Month: febbraio 2022

Sentimenti tra Russia e Ucraina

https://contropiano.org/news/internazionale-news/2022/02/27/anne-morelli-sulla-propaganda-di-guerra-in-ucraina-0146971

Per l’esame di quinta elementare scelsi di fare la ricerca, tra i paesi europei, sull’Urss. Un professore di italiano eccellente mi fece scoprire la bellezza di Dostoevskij. Lessi l’idiota, i fratelli Karamazov, le notti bianche,…

Ho visitato molte volte la Russia, ma anche l’Ucraina. Capisco l’ucraino, ma non lo parlo. Sono laureato in russo e amante della cultura russa. Sono stato in Ucraina dieci anni fa e ho sempre parlato russo, tutti mi hanno risposto in russo, tranne due persone. Sono due paesi di culture vicine, che hanno tanto, troppo in comune. Da 8 anni i popoli delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk vengono massacrati dai “gentiluomini” che sono al governo ucraino. Ho amici che abitano in quelle repubbliche, anche. Dopo 8 anni di massacri, Putin decide di intervenire in massa, ovviamente il primo motivo è scongiurare l’entrata dell’Ucraina nella Nato, per non trovarsi missili sotto casa. Ricordiamo che i gentiluomini al governo ucraino sono spalleggiati dalle squadracce naziste del battaglione Azov e Praviy Sektor.

La guerra è sempre morte e distruzione, ma i media e i principali partiti italiani si scordano volutamente della tragedia del Donbass e considerano solo il popolo ucraino, unicamente per colpire il governo russo, non asservito all’occidente. Non sono un sostenitore di Putin, ci tengo a ribadirlo. Che schifo la guerra. W il mondo slavo!

Leggetevi anche questo articolo, va…

https://contropiano.org/news/internazionale-news/2022/02/27/il-separatismo-in-ucraina-e-la-mina-bolscevica-di-putin-0146985

Lei è uno dei migliori Prof in assoluto!

Partiamo dal fatto che sono uno abituato a farmi domande, continuiamo con il fatto che sono un tipo insicuro, anche se una tizia con la voce strana, qualche anno fa, pensava che io mi dessi delle arie. A volte sono troppo insicuro. Mi sembra sempre strano, quando mi fanno i complimenti. Non sono mai certo di meritarli.

Qualche giorno fa una ragazzina di seconda liceo mi ha definito: “uno dei migliori prof in assoluto”. Sono sempre stato abituato ad avere i piedi per terra.

A lavorare porto la mia gioia, la mia passione, la voglia di divertirmi mentre lavoro, lo faccio sempre e i ragazzi se ne accorgono.

Alcuni giorni fa una mia collega mi incrocia, davanti all’aula di una classe in comune. Mi dice: “i ragazzi hanno un entusiasmo appassionato per il tedesco”.

Viva la vita.

Prof, lei è uno di noi

Il giorno 27 di febbraio riprendo a scrivere questo post, con in mano un bicchiere di gin. è notte, fuori c’è 1 grado. Perché lo scrivo? Boh.

Torniamo a Monaco di Baviera, dove siamo in Gita. L’albergo nel quale alloggiamo è penoso, cadente come il cibo che mangiamo, ma chi se ne frega! I ragazzi sono magnifici, come i miei colleghi. Sento l’affetto, sento che è nato qualcosa. Abbiamo viaggiato in pullman, attraverso 3 nazioni, tra chiacchiere, più o meno serie e confidenze divertenti. Ci sono 3 classi in gita assieme, una sola delle quali è una classe in cui insegno. Poco importa che io non conosca molti dei ragazzi, prendiamo confidenza, scherziamo insieme tutti, come se ci conoscessimo da tempo. Il mattino dopo ci risvegliamo stanchi, pronti a ripartire per Praga. Fa un gran freddo, abbiamo tutti i visi stanchi, ma sorridenti. Lasciamo l’albergo orrido e arriviamo, dopo alcune ore, a Praga.

è bello questo albergo, è accogliente. Le giornate trascorrono, tra visite alla città e partecipazione ad una fiera studentesca, per alunni degli istituti tecnici. Facciamo colazione, pranzo e cena assieme, lasciando anche molta libertà ai ragazzi, di andare in giro per Praga per gli affari loro. Gli alunni non se ne approfittano mai, rispettando tutte le indicazioni che diamo loro, come, ad esempio, l’orario in cui ci dobbiamo rincontrare. Sanno usare la libertà che diamo loro, senza abusarne, perché sono ragazzi saggi,, educati, pieni di senso della misura. Sono ragazzi normali, come ce ne sono tanti, rendendo patetici i luoghi comuni che tanti sputano sugli adolescenti.

