Tacere

Da quando ho iniziato a scrivere, non avevo nemmeno 6 anni, ho avuto chiara una cosa. Bisogna tacere, bisogna togliere. Mia nonna diceva sempre, quando vi chiedono qualcosa, parlate delle patate che avete mangiato. Bisogna parlare solo alle pochissime persone delle quali ci si fida per davvero, o forse a nessuno. Bisogna scrivere senza sbrodolare, scrivere non in modo ridondante. i grandi scrittori non scrivono enciclopedie, non parlano dei massimi sistemi. I grandi scrittori raccontano vicende apparentemente piccole, minori, e le fanno diventare grandi, perché parlano di tutti noi, parlano anche dopo secoli. Bisogna ascoltare, bisogna tacere, perché ogni parola che usi potrebbe essere usata contro di te, anche da chi, apparentemente ha uno sguardo benevolo. Non bisogna mettersi in piazza, nemmeno quando si crede di scherzare, perché bisogna prevedere le conseguenze. è difficile mantenere tutti questi proponimenti, difficilissimo. Perché questa connessione tra parlare e scrivere? Perché seguono regole simili di comunicazione: il troppo rovina sempre. Tutte le volte che riesco a tacere, per me è una vittoria.

Sto scrivendo frasi giustapposte alla meglio, forse la punteggiatura, la sintassi e la grammatica non saranno nemmeno perfette, ma penso che voglio scrivere per me stesso e non per il prossimo. Scrivo per parlare a me stesso, scrivo perché mi piace anche stare da solo, anzi, forse preferisco star da solo che in compagnia di certa gente, la maggior parte della gente.

Faccio due lavori nei quali si maneggiano le parole: nel primo caso maneggio le parole che altri hanno scritto e le trasferisco in un’altra lingua. Nel secondo caso racconto delle idee e dei concetti a delle persone, le quali, a volte hanno voglia di ascoltare, altre volte non ne hanno nessuna voglia. Lo stipendio è scarso, il lavoro è faticoso, è più faticoso il secondo del primo, ma penso lo stesso che ne valga la pena, anche se. ogni tanto mi chiedo perché.

17 comments

  1. Mi piacerebbe molto leggere “qualcosa” tradotto da lei, magari poterlo leggere anche in lingua originale e confrontare. Ammiro molto i traduttori. Mi sembra possano soffrire o godere, dipende dai punti di vista, di una solitudine molto particolare. Non so spiegarlo bene…ma è un atto d’amore tradurre, è dedizione. Qualche anno fa ebbi il piacere di vedere il video di un incontro con Wislawa Szymborska cui era presente anche il suo traduttore ufficiale. Mi commosse vedere l’intimità che scorreva fra loro, e la delicatezza…davvero sì la delicatezza tattile con cui il suo traduttore ( non ne ricordo il nome, mi scuso) raccontava della scelta delle parole, del lavoro di ricerca, interiore prima che del significato, di quelle che fra le tante potessero accostare lievemente alle parole originali, come una piccola barca ad una stretta riva di fragilissima sabbia, accostare, senza sollevare nemmeno la più piccola onda. Mi piacerebbe davvero molto leggere una sua traduzione..

    1. beh, molte grazie. questa è una mia traduzione, assieme all’originale
      171Amo gli accampamenti nomadi, Il fischio del falò e il nitrito dei puledri,
      Sotto la luna172 gli alberi come spettri E il cadere delle foglie simile al ferro.
      Amo del disabitato capanno del cimitero 5
      La terrificante comodità, Il suono lontano del cucchiaio con le crocette, Nel cui intaglio vivono i giuramenti. L‟aurora è come il silenzio, il crepuscolo come l‟armonica,
      Il fumo dell‟essiccatoio173, la canapa nelle rugiade … 10 Si meraviglieranno i lontani posteri Per il mio sconfinato “amo”.
      171 Di seguito ecco il testo originale della poesia: Я люблю цыганские кочевья, Свист костра и ржанье жеребят, Под луной как призраки деревья И ночной железный листопад. Я люблю кладбищенской сторожки Нежилой, пугающий уют, Дальний звон и с крестиками ложки, В чьей резьбе заклятия живут. Зорькой тишь, гармонику в потемки, Дым овина, в росах коноплю … Подивятся дальние потомки Моему безбрежному “люблю”. Что до них? Улыбчивые очи Ловят сказки теми и лучей… Я люблю остожья, грай сорочий, Близь и дали, рощу и ручей. 1914
      Cfr. http://www.litera.ru/stixiya/poets.html – k:17 172 Lett. “luna notturna”. 173 Veniva usato per i covoni.
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      Cosa interesserà a loro? Quelle favole dei raggi di luce
      Afferreranno occhi sorridenti … Io amo tutto ciò che spunta al crepuscolo, il grido delle gazze ladre, 15 Vicinanza e lontananza, il boschetto e il ruscello.

      1. Oh…non avevo considerato che potesse tradurre da una lingua per me incomprensibile. È russo? Conosco una sola poesia in russo, di Marina Cvetaeva tradotta e letta da una bellissima signora bolognese nonché traduttrice eccellente. Può ascoltarla qui

        il suo link invece non riesco ad aprirlo…può aiutarmi per favore?

  2. Sì, la prego, mi farebbe molto piacere. Dato che è così gentile, mi permetto di osare: mi piacerebbe molto capire com’è tradurre dal russo. Non conosco questa lingua: come sono i vocaboli? Li immagino diversi da quelli della lingua italiana, più…compressi, nel senso meno sinonimi, e una maggiore difficoltà a trovare il corrispondente in italiano.. Intanto vado ad incontrare Kljuev..ne ignoravo l’esistenza, wikipedia andrà benissimo per cominciare.

