Tutto bene

Tutto bene, tutto bene per davvero. La strada prosegue, è giusto che prosegua.

Fai un colloquio on line un venerdì di aprile e ricevi questi riscontri. “Noi genitori speriamo che lei rimanga, perché ha saputo costruire una grande empatia con gli alunni”

Non devo mai scordarlo, non devo mai allontanare dalla mente e dall’anima queste perle. Mi servono e mi serviranno, per quando arriverà l’inverno, l’inverno dentro. Mi servono comunque, per rendermi conto che quello che faccio un senso. Mi servono, per sorridere, mi servono per essere felice e darmi la felicità che merito.

VA BENE, MA PROPRIO BENISSIMO

Finisce lo stage online con i miei alunni e la prof tedesca mi saluta dicendomi che loro sono bravissimi, motivati, che l’hanno resa entusiasta, che meritano il massimo dei voti, che l’hanno molto sorpresa positivamente, per il loro livello di tedesco ed educazione. Mi dice che tutto questo è un mio grande merito e mi dice anche che sono attraente e chic, lodandomi anche per il mio completo che per la mia sciarpa, rigorosamente coordinati. come tanti altri italiani, che hanno stile, come dice lei.

STORIA DELL’IDRAULICO INQUISITORE

Ieri pomeriggio mi arriva una curiosa telefonata con il numero “coperto”. Decido di rispondere e un individuo si qualifica come l’idraulico, mandato dall’amministratore di condominio. Io penso che si riferisca ai lavori che stanno eseguendo sulla facciata, ma lui mi dice che lo ha chiamato la persona che abita sotto di me, per una perdita d’acqua che io gli avrei provocato. Io gli rispondo che abito al piano terra e che dunque è un po’ difficile che io abbia provocato una perdita all’inquilino del piano di sotto, non essendoci nessuno. Lui mi dice con tono di leggero sfottimento: “Lo sa che non si buttano gli assorbenti nello scarico, vero?” e io gli rispondo che non li uso e che, se li usassi, non li butterei nello scarico, ma che, in ogni caso, io abito al piano terra e sotto non abita nessuno. Lui ribatte dicendo: “Lo sa che sono un po’ stufo di annusare la puzza di m. , perché lei ottura lo scarico del vicino del piano di sotto?” e io, “Mi dispiace molto per lei, ma sotto di me non abita nessuno e temo che lei abbia sbagliato persona”. Al che lui mi dice, con tono un po’ minatorio: “La sua assicurazione paga per questo tipo di danni?” e io, “Io mi chiamo XX, abito in via XX al pian terreno, se vuole la invito a casa, così può verificare anche lei che sotto casa mia non abita nessuno”. Lui butta giù e non si fa più risentire. (MAH)

Continua, è giusto che continui.

è giusto che continui questa storia, questa storia segnata da decine di chilometri, segnata da occhiaia e sbadigli profondi, da passi lenti e da giorni che non vogliono incominciare. è una storia segnata da freddini mattutini e da umidità un po’ fastidiose. Ma è una storia che deve andare avanti, anche oltre le mie aspettative, anche oltre i miei dubbi, anche oltre le mie insicurezze. La facciamo continuare, ripensando alla piccola storia di sorrisi e carroattrezzi, di gioia e momenti in cui non penso a nient’altro, alle piccole afflizioni e alle rabbie medie, che rimangono da una parte, lontani e nascosti.

Raccontiamo anche quest’altro capitolo. I miei alunni stanno frequentando uno stage on line di tedesco e l’insegnante fa i complimenti a me e a loro per il loro livello di tedesco e l’educazione. Li riferisco alla collega che si occupa degli stage la quale mi risponde che sa benissimo che è merito mio e che faccio sentire i ragazzi a loro agio e spera che io rimanga con loro ancora per tanto tempo.

Sarebbe bello continuare, anche se la scuola è lontana, anche se mi devo alzare alle 6, fino a che il mio fisico me lo consentirà, spero che me lo consenta per tanto tempo. Sento meno la fatica, quando mi diverto. E mi diverto.

