Visioni dentro

Il cielo plumbeo a Passo del Lupo

Il cielo plumbeo è una promessa mantenuta di un poco di fresco. Non ci si può lamentare, si sta meglio che in città. Per lo meno si respira un po’, un pochino però. Siamo a 1500 metri abbondanti. Questi discorsi sono da comari da ballatoio, me ne rendo conto, ma la temperatura inclemente stronca la volontà e anche i neuroni.

Non sono mai salito su una seggiovia, credo che si chiami così e non ci salirei mai, per tutto l’oro del mondo. Soffrirei pure di vertigini, salendo lì sopra, Mi fa paura solo a vederla, Però salgo sugli aerei, senza problemi. Ieri notte ho dormito malissimo ed ho avuto un mal di testa atroce, per colpa del caldo. Avevo la pressione sotto i tacchi e santa RedBull mi ha aiutato almeno un po’.

Basta lamentarmi.

a presto

M.

Un ragazzo cittadino e uno che abita in collina

Il cielo si arrossa, sta facendosi sera, in una giornata, in cui il sole ha picchiato, violento e spietato. Con la mia automobile piccola e dignitosa, una modesta utilitaria, ho scalato il delicato pendio che dalla statale porta alla sua casa abbarbicata sulla collina. è una sera di estate, sto andando a prendere una persona speciale, un amico, che è un pezzo di famiglia. Ho già parlato di lui in altri post, mesi fa. Provo sempre la sensazione, sicuramente abnorme, di essere una specie di eroe, quando mi arrampico su per quella modesta collina, quando l’asfalto lascia il posto allo sterrato e ad una curva a gomito, mentre i rami degli alberi assistono, sbilenchi come soldati pigri e un po’ avvinazzati, al mio passaggio. La mia piccola vettura si fa largo per quella strada, con il non troppo celato timore di incontrare un’altra auto in senso inverso, anche se qui non passa mai nessuno, tranne un’auto alcune settimane fa. Io sono un fifone, lo sono sempre stato. Sono un cittadino, abituato alle mollezze della vita. Sono anche prudente, non ho mai causato danni, anche se ho fatto queste salite molte volte, da quando ho avuto la fortuna di conoscere quella persona.

Un segnale stradale è uno dei pochi testimoni dell’esistenza della località, che ha il nome di Fontana, dove abita il mio amico e ci sono tre/quattro case al massimo, che sembrano spesso disabitate, anche se non lo sono. Ci sono prati, alcuni dei quali tosati, altri in preda al disordine. Ma è anche bello spezzare la monotonia di villette, industrie e trattorie tradizionali, anche buone. La casa del mio amico racconta di tempi passati, molto passati, di sasso, su tre piani. Per andare in bagno lui deve uscire di casa e scendere le scale, all’aperto, per giungere al bagno, che si trova in un piccolo ambiente, attiguo alla cantina. Di inverno e d’estate, con la pioggia e la neve, con il sole e il freddo. A lui piace così. Sua madre ha la camera al secondo piano e il bagno attiguo alla camera. Tutte le volte che vado da lui, penso che non vivrei mai lì. Io sono un cittadino, non abituato alle asprezze della collina, come lui.

Ci incontriamo, ci abbracciamo e siamo felici. Vado in retromarcia verso lo spiazzo sterrato e mi dirigo verso la discesa, quando il tramonto cattura la mia attenzione. Fermo l’auto e scendo con il mio cellulare. Tanto non passa nessuno, forse. Faccio la foto e le colline rosseggianti dominano la scena, mentre alcune fronde fanno capolino da destra e in basso. I pendii sono dolci, un misto di marrone, grigio e verde scuro. è bello. Mi piace.

Memoriale della Shoah a Milano (Grazie ai miei nonni, per aver contribuito al mio antifascismo)

Andateci, andateci per vedere i treni, in cui venivano stipati i deportati, per vedere le testimonianze delle leggi razziali, come, ad esempio, le lettere di licenziamento ai dipendenti ebrei, scritte con linguaggio freddo e burocratico. Andateci per vedere la scritta, che c’è all’entrata. (Voluta, mi pare, dalla senatrice Liliana Segre, la quale benissimo ha fatto ad invitare Chiara Ferragni a visitare questo luogo).

P.S. Grazie ai miei nonni, per aver contribuito al mio antifascismo

Prepotenza dell’estate al Parco del Valentino (Torino)

Una delle mie passioni, la fotografia…. Ogni tanto ci riprovo. L’unico modo in cui posso accettare la prepotenza dell’estate sono questi colori vividi, questo verde e questo giallo forti, assieme a questo blu esagerato. Sembrano terre lontane, ma siamo in una città, in una città dormiente e un po’ stordita, da questa stagione che non amo, per me, molto spesso, foriera di tristezze e demotivazione.

Borgo Medievale

Fontana dei mesi (XIX secolo)