    1. http://rivistapaginazero.wordpress.com/2007/03/21/nikolaj-kljuev-il-regno-dellizba/

      il russo è una lingua con mille sfumature. contano molto i prefissi, i quali modificano, anche di molto, il significato della parola alla quale sono attaccati. i verbi di moto hanno molte sfumature, a seconda del tipo di movimento. La lingua di Kliuev, è composita, zeppa di termini arcaici, del linguaggio settario e dell’antico slavo ecclesiastico.
      1 DALL’INIZIO AL 1918:
      L’IDILLIO CON LA NATURA
      1.1 LA FUNZIONE DEL POETA
      1.1.1 1905: RODINA HEIMAT VATERLAND IN “DOVE SIETE IMPETI BOLLENTI” IL CONTESTO STORICO-LETTERARIO
      Il ventesimo secolo è iniziato nel 19053: forse questa affermazione potrà sembrare assurda, ma i fatti ne comprovano la validità. Dal 1905, in Russia, ma non solo, si sono verificati degli avvenimenti storici tali da modificare radicalmente gli equilibri di potere che vi erano allora in Europa e, che fino a quel momento, parevano inattaccabili. Le monarchie erano saldissime, le più importanti dinastie di Europa erano strettamente imparentate tra loro e, anche la dinastia dei Romanov, nonostante la nascita di un erede al trono emofiliaco, pareva tale. In verità, dal 1902, qualcosa stava cambiando. Nelle campagne erano scoppiate rivolte, ben 670, e, nelle città, erano stati organizzati i primi scioperi per protestare contro l’assolutismo dello zar e, per il miglioramento delle condizioni economiche degli operai e dei contadini. La risposta dello zar era consistita o, in una feroce repressione, o, nell’infiltrazione all’interno del movimento operaio e contadino, con la creazione, ad esempio di organizzazioni come la Società di mutuo soccorso, da parte di Zubatov, capo dell’Ochrana di Mosca, la polizia segreta zarista. Intanto nel 1903, viene sancita, al congresso del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, la storica divisione tra bolscevichi e menscevichi. Veniamo al 1905: l’anno inizia con la capitolazione della flotta russa a Port Arthur, di fronte ai giapponesi, questa capitolazione è la diretta conseguenza di
      3 Per approfondire il panorama storico dell‟epoca cfr. Bouchard, Gagliardi, Polo (a cura di):1993,1-13.
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      una disastrosa politica imperialista, ma non è finita qui. Le manifestazioni di protesta si estendono. Il 9 gennaio 1905 è la domenica di sangue, un‟imponente manifestazione di popolo viene violentemente repressa da esercito e polizia. La lotta contro la ribellione avviene anche nelle campagne. Non bisogna mai dimenticare che la Russia è un paese scarsamente urbanizzato. Lo zar incarica Stolypin, che è un‟importante uomo di stato, di elaborare una riforma agraria che dovrebbe stemperare le tensioni che si stanno accendendo in quegli anni. Questa riforma scardina il sistema dell‟обшина, per incentivare la piccola proprietà contadina. Ai contadini viene assicurato sostegno economico dalle istituzioni: essi possono portare avanti le loro attività e migliorare le loro attrezzature. Questa riforma parcellizza il mondo contadino e, oltretutto, non ottiene gli effetti sperati. L‟ala sinistra della Duma si oppone, compresi i rivoluzionari. Il contesto letterario russo a cavallo tra i due secoli vede due correnti principali, il neorealismo, che ha tra i maggiori interpreti Nekrassov, che rappresenta la realtà sociale, e il simbolismo, che si stacca dal mondo terreno per raggiungere la perfezione formale e che ha, tra gli interpreti più significativi, Solov‟ev e Ivanov. A questi tumulti partecipa anche Kljuev, che viene arrestato per avere tentato di sollevare i contadini. Il poeta viene dal mondo delle sette, dalla campagna. Nel 1904, a 17 anni, ha pubblicato la sua prima raccolta e, l‟anno successivo, viene data alle stampe la sua raccolta intitolata Народным Кружком . E‟ definito un poeta neo-contadino4 anche se, questa definizione è spesso discussa, perché viene ritenuta limitante, rispetto alla portata e al peso culturale che avranno in seguito poeti come Esenin e Kljuev. Questa poesia descrive la visione che ha Kljuev del momento storico che sta vivendo: è una visione messianica che mette insieme la religione e il culto delle sette. Questa poesia, che si divide in quattro strofe di quattro versi ciascuna, ha una struttura metrica che presenta rime alternate. La divisione in parti che si può operare è abbastanza intuitiva: ho diviso infatti la poesia in due parti uguali: la prima, che è composta dalla prima e dalla seconda strofa, e la seconda, che è composta dalla terza e dalla quarta strofa. La prima parte è caratterizzata dai due interrogativi retorici che vengono posti da Kljuev, che si rivolge ai sentimenti ed ai rivoluzionari, invitandoli ad agire; la seconda parte è complementare, nel senso che aggiunge elementi ai due interrogativi
      4 Il primo ad utilizzare la definizione di “neo contadino” è stato Lvov-Rogačevskij in Поэзия новой россий. Поэты полей и городских окраин Передал 1919 стр. 43
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      retorici che vengono posti. Kljuev vuole sottolineare l’urgenza dell’azione da parte dei rivoluzionari, spiegando la situazione drammatica della Russia.
      Per sottolineare l’urgenza e l’importanza del momento Kljuev utilizza al primo verso di ognuna delle due strofe un’anafora, ripetendo l’espressione гдебы…. Il “protagonista” della prima strofa è il fuoco, la passione, l’ardore. Il vocabolario che usa Kljuev è tutto di questo tipo: egli fa appello ai sentimenti e al vitalismo rivoluzionario utilizzando espressioni come порывые кипyчие, чувств безграничный просtор5 ecc., ecc. Gli animi si devono sollevare contro la violenza dello zar nei confronti del popolo. Questa strofa costituisce una tappa importante nel processo di avvicinamento verso gli avvenimenti che stanno accadendo in Russia, che non verranno mai esplicitamente menzionati, ma che diverranno d’ora in poi, sempre più presenti. Infatti nella seconda strofa K. si rivolge ai combattenti, ai rivoluzionari e, anche questa volta, usa un vocabolario particolare, che sottolinea la semplicità, intesa in senso positivo, cioè come purezza d’animo, e il coraggio di queste persone, spesso anonime, poco conosciute, come ad esempio Il compagno rappresentato nell’omonima poesia di Esenin, ma che combattono per la loro patria,родина. Questo termine ha assunto diverse accezioni nel corso dei secoli e ha ancora oggi differenti accezioni a seconda delle varie culture. Dal punto di vista linguistico il termine è originato da род: questa radice ha dato vita a termini come родители, родной брат e родной язык. Esso si differenzia notevolmente dal concetto di патриот in quanto il primo, родина, è legato etimologicamente e culturalmente al concetto germanico di Vaterland e a quello di Blut und Boden, che potremmo tradurre con sangue e terra. La terra è personificata, è genitrice perché è divina, così come lo era stata nella mitologia greca al tempo delle divinità materne, ricordiamo Gea. Bisogna citare anche, a tale proposito, il concetto di МAT‟-CYPA-ZEMLJA, che è traducibile come madre-umida-terra e che rappresenta una delle basi del settarismo. E‟ interessante notare anche il dualismo che vi è anche nella lingua tedesca, in questo caso tra Heimat e Vaterland6 . Se osserviamo le principali lingue europee non notiamo questo tipo di dualismo: è presente l‟equivalente inglese di Vaterland,
