Altre vite

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ALCUNI CENNI DEL PROGRAMMA DELLA LOGGIA SEGRETA

 

La scuola è la base dalla società. Per riuscire a dominare una società servono i partiti politici. Bisogna introdursi all’interno e dominarli. Bisogna dominare la scuola inducendo i giovani alla docile obbedienza. Bisogna ottenere l’obbedienza attraverso la formazione di una struttura che occupi il loro tempo, plasmando le loro menti attraverso anche le attività ricreative. Questa struttura deve essere formata da specialisti della comunicazione che suscitino i sensi di colpa dei ragazzi, al fine di renderli sottomessi. Debbono sentirsi parte di un gruppo e debbono capire che non esiste la vita fuori da questo gruppo. È necessario anche che la loro alimentazione sia orientata al fine di indurre stati di debolezza fisica e psicologica. La struttura è già esistente con il nome di contenzione e commiserazione. Debbono essere abituati a narrazioni elementari, bianco/nero, senza sfumature, perché sono da plasmare. Periodicamente, debbono essere convocati per esercizi spirituali nei quali debbono pronunciare formule semplici per centinaia di volte, trattenendoli anche per alcuni giorni in strutture residenziali, dove debbono vestire una semplice tunica di sacco e vivere in grandi camerate. Debbono invocare dio e il capo della struttura, ripetutamente e ossessivamente. Questa struttura ha bisogno di denaro per vivere e dunque si debbono sollecitare cospicui contributi da parte delle famiglie degli alunni. Questa struttura deve anche ampliarsi per controllare sempre di più i ragazzi di tutto il paese, ottenendo contributi da gruppi finanziari e partiti politici. Coloro i quali sono fuori da detta organizzazione sono dei poverini, da commiserare e condannare.  L’uomo deve sottoporsi all’autorità. Bisogna prestare attenzione anche alla stampa, attraverso la creazione di un gruppo di giornalisti che facciano rispettare le nostre direttive.

 

 

Testo integrale del “piano di rinascita democratica”, della loggia P2, sequestrato a M. Grazia Gelli nel luglio 1982.


PREMESSA
1) L’aggettivo democratico sta a significare che sono esclusi dal presente piano ogni movente od intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema
2) il piano tende invece a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori.
3) Il piano si articola in una sommaria indicazione di obiettivi, nella elaborazione di procedimenti – anche alternativi – di attuazione ed infine nell’elencazione di programmi a breve, medio e lungo termine.
4) Va anche rilevato, per chiarezza, che i programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione successivi al restauro delle istituzioni fondamentali.

OBIETTIVI
1) Nell’ordine vanno indicati:

a) i partiti politici democratici, dal PSI al PRI, dal PSDI alla DC al PLI (con riserva di verificare la Destra Nazionale)
b) la stampa, escludendo ogni operazione editoriale, che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Giorno, Giornale, Stampa, Resto del Carlino, Messaggero, Tempo, Roma, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Giornale di Sicilia, per i quotidiani; e per i periodici: Europeo, Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV va dimenticata.
c) i sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori;
d) il Governo, che va ristrutturato nell’organizzazione ministeriale e nella qualità degli uomini da proporre ai singoli dicasteri;
e) la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi;
f) il Parlamento, la cui efficienza è subordinata al successo dell’operazione sui partiti politici, la stampa e i sindacati.

2) Partiti politici, stampa e sindacati costituiscono oggetto di sollecitazioni possibili sul piano della manovra di tipo economico finanziario.
La disponibilità’ di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo.
Governo, Magistratura e Parlamento rappresentano invece obiettivi successivi, accedibili soltanto dopo il buon esito della prima operazione, anche se le due fasi sono necessariamente destinate a subire intersezioni e interferenze reciproche, come si vedrà in dettaglio in sede di elaborazione dei procedimenti.

3) Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione sono la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati, nonché’ pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità.
Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.

PROCEDIMENTI
1) Nei confronti del mondo politico occorre:

a) selezionare gli uomini – anzitutto – ai quali può essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciascuna rispettiva parte politica (per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli);
b) in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica;
c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti -con i dovuti controlli- a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;
d) in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale.) Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale.
Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.

2) Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominativamente. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente.
Ai giornalisti acquisti dovrà essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d.
In un secondo tempo occorrerà:
a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’agenzia centralizzata;
c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;
d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art. 21 Costit.

3) Per quanto concerne i sindacati, la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell’UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti.
Gli scopi reali da ottenere sono:
a) restaurazione della libertà individuale, nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l’elezione dei consigli di fabbrica, con effettive garanzie di segretezza del voto;
b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quello legittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.
Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell’incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo è da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entità inferiori all’altra ipotesi.

4) Governo Magistratura e Parlamento

a) selezionare gli uomini – anzitutto – ai quali può essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciascuna rispettiva parte politica (Per il PSI, ad esempio Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli);
b) in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica;
c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti – con i dovuti controlli – a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;
d) in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI – PSDI – PRI – Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale.) Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale.
Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà, e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.

2) Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominativamente. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente.
Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d.
In secondo tempo occorrerà:
a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’agenzia centralizzata;
c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;
d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art. 21 Costit.

3) Per quanto concerne i sindacati, la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari della UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti.
Gli scopi reali da ottenere sono:
a) restaurazione della libertà individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l’elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto;
b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quella illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.
Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell’incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo è da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entità inferiore all’altra ipotesi.

4) Governo, Magistratura e Parlamento

E’ evidente che si tratta di obiettivi nei confronti dei quali i procedimenti divengono alternativi in varia misura a seconda delle circostanze .
E’ comunque intuitivo che, ove non si verifichi la favorevole circostanza di cui in prosieguo, i tempi brevi sono – salvo che per la Magistratura – da escludere essendo i procedimenti subordinati allo sviluppo di quelli relativi ai partiti, alla stampa e ai sindacati, con la riserva di una più rapida azione nei confronti del Parlamento ai cui componenti è facile estendere lo stesso modus operandi già previsto per i partiti politici.
Per la Magistratura è da rilevare che esiste già una forza interna (la corrente di magistratura indipendente della Ass. Naz. Mag.) che raggruppa oltre il 40% dei magistrati italiani su posizioni moderate.
E’ sufficiente stabilire un accordo sul piano morale e programmatico ed elaborare un’intesa diretta a concreti aiuti materiali per poter contare su un prezioso strumento, già operativo nell’interno del corpo anche al fine di taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elementi di equilibrio della società e non già di eversione.
Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di un’equipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee “ripresa democratica”, è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti.
In termini di tempo ciò significherebbe la possibilità di ridurre a 6 mesi e anche meno il tempo di intervento, qualora sussista il presupposto della disponibilità dei mezzi finanziari.

PROGRAMMI

Per programmi si intende la scelta, in scala di priorità, delle numerose operazioni in forma di:
a) azioni di comportamento politico ed economico;
b) atti amministrativi (di Governo);
c) atti legislativi; necessari a ribaltare – in concomitanza con quelli descritti in materia di procedimenti – l’attuale tendenza di sfasciamento delle istituzioni e, con essa, alla disottemperanza della Costituzione i cui organi non funzionano più secondo gli schemi originali. Si tratta, in sostanza, di “registrare” – come nella stampa in tricromia – le funzioni di ciascun’istituzione e di ogni organo relativo in modo che i rispettivi confini siano esattamente delimitati e scompaiano le attuali aree di sovrapposizione da cui derivano confusione e indebolimento dello Stato.
A titolo di esempio, si considerano due fenomeni:
1) lo spostamento dei centri di potere reale dal Parlamento ai sindacati ed al Governo ai padronati multinazionali con i correlativi strumenti di azione finanziaria. Sarebbero sufficienti una buona legge sulla programmazione che rivitalizzi il CNEL e una nuova struttura dei Ministeri accompagnate da norme amministrative moderne per restituire ai naturali detentori il potere oggi perduti;
2) l’involuzione subita dalla scuola negli ultimi 10 anni quale risultante di una giusta politica di ampliamento dell’area di istruzione pubblica, non accompagnata però dalla predisposizione di corpi docenti adeguati e preparati nonché’ dalla programmazione dei fabbisogni in tema di occupazione.
Ne è conseguente una forte e pericolosa disoccupazione intellettuale – con gravi deficienze invece nei settori tecnici nonché’ la tendenza a individuare nel titolo di studio il diritto al posto di lavoro. Discende ancora da tale stato di fatto la spinta all’egualitarismo assolto (contro la Costituzione che vuole tutelare il diritto allo studio superiore per i più meritevoli) e, con la delusione del non inserimento, il rifugio nella apatia della droga oppure nell’ideologia dell’eversione anche armata. Il rimedio consiste: nel chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio – posto di lavoro; nel predisporre strutture docenti valide; nel programmare, insieme al fenomeno economico, anche il relativo fabbisogno umano; infine nel restaurare il principio meritocratico imposto dalla Costituzione.
Sotto molti profili, la definizione dei programmi intersecherà temi e notazioni già contenute nel recente Messaggio del Presidente della Repubblica – indubbiamente notevole – quale diagnosi della situazione del Paese, tenendo, però, ad indicare terapie più che a formulare nuove analisi.
Detti programmi possono essere esecutivi – occorrendo – con normativa d’urgenza (decreti legge).
a) Emergenza a breve termine . Il programma urgente comprende, al pari degli altri provvedimenti istituzionali (rivolti cioè a “registrare” le istituzioni) e provvedimenti di indole economico-sociale.
a1) Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono:
– la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati;
– il divieto di nomina sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari;
– la normativa per l’accesso in carriera (esami psicoattitudinali preliminari);
– la modifica delle norme in tema di facoltà libertà provvisoria in presenza dei reati di
eversione – anche tentata – nei confronti dello Stato e della Costituzione, nonché’ di
violazione delle norme sull’ordine pubblico, di rapina a mano armata, di sequestro di
persona e di violenza in generale.
a2) Ordinamento del Governo
1 – legge sulla Presidenza del Consiglio e sui Ministeri (Cost. art. 95) per determinare
competenze e numero (ridotto, con eliminazione o quasi dei Sottosegretari);
2 – legge sulla programmazione globale (Cost. art. 41) incentrata su un Ministero
dell’economia che ingloba le attuali strutture di incentivazione (Cassa Mezz. – PPSS –
Mediocredito Industria – Agricoltura), sul CNEL rivitalizzato quale punto d’incontro delle
forze sociali e sindacali, imprenditoriali e culturali e su procedure d’incontro con il
Parlamento e le Regioni;
3 – riforma dell’amministrazione (Cost. artt. 28 -97 – 98) fondato sulla teoria dell’atto
pubblico non amministrativo, sulla netta separazione della responsabilità’ politica da
quella amministrativa che diviene personale (istituzione dei Segretari Generali di Ministero)
e sulla sostituzione del principio del silenzio-rifiuto con quello del silenzio-consenso;
4 – definizione della riserva di legge nei limiti voluti e richiesti espressamente dalla
Costituzione e individuazione delle aree di normativa secondaria (regolamentare) in ispecie
di quelle regionali che debbono essere obbligatoriamente limitate nell’ambito delle leggi
cornice.
a3) Ordinamento del Parlamento
1) ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR);
2) modifica (già in corso) dei rispettivi Regolamenti per ridare forza al principio del rapporto (Cost. art. 64) fra maggioranza-Governo da un lato, e opposizione, dall’altro, in luogo della attuale tendenza assemblearistica;
3) adozione del principio delle sessioni temporali in funzione di esecuzione del programma
governativo.

b) Provvedimenti economico-sociali
b1) abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione);
b2) adozione di un orario unico nazionale di 7 ore e 30′ effettive (dalle 8,30 alle 17) salvi i
turni necessari per gli impianti a ritmo di 24 ore, obbligatorio per tutte le attività pubbliche e private;
b3) eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti (salvo 2 giugno – Natale
– Capodanno e Ferragosto) da riconcedere in un forfait di 7 giorni aggiuntivi alle ferie annuali di diritto;
b4) obbligo di attuare in ogni azienda ed organo di Stato i turni di festività – anche per
sorteggio – in tutti i periodi dell’anno, sia per annualizzare l’attività dell’industria turistica,
sia per evitare la “sindrome estiva” che blocca le attività produttive;
b5) revisione della riforma tributaria nelle seguenti direzioni:
1 – revisione delle aliquote per i lavoratori dipendenti aggiornandole al tasso di svalutazione 1973-76;
2 – nettizzazione all’origine di tutti gli stipendi e i salari delle P.A. (onde evitare gli enormi
costi delle relative partite di giro);
3 – inasprimento delle aliquote sui redditi professionali e sulle rendite;
4 – abbattimento delle aliquote per donazioni e contributi a fondazioni scientifiche e culturali riconosciute, allo scopo di sollecitare l’autofinanziamento premiando il reinvestimento del profitto;
5 – alleggerimento delle aliquote sui fondi aziendali destinati a riserve, ammortamenti,
investimenti e garanzie, per sollecitare l’autofinanziamento delle aziende produttive;
6 – reciprocità fra Stato e dichiarante nell’obbligo di mutuo acquisto ai valori dichiarati ed
accertati;
b6) abolizione della nominatività dei titoli azionari per ridare fiato al mercato azionario e
sollecitare meglio l’autofinanziamento delle aziende produttive;
b7) eliminazione delle partite di giro fra aziende di Stato ed istituti finanziari di mano pubblica in sede di giro conti reciproci che si risolvono – nel gioco degli interessi – in passività inutili dello stesso Stato;
b8) concessione di forti sgravi fiscali ai capitali stranieri per agevolare il ritorno dei capitali
dall’estero;
b9) costituzione di un fondo nazionale per i servizi sociali (case – ospedali – scuole
– trasporti) da alimentare con:
1 – sovraimposta IVA sui consumi voluttuari (automobili – generi di lusso)
2 – proventi dagli inasprimenti ex b5)4;
3 – finanziamenti e prestiti esteri su programma di spesa;
4 – stanziamenti appositi di bilancio per investimenti;
5 – diminuzione della spesa corrente per parziale pagamento di stipendi statali superiori a
L. 7.000.000 annui con speciali buoni del Tesoro al 9% non commerciabili per due anni.
Tale fondo va destinato a finanziare un programma biennale di spesa per almeno 10.000
miliardi. Le riforme di struttura relative vanno rinviate a dopo che sia stata assicurata la
disponibilità dei fabbricati, essendo ridicolo riformare le gestioni in assenza di validi
strumenti (si ricordino i guasti della riforma sanitaria di alcuni anni or sono che si risolvette
nella creazione di 36.000 nuovi posti di consigliere di amministrazione e nella correlativa
lottizzazione partitica in luogo di creare altri posti letto)
Per quanto concerne la realizzabilità del piano edilizio in presenza della caotica
legislazione esistente, sarà necessaria una legge che imponga alle Regioni programmi
urgenti straordinari con termini brevissimi surrogabili dall’intervento diretto dello Stato; per quanto si riferisce in particolare all’edilizia abitativa, il ricorso al sistema dei comprensori obbligatori sul modello svedese ed al sistema francese dei mutui individuali agevolati sembra il metodo migliore per rilanciare questo settore che è da considerare il volano della ripresa economica;
b10) aumentare la redditività del risparmio postale elevando il tasso al 7%;
b11) concedere incentivi prioritari ai settori:
I – turistico
II – trasporti marittimi
III – agricolo specializzato (primizie zootecnia)
IV – energetico convenzionale e futuribile (nucleare – geotermico – solare)
V – industria chimica fine e metalmeccanica specializzata di trasformazione; in modo da
sollecitare investimenti in settori ad alto tasso di mano d’opera ed apportatori di valuta;
b12) sospendere tutte le licenze ed i relativi incentivi per impianti di raffinazione primaria del petrolio e di produzione siderurgica pesante.

c) Pregiudiziale è che oggi ogni attività secondo quanto sub a) e b) trovi protagonista e
gestore un Governo deciso ad essere non già autoritario bensì soltanto autorevole e deciso a fare rispettare le leggi esistenti.
Così è evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai
teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facoltà di
interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonché’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

d) Altro punto chiave è l’immediata costituzione di un’agenzia per il coordinamento della
stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da
impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese.
E’ inoltre opportuno acquisire uno o due periodici da contrapporre a Panorama, Espresso,
Europeo sulla formula viva “Settimanale”.

MEDIO E LUNGO TERMINE

Nel presupposto dell’attuazione di un programma a breve termine come sopra definito, rimane da tratteggiare per sommi capi un programma a medio e lungo termine con l’avvertenza che mentre per quanto riguarda i problemi istituzionali è possibile fin d’ora formulare ipotesi concrete, in materia di interventi economico-sociali, salvo per quel che attiene pochissimi grandi temi, é necessario rinviare nel tempo l’elencazione di problemi e relativi rimedi.
a) Provvedimenti istituzionali
a1) Ordinamento Giudiziario
I – unità del Pubblico Ministero (a norma della Costituzione – articoli 107 e 112 ove il P.M.
è distinto dai giudici);
II – responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull’operato del P.M. (modifica
costituzionale);
III – istruzione pubblica dei processi nella dialettica fra pubblica accusa e difesa di fronte
ai giudici giudicanti, con abolizione di ogni segreto istruttorio con i relativi e connessi
pericoli ed eliminando le attuali due fasi di istruzione;
IV – riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale);
V – riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle
promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le
carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile;
VI – esperimento di elezione di magistrati (Costit. art. 106) fra avvocati con 25 anni di
funzioni in possesso di particolari requisiti morali;
a2) Ordinamento del Governo
I – modifica della Costituzione per stabilire che il Presidente del Consiglio è eletto dalla
Camera all’inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso le elezioni
del successore;
II – modifica della Costituzione per stabilire che i Ministri perdono la qualità
di parlamentari;
III – revisione della legge sulla contabilità dello Stato e di quella sul bilancio dello Stato
(per modificarne la natura da competenza in cassa);
IV – revisione della legge sulla finanza locale per stabilire – previo consolidamento del debito attuale degli enti locali da riassorbire in 50 anni – che Regioni e Comuni possono spendere al di là delle sovvenzioni statali soltanto i proventi di emissioni di obbligazioni di scopo (esenti da imposte e detraibili) e cioè relative ad opere pubbliche da finanziare, secondo il modello USA. Altrimenti il concetto di autonomia diviene di sola libertà di spesa basata sui debiti;
V – riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i
i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari;
a3) Ordinamento del Parlamento
I – nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo
il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di
rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali,
diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di
nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati
– ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.);
II – modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed alla Senato preponderanza economica (esame del bilancio);
III – stabilire norme per effettuare in uno stesso giorno ogni 4 anni le elezioni nazionali,
regionali e comunali (modifica costituzionale);
IV – stabilire che i decreti-legge sono inemendabili;
a4) Ordinamento di altri organi istituzionali
I – Corte Costituzionale: sancire l’incompatibilità successiva dei giudici a cariche elettive
in enti pubblici; sancire il divieto di sentenze cosiddette attive (che trasformano la Corte in
organo legislativo di fatto);
II – Presidente della Repubblica: ridurre a 5 anni il mandato, sancire l’ineleggibilità ed
eliminare il semestre bianco (modifica costituzionale);
III – Regioni: modifica della Costituzione per ridurre il numero e determinarne i confini
secondo criteri geoeconomici più che storici. Provvedimenti economico sociali.

b1) Nuova legislazione antiurbanesimo subordinando il diritto di residenza alla dimostrazione
di possedere un posto di lavoro e un reddito sufficiente (per evitare che saltino le finanze dei grandi Comuni);
b2) Nuova legislazione urbanistica favorendo le città satelliti e trasformando la scienza
urbanistica da edilizia in scienza dei trasporti veloci suburbani;
b3) nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignità del cittadino (sul
modello inglese) e stabilendo l’obbligo di pubblicare ogni anno i bilanci nonché’ le retribuzioni dei giornalisti;
b4) unificazione di tutti gli istituti ed enti previdenziali ed assistenziali in un unico ente di
sicurezza sociale da gestire con formule di tipo assicurativo allo scopo di ridurre i costi
attuali;
b5) disciplinare e moralizzare il settore pensionistico stabilendo: il divieto del pagamento di
pensioni prima dei 60 anni salvo casi di riconosciuta inabilità; il controllo rigido sulle pensioni di invalidità; l’eliminazione del fenomeno del cumulo di più pensioni;
b6) dare attuazione agli articoli 39 e 40 della Costituzione regolando la vita dei sindacati
limitando il diritto di sciopero nel senso di:
I – introdurre l’obbligo di preavviso dopo aver espedito il concordato;
II – escludere i servizi pubblici essenziali (trasporti; dogane; ospedali e cliniche; imposte;
pubbliche amministrazioni in genere) ovvero garantirne il corretto svolgimento;
III – limitare il diritto di sciopero alle causali economiche ed assicurare comunque la libertà di lavoro;
b7) nuova legislazione sulla partecipazione dei lavoratori alla proprietà azionaria delle
imprese e sulla gestione (modello tedesco);
b8) nuova legislazione sull’assetto del territorio (ecologia, difesa del suolo, disciplina delle
acque, rimboscamento, insediamenti umani);
b9) legislazione antimonopolio (modello USA);
b10) nuova legislazione bancaria (modello francese);
b11) riforma della scuola (selezione meritocratica – borse di studio ai non abbienti – scuole di Stato normale e politecnica sul modello francese);
b12) riforma ospedaliera e sanitaria sul modello tedesco.

c) Stampa – Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare bilanci deficitari con onere del pubblico erario ed abolire il monopolio RAI-TV.

 

Non solo istruzioni
Don Carrón ha portato l’esempio di un bambino davanti a un nuovo giocattolo. È quasi un crimine dare a un bambino un giocattolo privo di istruzioni, poiché rimarrà frustrato non sapendo come usarlo. Peggio ancora è mettere al mondo un bambino privandolo del senso della sua esistenza. Il problema è che i bambini non vengono al mondo con le “istruzioni” sotto braccio. Ma il Mistero che ci crea, ci situa in un contesto, in un popolo, in una tradizione che è l’ipotesi con cui affrontare la realtà. Senza questa proposta proveniente dalla tradizione un bambino si sente perso, così come lo è di fronte a un giocattolo privo del manuale di istruzioni. Tuttavia delle semplici istruzioni non sono sufficienti per affrontare la vita. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci stia vicino, che condivida la nostra vita, che ci induca a volerlo seguire sulla spinta di un’attrattiva umana. È in quest’attrattiva che noi riconosciamo l’autorità. Proprio per questo motivo don Carrón ha detto che ciò di cui abbiamo bisogno anzitutto è un testimone: delle persone che noi seguiamo non perché siamo costretti, ma perché ci colpiscono e vogliamo imparare da loro, vogliamo imitarli. È questo tipo di autorità che ci fa crescere[1].

Piero Calamandrei[2]

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”

[1] Cfr. http://www.clonline.org/Art_dett.asp?ID=20070720

[2] Cfr. http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=662:discorso-di-piero-calamandrei-in-difesa-della-scuola-nazionale&catid=20:altri-documenti&Itemid=43

due/1

e questo è un altro romanzo, più strano e visionario. spero che vi piaccia. si intitola due. ci sono frasi molto volgari, non credo siano gratuite.

Il fondamento della critica religiosa è: l’uomo fà la religione e non la religione l’uomo. L’uomo è il mondo dell’uomo, lo stato, la società. Questo stato, questa società, producono la religione, una coscienza capovolta del mondo[1].

Il comunismo, per me, è di natura ormonale. Oltre all’ipofisi, io ho nel cervello una ghiandola che secerne ragioni affinché io sia stato e continui a essere comunista. Quelle ragioni le ho trovate, un giorno, condensate in un motto de “La Sacra Famiglia” di Marx e Engels: “Se l’uomo è formato dalle circostanze, bisogna formare le circostanze umanamente”. Le circostanze non le ha formate umanamente il socialismo pervertito, e tanto meno le formerà mai il capitalismo, che è pervertito per definizione. Dunque, il mio cervello continua a secernere ormoni[2]

 

 

 

PER COMINCIARE[3]

La scuola della calunnia è sentirsi come uno straccio, è la scuola dove c’è un’ombra dietro la cattedra. La scuola della calunnia è sentirsi una bambola di pezza da buttare. Quell’ombra va confinata, non può muoversi da lì per andare in mezzo a loro, a coloro i quali vorrebbe raccontare una parte di se stesso. Essere uno straccio è sentirsi sbattuto da tutte le parti, con il volto finto buono di chi per davvero odia, che ti guarda. È scuola di chi non può provare sentimenti, di chi sterilizza le emozioni, perché vanno provate a comando nelle feste comandate o per i riti, i mille riti di chi ti chiama a militare per le proprie idee, che debbono diventare tue, anche se non vuoi, perché ti devi lasciare guidare, devi lasciare che sia quella faccia buona, quella faccia buona buona che ti insegni cosa devi dire, cosa devi pensare. Alla scuola della calunnia si insegna la parola di dio, e tutte le parole di quel volto mellifluo sono parola di dio. Non c’è niente di vero, perché è una recita, è la morale da insegnare e non da praticare. È la difesa della vita, ma solo in certi momenti. È la scuola del denaro, la scuola dove tutto si può comprare.

 

Quella sera era quasi primavera, anche se era quasi inverno. Una voce liquida, apparentemente buona chiama al telefono un uomo che sta dentro una macchina. Il lavoro da insegnante è un lavoro precario, è un lavoro malpagato, un lavoro svolto per la gran parte da terronici, da donne terroniche. Il nome della scuola lo colpisce perché non è il classico nome da scuolapubblica dedicata ad una gloria del passato recente o un po’ meno recente, un presidente della repubblica, oppure, orrore orrore, un temibile ed orrendo partigiano comunista. Meno male che le hanno abolite, le scuole dedicate ai comunisti, per iniziativa del Partito dei Buoni, prima che si fondesse con il Partito degli Stronzi.

Quando mai si era vista o sentita una scuola dedicata a Maria Tudor, detta la sanguinaria.[4] Il protagonista di questa storia è un esperto di Russia. Di Maria sa che ha tentato di restaurare il cattolicesimo in Inghilterra. È difficile offrire delle opportunità ad un ex detenuto, specialmente se quel detenuto è stato in galera per ben due volte e per reati piuttosto gravi. L’uomo alla guida dell’automobile è un abitudinario. Va a comprar il giornale, torna a casa e controlla se esiste un sito di quella scuola, è una scuola cattolica, una scuola che si propone di fornire un’educazione basata su dei valori positivi cattolici, dove lo studente sia trattato innanzitutto come una persona, nello spirito positivo e di condivisione. È una scuola positiva. È dunque necessario che lo stato assicuri una vera libertà di educazione, fornendo sempre più appoggi economici alle scuole libere, chiamiamole con il loro nome. Finanziare le scuole libere si chiama sussidiarietà, nel nome del libero mercato un bel finanziamento da parte dello stato. La libertà di educazione, la libertà è un valore assoluto, come la libertà di impresa, l’impresa deve essere libera e lo stato non deve intervenire. È giusto che lo stato non intervenga, perché quelle dottrine che hanno preteso di sostituirsi a dio sono state sconfitte dalla storia. È una scuola che incentiva gli alunni ad usare la ragione, sul sito c’era un articolo dedicato alle amanti del perfido ateo comunista omosessuale Galileo Galilei, c’era anche una foto di galilei con il sesso di fuori. L’uomo che stava dentro la macchina lesse attentamente quel sito e capì anche che quella scuola faceva parte di un importante network, una rete di società con addentellati sparsi per tutta l’Italia e non solo. Quella sera rimase a casa.

 

 

Un modello di federalismo fiscale, politico e un po’ di tutto, così perfetto è difficile da trovare. L’Italia doveva essere federale, lo dicono tutti, lo dice il Partito dei Buoni, lo dice il Partito degli Stronzi, dobbiamo studiare Franjo Tudjman[5], dobbiamo studiare Itzebegovic[6]. Hanno separato in maniera così armonica la Jugoslavia, senza scatenare troppe guerre, ma sì c’è stata qualche scaramuccia, ma tutto si è risolto senza traumi. Il Partito dei Buoni e il Partito degli Stronzi avevano compreso che era necessario unirsi in un’ottica bipartisan, ma veramente bipartisan. Oramai le ideologie erano morte, o quasi, era rimasta l’ideologia della verità. Ora l’Italia non c’era più, c’era la Confederazione Padano-Terronica, CFP, al nord comanda la Sega Nord, i liberi imprenditori e sottosegretari che vivono a Roma in ville di lusso ed hanno l’auto blu, anche più d’una, avevano liberato il nord dalla schiavitù di Roma ladrona, la sega non perdona, la terronia, era ormai ufficialmente dominata dalle cosche mafiose, dalla sacra corona unita, dalla ndrangheta, dalla stidda, che gestiscono i territori del sud, direttamente nominando i sindaci. Nominano il governatore che guida il nuovo Regno delle Due Sicilie, nel nome di Franceschiello. Di più, nei paesi fortemente dissestati dal punto di vista finanziario si nomina sindaco qualcuno in stato vegetativo, tanto sono persone vive e di certo mangiano poco. Non bisognava essere ipocriti.

Il mattino successivo, come al solito, fà caldo, venti gradi. È una strana temperatura, uno strano clima d’inverno. Siamo in una giornata semi festiva, è sabato e i ritmi sono un po’ più lenti. Questa storia si svolge in una città del nord est, il nord est ricco, anche se c’è la crisi. C’è un uomo che si deve alzare prima del solito, perché ha un colloquio di lavoro. Prepara tutto l’occorrente per la prima colazione.

Merda, bottana, cazzo ascolti la musica a quel volume, rumori di schianto. Il protagonista di questa storia beve il caffè, si veste, è proprio un everyman, un uomo qualsiasi. Si veste, giacca e cravatta come è nei clichés, bisogna essere eleganti ai colloqui, bisogna fare una bella impressione. Io ti meno, ti distruggo, puttana dell’argentina, argentina di merda, di meda, dopo Maradona Burruchaga Olarticoechea Claudio Paul Caniggia non avete fatto più nulla di buono. Il nodo della cravatta è sempre un problema, come sempre. Schianti, rumori vari, non avete più fatto nulla di buono per colpa della gente come voi, che ascolta la musica nei condomini. In tempi di crisi bisogna prendere tutto, specialmente se si è stati in galera, per ben due volte, quell’uomo non ama le scuole private, per niente. È comunista, proprio tanto comunista, quell’uomo ha vissuto sulla sua pelle la religione e tutto ciò che comporta. In quei giorni un bambino si era buttato dalla finestra di una scuola privata e la preside aveva rilasciato dichiarazioni contradditorie. Mentre sta facendo colazione, continuano le urla, continuano i rumori. Quell’uomo non presta neanche più attenzione a quella gazzarra, che è diventata la normalità in quel condominio. L’uomo finisce di far colazione ed esce di casa tranquillamente, i movimenti sono automatici, sale in automobile ed esce laboriosamente dal cortile interno in cui abita. Troia, puttana, fitusa, si ode in lontananza. Prima di partire ha scaricato da Google le mappe del percorso che avrebbe dovuto compiere. Le mappe, le ha lasciate a casa, naturalmente. Accende lo stereo. La complessità interiore, o la coglionaggine, a seconda dei punti di vista, di quell’uomo lo porta a non amare i cammini lineari, i percorsi brevi, potrebbe imboccare l’autostrada per raggiungere la destinazione, ma sceglie un percorso lungo, attraverso la città. È sabato, c’è poca gente di prima mattina, quei pochi che lavorano sembrano avere i volti di penitenti, i bar sonomeno pieni del solito. Si gira bene, non c’è traffico e questo rincuora quell’uomo, sta impiegando meno tempo del solito per raggiungere la destinazione, anche se non ha fretta, tanto a casa non lo aspetta nessuno. Anche alla radio i programmi cambiano il sabato. Quell’uomo esce da una città media, né grandené piccola, che qualche d’uno avrebbe voluto far diventare una metropoli.  Bisogna attraversare quel paese nell’hinterland della città, dove c’è di solito tanto casino e tante macchine di solito lo affollano. La caratteristica di questi posti è il non distinguersi dalla città, di esserne solo una continuazione, una propaggine indistinta. Le abitazioni si diradano lentamente uscendo dal paese propaggine. Quando entra nel territorio del comune baluardo dei bolognesi medioevali contro gli imolesi, è preso dall’ansia di arrivare, ma prima ci sono le frazioni, sempre più popolate. Le frazioni sono sparpagliate tra pianura e collina. È un’ascesa verso il cielo, che il professore timido non prende in considerazione. Per lui il paese è solo pianura, non conosce bene questa zona. Gli sembra che la meta non arrivi mai. Nel paese si entra girando a destra, il paese è pieno di alberi, pulito quasi come se fosse la Svizzera, ci sono i portici, quasi come nel capoluogo e le strade sono strette come nel medioevo e come nel capoluogo. I portici sono riparo dalla pioggia o tenebra, a seconda dei punti di vista. È vero che la gente cammina più lentamente, con ritmo più rilassato e compassato, nei paesi. La lentezza è uno stile di vita, si pensa meglio a passo più lento. Alla mattina presto non ci sono solo le nonnine, oggi è sabato, qualcuno, qualcosa, in più c’è. Gira a sinistra in una strada larga, passa di fianco all’autostazione, un edificio marroncino squallido e decadente, che sta davanti alle mura e costeggia l’ospedale, poco oltre sulla destra si entra in un parcheggio, largo e cementato, al sole, inframezzato da giovani alberi. Un odore feroce di fritto entra nell’automobile e gli provoca la nausea. La torre dell’orologio, che sta dietro l’autostazione, batte il rintocco. I vigili e gli ausiliari della sosta, maledetti da un dio che non c’è, procedono implacabili ad elevare contravvenzioni un po’ a tutti, anche tendendo agguati pur di meritarsi la percentuale. Quell’uomo è ormai in ritardo. Corre verso quella scuola, che, gli avevano detto, era vicina alla chiesa di Santa Cunegonda e all’ufficio postale. Qualche pseudo ecologista che non ha bisogno dell’automobile sostiene la necessità di punire a prescindere gli automobilisti. . Quando trova il parcheggio, estrae la ventiquattrore e si avvia verso la passerella in salita, che sembra un pellegrinaggio penitenziale, specialmente con una borsa pesante in mano. Il semaforo guarda la posta, centro dell’attività e della vita del paese. Pochi, sicuri, centri, la piazza, la farmacia, la posta, la scuola: è logica la vita nei paesi. L’ufficio postale sta in una strada laterale, sulla sinistra, subito dopo ci sono un bar e vari negozi, qualche ufficio. Non si accorge che sta costeggiando il grande palazzo dove si sta per recare. Una targa e un volto si impadroniscono della sua vista. Scuola privata scuola media elementare liceo Maria La Sanguinaria.

 

 

Suonò alla porta, rendiamo grazie a dio, il campanello emette questo suono, un uomo di sessanta anni, puzzolente, ritardato e senza capelli, viene ad aprire. Scialve, gli dice quell’uomo, sono il padre di Gino, l’uomo venuto dall’antica strada lo guarda un po’ stupito, ma non osa proferir parola. Buongiorno, ho un appuntamento con la preside. Con la prescide, con la signora preside, gli dice quell’individuo con l’aria compunta. L’atrio è grande, smisurato, a forma di parallelepipedo, con le pareti grigie, a destra dell’entrata c’era la porta dalla quale si accedeva ad una cappella. Sui muri ci sono le scritte, dio è con noi, dio è con noi, gott mit uns, dieu est avec nous. C’è un’unica sedia, sulla quale sta seduto il padre di Gino, il padre di Gino lavora lì gratis, perché non ha i soldi per pagare la retta per i figli. Gli danno il vitto e l’alloggio, per sé, la famiglia, ha ben 4 figli certificati, scuolese ipocrita che significa assistenza da parte di un insegnante di sostegno. A sinistra dell’entrata, alla fine di un piccolo corridoio, c’è una porticina, con il vetro opaco e sporco, che conduce ad un’altra ala di quel palazzo tetro, alla quale si accede passando attraverso un giardino di cemento, ingombro di oggetti di ogni tipo, supertele rotti, pezzi di vetro e siringhe insanguinate, una scala dai gradini stretti, sporca e scivolosa, porta ai piani superiori. Mi scegua, dice il padre di Gino, la salita è traumatica, quell’uomo, che la sera prima aveva ricevuto una telefonata mentre stava in macchina, rischia di cadere un paio di volte. A sinistra delle scale, c’è l’ufficio della preside, un rettangolo sconfinato, in un angolo del quale, sta una donna dall’età indefinibile, velata. Alle pareti ci sono foto di santi vari e Vasco Rossi, e mitragliatori Uzi. Il professore è stupito. Si avvicini figliuolo, si avvicini, venga, mi baci la mano, si inginocchi, sono suor Pudibonda dottoressa contessa vescova. Si segghi, gli dice la suora, quell’uomo si siede. Io ho bisogno di disciplina. Faccia come se fosse un giocattolo nelle mani dei fangiulli. Sci ricordi che qua le familie pagano, voliono che i fangiulli sono promosi. Ci sono delle familie che ano pagato di più e i filioli contano di più. Stiamo anche ponsando di pagarla per il suo lavoro, chiamiamolo così,, sa, fors’anco la paghiamo, tre-quattrociento cinqueciente, sei cente euri, chissa, forse. Ora l’accompagno alle classi, in grazia del signore. Due energumeni le trascinano un poverino che piange, in ginocchio, vede, caro professore, gli dice suor Pudibonda, codesto professore non si è reso giocattolo nelle mani degli alunni, non li ha saputi interessare geometrizzantem est vita magistrus diceva Petorone di Arimatea. Prende la faccia di quel professore tra le mani, ti volio bene, ti volio bene, gli dice, la tua presenza mi commuove, quando mi saluuuti mi metto a piangere come un vitello, ma non sei stato giocattolo, da sotto la tonaca estrae una machine gun israeliana, e prima di fare fuoco, dice con aria contrita e una lacrimuccia, ti voglio bene, ti voglio bene, il bene rimane intatto vero, lo sai che ti ho sempre voluto bene, ma i genitori si sono lamentati. Non posso farci niente. Suor Pudibonda piange lacrime dal colore lattiginoso, che sembrano sperma. Fanciulli miei, così martoriati, che felici dovete essere della vostra sofferenza e della vostra minorazione mentale, che è un dono di diddio, conducete quel martire che ora risiede nella grazia del signuore dio nostro, nella sezione M, dove ci sono quelle persone che con l’anima sono in paradiso, ma che sono ancora vivi per tutti noi. Vede fanciullo. Quell’uomo che ha viaggiato lungo la statale che conduce a quella scuola, guarda la scena passivamente, ha imparato ad anestetizzare le passioni, ha imparato a difendersi dalle emozioni. Ora il concetto di vita per noi cattolici si è allargato, è mutato, caro figliuolo, per noi anche i morti sono vivi, soprattutto se morti con gli occhi aperti, perché seppellirli, i morti continuano ad essere prof, vengono inseriti nelle classi, dove si paga di più affinché possano rendersi di più giocattoli nelle mani degli alunni. Veeede la sezione M, sta per morti. Noi non siamo nelle scuuuole di stato dove i morti, pensi un po’ lei, non possono insegnare e dove vanno anche i filii degli operai, perzino, pensi un po’, pensa un po’ prof. Il futuro insegnante della scuola religiosa osserva la scena senza parlare, mentre quei due scimmioni ritardati trascinano il corpo del docente che non si é fatto giocattolo nelle mani degli alunni. Quando la suora riceve un nuovo insegnante fà sempre così.

 

 

 

Vieni, vieni bel bambino, forza vieni, va nella seconda classe, la suora e richiama un ragazzino piccolo e magro, vieni Pietrucci. Pietrucci è il migliore della classe, il migliore in assoluto in tutte le materie, un vero e proprio computer. Pietrucci è odiato da tutti, per la sua timidezza e la sua ritrosia al contatto umano. Pietrucci è timido, è abituato ad obbedire sempre e comunque, sempre e comunque. Il ragazzino ha sempre freddo, sempre congelato, sempre con la giacca e la sciarpa e il berretto. Lo odiano soprattutto Pero e Pastacalda. Pietrucci ha una dote, che piace molto alla suora, un lungo pisello. Vieni, caro, vieni siediti, lo porta nell’ufficio, dai siediti, raccontami che cosa ti affligge, dai raccontamelo. Vede, signora preside, non riesco ad andare d’accordo con i miei compagni, non ci riesco proprio. Lo so io perché, gli risponde con le lacrime di sperma agli occhi, tu hai delle negatività, che bisogna togliere. Si alza dalla sedia, gli va vicino. Io mi prenderò cura della tua anima, io mi prenderò cura della tua anima, devi solo seguirmi, e gli infilò un dito in bocca e la mano nei pantaloni. Pietrucci non parla, Pietrucci non reagisce, la suora continua. Scusi, gentilmente, se continua ad infilarmi il dito in bocca in profondità, rischierò l’asfissia, glielo chiedo gentilmente. Gesù cristo e la sua pace siano con te, e che tu sia consacrato nuovamente figlio di dio, con il sesso di Pietrucci in mano la suora recita quella formula. Puoi andare. Pietrucci se ne va un po’ turbato.

 

 

Quando leggo che all’asilo di stato i bambini battono i denti per il freddo, vado in solluchero, vado in solluchero, veramente, voi non potete immaginare la mia giuoia, la mia giuoia, una suora grassa teneva in mano un giornale, alla fine della riunione dell’associazione dedicata a Maria Tudor. Dobbiamo continuare, dobbiamo continuare a disarticolare la scuola di stato. Scorre i titoli del giornale di destra con un po’ di preoccupazione, un po’ di preoccupazione, sembra che se lo senta. La suora sta iniziando a parlare bene. Oooh, oooh, me tapina, guardate, o miei sodali, guardate o miei poveri sodali, sta per diventare ministro dell’istruzione Mansi, quello che vuole rivitalizzare la scuola di stato. Pensate, vuole che le scuole di stato abbiano sedie sufficienti e carta igienica, carta igienica. Le scuole residuo di un passato comunista non devono avere la carta igienica sufficiente. Un uomo alto, alto, senza capelli, un uomo elegante, la guarda con aria di compatimento, di commiserazione, ma come, ma come, lei mi delude suora, lei mi delude tantissimo. Conosciamo già la situazione, da molto tempo. Tirò fuori la mitraglietta israeliana dalla custodia. Questa è la soluzione. Un uomo appassionato della musica fece una faccia preoccupata. E volat volat, si sapet, semper plus in alto, imus, ascolti, ascolti, io sconsigliabat da molto tempo i proiettili come unica soluzione, come unica solutionem. Questa volta, fecimus qualcosa di mas discreto. Si può far pervenire grande veiculum con grande ruotem, e farlo guidarem dal signore non crinitus. E potrebbe succedere uno spiacevole incidente, in cui Mansi perde la vita. Bonum die, italie, cum vermicellim al dentem. O sì, o sì, che giuoia che mi date, o sì che giuoia che mi date. Non vorrei che si usasse troppo la violenza, se i problemi si possono risolvere in modo più discreto, dice la suora cicciona. Se viene investito da una macchina ai 140 all’ora, magari non sente neanche dolore, passa dalla vita alla morte in grazia del signore, e magari lo posso assumere come insegnante. Quella preside è un po’ fissata, pensa sempre alla disarticolazione della scuola di stato, quando c’erano degli affari più redditizi, a detta di altri.

Ma passiamo a qualche campagna di grande interesse culturale, di grande interesse culturale. Voglio richiamare la vostra attenzione, disse la suora grassa, su un problema che mi assilla e tormenta l’anima. Voi sapete che i poveri, maledetti da dio, vanno in palestra. Perché i poveri devono andare in palestra… È scandaloso, se dio li avesse voluti sani e in forma, li avrebbe fatti ricchi. E suora, suora, come sei insistente LA SUORA ORGANIZZA IL ROGO DI UNA PALESTRA ALLA BARCA…ASSIEME AL CIRCOLETTO antiimperialista leninista antifascista techno underground lista fieno per il bilancio dello stato anormale. LA SUORA VUOLE PROIBIRE L’ENTRATA NEI NEGOZI DI ABBIGLIAMENTO AI BASSI REDDITI E FORNIRE LORO UNA DOTAZIONE DI VESTITI DI STRACCI, questi erano i titoli dei quotidiani del giorno successivo, suor Pudibonda era la suora per antonomasia, come l’avvocato Agnelli era solo l’avvocato.

 

Avvisiamo coloro i quali si sono accinti a leggere questa specie di libro che il protagonista di questa storia verrà definito il professore timido, per ragioni di brevità e per definire quella che è la caratteristica principale di questa persona.

 

 

Tanti anni fa c’erano due magistrati giovani, un uomo e una donna che avevano toccato dei tasti dolenti e manco lo sapevano. Viene rapito un politico, ma il rapimento sembra strano. Michele Giammona aveva fatto una carriera molto veloce, troppo veloce e forse era troppo autonomo e pericoloso. Sapeva tante cose, perché era stato sindaco del primo comune della Romagna, al centro di troppi intrighi per essere un piccolo comune. Sapeva tante cose, qualcuno non aveva mantenuto le promesse che gli aveva fatto e lui voleva parlare, parlare ed affossare delle carriere. I giudici non sono molto convinti della sua volontà di giustizia, negli archivi di un’azienda del primo comune della Romagna scoprono un elenco di iscritti ad una loggia, tra i quali vi sono politici, militari, imprenditori. Anche Giammona è nella lista. La loggia manovra quasi tutti i partiti, tutti, vuole cambiare il paese in modo occulto, detenendo la proprietà dei mezzi di informazione e il controllo della scuola, ha un piano preciso. La politica non deve essere più basata sui partiti, ma da qualcosa, da qualcuno che sta dentro a quei partiti e li manovra per un unico interesse. Giammona muore in carcere, per cause ignote. L’indagine è archiviata molto presto. Dei due magistrati non si sa più nulla.

 

 

Un uomo, che sarà molto importante per questa storia, si è allontanato, è andato in Giappone, da un po’ di tempo sentiva la necessità di fare un viaggio, andare all’estero, adora l’oriente, lo ha studiato perché apprezza Hirohito e poi si è appassionato a tante altre caratteristiche, tra cui le geishe, la città di Shimonoseki e più tardi capitan Tsubasa, Holly e Benji. Adora Marc Landers, ne apprezza la mistica guerriera e fa dei paragoni con Yukio Mishima. L’articolo 18 della defunta costituzione della repubblica proibiva le associazioni segrete[7], ma quell’uomo non si è mai legato a certi formalismi. Sa bene come muoversi, é stato fascista fino a quando le cose andavano bene, poi aveva aiutato la Cia e i partigiani cosiddetti bianchi.

 

 

 

 

Articolo 18

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

 

 

LE FRASI CELEBRE DI SUOR PUDIBONDA

SE ELUNA EMPARO MUORE, AMMAZZANO TUA NONNA CHE HA L’ALZHEIMER…

 

 

 

 

Per quegli uomini vestiti di nero o quelle donne vestite di bianco la sofferenza degli altri è gioia, un corpicino martoriato è il loro piacere, lo stato vegetativo degli altri è loro piacere non solo per fare soldi, non solo per avidità, ci sono tanti idealisti, quei bravi ragazzi che si buttano davanti all’ambulanza con dentro un povero corpo. . Far soffrire, far diventare tristi, far sì che gli altri siano depressi e frustrati, è questo il loro obiettivo. Il professore timido sta tornando a casa lentamente e pensa a queste cose, ascoltando musica di vario tipo,
Charlie chande, gossip, stai attento
A chi non dà nell’occhio, all’ombra
A chi si siede al ristorante proprio accanto
Alla parola di troppo, al testimone universale
Alla calunnia corale,
Era da un po’ di tempo che sentiva spesso quella canzone, anche se faticava a ricordarsi di che cantante fosse.

Poco dopo che è uscito dalla scuola il sole era diventato più forte. Gli viene da pensare ai professori maltrattati, al personale ritardato, a tutta quella gente, a quella suora alta e grassissima con le lacrime lattiginose di sperma, a tutte quelle frasi. Gli sembra di fare un’indigestione di emozioni. Gli sembra di stare in mezzo ad una messa, ad un rito continuo, le parole, le lacrime e perfino quell’omicidio, e quel morto senza nome trascinato nella classe della sezione m, come morti, nel senso dei professori, mentre la suora piangeva. Non si ricorda neanche più l’orario scolastico che avrebbe avuto dal lunedì successivo Aveva anche chiesto di incontrare la professoressa che lo aveva preceduto, ma suor Pudibonda gli aveva detto che aveva ricevuto un altro incarico, quale non si sapeva. Quando si era riseduto in macchina per ripartire, in lontananza si era udito uno sparo e l’urlo di Pudibonda, ti amo, ti ammooooo, ti amo, credimi, ti ho sempre amato. Ti amo ti amo baby I love you, ti amo ti amo I am crazy for you, canta benissimo la suora, ha una voce stupenda. Perché non é andata a Sanremo?

La giornata è tranquilla, dei nonni bevono un baby di vino al bar, assieme ad un muratore di Brasov.

 

Suor Pudibonda fà una telefonata, pronto, parlo con il professor Alessandretti, sta arrivando, sono la preside suor contessa Pudibonda, lei è babbo o papà, sì sono babbo, ah, sono babbo, ah, che bella cosa, che bella cosa, lei è baciato da dio, e, se è un bel ragazzo sarà baciato anche da me, oh mio dio, che ho detto, ma io sono pervasa dall’amore di dio, e voglio trasmettere l’amore di dio, sono proprio colma dell’amore di dio. Il professore era già arrivato sotto l’istituto, parlò con il ritardato all’ingresso, e salì le scale, il professor Alessandretti sembra quello che faceva le fiction di sbirri e i film di Federico Bisboccia. Moro, con i capelli mossi, lo sguardo espressivo, un po’ di barba lo rende ancora più affascinante ed ha certe doti, certe doti nascoste o nemmeno tanto, proprio come il professore timido. . Buon giorno babbo Alessandretti, lo saluta la cicciona con le lacrime di sperma, si sieda, con lei non voglio parlare molto, spero che anche lei sia pervaso dall’amore di dio, che anche lei sia colmo dall’amore di dio, che l’amore di dio gli esca anche dalle orecchie. Si scorda anche l’argomento che vuole affrontare, cioè l’assunzione di un doposcuolista, per accudire venti rampolli un po’ speciali. Venga con me, andiamo in una stanza più comoda, lo prende per mano, si avviano in un’altra stanza, apre la porta, la stanza è tutta bianca, con un letto enorme, lenzuola candide, è quanto meno insolita per una scuola, suor Pudibonda, la cicciona altissima, si sdraia, le sue mascellone vibrano. Prego, si spogli, voglio vedere se l’amore di dio, lei lo esprime anche con il corpo, se dio ci ama, ci fa anche belli, anche la ricchezza è un dono di dio, altrimenti dio non avrebbe creato i portafogli. Come, dice Alessandretti, mi debbo spogliare, perché mi ha portato in questa stanza da letto. Perché questa è la casa del signore, e anche la casa del signore debba avere una camera di letto, prego si spogli e rimanga in mutandine, babbo Alessandretti, io potrei essere la tua mamma, sai che ti voglio bene, tu mi vuoi già bene. Il professor babbo Alessandretti si spoglia e mette in mostra una tartaruga invidiabile e un’abbronzatura un po’ da lampados. La cicciona lo guarda sbavando, dio come ti voglio bene, ti voglio bene, guardi, anche se è un drogato, visto che parla di volersi bene, tu lo conosci Vasco Rossi,

Scusa non ho capito vuoi ripetere, che cosa avevi da fare
di tanto importante
da non potere proprio, proprio rimandare.
Non mi dire, ti prego
non mi dire che dovevi solo studiare
e ti sembra un buon motivo questo,
per non farti neanche “sentire”!
Sì ti ho capito
t’interessa più la scuola
e poi del resto chissà come sei bravo ma scusa
tra i vari interessi che hai
dimmi che posto mi dai!

TI VOGLIO!

La cicciona canta con voce da soprano, è dell’idea di saltare addosso a quel ficone, ma decise di rimandare, gli tira fuori il pacco, il grandissimo pacco e lo accarezza. Prego babbo Alessandretti può andare. Bmw auto fatata, Bmw Bmw Bmw Corso Ferlinghetti Allen Ginsberg Bukowski gli elefanti rosa, le bottiglie di sangue ommioddio ommioddio sta riprendendo Damon Alburn Amy casaaadelvino, ommiodddio ommioddio.Erano le visioni della suora, l’incubo che si impadroniva di lei quando prendeva le pastigline. Il babbo Alessandretti se ne va a casa un po’ stupito.  Se ne torna in ufficio Pudibonda e telefona alla concessionaria BMW. Vuole comprarsi il nuovo modello di BMW, pronto, in grazia del signore dio nostro, è arrivata la mia BMW. Sì Pudi, le dice il venditore un po’ truzzo, è arrivata. Oh, il nostro Signore ci vuole tanto bene, ci vuole veramente bene, orsù, babbo Pirazzoli, quando posso venire a ritirare il mio bolide con il quale potrò dimostrare il mio amore per dio, e l’amore che dio ha avuto per noi. Da domani, le risponde il venditore truzzo. Riattacca il telefono e apre il cassetto sotto la sua scrivania, c’è una quantità innumerevole di banconote stropicciate da 500 euro, 200 euro, qualcuna anche da 150 euro, sono anche un po’ sporche di sangue, inizia a contarle con quelle dita tozze e corte che si ritrova. L’oggetto dell’amore di dio costava 5600000 euro, si era ormai stancata del vecchio modello di Bmw che aveva da un anno e che beveva come una cammella, aveva anche aumentato la retta della scuola per potersi comprare un po’ di amore di dio, 30000, 40000, 50000, 100000 non ce sono più, non ce sono più, dio mio, dio mio, perché mi hai abbandonato, eli eli, lama sabactani, perché questa croce, perché questa croce, piangeva, io che voglio, voglio così bene agli altri e non posso comprarmi la Bmw??????? Biemmevuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu me tapina, come posso fare, come posso fare, ho aumentato le rette a 10000 euro l’anno, mamma Peghetti ha anche iniziato a prostituirsi per pagare la retta proprio perché è colma dell’amore mio e di quello di dio, le mie guardie del corpo, queeei poveri giuovini disgraziati sono andati ad offrire la loro protezione ai genitori in cambio di denaro… E quando non hanno accettato la loro protezione, Mamma Morini e babbo Rossetti, hanno trovato la loro casa bruciata, perché avevano respinto l’amore del signore dio nostro.

La suora piange, grida, sempre di più,…come faccio, come faccio a recuperare i soldi, come faccio, iiiiiiii

Bisogna che mi rivolga ai miei amici del circolo di Maria Tudor, noi ci aiutiamo sempre, anche se mi dicono che sono maniaca della scuola, ma io penso che faccia guadagnare e che sia il modo per diffondere l’amore diddio nel mondo. Così si unisce l’utile al dilettevole, mi diverto così tanto quando parlo diddio. Mi daranno i soldi, speriamo di sì, maddai me li danno, e se non me li danno, perché li scoccio sempre con la scuolaeddio, che dicono, va bene andare a rompere i coglioni ai ragazzini e ai genitori, ma a noicheccifregadiddio, di quello ne dobbiamo parlare per prenderci i consensi di quei fessi che pagano le rette per mandar la gente nelle tue scuola merdose. Oddio, e se si scocciano, perché mi piace infilare la mano nelle mutande degli uomini, per dimostrare l’amore di dio.