Qualcosa di cui essere orgogliosi

Mi ricordo di quando scrivevo la tesi di laurea, tanti anni fa. Mi ricordo la mia relatrice, una donna russa piena di cultura, grande insegnante, un po’ persa nel proprio mondo. Mi ricordo quando andai ad un suo ricevimento e lei mi disse: “tu sei un libero pensatore”. Ne fui orgoglioso. Ne sono orgoglioso. è vero. Sono sempre stato fiero della mia indipendenza, comunista, libero, senza patria e iconoclasta.

Un pensiero positivo ci vuole.

Grazie, infinitamente grazie.

Ero molto piccolo e vidi dei ballerini di danza classica. Mi incuriosì da matti la loro forza, la loro energia. Avrei voluto provare anche io danza classica. Mi piaceva anche danza moderna, mi piacevano i ballerini e le ballerine dei programmi televisivi, anche se preferivo la danza classica. Ho provato a fare capire in casa le mie intenzioni, senza mai dirlo esplicitamente. Non ce l’ho fatta. Mi avrebbe imbarazzato un po’ indossare la calzamaglia, anche se ho avuto la fissa per i pantaloncini da ciclista, per un po’, che sono quasi una calzamaglia. Si dice che la vecchiaia consista nell’avere dei rimpianti. Ne ho uno solo, almeno credo. Quando ero piccolo, non mi piaceva educazione fisica. Non mi piaceva il fatto che dopo si fosse tutti sudati, non mi piaceva non poter farmi la doccia. Per me, la lezione di ginnastica era, troppo spesso, un incubo. Mi piaceva solo quando la maestra ci insegnava dei balli tipici di vari paesi, come della Jugoslavia o Francia. Io volevo ballare.

Passano gli anni e mi dedico al calcio, per un po’, ero capitato in una società, che troppe volte non si curava dei ragazzi. Inizio ad andare in palestra, facendo pesistica e irrobustendomi, da che ero uno stecchino tutt’ossa. Ero timido, riservato, a volte troppo timido e qualche volta bloccato. Un giorno inizio a fare aerobica e scopro la mia dimensione dionisiaca, o forse la riscopro. E cambia qualcosa anche dentro. Trovo qualcosa che era nascosto.