      5 Le due espressioni significano, rispettivamente, impeti bollenti e vastità sconfinate dei sentimenti.
      6 Cfr. http://www.gemeinsamlernen.de/laufend/heimat/h310.htm.
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      Fatherland, ma non l‟equivalente di Heimat. In Francia è presente unicamente il termine patrie così come in italiano vi è il termine patria. E‟ opportuno sottolineare che l‟accezione prevalente di questo termine è sempre stata conservatrice ed escludente. La patria è stata considerata come un‟identità che unisce determinati individui, sulla base della comune lingua e/o della comune appartenenza territoriale. La Rivoluzione francese ha visto nascere il concetto moderno di nazione e una nozione diversa di nazionalismo. Questa volta il nazionalismo è visto in senso progressivo (questa visione inizia con la Rivoluzione francese) e i rivoluzionari vengono descritti come brillanti stelle, come a voler riprodurre quel dualismo tra cielo e terra che è un concetto tipico del settarismo. Le funzioni dei rivoluzionari sono così importanti che questi vengono definiti cantori: si deve ricordare che la figura del cantore ha sempre svolto il ruolo di divulgatore di notizie, in questo caso i rivoluzionari non si limitano a divulgare, ma sono gli artefici del loro destino e di quello del popolo народ7, una parola che può significare sia popolo che nazione e che rimanda alla spiegazione dell’uso della parola родинаche viene fatta alcune righe più indietro. I termini summenzionati sono l’anello di congiunzione della prima parte con la seconda e costituiscono il punto nodale della poesia.
      La seconda parte vuole costituire un complemento alla domanda che viene posta nella prima e si apre con la PERSONIFICAZIONE della patria, che attende i rivoluzionari come un giorno splendido (свемлого, da свет, luce: vedremo come la terminologia legata alla luce, al fuoco, alle tinte forti ricorra molto all’interno della poesia). Possiamo notare ancora una volta il legame con il settarismo: la patria viene personificata. Ancora una volta Kljuev sottolinea la sanguinosa repressione che lo zar sta compiendo contro il movimento rivoluzionario, con l’espressione coperta di sangue, come nel verso 4. Nel verso successivo c’è subito un’immagine che contrasta, l’immagine dell’oscurità dell’inferno, anche se, ricordiamo, esso è molto spesso caratterizzato dal fuoco. Il fuoco ha, in questo caso, una funzione catartica e lo possiamo vedere al verso 12. Viene nuovamente personificata la patria e si sottolinea, mediante un‟anafora con il verso 10, il fatto che essa attenda, per di più ansiosa il fuoco. La funzione catartica del fuoco viene
      7 Questo duplice significato è presente anche in altre lingue slave, come, ad esempio, il ceco.
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      sottolineata nel verso 13, che apre l’ultima strofa. Questa volta il soggetto è il fuoco, al quale viene attribuita la stessa importanza della patria e dei rivoluzionari che sono i soggetti delle altre strofe. Questa volta K. usa l’immagine della FIACCOLA DELLA LIBERTÀ, che, in questo caso, è intesa come libertà di parola e di espressione, ma anche come libertà dal bisogno, se solo si pensa alle condizioni economiche che vi erano a quel tempo in Russia. La terra russa CHIAMA, CON VOCE SUADENTE e questo rimanda al dualismo tra cielo e terra di cui si fa menzione anche in altre parti dell’analisi. L’ultimo verso è un saggio di storia russa: l’espressione un popolo che tutto sopporta non potrebbe essere migliore spiegazione di quello che è successo nei secoli passati. La Russia ha dovuto sopportare il servaggio della gleba fino al 1861, uno sviluppo industriale ritardato, un’assolutismo tra i più lunghi nella storia: questo verso è la motivazione principale della domanda che viene posta nelle prime due strofe. La rivoluzione è avvertita come una necessità, anche se bisognerà aspettare fino al 1917, per ottenere il successo. In ogni caso dal 1905 molto è cambiato.
      Il percorso “politico” di Kljuev non sarà un percorso tradizionale: egli vedeva l‟insurrezione in maniera “religiosa”, cosa che contrastava con la visione leninista, ma che era scarsamente compatibile anche con l’ideologia di altri partiti come i socialisti-rivoluzionari che avevano un maggior radicamento nelle campagne, al contrario dei bolscevichi. Di lì a poco si formeranno i primi Soviet, che costituivano un contropotere rivoluzionario rispetto alla Duma, assemblea che veniva concessa dallo zar nella quale gli operai e i contadini erano sottorappresentati. In quegli anni si formarono tre dume, che fallirono miseramente. Kljuev è considerato un poeta “neo-contadino”: assieme ad Esenin, Klyčkov, Širjaevič, con il quale intreccerà una lunga corrispondenza, Mariengof e Orešin: essi vivono questa esperienza con molto coinvolgimento e passione. Si presentano alle feste calzando i LAPTI, le tipiche calzature contadine fatte di floema, sono orgogliosi di provenire dalla provincia, dalla campagna. Non si lagnano delle sofferenze, ma le considerano un mezzo per fortificarsi. La poetica di Kljuev è anche legata a quella degli immaginisti, per l’uso frequente di immagini che egli compie per spiegare il suo pensiero, ma anche a quella dei simbolisti. Egli intreccerà il suo destino anche con Alexander Blok. In quegli anni
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      le varie Dume, che vengono concesse dallo zar falliscono clamorosamente, a causa della loro inettitudine e della corruzione che permea sempre di più il regime. Nella seconda Duma la maggioranza è dei riformisti, anche se i bolscevichi hanno ben 65 deputati. Stolypin ha molte difficoltà nel far passare la sua riforma, i bolscevichi chiedono la municipalizzazione della terra, per poterla distribuire equamente ai contadini. In Siberia, la terra di Kljuev, dal 1907 al 1914 vengono trasferiti centinaia di migliaia di contadini.
      Dove siete impeti bollenti,125
      Vastità sconfinate dei sentimenti, Ardenti parole di maledizione, Condanna sdegnata della violenza?
      Dove siete semplici candidi126, 5 Coraggiosi lottatori con spirito, Brillanti stelle della patria, Cantori del destino popolare? La patria, coperta di sangue, Vi aspetta, come un giorno splendido, 10 Avvolta in un’oscurità infernale Aspetta ansiosa il fuoco!
      Questo fuoco purificatore
      125 Di seguito la versione originale della poesia: Где вы, порывы кипучие, Чувств безграничный простор, Речи проклятия жгучие, Гневный насилью укор? Где вы, невинные, чистые, Смелые духом борцы, Родины звезды лучистые, Доли народной певцы? Родина, кровью облитая, Ждет вас, как светлого дня, Тьмою кромешной покрытая, Ждет – не дождется огня! Этот огонь очистительный Факел свободы зажжет Голос земли убедительный – Всевыносящий народ. 1905
      Cfr. http://www.litera.ru/stixiya/poets.html – k:25. 126 Lett. “ingenui”.
      140
      Accende la fiaccola della libertà La voce suadente della terra – 15 Un popolo che tutto sopporta

