Mese: aprile 2013

decisioni

Mi sento in difficoltà: l’anno scolastico sta per finire e i ragazzi non ne hanno più voglia. Sono un po’ spompato anche io e debbo prendere decisioni su quel che debbo fare. è ancora possibile insegnare qualcosa quando aprile sta per finire? ho qualche dubbio, perché nemmeno la scuola li aiuta. La scuola non insegna la disciplina, non fornisce regole.

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diritti e regole

ieri era il giorno della Liberazione. Ho festeggiato in un luogo storico, pieno di significato, in campagna. Ho ascoltato un famoso giornalista parlare, parlava di diritti e regole. I diritti e le regole sono intimamente legati tra loro e sono legati all’idea di antifascismo. Senza regole, alla base del vivere civile, non ci possono essere diritti. Senza diritto, vince il più forte.

L’anno scolastico sta volgendo al termine, Ho capito e vissuto molto, era giusto così. Ho capito che devo smetterla di essere così come sono, appaio troppo buono e accondiscendente. Gli alunni cercano di mettermi i piedi in testa. Basta essere spontanei.

Leggere e tradurre alla sesta ora di lezione

Oggi fa caldo, la primavera sta arrivando con inusitata prepotenza. Nella città in cui vivo, nella regione in cui vivo, succede sempre così.

Al mercoledì ho lezione con i miei ragazzi di terza superiore alla sesta ora di lezione. Sono stanchi, è normale, hanno trascorso tante ore di lezione a scuola. Sono stanchi, perché sono trascorsi molti mesi da quando è iniziato l’anno scolastico, che sta finendo. A volte sono svogliati, perchè sono ragazzi.

Oggi volevo leggere almeno un testo, un articolo di giornale, dei due che mi ero prefissato. Sarei stato già contento. Invece, la maggior parte dei ragazzi ha seguito e imparato in fretta, consentendomi di leggere approfonditamente tutti e due i testi. Hanno lavorato, non so se per passione per la mia materia, o se perché sto loro simpatico. Hanno prodotto qualcosa. Hanno prodotto cultura, ma, soprattutto, hanno prodotto maturità e consapevolezza. E se questo arriva dal fatto che sto loro simpatico, va bene uguale. Avevano le facce stanche, ma serene, quando sono andati via. Erano sereni, perché, forse, stanno capendo che con lo studio e l’impegno si diventa grandi.

Potrebbe sembrare uno sbrodolamento di luoghi comuni, quello che ho appena scritto, ma non lo è affatto, in una scuola che è come il Titanic, nella quale l’orchestrina suona mentre la nave affonda. Vi voglio bene ragazzi.

Ma ora dovete rottamarci, abbiamo fallito, fatelo per il vostro bene, voi siete il futuro, noi siamo morti. Mandateci a casa, fate la rivoluzione. La rivoluzione dei sorrisi, dello studio e della gioia di stare insieme.