Mi sento scossa, agitata a, un po’ nervosa a, ma qual è quel complesso di drogati e cannati che canta quella canzone, mah, pensa la suora. Il professor Alessandretti o babbo Alessandretti ha avuto il posto da doposcuolista, che ha il compito di tenere a bada delle piccole belve. Chissà perché al doposcuola si iscrivono solo dei piccoli delinquenti, tutti alunni della sezione M, quella con i professori deceduti, sicuramente espertissimi nel farsi giocattolo nelle mani degli alunni.

 

 

Quando il professore timido va a scuola il primo giorno, si veste come al solito. Giacca e cravatta, occhiali neri anche quando è nuvolo e barba curata, nerissima come i capelli. Si sente un po’ fuori dal mondo, come catapultato su un altro pianeta, è difficile essere a proprio agio in una scuola quando si è stati in galera per anni, accusato di molestie su una minorenne. Entra nella classe all’inizio delle scale, ci sono pochi studenti, le classi sono piccole, perché quella è una scuola per pochi, non per gentaccia come figli di operai ommioddio che schifo. Li guarda, ma non gli sembra di vederli. Inizia a spiegare. Spara qualche cazzata con grande senso di colpa. Pensa che sia necessario essere preparati per fare l’insegnante. Un alunno ha il diritto di non rispettare un insegnante ignorante e lui si è dimostrato come tale. Ci sono pochi alunni, alcuni dei quali non meritevoli nemmeno di essere menzionati, altri belli con lo sguardo dolce come Julie, una morettina riccia dagli occhi a mandorla e lo sguardo intelligente. Le brillano quegli occhi. C’è Bertrandina Pastrocchietti, una ragazzotta con la faccia piena la cui personalità brillava per la collezione di ballerine e stivali colorati. È spaesato, terribilmente spaesato, ma lo spaesamento diminuiva con il trascorrere dei minuti. Dovrebbe rimanere lì per due ore. Pensa che Julie abbia un atteggiamento un po’ da stronzetta visto che parlotta ripetutamente con la compagna di banco, le ragazzine di quella classe hanno la faccia normale, la faccia delle ragazze qualunque, un’immagine ben lontana da quella delle fighette pieno di soldi che se la tirano perché vanno alla privata. Qualcuna ha un’aria timida, riservata. Erano tutti belli, qualcuno un po’ più insignificante come Pierandrea Spigola. Sembrerà esagerato, sembrerà avere gli occhi foderati di prosciutto, ma a quel professore i ragazzi, tutti i ragazzi, anche i più accaniti ciccini, di contenzione e commiserazione, sembrano positivi, intelligenti e si domanda come mai siano in quella scuola. Cercano il senso delle cose, anche riempiendo di merda le pareti del bagno e pisciando per terra.

Durante il primo giorno di scuola gli sembra di starsi riprendendo. Nella classe successiva gli sembra di perdersi. Sono tanti, sono 22, un mare di visi dall’aria poco amichevole e dalla conoscenza della lingua assai approssimativa, per usare un eufemismo. Si domanda per quale motivo quella scuola avesse così pochi alunni in generale, proprio non piaceva a nessuno, proprio nessuno dei genitori cattolici apostolici e romani, che sono la tradizione dell’Italia si sente di mandare i figli in quelle scuole. Costa un sacco quella scuola. Il professore timido detesta le scuole private con tutte le sue forze, con tutta l’anima, come neanche tutto il glorioso PCI si sarebbe mai azzardato. Le considera luoghi da chiudere coattivamente, al contrario di quanto scritto sul dettato costituzionale.

 

Articolo 33[8]

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. […]

 

 

La scuola è un dedalo di corridoi, dalla logica abbastanza inspiegabile. Il professore timido scende i gradini dell’ala delle scuole medie, vede il papà di Gino che sta dormendo e attraversa il corridoio di fianco all’atrio scarno passando da un grigio cortile di cemento che non rende giustizia alle cospicue rette pagate dai genitori degli alunni. A destra del cortile di cemento si apre una porticina cigolante a sinistra, della quale c’è l’entrata della palestra dalla quale proviene l’odore acre della polvere. Le scale del liceo sono lunghe ed erte, deve raggiungere la terza liceo al terzo piano, con la pesante borsa in mano. Pensa ai fatti propri, uccidi Balottelli, uccidi Balottelli, le urla che si levano venivano da una classe dell’istituto professionale, in quella scuola c’è un po’ di tutto, cerca di avvicinarsi alla porta che non è chiusa completamente, un ragazzino con la pelle nera ha in mano una mitraglietta Uzi e deve mirare ad un piattello con il volto di Mario Balottelli, spara con la mano tremante e azzecca il bersaglio. Bravo, gli fà il professore di uso delle armi Uzi. La preside sostiene che le mitragliatrici Uzi sono il primo passo della conversione dei perfidi giudei. Subito dopo è il turno di una ragazzina, con il capo velato, amina, le viene mostrato un piattello con il volto di Maometto all’inferno[9]. Per i maomettani le immagini sono sacrileghe, sono una bestemmia, se in più il profeta è rappresentato tra i dannati, si può capire perché quella ragazza piange. Quella ragazza ha una protesi che le causa profonde difficoltà a comunicare, è stata mandata in una classe al terzo piano per punirla, perché è infedele e sacrilega. Non ci sono quasi più scuole pubbliche.

Le due ultime ore passano serenamente. E il professore timido si fa ancora più dell’idea che quei ragazzi valgano più di quella scuola. Conobbe una classe delle superiori, anch’essa piuttosto ridotta di numero, 12, ma sembrano 87. Sono casinisti, intelligenti e simpatici, anche quello grande e grosso, quello biondo, che sembra non capire la differenza tra una scuola e un pub, come quello riccio e dall’aria perennemente insofferente e assonata. Pensa che potrebbe avere qualche problema a mantenere la disciplina, ma non si preoccupa molto, perché sa di trovarsi di fronte a persone che non si lasciano vivere, persone che reagiscono e con le quali si può parlare. Sarebbe ingiusto non descriverli tutti uno per uno, perché tutti meritano considerazione, ma il narratore di questa storia non vuole tediare oltre misura quelle due tre persone che leggeranno questa specie di romanzo. Chi non ha avuto la fortuna di conoscerli non può capire.

 

 

 

 

Ciao, ho smesso di amarti, perché non sei stato un fratello maggiore. Cercavo e cerco tante cose negli uomini, so che cercavo anche cose che tu non eri tenuto a darmi. Ho smesso di amarti, perché un giorno ho visto la tua barba nera, la tua altezza e i tuoi muscoli, i tuoi occhiali neri e la cravatta verde. Quel giorno, quando ti ho visto per la prima volta con la cravatta verde ti ho detto, ma come sei elegante, ero strabiliata. Bello ed elegante, la tua personalità usciva sempre anche da dietro agli occhiali neri ma non eri un fratello maggiore. Non avevi capito, non avevi capito che volevo anche un padre. Lo so che non avevi colpa, ma io sentivo un vuoto, io ho sentito un vuoto e così ho preso quella decisione. Lo so che non mi hai molestata, lo so che prendevo io l’iniziativa, ma forse è proprio per questo che mi sono sentita disturbata. Facevo quel che facevo per sfidarti, quando ti sbottonavo i pantaloni, ti stavo dicendo, ma perché non inizi tu, non sono una bambina, guarda che non mi rompo in mille pezzi se fai così. Lo so che il carcere è duro, lo so benissimo, ma penso che servirà a te, a capire chi sei. Non so se ci rivedremo.

LDB

C’è chi pensa che sia giusto avere una seconda possibilità della vita, forse è vero. Il professore aveva avuto una seconda possibilità di frequentare le patrie galere, molestie sessuali, addirittura, nei confronti di una ragazzina. Secondo il codice antico della malavita, chi molesta i bambini può anche essere ucciso dagli altri carcerati e i secondini non fanno nulla per impedirlo. I molestatori di bambini sono rifiuti della società, additati al pubblico disprezzo. È normale che sia così, i bambini sono il nostro domani, si dice. I bambini sono sempre bambini, anche a 12-13 anni, i bambini non hanno mai colpe, sono sempre innocenti, o almeno così si dice. I bambini sono da proteggere, bisogna insegnare a loro a fare le mossette da scimmia ammaestrata per la tv o a trasformarsi in consumatori, pronti ad assillare i genitori con le proprie richieste. Il carcere era spazio largo e spazio stretto, claustrofobia per le celle malridotte e sporchine, larghezza per gli immensi cortili asfaltati, il carcere sta in un quartiere grigio e polveroso, ci sono miriadi di solitudini, rom che puzzano, marocchini normali e marocchini dalla faccia da delinquente. Quell’uomo era solo in mezzo ai camion con il suo saccone nero. Era sempre solo quando ordinava la Mercedes al venditore caciarone e brillantone, era solo. La Mercedes era rimasta una delle sue passioni, una delle sue poche passioni, poteva utilizzare quel mucchio di soldi che aveva depositato qualcuno senza nome sul libretto. Quando quel professore era uscito dal carcere la prima volta, si chiamava ancora Sandro, almeno per un po’. A Josef K, il protagonista del processo di Kafka, non spiegano di che cosa lo accusano a quell’uomo non avevano spiegato perché lo liberavano. Oppure glielo spiegano, ma glielo spiegano male, che significato hanno, che senso hanno avuto quelle frasi, la liberiamo perché lei ha saputo spegnere le emozioni, così gli aveva parlato il direttore del carcere, invitandolo nel suo ufficio, offrendogli da bere con aria signorile. Non gli avevano spiegato perché si era trovato nel libretto di risparmio un sacco di soldi. Aveva imparato a non far troppe domande, forse era prudenza, forse istinto di conservazione. Anche nei momenti peggiori non trascura mai di curare la barba nera e folta e di pulire gli occhiali neri che porta anche con il brutto tempo.

Appena uscito dal carcere la seconda volta, il professore va a cercare un albergo, ha appena scoperto di avere tanti soldi. Già, ma domani andrà a fare un giro, per ora non ha voglia di pensarci, è passato troppo poco tempo. Bisogna aspettare il tempo, e non pensare, non pensare neanche a quella ragazzina dalla pelle bianca che l’ha fatto sobbalzare e gli ha scaldato le mani prima di farlo finire in galera. Chiedi un’indicazione stradale e trovi sempre quello che dice non sono del posto, con un accento esotico. Entrò in una pensione al secondo piano di un palazzo, aprì la porta, alla reception c’era una donna brutta e grassa, si sentì urlare da una stanza, era la voce di una donna. Il professore uscì senza parlare, forse il cuore gli batteva un po’ più forte. Riprese la valigia e tornò verso il centro città, a piedi, mentre il freddo si intensificava e cadeva pioggia mista a neve. Il professore faticava a vedere, al grande incrocio tra cardo e decumano, girò a sinistra e fece alcuni metri sotto il portico, si fermò a sinistra, un giovane alto gli aprì la porta di un albergo. Era l’albergo dei vips e dei capi di stato, dove, un tempo, i nazisti ammazzavano partigiani e antifascisti. Entrò un uomo grande e senza capelli, che passò alla sua sinistra molto velocemente. Alla reception arrivò un uomo molto piccolo ed elegante che parlava molto piano. Da lontano si udiva un televisore, stava parlando un ministro, basso brutto con gli occhi storti, parlava in bergamasco con il tono solenne, altri nel passato, hanno compiuto un’opra meritoria attribuendo ai feti dignità di esseri umani, noi, proseguendo nel solco dei nostri predecessori, intendiamo fare ancora di più, attribuire loro cariche politiche in tutti quei comuni che hanno qualche casuale problema finanziario, sì, c’era qualche comune un po’ in difficoltà, che non riusciva ad accendere l’illuminazione pubblica, perché non aveva i soldi per pagare la bolletta. E faremo ancora di più, anche coloro i quali sono in stato vegetativo avranno cariche politiche, e magari anche qualche morto sepolto, solo se in buono stato. A difesa della vita e della famiglia, il politico concluse fissando, se così si può dire, la telecamera. Ma cosa è la morte di preciso, non lo sappiamo, non lo sappiamo, può essere che qualcuno morto fosse in realtà molto calmo. Il professore si registrò alla reception e si avviò accompagnato dal facchino verso la camera.

Sei come l’inverno che muore, come l’inverno. Mi sembra di sperare, solo se vedo un minuto in più di luce, beato chi ha voglia di sperare. Aveva scritto una poesia tanto tempo prima, il professore, quando era piccolo, o era giovane, a seconda dei punti di vista, una poesia per una ragazzina greca che sembrava un angelo e forse lo era solo nella sua immaginazione. Forse aveva bisogno di un punto di riferimento, di un fratello maggiore anche lei. Era partita, perché il padre era un medico famoso, fu inviato a lavorare all’estero. Gli mancava qualcosa. Sono le quattro del mattino, a che punto è la notte

Ma torniamo a quell’uomo nella scuola. Arrivò il giorno successivo di buon’ora, era un maniaco della puntualità,…

 

Quando entra nella prima classe del corridoio delle medie, cerca di scacciare la paura che lo attanaglia e di darsi un tono da insegnante severo, severissimo. Il suo sguardo incrocia quello di un ragazzetto dalla bocca larga, l’aria irridente e stupidotta, la faccia larga e gli occhi bovini, che fà una gran risata senza motivo. Un ragazzino piccolo e magro, dalle sopracciglia folte e gli occhietti tondi, grida voilà voilà. Quell’uomo vorrebbe scappare, ma va avanti, perché aveva dovuto imparare ad eliminare le emozioni. Cerca di ingraziarseli un po’ ma anche di fare la faccia cattiva, tu, come ti chiami, Pero, bravo Pero, vedo che conosci una parola di francese, adesso per favore alzatevi in piedi quando entra il professore, la Pudibonda gli piomba alle spalle. Ora dovrete salutare questo professore che vi insegnerà per diversi mesi ed aiutarlo a farsi giocattolo per voi, con un po’ di disciplina. Aggrotta le sopracciglia e vide che il bambino un po’ stupidotto con gli occhi bovini stava cercando di strizzare le palle ad un ragazzino piccolo piccolo, magro e pallido, con l’aria da bravo ragazzo. Ascolta Pastacalda, non fare queste cose davanti alla preside, anzi non farle nemmeno dopo, almeno fino a che i tuoi genitori non avranno pagato la rata, poi ricordati che le potrai fare solo nei cambi dell’ora e negli intervalli, perché non hai sottoscritto i pacchetti scuola plus, scuola premium, superscuola premium, ma hai solo il pacchetto scuola small che ti consente di prendere a bastonate i compagni antipatici solo in determinati momenti. Ripeti ai tuoi genitori che se vogliono cambiare pacchetto possono farlo anche on-line, e la rata si può pagare anche in tabaccheria. Pastacalda, che, nel frattempo, ha preso il tapino secco secco per il collo, grida, sputazzando un po’ e strabuzzando gli occhi, ma io non ho fatto niente, non ho fatto niente, grida. Pastacalda, grida la preside, basta, con il pacchetto scuola small, non si possono dire più di 6 bugie alla settimana agli insegnanti e, ricordati, che una bugia alla preside vale il doppio punteggio. Comunque ragazzini, miei giuovini, questo professore vuole solo un po’ della disciplina, solo un po’, per farsi giocattolo, altrimenti dopo devo fargli vedere quanto dio lo ama e sapete bene come faccio, non fatemi fare questa fatica, perché io mi commuovo sempre quando devo esprimere il mio bene e l’amore che ha dio, con la mia machine gun. Questo professor, il professor, aspetti aspetti lei è,…mi chiamo,… fà l’uomo. Vabbè, non ha importanza, tanto siamo tutti figli del nostro signore gesùddio. Vabbè, me ne vado, e si incammina lungo il corridoio, pieno di madonne, santi, reliquie e foto di feti abortiti, in gran quantità, giusto per non traumatizzare gli alunni. C’è anche una foto di San Curculione, che assassinava i medici assassini che praticavano gli aborti. Quegli omicidi erano compiuti per difendere il diritto alla vita. Ma Pudibonda non è contenta, Pudibonda è più che afflitta per la sua biemmevuuuu superspeciale superaccessoriata ecc. ecc., che non riusciva a comperare. In classe Pero continua longtemps je me suis réveillé très tôt longtemps je me suis réveillé très tôt longtemps je me suis réveillé très tôt longtemps je me suis réveillé très tôt longtemps je me suis réveillé très tôt longtemps je me suis réveillé très tôt ha visto professore che scio il francese? Ha visto,,.. Ho visto, ho visto caro Pero, però adesso dovrei spiegare un altro argomento, se me lo permetti. E tu me lo permetti, quell’uomo che faceva il professore lo guarda con aria un po’ implorante… Pero continua per tutta l’ora imperterrito. Pastacalda strizza le palle a Pierucci. Quel povero professore non può fare nulla: la mamma del Pero è la più grande mignotta del paese e nulla si può fare contro di lei. Molte mogli sono cornute a causa sua. Molti, nel paese l’hanno incontrata carnalmente. Anche il piccolo Pero spesso vede uomini nudi nel bagno di casa, ma non è quasi mai suo padre. Il padre viaggia molto. La mamma di Pero è cattolicissima e finanzia in modo piuttosto sostanzioso la scuola. È un altro valido motivo per tenersela cara… Quella mattina il professore vede molte facce ed è molto confuso, anche perché fatica un bel po’ a ricordare i nomi. Al professore timido piace insegnare sempre e comunque anche quando gli tocca di fare il guardiano di bestiame. Anche Pastacalda e Pero sono da apprezzare, perché rispondono a qualcosa, perché reagiscono, comunicano, sono rimasti soli. Quando esce dalla classe si domanda che cosa ha Pietrucci, perché è così maltrattato. Quando va a casa legge su internet di Pietrucci il multi strumentista fenomeno, che sa suonare qualsiasi cosa. Domani gli faccio suonare qualcosa.

Ritorna a scuola, certo che qualcuno abbia menato quel povero ragazzino. Non era una paura, ma una sicurezza. Per fortuna, non ha ferite gravi. Hai portato uno strumento Pietrucci, chiese il professore timido al bambino segaligno. Sì, professore, oggi c’è educazione musicale, quale, la chitarra. Vuoi suonare qualcosa, sì, avrei preferenza per Europa di Carlos Santana. Pero e Pastacalda gridano in coro, Pietrucci Pietrucci vaffanculo, Pietrucci Pietrucci vaffanculo, però non lo menano. Suona all’orecchio qualsiasi cosa, la suona benissimo. Il professore timido gli ha concesso tre minuti di tempo, deve spiegare. Poco dopo, la porta della classe si apre ed entra la preside, professore, per favore, vuoi venire, ha una lacrima di sperma che le sta uscendo. Esce, lasciando i ragazzi da soli, perché non ci sono i bidelli.

Vieni, vieni nel mio ufficio. È sicuro di essere. Perché hai fatto suonare Europa di Santana a Pietrucci, perché, e lacrimava sempre di più, lo sai che ti voglio bene, lo sai che ti voglio bene professore. Perché suona bene e perché mi piace Santana, non puoi, non puoi. La preside piange e abbraccia il professore timido. Lui è stato tolto alla famiglia, perché aveva letture troppo forbite e non voleva guardare il grande fratello, ora sta seguendo un percorso di redenzione e di punizione. I suoi genitori stan cercando di disintossicarlo dalla cultura, non puoi professore, non puoi professore. Lui deve capire che se non andrà a sostenere provini per un reality non avrà futuro. Non usa espressioni come solare e mi è arrivato, e nemmeno, un attimino… Hai capito e, adesso vai, vai, sono troppo commossa per poter accarezzare il tuo pene, albero di dio. Lo accarezzerò un’altra volta.

 

 

Bisogna dominare la coscienza per spegnerla e togliere il diritto di pensare da soli. La teoria del giocattolo, di cui parla CC, è un ottimo esempio del modo di procedere di queste persone. Bisogna organizzare, bisogna normare tutta la vita di una persona senza lasciarla mai sola, mai sola, senza lasciarle il tempo di pensare, bisogna che queste persone soggiogate da CC, non abbiano possibilità di fidarsi di altri.

Le scuole private, da privatus, si chiamano scuole libere, di quelle pubbliche si storpia il nome in scuola di stato.

Se ne va a casa quell’uomo con la testa piena di pensieri confusi, gli viene in mente di quella ragazzina con gli occhi svelti che ha visto dopo essere uscito di galera, la sua radio manda solo un’emittente di fanatici cristiani, contro la ricerca scientifica. È una gioia che ci sia stato il terremoto, è una gioia che quelle persone ora siano nella gloria del signore, debbono ringraziare dio. Non si può far curare il proprio bambino nel ventre per salvarlo da malattie gravi, è eugenetica. Se dio ha deciso che un figlio deve nascere handicappato, non si può modificare il volere di dio. La sofferenza purifica, la sofferenza purifica, la sofferenza è un dono di dio, pontifica lo speaker, ma questo narratore è proprio tendenzioso.  Come si permette di usare degli epiteti tanto offensivi, come cianciare, nei confronti della religione? Mette un cd,
, le parole si confondono ai pensieri in un magma indistinto.
Quando esce dal carcere  il professore timido vuole solo una casa dove andare a dormire e presenta la domanda al comune. Non si sa perché, ma gli é stata assegnata, anche se forse non ha i requisiti previsti dalla legge. Voleva solo una casa, dove potersi fermare ogni tanto, solo quello. A casa ci andava solo per dormire, la casa per lui, una volta era il nido, ma quando andarono a prenderlo gli sbirri alle 5 della mattina per la violenza carnale, la casa nella quale abitava prima gli parse un inferno e non avrebbe più voluto stare in una casa. Gli toccò una residenza obbligata per un bel po’ di tempo, la gattabuia. Ora si alza un’ora prima del necessario per andare a scuola, va a mangiare tardi e gira per ipermercati fino alla loro chiusura.

La ragazzina ha gli occhi azzurri forse un po’ cattivi e che intimidiscono, intimidiscono anche un adulto come lui, magra, alta, elegante, con i capelli mossi che le arrivano alle spalle e che tiene legati con una coda. L’ha vista nel corridoio della scuola e lei l’ha guardato, lui è un po’ agitato ed emozionato, come un bambino al primo giorno di scuola. Quell’uomo ha abbassato gli occhi. Sembra un bel po’ complessa, quella ragazza, un po’ diversa dagli altri. Solo una percezione, è solo una sensazione, la sensazione di una persona che dovrebbe essere adulta e che si ritrova ad essere vittima di una ragazzina con l’aria da smorfiosa, brillante ed intelligente, è lei la vera adulta della situazione.  La ragazzina con la permanente, la ragazzina che presenzia alle feste dei vips, guardata da tutti, anche attori, presentatori forse era morta, o forse non c’è mai stata, forse è stata solo un’illusione, una percezione distorta.

 

 

 

Abolire i lacci e lacciuoli dei regolamenti condominiali, retaggio del passato comunista. I più forti, i meritevoli debbono potere comandare nei condomini. Le dottrine federaliste di una volta, di quella specie di ubriacone con la voce roca sono ormai sorpassate. Altro che le regioni, altro che la devolution, il vero potere sta nei condomini. Una volta in quella città c’era il partito e tutti avevano la tessera, a volte avevano la tessera solo per conformismo, perché il partito era la grande mamma alla quale si doveva tutto chiedere e che tutte le risposte era in grado di fornire. Ma anche il PCI se ne va, anche al parté[10] smette di esserci, rimane il partito per alcuni, bisogna crederci sempre e comunque, crederci sempre, almeno per alcuni.

L’associazione per la difesa e la riscoperta della città di Shimonoseki è molto attiva in città, le conferenze si tengono una volta alla settimana, in un palazzo elegante, con tutto il jet set della città, anche di fuori città. Il Giappone è il paese del capitalismo toyotista, dell’imperatore Tenno, una sorta di dio in terra, quasi come Mark Landers e Yukio Mishima, quello della mistica guerriera. I partecipanti sembrano ascoltare attentamente. Il conferenziere è un guerriero della fede. Parla a lungo, circa 3 ore. Il professore ha una quantità spropositata di pubblicazioni, premi, fa parte del comitato scientifico di numerose pubblicazioni e di numerosi collegi docenti di dottorato. In questo periodo si sta perdendo l’amore per la libertà, per la patria, che noi amiamo tanto, la libertà che muove e fa vivere il mondo.  Dobbiamo ritornare ai valori delle rivoluzioni dell’89 che hanno abbattuto i nefasti regimi dell’est, Tadeusz Mazoviecki, Vaclav Havel, Lech Walesa, Boris Elçin saranno invitati in questa nostra sede per parlare della libertà, declinata in tutte le sue accezioni. La libertà nasce dalla verità. Tutto deve essere verità, tutto deve essere legato alla verità, a costo della vita di chi la nega. Tutto deve avere una logica, se qualcosa non ha una logica deve essere eliminato, qualcosa o qualcuno. Ma cosa mi succede, lo spirito della musica si sta impadronendo di me, ma saranno gli anni ’60 o gli anni ’90, asereje a eh eh, ipse dixit. E per finire, concludo affermando che, mundus mai sic arrestabat, nox sequit semper diem et dies semper venibit. .Tutti applaudono elegantemente. Quel professore è un vero genio, anche se non si capisce quale sia il suo ruolo all’interno dell’associazione. Perché io devo avere un vero ruolo, le menti superiori possono momentaneamente sfuggire alla logica e io sono una mente superiore. Esiste un ordine delle cose, e io ne sono al di sopra.

Una signora continua in privato, quali sono le prospettive della nostra associazione, annienteremo i vili che colpiscono i lottatori per la libertà, libertà di scelta scolastica, libertà di scelta religiosa, e libertà di vivere sempre a qualunque costo anche da morti con gli occhi aperti. Vanno annientati fisicamente o trasferiti in un campo di concentramento come Dachau o Bergen Belsen, dove fu annientata l’ebrea Anna Frank. Il professore amante della musica sorride con aria benevola, cara signora le debbo dire che non vi è alcuna necessità di arrivare a dei mezzi così drastici. Non c’è alcuna necessità, tra poco, qualche giorno comincerà un reality show, il topo di fogna, basato sulla stronzaggine dove dei concorrenti dovranno rispondere a delle domande stando con la testa nel water sporchino, per dimostrare la propria resistenza fisica. Lei lo sa che i giudici ricevono degli stipendi piuttosto ridotti, per usare un eufemismo, eh eh, si campa male, devono pagarsi anche le fotocopie, trascorrere tanto tempo a leggere le carte. Si fa poca carriera e poi può capitare anche qualche incidente come è capitato a quel signore con i baffetti sull’autostrada laggiù in Sicilia oppure a quell’altro con i baffetti che suonava alla porta della madre. Abbiamo visto che le conseguenze sono state piuttosto spiacevoli. Crediamo che sia necessaria un’altra strategia, dobbiamo puntare a smontare l’immagine del sostituto procuratore Adriano Perrone, quello che ha indagato su quei bambini spariti dal campo rom, quello che sospetta del traffico organi, che sciocco. Adriano Perrone è un buon cattolico, buon padre di famiglia, non ha strane velleità, non ha desideri di denaro. Abbiamo fatto svolgere delle ricerche sui suoi conti bancari, sui suoi rapporti con eventuali amanti e non ci risulta nulla, sembra essere quasi un santo, cresciuto nell’abnegazione e nella forza di volontà. Ho contattato il produttore del reality show che gli ha offerto di partecipare, a condizione che si innamori di una nota showgirl. Gli hanno messo davanti un assegno senza la cifra, ha rifiutato categoricamente, sono passati due giorni e la banca gli ha telefonato richiedendogli di rientrare nel giro di una settimana di quel debituccio di 200000 euro che aveva contratto per acquistare la casa in cui era in affitto, dopo che il proprietario era deceduto e gli eredi l’avevano messo di fronte ad una scelta: o acquistare la casa o andarsene. Capisce che lui non poteva, con l’anziana madre da accudire, così affezionata alla propria abitazione. Adesso balla la rumba, vestito solo di un tanga filo interdentale.  Abbiamo in essere grandi progetti. Lei lo sa che le scuole stanno venendo privatizzate, trasformandole in spa, la nostra associazione è prestigiosa, dentro ci sono politici, professori universitari, avvocati, notai, medici. Finanzieremo questa scuola. Quanto si guadagna, ribatte una voce femminile melodiosa come quella di un usignolo. Devo comprare una biemmevuuuu. Lei, cara sorella, vede le cose dal lato superficiale, non dobbiamo essere troppo precipitosi, aggiunge il difensore della fede, con un’aria bonaria un po’ inquietante, porteremo anche i soldini che ci farà guadagnare il nostro contabile. Venga, dottor Sitko. Si avvicina un uomo alto, massiccio, robusto, senza capelli, con i baffetti fulvi. È molto esperto negli affari e nelle armi. Abbiamo i nostri affaroni, i nostri affaroni con quei pezzi di professori. Ma lasciamo queste persone ai loro affari, l’imprenditoria è importante per il nostro paese.

Che tutti, tutti si ricordino, che prima ancora di far saltare stazioni e piazze, così dispendioso e chiassoso, per combattere il mortale nemico comunista, è bastato infiltrare persone che abbiamo addestrato oppure avvicinare persone appartenenti a queste organizzazioni, anche a quelle dell’estrema sinistra. È normale, che quando un credo politico diventa una moda bisogna avvicinare coloro i quali sono più attaccabili. Bisogna spingere gli infiltrati a parlare di socialdemocrazia e riformismo, anche maledicendo la resistenza e l’antifascismo, bisogna dare loro soldi, soldi e potere, sempre più soldi e sempre più potere, creare bisogni e finanziare i bisogni, finanziarli per farli diventare nostri debitori. Bisogna fare iscrivere persone, farne iscrivere sempre di più. Bisogna far pressione su quelli dell’estrema sinistra, marxisti leninisti ecc. ecc., perché spingano verso la divisione e l’attacco sempre e comunque e dar loro soldi e renderli schiavi. Essere duri e puri e comunisti come quel sindaco grande e grosso dopo la Liberazione è troppo difficile e noioso, essere un po’ più liberi è divertente. Spiritus fortem est, carne debule. Io credo in mea religio, in mea cultura. Tu non potebat tornare, quondam nec tu facebat.

 

Quando al professore assegnano una casa, gliela assegnano nella zona Imbarcazione, dove ha abitato un’anziana donna, deceduta da qualche tempo. Al professore timido non interessa la casa in cui viveva, il professore timido va in biblioteca e al bar, va al centro commerciale a fare la spesa anche quando non ne aveva necessità. Vede quei luoghi o non luoghi e ne osserva il passaggio da luoghi dei vecchietti, dei turnisti, degli impiegati in pausa pranzo, a luogo delle famiglie o dei maghrebini tristi o spacciatori.

 

Che cosa è la logica, si chiede gridando Brando, al secondo piano mansardato di una palazzina di legno, nel grigio mattino di una giornata di autunno che sembra autunno o di primavera che sembra autunno. La logica è un luogo che serve per studiare, dove non c’é un cazzo di luce.  Siamo in un fottuto paese del nord dell’Europa, fa un freddo tremendo, non c’è quasi mai il sole, al massimo un pallido pseudosole triste si mostra a mezzo giorno. C’è un portone di legno, che è sempre aperto, perché tanto non entra nessuno. Per arrivare a quel castello si attraversa un viale triste, pieno di silenzio e con qualche oca, ci sono dei cipressi. Quel castello era la vecchia residenza di una famiglia di ricconi di un paese vicino. Per un pezzo ci aveva abitato una vecchia burbera e pazza, che era l’unica erede. Era morta da sola, non la poteva soffrire nessuno, pronunciava frasi sconnesse su il diavolo e gli spiriti. Parlava in una lingua strana.

Quel castello non è poi gran cosa, anche se ci fossero stati degli eredi, a loro non sarebbe fregato un bel nulla. È, tutto sommato, abbastanza pacchiano. L’ha comprato per pochi soldi il comune che lo affittava all’università. Dal portone si accede alle scuderie, ma non ci sono più i cavalli. Ci sono professorandi, traduttori, stagisti, che vengono da tutta l’Europa. La corte è un quadrilatero circondato da porte bianche, ci sono al massimo tre piani. I professori non ci sono, stanno nel castello. A destra, dalla parte opposta del portone, c’è la sala conviviale, al pian terreno c’è un pavimento di legno rumoroso e cigolante e una lunga tavola, a sinistra, attraverso una porta si accede ad un ripostiglio. Di notte l’unico rumore è quello della ghiaia calpestata dalle persone, o dai fantasmi, forse, che arrivano lì. In quel luogo si arriva in modo difficoltoso, transitano solo alcune corriere e non la domenica. Non è dato sapere perché tanti studenti vanno in quel luogo. È assolutamente improduttivo, contrario al buon senso e all’intelligenza, occuparsi della percentuale di rime al mezzo nelle poesie di Crébillon. Dopo tanti anni di limature, tagli, risparmi alla scuola, all’università è giunto il momento di essere onesti, bisogna urgentemente eliminare il cosiddetto diritto allo studio che ha potuto far diventare critici, consapevoli, o addirittura comunisti i giuovini. Il diritto allo studio si elimina, erodendolo pian piano, depauperando le risorse pubbliche. E non solo, si elimina rendendo un diritto un favore. I professorandi sono schiavi, portinai e non persone. Uno schiavo non sa neanche cosa siano i diritti. I professorandi di ricerca non studiano e non fanno ricerca, vengono usati dai professori, chiamamoli così, del collegio di ricerca. E non conta leccare il culo, non serve a nulla, perché la tua psiche deve essere annientata. È mattino, tra il lomm e al scur, tra il lusco e il brusco, c’è un personaggio a sedere davanti al computer, ha i capelli lunghi scomposti, ricci folti e crespi, la barba in disordine, sgrana gli occhi perché forse è miope, rutta e scorreggia, bestemmia. Si chiama Brando Carletti, ha una ventina d’anni, viene da una famiglia abbastanza ricca. I suoi erano riformisti, una volta comunisti, ora sono democratici e bipartisan. Erogano soldi, senza problemi, ma ascoltano poco. Quando Brando chiede, loro danno. Una volta Brando aveva i capelli in ordine, cortissimi, parlava piano e qualche volta era stato pure in chiesa. Era il classico ragazzo che ogni madre avrebbe voluto come suocero. Brando era comunista, un po’ no global, qualche mese prima era stato in una città del nord. Ci sono pochi ragazzi che ci credono, credono che la repubblica sia fondata sulla costituzione. Sono i ragazzi che da bambini assistevano al rito laico-religioso della consegna dell’Unità, a casa, alla domenica, dopo essere tornati dalla messa. È la famosa diversità comunista, quella di Enrico Berlinguer. Molte volte Brando va nella piazza della città, è una città di media grandezza, che è poco più di un paese. A volte prende il treno con gli amici e va a delle manifestazioni in altre città, con i panini al prosciutto crudo san Daniele e le birre migliori, Guinness, Kilkenny, Harp. Un giorno, forse era estate, è successo qualcosa forse di non ben chiaro, un uomo giovane è morto su una piazza. La polizia è custode della costituzione, i poliziotti sono dei proletari in divisa. Forse qualcuno si è scordato quella curiosa frase, un’amnesia, in fondo, capita a tutti. Quel giovane è stato colpito dalla pistola di un tutore dell’ordine, che si è scordato quel libretto del 1948, la costituzione della repubblica. .Ha avuto una vita molto tempestosa Brando, qualche mese prima aveva ucciso l’amministratore delegato dell’azienda per la quale lavorava, Antonio Sbrisolon era un uomo elegante, molto attento all’identità veneta. Era un uomo che si era fatto da solo. Ha fondato l’azienda nel 1984, c’era solo un agente all’inizio, era lui, che all’inizio vendeva alla mattina e al pomeriggio consegnava quegli aspirapolveri, che, sosteneva, producevano in Liguria, ad Albisola. Brando aveva lavorato perché voleva mantenersi all’università, non voleva chiedere i soldi a dei fantasmi, chiamarli genitori è un eufemismo.

L’amministratore delegato l’aveva convocato nel suo ufficio, l’amministratore delegato aveva i capelli ricci e l’auricolare Bluetooth sempre all’orecchio, Sbrisolon aveva frequentato i corsi di tecnica linguistica per manager. Iniziò un discorso con tono dolce e suadente, lungo ed involuto, la quantità di perifrasi in cui lui si perdeva lo rendeva abbastanza fasullo. Proviamo qui a riassumere quello sproloquio, se al narratore è consentito questo termine. Nell’azienda, tutti i giorni, gli agenti debbono ballare o l’assolo o il passo a due della coreografia chiamata Motivational Aspirator Dance, mimando di azionare un aspirapolvere. A Brando quella coreografia, per usare un eufemismo, non andava a genio, mi fa cagare. Gli dicevano: lo vedi, lo vedi che non sei musicale, sei totalmente fuori musica, penso che metterò in discussione il tuo banco. Tu non ti occupi di pnl, lo sai che cosa è la pnl, lo vedi che non lo sai, lo vedi che non lo sai, ti devi aggiornare e ballare, lo vedi che non hai collo del piede, lo vedi, lo vedi. Bla bla bla bla ecc ecc.

Quando si era sentito dire quella serie di frasi contorte, farraginose, inutili, involute, insulse, era diventato paonazzo, aveva afferrato per le spalle Sbrisolon e aveva cominciato a gridare, ma che cazzo dici idiota, dscorr cum et magn, parla come mangi, schifosa testa di cazzo lampadata. Lo scuoteva con quanta forza aveva fino al punto in cui Sbrisolon cadde pesantemente sul pavimento battendo la testa. Morì all’ospedale qualche giorno dopo, Brando fu fermato dalla polizia, ma venne rilasciato forse perché il paparino aveva molte conoscenze, o almeno così dicevano i maligni. Subì il processo, il giudice era Perrone, che lo assolse per legittima difesa, dovuta all’eccesso di frasi moleste, tecnicamente definite, stronzate, proferite dallo Sbrisolon. Per il Carletti è stabilito il non luogo a procedere. La sega nord voleva la sua pelle e organizzò tremende manifestazioni di protesta. È brutto tempo, gli suona il cellulare, sia gloria e onore ai popoli invitti, che una patria han saputo crear, evviva la nostra patria, l’Unione Sovietica, viva… Pronto, ciao caro, sciono la tua mamma, sai che il paparino ti ha trovato un bel posticino di lavoro, ha fatto una teleeeefonata, ti ha trovato un bel posticino nella fabbrica Menetti Marielli, è solo per un sitarino da ooperaio, oh, però non devi fare mica taanto. Il tuo papà ti vuole tanto bene e poi ha deciso che ti farà un bel bagnetto, proprio un bel bagnettino, bianco ed azzurro. Va bene, ciao, rispose sbrigativamente Brando. E si rimise a scrivere la sua relazione, avrebbe dovuto prepararla, bisognava stare attenti, perché al professorato erano molto severi. Il professorato era l’ultimo grado dell’istruzione superiore, era prestigioso, anche se, al lato pratico, non serviva a un cazzo.. Era quasi un titolo di demerito. Il collegio docenti è una congrega di amiconi, che se la ridono, e un bel po’, e parlano dei bei tempi andati. Una sfigata litiga sempre con la fidanzata, parlando francese come totoepeppino, ad alta voce al cellulare. Ai docenti piace divertirsi, hanno preso Ethel, una ragazzotta grassottella originaria del Congo, con qualche problema di depressione. Forse Ethel non era nemmeno laureata, ma che importa. Ethel si vestiva con maglie attillate, che mettevano in mostra la sua pancia prominente. Quando Ethel espose la relazione, i docenti faticavano a non ridere da subito, il capo aveva detto che non bisognava ridere da subito. Dopo qualche secondo, sommesso, ma inesorabile, incominciò il grido buuu, buuu, buuu, negra, negra, bingo bongo bingo bongo. Incominciarono a lanciare le banane. Sentila come parla lentamente, deve anche prendere la pastiglia per dormire. Ih, ih, ih. Ethel cerca di parlare. Faccetta nera, bella abissina, aspetta e spera che già l’ora si avvicina, aspetta e spera che già l’ora si avvicina. Il capo la interrompe, Je crois que vous parlez mal à propos, mais qu’est-ce que vous dites? Vous ne comprenez rien, rien, rien, vous êtes hors thème, hors sujet…[11] La ragazza non osa parlare, in fondo, una volta  già tentato il suicidio. Ma come mai non ci sei riuscita a suicidarti, tu n’es pas capable[12], provaci, devi avere anche un metodo scientifico per suicidarti. E prima ci dovresti presentare una tesina ben argomentata sul suicidio. Alle pareti hanno appeso delle prime pagine di giornali che parlano di suicidi, ci sono quadri con persone che si tagliano le vene, si buttano dalla finestra, si buttano sotto un treno. La ragazza é impietrita, vorrebbe piangere, ma non ce la fà. A pranzo non vuole mangiare niente, gli altri non la guardano nemmeno. La tavola è lunga, lunga, i professorandi stanno in fondo, i professori stanno dall’altro capo della sala, una cogliona con gli occhiali parla al telefonino a voce alta con la fidanzata. La fidanzata é una lesbicona mal messa, con pochi capelli pettinati in modo disordinato, pettinati, sembra che sia passata una falciatrice sulla testa della sua fidanzata. Mentre Brando scrive si sente un tonfo, chissà cosa é successo. Le ore passano e il suono della campanella rompe di nuovo il silenzio, é ora di mangiare, la moglie del cuoco é una stronza acida che maltratta tutti. Mi spieghi che cazzo vuoi, le dice Brando con aria decisa. La stronza con i capelli a caschetto non lo guarda nemmeno. Mangia in un angolo, da solo, senza nemmeno salutare quella marmaglia di pseudo intellettuali. La luce o quel che così sembra, sta aumentando. La colazione fà schifo, é vecchia, marcia, gli altri professorandi sono entrati e iniziano a far colazione, Mariolino Santabernarda, ha ancora i cerotti alla bocca, Mariolino é un professorando che vuole sempre sorridere quando i prof fanno delle battute, ma anche quando non le fanno. È andato in una clinica, si é sottoposto ad un’operazione per l’allargamento della bocca, vuole sorridere meglio e di più. Quei professorandi parlano in modo difficile, perché degli intellettuali devono parlare in modo difficile, devono detestare il calcio, perché il calcio è uno sport da ignoranti. E soprattutto, degli intellettuali devono essere brutti e avere l’aria da sfigati, questa è una condizione essenziale. Agli intellettuali deve puzzare un po’ il fiato e il corpo. Il tempo passa, ma manca solo Ethel. Nessuno si preoccupa di lei, quasi nessuno. Forse Brando ci pensa un po’, forse. Ci è rimasto abbastanza male, quando non l’ha vista mangiare, quando ha visto il piatto che è rimasto desolatamente pieno e il cibo si è raffreddato. C’é rimasto abbastanza male, ma ha rimasto di non mostrarlo, ha bestemmiato un po’, da solo nella sua stanza. È il momento di iniziare le esposizioni delle relazioni e il capo di quel professorato é preoccupato, agitato, perché la cicciona, così la chiamano, ancora non si vede. C’est vraiment désagreable qu’elle arrive en retard, on l’attend depuis 20 minutes. Elle recevra une note mauvaise. J’en suis sur.[13] Il suo volto é adirato, non si può assolutamente tollerare una simile insubordinazione all’ordine costituito. Ethel dorme serenamente, stando stesa sul pavimento, Ethel dorme e avrebbe dormito a lungo, per sempre, qualcuno ha lasciato provvidenzialmente una confezione di tranquillanti nella sua camera. Brando prova sensazioni contrastanti, tra l’assenza e la rabbia. Chissà, se in quel fottuto paese del Nord Europa si sentiva De Gregori, La donna cannone…

 

La fine delle ideologie ha messo fine al comunismo, al fascismo, a tutti gli ismi. C’era stata grande festa quel giorno alla porta di Brandeburgo. Ora la sinistra ha scoperto il federalismo, ma non più limitato alla regione, ma esteso al condominio.

Ad elaborare ciò, nella capitale dell’Emilia rossa, la compagna Rosalia Scapece. La compagna Rosalia Scapece ha fatto un po’ di anni ’70, è ancora una bella donna mora, alta, un po’ appesantita, con l’aria da soldatessa dei film di Edwige Fenech. Viene da una famiglia vecchio stampo del sud. A 13 anni è stata costretta a sposare una specie di boss di cosa nostra, che la riempiva di mazzate un giorno sì e altro pure. Lei l’ha lasciato in modo burrascoso, ha rotto anche per un po’ i ponti con i genitori, dopo di che ha cambiato fidanzati con grandissima frequenza, giovani, vecchi, mezzi intellettuali, intellettuali veri e propri. Devono avere una caratteristica somatica comune, quella di avere un pene lungo almeno 20 cm, da moscio. Non ha neanche inserito il proprio numero nell’elenco, ha paura che gli altri ci provino con lei. Quant’è bella, Rosa, quanto crede di essere bella. Secondo lei tutti la guardano. Una volta aveva conosciuto un russo, bello, con molti anni in meno, di lei. Li chiamavano i dissidenti, erano venduti alla Cia. Se ne era innamorata, era un bel po’ ninfomane.  Si era sposata, era nata una figlia, Lavinia. Rosalia la sa vendere bene e ha fatto carriera.

Cosa è la sensualità, è difficile stabilire, cosa è l’attrazione proibita, è qualcosa che ti senti dentro quando lei ti afferra le mani. Saranno i suoi occhi dal taglio un po’ a mandorla, lo sguardo dal basso verso l’alto, sarà la pelle bianca e i seni piccoli e turgidi. Aveva 14 anni, quei seni, che per la sua età erano quasi normali, li aveva già quasi uguali quando era molto più piccola. Lavinia suscita turbamento in tutti, fin da quando aveva 8 anni e una persona gentile calma e carina, un padre di famiglia irreprensibile, le aveva detto zozzerie e aveva passato dei guai seri. Rosalia ha un po’ di paura, a volte cerca di impedirle di vestirsi in modo troppo provocante per gli altri, ma quella ragazzina, anche in tuta, riesce a turbare il prossimo. Rosalia è gelosa della figlia, molto gelosa.

 

 

Terzi, terzi, devi uscire. Il professore timido si chiama all’anagrafe Sandro Terzi. Terzi era in galera da un bel po’ di tempo, non contava neanche i giorni, era abituato alla galera, era già la seconda volta che andava in galera. Sandro Terzi aveva circa cinquant’anni, era un uomo alto, con la barba nera, i capelli neri forti e gli occhiali con la montatura tonda.

 

 

Un giorno aveva conosciuto Lavinia, una fighettina di 13 anni con i capelli permanentati e si era ricordato di una ragazzina con la quale filava quando era piccolo. Un giorno si era scandalizzato di sé stesso, quando si era trovato a fare certi pensieri su Lavinia. Quella notte non aveva, non ti preoccupare, si disse, sono pensieri irrealizzabili, un uomo della tua razionalità e del tuo buon senso sa frenarsi. La famiglia di Lavinia aveva una villa, una delle tante che possedeva, a Cortina. Lo avevano invitato ad una festa, a certe feste bisogna andarci se i genitori sono conosciuti, se i genitori possono non farti più lavorare in caso di un tuo rifiuto. Lavinia era vestita con un tubino, che ne metteva in mostra il fisico provocante, provocante a dir poco.

Parlava milanese Lavinia, Lavinia era una bauscia, bauscia significa sbruffone, gradasso in milanese, Lavinia era già cresciuta, parlava con l’accento della città della Madonnina, ripeteva spesso a Sandro sei forte, uè Ciccio, sei forte, aveva il vizio o l’abitudine di toccare e, fin dall’inizio, aveva toccato il ginocchio di Sandro. Beveva [14]Lavinia, beveva Bacardi, Bacardi breezer Grand Marnier Cointreau, beveva spesso e mangiava poco, vomitava spesso. A quella festa, a un certo punto, aveva preso per mano l’uomo, che non riusciva a dir nulla, gli capitava sempre più spesso, negli ultimi tempi. Chi era il ragazzino, il ragazzino era lui, non quella specie di diavolo dalla pelle bianca. Scesero, le scale, la grande sala era piena di gente, con calici di champagne Tattinger, Mumm, ecc. ecc., scesero, un piano, due piani, tre piani sottoterra, faceva più freddo e il silenzio aumentava, un po’ terrorizzante. C’era una grande sala con tende scure alle pareti, un po’ lugubre, ma molto elegante. C’erano dei divani, con l’angolone, c’erano tre televisioni, megaschermi dello straultimo modello. C’erano delle lavatrici, tante lavatrici, quella era una delle stanze della servitù, era la lavanderia. La famiglia di Lavinia faceva anche delle concessioni alla servitù. Erano lavatrici grandi, che occupavano metà della lunga parete di fronte all’entrata della sala. Erano abbastanza alte, Lavinia, ogni tanto lo guardava, continuava a tenerlo per mano, vide una scaletta in un angolo l’appoggiò alla lavatrice.  Cosa stiamo facendo, disse Sandro. Lavinia si mise una mano tra i capelli, stasera diventerai per la prima volta uomo. Aveva l’aria un po’ allibita Sandro. Alla sua età veniva messo sotto da una ragazzina. Seduta sulla lavatrice, lascio cadere i sandali col tacco, che provocarono un terribile tonfo, si scheggiò leggermente il tacco, quelle scarpe i suoi le avevano pagate 500 euro. Si tolse il vestito e rimase in lingerie nera, Sandro era in piedi sull’ultimo gradino della scaletta. Fecero l’amore o trombarono, era abbastanza difficile dirlo. Lo spirito animale che aveva invaso Sandro era un segreto inconfessabile. Non si era reso conto di quanto fosse durato quel momento. Pochi secondi dopo pensò a cosa stava cambiando in lui, in quel momento. Ora avrebbe dovuto pagare dazio, tornare indietro sarebbe stato difficile. I genitori di Lavinia avevano un sorriso feroce, che a volte sembrava dolce, ora aveva degli obblighi. Lavinia era allegra, giuliva, salì le scale di corsa, non lo teneva più per mano. Papà, papà, mi sono innamorata di Sandro, mamma, mamma, è lui il mio uomo, è lui il mio uomo, lo voglio sposare. L’assessore all’urbanistica del comune di pianura di quella provincia si mise quasi a piangere per la commozione. Era la prima volta che lo accoglievano a delle feste così, una volta i comunisti, mai li avrebbero presi a delle feste con la gente vestita ferragamocarlopignatellisaschecceteraeccetera. Mamma Rosalia piangeva a dirotto anche se aveva già notato il rigonfiamento dei pantaloni di lui e il padre li guardava soddisfatto. Perchèsandroèunbravoragazzoperchesandroeunbravoragazzo e nessuno lo può negar, nessuno lo può negare. Cantavano tutti, a squarciagola. Sandro era un po’ stranito. Veniva sempre invitato alle feste con i vips. I genitori di Lavi erano un bel po’ generosi, tanto tanto generosi, lo chiamavano a casa, urlando tanto tanto con il proprio cellulare. Lo invitavano a cena, gli facevano mangiare dei cibi buonissimi, caviale, champagne Moet et Chanson e poi gli facevano dei regalini abbastanza modesti, tv al plasma 57 pollici, bracciali di oro zecchino 48 carati, Ferrari Testarossa, ecc. ecc.

Il tempo passava, il tempo passava, era bello stare con lei, era bello fare l’amore o trombare, chi lo sa. A volte non capiva, gli sembrava di essere agito da lei, di essere una pedina non si dava pace Sandro, aveva pensato anche di lasciarla, ma cosa sarebbe successo sui rotocalchi, cosa sarebbe successo, è difficile saperlo. A lui sembrava di essere una pedina, lo era. Lei se ne era accorta, lui se ne stava accorgendo. Era lei che governava, lei che aveva in mano il gioco, a quattordici anni.

Andare in galera interruppe la sua vita come uno spot pubblicitario interrompe il film che stai seguendo appassionatamente. Le accuse erano pesanti: stupro, circonvenzione di incapace, abuso di minorenne,… L’incapace era lui. A volte il corpo e la mente si riempiono di ferite non è possibile accorgersene tranne quando ci si vede coperti di sangue, di ferite purulente,… A volte è quasi meglio sentire il dolore. Stuprare la figlia di un potente è un’infamia e i giornali tutti i giornali scrivono di te, ma dimenticano anche presto.

 

 

Quella donna grassa sta riacquistando la fiducia in sé stessa, viene da una famiglia ricca, una delle più importanti, era molto amata dal padre, ma la considerava una specie di giocattolo, un’arma di alleanza con le altre famiglie influenti del posto. Quando un pretendente, il pretendente fondamentale per la sua vita, fu arrestato e lei aveva visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, il padre aveva deciso di chiuderla in convento con una posizione importante.

Ora quella suora possiede le scuole private più importanti d’Italia, con finanziamenti e mezzi imponenti. Piano piano avrebbero acquisito anche altre scuole, di cui non si parlerà qui, questo non è un resoconto a menadito. Il centro di tutto stava là, nella località vicino alla via E., perché quella era stata la prima. I primi amori non si scordano mai e pudibonda è una sentimentale. Sono stati proprio i comunisti, così li chiamano ancora, gli odiati comunisti nemici di dio, a finanziare le scuole private, proprio loro, supportati anche da qualche bel finanziamento occulto di cui anche la Pudi sa qualcosa, bisogna dirlo. I ciccini hanno sempre il partito degli stronzi, anche se del partito dei buoni, i comunisti come li chiamano, amano quello pelato, che sembra un comico in disarmo romagnolo. Meno male che ora c’è solo un partito, le cose sono più chiare.

 

 

Quando il professore timido ritorna nella scuola e si accorse che grossi, un allievo del liceo grande e grosso dagli occhi svegli e la battuta pronta, è il figlio del giudice che lo ha condannato per stupro, ci rimane male, perché quel ragazzo alto e robusto gli è simpatico, anche se non ha per niente voglia di studiare ed è un po’ fascio.

 

 

Quando  Sandro seppe di stare uscendo di galera, non sembrò reagire. Non rispose subito. Gli venne improvviso un ricordo. Pensò a come gli piaceva camminare di notte sotto i portici i B., nelle notti di primavera, ascoltando il rumore dei propri passi, quando in giro non c’era più nessuno. A pensarci bene, gli piace camminare sotto i portici anche di inverno, ma quando l’umidità non è eccessivamente inclemente. Il ricordo durò un attimo, come capita spesso a Sandro. Gli si presenta qualcosa alla mente, ma che dura solo pochi secondi. Solo in carcere il tempo di quei ricordi si era leggermente dilatato, ma di poco.

Al liceo Sandro era un compagno tosto, anche se a vederlo non si sarebbe detto. La sua formazione politica, il suo battesimo lo ebbe negli anni dei licei. Banalmente si potrebbe pensare che si trattasse del solito liceo pubblico, covo di rossi. Si trattava di un liceo privato, privatissimo, ultrareligioso, ultrabigotto. Per la precisione era il Liceo SAINT HONORE sponsorizzato dalla locale ASSOCIAZIONE PASTICCERI CRISTIANI CATTOLICI APOSTOLICI ROMANI PER LA DIFESA DELLA FAMIGLIA TRADIZIONALE FONDATA SUL MATRIMONDIO DI SESSO DIVERSO (APCCARPLDDETFSMTPDSD). Che classe quella classe, che sezione la sezione C. Erano quasi tutti di sinistra, rivoluzionari, maoisti, trotzkisti, stalinisti, leninisti, marxisti leninisti, pieni di pilla, con le belle macchine. Erano proprio dei barricaderi che organizzavano proteste casini manifestazioni. Ma che babiestep, ma che 3msc Lotta dura, senza paura... se non cambierà lotta dura sarà… Ma che democrazia, ma che cristiana, ladri, mafiosi e figlidiputtana, ma che cristiana, ma che democrazia, ladri, mafiosi e servi della Cia, le bombe nelle piazze, le bombe nei vagoni, le mettono i fascisti, le pagano i padroni. Bergman, Roland Barthes, tesiantitesi e sintesi, l’identità con la coscienza, il sapere assoluto. Erano il terrore dei professori e del preside, andavano fin troppo bene a scuola, si portavano avanti con gli studi, ma volevano studiare anche Marx, Marcel Proust, Camus, Pasolini, aaah gli orrendi froci.