      1. Grazie! Ora sì che posso incontrarlo! E grazie per le informazioni sulla lingua, esattamente il contrario di come la immaginavo. Il materiale che ha riportato è parte di una tesi, vero? Credo di averla trovata in rete…è lei l’autore? Vabbé, divento indiscreta, mi perdoni. Grazie…leggerò tutto e aspetto le sue traduzioni.

      2. l’articolo citato non è il mio. io ho lavorato molto su Kljuev. ecco qua un altro esempio
        149La primavera ha smesso di brillare… Come fa patire dolcemente, L‟anima quando diventa sobria, quando seppellisce l‟amore. Il campo di erba di steppa impenetrabile-liberamente, E il filo infuocato del rosseggiare del tramonto. E le grigie isbe con la misera cappella, 5
        Umili abeti, erbacce e del lino
        Di misteriosa severa, inflessibile mestizia – “Per sempre”, “Perdono”, – come il cuore, sono pieni.
        O madre-patria, per quali sentieri
        Al figlio infelice indichi di andare: 10 Misurare l‟audacia da bandito con i nemici,
        O inchinarsi come un timido filo d‟erba lungo il cammino?
        149 Di seguito ecco la versione originale della poesia: Весна отсияла … Как сладостно больно, Душой отрезвялся, любовь схоронить. Ковыльное поле дремуче-раздольно, И рядна заката огнистая нить. И серые избы с часовней убогой, Понурные ели, бурьяны и льны Суровым безвестьем, печалию строгой – “Навеки”, “Прощаю”, – как сердце, полны. О матерь-отчизна, какими тропами Бездольному сыну укажешь пойти: Разбойную ль удаль померить с врагами, Иль робкой былинкой кивать при пути? Былинка поблекнет, и удаль обманет, Умчится, как буря, надежды губя, – Пусть ветром нагорным душа моя станет Пророческой сказкой баюкать тебя. Баюкать безмолвье и бури лелеять, В степи непогожей шуметь ковылем, На спящие села прохладою веять, И в окна стучаться дозорным крылом. 1911

        le traduzioni sono le mie

  3. È un testo bellissimo…anche se non riesco a leggerlo correttamente, per via dell’impaginazione dei commenti. Ad esempio, perché impenetrabile è seguito da liberamente, separati da un trattino? ha un valore nel testo o è legato al copiaincolla? Sì…scritto di seguito non mi permette di sentire le pause. provo a trascriverlo: è corretto se considero le iniziali maiuscole come indicatori dei capoversi?

