V.

Non ero molto contento di insegnare all’alberghiero. Ci vanno i ragazzi svogliati, molto spesso. Molto spesso è un parcheggio per persone che non hanno voglia di fare niente. Mi sono detto: ci sono e ci devo provare. Anzi, non me lo sono neanche detto. L’ho fatto e basta. Perché sì, perché mi piacciono le sfide, anzi, perché sì e basta.

Ho conosciuto V., che è un ragazzo con mille difficoltà in tedesco e molto timido. Si è dato da fare, partecipando anche alle mie lezioni individuali, chiamate sportelli didattici. è educato e simpatico. Ha fatto tantissimi progressi ed ora qualcosa ha imparato, anche se so che non sarà mai un mio concorrente come traduttore. Pochi giorni fa mi cerca nei pressi della sala insegnanti e tira fuori una scatola da un sacchetto. è una scatola di cioccolatini, si chiamano Herzkirschen, cuori di ciliegia. è un regalo da parte mia e dei miei, mi dice. Lei è l’unica ragione per la quale studio tedesco. Ora sono qui, in salotto, guardo la scatola di cioccolatini, che stanno ormai per finire. E sorrido soddisfatto.

P.S. Da qualche post questo blog sta ricominciando ad essere un blog sulla scuola e sulle storie, spesso belle, che capitano in essa. Sta ritrovando se stesso? Chissà?

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Storia di L.

L. è una ragazzina con le gambe lunghe e piene e il viso da bambina, che tradisce i suoi 15 anni scarsi. Non è bravissima a scuola, non diventerà mai una traduttrice e probabilmente non andrà all’università. L. ha la faccia paffuta e un sorriso sincero, che rivela come è lei dentro, pura e sincera. Si è impegnata in tedesco, superando molte delle lacune che aveva. Si è impegnata ad aiutare i compagni in difficoltà. L. è una ragazzina solida e di buon cuore. Qualche giorno fa mi è corsa incontro nel corridoio e mi ha abbracciato sussurrandomi, grazie per tutto quello che ha fatto per me. Io ho ricambiato l’abbraccio e mi sono emozionato. Il cuore mi si è aperto e mi sono sentito bene. Quell’abbraccio mi servirà, mi servirà per gli inverni dell’anima, perché la dovrò riscaldare. Che bello insegnare.

Appello di Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi

Pubblico questo appello di Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, ucciso a Ferrara nel 2005, morte provocata da 4 poliziotti. Invita a non votare per chi applaude gli assassini di suo figlio, cioè alan fabbri, il candidato della lega a sindaco di Ferrara.. Ho ancora il ricordo del documentario di Filippo Vendemmiati, è stato morto un ragazzo. Rabbrividisco nel pensare a quanto è successo al povero Federico e a quello che hanno dovuto subire i genitori, vedendo chi ha provocato la morte del figlio in giro per Ferrara. Mi unisco all’appello di Patrizia Moretti.  Ballottaggio Elezioni Ferrara

Dire le cose

Ho ancora il ricordo dell’anima a pezzi che avevo il giorno in cui sono uscito dall’ospedale l’ultima volta, quasi un anno e mezzo fa. Ho ancora il ricordo di quando sono diventato un pezzo di carne, il giorno in cui mi hanno preso di peso per portarmi in ospedale, senza darmi il tempo di ricompormi, di vestirmi. Era febbraio e faceva un freddo boia. Mi hanno trascinato in mutande in una fredda mattina di febbraio, hanno supposto che io facessi uso di droghe, addirittura. Ero banalmente svenuto, una banale sincope, la chiamano. Pensateci e pensiamoci. Ero io, una persona normale, una persona come tante. Avrebbe potuto essere chiunque, avremmo potuto essere tutti. Siamo esseri senzienti, viviamo e soffriamo. Ci troviamo in condizione di bisogno, diventiamo minuscoli e fragili. In quel momento abbiamo ancora più bisogno di aiuto e comprensione. E invece, diventiamo oggetti, pezzi di carne morta nelle mani di portantini senza umanità. Uscii con un profondo terrore ed orrore per quel luogo, per quei luoghi.