 

 

Che cosa è l’estremismo? Che cosa è la violenza? È estremismo dire io so chi è il colpevole delle stragi, è violenza occupare un edificio per protesta contro i morti in fabbrica? È violenza non rispettare le norme di sicurezza sul lavoro in nome del profitto? Chi è il terrorista?  È terrorista chi crea, chi approva le leggi che rendono precari i lavoratori, che rendono ordinaria la precarietà. Esiste un certo tipo di terrorismo che il narratore di questa storia giudica del tutto velleitario.

 

 

Quando uscì dal carcere la seconda volta, venne chiamato dal direttore, perché aveva chiesto timidamente di sapere per quale motivo era stato rilasciato. Il direttore del carcere era un uomo fine ed elegante. Vuole una sigaretta, gli disse quando entrò nella sala ben arredata.  No, non fumo. Lei ha esagerato, prima con le bierre, e poi con quella ragazzina, LDB, perché le emozioni non sono cosa sua, non le sa controllare, per questo motivo, il muro bianco, sempre la stessa musica lenta, tranquilla, rilassante, lounge. Abbiamo voluto svuotarle l’emotività. Ma adesso è guarito, è guarito, non ha più sentimenti, per fortuna, qualunque cosa accada. Mi dispiace che ci siano stati degli eccessi, come quelle sigarette spente sul braccio, perché le hanno fatto tornare le emozioni. Ma adesso vada, si goda la vita, razionalmente.

 

Quanti problemi, quanti problemi devo risolvere, quasi quasi mi faccio una pastiglina, così vedo i funghetti che camminano sul pavimento della presidenza e mi fanno ciao, e recitano l’avemaria… La suora si divertiva così, nei momenti di pausa dalla scuola.

 

 

A B. c’è la ricchezza, a B. ci sono molte persone con i soldi, tra cui il padre di Sandro Terzi. Aveva voluto iscrivere Sandro ad una scuola dove nessuno faceva sciopero, insegnanti, né tanto meno studenti. Agli insegnanti veniva fatta firmare la lettera di dimissioni con la data in bianco all’atto dell’assunzione. Sandro iniziò a far circolare dei volantini con la stella a cinque punte quando era all’università.

Quando Sandro esce di galera, guarda nel vuoto. Si è aperto il cancello automatico, che conduce fuori, con un rumore sinistro. La sua angoscia é mista a gioia, non si ricorda di preciso nemmeno quanti anni abbia trascorso in quell’infame postaccio. La colonna sonora della sua uscita é il rumore dei camions che passano. La disperazione può anche essere rappresentata da palazzoni grigi e da industrie tristi.

Quando gli avevano restituito gli effetti personale, notò che sul suo libretto gli erano stati accreditati molti soldi e che il donatore aveva voluto restare anonimo. Pensò per un attimo che il donatore potesse essere suo padre, ma scartò subito l’idea. Quando era stato in carcere non era quasi mai andato a trovarlo. Attorno a lui il grigio stava diventando il nero della sera, al tir si stava unendo il traffico degli operai che se ne tornavano a casa. Il grigio, l’alienazione, i tir che passano, i distributori di benzina enormi, qualche prostituta che arriva prima delle altre. A volte è tutto così grande nelle periferie, come nelle chiese gotiche, ci si sente perduti. Si mise a pensare, da chi potrei andare, non so neanche dove dormire stasera? Si ricorda a stento i nomi dei vecchi amici, dei vecchi compagni di scuola, e questo lo impaurisce molto, lo impaurisce anche il caos che lo circonda, in gaglioffa i rumori erano diversi, quando l’orecchio si abitua, diventa molto complicato cambiare abitudine. Lo rassicuravano le chiavi che chiudevano e aprivano continuamente i cancelli. Che faccio, prendo l’autobus, si avviò, cazzo, non so nemmeno dove sia la fermata, dove vado. Camminò lungo il sentiero sterrato e polveroso per circa 10 minuti trascinando il pesante sacco del rusco. La luce cala inesorabilmente, da lontano si scorge una caserma. Sandro ha paura, é qualcosa di incontrollabile, difficile. Trova il bar Ping, dentro è pieno di cinesi, é poco pulito, un po’ squallido. Entra, chiedo scusa, sa dove è la fermata dell’autobus, chiese. Io no so, io no capisco, no parlare italiano, disse il barista. Chiama un ragazzino alto e magro, caspita, esistono forse dei cinesi non bassi, non c’è solo Yao Ming, che spunta dal retrobottega, io no capire, io no taliano, io chinese. Vabbé, mi faccio fare un caffè, pensa Sandro che cerca di nascondere l’aria sconsolata. Un caffè, per favore. Se tu pagale, io fale te cafe, se tu no pagare plima, tu andale in un altlo bal., un eulo cinciuanta. Sticazzi, dice tranquillamente Sandro. Il cinese alla cassa, io no capile, io no italiano, io chinese, come no fale tu a non capile che io no taliano. Gli dà i soldi, si mette a sedere, dopo che il barista ha preparato quell’orrenda brodaglia che solo qualcuno molto spiritoso definirebbe caffè. Se tu te mete a sedele, tu lidale a me tazzina, e pagale tle eulo pe cafe, e poi io dale te cafe. In quel momento un terribile odore di fritto invade l’aria, Sandro rimane in piedi e se ne va velocemente.. A poca distanza notò la fermata dell’autobus. Arrivò, dopo avere chiesto all’autista il percorso, salì e gli si sedette dietro. Nell’aria si spandeva un odore acre di piedi, ascelle, sigarette, culi poco lavati, emanato, probabilmente da alcuni individui rom che sedevano a poca distanza da lui. Una bambina, di 9-10 anni, sporca e scalza, con il moccio al naso, i capelli lunghi in disordine, con una fessura tra i denti e una bava bianca che le usciva dalla bocca, gli si avvicinò. Dammi tuo sacco nero, butta me tuo sacco nero, gli disse con tono imperioso, incurante di trovarsi di fronte ad un adulto di stazza piuttosto robusta. Lui non la guardò nemmeno e strinse più forte il sacco. La bambina alzò la voce, cercò per 2-3 volte di strapparglielo di mano. Sandro rimase impassibile, anche se era leggermente stordito per la puzza. Pensò, per un attimo, ma non starò mica diventando razzista, questa qua mi sembra un animale, senza offesa per gli animali. No, non è razzismo, si disse poi. Se vanno da un prete possono avere qualcosa per vestirsi, un paio di scarpe, e allora perché questa gira scalza per impietosirmi, ci sono anche dei posti dove si può fare la doccia, bah, forse farsi la doccia è più difficile. Gli dava fastidio quella piccola sudiciona. La colpa non è la sua, la colpa è dei genitori, a loro dovrebbe essere tolta la patria potestà.

Le luci della sera erano in gran parte accese, illuminavano case, strade, ragazze di quartieri dove abitazioni dignitose si alternavano a lugubri e squallidi tuguri, catapecchie piene di laboratori di cinesi e puttane, covi di spacciatori. I titolari dei negozi di frutta e verdura si chiamavano ormai tutti Ahmed e Iqbal, venivano da Pakistan, Bangladesh e India. C’erano negozi sporchi e malridotti e negozi con il pavimento lindo di cera e i prodotti perfettamente ordinati. Un ragazzo dai tratti arabi con le mani sporche di sangue portava fuori da un negozio un bidone che conteneva un groviglio composto da rimasugli di carne, anch’essi coperti di sangue. Una squadriglia di mosche in assetto di combattimento stava per lanciare l’assalto. BLOCCO DELL’IMMIGRAZIONE E AVVIO DI UN UMANO RIMPATRIO Pakistan 0,10 Bangladesh 0,10 Sandro leggeva queste scritte sulla vetrina di un call center, che una volta apparteneva al papà di un operaio che l’aveva aiutato. Era un negozio di frutta e verdura. C’era una vera e propria configurazione laocoontica. Tanti se ne fregavano delle corsie preferenziali, ed erano proprio quelli che disdegnavano i sistemi di controllo degli abusivi del traffico dal nome insolito. Erano quelli che invocavano legge e ordine contro i clandestini, i negri e i tunisi. Le strade erano piene di automobili, autobus, motorini e biciclette, come tutti i giorni all’ora di punta. Era un groviglio indistinto. Molti spaventosi veicoli, chiamati SUV, occupavano con prepotenza la strada. Bisognerebbe intraprendere una ricerca sulle mode, dal punto di vista psicoanalitico. Si tratta molto spesso di insulti al buon senso. Il SUV è un veicolo di dimensioni spropositate per larghezza e lunghezza, ha un costo molto più elevato dei modelli di pari cilindrata e un consumo di carburante molto più elevato degli altri. Occupa anche molto spazio, in città dove lo spazio manca. Il SUV è una moda interclassista, chiunque, ricco o povero, non esita anche ad indebitarsi per potere avere questo discendente ipertecnologico della Jeep. Qualche razionalista si domanderà che senso possono avere in una città di pianura come B., quattro ruote motrici e la trazione integrale. La risposta è facile, nessuno. Qualcuno aveva proposto di far pagare una tassa ai SUV, ma ha dovuto cambiare idea, chissà perché. Un ragazzino stava ascoltando quella diavoleria tecnologica chiamata I-Pod, Sandro non sapeva nemmeno cosa fosse. L’uomo si avvicinò all’autista, scusi devo andare al n. di via Castiglione. L’autista, un omaccione con la pelle d’ebano, gli rispose, con un forte accento bolognese, guardi che deve scendere su viale Panzacchi. Grazie, rispose timidamente, come era solito fare. Arrivato alla fermata, scese e si avviò verso casa De Paoli. Tradurre non significa per forza capire tutto, tradurre è tendere verso il prossimo, Jacques Derrida parla di différance, di tra-ducere, attraverso il tempo e le persone, e le frontiere, che, molto spesso sono create solo dagli uomini.

Sandro si avvicinò al cancello di una villa, eppure questo è il numero 201, non c’è scritto De Paoli, pensò tra sé e sé, proverò a suonare lo stesso. Si avvicinò una donnina tozza, con gli occhi a mandorla, la carnagione leggermente ambrata, cosa vole tu segnò, qua no c’è padrone, gli disse con tono meccanico. Mi scusi, cercavo la signora De Paoli, gli chiese con poca voce l’uomo, no comparato pandoro bauli, no natale, io Mirna da pilipine, io bona fidele padrona, risponde quasi infastidita la donnina. Le chiedevo se abita qua la signora De Paoli, replica Sandro.  No capiscio italiano, io pilipina io no bisogna bauli, si tu venda pauli no mi interessa. La signora premette un pulsante con una specie di telefonino. Arriva da uno stradello un’automobile dalla quale scendono due individui tozzi. Uno dei due ha baffoni e capelli sale e pepe, l’aria tronfia. Il baffo chiede, chi sei tu, favorisci i documenti, lo squadra con aria torva. Doveva essere il capo, mi scusi, cercavo Antonia De Paoli, replicò con un filo di voce Sandro. Se non mi dai i documenti sarà peggio per te, lo guardò ancora peggio il ciccione baffuto. Le ripeto che volevo solo sapere se abita qui Antonia De Paoli. No, si è trasferita l’anno scorso, da quando è uscita di galera, adesso lei può anche togliersi dai maroni, replicò con discreta eleganza il panzone. Non sa proprio dove si è trasferita, disse Sandro con un filo di voce. Vada o chiamo la polizia. Grazie, molto gentile, concluse Sandro e si allontanò. Non sapeva proprio niente, era rimasto isolato dal mondo. Antonia De Paoli era stata sua compagna di liceo e università, era una compagna marxista-leninista, di famiglia ricca. Quando lui era in gaiba la seconda volta si era ravveduta, era entrata in un partito guidato da uno potente, era diventata assessora di una città importante. Quando era scoppiato lo scandalo del Liceo Ics, che aveva distrutto la borghesia di B., contemporaneamente ne era scoppiato un altro, che la vedeva coinvolta. Andò in galera, la prima notte si impiccò con la cintura, si erano scordati di ritirargliela all’ufficio matricola.

 

 

C’è stato un tempo felice nel quale lo stato non pensava alle scuole e solo gli appartenenti alle classi abbienti potevano istruirsi e tutto ciò era cosa buona e giusta perché l’istruzione era riservata solo a chi era stato favorito da dio, poi il comunismo e certo cattocomunismo hanno creato la perversione che tutti, compresi poveri, operai, disoccupati, dovessero avere l’istruzione e questo ha portato al senso critico, all’ateismo, alla volontà, pensate, di pensare e di farlo da soli. Dobbiamo far sì che i tempi tornino ad essere favorevoli. Dobbiamo ridurre pezzo a pezzo la forza della scuola di stato, contraria all’ordine di dio. Dopo questa approfondita analisi una persona con un minimo di moralità si chiede come mai certe scuole come quella di cui si parlava prima e dove quell’uomo aveva iniziato ad insegnare potessero esistere. Era stato il Partito dei Buoni, al governo per un po’, a lasciarle riaprire per un’esigenza di democraticità. Servono le scuole pubbliche, ma anche le scuole private. Le scuole private potevano anche pagare meno gli insegnanti o potevano anche non pagarli del tutto, visto che erano scuole libere, libere di fare un po’ quel che volevano. Potevano non accettare gli handicappati o i negri, potevano avere le barriere architettoniche e licenziare gli insegnanti come e quando volevano. Era permesso anche l’omicidio, visto che erano scuole libere. Sia il partito dei Buoni che il Partito degli Stronzi erano d’accordo. La sinistra,… konkursikomisjonile plagiaadi? Questa era stata la lucida analisi del circoletto antimperialista antagonista antisessista.

 

 

 

Per raggiungere l’obiettivo e gli altri obiettivi che abbiamo, un uomo pelato interrompe la donna grassa, pagheremo i politici più affidabili, ma anche i giornalisti, li controlleremo attraverso l’affiliazione a questa nostra loggia, per far sì che possiamo stare al sicuro indagheremo sulle loro vite per poterli ricattare, per poter rimanere segreti. Abbiamo società finanziarie che devono promuovere il debito tra tutti, in modo tale che chiunque in Italia, abbia impegni con noi. Utilizziamo dio e i prodotti per portare in Italia un’idea di commercio che negli USA è già in crisi, ma quei pirla di italiani abboccano. Qualche anno prima erano successe delle cose, dei fatti, che avevano sovvertito tutto, erano andati al potere degli uomini probi, timidi, perché tutta la classe politica stava marcendo. Ci sono fatti che un libro precedente non è riuscito a raccontare, come inchieste, suicidi, dissoluzione di vecchi partiti politici, vittime di corruttele e di mafia, la mafia aveva paura ed aveva ammazzato giornalisti e anche qualche giudice coraggioso, come altre volte era capitato. Molti capimafia languivano in carcere e per loro gli affari andavano male, quegli uomini probi che, per un po’, avevano governato l’Italia avevano fatto come Cincinnato, e dopo qualche mese, si erano ritirati, convinti anche dalla gentilezza e dalla soavità del Partito dei Buoni, che bisognava lasciar fare politica ai professionisti. Nel frattempo si era anche formato il Partito degli Stronzi, e tutti e due avevano raccattato anche qualcuno che ci sapeva molto fare con la politica, avendo militato nei vecchi partiti appena un po’ corrotti. Certuni dei vecchi politici erano morti, qualcuno si era pure suicidato, ma c’era chi aveva capito che bisognava essere pazienti ed aspettare. I vizi della politica erano ripresi, si stavano moltiplicando le cariche in enti di governo e sottogoverno, le opere pubbliche utili ed inutili stavano riprendendo, la mafia si stava facendo forza dopo il brutto periodo, e lentamente uomini che erano stati messi da parte riprendevano il loro cammino. Quelli che avevano governato per un po’ l’Italia ora vivevano ritirati in un paesino di montagna dove c’è una rocca, ma non lontano dal mare. Le casse dello stato nel frattempo si stavano svuotando, ma non era un grave problema, si trattava di tenere spenta l’illuminazione pubblica nelle città.

Suora, suora, ma tu hai proprio il pallino della scuola, ti accontentiamo, ti accontentiamo, ma guarda che ci sono settori del business che rendono di più. Hai tanti insegnanti morti, proprio tanti, guarda che hanno un patrimonio interiore, non sai quanto rendono gli organi. Dici davvero, la suora lancia un acuto. Canta molto bene, per festeggiare si cala un quarto di pastiglina.

 

 

Testi di interventi della sinistra, compresa quella radicale e antagonista,…

Sono tutto sommato, abbastanza chiari,… chiunque li capisce… peccato che la gente sia tremendamente stupida e non li ascolta più da un bel po’ Sono il fior fiore della città, tra gli altri c’è un tecnico pelato di pannelli solari che vuole mettere il pepe al culo dei dibattiti, c’é anche una tipa mora dai lunghi capelli un po’ ninfomane che ama i piselli turgidi, tanti tanti fatturioni. Erano rimasti a casa durante le manifestazioni qualche anno prima perché, AK PARTi Genel başkanı ve Başbakan Erdoğan, AK PARTi Genel Merkezi’nde düzenlediği basın toplantısında konuştu: Başbakan Recep Tayyip Erdoğan, yerel seçimleri değerlendirirken, ”Bu akşam sayımlar bittikten sonra neticelenecek olan seçimin sonucundan da tabii ki mesajı alacak,… il resto dell’intervento lo tralasciamo, perché ci sembra già abbastanza chiaro questo inizio. C’è anche un uomo con i baffi, la kefiah sporca e scolorita, Biasugone, che non fà un cazzo dalla mattina alla sera, e uno magro magro con gli occhiali che sembra un tossico. Hanno bisogno, hanno urgente bisogno di guadagnare, quando un giorno una compagna ninfomane, scopa che ti riscopa, scopa che ti riscopa, fella che ti rifella, conosce tanta gente importante, bella ricca e piena di conoscenze. Avevano fondato anche una cooperativa dedita ai pannelli solari, e intanto commerciavano un po’ di porra e di ero, ma erano stati beccati, e quello con la barba sfatta e l’alito puzzolente, era stato un po’ in gaglioffa. Compagni, possiamo guadagnare, possiamo fare la bella vita, dice la fellatrice un giorno durante un attivo di circolo. Ma i compagni del circolo non vogliono separarsi troppo dalle loro abitudini, a loro i soldi piacciono tanto, ma quel circolo è tutta la loro vita. No, Biasug, voi potete fare la vostra vita, dice la compagna di origine terronica durante una riunione., oh, ma c’è un porcoddio di puzza, dice il compagno pelato, aspetta che vado a spruzzare un po’ di deodorante dell’arddiscount. .Forza, compagni, un brindisi con il vino in cartone e una bella canna per festeggiare questa nuova vita. Quando la compagna Scapece ha spiegato tutto, la gioia fu più grande delle mestruazioni della cagna randagia che girava per il locale. La loro vita non sarebbe cambiata, avrebbero potuto rimanere legati al circolo, ma quanti soldi, quanti soldi sarebbero arrivati. In quel circolo si fà sempre casino, casino tutta la notte, casino techno underground, sound show progressive cool, e quei vecchi che abitano qua sopra, se si infastidiscono, che se ne vadino da un’altra parte, aveva detto il compagno con la kefiah sporca. Hanno fondato una lista di quartiere e organizzano tante belle iniziative, dalla festa nazionale ugandese, alla protesta contro il dispotico governo delle Isole Comore
Sono proprio una lista attenta ai problemi del mondo…

 

Nella sede della società finanziaria si parlava fitto e il direttore, maniaco di Hobbes, citava il Leviatano, era maniaco dello stato, da un po’ di tempo, e delle riviste di gossip, soprattutto delle storie tra veline e calciatori. Una segreteria bussò alla porta del suo ufficio mentre leggeva Hobbes e dimeno, rivista che parlava di scandali vip, e di personaggi trash. Capo, mi scusi se la disturbo, no, non mi disturbi cara, ma lascia che ti racconti un po’ di John Fisherman quello che sta con la Quartodibue, lo sai che hanno una casa a Sabaudia? La segretaria, un pezzo di gnocca del trentadue, che il capo aveva trovato in un night club, era una ballerina di lap-dance, lo guardò un po’ timorosa, il capo le disse, avvicinati, carina, avvicinati, non aver paura, la segretaria era truccata pesantemente per nascondere il colorito pallido, che non sopportava, portava la coda, una scollatura vertiginosa, che metteva in mostra un petto notevole, una minigonna minimale e tacchi a spillo 14. Il capo le mise una mano sul culo, cosa mi dici bella topa? La ragazza si rilassò, le piaceva parlare al capo, mentre lui le teneva una mano sul culo, l’altra mano gliela infilava sotto la gonna, lo sa capo, ah ahhh, che gli agenti stanno partendo per andare da un cliente. Lo so carina, è normale che partano, è normale, ma questo è eeeee è un cliente speciale, è perché gioia, il capo faceva anche un po’ di fatica a parlare, aveva anche una certa età… Si tratta di una scuola, mio signore e padrone, e di una scuola, dove sono molto all’avanguardia, in che sensoooooo, nel senso che adottano le nostre idee, quelle di controllare la mente, di impedire che la gente ragioni, vogliono che la gente sia bella rincoglionita dalle televisioni. Ah, ma dici davvero, il capo, la guardò incuriosito,sìììì sìììì sìììììì, gli aveva tiraato fuori il pisello dai pantaloni e lui aveva estratto la scatola di cialis, non si sa mai. Non si può rimandare l’appuntamento, è un momento un po’ così, lo so capo, ma è meglio che partiamo ora, lasciami citare Hobbes e poi ce ne andiamo aprì il libro alla pagina indicata mentre le stava  facendo un ditalino , From this relation of sin to the law, and of crime to the civil law, may be inferred, first, that where law ceaseth, sin ceaseth. Andarono il capo, la segretaria e un giovane agente. Presero la Maserati. Aveva gli interni rossi. Gli interni della Maserati GranTurismo: design e cura dei particolari

La strada fu breve per i 3, viaggiare a 200 all’ora in autostrada è una bella emozione e chi se ne frega della multa. Parcheggiarono in divieto di sosta in spregio alle regole, anche se c’era il parcheggio gratuito vicino alla  scuola. Scesero dalla Maserati e si avviarono per lo stradellino stretto che conduceva alla scuola, bussarono e risuonarono le campane a morto, sembrava l’inizio di una canzone degli AC/DC, il papà di Gino aprì loro le porte e li accompagnò al primo piano nella sala insegnanti, bussò alla porta della preside, che uscì di corsa, e salutò quei tre, buon giorno buon giorno, adesso vi presento la squadra dei professori, prese il fischietto e arrivarono velocemente dal corridoio dove c’erano le classi delle medie, erano in uniforme, buongiorno sono Himmler Heinrich, vicepreside, suor Sdentata, vicepreside e insegnante di educazione musicale, buongiorno Goebbels Joseph, responsabile stampa e propaganda, professore di filosofia, buongiorno Speer Albert, professore di disegno, buongiorno Mengele Joseph, professore di scienze, specializzato in anatomia, Höss  Rudolf, professore responsabile della sicurezza interna, entrò un vecchietto un po’ male in arnese, professor Parmenide Platone, don Parmenide Platone, professore di religione e di filosofia. I tre della finanziaria lo guardavano male, questo non è cool. Il narratore di questa storia si domanda se ci sarà tempo di descrivere tutti questi meravigliosi professori.

 

Questo deve essere allontanato, questo non può far parte della pubblicità della scuola. Professoressa Pudibonda, ci parli della sua scuola. La suora cicciona con le lacrime di sperma fece una lunga lunghissima spiegazione delle attività delle scuole e la spiegazione piacque molto, veramente molto. Такая сладость такая слабость сладость в тебе душенка[15]

Il capo della finanziaria prese la parola, noi dobbiamo formare una sinergia, una joint venture veloce dinamica e svelta per il progresso e la pace, non so neanche quel che dico accidenti, non so cosa mi prende, non so cosa mi prende,

Vabbè, lei ha bisogno di un prestito, quanto le serve, tanto tanto, 600000-7000000, il capo della finanziaria si mise a ridere sguaiatamente, ah ah ah ah, così poco, ma suora così poco per davvero, ma noi le diamo molto di più, molto di più, naturalmente dovremmo lavorare assieme e non limitarci alla contingenza, dovremmo lavorare assieme proprio per il bene di questo nostro paese, di questa nostra gioventù,…

La cicciona si illuminava e si commuoveva, dio sia lodato, dio sia lodato, dio sia lodato. Tutto doveva continuare: ci vuole una fase due, dopo gli arresti, i processi, i cambiamenti politici, era ormai il tempo di riprendere, anche se una classe politica ed imprenditoriale era ormai scomparsa, molti vecchi politici e altri esponenti implicati negli scandali di qualche anno prima avevano promesso che si sarebbero ritirati a vita privata in cambio di uno sconto di pena.

 

Nonna Isolina era una donna bella, bella soprattutto dentro, ma anche fuori. In gioventù i ragazzi la apprezzavano, ma lei aveva dato il proprio cuore ad uno solo, ad Amilcare. Amilcare era un operaio specializzato, guadagnava qualche soldino, anche Isolina aveva fatto l’operaia. Amilcare ed Isolina erano due formichine, sempre a lavorare e mettere da parte i soldi, avevano passato la guerra ad aiutare i renitenti alla leva di salò, i partigiani, e, lentamente, erano usciti dalla miseria. Amilcare veniva dal paese, che ora non è altro che un pezzo di città, Isolina invece abitava vicino al centro e si piacquero subito, anche se facevano fatica a dirselo, perché erano timidi. Tutti e due lo erano, anche se Amilcare aveva  i modi un po’ spigolosi e parlava velocemente, proprio per mascherare la grande timidezza. Come tante altre famiglie, si erano costruiti un po’ di benessere, avevano anche messo al mondo una figlia, Maria, una donna un po’ scorbutica, che avevano fatto studiare finché quest’ultima lo aveva deciso. Isolina non stava mai male, Amilcare era grande e grosso, avrebbe preso la vita ad un bandito, si volevano bene, molto bene, ma le favole esistono sulla carta e un giorno Amilcare era caduto a terra, non si era capito perché. È un giorno di inverno e c’é il sole. Lo portano all’ospedale, sembra che stia meglio, ma, dopo qualche ora, le cose ripeggiorano e una specie di ictus lo ricoglie. Amilcare non aveva bisogno di aiuto, era lui ad aiutare gli altri, e ora si ritrovava su una sedia a rotelle, dalla quale si alzava a fatica, spesso e volentieri, con l’aiuto della moglie, che, qualche volta, piangeva in silenzio, da sola. La sera prima di andarsene, Amilcare le aveva stretto la mano e le aveva sorriso, gliel’aveva stretta tanto forte che lei aveva pure avvertito un po’ di dolore. Era da qualche giorno che stava un po’ meglio e la nonna Isolina si era anche rincuorata, ma il giorno dopo il buon Amilcare aveva lasciato questo mondo per un mondo forse migliore, almeno così si dice. Nonna Isolina era tanto utile al prossimo, ai giovani ai meno giovani e anche ai vecchi. Raccontava spesso storie dei tempi passati, con grande lucidità.

Nonna Isolina aveva un solo nipote, Angelo, e viveva per lui. Angelo era bello come un angelo, aveva i capelli ricci biondi e il codino e faceva il chierichetto in chiesa. Era anche un campione di nuoto, andava sempre alle gare, andava anche a consolare la nonna, anche se i suoi gli dicevano che era un po’ una rompicoglioni. I suoi volevano disfarsene, anche se lei faceva la spesa per loro, stirava e lavava per loro e si occupava del nipote. In fondo era vecchia. Un giorno la nonna, che era sempre sorridente e aveva una parola buona per tutti, ebbe una scossatina[16]. La bocca le rimase deformata in una smorfia piuttosto inquietante e lei ebbe paura. La figlia e il genero divennero improvvisamente buoni con lei, si fecero firmare la delega per andare a ritirare la pensione, non era sicuro che lei girasse con i soldi, soprattutto dopo quello che le era successo. La nonna si era ripresa bene, ma non si poteva mai sapere. La figlia e il genero iniziarono anche ad aiutarla, la figlia si fece dare le chiavi di casa, perché non si sa mai, e anche il genero era diventato buono, anche perché la vecchiaccia, come qualche volta l’aveva chiamata, aveva un bel po’ di soldini in banca, e sai mai se questa moriva, bisognava convincerla a fare testamento, anche in suo favore. Le parlavano a lungo, le parlavano di una casa di riposo dove sarebbe potuta andare e stare benissimo, mamma è meglio del Pilton, è meglio del Pilton, c’è stata anche l’Esterina Quartodibue, e poi il medico c’è sempre, non si sa mai, con quello che hai avuto. Hai una certa età, eh, hai proprio ragione, non sono più una ragazzina, non sono più giovane, ma ho paura di pesare un po’ sulle finanze familiari, costano un bel po’. Mamma, è una questione morale, noi ti vogliamo un sacco di bene, ma dobbiamo lavorare, Laerte è avvocato e io faccio la notaia, è qua vicino, hanno delle più belle camerine al Vic Ospital. Angelo è sempre impegnato con il nuoto, e poi è piccolo, ha 14 anni e dobbiamo badare anche a lui. Ti veniamo a trovare, saremo sempre là, ti stancherai, la figlia fece una gran risata. Mo, come faccio a preparare le valige? Ti aiuuuto io, ti aiuto io, la figlia Maria andò a presentare la domanda per le esenzione dalla retta della casa di riposo, avrebbe pagato lo stato perché la figliuola dichiarava che erano senza reddito, anche se avevano qualche milioncino di euro in banca. I giorni passavano, arrivò il momento del ricovero della vecchietta nella casa di riposo, la figliola rideva in modo un po’ sguaiato, l’accompaga salutare i vicini, che odiava follemente, li odiava la figlia, ma lasciò che la madre li salutasse. Andò a salutare anche i negozianti dietro casa, dei quali era diventata amicissima, le volevano tutti bene, qualcuno le disse anche ma csa vela a fer al ricover[17]? La nonnina chiese alla figlia, ma non posso fare la prova, che poi, se non son contenta, torno a casa, 15-20 giorni, mica di più. Ma certo, ma certo, certo mamma, non ti preoccupare, le disse la figlia, e Maria pensava di quella che aveva messo il dubbio, ci pigli un cancro, ci pigli un cancro. Il Vic Ospital era ad una quarantina di chilometri dalla città sulle colline, ma indov um purrtev, a la fein dal mand[18], fate come faceva tuo padre, che voleva sempre andare a mangiare so par dal muntagn e voleva partire alle 9 della mattina? Sìììììì mamma, fece Maria, un po’ scocciata.

È primavera o forse autunno, premorire è peggio della morte, è finire un pezzo alla volta,…La casa di riposo sembrava un paradiso, anche  se era infernale, quella casa di riposo aveva anche l’angolo del ballo liscio alla Filuzzi, quello strisciato come piaceva alla nonna Isolina, l’infermeria, la manicure e la pedicure. La bocca di Nonna Isolina era tornata alla posizione normale, una ragazza alta e bionda con l’aria un po’ da nazista la abbracciò, cara cara nonna, che bello vederla, sono la Ketty Rizzetti, Managing Director dell’Ospital Vic. Nonna Isolina era piccola e magra e quasi si sentì stritolare. La Vic Ospital era presieduta da suor Gerundia, di origine spagnola, un passato nella Falange di Francisco Franco. Tante suore facevano parte del personale, Isolina non lo sapeva, lei detestava le suore, lei era attiva e chiese subito, cussa poss’ fer[19]? Ma Iso, ma Iso, non ti preoccupare, la riabbracciò Ketty, qua non deve fare niente, qua può starsene tutto il giorno in panciolle, tutti i giorni e godersi la vita. Il viso di Isolina divenne un po’ triste, il nipote Angelo era impegnato con il nuoto e aveva mandato un saluto per la nonnina. Il nipote Angelo era sempre impegnato con il nuoto. La signora Isolina credeva di stare disturbando un po’ troppo, non voleva che andassero sempre a trovarla. Avevano tanto da fare e un bel giorno, prese una bella corda, organizzò tutto, la stanza era molto in ordine, come al solito, visto che la nonna Isolina era molto precisa. Se ne andò sorridendo.

 

Quella povera donna non sapeva che stava provocando dei grandi casini, proprio dei grandi casini, visto che la frontiera tra morte e vita si era spostata molto. Suor Pudibonda pensa che sia giusto mobilitarsi. Quella donna è ancora viva, perché aveva gli occhi aperti, e sorrideva, non spegnete il suo sorriso, recitava il primo  striscione  preparati dagli alunni. Le lezioni sono state sospese non si può rimanere inerti di fronte ad un dramma di quel tipo. Un giudice la vuole seppellire. Ai bambini sono stati insegnati gli slogan, tutti debbono collaborare alla riuscita di una grande manifestazione. È invitato anche un esperto che era stato un sessantottino che ha insegnato i cori da intonare, NONNA ISOLINA NON È MORTA, LA DIFENDEREMO CON LA  LOTTA, NONNA ISOLINA È VIVA, E LOTTA INSIEME A NOI. Partono tutti assieme, guidati dalla preside Suor Pudibonda, fa un freddo cane, inspiegabilmente, sono le due di notte, i bambini hanno gli occhi piccoli per il sonno, parlano a fatica. Sono quasi tutti stanchi, tranne Pero e Pastacalda, che prima di uscire da scuola, hanno ficcato la testa di Pierucci dentro al cesso. Pero ha finito i bollini di turbolenza, la suor Pudibonda lo ha informato che la mammetta Pera avrebbe dovuto pagare un supplemento per permettergli di massacrare Pierucci. Anche quell’uomo che è andato a fare il colloquio ed è diventato professore si è dovuto alzare molto molto presto e sbadiglia. C’é la nebbia. SEGNI DEL TUO AMORE

Mille e mille grani  nelle spighe d’oro mandano fragranza

E danno gioia al cuore, quando, macinati, fanno un pane solo:

Le canzoni sono cantate con la voce impastata dal sonno, la suora che insegna musica, Suor Sdentata urla, più forte, più forte, più forte, non sento, il signore vi deve sentire, il signore vi deve sentire, una bambina dai capelli rossi si stropiccia gli occhi, dai dai dai canta, il signore piange  se ti stropicci gli occhi, fà suor Sdentata. La ragazzina la guarda ancora più assonnata e prova a cantare in modo più convinto, ma non ci riesce.. Il professore di cui si parla all’inizio fà finta di cantare, così come aveva ha di recitare la diecina del rosario. Cantate, cantate, perché sennò ammazzeranno le vostre nonne, come facciamo a sapere che è morta, magari sta solo dormendo pesantemente, magari il giorno prima aveva faticato molto. Guardate che se non vinciamo questa battaglia in nomeddiddio anche voi, se avete molto sonno, potete essere uccisi, ricordatevelo. La suora dalle lacrime di sperma si sentiva come negli anni settanta, motivata e battagliera, come quando combatteva per il Vietnam.

Lavinia, Lavinia, da un po’ di tempo a quel professore senza nome è tornato in testa quel nome, quel nome. Lavinia è la pazzia, Lavinia è la follia pura totale ed assoluta.  Qualche giorno prima gli è sembrato di averla vista per i corridoi. Ad occhio e croce avrebbe dovuto essere in quinta liceo. Lavinia tu mi inganni con il tuo zainetto e i capelli legati che ti fanno sembrare bambina, l’autorevolezza dei tuoi venti anni o quasi è superiore ai miei quaranta meno o più anni che sono solo capelli grigi, rughe e dolori di stomaco. Gli sembra di averla vista nel corridoio della scuola, ma forse è solo la sua fantasia, l’ha vista passare e gli sembra che lo abbia guardato, ma forse sono solo viaggi mentali. Lavinia doveva essere scomparsa dalla sua vita da molti anni. Anche quella lunga notte gli ha portato delle visioni, non può essere Lavinia, gli occhi azzurri sono i suoi, ma non aveva i capelli mossi una volta? La processione continua incessante, Suor  Pudibonda e Suor Sdentata sembrano più vispe che mai, sembra che l’ospizio da dove avrebbero dovuto portare via il cadavere di nonna Isolina non arrivasse mai. La lunga strada è illuminata dalle fiaccole, perché il comune non ha  pagato la bolletta dell’ENEL. Da qualche tempo il liceo è di proprietà anche della finanziaria, Suor Pudibonda ha potuto anche completare la sua collezione di amici. Suor Pudibonda ama le armi dell’esercito israeliano, d’altronde una volta gli ebrei erano il popolo eletto, poi erano diventati malvagi uccidendo Cristo, però sono sempre dei ganzi, con il Mozzad, lo Sin Bat, le teste di cuoio, ecc., le piacciono i Merkava, le mitragliatrici, le teste di cuoio italiane, americane, israeliane. Si è comprata anche una nuova pistola mitragliatrice, le è arrivata da poco, se l’è comprata con i soldi del primo assegno della finanziaria oltre alla biemmevuuuuuuu. I commerci con i pezzi di professori vanno bene e si diverte pure con i bambini biondi, ma che rischi.  Ora è tempo di usare le armi, ne ha comprate tante e ora le può usare ,contro chi vorrebbe seppellire il cadavere di nonna Isolina, la quale, invece, e qui lo ribadiamo, è viva, perché ha gli occhi aperti, fin da quando si è impiccata. Ha anche fatto insegnare ad usare le armi ai bambini, è venuto un esperto senza capelli, che aveva insegnato, anche ai bambini di 12 anni, come si spara, per difendere il signore, mentre l’ex sessantottino insegnava i cori, UCCIDIAMO PER DIFENDERE ISOLINA, ISOLINA NON È MORTA, LA DIFENDEREMO CON LA LOTTA, ISOLINA È VIVA E LOTTA INSIEME A NOI. Ai bimbi un po’ ritardati aveva dato un bastone di legno. SIAMO L’ARMATA DELLA CROCE, SIAMO L’ARMATA DELLA CROCE. L’ODIO PER GLI ANTICRISTO È AMORE. I genitori hanno anche dovuto pagare il giusto per l’arma, circa 1000 euro per pistola mitragliatore, finalmente la casa di riposo si avvicina, Pero e Pastacalda hanno smesso di strizzare le palle a Pierucci. Tutti cantano segni del tuo amore, tutti hanno circondato la casa di riposo, e le urla, i canti, la luce delle fiaccole si alzano sempre di più. Pero ha in mano un trapano a batteria acceso. Suor Pudibonda prende il megafono, mentre nell’altra mano tiene la mitraglietta, in nome del signore dio nostro che tutti ci ha creati, vi chiedo di darci Isolina, e ce ne andremo subito. Noi vi vogliamo bene, vi vogliamo bene, la capa della casa di riposo Vic Ospital si affaccia alla finestra e dice, non possiamo, dobbiamo seppellirla, è morta. Non è morta, urlò Pudibonda piangendo, noi vi vogliamo bene, venite qui che vi vogliamo abbracciare. Le lacrime di sperma sgorgarono copiose.  La capa rispose, ma andate a dormire, la dobbiamo seppellire, le pompe funebri sono anche tra gli azionisti della casa di riposo, mica possiamo scontentarli. Bambini cantate segni del tuo amore, sempre più forte, gridò Suor Sdentata. Ho detto di no, dice la capa, che sta alla finestra, ancora, mentre il canto è sempre più insistente ed inquietante, quel professore che è andato a colloquio quel giorno sta cercando una via di fuga in quel muro che sembra compatto di uomini, donne, ragazze, ragazzi e bambini armati, anche con trapani, flessibili, seghe circolari, qualcuno ha anche coltellacci da cucina, come Pastacalda, mica ci sono armi per tutti, poi Pastacalda si deve distinguere sempre. Per l’ultima volta, fà la cicciona con le lacrime di sperma che le scendono sulle guance,, aprite, consegnateci la nonnetta e noi ce ne andiamo, vogliamo che diventi una nostra insegnante. Andatevene, ha urlato la capa, con gli occhi fuori dalla testa. La cicciona prende una tromba che tiene sotto la tonaca, e nel giro di qualche secondo il rumore delle pale degli elicotteri si fà sempre più intenso, il cielo è ormai coperto dagli elicotteri, dai quali si calano, suore con il mefisto come le teste di cuoio, pesantemente armate, che sfondano i vetri della casa di riposo e fanno irruzione nella casa di riposo sparando una nebbia lacrimogena, indossano una maschera antigas e un visore notturno, la tonaca è antiproiettile. Da sotto i bambini, suor Pudibonda, suor Sdentata, suor Maicagata, di origine giapponese, suor Adolfa, austriaca e con i baffetti, e tutti gli altri fanno irruzione nella casa di riposo cantando segni del tuo amore. Pero e Pastacalda smettono di menare Pierucci perché ora devono fare delle cose serie, le botte al compagno sono solo un piacevole hobby. La reception è sconvolta, i tavoli buttati all’aria, le carte bruciate, il fuoco illumina a giorno l’atrio. La portinaia notturna cade sotto il mitragliatore di un bulletto che cantava, cantava, cantava.  Il signore deve sentire, ha sentito tutto. Quel professore sta cercando di attraversare la lunga striscia di asfalto dalle antiche origini, cerca di raggiungere i cespugli ai lati della strada, rischia anche più volte di inciampare, per il buio e il crepitare delle mitragliatrici dei guerrieri di dio della scuola religiosa. Pesta una merda, si sporca di fango, un uccello gli caga in testa, ma è salvo, forse non hanno notato che si è allontanato. Nella casa di riposo rubano la carta igienica, i fogli di carta della stampante, il cibo, le cocacole dai frigoriferi, dei nonnini muoiono di crepacuore e i loro cadaveri vengono lanciati dalle finestre per poi essere portati a scuola per diventare insegnanti nella sezione di chi paga il pacchetto massimo e dunque, con degli insegnanti morti, può fare quel cazzo che voleva, può anche smadonnare, ma con un supplemento di 100 euro a bestemmia. Quel professore, mentre sta nascosto e cerca una via di fuga sicura e protetta per poter tornare verso la sua automobile, pensava alla sua vita, pensa a quando era piccolo e tra le gambe aveva già delle dimensioni notevoli, pensa al collegio dove lo mandarono i suoi, al prete che gli ha insegnato la danza classica e poi lo chiamava a cena nel suo appartamento privato. Pensa a quando lo faceva rimanere solo con le mutandine e gli faceva le foto. Don Marino voleva che lui indossasse solo le mutandine con gli orsacchiotti quando veniva invitato a cena da lui. Gli faceva eseguire anche degli esercizi alla sbarra, perché la danza è una disciplina benedetta dal signore, dà la disciplina. Era abbastanza bravo in danza, ma non capiva perché, quando era a cena dal capo del collegio, dovesse rimanere solo con le mutandine, mentre a lezione gli facevano indossare una calzamaglia che metteva in risalto le sue dimensioni particolari. Il prete gli girava attorno, lui non si doveva voltare e doveva continuare gli esercizi, altrimenti gli sarebbe arrivata una bacchettata sulle gambette nude, poi il prete inizia ad accarezzarlo sulla parte davanti delle mutandine con gli orsacchiotti. Lui non capisce perché, aveva solo 7 anni, a un certo punto il prete gliele abbassava, ma lui doveva continuare ad esercitarsi, senza fermarsi, una volta si fermò e si prese uno sculaccione. Pianse, ma nemmeno tanto, anche don Marino pianse, disse, ti voglio bene, tii voglio tanto bene, io ti posso dare l’assoluzione per il tuo peccato di disobbedienza ad un sacerdote di nostro signore. Asciugandosi le lacrime e con la voce un po’ rotta, il professore timido ha chiesto quale fosse il peccato di disobbedienza e subito il prete rispose, non parlare e lascia fare a me, ha continuato ad accarezzare il suo cosino che non era tanto ino, fino a che questo non è diventato ancora più grande e rigido e dopo è uscito del liquido biancastro, ma il professore timido non sapeva bene cosa fosse. A quel bambino non sono dispiaciute nemmeno le carezze di quel prete, ma non ha capito perché non gli chiedesse il permesso per toccargli il coso, visto che quel coso turgido era attaccato al suo corpo. Non sapeva nemmeno spiegarsi il perché non gli dispiacessero le carezze di quel prete, in fondo aveva solo 7 anni, non gli piaceva per niente quando lo faceva girare, gli faceva fare il gioco della pecorina, dopo gli faceva male il culetto, ma il prete gli dava la pomatella. Quando sparì Don Marino lui fu stupito, anche perché quando gli faceva fare il gioco della pecorina e lui era nudo sul grande letto matrimoniale, gli diceva ti voglio bene, ti voglio bene e piangeva, emettendo lacrime biancastre. Dopo il gioco della pecorina, per consolarlo, Don Marino lo faceva dormire nel lettone con lui, a condizione che stesse nudo, perché quando dio ci ha creato, eravamo nudi e puri come bambini. Anche don Marino era nudo a letto. Quando Don Marino sparì dal collegio lui aveva 10 anni.

Un sentiero libero, il professore timido è senza ombrello, cammina in mezzo a cespugli pungendosi le mani, riempiendosi di fango e graffiandosi anche  il viso, mentre avanza nel buio e il Vic Ospital brucia, si sente toccare sulle spalle. Rimane impietrito, sicuramente si tratta di qualcuno della scuola, forse l’avrebbero licenziato.

Ciao, è proprio Lavinia, bagnata, infangata, allora non sono state allucinazioni, allora è proprio Lavinia, che una volta era ragazzina, una volta era stata innamorata di lui, quando lui non l’amava più, l’aveva anche denunciato e lui era andato in galera, per la seconda volta. Quel professore che era andato a colloquio quel giorno ha guardato per terra, è meglio se non parliamo tanto, gli ha detto Lavinia, potresti finire nei guai, potrei, ha risposto il professore con un filo di voce e ha guardato per terra. Bisogna spegnere l’emozione. Lavinia, Lavinia del Bosco mi hai fatto rivivere, pensavi che non ci fosse un uomo dall’altra parte della cattedra, hai trovato carne, sangue, anima, capelli, stomaco, cuore e tutto il resto. Hai voluto negare una verità incontrovertibile, o forse è vero che dall’altra parte della cattedra quell’entità strana è incorporea o è composta da qualcosa di poco nobile. Quel giorno in cui te l’ho scritto , quel giorno in cui ti ho donato il mio libro ti ho scritto una lettera. Non potevo accettare che ci fosse quella distanza perché quella distanza non esisteva, non c’era, c’era una linea sottile che univa i nostri cuori, i nostri stomaci, le nostre pance, le nostre anime. Dammi del tu. Lavinia lo scruta, guardami meglio, ti sembro la stessa persona, ora gli sta dando del tu. Lavinia non ha più lo sguardo aggressivo, ha un’aria tormentata, ha un’aria più triste, forse più cattiva. Mentre la pioggia diventa più fitta e il freddo più cattivo, il professore la guardava, ora sei diversa, ora sei una donna. Siamo proprio due stronzi, a guardarci e chiacchierare, nella penombra del fuoco lontano, mentre persone muoiono, disse lei. Hanno guardato tutti e due per terra. Quel professore ha pensato che si sarebbe presto ubriacato, come, in effetti, avrebbe fatto. Si sono salutati e, per la prima volta, il professore timido ha notato che lei è stata un po’ a disagio. Ha pensato a come l’ha guardato, con quale gioia, il giorno del processo, mentre lui stava nella gabbia degli imputati.

Dopo l’incontro con la finanziaria è stato introdotto anche un programma di multilevel all’interno della scuola religiosa. I genitori, gli alunni, i parenti tutti, hanno dovuto acquistare 150 euro di accessori per la casa come inizio e reclutare parenti, amici, conoscenti nel programma e far loro acquistare 150 euro di accessori per la casa di varia natura. Suor Pudibonda non se ne intende granché di quelle robe, ma quelli della finanziaria sono pronti ad aiutarla. Se dio ha creato il denaro, poiché tutto è stato creato da dio, vuol dire che il denaro è bene, e chi non ne ha, non merita l’amore di dio. Dio e il commercio sono indissolubilmente uniti, dio e il profitto sono una cosa sola. Tutti avrebbero potuto guadagnare potendo gestire il proprio tempo, i guadagni di quel lavoro che consiste nel vendere quel prodotto sono molto superiori a quelli di un lavoro di ufficio, o anche di un lavoro da professionista, come quello di un medico, o di un avvocato. Molti genitori abbandonano il proprio lavoro. Ora la scuola aiuta anche a vivere meglio il proprio tempo. Ma questa è un’altra storia.

 

Ora stiamo facendo grandi passi avanti, grandi passi avanti, la suora parla davanti agli studenti riuniti uno dei giorni successivi all’azione, all’eroica azione di nonna isolina, il nostro governo è formato da persone di buone volontà, benedette da dio, che decidono rettamente i destini della nostra nazione, come il ministro di santo, il ministro della sanità. Vi ricordate la storia di quella povera ragazza, vi ricordate la storia di quella povera ragazza del nord, quella ragazza che ha subito l’incidente stradale e che è stata accudita dalle brave suorine che le hanno voluto tanto bene taaanto beeene. Qualcuno che non prega dio, pensate, bambini c’era qualcuno che non pregava dio una volta, ora non più da quando è stato introdotto il reato di apostasia e ateismo, quel qualcuno ha deciso che quella povera ragazza che era viva avrebbe dovuto morire, pensate quella povera ragazza aveva anche le mestruazioni, le mestruazioni, le usciva anche il sangue dalla farfallina. Sangue benedetto da dio… E un giorno, quella povera ragazza è stata uccisa, suor Sdentata, suor Maicagata vi hanno parlato del suo dramma, vi hanno fatto recitare tante belle preghiere, tante preghierine. Abbiamo recitato tante tante novene del rosario. Il nostro governo, dove ci sono uomini benedetti da dio, ha fatto una legge per vietare che ragazze in coma vegetativo, irreversibile e chi più ne ha più ne metta, ma ancora vive e che possono ancora avere  le mestruazioni e soprattutto un bel cappello, possano essere lasciate morire. La benedizione di dio ha baciato di nuovo loro, dio ha voluto loro bene e adesso è uscita una nuova legge, pensate una nuova legge, per far sì che anche le persone morte, ma rimaste con gli occhi aperti siano considerate vive, perché vi dico e dio e la madonna e santa Ubalda ve lo dicono che sono vive. Oggi dobbiamo festeggiare, dobbiamo festeggiare questo momento di giubilo con una grande festa, una grande festa per questo momento di gioia. I bambini canteranno cori religiosi, bellissimi cori religiosi, faranno esercitazioni di tiro a segno su piattelli di Karl Marx, Mario Balottelli, Anna Frank, ma non dobbiamo fermarci qui, no, non dobbiamo fermarci qui. Organizzeremo altre manifestazioni, altre manifestazioni per andare oltre. Organizzeremo nottate nei cimiteri per andare a riaprire le tombe, perché non siamo sicuri che tutti siano morti, non siamo sicuri che tutti siano morti. Insegneremo ai bambini a disseppellire i cadaveri anche usando l’esplosivo, anche usando l’esplosivo. Festa, festa, oggi niente lezione, segni del tuo amore. E tutti cantano, tutti cantano, suor Pudibonda va a prendere il papà di Gino, e ballarono assieme il valzer su faccetta nera. Il papà di Gino era anche protagonista dei manifesti di quella scuola che recitano, pietà pietà per i ritardati, li abbiamo perfino assunti, papà di Gino c’era scritto sono un ritardato sul suo volto. Mentre tutti danzano, la suora si preoccupa, ommioddio è suonato il telefono, il telefono, prrooonto, pronto, cara suora, sono il presidente della finanziaria ti volevo annunziare che è in discussione che vieta il pagamento in un’unica soluzione e obbliga tutti ad aprire una linea di credito. La nostra economia è in crisi e c’è bisogno di provvedimenti dinamici, di provvedimenti seri per dare una svolta a questa orrenda crisi. Oooh, giubilo, giuouia, diooo, Vasco Rossi, i mitra, suor pudibonda, per la felicità, spara alcune raffiche per aria con il suo mitra e una colpisce il professor Parmenide di filosofia che cadde stecchito. La suora lo guarda sorridendo, e dice urlando, un’altra anima si sta avviando al paradiso, lo abbraccia e si mette a cantare ti voglio bene non l’hai mica capito, ti voglio bene lascia stare il vestito, ecc. ecc.  Ma cantiamo un inno di gioia a lui, che sarà in paradiso, ben più fortunato di lui e diventerà uno degli insegnanti della sezione M come morti, frequentata da coloro i quali pagano il pacchetto massimo Premium Gold ecc. ecc. La suora non ha neanche salutato il presidente della finanziaria, che è assieme al ministro di santo, quando sta comunicando quelle notizie così belle, e torna a ballare il valzer con il papà di Gino. Gli pesta i piedi perché non sa ballare bene, e 120 chilogrammi su un piede possono diventare un po’ fastidiosi. Quando gli pesta i piedi, il papà di Gino ringrazia sempre il signore. Orsù, allontanati, gli dice a un certo punto molto bruscamente la suora e va a telefonare. Va fora dai maroun’ Oddio, quella bambina Jamila stona con questa scuola così cattolica, faccio pagare al suo papetto e alla sua mammetta il triplo della retta per punirli del fatto che sono mussulmani, ma quel velo, ommioddio quel velo, come stona. Adesso convocò il padre, come si chiama Mohammed, boh. Lucy in the sky, lucy in the sky with diamonds, acido acida, brown sugar, brown sugar, chissà come mai mi vengono in mente queste canzoni per drogati? Pronto babbetto, pronto, sono la preside della scuola Maria la Sanguinaria, desidero convocarla al più presto per renderla edotta di un grave grave problema. Che problema c’è, che problema c’è, vengo, vengo, corro subito. Brown suugar, brown suugar… Trascorre un’ora circa durante la quale a suor pudibonda viene in mente di ascoltare i Rolling Stones e non sa perché, lucida la sua machine gun Uzi e, intanto, arriva il padre. Il papetto è un quarantenne ben messo, vestito all’occidentale, con il volto glabro e i capelli corti, in giacca e cravatta. Buon giorno, le parla in ottimo italiano, si segghi, si segghi dice la suora, la prego si segghi, innanzitutto volevo chiederle alcune cose, lei è sposato vero, sposato ah certo che sono sposato, mi sono sposato dopo la seconda laurea in fisica all’MIT, una delle mie mogli vive con me. Perché dice una delle mie mogli, non sarà mica divooorziato, noo, no, sono contro il divorzio, ho 3 mogli contemporaneamente, tre mogli, allora sì che lei difende la famiglia se ne ha 3, come i nostri politici che vanno al famiiily day. Lei ha ragione, io sono per la difesa della famiglia, infatti ho 13 figli di cui 7 ritardati. Come mai non ho mai visto le sue mogli fuori di casa, disse la suora. In quel momento Mohammed si mette a ridere, scusi preside, io sono una persona per bene, le mie mogli non possono uscire di casa e non possono ricevere ospiti e debbono tenere la tapparella abbassata. Ooooh, ohh, fà la suora con l’aria adorante, allora sì che lei difende la famiglia. Mi scusi, le dispiace se mi accendo una sigaretta. Si alza in piedi e la suora nota una protuberanza notevole in mezzo alle gambe. Ooh, oooh, mi faccia controllare babbetto, mi faccia controllare babbetto, e gli abbassa la zip dei pantaloni, venga nell’altra stanza prego. La suora si è messa le autoreggenti sotto la tonaca, le piacciono da matti. Jamila è bella, Jamila va in discoteca e indossa il top, le french, qualche volta le extension, i pantaloni attillati e un ragazzo italiano. Jamila è bella e si trucca, Jamila ha partecipato anche alle selezioni per miss italia. Il padre ha anche provato a parlarle civilmente, ma la ragazza non ha voluto sentir ragioni, è stata proprio testarda, proprio testarda. Ha provato con gli schiaffetti, con qualche pugno, con qualche calcetto. Ha provato con la cinghia, prima sul sedere e le caviglie poi sulla faccia, proprio per farle capire che non deve vedere un italiano, per di più divorziato. Ma una sera la ragazza è scappata di casa e questo è stato un affronto che non ha potuto tollerare. Alla moschea l’hanno sbeffeggiato, è un padre di burro. Jamila era alta, Jamila aveva lunghi capelli ricci e una sera l’avevano chiamata a casa per fare la pace. La madre lo sapeva. Quando la ragazza rientrò l’onore del padre fu salvo, per fortuna, peccato per la gola tagliata per la figlia, ma per fortuna allah poteva essere contento. Per fortuna che il padre aveva comunicato il proprio gesto meritevole alla scuola, perché suor pudibonda decise di premiarlo con una cerimonia pubblica, un assegno da diecimila euro e uno sconto di 10000 euro sulla retta dell’anno successivo. In quella scuola andavano anche 12 altri figli del signore arabo.