      1. Il trattino sottolinea la parola. Nella poesia di Kljuev ogni parola è un mondo, importante di per sé.
        Stelle di montagna come rugiada.129130 Chi sta la‟ nel prato celeste
        Ad affilare131 le azzurre falci, A piegare arco dietro arco? La luna è tenera come il giglio 5 Sottile, come il profilo di un volto. Il mondo è così immenso da non potersi abbracciare con lo sguardo.
        L‟altezza è profonda e immensa132.
        Gloria al miracolo immortale133, Alle perle, che abbelliscono l‟arco, 10
        129 E‟ da notare, in K., l‟utilizzo delle maiuscole all‟inizio di ogni verso. 130 Si legga nel seguito la versione originale russa: Горние звезды как росы. Кто там в небесном лугу Точит лазурные косы, Гнет за дугою дугу? Месяц, как лилия, нежен, Тонок, как профиль лица. Мир неоглядно безбрежен. Высь глубока без конца. Слава нетленному чуду, Перлам, украсившим свод, Скоро к голодному люду Пламенный вестник придет. К зрячим нещадно суровый, Милостив к падшим в ночи, Горе кующим оковы, Взявшим от царства ключи. Будьте ж душой непреклонны Все, кому свет не погас, Ткут золотые хитоны Звездные руки для вас. 1908
        Cfr. http://www.litera.ru/stixiya/poets.html – k:3 131 Lett. “che affila”. 132 Lett. “senza fine”. 133 Letteralmente “che non diventa cenere”.
        144
        Presto alla folla affamata L‟ardente messaggero arriverà.
        Sarà severamente spietato verso coloro che sanno vedere134
        E avrà misericordia per i caduti nelle tenebre135136,
        Il dolore che forgia le manette 15
        Per coloro che hanno preso le chiavi dello zarstvo137.
        Siate nell‟anima intransigenti
        Per tutti, a cui la luce non si spense
        Tessono chitoni138 dorati
        Le mani di Dio139 per voi. 20 1908
        134 Lett. “che vedono”. 135 Letteralmente “nella notte”. 136 Cfr. “per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell‟ombra della morte” Cfr. Luca 1,79. 137 E‟ il nome dell‟impero russo. 138 Chitone (greco Chiton genitivo Chitonos) Nell‟antica Grecia, tunica stretta in vita da una cintola, e costituita da una tela di forma oblunga che si avvolgeva attorno al corpo in modo da lasciare un‟apertura per il braccio mentre i due capi venivano fissati sulle spalle con fermaglio e bottone. Cfr. Il nuovo Zingarelli, dizionario della lingua italiana:1983. 139 Letteralmente “stellari”.
        145
        Io ero magnifico e alato140
        Nella residenza del dio padre, E l‟aroma dei pozzi del paradiso Era per me cibo delizioso. Della santa patria privato 5
        La mia natura è mutata,141 Preferisco il risuonare degli abeti
        140 Di seguito si legga la versione originale di questa poesia: Я был прекрасен и крылат В богоотеческом жилище, И райских кринов аромат Мне был усладою и пищей. Блаженной родины лишен И человеком ставший ныне, Люблю я сосен перезвон Молитвословящий пустыне. Лишь одного недостает Душе в подветренной юдоли,- Чтоб нив просторы, лоно вод Не оглашались стоном боли, Чтоб не стремил на брата брат Враждою вспыхнувшие взгляды, И ширь полей, как вертоград, Цвела для мира и отрады. И чтоб похитить человек Венец Создателя не тщился, За то, отверженный навек, Я песнокрылия лишился. (1911)
        Cfr. http://www.litera.ru/stixiya/poets.html – k:8 141 Lett. “l‟uomo che sono diventato ora”
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        Al deserto che recita le preghiere. Una sola cosa manca All‟anima nel destino sottovento – 10 Affinché dei campi di cereali, del grembo di acque Non risuoni l‟annuncio con gemito di dolore,
        Affinché non divampino
        Da fratello a fratello142 sguardi nemici E la distesa dei campi, come una città colma di letizia 15
        Prosperi143 per la pace e la gioia.
        E che non si azzardi l‟essere umano
        A privare il Creatore dell‟aureola, Perché, per secoli reietto, Io, per questo, delle canzoni alate rimasi privo. 20 1911
        142 Si noti che con il termine брат si chiamavano tra di loro i settari. Questo termine ha una connotazione religiosa: si considerino, ad esempio, le congregazioni monastiche. I bolscevichi, e in generale, tutti gli appartenenti a partiti o gruppi di sinistra, si definiscono Товарищ. E‟ da notare che l‟introduzione di questo termine, per definire gli appartenenti allo stesso gruppo, non sia prerogativa dei Bolscevichi. La comunità di Fra Dolcino, nel „400, aveva introdotto questa definizione. 143 Lett. “fiorisca”.
        147
        144Nei giorni di settembre intessuti d‟oro
        Il margine della pineta somiglia al papert145 Gli abeti pregano, emanando fumo di incenso, Sulla tua piccola isba deserta. Il vento – guardiano nasconde 5 Le tracce dell‟antichità con il fogliame frusciante Spalanca la bellezza del pizzo dei pini, Guizza dietro il folto delle betulle! Io riconosco l‟orlo del fazzoletto da testa, La vocina con andatura leggera … 10
        I pini chiacchierano per le tenebre e la prigione,
        144 Di seguito ecco il testo originale della poesia: В златотканные дни сентября Мнится папертью бора опушка. Сосны молятся, ладан куря, Над твоей опустелой избушкой. Ветер-сторож следы старины Заметает листвой шелестящей. Распахни узорочье сосны, Промелькни за березовой чащей! Я узнаю косынки кайму, Голосок с легковейной походкой … Сосны шепчут про мрак и тюрьму, Про мерцание звезд за решеткой, Про бубенчик в жестоком пути, Про седые бурятские дали … Мир вам, сосны, вы думы мои, Как родимая мать, разгадали! В поминальные дни сентября Вы сыновнюю тайну узнайте И о той, что погибла любя, Небесам и земле передайте. 1911
        Cfr. http://www.litera.ru/stixiya/poets.html – k:3 145 папертè una zona posta all‟ingresso delle chiese ortodosse, che può essere coperta, dove i mendicanti chiedono l‟elemosina.
        148
        Per il baluginare delle stelle dietro le inferriate,
        Per il campanello146 nel difficile viaggio,
        Per le grigie lontananze della Buriatia147… Pace a voi, pini, voi, i miei pensieri, 15 Come madre genitrice, comprendete!
        Nei giorni di settembre commemorativi148
        Rivelate il segreto ai figli Anche di colei, che amando muore, Al cielo e alla terra riferite.