Nei mesi successivi ho fatto esperienze, sono andato in gita a Praga con i miei alunni. Ho vissuto tanto e ho vissuto bene. Ho continuato ad amare la vita, di un amore folle, spesso corrisposto. Ho amato tanto, forse troppo. Ho continuato a pensare che l’unica soluzione sia amare, anche perché è l’unica cosa che so fare. Trascorrono i mesi, che dispensano spesso cose belle. Alcuni mesi fa mi arriva una telefonata da parte della collega, che coordina la sezione in ospedale della scuola in cui lavoro. Mi propone di insegnare tedesco ad un ragazzino malato. Io rimango sorpreso e, ammetto, pure un po’ preoccupato. Non avevo voglia di entrare in un ospedale, quasi che l’entrata in un luogo del genere facesse rinascere il profondo dolore. Non sapevo assolutamente, come fosse la scuola lì. Mi immaginavo delle lezioni all’interno dei reparti ospedalieri. Pongo molte domande alla collega, con la paura di trovarmi di fronte ad un alunno con il volto e il corpo straziati dalla sofferenza fisica. La mia collega dissipa molta parte dei miei dubbi e mi convinco. O forse sono quasi convinto. Parto per la mia prima mattina nella scuola ospedale e cerco di non pensare troppo a quello che mi sta accadere. Esco dalla città, dopo essere uscito dall’autostrada e risalgo il dolce pendio di una collina baciata dal sole. Mi sembra di stare andando ad una gita. Entro nell’ospedale, gremito da folle veloci e lente. Al centralino dell’ospedale faccio chiamare la mia collega, la quale arriva e mi da il benvenuto, accompagnandomi al piano della scuola, dove non ci sono reparti ospedalieri, proprio per fare “staccare la spina” ai pazienti. L’ospedale nel quale si trova la scuola è dedicato a pazienti con lesioni del midollo spinale e il mio alunno è stato vittima di un grave incidente stradale, finendo in coma ed essendo operato un’infinità di volte. La mia collega è una persona accogliente e tranquillizzante e, quando arriva il mio alunno, mi accorgo che anche lui è così. Facciamo conoscenza, inizio a spiegare tedesco con la sicurezza di sempre e il mio alunno mi segue, mostrando passione e dandomi serenità. Finisce la lezione, il ragazzo se ne va, con qualche rammarico, perché avrebbe voluto continuare, ma anche con un po’ di dispiacere mio, perché mi fa sentire bene. Emana delle vibrazioni positive, che cerco di ritrovare nella natura splendidamente primaverile che circonda quell’ospedale, dove ha sede la scuola. Attorno al tavolo a cui stiamo seduti ci sono altri alunni e professori, che spiegano un sacco di materie: scienze, italiano, inglese,… Ogni tanto penso che forse anche gli altri insegnanti provano sensazioni simili alle mie. e penso che sia vero. Esiste ancora chi vive questo mestiere con sentimento. Altrimenti non lo farebbero, almeno molti di loro. Penso che garantire il diritto allo studio di chi sta soffrendo sia una ricchezza infinita e sia la riprova che la scuola pubblica, nonostante tutto, è ancora un’ancora di salvezza per la nostra società. Durante e dopo le lezioni mi godo le sensazioni, la sensazione di giovamento estremo che mi porta il rapporto con un ragazzo come lui. Penso che stia crescendo la sua conoscenza del tedesco, ma penso che, soprattutto, la mia anima sia beneficata da lui. Credo di avere assistito a delle lezioni, chiamiamole di resilienza, chiamiamole di vita. Ho assistito a delle lezioni di forza di vita e spero di essere stato almeno un buon allievo, almeno di avere la sufficienza, di non essere stato rimandato a settembre. Martedì scorso è stata l’ultima lezione, lui mi ha raccontato che da 7 mesi sta in ospedale e che vorrebbe presto ritornare a casa propria, molto lontano da quell’ospedale. Io gli ho fatto gli auguri e l’ho ringraziato per il giovamento che ho tratto da quelle lezioni. Si sta proprio bene con te, mi sono trovato veramente bene. Tu sei veramente una persona positiva. Lui mi ha ringraziato e mi ha detto, bisogna essere sempre positivi. Io ho sorriso, per tanti motivi, sicuramente, il primo è che sono stato fortunato ad avere un insegnante di vita come lui. Ha insegnato più lui a me di quanto io abbia insegnato a lui. Ho ringraziato anche la mia collega, per l’opportunità che mi ha detto. Ho sbloccato un po’ la mia timidezza, la mia ritrosia ad esprimere tutto quello che provo. Perché era giusto così, perché è stato bello così. W la vita! (Non avrei mai creduto che stare in un ospedale avrebbe potuto anche essere bellissimo)

Rimini Wellness

Oggi ho accompagnato delle classi della scuola in cui lavoro a Rimini Wellness. Sono stato scelto, in quanto appassionato di fitness. Sono contento che si scoprano altri lati di me. è stata una giornata iperstimolante. Sono molto eccitato, perché mi sono allenato tanto, ho ballato zumba, etc. Volevo scrivere solo questo, senza voli pindarici. Sono felice, oggi è stata una giornata guadagnata. Passo e chiudo.

Sempre lui

Sono sempre stato così, dovevo solo scoprirlo. Sono il ragazzo timido dall’aria gentile, che tira fuori personalità e tanta. Sono il ragazzo insicuro che sa imporsi, ma imporsi con stile. Sono il ragazzo di cui si può innamorare la bella, bella moralmente e non solo. Mi mando a quel paese e faccio autocritica, forse troppa, a volte, ma poi ragiono e vedo che qualcosa ho dato e qualcosa ho da dire. Ho ancora voglia di guardarmi attorno e sento che c’è ancora da fare. Volevo solo autorassicurarmi.

Baci.

M.

300

Avere 300 follower è un traguardo. è un altro traguardo nella vita di questo blog. questo è un luogo vivo, a volte silenzioso, a volte con delle nuvole, a volte con degli spiragli di luce, a volte con luce piena. Il ringraziamento nei vostri confronti non è mai un ringraziamento vacuo, è la conferma di un patto di fiducia che abbiamo stretto o che stiamo stringendo. Il tempo è importante e non va sprecato. Il fatto che voi mi dedichiate almeno qualche secondo del proprio tempo è un onore ed è una responsabilità. Cerco di guardarmi dentro alla ricerca di me o qualcosa di simile, per tirare fuori qualcosa che ci unisce, qualcosa che vi porta, quando siete in treno, quando siete in autobus o in fila alle poste, quando siete a casa, a leggere queste righe, a guardare le foto o pochi filmati. è un blog in cui la parola continua a prevalere, anche la parola dilatata e argomentata vince. Ci vuole concentrazione, attenzione e a volte anche qualche minuto del vostro tempo per entrare nella mia casa, nella nostra casa. Un momento per altri momenti, un’ora per scrivere, quando sono contento o un po’ meno, un momento che cambia il vostro tempo. Insomma, grazie per esserci.