I miei occhi si perdono nella bellezza del panorama dal Ponte Carlo, così come nel vedere Praga di notte dalla barca sulla quale siamo, sento che questa bellezza mi sta salvando, sento che questa bellezza mi tiene agganciato alla vita. Ma non solo quella bellezza. C’è la bellezza dei miei colleghi, c’è il sorriso sincero di quei ragazzi, felici di vederci, felici di vedermi e di parlarmi, di stupirsi con me per la bellezza della cattedrale di San Vito e di scherzare su vari argomenti, sempre senza esagerare e sempre con tanto buon gusto. Li vedo fin dalla mattina e sento il loro calore, che mi fa pensare, un giorno di quelli: “sembra quasi una famiglia”, che mi tiene agganciato alla vita, dopo tutto quello che era successo, pochi mesi prima. Un ragazzo, che avevo conosciuto in quei giorni, mi dice: “sa prof, perché lei è così amato dai ragazzi? Perché lei sa capire le nostre esigenze, lei è uno di noi”. Mi viene in mente quello che aveva detto un ragazzino, ai tempi della suora inquietante. “Lei non è un prof come gli altri. Lei è uno di noi”. Il tempo che ho trascorso in questo mondo non mi ha reso vecchio, mi ha dato la possibilità di fare esperienze, di conoscere cose, di gioire tanto e di soffrire anche, anche se non tanto. Il tempo che sto trascorrendo su questa terra non mi ha reso più vecchio, forse più maturo, anche se non sempre, forse più consapevole. Non ha cambiato il mio spirito giocoso, la mia voglia di ridere, non mi ha tolto leggerezza. Mi sento un adolescente, tante volte, per la voglia di vita e la sete di esperienze che non mi mancano. Forse è vero che sono uno di loro?

Gli elogi mi stupiscono sempre, sono abituato a non vantarmi, forse sono un po’ troppo insicuro. Quello che è certo è che non mi sono mai sentito su un piedistallo, non ho mai portato in giro il mio monumento, anche se una con la voce strana, qualche anno fa, mi aveva accusato di darmi delle arie.

Quando torniamo a casa, una delle due classi che ho conosciuto in Repubblica Ceca, chiede a me di fare la foto di classe con loro. Addirittura, tutti vogliono farmi la dedica, come hanno fatto già nelle mie classi. L’altra classe va a reclamare ufficialmente, chiedendo di avere me come insegnante di tedesco. W la vita.

Saluti.

Baci.

Uno di noi, uno di loro

Fa bene scappare, almeno per un po’. Giova andarsene, quando vieni colpito, dalla vita e da certe persone. Giova, anche se solo per un po’. avevo accettato di accompagnare in gita quella classe, quella terza ragioneria, dopo che il mio collega me lo aveva preannunciato, prima che entrassero i rappresentanti degli alunni, con “vedrai che ti chiederanno di andare in gita, li hai conquistati” e la ragazzina carina, con i capelli rossicci e la frangetta me lo aveva chiesto: “ci accompagna lei in gita, vero?”. Avevo accettato ed era ottobre, avevo accettato e non avrei mai potuto prevedere i problemi di salute che avrei avuto, gli svenimenti, le costole rotte, il dolore fisico e psicologico, troppo grande per una persona fragile come me.

Quando chiesi alla dottoressa se fosse giusto accompagnare gli alunni, con i problemi, non gravissimi, che avevo avuto, lei mi rispose convintamente di sì. Aveva fatto bene. Sono partito in una mattinata di marzo gelida e coperta di neve, anche se era quasi primavera. Siamo partiti in un alba incerta e siamo arrivati a Monaco di Baviera, la prima tappa del nostro viaggio. Cadevano fazzoletti di neve sulla Marienplatz, mentre io cercavo di spiegare, nel minor tempo possibile, la bellezza di Monaco. Lasciamo liberi i ragazzi di andare a fare due passi per Monaco. Io e i miei colleghi andiamo a fare shopping, acquistiamo maglietta e pantaloncini del Bayern Monaco e a berci una cioccolata calda. Fa freddo, ma chi se ne frega? Le chiacchiere amene in quel caffè riscaldavano il cuore.

Da un po’ di tempo meditavo di scrivere questo post. Ora è giunto il momento, in questa fine febbraio., Non so perchè.

Saluti.

Baci.

Solidarietà al professor Tomaso Montanari

Sono stato a scuola di Antifascismo. I miei insegnanti sono stati, prima di tutto, i miei nonni. Hanno subito quell’avventura orribile, grottesca. I fascisti minacciavano di tremende vendette chi aveva la fodera delle tasche fuori dai pantaloni. Era considerata una critica al regime, avere la fodera fuori dai pantaloni. Magari era solo distrazione. I fascisti costrinsero un malcapitato a strapparsi il garofano all’occhiello, a buttarlo per terra e calpestarlo. era considerato comunismo.

Sabato scorso stavo andando a comprare il giornale e ho visto, con orrore, il simbolo orrendo della fiamma tricolore. Ho avuto un moto di disgusto e di orrore. Mi sono sentito disturbato, insultato e attaccato, nel vedere, nella mia città, medaglia d’oro della Resistenza, quell’immagine lugubre. Ho i geni dell’antifascismo, ben radicati, meno male.

Per questo, per tutte queste ragioni, solidarietà al prof. Tomaso Montanari, vittima di questa gentaglia.

Sapere di essere umano/2

Ancora qualcosa, ancora un appiglio, per rimanere umano mi serve. Mi emoziono e mi rallegro nel vedere le giornate che si allungano, il tramonto che ritarda il suo arrivo, anche se non amo troppo l’estate. Fa troppo caldo in estate.

Amo il sole gentile di questi periodi.

Meno male che provo ancora sensazioni belle, la gioia delle cose semplici.

M.

Sapere di essere umano

Abbiamo bisogno di sicurezze. Avevo bisogno di rendermi conto della mia umanità, almeno di un pezzetto di essa. Mi sono emozionato ancora per il giorno che dura di più, mi sono rallegrato, perché, dopo tanti mesi, ho potuto togliermi il cappotto e camminare felice nel sole, verso la trattoria dove pranzo ogni martedì, solo soletto. Mi emoziono guardando le albe.

Bene così. Forse.

A presto.

M.