 

 

Suor pudibonda è proprio una donna dinamica, aveva creato dei magazzini, occupando delle aule vuote del liceo, in cui stivare i morti, i quali, specialmente, quelli morti da più tempo, non emanano proprio un buon odore. La suora li deodora con l’arbre magique e mette accanto ai morti puzzolenti, che hanno interiora al vento, gli studenti in ritardo con la retta. L’assessorato rimborsa la scuola per la custodia di quei morti, con tanti tanti soldi.

 

 

Il condominio di un quartiere della periferia sudovest di b., di un quartiere nato negli anni ’60 è,  soprattutto, un mondo di vecchi e handicappati, piantiamola con ‘sta storia dei diversamente abili che fa scappare da ridere. Si dice che siano spesso gli anziani a stare da soli, ma non è così. Il giorno in cui il professore non è andato a letto una Uno bianca targata PZ è entrata nel cortile, la Uno è una delle auto più facili da rubare. Alla guida c’era una persona giovane, coi capelli e la barba incolta, che una volta ha bestemmiato, perché in un luogo dove si sarebbe dovuto studiare c’era il buio. Una solerte ditta di traslochi si è già occupata di portare tutto in quell’appartamento dove, una volta, ha abitato una vecchietta che si è suicidata.

 

Il giorno successivo quel professore ha un gran mal di testa, non ha dormito per niente, gli occhi sono piccoli e il volto è solcato. Alle prime ore del giorno non sta male e le parole volano via veloci, i concetti escono spinti dalle passioni pazze ma, con il passar delle ore, le condizioni sono peggiorate.

 Ci sono bambini o quasi ragazzi che forse fanno sperare o forse sono solo illusioni. Ci sono dei fiori in mezzo al cemento soffocati dalla triste esperienza del nulla, ci sono anime sole e disperate senza via di uscita trascinate nel vuoto della droga religiosa.

Bertrandina Pastrocchietti è una ragazzina di 15 anni dalla forte personalità, che esprime facendo la collezione di scarpe ballerine e di stivali in cui infilare i jeans. Bertrandina è una ragazza normale, carina e dalla faccia tonda, con i capelli lunghi castani. Non è la più bella in quella classe, non è quella con la più grande cartola, ai ragazzi piacciono di più le altre. A Bertrandina piace il professore timido, ma lui non la guarda. E lei se ne ha a male. Qualche volta si scorda persino di lei, quando sale al primo piano dell’edificio in cui c’é il liceo Maria La Sanguinaria, non la saluta nemmeno. Anche il giorno successivo alla notte insonne si è scordato di salutarla, quando è passato davanti alla sua classe. A dire il vero non l’ha nemmeno notata, come capita spesso. Il professore che è andato a colloquio quel giorno è veramente distrutto. Non bastano i caffè e l’aria che entra attraverso gli spifferi. Ancora per qualche giorno lui si scorda della Pastrocchietti.

Il professore ha spiegato il grottesco nella classe di Lavinia, e ha spiegato sempre meglio e di più, sta bene. Lavinia è molto diversa rispetto alla ragazza che parlava milanese e aveva un tono aggressivo, lei ora poco, ma quando lui incrocia i suoi occhi la ragione se ne va. Può la vita inseguire la letteratura, è minimamente fattibile? Quando si descrive una realtà si crea un mondo che può essere verosimile, ma che, a volte, diventa reale. Siamo tutti noi dio. Il professore spiega un romanzo poco noto di uno scrittore contemporaneo tedesco, Heinrich Mann, il fratello di Thomas. Gli piace confrontare le letterature e le culture.  Il romanzo si intitola Professor Unrat[20], parla di un professore di cognome Raat il cui cognome viene storpiato in Unraat, sporcizia, spazzatura. È un professore vecchio, ridicolo, stupido e ignorante, odiato da tutti, allievi ed ex allievi. È una ridicola figura che cerca di conculcare il pensiero critico, che cerca di mettere in difficoltà gli alunni propinando loro un impossibile compito su Giovanna d’Arco. I tre allievi principali si chiamano Von Erztum, Kieselack e Lohmann e sono anch’essi delle caricature. Von Erztum è un omaccione dedito alla violenza, soprattutto a quella verbale, abbastanza inconcludente. Risulta alla fine sottomesso a Unraat, anche se mostra spesso l’intenzione di usare violenza su di lui per le sue soperchierie. Kieselack è un represso sottomesso alla nonna, che vive nella costante paura del famigerato insegnante, mentre Lohmann è la caricatura dell’intellettuale dandy della Jahrhundertwende[21]. Il professore è inutilmente cattivo, serioso, mette in difficoltà volontariamente gli alunni. Cerca di scoprire la causa, secondo lui, degli scarsi risultati scolastici degli alunni, trova la causa in una ballerina dal nome che è un calembour, Rosa Fröhlich, la rosa felice. Questa ballerina è decisamente equivoca, è un mezzo puttanone, che parla sporco e gergale a differenza di Unrat che è pomposo, sforzatamente pomposo. All’inizio quel professore sfigatissimo la va a cercare in un teatro serio, ma non la trova, perché è una ballerina da night, una ballerina da localetti un po’ squallidi come l’Angelo Azzurro. Quando la va a trovare, cerca di prendere le distanze, lei lo prende per i fondelli, lo tratta anche con un po’ di disprezzo,…Ostenta il disprezzo per i tre ragazzotti, tra i quali soprattutto Von Erztum è uno spasimante della ballerina. Il professore si innamora perdutamente di lei, lei lo usa come servo, si fa beffe continuamente di lui, così come gli avventori di quel locale da strapazzo dove lei si esibisce. Unrat l’aiuta a vestirsi, la difende quando gli avventori del locale la prendono per i fondelli, perché ha cantato una canzone scritta da Lohmann, che han preso per ridicola quando lui era convinto di avere composto una canzone seria. Unrat deve trovare un sistema per cacciare quei tre, ci riesce quando li fa incolpare di aver danneggiato un luogo importante per la città. Gli sembra di aver vinto, quando sposa Rosa. A casa loro organizzano delle orge, prende delle belle corna dalla moglie, ma a lui va bene così. Un giorno accade un evento che sconvolge la vita di Unrat. Rivede a casa sua e della moglie, che si fa mantenere in tutto e per tutto da lui, Lohmann e cerca di saltargli al collo, viene arrestato.

Che cosa è l’ironia, che cosa è il grottesco. L’ironia è il sentimento del contrario, anche Mefisto veniva detto il negatore, lo spirito che tutto nega. L’ironia è contrasto, tra la realtà e il desiderio. A volte il grottesco ti insegue, il mondo che hai descritto diventa realtà e come un incubo segue anche quelle persone che l’hanno descritto.

O tu mio mitragliatore Uzi, tu che sei potente come un fallo pronto ad entrare nella vagina nutrice di vita e morte, che il dio degli eserciti rechi eterna gioia e ricchezza alla mente benedetta e al braccio pieno di grazia, i quali, spinti da te o signore ti hanno creato. La cicciona con le lacrime di sperma sta scrivendo delle poesie alla pistola mitragliatrice Uzi, di cui è perdutamente innamorata. Anche se gli inventori sono perfidos iudeos, hanno inventato una splendida arma con la quale combattere i senza dio.

Il professore ha parlato del grottesco come unione di tragico e comico, ha parlato di senso critico, e ora sta andando a depositare i registri nella sala insegnanti sempre buia, la porta della sala insegnanti è quasi sempre spalancata, quella vecchia scassacazzi può controllare tutto, perché il suo ufficio è lì vicino. La porta della sala insegnanti si affaccia sullo stesso corridoio. Con quella vocina fasulla e flautata la preside chiama il professore, professore, vieni, fà un sorrisino con la faccia fintamente impaurita. Il professore la guarda, cercando di celare la paura, la cicciona chiude la porta, professore, vieni, siediti, la panzona dà del tu a tutti, ti devo dire due cose importanti, non dire più a Bertrandina Pastrocchietti, sei carina, domani ne parliamo con la professoressa Sdentata, la vice preside. Quell’uomo, al quale è stato imposto di spegnere le emozioni, reagisce, ma quando, ma quando, sì, e poi non ti avvicinare troppo al banco, domani ne parliamo con suor Sdentata. Dai professore, dai professore, e lo accarezza sul petto, accarezza e tocchiccia tutti, andiamo che inizia la riunione. Sta per iniziare una riunione chiamata pomposamente gruppi operativi, per discutere dei problemi dei cosiddetti diversamente abili, che termine coglione. Si inizia con i genitori di Gino, due poveri ritardati, che hanno dovuto vendere tutte le proprietà ereditate dalle famiglie alla scuola per poter pagare la retta per i tre figli un po’ sempliciotti. Una neuropsichiatra acida e stronzissima dice loro con il sorriso sulle labbra che sono due ritardati e che è più che normale che i loro figli non siano a posto. Il professore che è andato a colloquio quel primo giorno ha guardato per quasi tre ore nel vuoto. Quando quella riunione finisce, chiede alla lurida panzona di parlarle, minaccia le dimissioni, ma lei lo tranquillizza, lui le dice, guardi che io ho detto, siete tutte persone carine e simpatiche, dentro Suor Pudibonda l’animo selvaggio prende il sopravvento, vedi, tu diventerai un professore, lo puoi fare, dai, dai che ce la facciamo, lo accarezza di nuovo e sembra che abbia sempre più mani. Il professore guardava nel vuoto, mentre la panzona, con una delle sue mani, inizia ad accarezzagli il pisello, ti voglio bene, lo sai che ti voglio bene, senza che lui nemmeno se ne accorga, gli tiro fuori il fallo e inizia a masturbarlo, lui è seduto alla scrivania immobile e pensa a quando era bambino e certi giochini glieli faceva il prete del collegio. Ti voglio bene, non l’hai mica capito, il cellulare stra ultimo modello della suora suona ed apparve sul display il nome del presidente della finanziaria, vai caro, vai caro, ti voglio bene e lo sospinge leggermente fuori. Pronto, pronto, pronto suora, ho delle bellissime notizie per lei. Mi dica, mi dica, stiamo acquisendo altre partecipazioni azionarie in altre scuole. Anche nelle altre scuole si adotta quel metodo, quello della sanguinaria, ma tutto parte da quel paesino, tutto inizia da lì. Quel paese è la capitale di Italia. La suora è sempre più felice, piena di iniziative, da molto tempo, da molto tempo non si sente così.

 

 

O Maria Antonietta dei pitosfori, la bella mora, dalla faccia piena, coperta di ori, e di giocattoli. Tutti i giocattoli più belli le venivano regalati, proprio tutti, dai genitori. Quando vivi in una villa sui colli e frequenti le migliori scuole private, non dovresti pensare a niente. Ma se i tuoi genitori considerano che si possa comprare l’affetto, la solitudine diventa vuoto e i genitori vanno uccisi, vanno eliminati, per sentirsi meglio, per sentirsi in pace con sé stessi. In quella città media sui colli a volte non si segue la linea, in quella città media sui colli si vota per la destra o per la balena bianca. Maria Antonietta odia i propri genitori, li detesta e loro non le rispondono mai, ma Maria Antonietta odia anche il più grande partito della sinistra, lo considera il partito del conformismo e si unisce ai gruppi marxisti leninisti ecc,, i gruppi di intellettuali, super intellettuali. Ci sono tutti i figli di tutta la borghesia cittadina, avvocati, notai, medici. Maria Antonietta pratica il libero amore, tromba un po’ con tutti e un bel giorno o un brutto giorno le viene in mente che la mancanza delle mestruazioni possa essere indice di qualcosa di diverso. Si scopre incinta, ma non sa di chi. Ha paura, ha dello scandalo e non riesce a dormire, non dorme per giorni, e un giorno scopre la fede. Lo fà telefonando ai propri genitori, con i quali ha interrotto da tempo i rapporti. Sua madre si mette  a piangere, la invita nella grande villa, la riammette nella famiglia assieme al padre, e le firma un assegno di 500 milioni o forse l’ha già fatto prima di scoprire la fede. Quando ha interrotto i rapporti, per punirla i suoi le mandano un assegno di soli due milioni al mese. È deciso che il bambino sarebbe stato dato in adozione in un paese molto lontano e su tutti i giornali va la notizia della comunista che rinnega Marx e le sue false dottrine per abbracciare dio in convento. La pagano 1 miliardo per il servizio giornalistico. Nessuno ha più visto quel bambino.

 

 

Ma torniamo a pudibonda, pudibonda vuole coinvolgere quegli studenti, vuole riempire le loro vite, pensa un po’ a tutto. Pensa a quella ragazza, quella ragazza che avrebbe potuto ancora avere le mestruazioni e che è stata fatta morire, perché il padre, un individuo nefasto, un orrendo assassino comunista, ha voluto la morte. Che sconsiderato, che rinnegato, che delinquente, far uccidere una ragazza con il suo cappello perché non parla e non risponde. Sì vede che è tranquilla, si vede che si annoia, probabilmente non vegeta neanche, si è addormentata e ha il sonno pesante. Quell’uomo è stato invitato a parlare nelle poche scuole pubbliche rimaste e questo suor pudibonda non lo può  tollerare. Lei non pensa solo ai soldi, lei si sente anche un’idealista in lotta per dio. Decide di reagire, il popolo di dio non può  rimanere inerte di fronte a tale scempio.

È una mattinata di pioggia, una delle poche di quell’inverno, le armi rilucono più del solito, perché Pastacalda le ha pulite bene. Una pallottola in testa a quel padre degenere ha segnato un’altra vittoria nel nome della vita. Le scuole che hanno invitato quel padre sono state bruciate, non si sa bene in quali circostanze.

È contenta in quel periodo Pudibonda, ci sono degli avvenimenti che la fanno felice, come terremoti, tragedie volute dal Signore per far partecipare il popolo della sua sofferenza. Il Signore ha voluto che in questa settimana santa, in qualche modo anche loro partecipassero, diciamo così, alla sofferenza e alla sua passione. Leggere i misteri di Dio è sempre molto difficile […] in questa tragedia vogliamo vedere qualcosa di positivo, in fondo il Signore quando ci fa partecipare delle sue sofferenze è perché vuol farci anche partecipare del valore della sua resurrezione.» Festa amici, festa ragazzi, dice la suora dopo avere pronunciato queste parole ad una commemorazione per il terremoto. Subito dopo è partito il ballo del terremoto, un nuovo ballo di gruppo per festeggiare questi lieti eventi.

 

 

La cicciona ha saputo dal presidente della finanziaria che sarebbero stati distribuiti dalla finanziaria dei dividendi che le avrebbero permesso di acquistare un altro paio di automobili SUV, proprio come andavano di moda. Già ha potuto acquistare quella che voleva, aveva perfino il doppio scomparto anteriore e posteriore per la mitraglia.

 

 

All’uscita della scuola il professore timido si avvia verso il parcheggio poco lontano dalla scuola, rischiando più volte di venire investito dai tremendi suv dei genitori degli alunni, che debbono cantare, all’entrata e all’uscita, segni del tuo amore. A sinistra della scuola Maria la Sanguinaria c’é un portico breve sotto il quale ci sono il municipio, il bar e alcuni negozi, il vialetto é ben ordinato.  Attraversa la strada dopo aver prenotato il verde e inizia la discesa lungo la passerella di quel parcheggio al sole. Passeggia lentamente, scordandosi, come al solito, la posizione in cui ha parcheggiato l’auto. I suoi occhi incrociano quelli di Lavinia, si domanda come mai ha perso quello sguardo spavaldo, quasi arrogante che aveva prima che lui finisse in galera per la seconda volta, non aveva neanche più l’accento milanese, sembrava che stesse vivendo una fase due, forse qualche cosa era cambiata anche per lei. Camminava guardando per terra e sembrava che il suo sguardo fosse diventato cupo. Ciao, incredibilmente, la bella riesce di nuovo a dargli del tu, lui ha un brivido lungo la schiena. La sente vicina, quasi pericolosamente vicina. Ma è una mantide o era un angelo? Ciao, risponde lui con aria un po’ assente, perché ancora non si rende perfettamente conto di quel che sta succedendo. Lei riprende, posso chiederti una cosa, visto che ci siamo rincontrati potrei sentire la tua voce in russo, perché questa sia una fase due, ma non so se vale la pena continuare, stai attento, devi stare molto attento, perché adesso sono molto peggiorate le cose. Vorrei cancellare quei ricordi, vorrei cancellare tutti questi anni, buttarli via. Ora ho cambiato accento, perché non vado più a Milano e non frequento più nessuno di Milano da molti anni. Non so neanche di che nazione sono, non ho un’identità. Parla russo, per favore, così inizia il secondo tempo, la fase due. Per te è la fase tre, già. Il professore parla, a me sembra che andasse peggio prima, mi hai fatto finire anche in galera, e i tuoi hanno pagato anche il giudice perché mi condannasse. Stai molto attento, io non dovrei neanche farti queste raccomandazioni, sono solo una ragazzina. Il professore spalancò gli occhi, forse sta iniziando a reagire. E che cosa pensi che mi possa capitare, la guardò un po’ preoccupato. Guarda che se ne accorgono, ti fanno del male, mia madre conosce molto bene la suora e conosce tanta gente in paese, non ti devi fidare. E poi rischi di fare la fine di quei professori della sezione M. Pensa se la suora ti ammazza. Quel professore ha passato anni in carcere nel bianco, è stato la vittima di un programma ministeriale che prevedeva lo spegnimento delle emozioni. Lavinia è stata terribile, una volta, Lavinia ha dominato gli uomini, è stata qualcosa di più di una femmina, è stata una femmina virago, capo assoluto, Lavinia aveva 13-14 anni e quell’uomo che ne aveva 40 più o meno era dominato da lei, nonostante tutte le sue esperienze, anche se aveva resistito al carcere. Chissà cosa le era successo, non se la sente di chiederglielo. Ti prego, ti prego lo guardò, sarebbe meglio che tu non ti fermassi più a parlare nel parcheggio e che facessi finta di non vedermi il più possibile, ma se proprio non ce la fai, parla russo. Almeno il trauma sarà minore, quando succederanno certe cose. Lavinia è di origine russa, ha il padre russo, e la madre italiana. I loro genitori si sono separati da un po’ di tempo, ora Lavinia vive con la madre, una compagna di origine terronica, dopo non averla vista per molto tempo. L’altra volta sua madre si è ingelosita, quando ha visto un messaggio del prof alla figlia, vuole trombarsi lei il prof, per la grandezza e il turgore del suo fallo. Пока, до встречи[22], il professore non si toglie quasi mai gli occhiali da sole, e quando è un po’ perplesso si accarezza la barba nera. Quella mattina l’ha accorciata, stava per diventare come uno degli ZZ TOP. Riprende l’automobile. Esce dal grande parcheggio e si avvia per la lunga striscia d’asfalto. La prossima volta le voglio chiedere se le piacciono ancora i musical, in russo però, pensò. Il parcheggio finisce al limitare del fiume. Sta arrivando la primavera e nessuno se ne ne è mai accorto, perché non c’é mai stato l’inverno.

 

 

Quando arriva a casa si rende conto di avere impiegato troppo poco tempo, ci ha dato dentro con l’automobile, d’altronde. Adora un certo tipo di automobili belle allegre. Al comune di B. ci sono degli ecologisti che cercano di rendere il più difficile possibile la vita agli automobilisti proprio come se comprare l’automobile fosse un’onta terribile. Per forza, loro hanno l’auto blu che passa dappertutto. Da un po’ di tempo sente dei rumori che gli sembrano metallici e non si rende conto da dove provengono, né chi, né cosa li emette. Quel giorno capisce che sono rutti, tremendi rutti che provengono dall’appartamento del piano di sopra, si ricorda in quel momento di quella Fiat Uno targata Pz che, in quel momento, non vede parcheggiata. Ma chi ci abitasse sopra di lui, proprio non é in grado di ricordarlo. Gli viene in mente solo della vecchia ebrea che abita due piani sopra di lui, avrà 100 anni, 120 anni e ascolta a palla la musica dance, anche ad orari improbabili e manda maledizioni in yiddish a chi contesta la sua passione morbosa per la musica. Una volta in quel palazzo si conoscevano tutti, erano andati ad abitare lì tutti assieme negli anni ’60, quando quel caseggiato era stato costruito. Le chiamavano ancora le case popolari, che venivano spesso costruite con della merda, con l’amianto, anche da quelli che si definivano compagni, dell’azienda case popolari. Erano diventati grandi o vecchi assieme, si aiutavano e quando qualcuno non veniva visto uscire per più di due, tre giorni, subito ci si andava a sincerare di come stava. C’era anche qualcuno al limite, qualche piccolo delinquente, ma in fondo era tutta una famiglia. Votavano tutti compattamente per il più grande partito della sinistra, salvo qualche socialista, un democristiano di sinistra, e un missino che veniva compatito. Votavano per convinzione, votavano per ingenuità, votavano per pecoraggine. Era una comunità, che con i suoi difetti, con i pettegolezzi, con i suoi limiti, agiva per il bene comune, nel solco della tradizione del parté, come veniva chiamato il più grande partito della sinistra. Quella sera va a letto presto, lo fa raramente, si addormenta, mentre qualcuno ascolta uno squallido programma porno che parla di una linea telefonica equivoca ecc. ecc. infilandosi il telefono in quasi tutti gli orifizi possibili ed immaginabili. Non osa protestare, quel professore é troppo timido per protestare, per fortuna quello che ascolta la telefonista che ansima e pone domande un po’ equivoche cambiò canale, su un film di Aldo Giuffré. Driin, qualcuno alla porta. Va lentamente ad aprire, chi è, porco dio, sono quello del piano di sopra, apri cazzo, apri, il professore apre e si trova di fronte ad un individuo magro, in mutande e canottiera, pantofole da nonno, i capelli incolti e l’alito fetido, accanto a sé ha Lavinia, dall’aria inquieta, sembra che stia  per piangere. Ascolta, questa è una tua amica che si è sbagliata ed è venuta a suonare da me, prenditela, ma non mi rompere più le palle, che sto guardando un bel film. In mano ha una lattina di una marca di birra sconosciutà, ne beve un sorso, si allontana, emettendo un violento rutto, prima ancora che il professore possa dire qualcosa. Привет, что случилось[23], dice il professore. La ragazza sorride, si mette a ridere istericamente, я рада, я очень рада, моя жизнь комична[24]. Il professore è stranito, un bel po’ a disagio, войди, войди, пожалуйста[25]. La ragazza continua ridere istericamente. Ha i capelli legati e sembra di più una bambina. Si mette a sedere e inizia a piangere, что, что, он, такой человек.[26] Кто, кто, сделал это,[27]  chiese lui. Преподаватель оружии, ты помнишь[28], continua con la voce strozzata dal pianto. Значит, у меня отношение с нем, у меня были сексуалные отношения, силные сексуальные отношения[29]. Le racconta che quell’uomo, che le ha detto di venire da Trento, all’inizio era molto dolce, poi aveva le doti giuste, in mezzo alle gambe. A lei piacevano gli uomini con le doti giuste anche in quel punto. Cantava arie liriche, rigoletto, nessun dorma, quella roba lì, era il genere d’uomo che piaceva a Lavinia. Poi un giorno l’aveva picchiata quando lei aveva voluto fare una sorpresa a casa sua, voleva salutarla, lui non le aveva detto che era sposato con due figli. L’aveva picchiata ed umiliata, aveva minacciato che sarebbe andato a raccontare tutto della loro relazione a suor Pudibonda e alla madre, sarebbe stata additata come una troia. La ragazza mostra le ferite che aveva sulla schiena e sulle gambe, он хотел меня убить,[30] Lui non la sfiora, sembra che abbia paura di romperla. Quella notte rimane a dormire a casa del professore, dorme sul divano del salone senza interruzione e prende l’autobus da sola per andare a scuola.

Basta piangere, porca madonna, grida quello del piano di sopra, quando gli suona il telefono. Chi cazzo è a quest’ora, grida. È sua madre, sua madre è una gran scassa coglioni, che telefona ad ogni ora, soprattutto di notte o quando il figlio è in bagno. Ciao, come stai amorehaimangiatomacosahaimangiatoisolitiquattrosaltiinpadelladeldiscaunt, mamma prendi fiato che mi stai distruggendo le palle, senti ti volevo dire che blablablailcondominio…Ma vaffanculo, poggiò il telefono in un angolo, mi debbo dedicare alla meditazione. Invia un nuovo certificato di malattia fasullo alla sua azienda che attesta una pericardite angiosistemica. Da quando se ne è andato dall’università a far l’operaio in una delle più grandi aziende di B., sono più i giorni di assenza di quelli in cui va a lavorare.  Il papà ha appoggi in alte sfere, per questo il figlio può fare un po’ quel che gli pare. È passato un bel po’ di tempo da quel giorno in cui ha bestemmiato perché in quelle stanze dove si sarebbe dovuto studiare c’era il buio. E una corda ha stretto il collo di una ragazza timida. E quel bestemmiatore se n’è andato sbattendo la porta, mandando a fanculo quella donnina occhialuta dall’aria così falsa e dal tono mellifluo.

 

 

Il professore timido che quella mattina era andato a colloquio si prepara per la lezione come per andare all’evento più importante della propria vita, per lui tutte le classi sono importanti, ma la classe di Lavinia lo è di più. Lavinia lo turba ogni volta che inizia a parlare, ogni volta che lui iniziava a parlare in lingua straniera si sente sotto esame, perché Lavinia è madrelingua, e poi, soprattutto, Lavinia è il suo punto di riferimento. Perché, quando parlano in russo fuori dalla scuola lui non si sente a disagio, è un mistero. Come, lui é un adulto, e ha come punto di riferimento un’adolescente o quasi? Come si fa a quell’età, come fa il cuore a battere così forte, il professore timido non è più giovane.

Quando la ragazza se ne è andata da casa del professore, gli ha lasciato un biglietto in cui gli chiede di non rivolgerle più la parola, ma quell’uomo non ha nessuna intenzione di farlo. Il professare ora deve pensare ad un modo per essere un fratello maggiore, come lei ha scritto in quella lettera. C’é un solo modo per arrivare a Lavinia, arrivare a quella gran vacca di sua madre.

 

 

Come si chiama il complesso del pene grosso? È un problema avere il pene lungo?

 

 

È un’organizzazione importante anche se camuffata da innocua associazione culturale dedita a Mark Landers e robe simili. Molti politici sono adeguatamente finanziati e di loro l’organizzazione sa tutto, conti correnti, partecipazioni sociali, amanti, ecc. ecc. Devono replicare quell’esperimento educativo, i professori della scuola vanno a tenere conferenze anche nelle altre scuole, che debbono rifarsi a quel metodo di educazione, il metodo Maria la Sanguinaria. I parlamentari devono esercitare lobbying, essere un gruppo di pressione, nessuno dovrebbe dire che ha legami con l’associazione, manco dovrebbero farsi vedere da giornalisti nell’associazione.

È di sinistra premiare il merito, premiare la cultura, l’intelligenza, è di destra il lassismo, il disordine, il fare ciò che si vuole senza una regola, senza un criterio.

 

 

Quella mattina il professore timido è andato a scuola con il mal di testa.. Si è sentito come in barca sulla lunga striscia d’asfalto piena di gente. Ogni colpo di clacson lo ha fatto saltare. È entrato nel parcheggio, insolitamente straffollato. C’era un’oscena cappa grigia che velava la città. Che cosa sarebbe potuto succedere? Che cosa? Quando è entrato a scuola, ha visto il solito ritardato puzzone che lo ha guardato con aria contrita, non si sa per quale motivo.

Scusi scusi, profesciore, dovrebbe scialire dalla preside, dalla sciuor Pudibonda, che lo ha chiamato. Il professore sale e gli tremano le gambe. Non è abituato ad esprimere le proprie emozioni, ha già imparato a dominarle, ad anestetizzarle. Sale quelle due rampe di scale, rese scivolose dal paciugo formato dalla polvere e dall’acqua piovana portata dentro dagli alunni e da qualche insegnante. C’é la solita puzza di robaccia della mensa. Non ci sono bidelli, costano troppo e la suora deve comprarsi sempre più biemmevuuuu. L’immondo pachiderma lo aspetta all’inizio delle scale. Buongiorno, buongiorno, venga caro, accomodati. Si sieda, si sieda, si è seduto lentamente. Professore, la cicciona lo accarezza sulla spalla, che film hai fatto vedere agli alunni? Anna Frank, perché non potevo, domanda un po’ stupito il professore timido. Noooo, noooo, nooo, nuuuuuuuu, non si può…. E le lacrime di sperma, nooo, nooo, nooo, nooo. Ma è vietato ai minori di 27 anni, non lo saaaai, che il governo il nostro governo l’ha vietato, perché induce a violare le leggi. Anna Frank ha violato la legge. Sono venute le mammette e i papetti, soooono tanto arrabbiati. Perché, parla il professore. Non si puooooo, la suora sta inondando il tavolo con le lacrime di sperma. Se vuoi puoi finire con oggi, altrimenti è meglio che tu rassegni le dimissioni. Il professore rimane impietrito. I genitori si sono arrabbiati, e poi lo sai che c’è la nuova legge. Anna Frank verrà riprocessata, perché la pena che le è stata comminata è stata considerata troppo mite, il suo cadavere verrà dissotterrato, per consentirle di assistere alle udienze contro di lei. Noi siamo garantisti e crediamo che il processo che le hanno intentato i nazisti avesse qualche vizio di forma, molto grave. Ma è una delinquente, è una delinquente. Magari l’hanno mal consigliata, anzi assolutamente sì, ma rimane il fatto che ha sbagliato. Non puoi parlarne a dei bambini di 12 anni, non puoi. Loro debbono parlare con la nostra bocca, e ripetere quello che diciamo noi. Devi farti giocattolo nelle mani degli studenti, in proporzione a quanto pagano per essere promossi e le famiglie di quei bambini pagano tanto. Bisogna che tu ti fai giocattolo nelle mani degli alunni, e cerca di sbottonagliergli i pantaloni, oppure che tu versi nelle casse del nooostro istituto, la suomma di 1000000 euro. Rimane in silenzio per alcuni secondi, quel professore. La preside sta per tirare fuori l’Uzi, e il professore timido se ne è accorto. Potrei versare quei soldi un po’ a rate, dice con la voce un po’ tremante. La preside emette un grido di piacere, sììììì, abbiamo un bel finanziamento a rate in 189 mesi, e il programma di Multilevelmarketing di vendita di prodotti per la casa e la bellezza. Il professore rimane per un tempo indefinito là dentro, esce un po’ frastornato per andare a tenere lezione. Gli tremano le gambe, a dire il vero, e ora avrebbe dovuto attraversare quel luogo per andare dalla dea bionda, sentì che la suora aveva acceso la sua canzone preferita tivogliobenenonlhaimicacapito, Scende le scale, invase dall’afrore di cavolo marcio che proveniva dalla mensa scolastica dal costo di 500 euro alla settimana, gli viene un conato di vomito e da bestemmiare, ma deve trattenere sia il primo sia le seconde. Le bianca statua della Madonna sembra ingiallita, forse per i miasmi che giungono dalle cucine. La diarrea è il destino di molti dei fruitori della mensa. Fà il giro del corridoio silenzioso, dove il papà di Gino sta dormendo serenamente. Attraversa il cortile, sotto il cielo insolitamente. grigio. Sente quasi un crampo alle gambe, quando apre la porta, gli viene una serie pressoché infinita di starnuti per i gatti di polvere che escono in gran numero dall’angusta palestra. Inizia anche ad ansimare per via dell’asma. Ansima così tanto che non si accorge della nuova posizione della statua di Incmaro di Reims. La preside l’avrebbe sicuramente sgridato. Sale le scale nel silenzio, sembrava che la scuola sia morta, o forse é lui che é alienato. L’aria é ferma, sempre più ferma. Dal vetro della porta la vede che sta scrivendo le poesie sul quaderno con la copertina a fiori e gli sembra di rinascere. Si affaccia in classe, dove sta sistemando le sue cose, un professore dall’aria mite insegna religione. È una classe unicamente femminile, belle e intelligenti ragazze, ma lui ne vede solo una. Ogni lezione è un incontro d’amore tra lui e lei. È una sfida, totale e senza esclusione di colpi. Ha provato a spiegare Vladimir Nabokov, il suo elitismo esasperato, ammaliato dalla bellezza delle sue opere. Ha letto tutto, soprattutto Lolita, ha parlato dell’amore dell’autore per le farfalle. Ama l’autore nobile, che ha imparato la prima parola di russo a 3 anni, anche se é anticomunista, anche se é classista, terribilmente classista. Ha studiato tanto, rubando ore al sonno. Ha preparato a lungo le lezioni, cercando di curare anche la pronuncia in lingua, per non sfigurare davanti a loro, ma soprattutto davanti a lei, che é il centro del suo mondo. Quando ha chiesto se hanno apprezzato le lezioni, l’angelo della seconda fila di banchi le ha detto, sorridendo e con molta educazione, che non hanno gradito. All’inizio é rimasto dispiaciuto, questo sì, ma poi, gli ha fatto anche piacere la sincerità. È una sincerità disarmante che sfida, mette a nudo l’anima. Il professore timido ha provato a salire sul piedistallo come forma di autodifesa, è normale, quando si è timidi, poter sembrare un po’ scostanti. Lei lo ha fatto scendere dal piedistallo, con quel modo così dolce, che aveva anche nel contraddirlo. Spiega a lungo, ha voglia di parlare, di raccontare, succede quasi sempre quando entra in quella classe, un po’ meno quando non c’é lei visto che si prende l’influenza un giorno sì e l’altro pure. Sono spesso attaccate al termosifone, in quella scuola molti studenti stanno attaccati al termosifone, perché lì dentro fà un freddo cane anche quando non fa freddo, Lavinia ha uno scialle e il biancore naturale della sua pelle sembra ancora più accentuato. Solo il professore timido non ha freddo, é l’unico su centinaia di persone. C’é un po’ il rischio di assideramento in quella scuola. Quando é a scuola deve anche parlare italiano con l’angelo e l’angelo si sente un po’ a disagio, perché é abituata a sentire la sua voce in russo e non in italiano. Lei cerca di immaginare la voce di lui in russo, per diminuire quella sensazione di disagio. Quando finisce la lezione ha mal di testa, ma si sente tutto sommato soddisfatto. È una specie di lotta tra i due… È una lotta per piacerle, per il suo cervello e la sua anima, per sedurla, , per averla, per darsi a quella donna meravigliosa e puntuale come una maledizione. Come avrebbe potuto fare in quella scuolaccia di preti e dopo quello che era successo?

Quando se ne sta andando gli sembra che quei ragazzi siano diventati una continuazione di lui, delle sue braccia, delle sue gambe, dei suoi occhi.

Sapessi quello che penso donna meravigliosa, quando mi accompagni lungo le scale, e la mia parola che mi sembra così inadeguata, diventa preziosa, mi ascolti con la dolcezza delle donne intelligenti. Sapessi quello che penso anche oggi quando le tue compagne se ne sono andate, e ho scoperto, che forse possiamo cambiare tutto, che la vita può diventare nostra e che basta poco. Se solo potessi raccontarti più pezzi della mia vita in quel lurido ambiente, lurido in ogni senso.

Quel giorno, nel parcheggio, quando si é aperto il cielo, ed é uscito il sole, e si é tolto il soprabito, perché fa spesso caldo, si è convinto sempre di più di amarla. Hanno parlato del fatto che a lei piaceva guardare i Simpson in originale.

Forse non siamo solo reazioni chimiche, forse, forse l’amore esiste.. Mi dispiace un po’, o forse di più di un po’ quando mi dici, я должен уходить, извини[31].  K сожалению, нам надо разделиться[32], ti dico io, con un sorriso un po’ triste, e vado a portare i registri nell’armadietto triste, mentre gli sguardi sfuggenti di una donna brutta si dirigono sul pavimento e la faccetta falsa di una suora obesa mostra l’ipocrisia pretesca. Torno a casa con l’anima sempre in tumulto. Come quando arriva un solo tuo messaggio.

Quella notte il professore timido ha fatto un sogno strano, gli sembrava di essere nel Medioevo. Al calare della notte, usciva sotto la tempesta. Aveva allora una visione diabolica sotto l’aspetto di un «toro di una taglia terrorizzante» che cercò di ucciderlo. Vide allora venire verso di lui una ragazzina dal viso radioso, che, i capelli sulle spalle sciolti, avanzava con una verga bianca in mano con la quale batteva e picchiava il demone. Lo minacciava perché osava tali cose contro il suo servitore, gli ordinava infine di sparire e di non fargli più alcun male. A queste parole, la visione terrificante spariva. Ma, quando l’uomo continuava il cammino intrapreso e si avvicinava alla chiesa, il demone, come un cane furioso, saltava verso di lui. Di nuovo, la stessa ragazzina che gli era apparsa prima si trovava davanti a lui, ricacciava il demone e gli liberava il cammino. Allo stesso tempo sparivano il fantasma del diavolo e la visione della splendida ragazzina. Rientrando a casa, ecco che di nuovo, si ergeva davanti a lui, più terribile di prima, il nemico del genere umano. Questa volta, aveva assunto l’aspetto di un leone enorme che ruggiva.  La ragazzina accorreva prima che potesse nuocere, prese l’uomo per mano.

 

 

Non pensa ancora a cosa sarebbe successo, quel professore, con Bertrandina, non immagina che un parcheggio sarebbe potuto diventare la tomba momentanea dei suoi sogni, dell’amore che prova per quella meravigliosa ragazza al confine.

Che cosa è un parcheggio, è un rettangolo d’asfalto solamente, circondato da alberi. Ma è anche un confine con il grande fiume che passa attraverso il paese. È la fine del paese, già il confine, il limes. È normale che si incontrino lì, un giorno Lavinia gli ha raccontato che si sentiva al confine, gli aveva raccontato che quando stava in Russia, era in una scuola con persone originarie da vari paesi, che non si sentiva né italiana, né russa. Le dicevano sempre in Russia, tu sembri italiana, in Italia, le dicevano, tu non sei italiana, sei russa. E tu, quale risposta ti dai, le chiede un giorno il professore. Я точно не зчаю[33], ha risposto con aria un po’ triste. Я должен уходить, ha detto. Per la lingua russa sono importanti i prefissi, e quel verbo inizia con il prefisso у, che significa uscita da un luogo non delimitato. Voleva uscire, voleva uscire, perché non sentiva qualcosa di certo, non sentiva ancora quei confini che avrebbe voluto trovare in quell’uomo. Cercava un mondo intero dentro il professore timido, cercava una casa. Si era innamorata, in quegli anni tra la prima e la seconda fase della vita del professore, di un altro uomo adulto, ma era finita male. Le voleva bene, un intellettuale, professore universitario, sposato con figli, aveva pure dei soldini. Ho lasciato mia moglie, ho lasciato mia moglie. E un giorno li vede baciarsi e sa dal giornale che il professore universitario ha messo incinta la moglie, che aveva già lasciato, così diceva…

 

[34]В златотканные дни сентября

Мнится папертью бора опушка.

 

Nei giorni di settembre intessuti d’oro

Il margine della pineta sembra il papert’.

 

 

 

Quando il professore timido è arrivato a scuola dopo quei due giorni di libertà è successo un fatto nuovo, in quella scuola succedevano spesso fatti nuovi, non si poteva dire che ci si annoiasse. Quando è entrato si è visto raggiungere dall’orribile suor Sdentata, scusa, scusa, tra qualche minuto puoi portare qui la tua classe, perché suor Pudibonda deve parlare a tutti i professori e a tutti gli alunni. Il professore ha annuito, era un po’ triste, perché mancava il suo angelo, che, come spesso accadeva, era ammalata. Ha l’ordine e quando si sono trovati davanti alla preside, lei ha cominciato a citare il discorso di un anziano leader religioso intollerante, uno di estrema destra di nome Osama.

Per rendere vive le idee del nostro caro leader ho deciso di dotare tutti i professori delle classi dove gli alunni hanno acquistato il pacchetto ridotto, di uniformi regolari da cameriere e camerieri che ho provveduto ad acquistare dalla società finanziaria multilevelmarketing che detiene, come sapete, parte del pacchetto azionario della scuola. Chi ha comprato il pacchetto full non è tenuto ad indossare la divisina. Quando si è scoperto che hanno sbagliato i conti e che c’è una divisa femminile di troppo, con tanto di crestina, e che avrebbe dovuto indossarla il professore timido, lui ci rimase un po’ male e con aria gentile, ha rifiutato, sperando che l’orrendo barile di lardo non tirasse fuori l’Uzi davanti a tutti. Lei sì è limitata a piangere, piangere con degli strani ululati.

 

 

Il professore timido ha passato il fine settimana a preparare delle lezioni, è uscito poco, si sta affezionando alla propria casa, ha udito le bestemmie di quello del piano di sopra che ha guardato trasmissioni orrende, come suo solito, in mutande e canottiera, con le finestre sempre chiuse e la puzza di chiuso. Il professore timido ha saputo che una volta il suo vicino lavorava all’università, che si era dimesso ed era andato a lavorare in fabbrica, su raccomandazione del padre, ma che sta in malattia il 90% del tempo. Si é dimesso perché una sua collega si era suicidata, visto che i professori anziani, i cosiddetti baroni, l’hanno trattata così bene da spingerla al suicidio. Glielo ha raccontato lui, nell’unica volta in cui si sono parlati. Quello del piano di sopra esce solo alla mattina presto per andare a far la spesa, quel sabato il professore timido ha incontrato un uomo dall’aria misteriosa con un impermeabile e gli occhiali neri nonostante ci fosse il cielo sereno, anche se non troppo. L’uomo misterioso gli ha chiesto se ha visto Brando e il professore timido ha esitato qualche secondo, perché il ruttone è una presenza poco significativa nel condominio, per usare un eufemismo. Salve, mi chiamo Larry Vergon, sono un esibizionista e attore porno, http://www.larryvergon.com. È educato quell’uomo.

 

 

Ma arriviamo al lunedì, visto che quel week end è stato proprio insignificante, quasi inutile.

Il lunedì è stato interessante, anche se ha incrociato solo una volta con lo sguardo l’angelo, non ha avuto lezione da lei, peccato. Ha spiegato lo слово о полку игореве, il canto della schiera di Igor[35], che cosa è il peccato e quanta importanza ha per la cultura mondiale, e per la politica e per la filosofia e per tutto. Sulla nozione di peccato si è fondata la civiltà cristiana. Dopo le canoniche ore di lezione è tornato nel proprio nido. Il giorno dopo non ha piovuto, il professore timido ha pensato solo per un momento alla scena delle uniformi da cameriere e al caso di Bertrandina.

Quando è arrivato nel parcheggione il martedì, ha sentito che la tasca dove ha infilato il cellulare, stava vibrando. Prooonto, prooofessuore, sono la preside, aspettami, aspettami, aspettami nel parcheggio, noon ti muuuovere. Chissà cosa sarà successo, forse hanno ricoverato di nuovo Pietrucci, al quale strizzano spesso le balle. Forse avrebbe dovuto cambiare sesso, perché stava perdendo la funzionalità degli organi genitali, ma questa è un’altra storia. Quando è sceso dalla vettura, ha posato gli occhi verso la passarella che dal parcheggio porta nel paese ha visto l’orrenda cicciona, che si é materializzata, quasi come d’incanto. L’orrenda cicciona lo ha guardato guardò con aria fintamente compassionevole, come accadeva spesso, proooofessore, quelle uniformi, quali, ha risposto. il professore attonito, cercando di ricordare, a che cosa si riferisse palla di lardo, quelle da cameriera, con la crestina. Inizia a piangere le solite lacrime di sperma, con la voce rotta, la finanziaria che ci ha pagato quelle uniformi, si sono arrabbiati, si sono arrabbiati tanto con te. Potresti finire oggi e poi rassegnare le dimissioni. Il professore ha risposto sicuro, lei mi ha detto che non c’erano problemi, sì, ma la finanziaaaaria, mi vuoi bene, mi vuoi bene, tesoro mio, e lo ha abbracciato. Il professore ha avuto un po’ paura dell’Uzi, ma la paura è passata perché il bidone del rusco non ha parlato del giocattolo. Ha visto un compagno di classe dell’angelo e avrebbe voluto piangere, ma ha imparato ad annullare le emozioni, si è sentito vibrare. Quando il professore timido è riuscito a liberarsi da quell’immonda stretta si è avviato verso l’automobile. È rimasto in automobile qualche minuto, con il cuore lacerato e il fegato a pezzi. Tutto passa, tutto deve passare.  Non sa se tornare a casa, non sa cosa fare, si è dimenticato di fare la spesa, vuole birra, tanta birra. Ha pensato di andare a chiederne, ha freddo, anche se fuori c’è il sole. Va a suonare. Pooorco dio chi cazzo è, questa è la tranquilla risposta di Brando, sta dormendo in mutande davanti al televisore, con la lattina di birra sul tavolino. C’é un programma di gossip, che gli piace tanto da farlo assopire. Scusi, fa il professore timido, potrei avere una birra, son rimasto senza. Coosa, dice l’individuo, con l’aria intontita dal sonno e dal pessimo alcool. Le chiedevo se aveva della birra, replica tranquillamente il professore timido. Un rutto e una sonora scoreggia sono stati la controreplica di Brando, adesso sto molto meglio, sì, sì vieni, accomodati, ti do tutta la birra che vuoi, solo fai piano, che il mio amico Vergon sta dormendo sul pavimento della sala. Il professore non ha fatto una piega neanche quando ha visto l’impermeabile del suo amico Vergon buttato sul pavimento e l’uomo steso nudo sul pavimento della sala, con macchie di sperma sul corpo. In un angolo del salone, accanto ad una pila di mutande ingiallite, ci sono centinaia di lattine di birra e Brando ne passa una quantità indefinibile al professore timido, che dà anche una scorsa al computer sotto al quale si trova Vergon, deve essersi masturbato da poco, vista anche l’immagine di una mora seminuda, un po’ avanti negli anni sullo schermo. www.incontriproibiti.it c’era scritto,…

Quando ci si sente soli, i pensieri fanno dei viaggi un po’ particolari e le associazioni di idee sono le più strane. Pensa ai libri, ama pensare ai libri. Gli viene in mente un libro.

 

Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul. Lo-lee-ta:

the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap,

at three, on the teeth. Lo. Lee. Ta.

She was Lo, plain Lo, in the morning, standing four feet ten in one

sock. She was Lola in slacks. She was Dolly at school. She was Dolores on

the dotted line. But in my arms she was always Lolita.

Did she have a precursor? She did, indeed she did. In point of fact,

there might have been no Lolita at all had I not loved, one summer, a

certain initial girl-child. In a princedom by the sea. Oh when? About as

many years before Lolita was born as my age[36]

 

Adora Nabokov, adora Nabokov da sempre, da quando era ragazzo. Lolita, il libro che gli è venuto in mente, è stato pubblicato, intorno all’inizio degli anni ’50, da una casa editrice di Parigi, dedita alla pornografia, dopo che le altre case editrici hanno rifiutato sdegnosamente la pubblicazione. È la storia di un professore che ha circa la stessa età del professore timido, che, per arrivare alla figlia adolescente, di cui si é innamorato, seduce e sposa la madre, una donna stupida e banale, magistralmente interpretata nel film di Kubrick da Shelley Winters. Si ricorda bene il momento in cui la madre scopre il disprezzo del marito leggendone i diari e va fuori, in preda alla disperazione,  trovando la morte. Chissà perché gli viene quel pensiero, forse è la sua droga, la sua droga si chiama Lavinia, l’angelo delle due terre, Россия[37] e Italia. Beve, beve molto per ingannare la disperazione, la tragica solitudine. Dove sei, che il mio cuore è lacerato, dove sei, e la birra è il mio antidolorifico, dove sei, e la disperazione squassa lo stomaco, come un tuono, e squassa l’intestino. Dove sei è un tuono mi percorre dentro, ed esce come lava di vulcano.

 

 

 

Via del Triumvirato ricorda la storia antica romana, nella città di B. conduce all’aeroporto, piccolo e poco organizzato, dove si mangia malissimo e si spende tanto, come capita spesso nelle stazioni e negli aeroporti. È come un formicaio, vivo notte e giorno, o quasi tutta la notte, aerodogana, farmacia, edicola, negozi di lusso, tabaccheria, salumeria, etc. c’è l’aerodogana, che spesso è animata, alla dogana si controllano le merci, potrebbe essere un luogo normale, un po’ freddo, solo con uomini in divisa, normali uomini in divisa, ma qualcosa accade, c’è un usignolo,

Una bella doccia calda
scelgo la camicia e il maglione
metto questo pantalone
è una canzone di un noto artista napoletano, Gigi d’Alessio. C’è un finanziere che sembra Peppino di Capri e sa tutte le canzoni di quel cantante, le canta sempre von voce intonata, meglio di quella di Giuseppe Faiella. È Gaetano Ascione, ha 23 anni, una vita per la Finanza e per il canto.

 

 

Dai cantiamo tutti insiem, dai cantiamo tutti insiem, e l’amore trionferà, dai cantiamo tutti insiem e l’odio morirà e il signore tutti aiuterà, tutti aiuteràaaa dai cantiamo siamo l’ipod del signore, e chi non ama il signore, lo ammazziamo perché l’amore trionferà. Donna che abortisci , questo è il dono che ti riserviamo come monito imperituro affinché tu ti penta per le tue orribili azioni o raggiunga presto l’Inferno dove avrai la giusta punizione, perché l’amore trionferà. I ragazzini della scuola sono stati riuniti nella palestra traboccante di polvere, cantano con delle frattaglie insanguinate di agnello in una mano e il mitragliatore Uzi nell’altra. Si stanno preparando ad un’azione per la vita, contro la morte, andando a lanciare le frattaglie di agnello contro le persone che entrano in una clinica dove si pratica l’interruzione di gravidanza, e, forse a sopprimere un medico che si rende disponibile ad uccidere quelle vite uuuuumane, come dice suor Pudibonda. Suor Sdentata dirige il coro soddisfatta. Lavinia é un po’ triste, ma non lo vuole mostrare. Lavinia osserva quieta, pensa ad altro. La preside suona la tromba per la carica, e la comitiva si avvia, anche Pero e Pastacalda cantano, cantano con grande passione, strizzando sempre i maroni del loro compagno. Davanti alla clinica dove si praticavano gli aborti c’é solo una ragazza che sta entrando, si chiama Joy, dalla Nigeria. Qualcuno l’ha costretta a prostituirsi, stuprandola anche, ed é rimasta incinta. I bambini cantano segni del tuo amore, mentre le lanciano le frattaglie di agnello insanguinate. I professori intonano un melodioso canto, PUTTANA PUTTANA L’HAI FATTO PER LA GRANA. Il chirurgo non è stato soppresso, solo perché Jigrobot, il ragazzo della parrocchia, incaricato della missione, ha commesso uno sbaglio. Quale sbaglio, Jig, 14 sospensioni e 15 professori mandati all’ospedale, figlio di un noto politico ex BR ora iperreligioso di destra, ha azionato troppo presto la cintura carica di esplosivo che portava addosso, permettendo al chirurgo di accorgersene e di trovare scampo. Jig era chiamato anche “questo qui sta male”, era la frase che diceva sempre ai professori prima di menarli.  Pazienza, Jig, sarebbe andato in paradiso. Cazzo oh, almeno posso farmi un giretto nel paradiso dei musulmani, dove ci sono le 25 veline o 26 per ogni martire.

La preside dichiara, questa aazziuone dimostra quanto la noooustra scuooola sia animata dai grandi priiincipi della noostra relicione cattolica apostolica e romana. Peccato per Jig, ma ora sarà in paradiso con gli angeli, e quindi, fortunato lui. Suor Sdentata grida, applausi, nella palestra traboccante di polvere dove sono rientrati dopo l’azione. Anche questa volta Lavinia é riuscita a nascondersi, non l’hanno cercata neanche tanto, forse la sua mammetta ha pagato una quota aggiuntiva per farla vivere un po’ meglio.

Suor Pudibonda torna alla grande villa un po’ contrariata, il medico assassino non é stato assassinato e ciò era grave, veramente grave, aveva quella villa, si annoia un po’e si mette a leggere il giornale LUSSO E DIO, la classifica dei religiosi più danarosi, perché se dio ci ha dato la ricchezza é perché siamo suoi servi. Legge, legge ed ha un brivido gelato lungo la schiena, un brivido lungo, lei é stata esclusa dalla top ten delle suore più ricche, é entrata suor Vereconda, preside della scuola Tragedia di Porta Pia, di Massarosa. Ooooooooooooooooooo, me tapina, ooooooooooooooooooooo, come faccio, come faccio, come faccio, dio dio perché mi hai abbandonato, eli eli lamà Gigi Sabani, diceva così credo. Cosa ha la mia vita che non va? Che cosaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa?  Mille fantasmi si addensano su di me, con i loro artigli acuminati mi ghermiscono, la pelle mi strappano, la pelle mi bruciaano, mi arroventano, oddio, cosa è mai quel porta pipe che mi parla, perché le allucinazioni, perché, ,gli acidi ssono una droga per i compagni, i religiosi danarosi prendono la coca. Il portapipe le parla, o tu donna, partorirai con dolore, io, ma se sono sterile o infertile o come si diiiiice. Era da un po’ di tempo che suor Pudibonda non aveva le allucinazioni, ne aveva paura. È diventata bianca in volto, pallida pallida e si è spogliata, si è messa a correre nuda per la villa, ahhhhhh, ahhh, me tapina, me tapina. Una mucca rosa balla il jive, la rumba, il paso doble e il sirtaki. Kazaciok, kazakioc, o katiuscia l’hai fatta tu la piscia….

[38]Несмотря на то, что,…

Я сошел с умa

Мой второй язык

Моя первая любовь

Наконец он придёт ко мной

Мой родной язык

Мой род,…

Скоро мне надо другая тетрадь, я почти закончил это[39], Lavinia è diventata per qualche secondo triste, quando ha ripensato che ha fatto andare in galera il professore timido, accusandolo di molestie, e poi ha quella relazione con il professore che insegna l’uso delle armi, credeva che sarebbe stata felice, perché lui era più grande di lei, avrebbe potuto proteggerla, ha bisogno di un porto sicuro, di un fratello maggiore, ma lui non é così come lei aveva pensato. La sconvolge, si sdraia nudo sul pavimento e pretende di essere preso a calci, e lei torna bambina, ha paura, non é stata mai bambina e non ha mai avuto paura. Stava scoprendo l’altra parte di sé, quella che ha bisogno di avere paura e di farsi delle domande, ma quello non era il modo giusto per scoprirla.