      2. Grazie! Bellissima…questa:

        Nei giorni di settembre intessuti d’oro
        Il margine della pineta somiglia al papert
        Gli abeti pregano, emanando fumo di incenso,
        Sulla tua piccola isba deserta.
        Il vento – guardiano nasconde
        Le tracce dell‟antichità con il fogliame frusciante
        Spalanca la bellezza del pizzo dei pini,
        Guizza dietro il folto delle betulle!
        Io riconosco l‟orlo del fazzoletto da testa,
        La vocina con andatura leggera …
        I pini chiacchierano per le tenebre e la prigione,
        Per il baluginare delle stelle dietro le inferriate,
        Per il campanello nel difficile viaggio,
        Per le grigie lontananze della Buriatia…
        Pace a voi, pini, voi, i miei pensieri,
        Come madre genitrice, comprendete!
        Nei giorni di settembre commemorativi
        Rivelate il segreto ai figli
        Anche di colei, che amando muore,
        Al cielo e alla terra riferite.

        “Spalanca la bellezza del pizzo dei pini, “…mamma mia…che visione…deve essere impressionante tradurre un verso così, vederselo comparire sotto gli occhi mentre lo si traduce.
        Chi è “colei che amando muore”?
        Ho cercato di leggere il trattino fra “vento” e “guardiano” come una pausa, per cercare di sottolineare la parola, come ha detto lei. Molto bello letto così.