Sento parlare di zumba e ne capisco i tratti in modo confuso, però mi attira. Pensavo che prima o poi l’avrei provata. E fu così che arrivo il momento, quel giorno di inizio dicembre del 2014, grazie ad un’istruttrice brava e bella, ma che si sarebbe troppo cattolica e priva di senso dell’umorismo. Inizio a frequentare le lezioni e le masterclass, splendide epifanie di grinta e bellezza. Conosco e divento amico di un presenter di zumba fantastico. Nel 2019 ho preso, con alcune esitazioni, la decisione di conseguire il brevetto di ZIN. All’inizio mi vergognavo e non lo volevo dire a nessuno, ma poi mi sono azzardato. Pensavo che non sarei mai stato in grado di organizzare special class o di condurre canzoni. Poi ho iniziato a frequentare le jam del mio amico presenter e, piano piano, ho acquisito sempre più fiducia nelle mie capacità. Ho pensato ad una special class per beneficenza, ho iniziato a chiedere consigli e spiegazioni ad una mia amica e collega, che ha uno dei sorrisi più contagiosi che ci siano, ma anche ad un’altra collega e prof di tedesco, la quale è sempre stata disponibile e attenta.. Ho preso appunti, ho cercato di mettere in pratica gli insegnamenti e ho deciso di unire la nostra special alla sua. Ho contattato un amico portentoso, il quale ha realizzato stupende e divertentissime locandine. e ha portato tutta la sua grandissima energia e creatività. Ho contattato una fanciulla magnifica, dagli occhi che incantano e che riempie di emozione chi la vede ballare. E poi ci sono l’allegria e il sorriso di un’altra splendida collega. E ci potremmo mai scordare dell’entusiasmo contagioso del mio amico e dell’infinita dolcezza e del sorriso della sua compagna? Dico, ci potremmo mai scordare? Assolutamente no! Ho trascorso settimane a studiare le choreo, incastrandole nei pochi momenti liberi, tra un lavoro e l’altro. Ho organizzato dirette ironiche, che spero abbiano fatto divertire. La sera prima della special abbiamo fatto una spettacolare e divertentissima riunione su zoom, per definire gli ultimi particolari, tutti animati dall’entusiasmo e dalla voglia di non prendersi mai troppo sul serio. è finita la riunione e io ho continuato a provare delle choreo, anche se ero stanco morto, anche se, il giorno successivo, mi sarei dovuto alzare alle 6, per andare a lavorare. Dopo la riunione avevo iniziato a preoccuparmi un po’, avevo paura di non essere all’altezza della situazione. La notte ho fatto un po’ fatica a dormire. Il sabato mattina mi sono fatto 100 km di macchina, ripassando a voce alta le coreografie, di cui mi ascoltavo le musiche. Trascorro una mattinata di lezione e corro a casa. Nel frattempo, vedo il messaggio del mio amico presenter, che ha fatto una donazione per la bellissima iniziativa della mia amica zin e che mi scrive, che avrebbe cercato di intervenire. Quando arrivo a casa, penso a sistemare il salotto, prima che a mangiare qualcosa, molto freneticamente. Ripasso, ripetendo a voce alta i movimenti, sentendomi come quando ero agli esami universitari. Poi arriva il momento della special, vedi gli altri, vedi le persone che hanno accettato il tuo invito, che hanno dedicato il tuo tempo a te e agli altri. Sale l’adrenalina, sale l’emozione, poi, arriva il momento di far partire la musica. E ti dimentichi l’agitazione, punti a dare tutto, a scatenare tutta la tua energia positiva, a ballare più carico che mai. E poi vedi gli altri che ballano con te, li vedi sorridere e sei felice. E poi vedi i tuoi compagni zin e sono strabravi. Io non sono riuscito a stare fermo un secondo, ognuno con il proprio stile, che ha impreziosito questa lezione speciale. Sapevo che sarebbero stati strabravi, ma hanno anche superato le aspettative più rosee. FANTASTICI!!!!! Io non so se sono stato bravo, posso essere certo di avere studiato e di avere dato il 1000%. E la cosa più importante è che siamo un gruppo di belle persone, che hanno come obiettivo, quello di divertirsi e far divertire, far sorridere gli altri. E poi vedi arrivare in collegamento il tuo amico zumba jammer e ti senti ancora più orgoglioso di avere portato sue choreo, ma anche conscio della responsabilità, essendo choreo di un presenter di una bravura e di una fama pazzesche. E poi ti guardi allo specchio e vedi la scritta sulla tua canotta “Force of Happiness”, e capisci che è vero, capisci che non è solo uno slogan. E vedi il tuo sorriso allo specchio e sei ancora più innamorato della vita, e di zumba, che sono, probabilmente sinonimi. A presto, con nuove idee.

Troppo fredda

Forse conta la salute emotiva, conta tanto la salute emotiva. Finisce l’ora di tedesco, spiegando grammatica. La grammatica tedesca sembra un po’ freddina, sembra, dipende da come viene spiegata.

Mi si avvicinano due ragazzine di seconda liceo: sono carine, intelligenti e rispettose. Mi si avvicinano e mi dicono: “L’anno scorso il tedesco non ci piaceva. Quest’anno, sì. Quell’insegnante era troppo fredda”. è bello così.

Teoria e pratica

Non sono capace di parlare di teoria della scuola, ammesso che possa servire a qualcosa, ammesso che esista. Mi fa abbastanza ribrezzo il burocratese, quel gergo scuolese, del cui uso compulsivo si vantano alcuni colleghi. Mi piace parlare di pratica, mi piace sporcarmi le mani, cercare soluzioni.