Trascorre qualche ora, a Lavinia viene voglia di scrivere un messaggio al professore timido, l’insegnante di armi é sparito da qualche giorno, sparisce spesso quella persona e questo la fa pensare ancora peggio. Sparisce e non risponde più al cellulare, non risponde più alle mail. Si sente sola, come spesso succede. Scrive un messaggio con la seconda scheda, quella di cui l’insegnante di armi non é a conoscenza. Вечером я пойду в кино, хочешь пойти со мной?[i] Come fa a rispondere non si sa un uomo buttato nel vomito, ognuno buttato nel proprio, assieme all’esibizionista e il bestemmiatore. Il professore timido non ha il fisico per bere così tanto, al contrario dell’esibizionista e dello scoreggione. Ehi bello, stai male, chiede l’esibizionista, una volta rinvenuto, al professore immerso nel vomito. Cazzo, sto di merda, dice il professore timido, sto veramente di merda. C’é un asciugamani in ‘sta casa di merda, porcoddio, dice Brando. In qualche maniera lo trova e trova anche una camicia e un paio di pantaloni puliti, che porge al professore. Come fai a scendere le scale ridotto così. E in tv é il momento dell’oroscopo, con l’astrologo tutto vestito di viola e la voce soave. È cambiato qualcosa dentro al bestemmiatore, ma lui, forse non se ne rende conto. Sta accogliendo qualcuno nel proprio nido, oltre a quel maiale maniaco sessuale del suo amico esibizionista. Sta accogliendo una persona diversa da lui, sta conoscendo quel condominio che ha rifiutato. Anche nel professore timido sta succedendo qualcosa. Ha sempre odiato casa propria, si alza prestissimo e mangia tardissimo, per starci il meno possibile. Tante volte non mangia a casa, ma al centro commerciale, o in un pub, qualche volta in un ristorante. Forse stanno cambiando tutti e due. Ehi, rega, e se andassimo ad una festa, di quelle che piacciono tanto al sottoscritto. Non si sa perché Vergon parla così, sa bene che mai il suo amico Brando e il professore timido avrebbero frequentato un’orgia. Il professore timido risponde di sì e Vergon e Brando si meravigliano molto.

 

 

Non é mai andato ad un’orgia in costume veneziano del ‘700. Non avrebbe mai creduto che quella donna piacente con la quale parlava da un po’ fosse la madre di Lavinia, forse é l’alcool, forse lei camuffa la voce, chissà, fatto ‘sta, che decise di farla ubriacare, cosa molto facile, viste le sue dimensioni, quelle del professore timido, si intende, e di farsi portare a casa da lei. Sarebbe stato il primo passo per poterla controllare, sicuramente. C’è anche Pudibonda e anche lei si accorge di lui, quel pene è inconfondibile.

Quando vanno a casa di lei, Lavinia non c’é, se ne accorge, perché la stanza nella quale presumibilmente lei dorme, é vuota. Che disdetta, ma intatto un passo é stato fatto. Anche Vergon si diverte, con una donna consueta, e una donna con una mazza da 20 cm in mezzo alle gambe. Il professore timido si sente diverso dopo aver fatto l’amore per la quarta volta quella notte stessa,, mentre Rosalia Scapece sta in bagno abbracciata alla tazza. Il professore timido ha deciso che sarebbe entrato in contenzione e commiserazione. Sicuramente Rosalia e Pudibonda avrebbero un po’ dubitato, ma poi i dubbi sarebbero andati a farsi benedire, pensando alle sue lussureggianti dimensioni. Il professore timido vuole quella donna, la vuole a tutti i costi, ma anche lei vuole lui, ma anche pudibonda lo vuole.

 

 

Quando il doganiere che ci vede poco e canta molto vede quella nuova merce decide di controllarla e non sa perché, non sa che certi gesti cambiano la vita delle persone, apre lo scatolone delle merci destinate al ristorante cinese e cosa c’é dentro, cibi puzzolenti e unti, di scarsa qualità, che è questo, pensa il doganiere che ci vede poco, che è, sembra un fegato umano, ma non é sicuro, non é per niente sicuro, chiama lo zio Gerardo, che arriva poco dopo. È chisto è nu’ fegato d’uomm, guaglià. Lo zio è arrivato subito e non ha neanche cantato, é troppo concentrato, chiama la scientifica, il dottor Di Tebe, deve analizzare quegli organi, ma, da subito, non ci sono dubbi. Vengono chiamati i giornalisti, vengono quasi tutti, tranne l’inviato di un giornalaccio di destra legato ad un’oscura setta cattolica.

È evidente che bisogna agire in qualche modo, quegli organi fanno parte di un carico di merci destinato ad un ristorante cinese, il Sole Giallo, ammazza che nome fantasioso, pensa Gerardo, che inizia ad indagare in segreto, di nascosto dal procuratore della repubblica, fà fare delle ricerche sui conti correnti e sull’identità dei proprietari di quel ristorante, ma senza ottenere nulla di concreto. Sembrano normalissimi. Pensa di interrogarli, ma, quando li chiama, si scopre che questi non sanno l’italiano ed è un disastro, é necessario un interprete affidabile, ma dove trovarlo. Gerardo si ricorda che ha conosciuto una ragazzina molto carina e simpatica di origine cinese e la chiama. Hanno parlato nell’ufficio di Ascione, ma non lui non ha capito granché di quella situazione. La traduttrice, che si chiama Lisa, é molto brava e professionale, ma questo non basta. Sembrano del tutto ignari, il ristorante sarebbe stato sicuramente chiuso almeno per un po’ e certamente anche multato, ma questo non risolve nulla, perché bisogna capire quello che sta succedendo. La famigliola cinese che gestisce il ristorante é piuttosto integrata nella società, abita in Italia da molto.

Si vive solo per raccontare, si insegna per raccontare, per raccontare un po’ sé stessi, e qualcos’altro o qualcosa di diverso, il professore timido fà anche queste riflessioni il professore timido durante l’orgia.

 

 

Il professore timido é sempre stato un iconoclasta, non gli è mai piaciuto tenere le bandiere e gli striscioni e non è mai stato un problema per lui sparare a Mare, Engels, Anna Frank e compagnia, alla riunione plenaria di contenzione e commiserazione, davanti a tutta la stampa nazionale, quella internazionale ha snobbato l’avvenimento, nella confederazione padano terronica non ci sono quasi più corrispondenti stranieri. Il professore timido é diventato vicepreside e rilascia interviste ai giornali di gossip, rilascia interviste ai giornali politici, ce n’é ancora qualcuno. Debbo distruggere quella puttana per arrivare a sua figlia, debbo farlo, debbo farlo assolutamente. Lei lo avrebbe convinto a trasferirsi a casa sua, sapeva che lo avrebbe fatto e a lui non dispiaceva nemmeno. Era già riuscito a farla ubriacare con poco sforzo. Quanto tempo sarebbe servito per arrivare alla figlia, prima avrebbe dovuto sputtanare la madre.

Il giorno seguente alla nomina a vicepreside si è chiesto come mai fosse stato richiamato e addirittura nominato vicepreside e perché una scuola di provincia meritasse così tanta attenzione da parte addirittura da parte di un viceministro arrivato alla festa per la sua nomina. Ha avuto addirittura la licenza per dire delle parolacce durante la lezione. Vuole che i suoi alunni sappiano leggere i testi capendoli. Dovete amare ciò che vedete e non ciò che appare, non me ne frega un cazzo del dicolon, del tricolon e di altre puttanate del genere, se non capisco che voi capite che letteratura è passione, anima, pure mazza, sì pure quella, sangue, sudore, lacrime e pure risate. Sì, adesso, mi sto facendo ridere da solo perché sto diventando piuttosto retorico.

 

 

Il palco è grande, il palco è immenso e la bambina, lo scricciolo è piccolo piccolo, minuscolo, un fringuellino che sta annegando nell’oceano. Canta una canzone di Frank Sinatra, My way, quella bambina avrà al massimo sei anni. Quando il professore timido entra nel teatro assieme alla sua nuova compagna, si rende conto di due cose, che odia quei programmi nei quali si sfruttano i bambini e che il produttore di quel programma è grande amico di quella troia che lui deve distruggere. Sono in prima fila, possono andare nei camerini, dove nota una bambina alla quale stanno facendo la permanente. Una bambina di nove-dieci sfila in perizoma verso il camerino del presentatore. È sola, chissà dove sta la madre. Anche la madre è in perizoma, nel camerino del produttore. Se rovino la vita di questo capoccione, inizierò a fare terra bruciata attorno alla troia. Scusa, amore, debbo andare in bagno. Sì, va pure, però fa presto, caro.

A volte la realtà bisogna tirarla fuori, va tirata fuori con la forza, e con la forza sono intervenuti anche i corpi speciali con il mefisto, il passamontagna, per portare in galera il produttore. L’accusa di stupro e detenzione di materiale pedopornografico é talmente supportata da granitiche prove, che nessuno, mai nessuno, avrebbe potuto tirare fuori quello squallido maiale da una galera. Probabilmente sarebbe stato ammazzato di botte in galera. Era uno dei più amati dai bambini e, ben presto, tutti i giornali, hanno incominciato ad additarlo come il porco, il drogato, lo schifoso. Era lui l’unico porco in un mondo di puri. Quei fottuti piccolo borghesi dei giudici l’hanno fottuto, hanno fottuto il suo amico, Rosalia Scapece é di sinistra dentro, anche se ha fatto i soldi, anche se é vicina al governo del Partito dei buoni e degli stronzi, anche perché é andata a letto con la gran parte dei membri.

Devo ricordarmi come si fa, come si fa, mi hanno insegnato. Bisogna infilare una cimice a quella vecchia puttana, a quella vecchia puttana. Lei dorme sempre quando fanno l’amore, quando fanno l’amore lui é un martello e lei si addormenta, si addormenta spossata. È una bella gnocca, nonostante l’età, ha qualche anno più dei cinquanta, non si sa quanti. È ancora messa bene, un po’ grassa, un po’ bassa, con i capelli ricci neri lunghi, da donna mediterranea. Ti amerò sempre, il mio cuore è in tumulto, ti amerò sempre, con il cuore e l’amore, ah ah ah, il professore timido ha imparato anche a cantare, anche se non troppo bene.

 

 

Alla fine delle orge, anche la suora si addormenta, non resiste più da quando presenzia il professore timido, le piace troppo, anche se la gelosia per quella vecchia troia della Scapece sta aumentando di giorno in giorno. Avrebbe voluto incontrarlo da sola, senza disturbatori, ma ha paura che la riconosca. Quando si risveglia e si fà il bidet ha sempre delle idee illuminanti. Pensa alla crisi economica, che attanaglia la confederazione padano terronica, e le viene in mente l’uovo di colombo, legalizzare il lavoro minorile dai 6 anni per le famiglie meno abbienti. Pensate, avrebbe detto qualche giorno dopo, assieme alla compagna Scapece, pensate, adesso potrete avere più dipendenti, sottomessi ancora di più, li potrete pagare la metà, pensate. La compagna Scapece avrebbe parlato ai lavoratori, compagni, la vecchia costituzione che è stata abolita prevedeva il diritto al lavoro, quale migliore occasione per affermare questo diritto se non dare la possibilità di lavorare e fare esperienza anche ai nostri figli, al nostro futuro. Pensate, vivrete con loro in fabbrica, pensate al fatto che potrete socializzare in una nuova soggettività antifascista, di genere, non sessista e anche femminista. Sì, perché le donne, liberate dal lavoro di cura dei bambini, perché saranno in fabbrica dalle 12 alle 15 ore al giorno, potranno dedicarsi alle loro attività preferite, come pulire la casa, la propria, e magari anche la mia, visto che ho comprato una nuova villa. Il parlamento l’approva velocemente, non c’è neanche necessità del voto di fiducia, c’è un solo partito. Lo step successivo sarà quello di depenalizzare le molestie sessuali nei riguardi dei bambini meno abbienti, per il diritto alla soggettività amorosa anche delle piccole classi lavoratrici, come dice la Scapece, ma per creare un bel disegno di legge ci sarebbe voluto un po’ più di tempo. Nel frattempo é stata definitivamente legalizzata cosa nostra, ma anche la n’drangheta, ecc. é un po’ straniante vedere dei grattacieli con le insegne MAFIA SPA comparire nelle città, ma, d’altra parte, é giusto così, cosa nostra comanda da tempo e in più contribuisce al progresso sociale della comunità e dei lavoratori e delle lavoratrici, offrendo buoni salari e garanzie, il posto fisso, come disse la Scapece.

Il professore timido si sente preoccupato, ma non più di tanto, sente dentro di sé la sicurezza che avrebbe spazzato via quella donna, da tanto tempo non era stato così sicuro, sente che avrebbe raggiunto il proprio angelo. Gli dà fastidio dover cantare le canzoni del reality a tutti i karaoke, da dedicare alla propria amata, ma quando può entrare a scuola e vedere i ragazzi, ma soprattutto vedere l’angelo, sente di essere ancora vivo. È sicuro che avrebbe capito, che avrebbe potuto aspettare, era sicuro.

L’automobile di servizio della Scapece si é improvvisamente rotta, é un immenso nuovissimo suv. Per fortuna che la concessionaria ha mandato subito i meccanici, due ragazzi biondi. È un problema al motorino d’avviamento, dottoressa l’abbiamo sistemato, dicono con accento bolognese, anche piutttosto evidente. Peccato che quei due ragazzi siano appena arrivati da un paese dell’est senza essere mai stati a B. in tutta la loro vita.

 

 

Chi cazzo c’é,  porcoddio, esclama Brando con il suo consueto aplomb, mentre occupa il proprio salone, sorseggiando pessima birra e pessima vodka, in mutande, con la righina gialla di pipì.

 

 

Il potere, quanti nomi ha, il potere è nominare attribuire nomi, a discrezione, al Liceo Maria La Sanguinaria di nomi ne hanno tanti, tra cui Contenzione e Commiserazione, l’organizzazione che si proponeva di portare la gioventù verso Cristo, per amore o per forza. Ci sono nomi che nascondono altri nomi. Libero è l’uomo che sceglie i propri nomi e anche i nomi degli altri. Sono stati conquistatori a chiamare indiani, pellerossa, i nativi. . Contenzione e commiserazione é ricchissima, è diffusa dappertutto, si chiama con nomi inglesi, office for the italian students, eccetera eccetera, ma è sempre cc, anche se molti non se ne accorgono. Cc é finanziata da importanti multinazionali, é un’organizzazione salda su alcuni principi, quasi irremovibile, ma quali sono i principi, ad esempio, la difesa della vita fin dal concepimento e fino alla morte naturale, ma che cosa si intende per natura, anche l’aspirina non è naturale. Questa organizzazione é nata dopo il sessantotto in contrapposizione al disordine morale, all’ateismo, al risorgimento e al concilio Vaticano secondo, ma anche al rinascimento, già che ci siamo. È l’organizzazione del biting, specie di festa dell’umidità, piena di bigottoni, ragazzini sfigati illusi, super industriali, politici ed ex sessantottini, marxisti leninisti, antagonisti, ex brigatisti rossi, compresi quelli del mitico circoletto.

 

 

Quando il professore timido è stato richiamato in servizio da suor Pudibonda tra le lacrime, di sperma come sempre, era un giorno di festa di CC, come la chiamavano familiarmente, un bel giorno di festa, in lingua inglese, il Memory Day, molti anni prima c’era stata la liberazione di un campo di concentramento, che quei comunisti la menavano tanto con questa storia. Allora il liceo ha deciso di fare una bella furbata, chiamando un giornalista amico, pagato con i soldi del comune, dei comunisti e di quegli altri pirla che pagano le tasse. Quel giornalista, preceduto da un vecchio incartapecorito, ha parlato per pochi minuti del campo di concentramento, tanto per far contento quel gonzo del sindaco, chiamato, in privato e con disprezzo, comunista, anche se fa parte del partito dei buoni e degli stronzi, l’unico partito rimasto. Due ore abbondanti sono state spese a parlare della persecuzione dei cristiani nel mondo, anche se non c’entra nulla con il giorno della memoria. Hanno anche fatto il confronto tra i cristiani nell’impero ottomano, che occupa una larga parte dell’Europa orientale e la sola Turchia, ridotta dopo la prima guerra mondiale, per concludere che in turchia, un territorio molto meno esteso di quello dell’impero ottomano, i cristiani sono diminuiti in percentuale, ed anche in cifra assoluta. Il potere è proteiforme, riviste, siti internet, scuole costosissime e organizzazioni giovanili che plasmano, o forse plagiano i giovani. Gli oratori di quell’entusiasmante mattinata hanno parlato per molte ore, mentre gli insegnanti, non tutti, ascoltano così come qualche studente cicino, come si chiamavano i membri di quell’organizzazione. Di fianco al professore timido ci sono due ragazzini che ascoltano di nascosto l’mp 3 di un gruppo hard rock, il professore timido li ignora. Quando tornano é quasi l’ora della campanella finale, si avviano verso la scuola, in una mattinata di sole gelida, gli studenti assenti sono molti e quei pochi rimasti sono stati annichiliti dalle chiacchiere dei due oratori e di suor Pudibonda, così come di suor Sdentata. Il professore riporta in aula la classe di Pero e Pastacalda, quel giorno sono assenti, per sua fortuna. Ne approfitta per fare la paternale ad una ragazzina che ha spesso crisi di nervi, molto carina e molto simpatica.

 

 

Il professore timido ha tardato un po’ a rendersi conto di quel che é successo, ha salutato l’angelo con fare quasi distaccato e lei si è imbarazzata molto. Ничего себе[40], o mioddio, si potrebbe tradurre, é quello che pensa quella meravigliosa ragazza, quando lo vede a scuola dopo quel periodo, diciamo così, di assenza forzosa.

 

 

Quella scuola ignora l’idea di barriera architettonica, nel senso che non ci sono ascensori, passerelle, niente di che. Se dio ha voluto segnare una persona con una menomazione fisica, non vi é ragione per cui la si debba facilitare, sarebbe andare contro a delle leggi sempiterne.

Assunta Precaria é una ragazzina di 12 anni paralizzata, obesa, obesissima, di 120 kg che ha dovuto subire un’operazione ai piedi, la scuola non ha ascensori, gli ascensori sono contro la legge di dio. Le lezioni finiscono e il padre di Assunta non é ancora arrivato a prenderla, avrà avuto un ritardo dovuto al traffico. Il professore timido si avvede che la ragazzina é da sola in classe sulla sedia a rotelle, e mosso da pietà, si avvicina a lei. La classe è al terzo piano senza ascensore. Quella pietà, non si sa bene da che cosa sia mossa, lo induce a portare in giro quel fardello per tre piani. È veramente un’operazione dolorosa, che spezza la schiena del professore timido, che a cinquant’anni circa, fà la parte di un perfetto sfigato. Suor Pudi ripete, che bravo, che bravo questo professore, che bravo seeei professore. Il professore timido, alla fine delle scale, si sente un po’ idiota, ma non si sa spiegare bene il perché.

Il professore timido ha ricominciato la propria vita alla scuola Maria La Sanguinaria, e dopo pochi giorni, sono ripresi anche gli incontri con la bella nel parcheggio. Quando parlano c’é sempre il sole.

 

 

La madre di Lavinia é una militante di sinistra con la passione per i falli lunghi e turgidi, convinta dell’esistenza del grande bambù, ovverosia delle doti fisiche più o meno nascoste degli uomini dalla pelle d’ebano. È ancora una bella donna, convinta di essere la più grande gnocca della città, manco ha fornito il proprio numero per la pubblicazione sull’elenco telefonico. È diventata sempre più importante, prima all’interno di un partito di sinistra non violento, poi all’interno dell’unico partito che si è formato, attraverso l’unione del partito dei buoni e del partito degli stronzi, più nazisti, opusdeisti, legionaridiscristo, sinistrorsi più o meno pentiti di esserlo. A seguito dell’elezioni quella donna rischia anche di diventare ministro. La sua mammina l’ha saputa vendere bene, la figliuola Lavinia l’ha avuta con un famoso dissidente sovietico, uno che riceveva tanti soldoni dalle fondazioni Usa promosse dalla Central Investigacion Agency, per cospirare contro il governo sovietico, lui era molto ricco e poteva consentire alla mamma di Lavinia di condurre una vita molto agiata, in mezzo ad ogni lusso. Quando non è più andato di moda, i suoi soldi sono calati, la mogliettina ha pianto 5 ore al giorno per la disperazione ed è arrivato il divorzio. Che fine abbia fatto il famoso ex dissidente pochi ne hanno memoria, si mormora che sia stato cercato per un reality show.

 

 

Il professore timido è un grande amante di Vladimir Vladimirovič Nabokov, lo scrittore non solo di Lolita, ma anche del Dono, della Difesa di Lužin, e di Invito a una decapitazione. Adora, il romanzo in cui si racconta dell’amore del professore attempato per la ragazzina. Forse potrebbe sembrare un’ovvietà, una banalità per quei pochi che leggeranno questa storia, che parla, tra le altre cose, di un cinquantenne affetto da satiriasi, la forma maschile della ninfomania. Il professor Humbert Humbert decide di sposare la madre di Dolores Haze, per poter conquistare l’avvenente figlia adolescente. Lavinia é poco più che adolescente

 

 

Oronzo Pestalalfalto é un bulletto dai capelli impomatati, neri e lunghetti, rottamato da quella che viene chiamata con disprezzo la scuola di stato, sta sempre con l’aria strafottente, a giocare a tris e all’impiccato mentre i professori spiegano. È dedito alle gare di curling, il gioco con le piastrelle, e assai poco alla scuola.

Candida Benvenuta è figlia del ritardato che sta all’ingresso. Candida benvenuta è una ragazzina con la faccia tonda e l’aria perennemente stupita, come una bambina alla perenne scoperta di ciò che le capita intorno, Candida si é innamorata, guarda un po’ i casi della vita, di Oronzo, lui la disprezza profondamente perché lei é certificata, orribile termine che si usa per designare, nella scuola, coloro i quali sono seguiti dall’insegnante cosiddetto di sostegno. Candida Benvenuta ha avuto anche dei problemi al cuore, che ne hanno condizionato la vita in modo pesante, qualche tempo prima ha avuto anche un infarto in classe, dal quale é stata salvata in extremis, grazie anche ad un defibrillatore portato dalla più vicina scuola di stato o pubblica, dove é stato acquistato nonostante i continui tagli dei vari governi a vantaggio delle scuole dei preti. Candida ha accusato i sintomi tipici dell’infarto durante la lezione di suor sdentata, la quale, interpellata sul da farsi, all’inizio aveva detto, mia cara non hai pregato abbastanza e dio ti ha punito, hai anche tardato un quarto d’ora alla messa di domenica. Ma  prof, sto male, se muoio, non potrò più cantare nel coro della chiesa, se dio lo vuole, ha risposto suor sdentata, con l’aria forse un po’ dispiaciuta. Quando la ragazzina é già diventata cianotica e i compagni stavano pregando intensamente per lei, suor Sdentata pensò di far chiamare padre di Gino, il ritardato puzzone che sta in segreteria. Papà di Gino, papà di Gino, la piccola Candida forse sta per essere chiamata alla gloria eterna del signore, e noi tutti stiamo pregando perché lei sia accolta nel migliore dei modi, certo se tu volessi rimediare ai gravi peccati dalla sua figliola, caro papetto di Gino sai bene, che la piccola è venuta anche tardi alla messa, di ben un quarto d’ora e dunque se tu, in grazia di ddio, volessi anche accreditare diecimila euro sul conto di contenzione e commiserazione, forse il signor nostro ascolterà le preghiere del suo popolo di peccatori, il signore è il mio pastore, nulla manca ad ogni mia attesa, in verdissimi prati mi pasce, mi ristoraaaa, canta, che cosa debbo fare, che cosa debbo fare, parla con voce angosciata il papà di Gino, stranamente, senza errori. Fai un bel versamento su una carta prepagata e in pochissimi secondi noi lo vediamo al computer, ma scusa non ti farebbe piacere se la tua figliola cantasse nel coro degli angeli, in fondo è una povera infelice. Al momento candida benvenuta non é ancora arrivata nel coro degli angeli,  meno male o forse no.

Oronzo Pestalfalto fà spesso l’imitazione della compagna, riproducendone i gesti e le smorfie di dolore, per far ridere un po’ tutti. Ahh, ahhg, grida, ed ha la faccia blu, ha la faccia blu, sembra un’aliena, anzi una skifidol, e giù risate. A dire il vero, ride solo il suo amico fraterno Calpurno Bisestile, un ragazzino dai capelli neri, la parlata pesantemente condizionata dall’accento di Catanzaro, tanto che si fà molta fatica a capire, quando parla, più o meno, in lingua italiana. Gli altri sembrano sbigottiti, alcuni anche un po’ storditi. Qualcuno mugugna il proprio scontento di fronte a quello spettacolo. Un giorno, quando il professore timido entra in classe, vede quella ragazzina, appena rientrata dall’ospedale, che piange, perché proprio il suo innamorato la sfotte così orribilmente, decide di urlare con quanta forza ha in corpo e spacca una riga della professoressa di mate, una ciellina cessa, la classe rimane attonita per qualche secondo. Un secondo dopo la rottura della riga entra la Pudi, beeeh, urla con voce stridula, cosa fate, questo è un comportamento indegno, che non accetto, lo sapete che la nuova ministra dell’istruzione vuole la disciplina e l’impegno e che, con cinque in condotta, si viene bocciati. Piero, Paolina, Sandra, e tutti gli altri che hanno il banco vicino alla finestra, quante volte ve lo debbo dire che, se dovete respirare, o starnutire, dovete voltarvi dall’altra parte. Lasciate tutto l’alone del vostro respiro sulle finestre e le signore delle pulizie debbono pulire anche quello. Ora basta!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Esigo disciplina!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! E se ne va. La preside non si accorge minimamente di quel succede. Oronzo, che imita la piccola infartuata, ne ha anche realizzato la caricatura, che ha affisso sulla lavagna, Oronzo sì che sa disegnare. Il professore timido stacca la caricatura di candida dalla lavagna, parla per qualche minuto di quel che é successo, si mette a far lezione, sul preterito degli ausiliari, Ich war, Du warst. Quando chiede ad Oronzo di ripetere la coniugazione dopo che l’ha appena scritta alla lavagna, Oronzo risponde col cazzo, e dopo è costretto a scendere in segreteria a ricaricare la scheda magnetica insultomat, si tratta di una specie di tesserino bancomat, ricaricabile, che consente di rispondere in modo sgarbato, anche insultando, i professori, e che si può ricaricare con 50 o 100 euro al colpo. Gli insulti vengono registrati sul tesserino e un col cazzo, dato come risposta al professore, vale ben 5 euro, gli ultimi del suo credito residuo. Quel giorno non é prevista la lezione all’angelo.

В слатотканные дни сентибря[41], la ragazza copia poesie nell’intervallo, cercando di dimenticare quell’insegnante di uso delle armi che non si vede più da qualche tempo, ma anche tutte le altre difficoltà. Il professore timido ha pensato a lei, come faceva sempre. Prima di entrare nell’ultima classe incontra il professor Goebbels, responsabile comunicazione della scuola, che gli fà una strana impressione, gli sembra di averlo già visto da qualche altra parte, il suo nome non gli è nuovo.

All’ultima ora entra il barile di merda, la simpatica preside suor pudibonda, che annuncia, vooii sapete che noi consideriamo moorti solo coloro i quali hanno chiuso gli occhi, chi siamo noi per giudicare, solo il signore dio nostro è in grado di decidere cosa è vita e cosa è morte, quando il signore chiama gli uomini e le donne sue creature alla gloria del signore, chiude loro gli occhi, voi sapete come abbiamo difeso la vita nel caso della povera nonnina. Ora diversi professori, De Costanzis, De Pellecchis, Giorgis, Pallocchia, e altri 15 che hanno insegnato nella nostra gloriosa sezione M, che è riservata a coloro i quali da dio hanno ricevuto il dono di avere più soldi, non sono più tra noi, perché hanno chiuso gli occhi, e conferiremo loro l’estremo saluto domani mattina, con un rito molto sobrio e veloce, dalle 9 di mattina alle tre del pomeriggio. Tutti questi professori sono stati passati per le armi perché non hanno saputo farsi giocattoli nelle mani degli alunni, come ha detto il fondatore di contenzione e commiserazione. La simpatica preside ha continuato a parlare fin quasi alle tre del pomeriggio del ruolo fondamentale della religione, ragazzi, voi sapete che il signoure chiede completa sottomissione ed amore, e il signore è amore. Voi sapete che chi non si affida all’aiuto del signore non può conoscere il vero amore, e noi dobbiamo fare in modo che non esiste chi non si affiiiida all’amore in tutti i modi, anche i più drastici e dolorosi, se questo dovesse essere necessario. E ha lucidato il suo mitra Uzi, come fà sempre. Ha parlato ancora molto, ma non è compito del modesto estensore di queste note relazionare su ogni parola di ogni personaggio di questa storia, questo d’altronde non è un verbale di un’assemblea di condominio e si rischia di annoiare ancora più del prevedibile chi legge. Quando sono usciti tutti si sono accorti che la povera nonna di cui hanno trafugato il cadavere molto tempo prima, incominciava a puzzare pesantemente, nonostante le punture di mantenimento. E questo era un problema abbastanza serio.

Il giorno delle esequie solenni dei professori chiamati alla gloria del signore, Lavina заболела от гриппа, как обычно[42], ha scritto così nel messaggio al professore timido. È rimasta a casa a scrivere racconti grotteschi, non ha avuto neanche voglia di uscire, neanche voglia di alzarsi con quello che le stava capitando, da un po’ di tempo. Il professore di uso delle armi é un uomo bello ed affascinante, amante di Yukio Mishima, lei l’ha conosciuto ad una festa. Georg Schmitz, di origine tedesca, l’ha incantata con una raffinatezza d’altri tempi, che promana da quegli occhi. Poi quando la relazione si è sviluppata, quel professore amante del Giappone, dell’imperatore Hirohito e di Pearl Harbour, è diventato un po’ diverso, quando si sdraia sul pavimento nudo e implora urlando la bella di prenderlo a calci, quando, le dà in mano l’accendino e le chiedeva di abbrustolirgli le parti intime. Lavinia è rimasta scioccata, come può esserlo una ragazza che non ha ancora compiuto 19 anni e che era stata grande, una donna, una volta, proprio quando ha amato ed inguaiato il professore timido. Ora era forse è bambina di prima. Piangeva, scriveva un diario, e sperava di uscire da quella paura che l’attanagliava. Quando aveva saputo che quell’uomo era sposato, la sua disperazione era aumentata, lui le aveva raccontato di essere single, aveva anche dei figli. Una sera le aveva proposto di mettersi le mutande di pelle, e una mascherina, era già il suo insegnante da un po’ di tempo, e di frustarla con il gatto a nove code. Aveva pianto ore ed ore, aveva cercato anche di bendarla e di legarla, quando stavano entrando altri uomini e donne nudi nella stanza. Lei si era divincolata ed era scappata con i vestiti strappati, da un palazzo nel centro di B:. E poi il professore é sparito,. La salute della ragazza, mentale e fisica, é peggiorata da un po’. Inoltre, è terribilmente gelosa della relazione tra la madre e il professore timido. È un bene o un male non vederlo più, non sa spiegarselo. E poi non sa se sarebbe riuscita a sopportare la vista del suo professore stare con la troia, cioè la madre.

 

 

Salutiamooo questi poveri professori, parla la suor Pudibonda, che ci hanno lasciato prematuramente perché non hanno saputo farsi giocattolo nelle mani degli studenti. Terra alla terra, polvere alla polvere, pieno di benzina a meno un miliardesimo dei euro se fate il pieno alla pipi dalle 3 e 40 di notte alle 3 43 minuti e 32 secondi, apre così l’orazione funebre don Pancrazio Salmoni, il parroco del paese della scuola Maria la Sanguinaria. I professori portano le bare, due per volta, in una bara aperta e vuota, Pero e Pastacalda hanno buttato Pietrucci, la povera vittima e stavano cercando di chiuderlo dentro. Bambini, sappiate che questo gesto vi costerà tre bollini, dovete passare dal babbo di Gino a farveli scalare. Il professor De Costanzis é stato in vita, circa 140 kg, come mai uno solo porta la bara? Mah, questa domanda se la pose il professore timido. Sta quasi per addormentarsi, durante il rito funebre, seeeegni del tuo amoore, sono il pane e il vino i segni del tuo amoooore.

[1] Cfr. 1969, Marx, Engels, Opere Scelte, Roma

[2] Jose Saramago

[3] Si avvisano i correttori di bozze che gli errori di italiano presenti sono una precisa scelta dell’autore e non ignoranza (N.d.A.)

[4] 2002, C. Erickson, Maria La Sanguinaria. Miserie e grandezza alla Corte dei Tudor, Mondadori

[5] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Franjo_Tu%C4%91man

[6] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Alija_Izetbegovi%C4%87

[7] Cfr. http://www.jus.unitn.it/cardozo/OBITER_DICTUM/cost/art18.htm.

[8] Cfr. http://www.senato.it/istituzione/29375/131289/131307/131312/articolo.htm

[9] Cfr. http://www.sindromedistendhal.com/LaLente/islam.htm

[10] Il partito, il partito comunista, in dialetto bolognese.

[11] Lei parla a sproposito, ma cosa dice. Lei è fuori tema.

[12] Non sei capace

[13] È veramente sgradevole che lei arrivi in ritardo, la stiamo aspettando da 20 minuti. Riceverà un brutto voto. Ne sono sicuro.

[14][14] Il Bacardi fa schifo

[15] Tanta dolcezza, tanta debolezza. Quanta dolcezza in te animuccia.

[16] In bolognese, leggero ictus.

[17] Cosa va a fare a ricovero, in bolognese.

[18] Ma dove mi portate, alla fine del mondo, in bolognese.

[19] Cosa posso fare, in bolognese.

[20] Cfr. 1965, H. MANN, L’angelo azzurro, Milano.

 

 

[21] Cfr. http://de.wikipedia.org/wiki/Jahrhundertwende

[22] Ciao, alla prossima

[23] Ciao, che cosa è successo?

[24] Sono contenta, sono molto contenta, la mia vita è ridicola.

[25] Entra, entra, prego. Siediti.

[26] Cosa, cosa, lui, quell’individuo.

[27] Chi ti ha fatto questo,

[28] L’insegnante di armi, ti ricordi.

[29] Ho avuto una relazione, ho avuto rapporti sessuali

[30] Voleva uccidermi.

[31] Debbo andare, scusa.

[32] Peccato, dobbiamo separarci.

[33] Non lo so esattamente. Debbo andare.

[34] Cfr. 2002, S. PANCALDI, Kljuev: le verità nelle poesie e nella realtà. Kljuev in alcuni pensatori tedeschi: dubbi, problemi e controversie, Bologna

[35] Cfr. 1991, E. BAZZARELLI, Il canto dell’impresa di Igor’, Milano

[36] Cfr. 1955, V. NABOKOV, Lolita, Parigi

[37] Russia

[38] Nonostante il fatto che/io sia uscita di senno/la mia seconda lingua/il mio primo amore/finalmente arriva a me/la mia lingua madre/il mio genere…

[39] Presto avrò bisogno di un altro quaderno, ho quasi finito questo.

[40] Caspita!

[41] Nei giorni di settembre intessuti d’oro.

[42] Mi sono presa l’influenza, come al solito

[i] Stasera vado al cinema, vuoi venire con me?

Personale/8

MENO OTTO

 

Alla sera guardò il telegiornale e fu colpito da una notizia. Era stato annunciato il risultato dell’autopsia sui corpi di Castaldi e Marini, non si trattava di suicidio, nel caso di Castaldi, mentre Marini non stava per compiere un attentato. Questo cambiava molte cose, confermava le tesi di S., che non ci aveva visto chiaro fin dall’inizio. Decise che avrebbe telefonato a Gianni il giorno successivo, quella sera avrebbe voluto starsene tranquillo.

La prima azione del mattino successivo fu la telefonata a Gianni. Ciao, dimmi subito se sai qualcosa della vicenda Castaldi e della vicenda Marini, gli chiese senza nemmeno averlo salutato; ma cosa vuoi che ne sappia, S., io so quello che è stato detto in televisione, mi meraviglio di te, che stai a perder tempo a far certe domande. Una persona matura come te dovrebbe avere più senso di responsabilità, non hai 10 anni. S. riattaccò. Ma vaffanculo, guarda che gente del cazzo dovevo conoscere, disse.

Forse la domanda era veramente stupida. Da anni e anni si sa che le linee telefoniche delle persone di sinistra sono sotto controllo, specialmente i telefoni di chi è molto impegnato politicamente. Qualcuno ascoltava con le cuffie la conversazione nei sotterranei di un edificio della periferia di B. Una telefonata allunga la vita, si diceva qualche tempo fa.

Il signor S. aveva una grande abilità, quella di saper staccare la spina da preoccupazioni, ansie ed incazzature con una facilità estrema.

[1]Ad onta di tutte queste bizzarrie, l’amico Stolz riusciva a trascinarlo tra la gente; ma Stolz lasciava spesso Pietroburgo per recarsi a Mosca, a Nižni, in Crimea, in seguito anche all’estero e, senza di lui, Oblomov ripiombava nella sua solitudine e nel suo isolamento, dai quali soltanto poteva trarlo alcunché di eccezionale, che uscisse dai fenomeni quotidiani della vita, ma nulla di più simile esisteva ne era prevedibile per l’avvenire.

Il suono del campanello era stato fastidioso, come al solito, e improvvido. Capitava sempre nei momenti peggiori. Chi è, disse con tono sconsolato. Vorremmo sapere la sua opinione sull’aldilà, sul regno di dio, la repubblica presidenziale di San Firmino, la repubblica parlamentare di San Leone Pudibondo. S. rimase per qualche secondo interdetto, poi andò ad aprire reprimendo con fatica una fragorosa risate. Voleva dare l’impressione di duro. Era Gianni, il suo secolare amico Gianni. Vieni dentro, ma che, vai ai 300 all’ora, dovrebbero revocare la patente alla gente come te. Mamma mia, pensi che si possa andare solo ai 2 all’ora, come fai tu, guarda che c’è il limite di velocità dei 130 e poi, B. è vicina. Vabbé, vabbé, che sei venuto a fare? Sono qua per raccontare di quella vicenda, rispose ineffabile e soddisfatto l’anziano medico. Mi vuoi proprio ossessionare, con questa storia, lo squadrò S. Prima di incominciare beviamo qualcosa caro. Cosa hai comprato di bello, disse Gianni, avvicinandosi all’armadietto dei liquori. Dopo che entrambi ebbero bevuto lentamente, il medico riprese. Ascione, il buon vecchio Ascione, il nostro caro amico Gerardo ha un caro amico che è medico legale, il dottor Paride Di Luigi, che ha eseguito l’autopsia sui corpi.

In un caso ha esaminato le ferite che ha sul collo il cadavere di Castaldi, e ha notato che non sono mortali. Quell’uomo è stato ucciso, forse avvelenato. Probabilmente anche Marini aveva subito la stessa sorte. Nel loro sangue sono state trovate tracce di sostanze tossiche. Il dottore dice che quelle sostanze sono state ingerite alcune ore prima, probabilmente all’ora di pranzo. Ora si tratta di capire dove fossero quando sono stati avvelenati. Ad S. brillavano gli occhi, di una luce sinistra. Capiva che i propri presentimenti erano più che fondati. L’ordigno accanto al quale era stata trovata la seconda vittima, o collaboratore scolastico, era vecchio e già innescato. S. si sentiva invaso da uno strano sentimento, da un lato provava cordoglio e rabbia, dall’altro era invaso dalla gioia, perchè quello che pensava si era avverato.

Il telefono suonò: era Ascione: siaaaa lodato don Santo Manganello, seeempre siaaa lodaaaaato. Che cazzo vuoi, rispose l’anziano scrittore. Il signor nostro è potenteeee e misericordioooosooo. La vuoi smettere di rompere le scatole, continuò sempre più adirato. Venite adoreeeeeemus, venite adoreeeemus, il signoooooore. Il signore è il mio pastore, nulla manca ad ogni mia attesa. In verdissimi prati mi pasce,… S. gli riattaccò il telefono. Il suo amico Gianni non fece in tempo a fermarlo, ma che fai, guarda che ha detto una cosa importante. E che ha detto, ha detto che è stupido, questo lo so, rispose l’amico. Voleva dire che i bidelli sono stati avvelenati al liceo. S. rimase sconvolto, quasi non riusciva a parlare, ma che stai dicendo, ma, ma, quello che è… Allora siamo a cavallo. Attenzione non è ancora detto che l’abbiano avvelenato. Dobbiamo provarlo, dobbiamo trovare il movente. S. attaccò, è stato ucciso, perché ha visto il traffico di cocaina. Il traffico di cocaina è la principale fonte di finanziamento della Fondazione ecc. ecc. Abbiamo Ascione, Lipari dalla nostra parte, ti sembra niente. E tu sei sicuro che stiano con noi, replicò Gianni. Sì, e saranno ancora di più dalla nostra parte, quando avremo i risultati delle inchieste indipendenti che stan venendo condotte.

Come era prevedibile, si scatenò la rincorsa di tutti i politicanti ad influenzare quel movimento che otteneva sempre più risposte convincenti e positive oltre che il seguito da parte di operai, impiegati, studenti, disoccupati, migranti di ogni etnia, sfigati di ogni genere, intellettuali, avvocati, professionisti, ecc. ecc. I “dirigenti” di quel movimento furono molto abili nell’ottenere spazi. Avremmo bisogno della vostra sede, dei vostri computer. Perché non ci fate venire visto che avete l’Adsl a 6 Mps, ecc ecc. Queste erano le domande ricorrenti. Stipularono anche delle convinzioni, oltre che organizzare una capillare raccolta fondi, anche utilizzando internet. Trattasi del cosiddetto fund-raising, per usare un termine che farebbe inorridire il signor S. È inutile dire che il ragazzo dalla fronte spaziosa, segretario provinciale del partito per la tumulazione della filosofia del Barbone di Treviri si vantò in maniera spudorata.

I grandi romanzieri e i parolieri delle canzoncine per adolescenti scrivono che, quando si ha appena fatto l’amore, si sta sdraiati sul letto con un’espressione da imbecilli senza parlare. Anche la piccola Sanchez guardava il soffitto senza parlare, non si sa se con un’espressione da imbecille, questo non è dato sapere. Ma come andrà a finire? Mia cara, forse sei fin troppo adulta, le rispose Hector. Non avere paura di tirare fuori il tuo lato fanciullesco, quello che scrisse la cavallina storta l’avrebbe definito il fanciullino. Che cosa è la fine? Che cosa è l’amore? Cosa è il tempo? Perché dovremmo essere sempre condizionati dal tempo? Restarono in silenzio per un bel po’.

I giorni trascorrevano, sembrava che spirasse un vento nuovo, l’aria cominciava ad avere l’odore della primavera. Alberto continuava a frequentare i propri amici e le lezioni di balletto. Un giorno vide, a lezione, la sorella maggiore di una piccola allieva ed iniziò a parlarle. Quella ragazza era lì per caso. Ad Alberto piaceva immaginare le storie delle persone che conosceva, con le quali scambiava anche solo poche parole. Cosa avrebbe potuto fare quella ragazza? Quale sarebbe stata la sua storia? Osservò la piccola, avrebbe potuto avere 5-6 anni, anche se ne dimostrava qualcuno di più. Aveva capelli color dell’oro, che le arrivavano fino al sedere, con i boccoli. Ad Alberto cominciò ad interessare e, parecchio, la sorella maggiore. Si chiese che sport avrebbe potuto praticare una ragazza così, che scuola avrebbe potuto frequentare. La ragazza era alta, dai lunghi capelli rossi, giunonico. Ad onor del vero, il fatto che l’abbigliamento per la danza sia abbastanza attillato, favorì l’osservazione discreta del fisico da parte della ragazza del fisico atletico del ragazzo. Se questo fosse un romanzo d’amore, il narratore inizierebbe a scrivere di sguardi furtivi, colpi di fulmine, cuori che battono, ma questa è una storia impegnata, che parla di politica, di poetica, di crescita personale e intellettuale. Va detto che si conosceranno e si fidanzeranno, anche in casa. Marcia Nuziale. Mendelsshon. Confetti.

Per le manifestazioni si organizzano treni speciali, navi speciali, aerei speciali. Si chiamano artisti, tra cui un noto gruppo modenese amante dell’Irlanda, ci sono cabarettisti famosi, che fan parte di quell’intellighentsia che interviene un po’ su tutto. C’è chi chiede il rimborso spese, c’è chi si esibisce senza nulla chiedere, c’è chi ma io sono il grande artista pieno di principi famoso che pubblica libri da 500000 copie, che va a fare gli spettacoli alle feste democratiche europeiste da 40 € pro capite. Ci sono le mamme con i bambini che dormono sulle loro ginocchia, ci sono gli operai con la schiscetta[2], gli azzimati avvocati in giacca e cravatta, ecc. ecc. Le indagini indipendenti erano aiutate da mezzi tecnologici sempre più imponenti, tra cui telefonini megagalattici. Qualcuno, forse un ragazzino, dai capelli ricci, di nome Ahmed con un videofonino, o forse una cinquantenne fotografa con una vecchia Leica, o forse ancora un trentenne timido, aveva scattato una foto, una delle tantissime che mani clandestine avevano provveduto a rubare al caos. È raffigurato un poliziotto, che sta massacrando di bastonate Giovanni. Era molto interessante notare come, nelle foto scattate nei momenti precedenti, si nota che quel poliziotto si avvicina appositamente per compiere l’opera, come se qualcosa o qualcuno l’avesse richiamato da lontano, in quel caos terribile. Altri poliziotti si allontanano per lasciargli spazio. Perché? Perché proprio quel poliziotto doveva menare Gio? La foto era stata ingrandita da una mano esperta, veramente esperta. Prese la lente di ingrandimento per osservare ancora più attentamente la foto, oltre che un dvd. Quel poliziotto, che amava così tanto dedicarsi a Giovanni e non ad altre zecche comuniste, gli ricordava qualcuno, gli altri non gli dicevano nulla. Era sicuro di averlo visto da qualche parte. Chiamò Ascione. Gerardo, silentes loquimur? Ma guarda in che cazzo di linguaggi segreti mi tocca esprimermi,pensò, quanto mi sento stupido. Kenzaburo Oe, Banana Yoshimoto, Takahide Sano. Trovarono la prova regina. Quel poliziotto era, in realtà, un bidello, il famoso bidello fermato dai carabinieri di Ascione. La domanda, allora, sorgeva spontanea, c’era qualcos’altro? C’erano altri poliziotti-bidelli-picchiatori? Sicuramente c’erano dei tutori dell’ordine responsabili, anche nelle alte sfere. Bisognava inviare una copia delle prove agli organi di stampa, in modo fintamente maldestro e proditorio, come faceva il signore alto, con il turbante bianco. Chi avrebbe potuto farlo? Un ragazzino di nome Ahmed, con la felpa con il cappuccio, mentre si diverte con gli amici. La ragazza, che aveva frequentato l’università di Via Del Gomito, non si era più fatta sentire, non rispondeva neanche al cellulare. Qualcuno, S. compreso, si era anche preoccupato.

Che cosa è il caos? È un periodo di turbamento nell’attesa di un nuovo ordine, forse. E’ una sensazione interna? È l’eliminazione di false sicurezze? Forse l’ultima domanda è quella più adatta. Anche i telegiornali organizzarono edizione straordinarie, come pure i quotidiani, nonostante fossero saldamente in mano a persone che, per usare un eufemismo, non amavano chi stava lottando. La polizia era diventata un servizio del tutto privato, al servizio della volontà dei capi, ma anche di chi, apparentemente non era coinvolto. La si utilizzava per reprimere gli avversari politici, il lettore scusi l’ovvietà. Durante il caos succedono anche degli imprevisti, come quello che era capitato a Lipari. Mentre stava viaggiando sulla statale per andare a lavorare, il magistrato non aveva la scorta, si sentì un botto, un pullman carico di studenti polacchi saltò in aria con 40 persone dentro. Va detto che nessuno avrebbe dovuto sapere che Lipari sarebbe passato in quel punto, proprio in quel momento. Qualche maligno potrebbe sospettare che era successo quel botto, perché il magistrato stava scoprendo il passaggio illecito di soldi tra il Liceo Ics, la Fondazione Cattolica Apostolica, conti correnti all’estero intestati ad Adelina Salsano, anziana madre di Mister Ics, e ad Giuseppa De Magistris, la cugina del questore. Si trattava dei soldi del traffico di droga.

Una piccola città può diventare media senza perdere la propria identità. B. rischiava di diventare grande in maniera disordinata, piena di cantieri di ogni tipo, che servivano per soddisfare le clientele europeiste democratiche e riformiste. Una città piccola o media è caratterizzata da delle sonorità diverse, meno sincopate ed assordanti, rispetto a quelle di città come Milano e Roma.

A volte la città originale scompare sotto la città dei manifestanti, scompare sotto la città degli studenti che occupano i licei, compreso il liceo Ics. Si erano indignati anche tanti studenti di destra, che avevano deciso di partecipare all’occupazione. I licei erano gestiti dagli studenti, che permettevano, lo stesso, lo svolgimento delle lezioni. Stava succedendo di tutto in brevissimo tempo. C’è da aggiungere che gli studenti occupanti avevano stabilito un servizio d’ordine e sanzioni, per chi avesse anche solo pensato di danneggiare qualche arredo. Non si disputava la gara di rutti, magari qualche incontro non competitivo. Non è dato sapere se vi era qualcuno che soffrisse di flatulenze. Avevano organizzato conferenze sulla costituzione, sulla pace, sulle guerre dimenticate, che non interessavano più ai media. Avevano invitato personalità del mondo della cultura, dell’informazione e dello spettacolo. Tanti avevano accettato.

C’era stata una lunga attesa, prima di quegli avvenimenti, poi, per qualche scherzo del destino, era successo tutto. Sempre ammesso che il destino esista. La storia è stata lunga, ora tutto è così veloce, come l’amore tra Gio e Eli. Per molto tempo sembrava che nulla potesse cambiare e che il loro rapporto non sarebbe mai potuto evolvere. Gio si sentiva un cavaliere cortese, che vagheggiava soltanto l’oggetto del desiderio. E poi, durante lo studio… Forse fu uno sguardo, un movimento della mano, è difficile spiegare, forse non serve neanche spiegare. Si abbracciarono, si strinsero, si baciarono.

Lasciamo perdere un attimo le vicende amorose, e torniamo alla politica impegnata. A tale proposito una domanda sorge spontanea: perché il potere non reagisce, perché non si muove? Cosa fanno le forze dell’ordine? Forse speravano che tutto finisse, che quel movimento si perdesse nella propria anarchia. Erano disorientati, persi. Può esistere il potere come soggetto, può esistere il potere come se fosse quasi una persona? Il potere è un entità astratta? E’ anche un’entità astratta? E’ astratta e concreta al tempo stesso, è concreta perché è composta da persone, obbedisce alle leggi del capitalismo. Stava facendo qualcos’altro l’ordine costituito? L’ordine costituito democratico, progredito, avanzato, illuminato, rappresentato da Lipari stava lavorando alacremente, stava preparando ordini di custodia cautelare.

Gli operai scioperavano perché volevano la verità, come gli impiegati e altre categorie professionali. Alla manifestazione nazionale seguì, dopo qualche tempo, una giornata con tante manifestazioni locali, con tantissima gente. Quel movimento stava colpendo una scuola azienda, simbolo di quel grande rinnovamento dell’istruzione che il governo di destraestremadestramenoestremadestracentrocattolicoriformistaliberaleriformatoresocialistateodemteoconcattolicodemocratico aveva voluto avviare. Tutti le scuole avrebbero dovuto diventare come quel liceo. Finalmente lo spirito critico sarebbe sparito per sempre dalle menti degli studenti. Dalla scuola stava partendo il rinnovamento del paese, per citare un solo episodio, si insegnava il grande valore educativo dei processi che i capimafia, diventati giudici, celebravano contro quei rompicoglioni dai cognomi buffi, non si capisce perché contumaci. C’era quello con il cognome simile al falco e quello che si chiamava come una piccola borsa, come li definiva un ometto con la voce strana.

Le ordinanze di custodia cautelare furono eseguite prontamente, andarono in gattabuia tanti, tra cui Mister Ics, Pancrazi, Paperini e tutti i loro fiancheggiatori. In galera andarono anche Lo Marchio, il suo boa di struzzo, Piecioni e tutti i poliziotti picchiatori. Il blitz fu guidato da Ascione. Non solum sed etiam che minchia volete comunistacci schifosi morfema epatico gastrointestinale gastroenterico superliquidator paratattico ego ne sum cerasa cum lupus attendis, in animo descendis destrutturazione del linguaggio salivazione paratattica ipotattica e olifantica destrutturazione della società.

Il ministro della privatissima istruzione si dimise e ci fu la crisi di governo. Molti partiti chiusero, al governo furono installati dei cittadini estratti a sorte, visto che non c’erano quasi più politici. L’estate era già arrivata, i servizi televisivi sul caldo record e i consigli del medico, su cosa bisogna bere in estate pure. Le famiglie di Gio, Eli e Alberto andarono in vacanza tutte assieme. Il narratore è obbligato ad aggiungere che Alberto si era fidanzato con la sorella maggiore della piccola allieva, che si chiamava Chiara e giocava a calcio nel ruolo di centravanti di manovra.

Caspita, potrebbe sembrare un bel finale. Il narratore si è dimenticato di aggiungere che il movimento che aveva lottato e aveva vinto pensava di trasformarsi in partito, che le difese degli imputati stavano lottando su tutti i fronti, da quello giudiziario a quello mediatico. Paperini era stato scarcerato a causa dell’età avanzata e perché aveva promesso di ritirarsi dalla scuola. Anche Mister Ics era stato scarcerato, per un cavillo procedurale, inventato o trovato dal proprio avvocato, aveva scritto le mie prigioni, mentre era agli arresti domiciliari. Pancrazi era in galera invece. I giornali di destra cercano ombre nel passato di Lipari, così come in quello di Gianni ed S.

L’associazione culturale Shimonoseki, dedita allo studio della famosa città nipponica, si riunì in un appartamento del centro di B. Si dice che fosse di proprietà dell’Opus Dei, oops, è un nome taboo. Intendiamo dedicarci qui allo studio di questa città, centro delle comunicazioni tra Cina, Corea e Russia. Sappiamo tutti che è famosa per impianti metallurgici e cantieri navali, l’industria chimica, tessile, meccanica e alimentare. Lì fu firmata la famosa pace, nel 1895, tra Giappone e Cina, che pose fine al conflitto scoppiato nel 1894. La Cina perse molti territori. Nella sala, ad un certo punto, entrò un anziano signore alto, con il bastone. Sembrava proprio Paperini. Quanto tempo sia passato da quando aveva annunciato il ritiro non è dato sapere.

La nave solcava l’oceano. Hector e Julia guardavano il mare. Non era più il caso di stare in Argentina, i militari[3] erano al potere. Anche la piccola Sanchez lo guardava. Leggere il mare[4].

