, dove lasciavo sempre la mai auto. Forse perché ora ci sono i moduli prefabbricati, a causa della pandemia. Ora il grande parcheggio è il luogo dove attendo e porto due dei miei tre alunni al pullmino, che li riporta a casa. Rimango accanto allo stesso albero, quasi sempre, tranne quando piove, anche quando fa freddo. Aspetto e rifletto. A volte aspetto per un po’ di tempo, anche un quarto d’ora. A volte arriva il pullman vuoto, a volte arriva S. S. non vede, scende dal pullman aiutata da una delle due ragazze a bordo. Chiede il bastone, che io le preparo. Iniziamo a camminare, ci sono due dislivelli nel terreno, c’è un gradino, prima di entrare nella scuola. Lei cerca e trova la maniglia della porta.

Da un po’ di tempo cammina da sola, con il solo aiuto del bastone, quando è all’interno della scuola. Mi sembra che cammini meglio di quando la tenevo io, forse le trasmettevo ansia. Cammina piano, ma la sicurezza le aumenta progressivamente. è una mia vittoria, ma, prima di tutto, è una sua vittoria. Sono felice.

M.

Cimiteri

è un buon periodo, questo, almeno discreto, quindi non ho nulla di cui lamentarmi. Stavo pensando a dei tristi anniversari che mi riguardano, per quanto riguarda dicembre, a problemi di salute, alla perdita di controllo che ho avuto sul mio corpo. Svenire, senza un motivo apparente, lascia straniti, basiti, atterriti. Avere una famiglia che ti considera un moribondo, anche se dall’ospedale ti dimettono immediatamente, consigliandoti di sottoporti a qualche esame, ma senza fretta, ti mette in un regime di eterna emergenza, che ti toglie la normalità della vita. Era solo qualche anno fa, stavo sprofondando. Vedere i miei alunni mi ha salvato, stare con loro mi ha fatto rivivere.