Mese: agosto 2014

amico invadente e simpatico 57

ogni anno che passa, mi accorgo di stare diventando sempre più viaggiatore. Ho bisogno di cambiare, ho bisogno di evolvere. Forse, per questo motivo, ho scelto, come uno dei mie lavori, un lavoro indipendente. Non amo i riti, li odio sempre di più, forse per questo motivo detesto i consigli di classe, in particolar modo, quelli a cui partecipa la suora inquietante.

Viaggiare produce suoni e immagini. il Giappone è una terra che è anche nota per i suoi creativi. Molti di noi sono cresciuti con Mila e Shiro, Occhi di Gatto, Ciao Sabrina e le canzoni di Cristina d’Avena. Io ho semprre preferito Walt Disney, Hanna e Barbera e i Simpson, ma, sopratutto negli ultimi 10 anni ho provato a riguardare qualcuno dei cartoni animati che, da piccolo, guardavo più distrattamente, come Holly e Benji. Molto spesso ho riso, pensando alla concezione che avevano del calcio i giapponesi. Vi ricordate quanto duravano le partite in Holly e Benji? Vi ricordate che Mark Landers, Holly e gli altri avevano 13 anni e sembrava che ne avessero 30? E che nesssuno aveva gli occhi a mandorla? Il tiro della tigre? La catapulta infernale?

Un giorno, quando i miei piedi sembravano già due dipinti di Picasso, per quanto erano pieni di vesciche e ferite, ho deciso di andare in un centro commerciale, nella zona di Nakano, intitolato Nakano Broadway. Ho preso la metro, il quartiere è bruttino, infatti ho scattato pochissime foto. Entro e trovo un sacco di negozi pieni di soprammobili, statuette, poster e quant’altro, legato ai manga. Ho trovato l’incantevole Creamy, magnifica. Ho guardato quanto costava la statuetta, alta 6-7 cm, circa 15 euro. Mi sono ben guardato dal comprarla, però mi sono fatto delle risate. Ho trovato Oliver Hutton, anche, un poster, 7X10 cm, 15 euro. non l’ho comprato, però mi sono divertito. Ho rivisto un po’ della mia infanzia, e anche le stelle, a causa del dolore ai piedi, grazie al quale zoppicavo vistosamente.

Sono andato in un pub, ho bevuto due birre ghiacciate, che bene si adattavano all’aria condizionata polare. Ho riposato i piedi, soprattutto. I titolari mi hanno chiesto da dove venivo e mi hanno fatto un sacco di domande sull’Italia, da cui sono affascinati. Quanto amore per l’Italia, nonostante tutto.  E non sono stati i soli, anche quando sono andato a comperare il saké (doveroso in Giappone), il venditore è stato felicissimo di sapere che provenivo dall’Italia.

Alla sera torno in albergo, cerco un oggetto nella mia borsa e trovo delle vecchie fotocopie di tedesco, che risalgono al periodo della suora inquietante. Mi viene da ridere, le ho già utilizzate. Finiscono in un cestino giapponese.

Non trovo solo quelle, trovo un ritratto, ripiegato e nascosto in un angolo. è un ritratto fatto a pennarello, con tratto un po’ infantile. Ritrae un omone robusto, con meno capelli dei miei e una dedica “Per il miglior insegnante di tedesco di tutti”. Ho sorriso e l’ho riposto accuratamente nella borsa. La scuola mi insegue.

Però il dolore ai piedi mi è passato, almeno per ora.