FINE TESTO 25 MARZO 2007

[1]              Cfr Ivan Gončarov, Oblomov, Rizzoli Milano 1985

[2]              Cfr. http://nuovaamilano.blog.kataweb.it/nuova_a_milano/2006/10/schiscetta_in_t.html. In questo sito si racconta del significato del termine e dei corrispondenti nelle altre regioni.

[3]              Cfr. www.desaparecidos.org. È uno dei siti migliori a proposito di dittature militari, specialmente del sudamerica.

[4]           Cfr. PIETRO INGRAO, L’alta febbre del fare, Mondadori, Milano, 1994.

 

Personale/7

MENO SETTE

 

I primi giorni dell’anno hanno qualcosa di malinconico, non sono di festa. Si realizzano dei proponimenti per l’anno che è appena iniziato. È inutile dire che i proponimenti verranno completamente disattesi. Si inizia ad utilizzare le agende. Manca poco all’Epifania, o alla Befana, come viene chiamata. L’Epifania è la fine triste delle illusioni, il lento risveglio verso la realtà. Un bieco luogo comune vuole che l’Epifania rappresenta la fine di ogni festa.

Eli e Gio cercavano di riprendere la loro vita. A loro era stato spiegato che nulla sarebbe potuto essere fatto, che avrebbero dovuto rassegnarsi alle ingiustizie. A loro sarebbe convenuto non dire nulla, seppellire quello che era successo per evitare di subire delle pesanti ritorsioni. Giovanni ed Elisabetta sapevano, nel profondo del loro cuore, che qualcosa sarebbe dovuto cambiare.

Le lezioni di balletto hanno qualcosa di militaresco: gli allievi si schierano impettiti, il petto in fuori e la pancia in dentro, o almeno così si dice. Le femmine hanno il body, le calze, la fascia per capelli rosa, le scarpette dello stesso colore. I maschi sono vestiti in modo regolare, la maglietta bianca e i pantaloncini neri, come le scarpette. L’insegnante sta davanti a loro, elegante e marziale. Il parquet brilla sempre, come le sbarre e gli specchi. L’insegnante controllava la compostezza della pettinatura degli allievi, con un movimento rapido dello sguardo. Non si faccia ingannare il lettore dall’età dei discepoli, 14-15 anni, vicina all’età adulta. Tutti gli allievi, compresi quelli di 3-4 anni erano tenuti ad una scrupolosa disciplina, che andava dal modo di presentarsi alla pettinatura, alla posizione da tenere in aula corsi. C’è bisogno di un po’ di rigore, nel rigore c’è eleganza e nell’eleganza c’è rigore. Forse c’è troppo lassismo, tutto questo nel nome di un buonismo fintamente benevolo, di un interpretazione distorta di certe concezioni educative. È importante stare concentrati, a volte serve anche stare fermi in una determinata posizione. Che cosa è la grazia? Cosa è l’interpretazione? È fare entrare se stessi in tutto ciò che si fa, è essere consapevoli di un gesto. Ai più piccoli la danza è insegnata in modo più giocoso, non si usano ancora le punte, ancora non si imparano tutti i passi. Si insegna ad interpretare liberamente la musica con il movimento, ad improvvisare. Ai più grandi si insegna in modo meticoloso tutto, si controlla anche la prestanza fisica, il collo del piede e la capacità minore o maggiore di stendere una gamba.

L’insegnante incominciò, ragazzi, oggi la lezione verrà ripresa dalle telecamere di una televisione locale per alcuni minuti. La lezione iniziò, la povera Eli avvertiva ancora dei dolori per quello che aveva subito, ma si sforzava di adempiere alle direttive di quella maestra sorridente e severa. Alberto era quasi in trance, teso nello sforzo, invaso da atroci dolori, anche se doveva mostrarsi perfettamente a proprio agio. La lezione durò un paio d’ore. Tutti dovrebbero presenziare a questi eventi, per rendersi conto della loro bellezza, della loro nobiltà. Alla fine della lezione tutti andarono a cambiarsi, sfilando in perfetto ordine. Dei bimbetti di 4-5 anni li sostituirono dopo poco, degli scriccioli eleganti ed ordinati quando erano in aula, degli ossessi urlanti nel cortile dell’asilo. I genitori li osservarono con discrezione. Un giornalista seguì gli allievi adolescenti, assieme alle telecamere, quando uscirono dalla sala corsi. Agli allievi vennero poste domande poco originali, l’acme venne raggiunto dalle domande ad Alberto, che veniva visto come se fosse una bestia rara. Come mai non hai scelto uno sport per maschi, cosa ne pensi degli omosessualiè giusto ripristinare la deportazione nei campi di lavoro per loro, la fustigazione, la goccia cinese, lo stivaletto malese, la garrota, hai mai cercato la fidanzata, se la trovi stai attento che non si chiama Bruno, ah ah, mi potrebbero prendere allo show dei comici di destra, tetttete tetele fai da tè, l’hai cercata davvero, ah sì, che cosa strana. Alberto cercava di andarsene, per la banalità delle domande e per evitare pessime conseguenze.

La lezione di danza lasciava dei terribili dolori da affaticamento muscolare. Anche in quell’occasione Alberto ed Eli fecero una terribile fatica a terminare i compiti per il giorno seguente. Anche quella mattina i passi della maggior parte degli allievi erano stanchi e privi di convinzione. Si muovevano come un fiume verso quel tetro liceo. Prima del liceo, arrivando dal centro, c’era una chiesa sconsacrata dalla quale si poteva scorgere un insolito movimento di bidelli ed insegnanti. Stavano attaccando delle strisce adesive, giorno di lutto, quando un uomo si sposa a mò di femmina, la donna che sta per abbandonare gli uomini, cosa può desiderare, quando il sesso perde il suo posto, quando si commette quel delitto che è meglio non conoscere, quando l’Amore assume un altro aspetto, quando l’amore è cercato e non visto, comandiamo che insorgano le leggi, che il diritto si armi della spada vendicatrice cosicché siano assoggettati a pene raffinate quegli infami, che ne siano o ne saranno colpevoli[1], menomazione al prestigio della razza, essendosi abbandonato passivamente ad atti di pederastia con indigeno dell’Africa Orientale Italiana[2], povera morale della patria, dove andremo a finire, dove andranno a finire i nostri valori, la nostra santa religione viene colpita, se le culle sono vuote la nazione invecchia e decade. I ragazzi erano ignari di tutto. Gli altoparlanti non diffondevano le solite dolci canzoncine fasciste, ma un annuncio, studenti, sottoposti, subordinati, schiavi, servi, Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate! Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. (Acclamazioni vivissime). L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata (acclamazioni, grida altissime di “Guerra! Guerra! “) agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. L’Italia forte, ordinata, potente, tenace nei suoi sforzi e nelle sue fatiche. Ma c’è la prova. Con chi sono i mutilati? Con chi sono i combattenti? Con chi è tutta la generazione che ha sofferto il calvario della guerra? E’ con il Regime, è con la rivoluzione delle camicie nere. (Applausi). Oh, mi sa che ho sbagliato foglio… Sono qui ad annunciarvi un fatto gravissimo, tragicissimo, un lutto che ha segnato la carne viva della nostra amata patria. In un servizio mandato in onda dal cinegiornale Luce, è stato ripreso uno sporco frocio ballerino, il quale, immeritatamente, sottolineo immeritatamente, fa parte di questo nostro glorioso, romano, maschio, atletico liceo. Voi sapete che la nostra scuola maschia e fascistissima si basa su certe regole ferree e condivise. Lo sporco impunito bastardo frocio pederasta checca finocchione da strapazzo risponde al nome di Alberto XXX. Si impone un processo, immediato, per direttissima, da parte del Tribunale Speciale Per La Difesa Del Liceo, in cui io sarò il giudice suremo. Si mise la parrucca con i boccoli, anche se assomigliava a quella dei giudici della Perfida Albione. Sia condotto a me dinanzi il reprobo. Subito dei bidelli portarono il banco per gli imputati e Alberto venne trascinato di peso alla sbarra, che, questa volta, non è l’attrezzo al quale si esercitano i ballerini. La Pubblica Accusa era rappresentata da Don Paperini, che intervenne sbavando. Orsù, che hai da dire a tua discolpa, piccino? Sei forse a conoscenza che rischi la crocifissione in sala mensa? Erat – pulcherrimus – stat – cum – tibi – dixit – probus – vir. Bisogna anche ricordare che, in quel tipo di processo, non è previsto l’avvocato difensore. Io non credo di avere… Zitto, orsù dunque, taci, vile marrano, fellon rinnegato, lo interruppe Paperini. Ma che cazzo hai da dire ignobile frocio di merda, sta zitto o ti rompo il culo infilandotici un bastone dentro, urlò il professore di storia del Milan, Marini. Il processo si concluse con una sentenza esemplare. In nome del Duce, che ci dà la luce, di Sua Altezza Reale Vittorio Emanuele III, Re d’Italia e d’Albania e Imperatore d’Etiopia, di Vittorio Emanuele IV di Savoia, sempre sia lodato, di Principe Flavio Briatore e di Emanuele Filiberto di Savoia, Nostro Glorioso Principe, questa Suprema Fascista Corte condanna il reprobo alla pena di N° 7 giorni di sospensione con obbligo di frequenza in quanto colpevole di sospetta omosessualità, egli è, infatti, frequentatore di oscene lezioni di danza classica. Questo Tribunale Speciale esorta inoltre il potenziale pederasta ad un cristiano ravvedimento. Così è deciso, l’udienza è tolta. Eia eia alalà, saluti al duce, a noi, in nomine patri et fili et spiriti sancti, amen.

Il signor S. venne di nuovo preso da quel pensiero. Era da un po’ di tempo che non succedeva. Le vicende di quella manifestazione lo avevano colpito e poi c’erano anche i misteri legati a Marini e Castaldi. E come dimenticare i guai del bilancio? Bisognava far uscire di nuovo tutto allo scoperto, ma come? Telefonò a Gianni, ciao, dobbiamo parlare un po’ del più e del meno. Aspettavo una tua telefonata, sapevo che avresti capito, disse. Non cominciare a dire delle cazzate altrimenti metto giù. Ho capito, ho capito, vorrà dire che ti farò una sorpresa, oggi o domani, concluse. Passerò a trovarti, così ci facciamo due chiacchiere. Ok, ci vediamo.

Il signor S. avrebbe voluto mettersi a lavorare, quando suonò il telefono: Buongiorno, sono XX, il padre di Alberto, un ragazzo del liceo Ics, amico di Gio ed Eli. Ho ricevuto il suo numero da Alberto Rossini. Daje, c’è un altro che ha ricevuto il mio numero, pensò l’anziano. Sono veramente invischiato. So che lei si sta impegnando a fondo in questo caso. Aridaje, pensò S. E che si impegna moltissimo in tematiche di questo genere. Lasciamo perdere, questo fu il pensiero che frullò in testa a S. A mio figlio è capitata una disavventura molto spiacevole. Da tanti anni studia danza classica, l’abbiamo traviato noi, anzi l’ha traviato sua madre, se si può usare questo termine per un consiglio ad intraprendere una così nobile arte. Quando ha compiuto 3 anni sua madre l’ha iscritto. A lui naturalmente è piaciuta. Avrebbe dovuto vederlo, durante il suo primo saggio, come era carino ed aggraziato. Si è sempre applicato tanto, anche adesso si applica tanto tanto quando si esercita, alla sbarra, al centro, pensi che la sua insegnante gli ha insegnato le prese per i pas de deux. Ah, già, ho presente, rispose con aria un po’ annoiata S. Ha dovuto dire a molti compagni di scuola che frequentava gli allenamenti di calcio, ma, a parte questo, ha sempre vissuto questo così alto interesse con grande serenità. Malauguratamente, alcuni giorni fa, è accaduto un inconveniente spiacevole, veramente spiacevole. S. trattenne molto faticosamente uno sbadiglio. Durante una lezione è stato ripreso dalle telecamere di una tv locale e qualcuno del liceo lo ha visto. L’hanno addirittura processato e sospeso per ben 7 giorni, ma ci pensa, riesce a concepirlo, addirittura processato, il mio figliuolo, carne della mia carne, sangue del mio sangue, il mio unico figlio, che bel ragazzo, che bel fisico che ha, che muscoli… Sì, sì, ho capito, S. si stava per addormentare. Il padre di Alberto era molto ansioso e l’anziano scrittore non poteva sopportare le persone con quel carattere. Per favore, venga al punto, gli disse con tono supplichevole. Carissimo S., vorrei sapere quel che si può fare. Lo scrittore rispose, guardi, il caso di suo figlio è sicuramente vergognoso. Credo che sia necessario intervenire, ma bisogna anche che leghiamo questa rivendicazione ad una vertenza generale per abolire questa vergogna, concluse l’anziano scrittore. Sì, sì, giusto, sagge parole, seguiremo i suoi dettami, adempiremo alle sue richieste. S. aveva, nel frattempo, appoggiato il telefono sulla scrivania e si era messo a sbrigare delle faccende. Lo risollevò, va bene, va bene, ok, le farò sapere. S. si era, per la millesima volta, pentito per essersi impelagato in quella storia.

Hector stava pensando al modo per far avere ad Helena quella poesia. L’occasione gli fu offerta da una cena, che sua moglie Julia decise di organizzare a casa loro, a questa cena aveva invitato anche alcuni alunni. Quella sera, prima che arrivassero, Hector fece appena in tempo ad infilarle la busta, in cui vi era la poesia, sotto al piatto.

Da un po’ di tempo Gio aveva perso l’abitudine di scrivere quella storia, erano successe troppe cose. Entrò in camera sua Eli, il ragazzo riuscì a malapena a nascondere tutto. I genitori dei ragazzi erano molto colpiti per quello che era successo ai figli. Era stato sicuramente un avvenimento traumatico anche se, per fortuna i ragazzi l’avevano presa bene. A dire il vero i loro genitori erano preoccupati, perché l’avevano presa fin troppo bene. Avevano paura che nascondessero qualcosa dentro di loro, un male enorme, troppo a lungo sopito. Come è possibile reagire così, si chiedevano, sembrano fin troppo adulti. Noi non ce l’avremmo fatta. Forse non riusciamo a capirli, perché parliamo lingue troppo differenti, per questo non riusciamo a capire il loro dolore. Si sentivano impotenti, la loro crescente incomunicabilità era la peggiore delle conseguenze per quello che era successo durante e dopo quella manifestazione.

La giornata di S. passò senza scossoni, non successe quasi nulla. La trasmissione di approfondimento serale parlò del caso di un condomino che aveva subito l’accoltellamento da parte del proprio vicino di casa, perché aveva parcheggiato sotto al suo balcone e non poteva. Vennero invitati Esterina Quartodibue e il prof. Anacleto Occhiodifalco, ordinario di sociofisiogoniopatologoterapatopodologia all’Università di Godo di Russi, in provincia di Ravenna. Anche il prof. Paperini espose la propria opinione: essere – femina – non – significat – remplire – solo – mala – sottana, sed- etiam – multo – plus. Tu – cepis – unum – granchium, ego – ne – sum – cerasa. L’inviato del tg rimase estasiato di fronte a tanta saggezza e lucidità. Va bain a fer dal …, il lettore può facilmente indovinare quale sarà stato il commento di S., che, subito dopo le dichiarazioni del vecchissimo prof. di religione, se ne andò a letto.

La regolarità e l’abitudinarietà contraddistinguevano S., fin da quando si alzava. Tutte le azioni che compiva erano parte di un unico rito, che non poteva essere turbato in alcun modo, per esempio dal suono del telefono. Per fortuna non accadeva mai, o quasi. Driiin, il campanello suonò impetuoso. S. spalancò gli occhi con aria terrorizzata ed inorridita. Ma chi accidenti è, disse ad alta voce. Il postino non può essere, la polizia arriva prima, le teste di cuoio di solito non suonano alla porta. Boh! Chi è, gridò con tono piuttosto seccato. Sono il tuo caro e buon amico Gianni. Ma vai a fare un sacco di quelle che ti sei scordato di fare da piccolo. Il narratore sfida chi legge a capire a cosa si riferisce S. aprì la porta, accomodati, gli disse con aria infastidita. Sai carissimo, che non ho ancora fatto colazione, fece gaio l’anziano medico. Con il tuo permesso, potrei tenerti compagnia. Ok, ti preparo la colazione, ma non osare toccare nulla di quello che vedi, ci penso io. Gli preparò una tazza di tè e aggiunse qualche pasta dolce al vassoio. Adesso vedi di far colazione e non pensare a nient’altro, lo guardò con aria dura. Gianni finì di far colazione, S. sgomberò la tavola.

Allora, caro Gianni, dobbiamo risolvere il problema. Per prima cosa ci sono le questioni Castaldi e Marini, poi i reati finanziari, le violenze durante la manifestazione contro il vertice internazionale. Sulle prime due questioni sappiamo poco, specialmente sulle questioni Castaldi e Marini, sull’ultima abbiamo visto tutti, ma dobbiamo, in ogni caso, far prendere coscienza al maggior numero di persone. A proposito dei bidelli direi di aspettare i risultati delle nuove indagini. Dobbiamo organizzare una grande manifestazione con tutti quelli che hanno partecipato all’occupazione della questura. Dobbiamo provare a coinvolgere i partiti, le associazioni e i sindacati. Dobbiamo riunire il comitato di gestione, che deve prendere in mano questa vicenda e non mollarla. Sferrò anche un pugno sulla scrivania. Gianni attaccò, sono ammirato, veramente ammirato per il tuo comportamento. Hai fatto grandi progressi. Mi ricordo ancora di come eri scostante ed aggressivo all’inizio. Basta, ti ho detto di smetterla!!! L’anziano scrittore diventò paonazzo. Ti caccio fuori di casa se continui a dire delle stronzate. Ti ho detto basta! Basta! Vabbé! Vabbé, non ti arrabbiare, non ti arrabbiare, gli rispose Gianni, con aria un po’ impaurita. Dobbiamo far venire il comitato a C., perché non ho nessuna intenzione di venire a B., o quanto meno, ho intenzione di venirci il meno possibile. Ok, ok, verremo, replicò l’anziano medico. Dobbiamo avere una linea precisa, chiara, disse S. Facciamo due passi, disse Gianni. Devo fare la spesa, debbo fare un po’ di corsa, sono impegnato, debbo pensare un po’anche a me. Va bene, va bene, me ne andrò a far passi da solo. Ci vediamo dopo. Ho visto che c’è una mostra qua vicino. Dopo ce ne andiamo all’Astice, vado subito a prenotare.

  1. andò a compiere il proprio rito mattutino. Gianni passeggiava, ascoltando il rumore dei propri passi. Stava imparando l’importanza della lentezza, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, ma non ammetterlo a sé stesso, lui che aveva amato la velocità in tutto, le belle donne, il divertimento e così poco considerato tutte quelle occupazioni che richiedevano un lungo approfondimento, come lo studio. Anche quando aveva ricominciato a studiare, faceva il biasanot , non tornava mai prima delle 2. Dormiva sempre troppo poco. Aveva capito molto della vita dal suo amico S., anche se faceva finta di non volerglielo dimostrare, anche se lo provocava con quelle frasi che suscitavano le sue urla belluine. Proprio lui, tombeur de femmes, aveva sposato Cecilia, una brava ragazza, che andava sempre a letto presto. Il cammino lo portò fino alla casa di un noto scrittore del posto, M. M., che era una delle principali glorie del posto.

 

[3]Forse io ricordo un dolce tempo ch’ero

Tutto tuo, del tuo corpo e del tuo cuore

Quando non ero in te vivo pensiero

Che non fosse di mia vita un bagliore.

 

Forse io sentivo ciò che tu sentivi

Tacito nel mio chiuso nascondiglio;

Qualunque barlume mi giungea dei vivi

Sogni che tu sognavi per tuo figlio:

 

Qualche sussulto ti scotea fors’anche

Ch’era per la tua carne un brividio.

Lo smarrimento delle membra stanche

E un improvviso monito di Dio.

 

Pensandomi, sognandomi, tu davi

Al mio viso la sua fisionomia

Ed io sentivo i tuoi segni soavi

Che s’imprimevano nella carne mia.

 

Sentivo il cuore tuo: gli ero vicino

Più che al mio cuore che era inganno o culla

Ed era così garrulo o piccino

Che avrei potuto formare un trastullo.

 

Io mi formavo senza il mio selvaggio

Impeto, non sapendo essere l’ignoto

Atteso che facea lento viaggio

Per giungere alla sua meta nel vuoto;

 

Io mi formavo senza una parola

Della mia stessa arcana volontà,

Ero come la docile bestiola

Che nulla teme cerca e sa.

 

Ero felice forse: la mia vita

Era il riflesso della tua: ma quanto

Era più dolce ed indefinita

Per la soavità di quell’incanto.

 

Ma un giorno uscii dal tuo sangue: mi arresi.

Fuoi cuor che piange, carne che dolora

Troppo ero vecchio, avevo troppi mesi

Per vivere quella calda vita ancora.

 

Dopo aver visitato una mostra dedicata a paesaggi marini, tornò verso casa, ma passò prima dal molo. Furono le sue gambe a portarlo là, quasi una misteriosa e inconsapevole corrispondenza di amorosi sensi con l’amico S. Il grigio del cielo era un muro compatto. Quel giorno non c’era nessuno. Gli occhi si perdevano. Non c’erano barche. Gianni arrivò fino in fondo, al faro. Che cosa è il nulla, che cosa è l’angoscia. L’angoscia è la paura del vuoto, orror vacui. È vedere bianco davanti a sé, mal bianco[4]. Dobbiamo riempire il vuoto, a volte lo riempiamo troppo, il lavoro, l’alienazione, le frustrazioni. L’alienazione è essere tolti da noi stessi, con forza, perdere l’identità. I compromessi non son sempre positivi, molte volte scendere a compromessi significa rinunciare all’autenticità. Gianni si stupiva del disordine dei suoi pensieri, della loro banalità. Bisogna avere il tempo per pensare senza un metodo, senza un criterio, senza un limite, senza un ordine. Il rumore di un furgone, che trasportava materie prime per il ristorante l’Astice, non disturbava il flusso dei suoi pensieri. Anche la spiaggia era vuota, senza quell’assurda configurazione laocontica che la caratterizzava d’estate, anche se, in altri luoghi della riviera, la situazione era molto peggiore. C’è qualcosa di folle in un puntino del cielo che inizia a diventare azzurro, che inizia a contrastare l’autorità del grigio. A volte è folle pensare che la vita possa cambiare, che un miglioramento costituisca una svolta, ma, lentamente, quel cielo iniziò ad assumere un colore diverso, l’azzurro e la luce lo invadevano. Gianni rimase colpito da quell’invasione, forse anche un po’ felice. Sorrise un po’ del proprio stupore. Non si avvide del tempo che trascorreva. I cambiamenti portati dalle varie epoche storiche hanno introdotto un cambiamento nella percezione del tempo, percezione che cambia anche a seconda del ruolo nella società, c’è il tempo del mercante, c’è il tempo dell’anziano, c’è il tempo dell’operaio, ora c’è anche il tempo del bambino, che viene spesso trasformato in un adulto in miniatura, sballottato tra mille impegni. La società moderna condanna il Wanderung, condanna il vagare senza una meta.

Il sole uscì timido dalle nuvole, poi divenne prepotente e sfrontato, minacciando l’inverno, portando una nuova aria, piacevole e disorientante. Gianni passò al ristorante a prenotare e si avviò verso casa. Incontrò finalmente qualcuno, pareva che la città si stesse svegliando in quel momento. Il narratore interrompe ora questa descrizione, perché sta diventando un po’ mieloso e stucchevole. Quando arrivò a casa trovò S., che si stava preparando per andare a far spese, e lo accompagnò. Andarono nel negozio di prodotti tipici facendo incetta di IGP, IGT, DOC, DOCG, Presidi Slow Food, spendendo una carrettata di euro, in un profluvio di sorrisi, di ciò, di dì, si noti che le ultimi due sono interiezioni tipiche romagnole. Ogni tanto S. aveva il dubbio di venire fregato. Quel negoziante era talmente sereno e rasserenante da fargli comprare un sacco di roba in più, senza che lui nemmeno si accorgesse. Ci pensava solo dopo un po’ che era uscito dal negozio, a volte attribuiva la colpa a se stesso, perché, lì dentro, si sentiva come un bambino in un negozio di giocattoli. Dopo avere sistemato quei prodotti dall’enorme valore, si avviarono verso l’Astice. Mangiarono, come al solito, molto bene. Le conferme li rassicuravano, li facevano essere ancora più certi del loro rapporto d’amore con il ristorante, non si sentivano solo clienti, si sentivano amanti appassionati. Ogni amata dava loro qualcosa di diverso. Volevano amare tutte, ma non sopportavano il tradimento. S. si ricordava di un ristorante gestito da compagni molto impegnati nel quale avevano sempre mangiato ottime anguille del Trasimeno e delizioso castrato, nel quale, una volta, trovò, non si ricordava con chi fosse, conti maggiorati, sporcizia, qualità del cibo peggiorata di gran lunga e un pessimo servizio. Non rivolse più la parola a quei compagni. Si trattennero a lungo all’Astice, poi Gianni decise di ritornare a B.

Mi raccomando, S., lascia fare a me, inviterò io tutti. Sono più portato per l’organizzazione. Ma fai quell’accidente che ti pare, se ci tieni proprio a fare il fenomeno, rispose S. con aria annoiata. Di tanto in tanto S. si rendeva conto che il distacco con cui guardava la vita in generale e, in particolare, quella vicenda, stava lasciando il posto ad un calore nuovo, importante, pericoloso. Il calore a volte fa male, è come il sublime kantiano, grande, immenso, ma anche spaventoso. Alla sera Gianni lo chiamo da B., si accordarono sulla data della riunione, che si sarebbe tenuta a C., dopo una settimana. Ora aveva il problema di dover predisporre l’abitazione, rassettarla, pulirla, o meglio, farla pulire, vista la sua scarsa dimestichezza con i lavori di casa, scegliere le paste dolci da prendere, decidere se abbondare con il dolce o con il salato, controllare se c’erano abbastanza sedie in casa.

Trascorse quei giorni incontrandosi spesso con il fidato Borri, per qualche giorno non affrontarono minimamente l’argomento, poi, un po’ con riluttanza, iniziarono a discuterne. Borri disse, io credo che si stia rischiando molto, la sorte di queste iniziative è appesa ad un filo. è passato molto tempo, dai giorni del vertice internazionale, per i mass-media è un tempo infinito, vivono in un eterno presente, non sanno neanche cosa sia la memoria. Bisogna lasciare un segno, bisogna compiere un gesto eclatante, durante una manifestazione fieristica o qualcosa di simile. S. rispose, bisogna guardare quali manifestazioni ci sono, bisogna controllare quanta affluenza hanno. Dove si possono fare queste verifiche? Su Internet o su riviste specializzate, rispose Borri. Vabbé, allora controlli tu, non ci penso neanche a mettere le mani su quel mezzo demoniaco. Io non capisco come faccia la sinistra a fidarsi della rete, che è uno strumento creato dagli Usa, in mano alle classi borghesi, disse con aria decisa l’anziano scrittore. Andiamo a pranzo ora, replicò Borri. Decisero che avrebbero provato un nuovo ristorante, consci dei rischi che correvano.

Mangiarono una dignitosa pizza, in quel posto gestito da Abdel, 31 anni, palestinese di Gaza, e da Yitzhak, un ragazzo israeliano di 32 anni. Abdel era laureato in lingua e letteratura russa, era fuggito da una bigotta famiglia borghese piena di soldi, per andare a Mosca. Era assolutamente ateo, non gliene fregava una beneamata mazza del Ramadan, adorava la carne di maiale, non si metteva la kefiah. Il padre sperava che si mettesse la testa a posto, aveva la possibilità di fargli far carriera in Al Fatah, il partito di governo palestinese. Durante la guerra tra Urss ed Afghanistan il genitore aveva sostenuto i mujaheddin, “combattenti per la libertà e i diritti umani”, tagliando le orecchie ai soldati catturati. Aveva sostenuto anche la guerriglia per la libertà cecena, dedita anch’essa alla resezione dei padiglioni auricolari altrui. Y. era figlio di ebrei ortodossi, che andavano un giorno sì e l’altro pure a pregare al Muro del Pianto. Anche Yitzhak stava diventando un ebreo ortodosso: si vestiva con quel buffo cappello nero e portava quelle basettone. Il ragazzo ebreo pensava che gli arabi fossero delle strane bestiole da tenere a bada con le buone o con le cattive. Un giorno, per caso, si trovò a passare da uno dei check-points che dividevano Israele dai Territori Occupati. C’era una partoriente, in preda ad atroci dolori, che reclamava immediate cure. I soldati dell’unica democrazia del Medio Oriente non le permisero di passare per molte ore, negandole anche qualsiasi cura. Quella donna morì. Una settimana dopo, Yitzhak si comprò un paio di jeans, si tagliò i capelli, la barba e le basette. Preparò il passaporto e se ne andò in Italia, dove imparò a preparare le pizze. Suo padre avrebbe potuto fargli far carriera in un importante partito politico israeliano “Israele Casa Nostra E Non Di Quegli Arabi Fottuti Che Verranno Schiacciati Nel Sangue In Nome Di Dio” (ICSENDQAFCVSNSINDD). Si era fidanzato con una ragazza di Mosca, che gli aveva fatto conoscere il termine жид. Si tratta di un termine orribile, usato per apostrofare gli ebrei. Ogni tanto Abdel glielo diceva, Y. gli sferrava un affettuoso cazzotto e sorrideva.

  1. se ne tornò a casa. Prima di andarsene si raccomandò con Borri, Achille, cerca un evento che capita tra un paio di mesi, minimo 40 giorni. Passò il pomeriggio a leggere, non aveva granché voglia di lavorare. Si lavora per vivere, non si vive per lavorare. Il lavoro non è un rimedio alle proprie frustrazioni, non è una soluzione all’alienazione, la provoca. Poco prima che cercasse qualcosa da mangiare nel frigorifero, Borri gli telefonò. Tra un mese e mezzo ci sarà a B., una fiera internazionale dell’edilizia. Questa manifestazione è seguita dai mass media nazionali ed internazionali. Credo che sia l’occasione giusta. Borri, stampami il materiale, ci vediamo domani. S., posso venire solo domani pomeriggio, domattina sono un po’ occupato. Ah, era ora che tu lavorassi ogni tanto, fai proprio la vita di Michelaccio. Scherzavo,… Buonanotte caro. Non aveva mai capito con precisione quanto tempo il suo amico Borri dedicasse al lavoro, aveva il dubbio che avesse poca voglia di lavorare. Quella sera trovò degli ottimi tortellini, con un brodo sostanzioso, con il midollo. Alla faccia della BSE. Guardò il film Il sorpasso. I protagonisti sono due caratteri fondamentali dell’Italia del boom, il personaggio di Gassmann è un’icona prometeica, è una sfida ai limiti della natura umana. È una specie di Stolz, contrapposto all’Oblomov, rappresentato da Trintignant.

È proprio necessario far sistemare la casa, non ho la benché minima idea di quando verrà la signora R. Il giorno dopo dovette aspettarla a lungo, rimanendo in grandissima ansia, perché temeva di non poter celebrare il proprio rito. Quando la signora si sentì rivolgere la richiesta, lo guardò male. Ciò, è messa proprio male ‘sta casa. Lo so, lo so, la guardò S. con aria triste. La prego, mi dia il suo aiuto. Qui ci vuole lo spac e spoc brillatutto, brillacciaio, brillazinco, la scopa Enrichetta per la casalinga perfetta, l’ammorbidente Pasqualino per un pulito sopraffino. Costano un monte di soldi, al mi’ burdel. Ho capito, le do 50 euro, signora. Lo guardò male. Vabbé, 100. Non è per i soldi, lo sorprese R. 150, ultima offerta. Ho detto che non mi interessano i soldi. E allora, cosa le interessa? Io preferirei, … Cosa preferirebbe, sputi il rospo. Si ricorda di mio nipote, Romoletto, il figlio di mia sorella. Ha qualche problema a scuola. Dì, potrebbe fargli qualche ripetizione? Romoletto, al secolo Romolo Braghettoni, era un sedicenne di circa due metri col il volto ricoperto da una folta barba, capelli che scendevano incolti puzzolenti ed unti sulle spalle. Veniva definito piazza pulita, a causa del terribile tanfo emanato dalle sue ascelle, che induceva i compagni di scuola a tenere una grande distanza di sicurezza. Frequentava la prima media, alle domande dei professori rispondeva con violenti rutti e bestemmie, così come a quelle di parenti ed amici. Si vestiva con dei jeans, che una volta erano blu, ed avevano assunto un inquietante colore giallastro. Era stato sospeso 4 volte da scuola, aveva fatto stare in prigione un povero prof. marocchino per due giorni, accusandolo di averlo violentato. La professoressa Ornella Stramazzoni, nota femminista, l’aveva difeso, in un articolo sul giornale cittadino, sostenendo che esprimeva il disagio delle donne oppresse dalla violenza degli uomini. Era evidente che la sua fluente capigliatura l’aveva tratta in inganno, così come era stata scambiata per un uomo barbuto la sua fidanzata Romola. Signora R., non si preoccupi, il suo piccolo avrà le mie lezioni, ma, mi raccomando, questa casa dovrà brillare come uno specchio. Si ricordi, la signora R., quando voleva conferire un tono solenne ai suoi discorsi gli dava del lei, che il giorno prima di quella riunione, organizzate una riunione, vero, il signor S. assentì con un cenno del capo, lei mi dovrà lasciar la casa libera, almeno per una mezza giornata, o alla mattina, o al pomeriggio. Facciamo di pomeriggio, rispose l’anziano.

L’acqua è la dimensione dell’instabile, assume la forma del proprio contenitore, è eterno movimento, rispecchia l’ordine delle cose.  Il tango veniva considerato un ballo peccaminoso, sensuale e malinconico, questo è scritto sulle guide turistiche e sulle riviste specializzate. Ma che accidenti di cazzo di roba sto scrivendo, questa era la fondamentale domanda che si stava ponendo Giovanni durante la lezione del professor Pancrazi dedicata al fondamentale tema del morfema teratologico, scoperto dal Prof. Athanasius Van Der Meyde, dell’università di Rizziconi. Un compagno di Gio si stava facendo una gran gubbiata, dietro ad un paio di occhiali con gli occhi disegnati sopra.

Era essenziale avere delle idee abbastanza chiare su come condurre una riunione. Le persone di sinistra sono delle grandi ragionatrici, conoscono tante parole difficili e bellissime. Tante volte ragionano troppo, parlano troppo, in modo farraginoso ed inconcludente. Per combattere l’unanimismo che ha caratterizzato certi gruppuscoli, ci si divide spesso su una virgola, in modo spesso pretestuoso ed inspiegabile. Quando arrivarono gli altri membri del comitato, S. si sentì molto sicuro di sé. Formulò la seguente proposta, avrebbero dovuto bloccare l’inaugurazione della famosa fiera dell’edilizia, dopo aver ricontattato tutti coloro i quali avevano voluto lasciare il proprio nome, durante l’occupazione della questura. Venne sentita l’avvocata Nanni, in rappresentanza della squadra di legali che si era costituita. Avrebbero avuto molto bisogno di loro, ancora, vista la caterva di denunce che si erano già beccati e, in previsione future. Avere deciso una linea da seguire prima dell’assemblea fu d’importanza strategica per la buona riuscita di quel giorno. L’anziano scrittore riuscì ad evitare la dispersione della riunione in mille inutili insensate diatribe. Furono tutti molto soddisfatti, il clima fu dei migliori, quasi irreale. Non poté crederci. Andarono tutti insieme da Nevio, che riservò loro un’intera sala.

Un particolare aveva sempre colpito S.: Nevio era dotato di un’eccellente voce da attore, amava la poesia e il teatro. Assomigliava notevolmente ad Ugo Pagliai. Un’anziana del posto gli rivelò che, in effetti, Nevio aveva iniziato la carriera teatrale, recitando Pirandello, Beckett e Moliére. Era molto appassionato alla recitazione, si era anche fidanzato con un’altra aspirante attrice. Un brutto giorno il futuro ristoratore venne lasciato e decise di abbandonare il teatro, per dedicarsi al suo hobby, la cucina. Divenne rapidamente un ristoratore abile ed apprezzato. Che storie da romanzo popolare! Chissà se sono vere o se si tratta di leggende di paese. Quell’anziana pregò S. di non far parola a nessuno di quella storia triste.

Le leggende di paese erano le più svariate, raccontate da curiosi personaggi che asserivano esserne i protagonisti. C’era un tale di nome G. D. C. che si era comprato un sacco di medaglie militari e la camicia rossa da garibaldino. Presenziava sempre a tutte le cerimonie che si svolgevano sul porto-canale, disegnato da quell’intellettuale deceduto ad Amboise, per ricordare il presunto passaggio dell’Eroe dei Due Mondi da C. Quel signore sessantenne sosteneva di aver combattuto con il famoso nizzardo, morto, come si sa, da più di un secolo. Definiva sua moglie la serva, sosteneva di essere sposato ad una contessa, di fare le pulizie in un convento di 12 suore, che possedeva carnalmente a cadenze regolari. Si potrebbe raccontare ancora molto, ma questo non è l’argomento principale della modesta storia che qui si può leggere.

Giovanni si stava sempre di più rendendo conto che nei sentimenti ha sempre più significato ciò che non si dice. Il non detto significa riservatezza, timidezza, significa moderazione. E’ vero che il potere pervasivo della chiesa cattolica ha represso la libera espressione dei sentimenti, ma ora si dice troppo, si parla troppo, l’esagerazione è diventata la regola, si è perso totalmente il senso della misura. Non si considera l’importanza della riflessione, perché richiede tempo e pazienza. Il non detto significa sguardi, espressioni del corpo, è un altro linguaggio, arricchisce il linguaggio. Si può manifestare in tanti modi, anche con uno squillo del telefono in una grigia mattina di marzo. Il ragazzo leggeva qualcosa negli occhi di Eli, ma non aveva ancora capito il significato di quegli sguardi che gli provocavano inquietudine. Avrebbe potuto essere amore o forse qualcosa di simile, il ragazzo aveva timore di illudersi o di star perdendo tempo. Pensava che anche Eli avrebbe potuto sentire la stessa cosa. Ora bisognava sapere utilizzare bene il tempo, senza affrettarlo.

Il comitato di gestione iniziò una raccolta di fondi per l’organizzazione della manifestazione. Bisognava costruire gli striscioni, le bandiere, gli stendardi, i manifesti. Una parte venne realizzata autonomamente, mentre, per le parti più difficili, si affidarono ad una tipografia. Bisognava comunicare la notizia solo alle persone più fidate, evitando accuratamente che gli sbirri sapessero e che riuscissero ad impedire l’occupazione. Bisognava comunicarlo nel modo giusto, non spiegando precisamente che cosa avevano intenzione di fare. All’inizio dell’occupazione avrebbero letto un comunicato in cui si chiedeva la verità per i casi Castaldi e Marini, la verità sulle violenze nella manifestazione, oltre che la chiarezza a proposito delle stranezze contabili. L’occupazione sarebbe durata almeno 24 ore. Un aspetto positivo del quartiere fieristico è la facilità di parcheggio, anche se, durante le manifestazioni fieristiche, le macchine costituivano un coacervo informe di materia. I parcheggiatori, che praticavano dei costi terribili, potevano solo arginare la furia cieca di quella massa di ferraglia semovente. I parcheggiatori abusivi cercavano di infarloccare, riuscendoci molto spesso, gli automobilisti, che venivano indotti a parcheggiare su prati, aiuole, vicino alle corsie di entrata della tangenziale, venendo bersagliati da multe. La città di B., che pur si era molto ingrandita, era sconvolta da parte a parte, da quelle fiere che ne bloccavano la circolazione. Anche molti dei manifestanti si lasciavano condizionare dall’uso dell’automobile, ben pochi pensavano a soluzioni alternative, come lo scooter o l’autobus, la bicicletta o il torpedone di San Francesco. A loro era stata impartita la direttiva di non essere vistosi, anche non indossando la classica divisa del militante di sinistra. Chi era abituato a farsi dei gran cannoni, fu caldamente invitato a desistere. Avrebbero dovuto sembrare dei tranquilli visitatori, avidi di cataloghi e dépliant. I furgoni delle televisioni nazionali ed internazionali erano lì già da qualche giorno, i giornalisti cercavano di tastare il polso alla città e scoprirne gli umori compiendo l’entusiasmante scoperta che la parte dei cittadini non interessata alle fiere mal sopportava quella tragica baraonda e neanche quelli che ci lavoravano erano poi così contenti. I giornalisti erano da tempo malati di opinionite, malattia che consiste nel volere chiedere ossessivamente l’opinione a chiunque, politici e non, indipendentemente dal fatto che siano a conoscenza della materia sulla quale vengono interpellati. Si assisteva, anche in quella circostanza, al circolo vizioso delle dichiarazioni: parte il politico della sinistra moderata, continua il teodem, si inserisce l’esponente di Forza Qualcosa opusiano e piduista, arriva di potenza il bravo e folcloristico politico movimentista noglobal un po’ cattolico e terzomondista, non senza aver lasciato il giusto posto al politico comunista duro e puro, ma se siamo al governo siamo responsabili, anche perché 30000 € al mese di stipendio fan comodo, alla Lega Nord Est Ovest romaladronalaseganonperdona, finché non ci danno ministri e sottosegretari, al Partito Turbo Fascista brum brum brum. Chiesero l’opinione anche di Sua Bassezza. Sul canale Mediabip Esterina Quartodibue cantava e ballava in perizoma, non vogliamo pagare le tasse, mi si afflosciano le poppe, le belle gnocche non pagano le tasse. I comunisti ci han spennato, come i negri e gli zingari, ulla, ulla, ulla la eo eo na na o, cicca cicca cicca. In ospedale mi viene male, ucca ucca ucca uollele uollele. Piano piano iniziarono a srotolare gli striscioni, molto lentamente, prima che arrivassero il ministro per le Attività Inproduttive, Eriberto Mortelù del Partito Verde Del Nord, per difendere l’ambiente in Padania e chi cazzo se ne frega della terronia, Faraberta Quartodibue, giovanissima cantante e soubrette televisiva, cugina di Esterina. I sogni non stanno nei cassetti, perché li ci ho messo dei calzetti e rimangono a metà, cantava nella hit del momento “Amore Dolore Cuore Batticuore e al discografico non veniva più in mente niente (io non ci capisco nulla)”. Gli organizzatori stavano predisponendo le transenne e il nastro, che Faraberta avrebbe dovuto tagliare. Lentamente i manifestanti si facevano attorno a quel nastro. S. prese in mano il megafono. Annuncio a voi tutti che l’inaugurazione, per oggi, non si farà. La gente parve incredula, almeno nei primi momenti. Qualcuno iniziò a notare gli striscioni. Siamo quelli che hanno occupato la questura per chiedere la verità e la dignità. Ora siamo qui, siamo comunisti, siamo cattolici, siamo cani sciolti, siamo chiunque dice basta. Le autorità ci devono dire cosa è successo durante la manifestazione, vogliamo sapere i nomi dei responsabili delle violenze e degli assassini. Ci debbono parlare dei misteri finanziari del Liceo Ics, vogliamo sapere perché sono morti Marini e Castaldi. Non ce ne andremo da qui per un po’. I giornalisti, Faraberta e Mortelù rimasero sconvolti da quanto stava succedendo. I manifestanti oltrepassarono il nastro. Gli inviati di tutto il mondo stavano relazionando sull’accaduto. I poliziotti non seppero reagire adeguatamente, perché si videro circondati da una massa umana impetuosa e pacifica.

Dopo l’iniziale scoramento l’apparato organizzativo della questura si rimise in moto. I manifestanti avevano anche istituito un servizio d’ordine, il quale controllava chi entrava e usciva dalla struttura e verifica che nessuno toccasse niente. Gianni osservava la scena con viva soddisfazione. Era convinto di essere stato lui a provocare quel cambiamento in S. Era vero che l’anziano scrittore si comportava così anche per merito del suo fedele amico dall’aria da saputello, ma vi erano stati anche altri fattori che avevano provocato quel mutamento. Ad esempio, quel che era successo durante la manifestazione contro il vertice internazionale gli ricordava la propria gioventù: Melissa, Reggio Emilia[5], Modena, Portella Della Ginestra, ecc. ecc.  A Gianni suonò il telefono, ciao carissimo, sono Borri, desidererei unirmi a voi nella protesta, ma bisogna che tu mi faccia entrare, qui c’è una gran baraonda. S., è arrivato Borri. L’anziano si girò e sorrise, c’è anche lui, sono veramente contento. Andrò io ad accoglierlo. Si fece largo in mezzo alla calca. Il ragioniere lo abbracciò affettuosamente, aveva un basco di lana, era vestito a festa con un abito gessato. Aveva solo un vestito da festa, se lo metteva alle grandi occasioni[6], recitava la famosa canzone. Borri era un uomo ancora più riservato di S., il fatto che partecipasse a quella manifestazione fu visto dall’anziano come un segno che qualcosa si era effettivamente trasformato. Sembrava perfino che l’inquinamento atmosferico fosse calato. Per certi aspetti sembrava di vivere in una favola. Chi mai si sarebbe immaginato un risveglio generale così impetuoso. Questo nostro compagno è un valente professionista. Sa fare bene i conti, ma non è solo per questo motivo che siamo contenti che lui si sia unito a noi. E’ una persona animata da sincera passione, anche lui vorrebbe un po’ più di giustizia, come lo vogliamo noi. Tutti noi, tutti voi siete la ricchezza.

È inutile scrivere che i talkshows televisivi si erano scatenati, al contrario della signora Cecilia che se ne stava seduta in un angolo del principale padiglione fieristico a leggere. Quella donna era un sostegno silenzioso, ma indispensabile. La sua presenza si faceva sentire molto.

 

 

 

 

 

A volte sembrava che quello fosse il tempo[7] del carcere, lungo, infinito. Le forze dell’ordine avevano un atteggiamento dimesso. Gli sbirri erano molti meno e non in assetto di carica.

Tu mi fai girar, tu mi fai girar, come fossi una bambola. E poi mi butti giù, poi mi butti giù, come fossi una bambola[8]. Non ti accorgi quando piango, quando sono triste e stanca, tu, pensi solo per te, cantava Dolly, o Lo Marchio dott. Agatone. Si cambiò il vestito. Tanti auguri, in campagna ed in città, tanti auguri a chi tanti amanti ha… E se ti lascia, lo sai che si fa? Trovi un altro più bello, che problemi non ha[9]. È proprio vero che Patty Pravo e Raffaella Carrà sono due icone del movimento GLBT. Na, na, na na na, mi è sembrato di sentire un rumore, rumore[10]. Il narratore di questa storia deve confessare che continuerebbe a lungo a citare Nicoletta Strampelli e Raffaella PPelloni ma la narrazione ha delle regole e deve continuare.

Piercesare Piecioni era in giacca e cravatta, aveva uno splendido gessato, un paio di scarpe di vernice, la parrucca di Loredana Bertè e il sesso fuori dai pantaloni.

  1. aveva sempre detestato i telefoni cellulari. Era indubbio che questo strumento avesse dei pregi. Vai fuori la sera con amici. È sabato sera, sei sull’autostrada, c’è la nebbia e quella stronza di frizione ti molla. Che fai? Ti metti a percorrere la corsia di emergenza rischiando di essere falciato da un’automobile? No, utilizzi il telefonino, se non sei un anziano ipotecnologico e retrogrado.

Gianni gli aveva prestato un cellulare iperaccessoriato, dotato di lettore MP3, MPEG, JPEG, GIF, ecc. ecc. Tutte queste funzioni avevano provocato profondi disagi fisici e psicologici in S., soprattutto quando il suo amico medico, aveva iniziato, in modo provocatorio, ad enumerargliele. La risposta era stata abbastanza ovvia: basta!!! Mi hai rotto i coglioni!! Mi interessa solo telefonare! Mi devi spiegare come si fa a telefonare! E basta! Mi devi spiegare come si fa a rispondere! E guai a chi si azzardi a mandarmi sms, o come si chiama quella robaccia lì. S. si stava terribilmente rompendo le scatole, i suoi nervi rischiavano di logorarsi. Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi, le tue calzette rosse, e l’innocenza sulle gote tue, due arance ancor più rosse, questa era la suoneria di quel cellulare con la fotocamera a 2 megapixels. Ma che schifo di canzoni scrivevano per quel mediocre cantante.  Basta con i luoghi comuni. Pronto, pronto, chi parla, fece, dopo aver faticosamente rintracciato il pulsante di risposta. Sono Gerardo, guarda la televisione oppure il tuo videofonino. Eh, cosa vuol dire videofonino? Che roba è? È un telefonino con il quale puoi vedere le immagini televisive, rispose con sicurezza il carabiniere. Ma che caspita stai dicendo, ti pare che io possa mettermi a studiare come funziona il cellulare, replicò. È fascile, è fascile, fatti scpiegare da Gianni, ci sta Gianni lì? Uè, ve dico ‘na cosa. Stagg’ cu vuie, pure se so’ n’appartenente alle forze dell’ordine dello sctato repubblicano. Se non sarei un carabbigniere, sarebbi pure cu vuie ad occupare. Oh, ch’aggia ditt’. Me puozzon sentì. Ciao, ciao. è  da notare il fatto che, per quanto si sforzasse di migliorare la propria lingua, il povero Ascione ritornava, dopo un po’ a parlare nel suo improbabile italiano.

Gianni, vieni qua, aiutami, disse S. Guarda ‘sto cazzo di videofonino, televideofonino o tvfonino, o come accidenti si chiama e vedi come si fa ad attivare la televisione. Il medico prese in mano il tvfonino con grande attenzione e disse, ma non vedi che è facile? Vedi che sul display c’è scritto Planet Tv all that you can see and more about sports, politics,… S. assunse un colorito rossastro, caro il mio medicastro, tu sei una grossissima testa di cazzo, perché continui ad infarcirmi la testa con odiosi ed astrusi termini albionici. Lo vuoi capire sì o no che mi fa schifo quella lingua. Ok, ok, non ti scaldare, lascia fare a me. S. gli aveva spiegato cosa gli aveva detto Ascione. Gianni era ipertecnologico e, in breve tempo, attivò le trasmissioni televisive. Stavano trasmettendo un messaggio straordinario del presidente della repubblica. Egli era un vecchio uomo di destra, meridionale, tracagnotto, con il sigaro sempre acceso, nonostante le feroci campagne salutiste che andavano avanti da anni. E a me, che minchia me ne frega dell’antifumo, rispondeva sempre. Stava tenendo un discorso alle camere. Quel vecchio signore iniziò, discettando del sesso degli angeli, come, in genere facevano tutti i presidenti della repubblica. Un passaggio del discorso colpì molto tutti, la nostra repubblica è molto turbata da avvenimenti luttuosi, che sconvolgono e funestano la pacifica convivenza democratica. Le nostre autorità, per il bene della patria, dovrebbero predisporre leggi per sveltire e chiarificare le legali procedure come quelle Castaldi e Marini. La giudiziaria autorità dovrebbe riprendere i processi Marini e Castaldi e portarli ad una felice e giusta conclusione. Questo mio caldo invito è da ricollegarsi alla tragica situazione della giustizia civile e penale nella nostra nazione. Bisogna altresì far menzione dei numerosi scandali che funestano la pubblica patriottica nazionale istruzione. Non dobbiamo dimenticare nemmeno i problemi accaduti nella gloriosa nobile turrita universitaria città né i problemi manifestatisi negli altri borghi, contrade, villaggi, castra, che dimorano sul suolo patrio, che un tempo fu di dolore ostello[11]. Mi riferisco anche ai dubbi che sono emersi sul corretto utilizzo delle disponibilità finanziarie e sulla corretta gestione contabile di quello che è il vero e proprio vanto della turrita città, il liceo Ics. Sono sicuro che non emergerà alcuna ipotesi di reato, poiché esso è la migliore fucina della borghesia, futura classe dirigente. Per questo motivo auspico che si giunga al compimento delle inchieste. In nomine patrii et filii et spiriti sancti, amen. Ite missa est. Si scopron le tombe, si levano i morti, i martiri nostri son tutti risorti[12].

  1. rimase sconvolto da quanto aveva appena sentito. Era molto difficile per lui pensare che un uomo di destra potesse invitare a tempi giusti nei processi. Esistevano degli uomini di destra, sicuramente molto pochi, dotati ancora di quella strana qualità chiamata senso dello stato, se questo termine ha ancora un significato. Quello che era appena successo costituiva un indubbio vantaggio. Quel discorso era stato ascoltato anche nelle sedi governative, in quelle dei partiti politici, di destra e sinistra. Le condanne, i distinguo, i se, i ma, furono praticamente unanimi, salvo qualche voce isolata. Gli intellettuali trasandati, con la barba lunga, che frequentavano tutti i salotti e poco le fabbriche, parlavano, utilizzando parolone difficili, dell’importanza del garantismo e della pericolosità del garantismo ad orologeria. I piacioni della sinistra-centro invitavano alla moderazione contro i facili eccessi. Un curioso signore con il riporto dichiarò, il cancro dell’ideologia comunista è stato da noi combattuto strenuamente. Credevamo di averlo definitivamente estirpato, ma le metastasi che si sono formate, rimangono, si allargano e infettano la nazione. Mettiamoli fuori legge. Il telegiornale, che veniva diffuso anche dai tvfonini, terminò con la sigla, mamma, non piangere, c’è l’avanzata, tuo figlio è forte, su in alto il Cuor! Asciuga il pianto, mia fidanzata, che nell’assalto, si vince o si muor! Avanti Ardito! Le fiamme nere, son come il simbolo delle tue schiere.
  2. chiese a Gianni di prendere il megafono, anche lui aveva visto il messaggio del presidente su quell’improbabile ed impossibile schermo, che andava tanto di moda, in quei tempi. No, no, devi parlare tu, bisogna che tu ti assuma le tue responsabilità, gli disse il medico. Ascolta Gianni, come è vero che mi chiamo con il mio nome, se continui a sparare queste invereconde minchiate ti giuro che me ne vado per sempre nella mia casetta, cambio numero di telefono, metto delle transenne con il filo spinato attorno a casa. Ok, ok, ci penso io, replicò l’anziano medico. Compagni, quando pronunciò quel termine si levarono gli applausi. Ho il dovere di informarvi che la nostra lotta ha ottenuto un altro grande successo. Il nostro presidente ha tenuto un discorso. Ha parlato anche di noi. Voi conoscete bene come la pensa quell’uomo: è un uomo di destra, un conservatore, un vero e proprio reazionario. Noi sappiamo bene che il presidente ha un mero potere di rappresentanza, ma che ha comunque il suo peso. Questo suo invito è il risultato ed un premio alla nostra lotta. Propongo di continuare almeno 24 ore la nostra lotta, almeno fino a che non otterremo altri risultati. Se così sarà, valuteremo ancora la situazione e decideremo per il meglio. Metteremo al volo questa mia proposta, se non ce ne sono di alternative, dal comitato di gestione. Un grido si levò, sìì, continueremo a lottare lotta – dura – senza – paura, lotta – dura – senza – paura. Era abbastanza chiaro che tutti erano d’accordo.

Il narratore si sta domandando se siamo noi gli artefici del nostro destino, se lo domanda, da quando questa lotta è iniziata. Da molto tempo il potere è nelle mani delle multinazionali, che determinano molta parte di ciò che avviene al mondo. I governi degli stati nazionali sono abbastanza condizionati. Questa condizione è definita in diversi modi, tra i quali globalizzazione ed imperialismo. Il narratore ha anche delle serie perplessità in merito all’importanza delle formiche. Le formiche sono tutte quelle donne e quegli uomini che scendono in piazza, che hanno il coraggio di alzare la voce, che non hanno nessun potere tranne quello di riempire le piazze. Il servizio d’ordine della manifestazione si dava il cambio ad intervalli regolari, l’organizzazione era molto efficiente, nonostante fossero tutti abbastanza di sinistra.