      3. 1.1.4 IL POETA COME ANTI-PROMETEO: “IO ERO MAGNIFICO E ALATO”. DIFFERENZE TRA LE SETTE E LEGAMI CON IL PENSIERO DI MAX WEBER.
        Il 1911 precede di qualche anno lo scoppio della prima guerra mondiale e ne porta i segni premonitori. Dal punto di vista letterario sono presenti in quegli anni le correnti dell‟acmeismo, che si propone di poetizzare la vita quotidiana e che ha tra i suoi massimi esponenti Anna Achmatova e Lev Gumilev, il realismo che affonda le sue basi nel secolo precedente e che è direttamente collegato all‟impegno sociale, ha tra i maggiori esponenti Maksim Gorkij e il futurismo, che si propone un ribaltamento dei canoni letterari vigenti a quel tempo e che ha, tra i principali rappresentanti, Vladimir Majakovskij. Sia il realismo che il futurismo sono movimenti che hanno un respiro europeo. Sono da ricordare il verismo italiano, il naturalismo tedesco, rappresentato da Hauptmann e il futurismo italiano. In quell‟anno Kljuev si sposta frequentando Mosca e San Pietroburgo, dopo avere vissuto sempre in campagna. Continua la corrispondenza con Blok, al quale dedica la sua prima raccolta significativa di poesia, Сосен Перезвон, che esce in quell‟anno. Un‟opera molto importante legata al mondo settario, Il colombo d‟argento, di Andrej Belyi, è uscita nel 1909. Altri scrittori, legati a quel mondo, come Dobroljubov e Semenov, pubblicano in quel periodo. Anche in questa poesia possiamo rintracciare dei procedimenti tipici del poeta come l‟utilizzo della rima alternata e di versi abbastanza regolari. Questa poesia è, come la prossima che viene analizzata, un inno alla natura. Si tratta anche di una poesia poetologica, perché esprime la nuova funzione che riveste K.. Possiamo proporre
        26
        una divisione in due parti: dal verso 1 al verso 8 il poeta descrive se stesso, espone la sua concezione della vita che è caratterizzata da un legame religioso, ma che è anche gioioso, con la natura; nella seconda parte, dal verso 9 al verso 20 il poeta spiega la sua nuova funzione, che non è la funzione che i poeti rivestono di solito.
        La poesia si apre in modo descrittivo e con l‟utilizzo del passato. Egli si descrive con una coppia di aggettivi, di cui uno superlativo. Egli era magnifico e alato: spiega dunque una sua condizione passata, prolungata nel tempo. Abbiamo scelto di tradurre con l‟imperfetto per sottolineare questa condizione. La sua magnificenza è una condizione spirituale, ma anche una concezione di poetica magniloquente e con un rispetto rigoroso della forma24. Il secondo aggettivo che egli usa per definirsi, alato, chiarisce il primo ed ha un ulteriore motivo di interesse, perché viene ripreso verso la fine della poesia. Nel secondo verso la descrizione è arricchita da un riferimento spaziale: K. si riferisce alla residenza del dio padre. Non è un caso che il poeta utilizzi l‟espressione dio padre: EGLI VUOLE MARCARE IL SIGNIFICATO DELLA FUNZIONE PATERNA DI DIO. Si tratta di un procedimento abbastanza desueto per Kljuev che si concentra di più sulla funzione materna del divino. Anche l‟espressione dio padre25 che utilizza K. è un espressione tipica della religiosità cristiana e di altre forme di culto. L‟espressione residenza del Dio padre è largamente utilizzata nella letteratura e nella religione. Nella residenza del Dio padre egli può godere dell‟aroma dei pozzi del paradiso. Vediamo dunque l‟unione della sfera sensoriale con un luogo ultraterreno, un luogo dello spirito che qui acquista una connotazione del tutto concreta. Questa connotazione è diversa rispetto a quella della religiosità tradizionale, anche se è molto presente in altre forme di culto antiche e moderne26.Questa felice condizione che vive il poeta subisce un brusco mutamento. Egli viene privato di questa santa patria. E‟ significativa l‟espressione “santa patria” perché unisce due concetti differenti. La patria richiama un luogo ben definito, con il quale ci si
        24 In quegli anni operava in Europa la corrente dell‟Estetismo che aveva in Italia come suo massimo esponente Gabriele d‟Annunzio e in Germania Stefan George e il suo George Kreis. Questa corrente propugnava l‟assoluta fedeltà alla forma. Si tratta della famosa concezione dell‟”art pour l‟art”. 25 Il magistero papale ha sempre preferito porre l‟accento sulla funzione paterna di Dio.
        26 Si consideri ad esempio il paradiso musulmano, dove ogni uomo morto, combattendo “gli infedeli”, avrebbe a disposizione 25 vergini (Urì) oltre ad ogni sorta di delizie. Un altro paradiso
        27
        identifica in modo più o meno acceso. E‟ un termine che viene molto utilizzato nella letteratura e nella politica27 e che è già stato utilizzato da K. L‟espressione santa è un espressione tipicamente religiosa e, unita a patria, le conferisce un significato peculiare. La santa patria potrebbe essere oltre che la chiesa intesa come luogo fisico anche come il mondo delle sette religiose che è la patria di Kljuev. A questo punto l‟interrogativo sorge spontaneo: da chi è stato privato K.? Con ogni probabilità il poeta si riferisce al regime zarista contro cui combatte. Egli è privato della sua santa patria, ma nessuno può togliergli quel luogo sacro che è per lui la natura. Kljuev si sente cambiato. La traduzione scelta è stata: la mia natura umana è mutata. Questa comprensione ci conferma che, in questa poesia, si tratta anche della nuova funzione del poeta. L‟altro tema di fondamentale importanza è il suo rapporto con la natura. E‟ stato scritto, qualche riga prima, che il suo rapporto con la natura è religioso e colmo di letizia. Troviamo un‟espressione di fondamentale importanza nell‟opera di questo poeta: preferisco il risuonare degli abeti28. Vengono nominati gli abeti che sono largamente presenti nella poesia kljueviana. Vengono associati alla sfera sensoriale, in questo caso a quella dell‟udito. Nella realtà gli abeti possono emettere suoni solo in presenza di vento, ma non ci dobbiamo mai scordare l‟idea che ha K. della natura. K. sente il risuonare degli abeti interiormente, spiritualmente. Preferisce il risuonare negli abeti al deserto, che recita le preghiere.29 E‟ da notare anche il concetto di СЛОВО, CHE QUI È INTESO COME LOGOS, parola divina. Egli trova la concentrazione adatta per compiere le sue riflessioni nel suo ambiente, l‟ambiente siberiano dove è nato. Egli cita il deserto30 perché è, tradizionalmente, il luogo degli eremiti. Egli descrive se stesso in una situazione di solitudine che è la sola mediante la quale può entrare perfettamente in contatto con l‟essenza spirituale della natura. Possiamo sostenere che Kljuev pratica una religiosità animistica, nel senso che conferisce un anima a oggetti e
        molto concreto è il Walhalla germanico. Possiamo però rintracciare la descrizione di un paradiso molto “concreto” nell‟Antico Testamento. 27 Cfr. Dove siete impeti bollenti p.. 28 Si ricordi l‟omonimo libro di K., nel quale egli parla dei suoi incontri con uomini dell‟alta cultura e sottolinea la sua appartenenza al popolo. Cfr. Etkind:1998,292. 29 Abbiamo scelto questa traduzione, “che recita le preghiere” che, se da un lato non rende certamente giustizia alle intenzioni poetiche di K., dall‟altro si impone come scelta quasi obbligata essendo il russo una lingua maggiormente flessibile dell‟italiano perché contiene molte più parole composte. 30 Per citare un riferimento biblico si pensi, ad esempio, al periodo trascorso da Gesù nel deserto prima di iniziare la sua predicazione.
        28
        piante. Questi due versi costituiscono la transizione a quella che ho individuato come la seconda parte di questa poesia.
        La seconda parte di questa poesia ha causato maggiori problemi di interpretazione: essa, infatti, inizia con un periodo piuttosto complicato. La proposta che viene offerta si presta a numerose possibilità di discussione. Il poeta scrive che una sola cosa manca all‟anima. E‟ notevole l‟aspetto simbolico che ha l‟espressione che qui viene tradotta come destino sottovento e l‟utilizzo di un procedimento già presente in Kljuev, permesso dalla struttura del verbo nella lingua russa. Abbiamo un verbo composto da una negazione e da un verbo al grado positivo. Questi due versi introducono una serie di anafore, procedimento ripetutamente utilizzato da K., ma anche da tantissimi altri poeti perché permette di sottolineare le proprie idee. Che cosa vuole sottolineare il poeta? Egli anticipa al verso 9 due elementi della natura, i campi di grano e il grembo di acque. Si tratta di due simboli di vita universali. Sono anche universalmente considerati come simboli di fertilità, dunque di qualcosa di positivo, di gioioso. Abbiamo anche deciso di proporre l‟espressione grembo di acque, perché ci sembra richiami alla memoria l‟immagine materna, presente in modo ricorrente nella produzione kljueviana. Kljuev asserisce nel verso successivo che dei campi di grano e del grembo di acque non deve risuonare l‟annuncio con gemito di dolore. Abbiamo voluto tradurre in questo modo, perché ci sembra che sia compresa meglio l‟importanza solenne che conferisce K. alla natura. K. utilizza nuovamente una negazione per affermare con forza la sua visione della natura. Nei versi 13 e 14 il poeta sceglie di nuovo lo stesso procedimento spostandosi verso l‟uomo, invocando l‟amore tra gli uomini. Abbiamo tradotto l‟espressione kljueviana con fratello perché ci sembra che oltre ad essere la traduzione letterale rispetti bene anche l‟equivalenza connotativa con la religione cristiana nella quale questo termine ha una valenza molto importante. Tra fratello e fratello non devono divampare sguardi nemici: K. conferisce importanza agli occhi, allo sguardo31 che è in grado di comunicare, a volte anche molto efficacemente. Notiamo un‟altra espressione metaforica molto forte che sottolinea efficacemente le idee di K.. Nei
        31 Per approfondire l‟importanza che ha per K. la sfera sensoriale e, in questo caso, la vista, cfr. l‟analisi precedente.
        29
        versi 15 e 16 il poeta cita per un altra volta i campi, utilizzando una similitudine, e questa volta utilizza la proposizione finale per esprimere un auspicio, senza adoperare la negazione. Klujev paragona i campi ad una città colma di letizia. L‟aggettivo che egli usa è interessante perché esprime il concetto di verticalità unito a quello di rotazione, che è caratteristico di certi riti dei settari russi. Questo concetto ricorre anche in parole come вертолет, che significa “elicottero”. Egli spera che la distesa dei campi prosperi per la pace e per la gioia. Vediamo anche il ritorno della coppia di sostantivi, procedimento già utilizzato al verso 1, ma che, in questo caso, è riferito alla natura. Kljuev espone con maggiore chiarezza la sua Weltanschauung. Nonostante egli sia legato ai Vecchi Credenti egli continua ad attribuire grande importanza alla religione ufficiale. Dal verso 17 al verso 20 egli asserisce: che non si azzardi l‟essere umano a rubare l‟aureola del Creatore. Abbiamo scelto la traduzione aureola perché, a parere nostro, connota in modo maggiormente religioso il verso. Questi versi ci fanno comprendere il “terzo periodo” di K.: egli sarà deluso dal governo bolscevico per i contrasti avuti da esso con le varie forme di religiosità, oltre che per le accuse di omosessualità che egli venivano rivolte. Egli stesso si è azzardato a rubare l‟aureola del Creatore ed è rimasto privo delle canzoni alate che sono, con ogni probabilità le poesie con stile particolarmente curato. Che cosa ha voluto intendere K. utilizzando questa espressione? Una spiegazione plausibile potrebbe essere quella che egli ha preteso troppo dalla sua funzione di poeta, che ora è del tutto cambiata. Anche questa volta K. utilizza una parola composta, come al verso 2 e come capita spesso di vedere nelle sue poesie.
        La lettura e l‟attenta analisi di questa poesia mantengono valide le ipotesi che sono state realizzate all‟inizio di queste analisi. E‟ un inno alla natura e anche una riflessione sul mutamento del ruolo del suo ruolo di poeta. La lettura del libro di Etkind può suggerire al lettore un parallelo con l‟iniziazione. Etkind cita la sua iniziazione come membro degli skopçy. Egli decide dunque di compiere una scelta che cambia in modo determinante la sua vita e non può non cambiare anche il suo modo di fare poesia e la sua attività, ma che è praticata e vista in modo del tutto peculiare. Possiamo anche affermare che la sua attività è politica, perché mira alla crescita della consapevolezza popolare. Il popolo è nelle sette religiose,
        30
        ed è essenziale capire ed agire su questo fenomeno se si desidera cambiare la realtà politica russa. Bonč-Bruevič32 ne è ben conscio e opera una distinzione tra le varie sette religiose, distinguendo tra quelle che si propongono un cambiamento rivoluzionario come i chlysty e gli skopçy, da quelle che aspirano ad ottenere delle riforme, come, ad esempio, gli štundisti, i battisti e i luterani. Il dato comune che hanno queste sette religiose è la comune provenienza germanica e il loro legame con altre sette, come quelle dei mennoniti e degli avventisti. L‟illustre collaboratore di Lenin intravede un legame tra le loro concezioni religiose e lo sviluppo del modo di produzione capitalista che hanno avuto questi paesi dell‟Europa centrale. Nell‟ottocento Engels e Marx hanno studiato il sistema produttivo tedesco e, nel secolo successivo, Max Weber, da un‟altra prospettiva politica, collega il protestantesimo allo sviluppo economico. Etkind33 nota dei legami tra le concezioni di Max Weber e questi settari34. Le culture protestanti, e, in particolar modo quella calvinista, esaltano il successo economico individuale e ne mettono in luce anche il legame con la salvezza divina, mentre le culture slave si fondono su basi millenariste che si concentrano sulla collettività, sul concetto di соборность35.

