Month: giugno 2015

Saramago

ho bisogno di vuoto, perché ho avuto il pieno. ho bisogno di vuoto, perché sono egoista. ho bisogno di vuoto, perché trascorro tanti mesi, tante ore, a darmi. do le mie parole, do il mio atteggiamento, il mio modo di fare simpatico e un po’ timido. Consegno me stesso a delle persone, delle persone che hanno 1 1-12, 14-15, 16 o 17 anni. Sono voraci di vita, di parole, di sorrisi e di gentilezza. Ho dei modi civili, dei modi garbati, sembro quasi un milordino. Non sono altero, anche se qualche persona superficiale così mi considera. Mi chiedo a volte: che cosa rimane di me? Rimane la mia voglia di vita. Mi chiedo cosa vuol dire essere comunista. e penso di esserlo dentro. amo la vita, amo la cultura, ho una disciplina che nasce dall’amore. Uno dei miei pochi amori è l’amore per quello che faccio, o forse per quello che sono. Sono tante cose, sono una persona piena, sono un mondo. però mi sento un po’ solo. Vorrei avere un minimo comune denominatore, vorrei un partito. Sento il bisogno di cultura, il bisogno di vita di ragazze e ragazzi. Cerco di dare loro me stesso. Ma vorrei un partito comunista.

Bisogna che Egli cresca, e che io diminuisca

«La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice».
José Saramago

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il medico -pensieri interrotti

credevo che quella ragazza avesse bisogno del medico, per risanare la propria vita. credevo di essere un medico, zeppo di buone intenzioni e di buona volontà. forse sono un medico. quella ragazza viveva, vive e vivrà in un mondo in cui la bugia regna. non sono capace di dire bugie. preferisco tacere. sono stato egoista. la vita è la sua, deve viverla come pare a lei.

ora faccio fatica a pensare e metto questa musica: Nuvole bianche di Ludovico Einaudi e Paolo Fresu

Un guanto (forse ho già messo questo post)

Un guanto precipitò Da una mano desiderata
A toccare il pavimento del mondo in una pista affollata.
Un gentiluomo, un infedele lo seguì Con lo sguardo.
E stava quasi per raggiungerlo, ma già Troppo in ritardo,
E stava quasi per raggiungerlo, ma troppo in ritardo.
Era scomparsa quella mano e tutta la compagnia
E chissà Se era mai esistita.
Era scomparsa quella mano e restava la nostalgia
E il guanto e la sua padrona scivolavano via
E il guanto e la sua padrona pattinavano via.
Sotto un albero senza fiori si struggeva l’amore amato.
Il guanto era a pochi passi, irraggiungibile e consumato.
In quella grande tempesta d’erba, non era estate, né Primavera.
E non sembrava nemmeno autunno perché  L’inverno non esisteva.
E non sembrava nemmeno autunno perché L’inverno non esisteva.
Quando un uomo da una piccola barca con un mezzo marinaio
Vide qualcosa biancheggiare.
Un uomo da una piccola barca, sporgendosi sul mare:
Era il guanto che rischiava di annegare,
Era il guanto che rischiava di affondare.
Fu un trionfo di conghiglie, un omaggio di fiori
Per il guanto restituito alla banalità Dei cuori,
Ad una spiaggia senza sabbia, a una passione intravista
Ad una gabbia senza chiave, ad una stanza senza vista,
Ad una gabbia senza chiave, ad una vita senza vista.
E intanto milioni di rose rifluivano sul bagnasciuga.
E chissà Se si può Capire.
Che milioni di rose non profumano mica
Se non sono I tuoi fiori a fiorire,
Se I tuoi occhi non mi fanno pi? Dormire.

Era la notte di quel brutto giorno, I guanti erano sconfinati,
Come l’incubo di un assassino o I desideri dei condannati.
Dietro al guanto maggiore la luna era crescente
E piccoli guanti risalivano la corrente
E piccoli guanti risalivano la corrente.
Fino al Capo dei sogni e alla riva
Del letto dell’innocente che dormiva.
Un mostro sconosciuto osservava non osservato
Sopra a un tavolo il guanto incriminato
Sopra al tavolo un guanto immacolato.

E il guanto fu rapito in una notte d’inchiostro
Da quel mistero chiamato amore
Da quell’amore che sembrava un mostro.
Inutilmente due nude mani si protesero a trattenerlo.
Il guanto era già Nascosto dove nessuno può Più Vederlo,
Il guanto era già Lontano quanto nessuno può Più Saperlo.
Oltre la pista di pattinaggio e le passioni al dì Di festa
E le onde di tutti I mari.
E il trionfo nella tempesta e le rose nella schiuma.
Il guanto era volato più Alto della luna.
Il guanto era volato più  Leggero di una piuma.

Oltre il luogo e all’azione e al tempo consentito,
E all’amore e le sue pene.
Il guanto si era già Posato in quel quadro infinito
Dove Psiche e Cupido governano insieme
Dove Psiche e Cupido sorridono insieme.

anche io sono stato rapito da quel mistero chiamato amore, anche io mi sento come quel guanto. vorrei non uscire mai da questa condizione, anche se, a volte mi sento stupido. Perdonatemi se sono patetico. ciao

Neruda – Canto General

Al mio Partito

“Mi hai dato la fraternitá verso chi non conosco.
Mi hai aggiunto la forza di tutti quelli che vivono
Mi hai ridato la patria come in una nascita.
Mi hai dato la libertá che non ha il solitario.
Mi hai insegnato ad accendere la bontá come il fuoco.
Mi hai dato la rettitudine che necessita l’albero.
Mi hai insegnato a vedere l’unitá e la differenza degli uomini
Mi hai mostrato come il dolore di un essere é morto della vittoria di tutti.
Mi hai insegnato a dormire nei letti duri dei miei fratelli
Mi hai fatto costruire sulla realtá come su una roccia.
Mi hai fatto avversario del malvagio e muro del frenetico.
Mi hai fatto vedere la chiarezza del mondo e la possibilitá dell’allegria.
Mi hai fatto indistruttibile perché con te non finisco in me stesso.”
(Pablo Neruda, Al mio Partito)

non trovo la versione originale, scusate. ho troppo sonno