La notte è il tempo della lentezza, della riflessione. Dormire è un’attività con un significato cosmico. Il sonno toglie dall’ansia. Purtroppo il servizio d’ordine doveva sottrarre ore al riposo notturno, anche perché con quell’occupazione si rischiava grosso, tipo una grande quantità di mazzate

Tra i tanti luoghi comuni, il narratore ne cita ora uno: la realtà supera la fantasia. Tante volte la supera perché è più grottesca, più tragica e disperata. La mattina arrivò grigia, come nelle migliori tradizioni padane. Il nuovo giorno non induceva certo all’ottimismo, non faceva certo venir voglia di lavorare. Era una di quelle mattine in cui si guarda il cellulare con orrore maggiore del solito. S. rispose al telefono, nonostante avesse letto sul display “privato”. L’anziano scrittore si irritava molto, quando il numero del chiamante non era identificabile. E tu vuliv a’ pizza, a’ pizza, a’ pizza, ca pummarola n’ coppa… Caro S., il mio cuore è allietato dalla ggioia di Nostro Signore Gesù Cristo. Maronna mia, damme a’ forza. Comme faccio? Come faccio? Ascione, non stracciare i maroni, che vuoi? Non so, non so come fare, non so come dirtelo. S. si stava arrabbiando. Sto per riattaccare. Vabbuò, vabbuò vado al punto. Questa notte l’appuntato Diotallevi Innocenzo, nato a Ragusa il 18.03.1974, residente in B.,… Basta!! Urlò S. Il maresciallo riprese, questa notte il caro collega ed amico Diotallevi ha fermato e multato per guida in stato di ebbrezza Ermenegildo Pistolazzi, collaboratore scolastico (o bidello) del liceo Ics… E a me che me ne frega? Il controllato ha dovuto effettuare il test del Dna. Abbiamo eseguito un controllo incrociato e, da detto controllo, è risultato che il sig. Pistolazzi Ermenegildo ha lo stesso Dna dell’agente scelto Carlotti Antonio, nato a Santarcangelo di Romagna, provincia di … Smettila!!! S. divenne paonazzo. Il carabiniere continuò, da un’attenta verifica risulta che l’agente scelto Carlotti Antonio è in malattia, per influenza da 14 settimane.

L’anziano scrittore aveva ascoltato tutto molto attentamente. Gli era venuta in mente quella conferenza stampa, in cui senti parlare quel poliziotto. Gli vennero in mente tutti i dubbi, tutti i sospetti. Si era definito stupido e paranoico per quelle congetture assurde, per quelle seghe mentali. Asciò, salutam’ a sora ta’. Ci sentiamo dopo, non ne posso più di parlare con questo aggeggio. Dopo avere terminato la conversazione cercò di connettere le mille idee che gli venivano in testa. Era un’accozzaglia indistinta di pensieri, che si affollavano nel suo cervello senza un metodo, senza nessun criterio. Basta, disse ai pensieri, datevi una regolata. Non potete provocare tutta questa confusione. Vi sembra il modo di comportarvi? Dopo qualche secondo, forse una diecina, gli diedero retta. Bisognava trovare uno sbocco a quell’occupazione: avrebbero emanato un comunicato indirizzato a tutti gli organi di informazione, ai quali era stata chiesta la massima collaborazione. Avrebbero dovuto pubblicarlo in prima pagina o parlarne all’inizio dei notiziari. Solo allora avrebbero interrotto l’occupazione. La persona addetta a curare il rapporto con i media si organizzò rapidamente. I giornali, cosiddetti indipendenti, erano di proprietà degli stessi grandi gruppi industriali che erano colpiti dall’occupazione. I grandi editorialisti, apologeti degli usa, dell’aria fritta e dell’occidente cristiano, condannavano con toni molto duri quelle proteste, ma i loro padroni decisero di accondiscendere alle richieste dei manifestanti e ordinarono ai direttori di pubblicare il comunicato, così fecero i telegiornali dei networks privati e delle reti statali. S. guardò la televisione e si mise a telefonare alle redazioni dei giornali. Tutti gli diedero conferma: il comunicato avrebbe avuto il giusto rilievo.

Il lettore si starà domandando come mai non c’è un bell’assalto di teste di cuoio e, soprattutto, come mai non se ne paventa nemmeno il rischio. In fondo, ci sono dei pericolosi sovversivi che stanno impedendo lo svolgimento di una manifestazione fieristica. Stanno causando un danno economico molto ingente. Per di più, innalzano vessilli della nefanda tradizione comunista. I grandi editori si erano consultati prima di prendere la decisione. Un saggio padrone con i capelli candidi pronunciò un intervento che impressionò molto. L’uomo è fatto di passione e ragione, disse. Alle volte si deve far prevalere o l’una o l’altra. Ora è il tempo della ragione contro la violenza, la violenza dei gesti e delle parole. Pubblicheremo i loro comunicati, li sorprenderemo. Allora, lasceranno la fiera, non potranno fare altro, sarebbe la loro fine, anche perché nessuno capirebbe un gesto diverso. Li accontentiamo, non sapranno più cosa fare, questo sarà l’inizio della loro fine, non potranno reggere altrimenti, non sono organizzati. Bisogna aggiungere, ad onor del vero, che gli altri padroni lì presenti erano rimasti un bel po’ spiazzati.

Quella mattina De Pasquale era molto in crisi. Era in crisi con la propria coscienza, quando decise di presentarsi davanti ad un magistrato. Si vestì di tutto punto, quel giorno non era di turno. Si mise un completo gessato, che gli era stato regalato da sua nonna Santuzza. La Madonna dell’Argine l’aveva guardato male, o almeno così gli era sembrato. Quando salì sull’autobus era ancora più emozionato. Arrivato al tribunale, chiese di essere ricevuto da un magistrato. Lo fecero parlare con Lipari, che era andato a lavorare pur avendo una terribile influenza. Aveva il naso rosso e gli occhi ridotti a fessure. Lo fece entrare nel suo ufficio: era spoglio, malridotto e freddo. Tutti gli anni venivano tagliati i fondi destinati al ministero della giustizia. Mancava la carta per le fotocopie, d’estate gli uffici diventavano delle fornaci. Cioè, signor dottor Lipari. Questi cioè problemi hanno fatto delle cose nel mio animo e nel mio spirito, no, non so se mi ho spiegato. Mi dispiace dirglielo, ma non si è spiegato bene, se si vuole usare un eufemismo. Signor dottor Lipari cioè, io credo che il valore più importante è la famiglia, poi c’è anche l’amicizia. Mi hanno costringiuto a dire, cioè, che mi han accoltellato, no, cioè, non so se mi spiego. Mi han detto di portare delle molotov e di dire che erano dei comunisti. Chi le ha ordinato di effettuare quelle dichiarazioni, domandò il magistrato. Il questore, Agatone, cioè Lo Marchio dottore e Piercesare cioè Piecioni, il signor vicequestore, cioè il dottore Vicequestore Piecioni Piercesare, sempre a sua disposizione sono, non deve dubitare di me. Lipari guardò negli occhi l’avvocato di De Pasquale, che era stato nominato d’ufficio, e il verbalizzante, il lettore perdoni l’approssimazione terminologica. Attaccò, signor De Pasquale, io non so se lei si rende conto, ma queste dichiarazioni sono significative, provocheranno sicuramente degli sconvolgimenti anche a livello politico. Io dovrò svolgere delle indagini per verificare l’esatta corrispondenza al vero delle sue dichiarazioni. Lei potrebbe essere un mitomane, per quanto mi consta, disse assumendo un tono minaccioso, le devo ricordare che, se non sarà confermata la veridicità delle sue dichiarazioni, potrà essere denunciato e condannato per calunnia a pene detentive. Il carabiniere lasciò il tribunale molto turbato.

I giornalisti vennero in breve tempo a conoscenza di quello che aveva detto De Pasquale e si scatenarono, quelle dichiarazioni avevano provocato un putiferio. Quasi tutti i giornali e le tv puntarono il dito contro De Pasquale, accusandolo di essere stato per lo meno eccessivo, e di rovinare l’immagine delle forze dell’ordine, dopo tanto sforzo impiegato dalle varie fictions per risollevarla. Il povero carabiniere venne definito un pazzo, un cretino, un demente, una giornalista, ingiustamente lodata da tutti, lo definì un perfetto stronzo. De Pasquale si era espresso in quel modo, perché aveva la fedina penale lorda, avendo rubato due barattoli di Nutella a 15 anni. Il giornale della Lega Qualcosa analizzò in modo equilibrato e razionale la questione: è normale che quel personaggio pronunci quelle frasi, poiché si tratta di un terronazzo merdoso. Se fosse stato un padano non lo avrebbe mai fatto.

  1. venne a sapere di quel che era successo, sorrise. La sua esperienza gli aveva insegnato a non stupirsi di nulla. In fondo l’Italia era il paese delle stragi di stato e di diecine di altre nefandezze. Contattò tutti i suoi compagni di lotta per informarli. L’occupazione della fiera internazionale era ormai finita. Ora bisognava continuare, quello era il momento più difficile, perché bisognava pensare a nuove forme di lotta. Nel momento della vittoria, la tattica di organizzare delle occupazioni aveva trovato la propria morte. Nessuno l’avrebbe più capita.
  2. si mise in viaggio verso C. La strada era piena di lavori in corso, si procedeva a rilento. La stagione estiva era ormai alle porte, anche se, vista la temperatura rigida, sembrava abbastanza insolito pensarlo. Sulla Riviera Romagnola la stagione estiva iniziava a Pasqua, molto presto, perché bisognava spennare il più possibile i pollastri, oops, bisognava incrementare il più possibile il fatturato del turismo. Non è per niente politically correct parlare male della Riviera. Tornando al viaggio del povero scrittore, non si può fare a meno di notare che sembrava di essere sulla Sa-Rc. Dopo un tempo infinito giunse alla sua C., un porto sicuro per una piccola barca persa nella tempesta. Si disse, la prossima volta che me ne andrò da qui, se mai ci sarà una prossima volta, saluterò il paese come fece Lucia nei Promessi Sposi[13]. Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso. Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria gli par gravosa e morta; s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a’ suoi monti. Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell’avvenire, e n’è sbalzato lontano, da una forza perversa! Chi, staccato a un tempo dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia que’ monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere, e non può con l’immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno! Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.
  3. aveva delle stranezze, come quella di imparare a memoria degli interi brani di grandi classici della letteratura.

Dopo avere finito quella sorta di monologo interiore rise e si disse: ma che caspita di fantasie faccio?

Hector voleva consegnare la poesia e ci riuscì perfettamente. Va ricordato, per fare chiarezza sul proseguimento della storia, che egli era un grecista appassionato. Heleva aveva sempre ricevuto ottimi voti in greco, ma, negli ultimi tempi aveva ottenuto solamente delle sufficienze risicate. Durante la cena la ragazza gli chiese se poteva impartirle delle lezioni. Il giornalista rispose di sì con aria di finto disinteresse. Dopo quella richiesta non affrontò quasi più l’argomento, si disinteressò completamente di Helena. Il giorno seguente si appostò davanti alla scuola, sapeva che non avrebbe incontrato Julia perché era andata ad un corso di aggiornamento. Fece finta di essere passato di lì per caso. Si accordarono per vedersi il giorno seguente, quando la moglie di Hector sarebbe stata a scuola, per una riunione. Helena non sapeva che sarebbero stati soli. Quando arrivò a casa di Hector era molto emozionata. Il giornalista le offrì della limonata.

Se noi andiamo a leggere i classici, ci rendiamo conto che non rifuggivano la fatica, avevano la coscienza che, per raggiungere il proprio obiettivo, il cammino non era facile e che, la sopportazione degli inevitabili mali che comportava il raggiungimento di esso era un elemento che conferiva nobilità, di cui andare fieri. Nell’Edipo Re di Sofocle leggiamo, i miei mali, infatti/nessuno è capace di sopportarli tranne me[14]. Da che cosa possono derivare i mali? Dall’oppressione, dalla privazione della libertà, libertà intesa non solo come libertà di dire quello che si vuole, ma anche come insieme di diritti sociali, diritti di cittadinanza. Conosci la canzone del cantante italiano Giorgio Gaber[15], intitolata la Libertà[16], la libertà è partecipazione, che non è solo andare a votare. Non è facile ribellarsi dalla paura, la paura fa parte dell’uomo, l’uomo è piccolo di fronte alla forza del potere, anche dal punto di vista psicologico, perché il potere condiziona anche la mente. Nelle Opere di Esiodo, lo sparviero chiama stolto chi si vuole contrapporre ai più forti. Per Sofocle, la prepotenza, se è riempita invano di molti orpelli, dopo essere salita su fastigi, precipita. Questo significa che ogni autorità, il padre, il maestro, il sindaco o il presidente della repubblica, deve avere la preparazione, deve avere una nobiltà morale ed intellettuale. Con quale autore possiamo collegarci, Helena. Ma con Platone, lo guardò la ragazza prontamente. Io non potrei mai prestare ascolto ad un professore non preparato, non si diventa professori solo perché si ha la nomina dal ministero, ci sono delle persone che studiano di tutto senza chiedersi il perché, studierebbero anche l’elenco telefonico o la lista della spesa.  Hector riprese, da un certo punto di vista, è quasi meglio che i nostri governanti siano totalmente ignoranti su qualsiasi aspetto dello scibile, altrimenti non potremmo studiare neanche i classici, perché ci insegnano la moralità, che è cosa ben diversa dal moralismo. Ci insegnano il marxismo, che è moralità, oh, cosa ho mai detto. Forse è anche intelligenza. La ragazza lo fissò, ma che cosa è l’intelligenza?

Un violento bacio sulla bocca può essere un’azione inaspettata, specialmente da parte di una ragazzina. Emani un odore particolare, le tue parole mi hanno fatto emozionare. Vorrei sentirti meglio, le disse lo scrittore. La ragazzina si alzò in piedi, si levò le scarpe da tennis, si slacciò la cintura e i jeans, piano piano, scesero. Aveva le gambe lunghe e magre, i calzini con l’immagine di Minnie. Indossava delle coulottes bianche, aveva le guance tonde da bambina. E se torna la professoressa, disse ad un certo punto. Non tornerà, non preoccuparti. Le carni erano rosee. Helena si tolse il maglione con gli orsacchiotti e la camicetta con Bugs Bunny, aveva il reggiseno bianco. Perse un calzino, si mise a cavalcioni di Hector, lo abbracciò. I lunghi capelli lisci neri le ricadevano sulle spalle. Lo accarezzò sulle guance, iniziò a slacciargli la camicia. Forse mi sono innamorata di te. Hector si mise a ridere, ma non hai visto quanto sono vecchio. Tu non sei vecchio, hai i segni dell’esperienza. Rise e le accarezzò i capelli, le tolse il reggiseno, aveva seni non molto grandi, dal colore chiaro. Lì baciò e li sfiorò delicatamente con le mani, partendo dai capezzoli. Gli sembrava di avere a che fare con una bambola di cristallo, la toccava con un certo timore. Cocca, mettiamoci comodi, le disse, se vogliamo continuare. Dobbiamo continuare, replicò lei.

Il tradimento è un propensione inconsapevole al miglioramento del patrimonio genetico o è una sporca viltà? Esiste il tradimento? Cosa è la fedeltà? Un amico del narratore sostiene che la fedeltà non esiste, che è propria dei cani. Sostiene che esista la lealtà.

INTERMEZZO

 

FORZA D.!!!!!!!! (Nota del narratore)

 

Si stesero sul grande letto matrimoniale. Hector si abbassò i pantaloni, lei si tolse le mutandine. Il suo sesso era profumato alla lavanda, con poca peluria, quasi buffo. Manca qualcosa, disse il giornalista. Andò in bagno, prese una lametta, del sapone da barba e un pennello. Ma che cosa fai, gridò lei ridendo. Lui non rispose e iniziò a raderle piano piano il suo piccolo giardino. Helena lanciava gridolini per il solletico. Si divertiva come una bambina, il suo pube rimase glabro, ancora più infantile. Lo adorò, lo accarezzò con la lingua. Quando i sensi si risvegliano, un senso aiuta l’altro. Forse aveva più paura lui, Helena aveva un po’ di quell’inconscienza tipica dell’età, o almeno così si dice. Sarà poi vero che i giovani, se si può usare questo irritante termine, sono incoscienti? O forse sono consapevoli in modo diverso? Hector accarezzò ancora con la lingua il sesso di Helena, alla quale mancava quasi il respiro, per il solletico e per la soddisfazione carnale.

Il sangue usciva lento, caldo, apparente inarrestabile da Helena. La ragazzina era un po’ dolorante, ma non voleva mostrarlo ad Hector. Aveva paura che si spaventasse. Sudava un po’, sulla fronte e sulle guance. Il fidanzato di Helena non aveva mai voluto fare l’amore, perchè era molto cattolico. NON LO FO PER PIACER MIO MA PER FAR PIACERE A DIO. Il membro di lui era penetrato lentamente, con paura e dolcezza.

Certe persone sono nate per essere moleste, per rompere le scatole, anche in modo inconsapevole. Una di queste era Francesca Parisini, la segretaria della casa editrice Olbers[17], con la quale collaborava S. Stava scaricando valige e sporte pesanti, quando l’infame terminale telefonico adempì al proprio dovere di devastatore della quiete. Signor S., buongiorno, sono Francesca della Olbers, volevo dirle che non ci risultano corrette le coordinate del suo c/c, dobbiamo inviarle il bonifico, potrebbe ripetermi per cortesia il CAB, l’ABI, il CIN, l’IBAN. Signorina, mi faccia il piacere, non mi scassi l’apparato riproduttivo e telefoni al ragionier Achille Borri, che saprà fornirle tutte le informazioni necessarie. La saluto. Aspetti, signor S., le devo comunicare che abbiamo proceduto al calcolo delle sue spettanze. Ho detto basta, porca puttana, mi casca tutto. Riattaccò, poggiò le borse e se andò in bagno. Quella condanna sarebbe arrivata di nuovo, perché era in una delle situazioni per lui peggiori. Il telefono attaccò, S. si era malauguratamente scordato di restituirlo a Gianni, è il mio corpo che cambia, nella forma e nel colore, è in trasformazione[18],… Dove cazzo è finito, dove cazzo è finito, era rimasto incastrato in fondo ad una tasca dei pantaloni. È una strana sensazione, in un bagno di sudore,[19]… Pronto, sono sempre Francesca Parisini, mi scusi se la disturbo ancora, signor S., ma stiamo ancora aspettando il suo libro su Bernardo Esposito, fece con voce un po’ timorosa. Ma se ve l’ho mandato, rispose S., con tono scocciato. Mi duole contraddirla, professore, ma non ci è proprio pervenuto. Controllate bene, invece di scassare i…, di ledere gli ammenicoli del prossimo. Abbiamo controllato signore, abbiamo controllato. Ora vedo se l’ho in casa, ma vi dico che l’avete ricevuto. La segretaria riprese, le devo fare presente che abbiamo una certa premura, lei dovrebbe essere così gentile da inviarci il file via e-mail, compresso con Winzip. Signorina, le chiedo il santo piacere di smetterla di dire cazzate altrimenti potrei sgranare qualche diecina di rosari. Professore, naturalmente può inviarci il tutto anche tramite posta raccomandata. Ah, così va meglio, replicò l’anziano, la ringraziò e la salutò.

Quando finirono per lui la conversazione e quella situazione per lui molto imbarazzante, si mise a cercare la ricevuta dell’ufficio postale che attestava l’invio della raccomandata A. R. Dopo una trentina di minuti di affannosa ricerca, era stato preso dall’angoscia, a quando non aveva trovato la ricevuta nella carpettina solita. Notò che non c’era neanche il libro. Ad un certo punto gli venne un tremendo pensiero: non avrò mica scordato di stampare il libro? Gli toccò di utilizzare il computer, per stampare il libro, con suo sommo dispiacere. Non riusciva ad amare le tecnologie. Introdusse molto lentamente e timorosamente la carta.

Finì la stampa e corse all’ufficio postale per recapitare il tutto. Appena tornato a casa, guardò nel frigorifero, mangiò tortellini in brodo che gli aveva lasciato la signora R. Incominciò a sentire la stanchezza per la notte quasi insonne e si buttò sul letto. Dormì per un tempo indefinito, quando si svegliò il cielo era già scuro, fuori dalle sue finestre. Il torpore di una dormita fuori orario provoca un ottundimento della coscienza oltre che un terribile indolenzimento muscolare. Decise di uscire e di andare a salutare il suo amico Nevio. Non voleva pensare neanche un secondo a quella vicenda. Dopo cena partecipò ad una degustazione di grappe. Andò a letto un po’ eccitato, per ovvi motivi. Osteria numero sette, il salame piace a fette, ma alle donne caso strano il salame piace sano[20]. Il giorno seguente lo trascorse in maniera normale, senza comprare i giornali, senza guardare la televisione, guardando in cagnesco chiunque pensava potesse porgli una domanda su quei fatti.

In una mattina che sapeva già di primavera, preso da un impulso irrefrenabile, andò a comprare cinque quotidiani e 2 riviste, richiedendo al giornalaio anche i quotidiani del giorno precedente.

I pensieri ricorrenti, se si può considerare legittima l’esistenza di tale categoria, prima o poi tornano sempre.  Quell’anziano signore era assolutamente certo del fatto che, almeno per un po’, sarebbe voluto rimanere a C., pensò a quei ragazzi, pensò che sarebbe stato il caso di parlare con loro, ma non era assolutamente certo del fatto che loro volessero parlare con lui. Come faccio a mettermi in contatto, non ho neanche il numero… Lo chiederò a quel rompicoglioni di Gianni. Con quale scopo avrebbe chiamato Eli e Gio? A dire il vero, non aveva neanche la benché minima idea di cosa fare. Da qualche parte bisognava pur incominciare, aveva bisogno di chiarirsi le idee. La vicenda di De Pasquale aveva aperto nuove strade. Quello che gli aveva detto Ascione prefigurava l’inizio di uno scandalo, che avrebbe coinvolto nello sdegno anche tante altre persone oltre a loro, anche persone di idee molto differenti. Tante persone avrebbero sicuramente considerato inaccettabile che un poliziotto fosse anche un bidello. A S. venne anche in mente il collegamento con le vicende della FONDAZIONE CATTOLICA APOSTOLICA ROMANA… chissà perché?

Le due voci che erano dentro di lui configgevano, ma come fai a farti questi osceni trip? Che cosa c’entrano queste due circostanze? Ma chi ti credi di essere? Sei solo un anziano scrittore bollito… Ma scusa, non esistono le illuminazioni mentali, disse l’altra parte, non esistono le intuizioni epidermiche, le sensazioni a pelle, sei proprio limitato. Non vedi al di là del tuo naso. L’anziano scrittore disse ad alta voce, molto spesso sono le sensazioni epidermiche ad essere la partenza per le grandi idee. Dovrei chiamare quella persona che ha frequentato l’università di Via del Gomito. Lei sa come sono organizzate le indagini indipendenti, che hanno una tradizione importante, dai tempi della Strage di Stato[21]. Ora esistono mezzi tecnologici sempre più avanzati, dicono che con i telefonini si possano girare perfino dei filmati. Per prima cosa telefonò a Gianni. Lo rintracciò sul cellulare, ciao biondo, mi dai il numero dei ragazzi. Lo disse con un certo timore, perché era sicuro che l’avrebbe provocato. Andò a pranzo a casa di Borri, si trattenne per poco e se ne tornò a casa. Iniziò a fare le telefonate, cercò di essere abbastanza fermo con tutti. I ragazzi sarebbero venuti con i rispettivi genitori e Gianni. La ragazza laureata sarebbe venuta due giorni dopo, per rilassare un po’ la mente.

  1. si sentiva soddisfatto perché era riuscito a schiarirsi le idee, era riuscito a sbloccarsi, almeno per il momento. Ora voleva gratificarsi in un altro senso, andò a visitare il negozio di specialità gastronomiche che, in quei giorni, si stava ingrandendo. Il titolare si era messo in società con una ragazza di Stalingrado, non Sverdlosk. Ora si potevano acquistare anche lo щи[22], il борш[23] e la vodka три богатыри, quella buona, non quella che si trova al supermercato.

Hector, un cinquantenne esperto, non aveva avuto il coraggio di chiedere a Helena, una ragazzina, se avesse ricevuto la poesia. E neanche lei aveva avuto il coraggio di parlarne.

Spese una cifra terribile, quando alla cassa si sentì un po’ male, ma, quando uscì gli passarono i cattivi pensieri, nonostante le sporte pesantissime. Arrivò a casa, sistemò il tutto con certosina pazienza. Alla fine della spesa ricevette una telefonata dalla casa editrice. Il direttore voleva parlare con lui, gli spiegò la segretaria.

Rimase per qualche secondo in ansia, non capiva il motivo dell’interesse del direttore. Buongiorno a lei, S., come se la passa, mi auguro che stia benissimo nunc et semper. La disturbo, mi scusi sinceramente, perché mi necessita presentarle una richiesta. Vista la sua enciclopedica conoscenza della lingua e della cultura rappresentata dall’Orso, siamo a richiederle la stesura di un saggio su Nikolaj Kljuev di 5/10 pagine, 8/10 cartelle, con interlinea 1,5, file imposta pagina margine dx 2,5, margine basso/alto 2 cm. Ce la potrebbe consegnare tra tre giorni, le chiedo umilmente scusa, rammaricato per averle arrecato disturbo, ma da lei or mi tocca congedare, mi attende un conciliabolo amical-culturale, con il professor Patroclo Busernanti, sinologo 89enne di fama internazionale, e il professor dottor Amerigo La Penna, primario di Medicina Nucleare al Policlinico Sant’Orsola. La saluto cordialmente. Riattaccò.

Il signor S. si pose subito una domanda: ma chi cazzo è Kljuev? Subito dopo gliene vene in mente un’altra: come cazzo fanno a sapere che, molti anni fa, ho studiato il russo? Avrebbe dovuto fare una ricerca in biblioteca, ma quella di C. non aveva di certo nulla su quell’autore. Non aveva nessuna voglia di andare a B. Mentre stava per telefonare a Borri gli venne in mente che esisteva un servizio chiamato prestito interbibliotecario. Chiese all’amico ragioniere di effettuare una ricerca su un catalogo elettronico. Borri lo richiamò solo dopo molte ore. Ho faticato molto a trovare del materiale. Domani ti porto tutto, anzi, se vuoi, ci vediamo a cena. Si videro, Borri gli consegnò il materiale, gli comunicò, che tramite il prestito interbibliotecario, avrebbe potuto rintracciare un volume di opere del poeta e un saggio di antropologia scritto da Bonč-Bruevič, a proposito delle sette religiose russe, alle quali il poeta era legato. S. scoprì che Kljuev era uno scrittore cosiddetto “neo-contadino”, anche se, questa definizione viene aborrita dai profondi conoscitori della materia. Il narratore non si dilungherà ancora sull’argomento.

Ad S. spettava il compito, molto difficile, di organizzare l’accoglienza per l’arrivo di Gio ed Eli, con genitori e Gianni al seguito. Decise che sarebbero andati a pranzo all’Astice e che, prima, sarebbero andati a prendere l’aperitivo in quel bar dove, ogni tanto lo portava l’anziano medico. S. si sentiva un po’ agitato, c’era qualcosa che turbava la sua tranquillità. Quando giunsero gli ospiti, il signor S. era già più sicuro, perché nulla era stato lasciato al caso. Iniziarono con i convenevoli, S. e Rossini parlarono dei comuni trascorsi romani. S. conobbe i genitori di Gio, dopo pochi minuti sembrava che fossero amici da un sacco di tempo. Erano persone cordiali e spontanee. Pranzarono con cocktail di scampi, astice, sorbetto al limone e bevvero ottimo vino e spumante. Si avviarono verso casa di S.

Entrarono, andarono nella sala, dove S. aveva preparato un abbondante rinfresco. Cari ragazzi, cari amici, siamo qui riuniti, perché desidererei fare il punto della situazione con voi. Vorrei sapere se quello che stiamo facendo ha un futuro, e quale futuro ha. Perdonatemi se mi è uscita solo questa accozzaglia di parole senza senso. Eli parlò subito dopo. Siamo molto felici che tu ci abbia chiamato qui e che ci presti tanta attenzione. In questi giorni io e Gio, lo guardò in modo strano, abbiamo discusso molto. Sappiamo di star commettendo un’azione che provocherà dei problemi nei confronti dei nostri genitori. Non possiamo lamentarci troppo di loro. Siamo stati fortunati ad avere un padre e una madre che non ci hanno solamente mantenuto, ma ci hanno anche ascoltato. Non siamo mai stati considerati un onere e nemmeno degli ospiti, Gio continuò, a volte un figlio fa fatica ad aprirsi con un familiare o con un genitore, perché è un vincolo troppo forte, che intimidisce, c’è la paura di deludere, le parole non escono. S., tu per noi sei un maestro. Questo mi fa paura, rispose l’anziano. Bisogna meritarsi di essere maestri. Ripresero, con te, maestro, non abbiamo la stessa confidenza che c’è con loro. Lo sappiamo, queste sono motivazioni infantili, voi ci state ascoltando, intendo voi genitori. S., tu ci rassicuri, sarai una specie di intermediario, tu, come Gianni. Guardate questa, fecero tutti e due. Tirarono fuori una bustina di coca.

L’abbiamo trovata nel liceo, nel doppio fondo di una risma di carta, pochi giorni prima di essere sequestrati. La madre di Eli parlò con voce incerta, come avete fatto a mantenere questo segreto. Forse è colpa nostra, non abbiamo saputo ascoltarvi, non siamo degli interlocutori affidabili. Abbiamo cercato di esservi vicini, democratici, abbiamo sempre deciso assieme. Non vi abbiamo mai considerati ospiti, siete sempre stati parti di un tutto. I genitori di Gio e suo marito la guardavano annuendo. Eli parlò, tenendo la mano del ragazzo. Dovete crederci, io e lui siamo felici di avere dei genitori come voi. Con voi c’è intesa, abbiamo discusso anche animatamente, ci siamo scazzati di brutto, ma gli scazzi che abbiamo avuto non sono mai stati stupidi o fini a sé stessi. Il ragazzo continuò, sto per fare un discorso che sembra quello di un filosofo. Noi parliamo tanto, io e lei siamo amici, questa esperienza ci ha segnato molto. Vogliamo crescere e per crescere c’è bisogno anche di non dire delle cose. Le parole non dette fanno parte di noi, sono una parte della nostra identità. Se le trascuriamo, se le perdiamo, perdiamo noi stessi. Dobbiamo farlo, se vogliamo crescere. Gli altri ascoltarono senza parole. Gianni rifletteva, sapeva anche essere razionale e non agire solo d’impulso.

  1. iniziò a parlare, oggi abbiamo sentito una lezione, che ha messo sotto schiaffo, una volta ancora, le nostre certezze, le nostre finte sicurezze. Oggi ci siamo incontrati per trattare di molti argomenti. Ho il netto presentimento che ci siano dei collegamenti tra la questione della Fondazione, ecc. ecc., la manifestazione, Castaldi e Marini e questa storia della coca. Forse sono un paranoico, lo so. Vogliamo organizzare, come prima iniziativa, una grande manifestazione. Vorrei che fosse a B. Gianni attaccò, dopo che Alberto Rossini gli aveva sussurato qualcosa all’orecchio. Dobbiamo lanciare un appello pubblico anche ai partiti politici, ai sindacati, alle associazioni. Fino ad ora non li abbiamo curati abbastanza. Sono loro che hanno le strutture, l’organizzazione. Alberto, il padre di Eli, fece capire di volere esprimere il proprio pensiero. Io sono sempre stato un uomo di sinistra “tradizionale”, non dovrei provare grande amore per dei movimenti disorganizzati e un po’ scriteriati, come quello di cui fate parte. Ho apprezzato in voi il fatto che avete una vera linea politica, seria e precisa. Non ho più molta fiducia nella sinistra “tradizionale”. Io temo che questi partiti cercheranno di traviare il nostro vostro movimento, di condizionarlo, per farlo diventare una carnevalata. S. replicò, caro Rossini, condivido questa tua preoccupazione. Tu sai bene che i partiti non li ho amati, anche se ho fatto pure il senatore. Li ho sempre considerati delle prigioni, anche se forse il mio è uno sciocco pregiudizio. È vero che la parte buona di questo nostro paese è stata costruita dai partiti. Noi dobbiamo fare i conti anche con la realtà. Abbiamo delle grandi potenzialità, ma ci siamo confrontati solo con una realtà locale. Ora a noi spetta il compito di fare una gran figura. È uno sforzo duro, che avrà senso solo se questa manifestazione avrà successo, altrimenti finirà tutto e andremo tutti a casa. Noi dobbiamo usare questi partiti, dobbiamo utilizzare le loro strutture, ma dovremmo essere anche molto chiari, dovremo precisare che, se si vogliono unire a noi dovranno unirsi sui nostri contenuti, altrimenti faremo da soli, con tutti i rischi del caso. Propongo di organizzare la manifestazione tra poco più di un mese.

Il padre di Gio intervenne, io c’ho pure paura, non è che rischiamo? Qua stiamo a parlà de manifestazioni, occupazioni. Io so cosa significa vivere al sud, so cosa vuol dire essere comunisti, so chi sono e cosa fanno, boss, politici, lacchè, sciacquini e reggicoda vari. Questi qua, indicò i ragazzi, hanno rischiato che spezzassero loro le corna. Che cosa è successo a Giovanni Falcone? A Paolo Borsellino? Pio La Torre? E poi, ce ne sarebbero molti altri[24]. Eli parlò, dicono che i ragazzi sono impulsivi, irrazionali. Vivere da bestie sottomesse è peggio di gniccare, di andare sotto terra. I genitori li guardarono sbalorditi. Vogliamo fare qualcosa, dobbiamo credere nei valori che ci avete insegnato, nei valori che tanti altri ci hanno insegnato. Vi chiediamo di rassicurarci, vogliamo essere sicuri che i valori che ci avete impartito sono valori in cui credete veramente, che non sono parole vuote. Se fossero parole vuote, tanto varrebbe essere stupidi. Ci sentiamo sotto attacco dell’idiozia, come dice la canzone dei 99 Posse[25].

Il narratore si scusa per queste divagazioni da maniaco dell’hip hop. Voi avete il compito di dare l’esempio, altrimenti dovreste smetterla di dire che i giovani sono tutti dei lobotomizzati che pensano solo ai reality-shows, pensano che l’Olocausto sia il nome di un locale alla moda, pensano che la strage di Bologna sia colpa delle Brigate Rosse, dissero i ragazzi. Vogliamo proporre l’occupazione del liceo, sappiamo che sarà difficile, è pieno di reazionari di merda, figli di papà, bastardi di tutti i tipi. Gianni parlò, guardando negli occhi tutti, uno ad uno oggi ci avete impartito una grande lezione di civiltà. Oggi ci avete detto, smettetela di fare i predicozzi moralistici. Voi siete degli adulti maturi e responsabili.

Dopo qualche tempo si lasciarono. Gianni avrebbe fissato gli appuntamenti con le persone giuste, tra cui i direttori dei giornali e responsabili della pubblicità. Anche i direttori dei giornali di “sinistra” gli spararono cifre da paura per pubblicare l’appello sui loro giornali, almeno così gli dissero al telefono. La sua preoccupazione più grande rimaneva quella di avvisare gli altri membri del comitato di gestione. Quando ci vediamo ne parliamo meglio, disse Gianni.

Alla faccia dei compagni. Il buon Gianni, oltre che essere medico, era anche un temibile contrattatore. Sembrava un rappresentante, quando incontrava dei venditori, faceva ancora di più il brillantone. Sfoderava ancora di più la sua conoscenza dell’automobilismo e delle formazioni calcistiche. Sorrideva, aveva un’aria simpatica ed affabile. Aveva grande pazienza, tolleranza e accondiscendenza. Non avrebbe perso la calma neanche di fronte alla più grande testa di cazzo. Che brutta razza i rappresentanti! S. gli diceva sempre, io non ce la farei mai a resistere di fronte a certa gente. Zoff Gentile Cabrini Schumacher Barrichello Senna Felipe Massa Federer Nadal Schiavone Pennetta. A proposito: gli ultimi 4 chi cazzo sono? Io li massacro i rappresentanti, entrano per vendere e, alla fine, comprano da me, diceva sempre Gianni. Fissò una serie di appuntamenti, strappò una serie di sconti pazzeschi su mezzi di comunicazione di destra, sinistra, centro, radio, tv, giornali, riviste, blogs, siti internet etc. etc. Quegli spots, quei manifesti per le strade sarebbero stati pagati con il denaro di Gianni, che ne aveva abbastanza e, per la maggior parte, con i proventi di una donazione della contessa Azdia Bernardoni degli Odescalchi, nobile stravagante e fervente comunista.

Ora si approssimava la giornata dell’incontro con la ragazza, o quasi, che aveva studiato all’università di Via del Gomito. Aveva sempre la voce arrochita dal fumo. Fumava sempre delle sigarette che avevano un concentrato di catrame pari a quello del traffico di B. Fumava le sigarette di quella marca, anche se si trattava di una multinazionale. Viaggiava con un furgone sempre ingombro di giornali e riviste. E con il furgone arrivò anche quella mattina. Il lettore perdoni il narratore per la velocità con cui narra queste vicenda, ma serve per l’economia della storia e si è già dilungato anche troppo. Quella laureata odiava il pettine, dormiva pochissimo. Quando entrò in casa puzzava di fumo, S. non fiatò, anche se odiava le sigarette. Ciao carissima, le disse mentre si abbracciavano, ho fatto una spesa grandissima. Cosa ti preparo? No, perché ti sei disturbato, mi basta una fetta di prosciutto. Ma che, ma che… Rispose l’anziano scrittore, c’è la minestra imbottita[26], la signora che sta di sotto ha lavorato un sacco, ha dovuto tirare fuori il tagliere dalla credenza, far la sfoglia con la farina e le uova per ottenere l’impasto. Pensa che bisogna anche dividere l’impasto in due parti e tirare le due sfoglie. C’è pure il ripieno, con il parmigiano grattugiato, l’uovo e il sale. Li ha perfino dovuti amalgamare, stendere il ripieno su una sfoglia precedentemente ottenuta, ricoprire questo impasto con la sfoglia rimanente e pressare leggermente in modo da far aderire bene le due superfici. Ha dovuto preparare il brodo, ritagliare la pasta in quadratini di ca. 2 cm. Se vuoi c’è pure il parmigiano. E ti sembra, ti pare possibile, non rendere il giusto onore ad un lavoro così serio, indefesso, lungo e sofferto? Ci sono le polpette in umido[27]. Ma così mi fai ingrassare, guarda che buzza, la ragazza replicò contrariata. Mo sta bain zetta, par caritè, va a fer dal pepp, l’ammonì lui.

Mangiarono tranquillamente e, dopo il pasto, si misero a conversare di quelle vicende. La ragazza lo guardò, tu non ti preoccupare, conosco tanta gente esperta. Ho tutti i miei canali, aspetta qualche giorno e vedrai e sentirai. Vabbé, mi posso fidare, rispose con tono sospettoso l’anziano. Certo che ti puoi fidare, di me ti puoi fidare sempre. Si lasciarono, S. nutriva qualche speranza.

[1]              Cfr. http://www.oliari.com/tesi/giuseppepatacchiola1.html

[2]              cfr. http://www.giovannidallorto.com/saggistoria/fascismo/bb/confino1.html

[3]              Poesia di Marino Moretti contenuta in PIER VINCENZO MENGALDO (a cura di), Poeti italiani del Novecento, Milano Mondadori 2004

[4]              cfr. JOSè SARAMAGO, Cecità, Einaudi, Torino 1998

[5]              Cfr. http://web.tiscali.it/bcaracciolo/ questo sito contiene varie notizie sui fatti di Reggio Emilia

[6]              Cfr. http://www.cantilotta.org/canti/pag0074.htm

[7]              Cfr. http://www.ricky-web.it/testo-canzone.asp?titolo=Non+C’%E8+Tempo testo della canzone.

[8]              http://www.italianissima.net/testi/labambol.htm testo della canzone

[9]              cfr. http://www.amicigg.it/brani/brano.php?page=282

[10]             http://www.nonsolotesti.com/canzone,99388,Rumore+Rumore

[11]             cfr. Canto VI del Purgatorio, verso 76 da http://www.italica.it/dante/purgatorio/purgatorio6.htm.

[12]             Cfr. http://www.carboneria.it/innogaribaldi.htm.

[13]             Cfr. http://www.liceoberchet.it/matdidattici/manzoni/ps08.htm. Consultare anche http://www.liceoberchet.it/matdidattici/manzoni/capottavo.htm. Contiene un interessante commento.

[14]             Cfr. Giovanni Ghiselli (a cura di), SOFOCLE, Edipo Re, introduzione e commento, Loffredo Napoli 1997.

[15]             Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Gaber.

[16]             Cfr. http://www.musicalstore.it/cantautori/GABER%20DISCOGRAFIA/GABER%20TESTI/LA%20LIBERTA.HTM.

 

[17]             Heinrich Wilhelm Olbers medico, matematico e astronomo tedesco (Arbergen, Brema 1758 – Brema 1840) […] Nel 1828 propose il paradosso di Olbers […] da AA. VV., L’Enciclopedia, UTET- L’Espresso Milano 2003.

[18]             Cfrhttp://www.musicalstore.it/TESTI%20NAZIONALI/litfiba/testi/Il%20mio%20corpo%20che%20cambia.htm

[19]             Idem.

[20]             Cfr. http://digilander.libero.it/isantibevitori/laleggenda/Inni/gli%20inni.htm#osterie.

[21]             Cfr. http://www.strano.net/stragi/tstragi/pfontana/index.html.

[22]             Cfr. http://www.1001recept.com/recipes/soups/cabbage_Shci.html.

[23]             Cfr. http://www.vladimirka.ru/kulinar/?razdel=46&type=tovar&id=650.

[24]             Cfr. http://www.libera.it/index.asp?idmenuliv3=153. Questo sito contiene l’elenco di tutte le vittime della mafia.

[25] Cfr.http://www.lyricsmania.com/lyrics/99_posse_lyrics_1737/incredibile_opposizione_tour_cd_2_lyrics_3946/sotto_attacco_dellidiozia_lyrics_47088.html. Contiene il testo della canzone. É da visitare anche il sito ufficiale http://www.novenove.it.

[26]             Cfr. http://www.cucinaromagnola.com/minestre.php

[27]             Cfr. http://www.cucinaromagnola.com/carne.php

Personale/6

MENO SEI

 

L’anziano se ne andò a casa, pensieroso. Prese in mano un’agenda che stava in un cassetto di un vecchio mobile del salone. Conteneva alcuni nomi di vecchi compagni, alcuni dei quali non vedeva da tempo. Saranno stati una diecina, un paio dei quali erano avvocati, altri operai, altri professionisti, altri ancora giornalisti. Per prima cosa telefonò al cellulare di Gianni. Gianni, hai visto quello che è successo. Ho visto sì. Dobbiamo fare qualcosa, dobbiamo occupare la questura, debbono dire quello che sta succedendo, dove sono quei ragazzi. Dobbiamo avvisare i giornali, le televisioni. Ho già iniziato a fare qualche telefonata.

Il 25 aprile è nata una puttana, l’hanno chiamata repubblica italiana!!! Il duce l’ha detto, vinciamo lo scudetto!!! Europa nazione, virtus campione!!! Gridavano a squarciagola i poliziotti che sorvegliavano le zecche comuniste. Quando le zecche non riuscivano a stare in quella posizione, venivano prese a calci. Popol d’italia, avanti avanti bagna nel mar le tue bandieeere!!!! Un signore in giacca e cravatta scese nel sotterraneo. Aveva i capelli unti di gel e un gran bel sorriso. Che succede, che succede, stiamo calmi. Avete la vostra parte di ragione, colleghi. Quei ragazzi dovrebbero stare in posizione. Fate bene ad arrabbiarvi, ma dovete pensare che la gioventù di oggi non ha ricevuto la nostra ferrea maschia patriottica fascista educazione. E voi ragazzi, suvvia, contenetevi con le urla. Questi calci sono educativi, anche se provate dolore agli stinchi e allo stomaco, sappiate che questi solerti tutori dell’ordine lo stanno facendo per il vostro bene, per temprarvi. Si avviò verso Giovanni, come se lo conoscesse. Rivolse un cenno a due poliziotti, che lo aiutarono ad alzarsi. Eli pensava, rinchiusa nel bagno, che, forse avrebbe fatto meglio a non accettare l’invito di Mister Ics a diventare rappresentante di classe, visto quello che stava succedendo. Pensava che avrebbero potuto scoprire qualcosa su quel liceo, ma avevano trovato solo dei guai. Pensava che avrebbero potuto fare il doppio gioco e, invece, erano stati giocati. Il ragazzo venne fatto sedere su una seggiola con i braccioli. Gli incatenarono i polsi alla sedia e davanti a lui si accese una luce molto violenta che lo accecò. Sembrava la scena di un vecchio e truce film. Il signore distinto guardò Giovanni con sguardo dolce, ciao caro, mi dispiace per quello che è successo. Può capitare che, in un momento di nervosismo, si commettano certi eccessi. Gradisci un bicchiere di cocacola? Fottiti bastardo, gli rispose Gio. Il signore sorrise e fermò, con un cenno del capo, un omaccione che stava per tirare un manrovescio a quel ragazzo. Carissimo, io ti voglio aiutare, riprese. Lo so che sei un ragazzo che vale, te lo meriti. Gli mostrò un foglio, vedi qua c’è scritta la tua confessione. Tu ammetterai di aver avuto delle armi, di aver aggredito la polizia e di avere accoltellato un poliziotto. Subirai un processo dal Tribunale Speciale Per La Difesa Del Liceo e da un tribunale statale. Sarai radiato da tutte le scuole della repubblica, subirai una condanna, ma, potrai uscire presto se ti comporterai da bravo ragazzo. Dovrai farti intervistare da una mezza dozzina di giornali di gossip ai quali racconterai la tua triste storia, e, infine, dovrai mostrare il tuo ravvedimento recitando il meaculpa alla nota trasmissione tv uscioauscio dove ci sono anche tante belle ragazze discinte. Meaculpa, meaculpa, mea maxima culpa, … Vaffanculo, brutto fascio di merda. E subito ripartì quell’omaccione, che voleva assolutamente tirare un manrovescio a quella zecca comunista da strapazzo. No, no, lascia stare, non è il caso di agitarsi, non mi sembra proprio il caso. Rivolse un cenno ad un altro omaccione che si allontanò e ritornò trascinando Elisabetta, incappucciata e ammanettata.

  1. telefonò ad un giornalista e ad una sua amica, una donna piena di risorse che aveva studiato all’Università di Via Del Gomito[1]. Prese l’automobile e arrivò vicino ai viali di circonvallazione. Raggiunse la questura con l’autobus. Davanti all’edificio c’era un gruppo di persone con striscioni, fischietti, tamburi e bandiere. La maggior parte degli striscioni contenevano scritte abbastanza brevi: VERITÀ, RESISTERE, KEEP RESISTING, AL MUKAWAMA e un grande FERMIAMOLI. Tante persone si tenevano per mano formando una catena umana che cingeva la questura. Fiumi di persone si riversavano verso quel luogo da tutte le strade, grandi e piccole, da ogni vicolo, del centro. Non erano stati convocati da partiti, erano cani sciolti, oppure, come dicono quelli che parlano bene, autorganizzati. Uno dei telefonini di quella compagna laureata all’Università della Dozza[2] e a quella di S. G. in Monte[3] suonava in continuazione, con l’altro chiamava chiunque. Stavano arrivando giornalisti e fotografi. Si stava facendo ormai buio, ma sembrava fosse ancora giorno, tanto forti erano le luci dei flash. E ogni gabbia uccide un uomo, ma la rabbia fa resistere e ho scolpito sulla pelle, che chi piange, riderà[4], questo è il testo di una canzone di qualche anno fa. S. entrò nella questura e tutti incominciarono a guardarlo con aria ammirata. S. non capiva il perché di quell’interesse nei suoi confronti. Gli sorse il dubbio che quella compagna e Gianni l’avessero presentato ad amici, compagni, gente varia che stava organizzando quell’occupazione, come un grande leader politico, come il principale ideatore di quelle iniziative. Già meditava atroci ed oscure vendette nei confronti dei reprobi. Che fate, che fate, gridavano i poliziotti, provando a fermare quell’onda umana che avanzava inesorabile, implacabile. Sembrava quasi che avessero paura di essere travolti, anche se non tutti entrarono, perché una parte continuava la catena umana. Se voi vorrebbi entrare, dovrebbi chiedere il permesso, il permessoooo, urlava un poliziotto. Andate fuori dai coglioni, comunisti di merda, gridavano altri due sbirri che indietreggiavano. Quelle persone che stavano occupando la questura avevano la serenità negli occhi, quella serenità che caratterizza chi ha la coscienza pulita. VERITÀ VERITÀ VERITÀ, GIU- STI – ZIA, GIU – STI – ZIA, gridavano, avevano fischietti e tamburi, padelle e pentole, c’erano mamme con bambini, anziani, gente di ogni età, coatti, uomini in giacca e cravatta con l’aria di professionisti o rappresentanti, operai, la mitica classe operaia, che qualcuno pensava fosse scomparsa. Una parte di loro procedeva verso il maestoso ufficio del signor questore. Le porte erano enormi, chiuse da grandi e pesanti maniglie di legno, corrose dai tarli. Le poltroncine erano grigiastre. In fondo al corridoio, al secondo piano, c’era l’ufficio del questore Agatone Lo Marchio, un essere dai capelli radi in perenne disordine, di altezza media e alito fetido. La porta dell’ufficio era chiusa, il questore era assente, i pochi sbirri che c’erano stavano muti e cagati e raccoglievano le loro cose prima di abbandonare quel luogo in mano al nemico, non avevano nessuno che impartisse loro uno straccio di ordine. Provarono a telefonare al questore, ma aveva il cellulare spento. Il vice questore era in crisi da qualche tempo, era un giovane promettente con i capelli riccioluti e una brillante carriera alle porte in un partito di sinistra moderato democratico riformista europeista. Ascoltava perfino quel drogato cazzuto di merda di Bob Marley. Neanche lui rispondeva, a nessuno dei suoi 4 cellulari. Era un integerrimo marito cattolico apostolico romano. Gli sbirri erano alla completa disperazione. Stavano arrivando ancora tante altre persone, richiamate da un feroce ed imperterrito passaparola. Stavano arrivando delle donne, con generi di conforto per trascorrere la notte. Sui giornali rispettabili e borghesi gli editorialisti chiedevano l’intervento delle forze speciali, la democrazia era stata stuprata da quei violenti. Sui giornali riformisti si criticava lo sciocco estremismo dei manifestanti che avrebbero sicuramente fatto il gioco dei reazionari con quel comportamento irresponsabile. Troppi avevano visto quello che era successo. Prendere a pugni una donna di 80 anni non è un gran bel comportamento, così come dare una manganellata ad una suora. In quel mentre era giunto alla questura quel segretario di partito con la fronte spaziosa, che dichiarava spavaldo ai giornalisti, questa occupazione dimostra che siamo dentro alla lotta del movimento no global e che siamo stati veramente in grado di guidarlo con saggezza e lungimiranza. S. aveva sentito tutto e sorrideva, Gianni scuoteva la testa. Organizzarono subito un comitato di gestione dell’occupazione: a S. toccò il ruolo di responsabile dell’organizzazione, mentre Gianni venne incaricato dei rapporti con la stampa. A Roma si riunirono gli stati maggiori dell’esercito e dei servizi segreti per discutere, assieme al Ministro dell’Interno e alla polizia su come risolvere il problema. Dopo un dibattito piuttosto scarno vinse la linea della fermezza: la questura sarebbe stata presa d’assalto dai reparti speciali di polizia, carabinieri, esercito e guardia di finanza.

Le lezioni di balletto furono sospese, erano rimasti tutti molto colpiti. Alberto aveva insistito con i genitori per potere andare alla questura. Suo padre era un bel signore alto ed illuminato, ma non capiva granché le manifestazioni. La madre era una donna bionda, dall’aria decisa. Approvarono la sua idea, ma pretesero di accompagnarlo. Cecilia leggeva un libro di cucina seduta alla scrivania del vice questore vicario, mentre il vice questore Gian Cesare Piecioni, fervente tradizionalista e amante della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, stava venendo frustato al Transex club ricavandone molta sincera gioia, se la possiamo definire in questo modo.

  1. stava pensando a come sarebbero potuti venire a capo di quell’incresciosa questione. Scoprire dove erano tenuti prigionieri i ragazzi era difficile, terribilmente difficile. Avrebbero dovuto avere un’arma di ricatto nei confronti delle forze dell’ordine. Ad un certo punto ebbe uno strano pensiero, quando ascoltò la conferenza stampa, sentì che uno dei poliziotti del reparto speciale aveva la zeppola. Trattasi di difetto del linguaggio che porta a pronunciare il fonema /dz/ in luogo di /s/, o come cacchio si scrive secondo l’alfabeto fonetico IPA. Gli ricordò la voce di un bidello del liceo Ics. E’ mai possibile, è mai possibile, che un poliziotto sia un bidello di quel maledetto liceo? Perché? Qual è il motivo? Esiste un movente? Non si può solo andare in giro a dire che questi sono dei bastardi, e per questo motivo, sono colpevoli delle più gravi nefandezze… Provò a telefonare ad Ascione. Asciò, sient’a ‘mme, controlla se ti risulta… Gli spiegò tutto velocemente e riattaccò senza concedere il tempo ad Ascione di cantare. Ma che caspita di idee mi vengono? Come può riuscirci quel suonato di Ascione? E poi starà dalla parte della pula, si disse. Il maresciallo non ne capiva granché di politica, ma si era indignato terribilmente, quando aveva saputo che erano stati corcati di mazzate dei boy-scout della parrocchia di San Gerardo e poi, voleva bene ad S. e Gianni e gli dispiaceva sinceramente per loro. Dentro alla questura si erano riuniti per decidere il da farsi, osservare le foto che erano state scattate da dei manifestanti. Ritraevano dei signori con pettorine che sembravano quelle della polizia che sparavano ad altezza d’uomo in direzione del corteo. In quel momento una catena umana stava cingendo la questura, per difenderla da quelli che avrebbero voluto rubare la verità e la dignità. Degli energumeni in divisa e passamontagna si stavano preparando per l’assalto, così come i cecchini dai tetti dei palazzi vicini. I poliziotti e i carabinieri stavano approntando i caschi e gli scudi per una carica contro quelle zecche.