I vari DPCM che si susseguono sulla pandemia hanno sancito il diritto dei BES, cioè di coloro i quali hanno disturbi dell’apprendimento come la dislessia, così come delle persone disabili a frequentare la scuola in presenza. In una delle mie classi i genitori di una ragazza hanno fatto questa richiesta, seguiti da quelli di altre compagne, non in condizioni di dislessia. Non mi ha fatto piacere. A scuola la connessione internet funziona male, malissimo a volte. Questa settimana ci devo andare per due volte, dalla prossima per tre.

Martedì mi alzo prima dell’alba e raggiungo la scuola, molto lontano, a 50 km da casa. Fa freddo, ma soprattutto fa tanto tanto incazzare. Arrivo nella prima aula vuota e faccio lezione solo ai ragazzi a casa, la connessione va discretamente. Alla seconda ora succede il fattaccio, la connessione fa il proprio comodo e i ragazzi di prima perdono metà lezione, perdono il loro diritto allo studio, arrivano la terza e la quarta ora e devo andare nella classe dove ci sono le 4 ragazze. Faccio una battuta con loro, sono contento di vederle. “Mi sembra strano, vedervi a tre dimensioni, a grandezza naturale” Loro ridono. Mi collego con i loro 24 compagni a casa e la connessione va malissimo, la loro voce e la mia diventa metallica, le nostre immagini appaiono e scompaiono spesso.

Per garantire il diritto allo studio in presenza di 4 alunne, lo si è negato, parzialmente, a diecine di loro compagni. Quanto sono distanti la teoria e la pratica.

Succede in tutto l’istituto, perché la connessione non è abbastanza potente, succede nel profondo nord, in un paesone, in un liceo, dove ci sono, molto spesso, famiglie garantite, con pochi problemi a collegarsi da casa. E intanto si continuano a finanziare le scuole private, invece di destinare quei soldi alle pubbliche.

Ha un bellissimo modo di fare


Il liceo è una linea diritta. è stato il mio mondo, lì sono cresciuto, lì ero un ragazzino troppo magro, con un papillon un po’ grande e un po’ ridicolo in una ripresa televisiva. Ero entusiasta e appassionato, straappassionato. Ero timido e un po’ goffo. Ho trascorso 5 anni nel liceo dell’élite della mia città, io che venivo dalla periferia e ci abito ancora. Sono periferico e centrale, cittadino del mondo, ora come allora.

Quando seppi che sarei dovuto andare all’alberghiero, all’inizio non ero stato contento. Avevo paura che quel mondo sarebbe stato troppo lontano da me. Mi sbagliavo, per fortuna. è una linea frastagliata, zeppa di contraddizioni, a volte stancante, fatta di voci alte e risate, a volte un po’ sguaiate, odori buoni e odori forti, umori corporali e cibo guasto. è fatto di foto allegre con i ragazzi, di concetti appresi lentamente, a volte anche in modo più veloce. è fatto di solenni incazzature e di dimostrazioni di affetto viscerali e sincere verso il prof, è fatto di risultati, ottenuti con l’impegno e la pazienza.

Sono stato bene all’alberghiero, ma sono tornato al liceo, non c’era più posto per me lì, hanno nominato un’insegnante di ruolo. Sono stato un po’ dispiaciuto. Mi hanno dato le classi dalla prima alla quinta: ci sono ragazzine e ragazzini imberbi, ma ci sono anche ragazzi/e e donne/uomini. I maschi sono la minoranza, una netta minoranza, era così, anche quando io ero alunno. Sono pettinati bene, tutti o quasi. Sono ragazzi della quieta borghesia di provincia, né poveri, né ricchi. Hanno qualche tragedia, qualche problema, ma niente di tragico, niente di terribile. Sono vestiti bene, tutti si lavano regolarmente.

Da qualche mese c’è la didattica a distanza e anche i ricevimenti sono a distanza. La madre di una ragazzina di prima mi dice: a volte sono a casa e mi capita di ascoltare le sue lezioni, che sono molto interessanti. E poi, lei ha un bellissimo modo di fare con le ragazze, che sono molto cariche.

Veramente ho un bellissimo modo di fare anche con i ragazzi, ma fa lo stesso.