  4. Fatto. Bellissimo…è pieno di colori…e di piccoli movimenti…è vivo… L’ho trascritto così:

    La primavera ha smesso di brillare…
    Come fa patire dolcemente,
    L‟anima quando diventa sobria, quando seppellisce l‟amore.
    Il campo di erba di steppa impenetrabile-liberamente,
    E il filo infuocato del rosseggiare del tramonto.
    E le grigie isbe con la misera cappella,
    Umili abeti, erbacce e del lino
    Di misteriosa severa, inflessibile mestizia
    – “Per sempre”, “Perdono”, – come il cuore, sono pieni.
    O madre-patria, per quali sentieri
    Al figlio infelice indichi di andare:
    Misurare l‟audacia da bandito con i nemici,
    O inchinarsi come un timido filo d‟erba lungo il cammino?

    non so se è la maniera giusta, ma è meraviglioso letto così. È un sospiro…Grazie per avermi avvicinato a tanta bellezza.

    1. prego…
      143
      Stelle di montagna come rugiada.129130 Chi sta la‟ nel prato celeste
      Ad affilare131 le azzurre falci, A piegare arco dietro arco? La luna è tenera come il giglio 5 Sottile, come il profilo di un volto. Il mondo è così immenso da non potersi abbracciare con lo sguardo.
      L‟altezza è profonda e immensa132.
      Gloria al miracolo immortale133, Alle perle, che abbelliscono l‟arco, 10
      129 E‟ da notare, in K., l‟utilizzo delle maiuscole all‟inizio di ogni verso. 130 Si legga nel seguito la versione originale russa: Горние звезды как росы. Кто там в небесном лугу Точит лазурные косы, Гнет за дугою дугу? Месяц, как лилия, нежен, Тонок, как профиль лица. Мир неоглядно безбрежен. Высь глубока без конца. Слава нетленному чуду, Перлам, украсившим свод, Скоро к голодному люду Пламенный вестник придет. К зрячим нещадно суровый, Милостив к падшим в ночи, Горе кующим оковы, Взявшим от царства ключи. Будьте ж душой непреклонны Все, кому свет не погас, Ткут золотые хитоны Звездные руки для вас. 1908
      Cfr. http://www.litera.ru/stixiya/poets.html – k:3 131 Lett. “che affila”. 132 Lett. “senza fine”. 133 Letteralmente “che non diventa cenere”.
      144
      Presto alla folla affamata L‟ardente messaggero arriverà.
      Sarà severamente spietato verso coloro che sanno vedere134
      E avrà misericordia per i caduti nelle tenebre135136,
      Il dolore che forgia le manette 15
      Per coloro che hanno preso le chiavi dello zarstvo137.
      Siate nell‟anima intransigenti
      Per tutti, a cui la luce non si spense
      Tessono chitoni138 dorati
      Le mani di Dio139 per voi. 20 1908

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