Compagni, amici, o come volete voi stiam qua, incominciò S. Tutti parlano di noi. Ci siamo fatti sentire. Abbiamo posto delle grandi domande. La reazione del cosiddetto stato la vedete. Qua si rischia grosso, qui si rischia il morto, anche più di uno. Si rischia di far arretrare il movimento. Le persone che erano lì dentro, vociavano, non erano per niente contenti di quello che S. aveva appena detto. Bisogna avere il coraggio di terminare uno sciopero, bisogna avere l’intelligenza di chiudere una protesta, come diceva un uomo politico francese, credo Maurice Thorez. Dopo di lui si alzò la donna che si era laureata all’università di Via Del Gomito. La speranza è stupida, non ha alcun senso. La speranza è priva di ragione. Vorremmo avere una motivazione per vivere, non siamo solo esseri che sopravvivono. Sopravvivere è morire, meglio una pallottola in fronte. È vero che abbiamo posto delle domanda, ma dobbiamo ottenere anche delle risposte. Se non otterremo almeno le principali di esse, allora questo movimento non avrà più senso. Noi non stiamo qui solo per far casino, ma per ottenere dei risultati, per progredire. Dobbiamo ricordarcelo, dobbiamo cambiare mentalità. E si risedette. È naturale che delle persone intelligenti adulte e raziocinanti si facciano convincere dalle parole assennate di S. Quando si è adulti il cuore lascia il posto alla ragione. O almeno così sembra, così dovrebbe essere. Una dopo l’altra, si alzarono in piedi molte persone che, con garbo ed educazione, scelsero il cuore. Era la lucida follia di chi non si preoccupa di avere un supercomandante della polizia, non lontano dalla porta della questura che minaccia. Per il vostro bene vi conviene uscire, altrimenti vi sfasciamo la testa a mazzate. Se uscite con le mani in alto forse non vi ammanettiamo e non diamo fuoco ai vostri striscioni e alle vostre bandiere rosse del cazzo. Per il bene della democrazia voi dovete rendervi conto che siete dalla parte del torto. Il comandante riappoggiò il microfono nell’automobile. Gli occupanti rimasero muti mentre ascoltavano il proclama di quell’energumeno. Il telefonino di Gianni trillò. Era Ascione. Stranamente non intonò qualche sceneggiata napoletana, ma spiegò subito che l’indagine patrimoniale stava portando risultati importanti. Il liceo aveva, con tutta probabilità, fondi neri. Questo lo si evinceva dai movimenti bancari di esso e della Fondazione Cattolico Apostolica ecc. ecc., piuttosto anomali.

Ad Eli venne tolto il cappuccio, ora si potevano vedere. Il signore dai modi gentili guardò Gio. Vedi, io ti ho aiutato molto, perché ti considero una persona colta ed evoluta, ma c’è un problema. Questo collega che accompagna la tua donzella è incontenibile, pensa che neanche io riuscirei a fermarlo. Questo è un vero problema. Ha una gran fame di sesso. Se mi firmi la confessione tu e lei ve ne potete andare senza problemi, altrimenti, il mio collega, che non tollera i comunisti, si arrabbierà molto. Considera che è un campione di arti marziali e che ama molto le ragazzine, ma proprio tanto, forse un po’ troppo. Gio guardò Eli per qualche secondo senza dire nulla. Io non declinerei questo invito, riprese il signore dai modi gentili, quei braccialetti che avete ai polsi sono molto kitsch, lo sapete. Mi spiace sinceramente che li dobbiate tenere, ma non ci posso fare niente, credetemi. Pensate, stasera potrete andarvene a casa vostra. Gio iniziò, fischia il vento, infuria la bufera, scarpe rotte, eppur bisogna andar. E la tremenda sberla si abbatté sul volto di Gio. Mi spiace, sono veramente scontento. Anche Eli iniziò a cantare e anche lei ricevette un tremendo schiaffo che le fece sanguinare il labbro. L’uomo gentile parlò di nuovo rivolgendosi a Gio, carissimo, mi rendo conto che non vuoi confessare e me ne dispiace molto. Ti debbo ricordare che lo stato italiano ha introdotto il Codice Militare di Guerra per questa manifestazione. In questi casi, come il tuo e quello della tua compagna, è prevista la condanna a morte mediante fucilazione immediata. L’energumeno che teneva ferma Eli guardò il capo con aria supplichevole, la posso stuprare io, prima di ammazzarla, posso violentarla davanti a quello sfigato del suo ragazzo, la posso violentare, la posso violentare, eh eh? Posso infilare qualcosa su per il culo anche a lui, posso, posso, posso, … L’uomo affabile lo guardò, riconosco l’impegno indefesso che metti in questa attività e acconsento al tuo incontro carnale con questa delicata signorina. Ah, già, stupido che sono. Dimenticavo che questi condannati hanno dei diritti. Hanno diritto ad un lauto pasto, ad una doccia e ad un plotone di esecuzione. E poi li vestiremo come si fa negli Usa, con la tuta arancione. Arrivò un poliziotto che ne buttò due per terra. L’energumeno amante delle ragazzine la scaraventò sul pavimento sozzo, lei reagì sferrandogli un violento calcio ai testicoli. Dopo qualche secondo in cui rimase immobile gridando per il dolore, si gettò su di lei, incominciò a strapparle i vestiti e a bersagliarla di schiaffi e cazzotti. Puttana, puttana di merda, puttana comunista è finita, è finitaaaa!!!!!. L’uomo gentile non parlava più e teneva una pistola puntata alla testa di Gio. La suoneria del telefonino dell’uomo gentile sparò un terribile fracasso pomposamente chiamato musica techno, pronto, pronto, sì, sono io. Il suo viso si rabbuiò. Eli aveva ormai solo dei brandelli al posto dei vestiti. L’energumeno che stava su di lei si era abbassato i pantaloni, il pene penzolava inerte. Lo guardò con aria delusa ed inebetita, cazzo, sto qua che mi posso chiavare una gran figa e non mi si drizza nemmeno. L’uomo gentile interruppe la conversazione dopo alcuni secondi, guardò i ragazzi e i suoi illustri colleghi, basta, ho detto basta, disse. Si avvicinò con aria dolce a Gio ed Eli mentre l’omaccione si infilava gli ammennicoli nelle mutande protestando, non è mica giusto, non è giusto, ecco. Non è giusto, no, no e poi ancora una volta no. Ragazzi, credo che sia stato commesso un grave errore, iniziò l’uomo affabile e piacente. Non stavamo cercando voi e vi abbiamo fatto soffrire un certo disagio. Stavamo cercando altri pericolosi terroristi bolscevichi. Ci scusiamo con voi, potete andare. Vi devo chiedere un’ultima cortesia, se non vi dispiace, non rivelate a nessuno quello che è successo, altrimenti ci rivedremo qui. Gradite un bicchiere di cocacola? Fatti dare in culo, gli rispose Eli. Vabbé, me la berrò io. Esimio collega ed amico, ti prego di accompagnare questi due cari cari ragazzi all’uscita. Gio ed Eli furono incatenati anche alle caviglie ed incappucciati nuovamente. Vennero caricati nel bagagliaio di due diverse automobili, che percorsero non molta strada. I due uomini che erano alla guida li tirarono fuori dall’automobile e li sbatterono in un angolo abbastanza nascosto e sgommarono a tutta velocità. La posizione in cui stavano era sicuramente molto scomoda. I bidoni della spazzatura fetevano in modo esagerato. Eli iniziò a gridare, Gio rimase in silenzio. Aiuto!!!, aiuto!!!, veniteci a prendere, aiutooooo.

Ziocaanta! Si sentono degli urli! Salomone stava uscendo da una macelleria di B. e cercò di capire da dove arrivassero quelle grida. Se ne accorse dopo un po’ di tempo, perché era, essenzialmente, abbastanza insmito. Ma voi chi sieeete? Siamo stati arrestati, rapiti dalla polizia. Non li leggi i giornali, risposero in coro. Vi debbo liberaaare, disse con aria dubbiosa Salomone. Sì, sì, non l’hai visto quel che è successo in tv, replicò Gio con un filo di voce. Ci hanno ammazzati di botte, ci hanno distrutto, li vedi i miei vestiti, continuò Eli. Ma è difficiiile liberarvi, commentò il montanaro. Debbo chiamaaare un fabbro. Stava albeggiando. Telefonò allo zio, ziooo, dobbiamo togliere delle cateeene, te la sentiii? Guarda che è una roba difficile, ziocanta. Sì, vengo, vengo, che due maroni, rispose lo zio, e riattaccò. Ragazziii, come staaaateee. Come vuoi che stiamo, disse Eli con aria un po’ sconsolata. Forse ho un trincialucchetti nel furgone, pensò ad alta voce Salomone, dopo qualche secondo. Cazzo, ma sei normale, ci fai stare in questa condizione, lo squadrò malamente Eli, che, nel frattempo, era stata aiutata ad alzarsi in piedi assieme a Gio. Salomone scartabellò nel furgone che era pieno di oggetti di ogni tipo e trovò un trincialucchetti. Tagliò i lucchetti delle catene che imprigionavano le caviglie di Gio ed Eli. Voleva tranciare anche le manette, ma non ci riuscì. Aveva bisogno di un trincialucchetti più grosso. Cazzo, che sfiga merdosa abbiamo, disse Eli. Dovettero attendere per 30 minuti ammanettati l’arrivo dello zio di Salomone. Chiama i nostri genitori, gli avevano anche detto, chiamali subito. Hai un cellulare? Sì, ma è difficile da adoperare, ci sono tutti quei taaasti strani, uunoooo, dueee, c’è addirittura il setteee. Io so contare fino a cinque. Mi ha detto lo zio che mi insegnerà quest’anno a contare fino a dieci, mi ha detto, ormai sei grande, vai verso i trent’anni e sei in grado di sapere anche delle cose così difficili. Ma dai, come sei messo, lo guardò male Gio. Fa vedere. Salomone gli mostrò il telefono e il ragazzo gli spiegò faticosamente cosa fare, anche perché quel giovane montanaro non era particolarmente pronto di comprendonio. Fece il numero e rispose il padre, il quale, a momenti ebbe un infarto per la sorpresa. Veniteci a prendere, venite subito, per favore, disse con tono evidentemente angosciato il ragazzo. Dove siete, dove siete, riuscite a rendervene conto. Che cazzo ne so, ci hanno portato in ‘sto postaccio orribile. Vai a vedere se c’è un cartello con il nome della via, dai, forza. Muoviti! Salomone corse a controllare, Via XXX si chiamava quella strada, Giovanni, lo comunicò immediatamente al padre al cellulare.

Hector era passato dalla redazione e si era messo a scrivere una poesia che parlava di una nave in viaggio dall’Italia agli Stati Uniti, di una ragazza ricca destinata al matrimonio e di suo padre. Sulla nave c’era un giovane scrittore squattrinato che viaggiava in terza classe, perché gli avevano prestato i soldi gli amici. Siamo agli inizi del ventesimo secolo, un tempo di progressi e di speranze. Anche Hector aveva ben pochi soldi, quando chiese di essere assunto al giornale, ma non aveva mai viaggiato in nave, almeno fino ad allora.

Suonò il telefono di S. Era Rossini, il padre di Eli. Li hanno trovati, li hanno trovati, gridò con tutta la voce che aveva in corpo. L’anziano scrittore si avviò verso gli altri occupanti. Prese il megafono, compagni, amici, cittadini, vi prego di avvicinarvi a me. Hanno trovato due ragazzi, Giovanni ed Elisabetta, che erano scomparsi, dopo essere stati arrestati dalla polizia. Li hanno trovati in periferia, sono stati picchiati, ma pare che siano in discrete condizioni. Prego i giornalisti di allontanarsi, allontanatevi, per favore. Non complicate le cose. La lotta ha un senso. Stiamo facendo politica, finalmente. Stiamo lottando per un obiettivo vero e concreto. Propongo di continuare la nostra lotta, la nostra occupazione almeno fino alla liberazione di tutti i ragazzi che sono scomparsi. Si levò un grido all’unisono: sìiiiiii, li – be – rtà, li – be – rtà, ve – ri – tà, giu – sti – zia. Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza pace. La polizia di stato non è mai stanca, di giorno manganello, di notte uno bianca. Qualcuno andò a prendere delle bottiglie di spumante. Alberto venne avvisato dai genitori di Giovanni. Le due coppie di genitori si diedero appuntamento sotto casa del ragazzo e da lì partirono con due automobili. Anche Alberto avrebbe voluto aggregarsi, ma i suoi genitori non approvarono e non permisero che ci andasse. Le luci che ricordavano quella festa commerciale erano già accese da molto tempo: c’era il solito traffico fetente di quella città e l’aria emanava il solito delizioso odore di escremento liquido. Prendiamo una scorciatoia nuovissima, ci saremo solo noi, propose il padre di Giovanni. Avevano fatto lo stesso pensiero diverse diecine di persone. Dopo molto tempo giunsero dai ragazzi. Si abbracciarono, anche se soprattutto Giovanni faticava a rendersi conto che quell’incubo era appena finito. Ringraziarono Salomone offrendogli un calice di spumante nonostante l’orario.

Il sistema di potere borghese ha capito perfettamente un concetto: ci stanno minacciando, ci stanno accusando. Ci stanno scatenando una campagna d’odio contro, i giornali di sinistra ci accusano di mancanza di senso di responsabilità. Se decidessero di intervenire ci ammazzerebbero, ma scatenerebbero anche la rabbia popolare. Noi dobbiamo temere, prima di tutto, la caricatura della nostra lotta. Ci sono tante persone diverse per modo di pensare, provenienza culturale e lavorativa. Dobbiamo organizzarci, coordinarci. C’è chi ha disegnato su striscioni il glorioso simbolo della falce e martello. Ci descrivono come esseri che stanno a metà tra Peppone e i tagliagole che si vedono di questi tempi al telegiornale. Il narratore non può fare a meno di dichiarare che non ama per niente Guareschi, contrariamente a quello che scrivono certi intellettuali di sinistra revisionisti. S. riprese, vogliono rendere la nostra lotta banale, rituale, una carnevalata, perché si rendono conto che abbiamo l’appoggio del popolo. Questa volta l’hanno fatta grossa, non credevano all’occupazione, non credevano che ci sarebbe stata una catena umana così forte, così persistente, così resistente. Dobbiamo sorprenderli, dobbiamo inventare nuove forme di lotta. Bisogna coinvolgere gli studenti, gli operai. Dobbiamo organizzare un’assemblea pubblica, una grande manifestazione di piazza. Dalle altre città stanno chiedendo di unirsi alla nostra protesta, alla nostra battaglia di civiltà. Propongo l’indizione di una grandissima manifestazione nazionale, per la dignità, per la democrazia, per la scuola pubblica, per i diritti sociali. Siamo in tantissimi, non ci possono più ignorare. Usciremo da qui e andremo a denunciarci. I manifestanti si alzarono in piedi, Gianni e Cecilia lo abbracciarono. Erano nell’ufficio del questore, il simbolo assoluto dell’ordine costituito. Alcuni erano a sedere per terre, altri si erano seduti sui tavoli, altri ancora si erano accaparrati le poltrone. Erano tutti in piedi:

 

Bella ciao[5]

 

Stamattina mi sono alzato
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
questa mattina mi sono alzato
e ho trovato l’invasor

O partigiano portami via
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir

E se muoio da partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
e se muoio da partigiano
tu mi devi seppellir

Seppellire lassù in montagna
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra d’un bel fior

E le genti che passeranno
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
e le genti che passeranno
e diranno O che bel fior

È questo il fiore del partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
è questo il fiore del partigiano
morto per la libertà.

 

Versione alternativa[6]

ed era rossa la sua bandiera
c’era scritto libertà.

 

 

 

 

 

 

Il dottor Agatone Lo Marchio era presidente del Sindacato Poliziotti Cristiani Conservatori Per Prendere A Bastonate Liberamente Tutti (SPCCPPABLTIS). Questo sindacato organizzava delle messe nella chiesa di Santa Teresa Bastonatrice tenute da Don Santo Manganello. Le messe erano dedicate all’opposizione ai matrimoni gay, oppure in sostegno alla povera deputata- ex presentatrice – attricetta mediocre stuprata moralmente dall’impudente deputata trans. Agatone non riusciva a riprendersi dal whisky torcibudella e dalle anfetamine che si era ingoiato al Transex Club. Aveva ancora indosso gli stivali di pelle nera con i tacchi a spillo di 10 centimetri, il rimmel abbondante gli colava sulle guance, un corpetto rigido gli conteneva il ventre prominente, due imbottiture di lattice gli rendevano il seno prosperoso. Amava anche le giarrettiere e ne indossava un paio nere. Faceva uno spettacolo intitolato Lili Marlene. Cantava molto bene, imitando la voce di Marlene Dietrich. Tutte le sere, là sotto quel fanal, davanti alla caserma ti stavo ad aspettar… Dopo lo spettacolo frustava sul sedere a pagamento gli spettatori del locale. Era stato portato a casa dal fido autista Orazio, con un’automobile dai vetri oscurati. L’autista l’aveva trascinato a braccia in casa, gli aveva anche chiesto se aveva bisogno di qualcosa poi, visto che Lo Marchio, o Dolly, come si faceva chiamare, non dava segni di vita, se ne era andato a casa propria.

L’avvocata Nanni arrivò alle abitazioni di Gio ed Eli, parlò con i loro genitori, ma non se la sentì di disturbare i ragazzi, che stavano riposando nelle proprie camere. I genitori avevano parlato per poco tempo con i ragazzi di ciò che era successo, i figli avevano appena raccontato loro le modalità sicuramente atipiche, per usare un eufemismo, del loro arresto. Anche le ferite fisiche erano guarite rapidamente. L’avvocata decise di recarsi in questura, in tribunale e dai carabinieri per chiedere notizie delle procedure utilizzate. Quando arrivò in questura noto che c’era un gran trambusto, chiese chiarimenti e le venne risposto che il gip aveva disposto la scarcerazione di tutti i fermati, anche se essi continuavano ad essere indagati per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. C’erano altri avvocati che avevano assunto la difesa degli altri malcapitati. Si parlarono per coordinare al meglio anche le azioni legali, oltre che quelle di protesta. Costanza prese il cellulare per chiamare Gianni.

S., S., se sapessi cosa è successo. L’anziano medico si avvicinò all’amico con aria sorniona. Eh, dimmi, non farmi perdere tempo, per favore. Sono stati liberati tutti, per adesso, stiamo vincendo. S. attirò l’attenzione degli occupanti. Venite, venite. Vi debbo comunicare una notizia importantissima. Tutti si avvicinarono frettolosamente. Non abbiate fretta. Mi è stato comunicato telefonicamente che tutti gli arrestati sono stati liberati per vizi di forma, che sono stati rilevati durante le operazioni di fermo. Io non sono pratico in materia legale, non so di preciso di che cosa si tratti, ma sono sicuro che questo sia successo originato anche dalla nostra lotta. Ora possiamo continuare la nostra lotta, ora possiamo trovare nuove forme di protesta. Le urla si levarono.

Il narratore commetterebbe un’omissione imperdonabile, se dimenticasse un altro fatto piuttosto importante. Durante la notte era successo un altro episodio, poco simpatico. I manifestanti avevano avuto in concessione una chiesa sconsacrata, alla periferia di B. Era diventata una delle loro basi operative: l’avevano adibita a centro stampa, avevano creato una radio per raccontare a tutti di quella manifestazione. Lì dentro cantavano, accompagnati dalle chitarre, e dormivano un po’ alla meglio, dentro sacchi a pelo oppure su tavoli. Polizia, carabinieri e guardia di finanza decisero di lanciare l’assalto contro quella scuola. Pare che quei manifestanti fossero in possesso di armi. Le forze dell’ordine furono molto solerti, le ossa rotte furono veramente tante, abbondarono le ustioni e le abrasioni, prosperavano le contusioni e le distorsioni. Pare che avessero bersagliato gli sbirri e i caramba con delle sassate, anche se, da un filmato che mostrava quei fatti, non si notava nulla. I tutori dell’ordine costituito sostennero che i manifestanti avevano accolto con una coltellata l’appuntato Girolamo Onorato Vincenzo De Pasquale. Solo l’appuntato De Pasquale raccontava di quella violenza, che non aveva lasciato su di lui alcun segno, tranne un giubbotto lacerato. Sicuramente la parola di un poliziotto ha più valore di quella di un manifestante. Cose che capitano, si potrebbe dire.

I pochi lettori di questa modestissima opera ne perdonino il narratore. Noteranno, nel seguito, che di questa vicenda, si farà scarsa menzione di quanto appena descritto. Ciò non è dovuto ad improvvida ed ingiusta sottovalutazione dell’evento, ma è una scelta. Questa è una modesta storia, non è un’enciclopedia.

In questura nulla erano in grado di dire sull’arresto di Gio ed Eli, assolutamente nulla. A loro non risultava nemmeno. Come è possibile che un arresto non sia documentato? Sembrava di essere in Cile o in quella che chiamano la più grande democrazia del mondo, che organizza le extraordinary renditions, i rapimenti di sospetti terroristi, e tante altre torture e malefatte. Fottiti amerika, scrisse un poeta. Credo fosse Stefano Tassinari. L’avvocata Nanni uscì dalla questura. Si era scordata persino di comprare i regali per quella curiosa festività. S. fece i bagagli in tutta fretta. Voleva fuggire immediatamente da B. Non ne poteva più di stare in città. Era stravolto, perché aveva trascorso una notte insonne. Gli sembrava di non vedere né Borri, né Nevio da troppo tempo. Non lesse neanche le previsioni del tempo, correndo il rischio di essere sorpreso dalla neve. Non nevicò, perché la temperatura era abbondantemente sotto lo zero. Tornò a casa propria, rischiando di oltrepassare i limiti di velocità, e ingenti multe comminate a seguito delle segnalazioni degli autovelox.

Quando entrò in casa era quasi ora di mangiare e faceva un freddo cane. Accese il riscaldamento, ci aveva messo una vita per imparare come si faceva, e se ne andò a mangiare da Nevio. Il suo amico ristoratore fu molto contento di vederlo. Lo abbracciò, carissimo amico, oggi ti rimetto a nuovo, gli disse. L’anziano scrittore capì che Nevio l’aveva trovato uno straccio.

Per preparare i malfattini in brodo[7] bisogna impastare 3 uova e 300 grammi di farina[8]. Bisogna formare una palla soda, tagliarla a fette grosse e lasciarla asciugare all’aria per 1 ora. E’ necessario tagliuzzare grossolanamente fette con un coltello, fino a ridurle a pezzettini grandi come un chicco di riso. La preparazione è molto lunga, bisogna fare asciugare il tutto per 2 ore. Si possono mangiare con brodo di carne o verdure con aggiunta di parmigiano, oppure con minestra di fagioli[9]. S. scelse la minestra di fagioli. Il narratore di questa storia non può fare a meno di menzionare il proprio assoluto gradimento nei confronti della minestra di fagioli e del coniglio alla cacciatora, che rappresentò la seconda portata di quel pranzo consolatore delle fatiche e delle tensioni accumulate in quei giorni. Non era abituato a quel trambusto da molti anni. Aveva pensato, per la decima volta, di abbandonare tutto. A volte era un po’ monotono. Il coniglio alla cacciatora[10] è il trionfo dei sapori, unisce la delicatezza della carne alla pienezza del sapore del pomodoro e del vino con le sue sfaccettature di gusto, retrogusto e aroma. C’è la forza dello strutto e della cipolla. Bisogna farla rosolare per bene con lo strutto. La cipolla va tolta e riaggiunta assieme ai pomodori una volta che il coniglio, tagliato a pezzi, è stato cotto nello strutto. Alla fine dell’opera bisogna far bollire il tutto, aggiungere un mezzo bicchiere di vino bianco e continuare a far bollire fino a che il brodo non diventa denso. La Romagna è la terra della piadina, simbolo universale di questa zona. Si può dire che il crescione è l’incontro di due piadine con un ripieno. Da un certo punto di vista lo si può considerare un cibo ricco, vista la sovente opulenza del ripieno, da un altro questo è un cibo povero, perché, molto spesso, costituiva l’unica pietanza del misero desco. Nevio gli preparò un crescione ripieno di zucca e patate[11]. L’aveva sempre a disposizione, ed era sempre squisito, in qualsiasi stagione. Anche il crescione non starebbe bene ai musulmani, perché contiene il prosciutto, che deve essere finemente tritato, e deve essere unito a zucca e patate lessate. Bisogna aggiungere sale e pepe e abbondante parmigiano appena grattugiato. La zucca va inserita per ultima, lessata e ben strizzata nell’acqua di cottura. Prima di preparare la sfoglia bisogna ottenere una massa adeguatamente morbida, ricorrendo eventualmente al latte. Per ogni chilo di farina bianca serviranno 4 uova, 1 cucchiaio di sale e l’acqua di cottura della zucca. Dalla sfoglia si ottengono dei quadrettoni sui quali si mette abbondante ripieno, i quadrettoni si chiudono a triangolo, ottenendo i vari crescioni, comprimendo bene con le dita. I crescioni vengono cotti sulla piastra e serviti con prosciutto e formaggi affettati. Il narratore non ha potuto fare a meno di compiere questa digressione culinaria, per spezzare la tensione provocata dagli ultimi avvenimenti. Per finire in bellezza, si mangiò la zuppa inglese. Nevio gli propose, per i vini, degli abbinamenti abbastanza classici, che il narratore non menzionerà perché questo non è un trattato di enologia, ma vorrebbe essere un romanzo, come forse è già stato scritto. Nevio gli propose un bicchiere di Orvieto, che S. bevve con riluttanza. Era talmente invecchiato che era diventato marsalato. Nevio pensava che all’amico non sarebbe piaciuto, ma si sbagliò. Sai, non è aggressivo ed ha un buon retrogusto, non lascia la bocca impastata, gli rispose con aria compiaciuta. Nevio rimase stupito, perché sapeva dello scarso amore che nutriva l’anziano scrittore per i vini dolci, eccezion fatta per i vini полусладкие, letteralmente “mezzi dolci”, della Moldavia. Salutò Nevio e se ne andò a casa. Non c’era nulla da mangiare, avrebbe dovuto far spesa.

Si buttò a letto, rimase per un po’ ad occhi aperti, prima di addormentarsi come un sasso. Passarono alcune ore, S. si risvegliò. Era intorpidito, per le ore di sonno fuori orario. S. era un uomo molto regolare ed abitudinario. Sentiva che la sua salute ed il suo equilibrio erano legati strettamente al perfetto ordine della sua vita. Non aveva nessuna voglia di far la spesa. Stava peggio di prima. Rimase a letto con gli occhi aperti per un po’, non riusciva ad alzarsi. Sperava che la signora R. gli avesse lasciato qualcosa da mangiare. Dopo un tempo indefinito si alzò e andò a vedere cosa c’era nel frigorifero. Trovò lasagne e braciole. Quella donna era un angelo invisibile. Entrava molte volte quando S. era in giro, rassettava casa, lasciava dei preziosi manicaretti e se ne andava. Aveva spesso paura di disturbarlo. Decise di telefonare a Borri per salutarlo e invitarlo a cena da lui. Caro S., ora sto molto meglio, ma ho avuto un focolaio di polmonite. Sono stato ricoverato all’ospedale per alcuni giorni, ho seguito tutta la vicenda, non avrei mai immaginato che… Basta!!! Urlò S.,  non ne voglio sentir parlare per un po’. Achille, vieni a cena a casa mia stasera, ho voglia di vederti. Te la senti? Perché no, finisco il mio ultimo appuntamento alle 19, il tempo di prepararmi e, alle 19 e 30 sono date. Apparecchiò la tavola ed aspettò l’amico che arrivò puntuale, recando con sé una bottiglia di vino pregiato. Parlarono a lungo, Borri avrebbe voluto assicurargli il proprio aiuto in merito alle vicende del liceo Ics, ma non osò farne menzione perché avrebbe ricevuto degli improperi.

Andò a letto verso l’una e si alzò al solito orario. Si sentiva soddisfatto, perché stava recuperando i propri ritmi, anche se era ancora abbastanza stanco. Sbrigò le solite commissioni e poi se ne tornò a casa. Si preparò qualcosa molto velocemente e poi decise di rimettersi a lavorare, incurante di tutto e tutti. Stava lavorando alla sua opera sul cuoco Esposito, quando decise di interrompere per scrivere un saggio su Aleksander Blok[12], che gli aveva commissionato una rivista letteraria. Lo terminò in brevissimo tempo. Tra sé e sé fece, questo pomeriggio sta funzionando per il meglio. Il narratore non può non scrivere che S. non era per niente scaramantico. Disse ad alta voce: neanche uno scassapalle oggi. E il telefono suonò senza pietà. Ciao carissimo amico mio, attaccò Gianni. Se provi a parlarmi di certe vicende, vedi cosa ti succede. Bisogna anche notare che S. aveva tenuto la televisione rigorosamente spenta, non aveva acquistato i quotidiani, aveva accuratamente ignorato gli sguardi di chi, conosciuto o sconosciuto, sperava, di sapere qualcosa, qualche segreto, qualche indiscrezione. Nevio non aveva osato, accendere la televisione, anche quando lui non c’era, per timore che arrivasse, né chiedergli nulla di questa storia. Non ti preoccupare caro mio, io penso alle festività prossime venture, disse Gianni. Chi se ne frega delle festività prossime venture, così come di quelle passate e di quelle future, rispose S. Ma dai, non fare il duro, via, non penserai mica di trascorrere il Natale tutto solo… S. riattaccò con rabbia.

Qualcuno di quei pochissimi che stanno leggendo questa storia troverà ingiustificate le frasi che sono scritte all’inizio. In realtà S. si comportava così, proprio perché era un’anima mite e timida. Lo faceva per difesa nei confronti del mondo esterno.

Qualche minuto dopo il telefono suonò ancora. Era di nuovo Gianni. Carissimo, saresti contento se io e Cecilia, eventualmente con alcuni parenti, ti venissimo a trovare il giorno di Natale. Questi riti del cazzo mi fanno rabbrividire. Se continui con questa menata, che a Natale non si deve star soli, non ti rivolgo più la parola per qualche anno, replicò l’anziano. Ho capito, ho capito, rispose l’amico. Io, con la mia famiglia, abbiamo deciso già da tempo di fare una gita dalle tue parti. Non veniamo appositamente, non ti preoccupare. Ti va bene martedì prossimo? Il martedì successivo sarebbe stato il giorno di Natale, ma S. non si ricordava. Ok, fate pure, se proprio ci tenete, concluse il signor S., con tono fintamente disinteressato. In realtà S. era piuttosto contento, ma non voleva mostrarlo, poiché era molto timido. In quei giorni riprese in pieno le proprie abitudini. Incominciò nuovamente a comprare i quotidiani e a guardare i telegiornali. Notò che l’argomento principale trattato dai media era la spesa degli italiani per i pranzi festivi e i regali natalizi, seguito dai nuovi amori dei vips. Nessuno pensava più al liceo Ics, alle proteste, a Marini e a Castaldi, alle irregolarità nel bilancio. Le Tv trasmettevano films in cui le famose veline protagoniste di calendari scollacciati e di relazioni triple e quadruple interpretavano le madonne nelle fictions. Erano anche ospiti dei telegiornali, nei quali rilasciavano dichiarazioni sul valore della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio cattolico apostolico romano tra uomo e donna. Quel giorno al tg principale Esterina Quartodibue, la fidanzata in successione di Andrea Bussolotti, centravanti, di Jonathan Filippetti, mediano e di Dervis Pancotti, portiere, tra gli altri, vestiva un paio di hot pants minimali, un top verde pisello e aveva il mascara viola. Aveva sandali con dieci centimetri di tacco, masticava chewing-gum rumorosamente e controllava con dispiacere e spavento le proprie doppie punte. Cioè, sono molto contenta di avere interpretato il ruolo di Maria. Questo ha accenduto in me un nuovo imbegno in favore della famiglia edero e sessuale. Per questo motivo ho deciduto di partecipare alla grande manifestazione di Forza Nonso Cosa (FNC), Partito Turbo Fascista (PTF), Partito Turbo Diesel Fascista (PTDF), Partito Non Più Fascista (Boh?) (PNPFB?). Si noti che il boh era stato aggiunto negli ultimi tempi a seguito della rivalutazione del glorioso periodo del ventennio. Alla manifestazione avrebbero preso parte anche il Partito JTD Fascista (PJTDF) e il Partito Anticentralista Contro I Terroni Roma E I Negri (PACITREIN) che aveva un sacco di deputati a Roma, tre portaborse e tre autoblu, tanti biglietti gratis per le partite di Roma e Lazio, per ciascun parlamentare, sottosegretario, ministro, membro del consiglio di amministrazione di enti pubblici e parastatali, e la Democrazia Quasi Cristiana Cattolica Apostolica Romana (DQCCAR). Esterina Quartodibue avrebbe sfilato in abito bianco da sposa, dal quale si poteva notare il perizoma, si era anche messa un paio di baffoni neri. Un inviato di una nota trasmissione televisiva le aveva domandato il perché di quei baffi. Dopo una risata isterica la Quartodibue aveva risposto, non lo sooo. Prodi boia, Luxuria è la tua troia. Prodi pervertito, Luxuria è tuo marito. Il narratore si sta chiedendo chi siano quegli strani personaggi, di cui è stato appena scritto. Occorre precisare che la superalleanza che aveva organizzato la manifestazione aveva delle forti differenze al proprio interno. Mentre il Partito Turbo Fascista vedeva il fascismo in modo più potente, il PTDF, turbo diesel, lo vedeva anche con un altro carburante, ma, a differenza di tutti, il PJTDF concepiva quel glorioso periodo con una nuova tecnologia, oltre che con più potenza e un altro carburante. Queste sono nozioni indispensabili per capire il tempo presente.

Anche C. era pavesata di decorazioni e di luminarie natalizie e questo rallegrava un po’ S., nonostante il freddo cane e il vento impetuoso. L’anziano signore non lo avrebbe mai ammesso, che la presenza di quelle luci e quelle decorazioni miglioravano il suo umore. Stava lentamente recuperando il proprio equilibrio interiore.

Mentre stava tornando dalla passeggiata mattutina noto l’approssimarsi di un’automobile che gli era del tutto familiare. Non aveva ancora finito di riflettere, quando notò Mario Marchi seduto sui sedili posteriori dell’auto insieme a Rosaria. Al volante c’era Cecilia con a fianco il marito. Mamma mia, è oggi martedì, è oggi. Mi ero già scordato, disse. Corse incontro agli amici, andando ad abbracciare prima di tutti Mario e Rosaria. Era da un tempo infinito che non si vedevano. Gli vennero alla mente di colpo gli anni della giovinezza, la Resistenza, le lotte condotte nel dopoguerra, ma anche i momenti di allegria, le litigate, gli sfottimenti, le canzoni che gli altri cantavano a squarciagola, lui no. Osteria numero uno, non ci entra mai nessuno, ci va solo le puttane che si tolgon le sottane, dammela a me biondina, dammela a me bionda. Osteria numero uno, non ci entra mai nessuno, c’era il papa con gli occhiali che inculava i cardinali, dammela a me biondina, dammela a me bionda.[13] Gianni aveva prenotato all’Astice. S. si congratulò con lui, per la bravura che aveva dimostrato nel tenere il segreto su Mario e Rosaria. Mi dovrei cambiare, fece con aria un po’ preoccupata. Gianni rispose prontamente, mo va la’, mo fammi il piacere. Vai benissimo così! Ti debbo anche annunciare che verrà l’esimio Achille Borri, il quale ci sta aspettando al ristorante. Anche stavolta mi sorprendi, replicò l’anziano scrittore. Ma chi è la Cia al tuo confronto? Ma cosa era il glorioso KGB? E la gloriosa CEKA? Erano dei dilettanti… Mi fa piacere vedervi, aggiunse timidamente S. Gianni lo guardò con aria felice e lo invitò a salire sull’automobile. Arrivarono al ristorante nel quale trascorsero delle ore serene e piene di allegria a rievocare i bei vecchi tempi. Tutti i guai sembravano essere stati dimenticati, sepolti, almeno per quel momento. Passarono molte ore e il cielo iniziò a rabbuiarsi. Ad un certo punto gli amici si alzarono dal tavolo e si avviarono verso l’uscita. S. venne riaccompagnato a casa, si salutarono calorosamente. L’amicizia, forse serviva ancora a qualcosa, forse.

Nei giorni che separavano Natale dall’ultimo dell’anno, S. lavorò molto, con l’animo in pace. Telefonò anche a molti suoi amici, chiamò anche a casa di Gio ed Eli. Per l’ultimo dell’anno andarono tutti insieme da Nevio. Anche stavolta erano venuti Gianni e compagnia, perché S. aveva rifiutato con estrema decisione un invito dell’amico medico ad un veglione a B. Non ci penso nemmeno, ma che dici? Debbo spendere un sacco di soldi per mangiare da schifo!? 140 euro a testa per un piatto di tortellini e un po’ di arrosto vecchi di qualche settimana, spumante schifoso e il trenino. A E I O U, Y Brigitte Bardot, Bardot[14] erano le prospettive per quei poveri fessi, che si facevano fregare da quegli organizzatori senza pietà, alla Filini. Fino a qualche anno prima il signor S. festeggiava il penultimo giorno dell’anno, in segno di protesta anticonformista. L’ultimo dell’anno, per le strade di B., gruppi di ubriachi vomitavano allegramente per terra, urlando ed emettendo rumori intestinali e di stomaco molto violenti, non trascurando di deturpare qualche auto in sosta, giusto così, per festeggiare. Il bello è che questi vandali erano, per la maggior parte, negli altri 364 giorni dell’anno, rispettabili padri di famiglia, professionisti, avvocati. Questi, durante l’anno, firmavano petizioni contro i no global e le mignotte. Si sa, bisogna pur divertirsi.

[1]              Luogo in cui è situata la casa circondariale del capoluogo petroniano.

[2]              Idem.

[3]              Luogo in cui era sita la casa circondariale del capoluogo felsineo.

[4]              Cfr. http://www.lyricsmania.com/lyrics/litfiba_lyrics_3512/pirata_lyrics_11024/il_vento_lyrics_127690.html.

[5]              Cfr. http://it.wikisource.org/wiki/Bella_ciao_%28resistenza%29. Questo canto origina dalla versione omonima delle mondine con influenze da Picchia picchia alla porticella e Fior di tomba. Cfr. anche http://it.wikipedia.org/wiki/Bella_ciao.

[6]                Strofa cantata dopo l’ultimo verso.

[7]              Cfr. http://www.cucinaromagnola.com/minestre.php.

[8]              Dose per 6 persone.

[9]              Cfr. Nota 31.

[10]             Cfr. http://www.cucinaromagnola.com/carne.php.

[11]             cfr. http://www.cucinaromagnola.com/contorni.php

[12]         cfr. utexas.edu//rus330-sp04/presents/class26_files/slide0013.htm

 

[13]             Cfr. http://www.lidotropical.it/L’angolo%20della%20cultura/le_osterie.htm

[14]             Cfr. http://members.fortunecity.com/absmusica/nacionais/nletrasai/benitodipaula/charlie_brown.htm

Personale/5

MENO CINQUE

 

Corri ragazzo corri, corri ragazzo corri, ma cosa cazzo insegui, coglione? La speranza si svende, tutto il resto si compra, diceva qualcuno. I folli sono coloro i quali vedono la fine del tunnel. Eh, già, anche io la vedevo, poi ho visto le pastiglie dentro una confezione azzurra, gli sguardi pietosi di quei bastardi fottuti e i camici bianchi. Sorridi, sorridi, stronzo, poverino, hai bisogno di essere sorvegliato. Il signor S. sentiva provenire questa canzone da un palazzo vicino, mentre stava lavorando. Non se ne intendeva molto di certa musica.

Alberto non aveva parlato della sua attività neanche a Giovanni ed Elisabetta, aveva paura. In quei giorni Alberto voleva cercare una scuola di balletto da frequentare e si era informato. Un pomeriggio si presentò alla scuola Tersicore. La porta a vetri che conduceva a quella scuola era decorata da un bel disegno della musa della danza. Sulla destra c’erano gli spogliatoi che l’insegnante gli mostrò. Lo spogliatoio per i maschi era quasi deserto. Lungo il corridoio si vedevano le sale corsi, che erano tre. Alberto notò che nella prima sala c’erano un gruppo di bambine di 4-5 anni che si esercitavano. Sono le nostre piccole, gli disse l’insegnante. Alberto parlava con voce rotta dall’emozione e l’insegnante se ne accorse molto presto. Scusa, ma sei emozionato? Il ragazzo rispose, sa io ho sempre avuto un po’ di problemi a rivelare la mia passione. L’insegnante, una ragazza alta mora e dai lunghi capelli lisci neri raccolti, sorrise. Nella seconda sala la lezione coinvolgeva un gruppo di ragazzini e ragazzine sui dodici anni, tra i quali noto due maschi. Alberto si rincuorò. Pensò, meno male che non sono il solo. Alberto non sapeva che cosa lo stava aspettando. Un, deux, trois, quatre, la voce dell’insegnante della terza sala ritmava i movimenti degli allievi. La ragazza indicò la terza sala e guardò Alberto, questo sarà il tuo gruppo, hanno dai 15 ai 18 anni. Ci sono due ragazzi anche qui. Ancora un po’ e superiamo la parte femminile, disse Alberto. Sarebbe bello, disse la ragazza. Punto la sua attenzione sui ragazzi, perché voleva controllare se li aveva già visti. Un ragazzo moro, dai capelli corti e dai lineamenti dolci, gli sorrise timidamente. A un certo punto accadde l’irreparabile, se così lo si può definire. Una ragazza lo notò con la coda dell’occhio e lo chiamò: Alberto!!. Era Eli che stava frequentando la lezione di danza. Il ragazzo si mise a tossire, fece finta di non vedere e si allontanò, diventando di tutti i colori per la vergogna. All’insegnante che lo accompagnava disse, scusi, vado in bagno. La sua testa fu invasa da orrendi pensieri, presagiva il peggio. Aveva paura che si scoprisse quale era la sua grande passione. Mentre si allontanava venne salutato da un’imponente figura, postasi davanti a lui. Era Gio che era venuto a trovare quella ragazza, che ormai si era reso conto di amare, anche se non riusciva a dirglielo, perché non si sentiva alla sua altezza. Il povero Alberto era ormai divenuto paonazzo, la lezione di danza era finita, quando Elisabetta uscì. Ciao Giovanni, ciao Alberto che ci fai qui? Alberto rispose con un filo di voce, ero… ero passato per salutarti. Hai fatto benissimo! Come va la vita? A me bene. L’insegnante che lo accompagnava, intanto, si era distratta per un attimo, poi disse sorridendo, vi conoscete? Lei sarà una delle tue compagne del corso di balletto. Elisabetta sorrise, con gli occhi che sprizzavano gioia. Che bello, anche tu studi danza classica, perché non me lo avevi detto? Mi vergognavo. Guarda che è un’arte stupenda, rispose Eli. Gio annuiva. Vieni che ti presento gli altri. I componenti del corso erano 12. Tutti i ragazzi gli si fecero intorno, ponendogli mille domande, esprimendogli la loro gioia per averlo come nuovo compagno di corso. Alberto passò dall’imbarazzo alla gioia per aver conosciuto tutte quelle persone. Andò a casa contento.

Il narratore di questa storia è tenuto a fare una precisazione: come certamente i lettori si saranno accorti non sta raccontando tutto quello che succede giorno per giorno al signor S., per due ragioni principali. La prima è rappresentata dal fatto che lo scrittore è una persona riservata, la seconda risiede nella scarsa importanza di certi particolari per l’economia del racconto, come scriverebbero i professionisti.

Driin, quella cazzo di porta doveva proprio suonare in quel momento. Il signor S. era in una situazione molto imbarazzante. Con i pantaloni in mano corse a chiedere, chi è. Cartella esattoriale, fece una voce decisa. Che sarà mai successo? Mannaggia a Borri, si disse. Che cosa avrà mai combinato? Penso che lo inseguirò con una mazza da baseball. Andò ad aprir la porta. C’era Gianni vestito elegantemente con un cappello Borsalino e una sciarpa di seta. S. scosse la testa in segno di disapprovazione. Ancora tu, ma che sei venuto a fare, gli chiese con aria scocciata. Anche se potrebbe sembrare strano S. gradiva la visita del suo amico con i baffetti. Entra, entra, ti preparo un caffè, gli disse subito dopo. Entro, ma dobbiamo far presto, replicò l’anziano medico. Perché, che vuoi, S. lo guardò con aria spazientita. Beviamoci il caffè, poi te lo spiego. Adesso mi racconti tutto, altrimenti ti sbatto fuori di casa a pedate. Prima rilassati, insisteva l’amico. Ho detto di no, voglio sapere tutto, non farmi stare in ansia. Vabbé, dobbiamo andare subito da Ascione. Tu sei completamente pazzo, non ci penso nemmeno. Vacci tu, io sono un vecchio stanco. S., nel frattempo, era scattato in piedi come una molla. A me i democristiani fanno schifo. Affanculo il compromesso storico. Tu devi venire, è un’impresa difficile, dobbiamo essere in due. Il medico continuò, devi assumerti le tue responsabilità, disse con tono solenne e un po’ paternalista. Fu a questo punto che l’anziano scrittore tuonò letteralmente, le mie responsabilità, quali responsabilità. Un vecchio rottame, secondo te, avrebbe delle responsabilità. Io non voglio entrare in questa storia, non ci voglio entrare nel modo più assoluto. Per me la vita è finita, si esaurisce a C. Gianni sorrise, lo so benissimo che sei interessato, a me non la fai, ti conosco troppo bene. E sorseggiò il caffè, che S. gli aveva porto. L’anziano scrittore lo guardò severamente e, dopo qualche secondo di silenzio, gli disse, mi raccomando, dopo che siamo andati da quello lì, voglio essere riportato subito qui. E poi, pare che nevichi, si rischia pure per la strada. Ma che si rischia, con la mia automobile non si rischia nulla. Il cielo prometteva malissimo. S. imprecò più volte, ripeteva, voglio essere riportato qua, subito. Te l’ho detto che sono stanco. Si vestì. Per arrivare all’autostrada da quel paese c’erano circa 50 chilometri di distanza. Presero la statale R. e la S. S. che era una lunga striscia di asfalto con le ambizioni da autostrada, ma non aveva né una corsia di emergenza, né un’area di servizio. S. era preoccupato, una pioggerellina mista a neve incominciava a scendere, mentre Gianni commentava, mi manca un sigaro. Tu non fumi, vero, gli fece. No, e non provarci nemmeno ad accenderti il toscano, altrimenti scendo dalla macchina e me ne torno a casa con il taxi. Il medico sorrise. Entrarono in autostrada, passando per una corsia di accelerazione eccessivamente tortuosa ed illogica. Iniziò a nevicare. S. era ancor più in ansia ed imprecò nuovamente. Gianni rise fragorosamente, guardandolo con aria di chi sa tutto gli disse, ma non sai che ho fatto mettere i pneumatici invernali e poi questa automobile ha l’ABS, l’EBD, l’ESP, l’OST. Basta!!! Gridò S. e la risata dell’amico divenne ancor più violenta. Dopo avere percorso alcuni chilometri uscirono dall’autostrada, mentre qualche automobile sbandava a causa del fondo stradale. Non vedi che è pericoloso?!! Gli gridò. Sono loro che non sanno come si guida, replicò Gianni. Prese la tangenziale fino ad uno svincolo periferico che conduceva ad una zona ricca di officine di vario genere e natura che fungeva da confine con quel po’ che rimaneva di campagna. Sorpassarono un poligono di tiro, un passaggio a livello e si avviarono verso un edificio risalente agli anni ’50. Scesero dall’automobile, i campi erano coperti di neve. L’automobile perfetta nuovissima superaccessoriata multiequipaggiata eccetera eccetera di Gianni non aveva avuto alcun problema nonostante il fatto che molte strade fossero coperte da uno spesso strato di fanghiglia, neve e polvere che, invece, avrebbe terrorizzato il povero signor S., se fosse stato da solo alla guida della sua F..T T.

Sgusasse, dove vorrebbi andare, chiese loro il carabiniere che stava all’entrata, un ragazzo di 18-20 anni dall’aria non proprio sveglia. Abbiamo bisogno del maresciallo Ascione. Mi fagiesse vedere un documento, per favore. S. e Gianni mostrarono i rispettivi documenti. Il carabiniere disse, con aria sorridente, vadino, vadino. Tornò a leggere lo Stadio e Forza B., ce la puoi fare. Da notare che era il nome della testata. Segondo uffigio a deztra. Bussarono alla porta dopo avere attraversato i corridoi di quella che era stata una scuola elementare. Maresciallo Grand. Uff. Cav. Di Gr. Cr. Gerardo Ascione. Quanno fa notte e ‘o sole se ne scenne, me viene quasi ‘na malinconia, la radio era stata accesa a tutto volume. T’aggio voluto bene a te tu m’è voluto bene a me. Chi siete? Siamo S. e Gianni Marchi. Ooo sole mio sta ‘n fronte a te, intonò Gerardo, era anche un tenore dilettante. Come so’ contento!!! Alle pareti c’erano quadri di Sant’Alfina, San Gennaro, San Gelasio e San Gerardo D’Alessio di Casavatore, posteggiatore abusivo proclamato santo nel 1994. Ascione aveva in mano un rosario. Aggio ditto 10 Pater 20 Ave e 30 Gloria per confessarmi dei piccati che ho commettuto. Tengo nu’ cabaret e babà, na’ butteglia e sciambagn, sciambagn per brindare a un incontro, Peppino Di Capri, ti amo!! S. e Gianni rimasero allibiti, nonostante lo conoscessero da molti anni. Brindarono, mannaggia, quanto magnate, sorcimel, come diciamo a Bbologna… Gerà, ascolta, abbiamo bisogno di te. Che, vi ha chiamato Rosà, Rosariuzza, l’amore mio. No, si tratta del liceo Ics, lo conoscerai di sicuro. Dovresti promuovere un’indagine sui conti correnti del preside e di tutto il CDA. Dobbiamo saper tutto dei parenti e anche degli amici. Ma è complicato, non si può, bisogna chiedere l’autorizzazione del magistrato, è lungo, sta volta non posso proprio. Ascione si era irrigidito tutto ad un tratto. S. e Gianni lo guardarono sconsolati. S. attaccò discorso a proposito del monastero intitolato a San Gerardo D’Alessio, al quale era molto devoto il maresciallo. Si trattava di una costruzione progettata dal grande architetto nipponico Yosuke Kazzuya Shikatzu. Il parroco è Don Cherubino Ronzinante Scapece, grande amico di Ascione. Abbiamo intenzione di fare un’offerta per il monastero, disse, ad un certo punto, l’anziano scrittore. Il maresciallo si intenerì di nuovo, ah Gesù, Gesù sia lodato. Oi vita, oi vita mia, oi core e chistu core, si’ stato o’ primmo ammore e o’ primmo e l’ultimo sarai pe’ mme. Voi volete fare un’offerta per il monastero. Invoco tutti i santi drammaturghi o taumaturghi come si chiamano, San Gennaro, Sant’Alfina, San Gelasio e San Gerardo. Forza, cacciate l’assegno, 3000, 4000, 5000? Pensandoci bene, forse sono meglio i contanti, in banconote da 50 euro. Gianni sorrise aveva capito benissimo cosa voleva dire S. in quel preciso momento, poi assunse un’espressione seria. Gerà, ascolta, tu ci devi un favore. Lo sai che noi due non siamo religiosi. Stiamo però riscoprendo il senso del divino. Per premiare questa nostra scoperta, che testimonia la possibilità anche per gli atei di redimersi, devi iniziare quell’indagine. Eh no, mica è giusto, rispose il carabiniere con aria triste. Aggio ditto che non puozz. S. guardò prima Gianni e poi Ascione, credo di non poter contribuire sai, mio caro, perché devo far eseguire una riparazione alla mia automobile. Lo sai quanto costano le riparazioni… Io devo far eseguire una riparazione in bagno molto importante, invece, disse Gianni. L’idraulico è caro arrabbiato. Gerardo li guardò con l’aria di chi si arrende e disse, guagliù, aggio capito. Puozz’ provà, ma nun vi garantisco, è ddifficile. S. e Gianni fecero finta di niente. Noi dobbiamo andare, speriamo in bene Gerà. Ti faremo avere la vile pecunia. Si salutarono e se ne andarono.

Vuoi passare da casa tua, chiese Gianni. No, no, replicò l’amico con aria infastidita, riportami a C. Gianni riprese, sulla strada per C. conosco una trattoria sensazionale, potrei chiamare anche Cecilia. Si chiama L’acqua fa male, il vino fa cantare. È un posticino un po’ isolato, conosco bene il proprietario. Mi sembra una buona idea, rispose l’anziano scrittore. Il medico telefonò alla moglie, le propose di raggiungerli con il taxi, ma lei si dimostrò recalcitrante. E se ti venissi a prendere con l’automobile… In tal caso potrei pensarci, rispose Cecilia. Deviarono verso casa Marchi, la moglie li attendeva agghindata di tutto punto, fuori dalla porta. Li salutò, baciò il marito e S. Era sempre ben pettinata, anche quando faceva le pulizie in casa. Quel giorno c’era un traffico esagerato. Le automobili procedevano a passo d’uomo. Imboccarono la statale che conduceva a C., poi una strada secondaria. Quanto manca, chiese S. Siamo arrivati, rispose con aria soddisfatta Gianni. Percorsero ancora 7-8 chilometri per quella strada sterrata, che, a differenza della statale, non era stata ancora ripulita dalla neve, la quale, nel frattempo, aveva smesso di tormentare. La trattoria era un vecchio palazzo in sasso, risalente almeno al ‘600. S. si domandava come potessero abitare, 400 anni prima, in quel luogo sperduto. Sul cartello davanti alla porta del ristorante, sarebbe esagerato chiamarlo insegna, c’era scritto pan ed gran, vén ed’ tarbian, fug d’querza, e una bela dona, anc’ s’l’è guerza. Che c’entra con l’acqua fa male e il vino fa cantare, chiese S. Quello era il vecchio nome con il vecchio proprietario. Da quanto tempo è cambiata la gestione, replicò S. Da 10 anni. Mah, fece lo scrittore. Sull’elenco telefonico è indicato con la ragione sociale Frà Pignat e d’beva e’ Sanzves int la bocia ed lat snc. Avevano dovuto parcheggiare ad un paio di km di distanza, perché il ristorante si trovava in mezzo ad un campo, impossibile da raggiungere con l’automobile. Un carro agricolo, guidato da Salomone, il nipote del proprietario, andava a raccogliere i clienti facendoli sedere sulle balle di fieno appoggiate nella parte posteriore del veicolo. Salomone era un giovanottone della montagna modenese, aveva sempre in testa un cappello da contadino per 12 mesi l’anno, anche quando si coricava. Era sempre con il maglione, con lo stesso. S’al tein al fred, al tein anch’al cald, diceva sempre, ziocaantaa. Ziocantaa, avete visto c’è stata la neve. Nel ristorante non c’era il riscaldamento, né, tanto meno, l’aria condizionata. Ettore Moscatelli era un uomo sul metro e novanta, di 55-60 anni, con i baffoni neri, il grembiulone perennemente unto e bisunto. C’erano 5 tavolacci di legno tarlato e un cameriere ubriaco con lo stomaco gonfio che emetteva terribili rutti che facevano aprire  le finestre, dalle quali entravano terribili spifferi. Alle pareti erano appesi cartelli con frasi tipo cioccolata, ponc, rum, cervogia, barberia, giulebbe e sidro, e thé, fin che vino al mondo c’è non farete mai per me e calendarietti con donne nude in pose sconce. Il menu era composto da 3 primi e 3 secondi, scelti a seconda dell’umore del cuoco. Mangiarono un succulento piattone di tagliatelle e coniglio alla cacciatora. Pagarono, la ricevuta trasudava olio. Lasciarono il ristorante e S. fu accompagnato a C. Cecilia e Gianni non si trattennero. S. era stanco.

La manifestazione contro il vertice internazionale si avvicinava. I partiti di destra, ma anche alcuni di sinistra moderata, presagivano sicure violenze da parte delle frange estremiste dei manifestanti. Una famosa giornalista scrisse in un articolo che i violenti andavano isolati. Si intende che la giornalista definiva come violenti tutti i manifestanti. Andavano isolati anche ricorrendo a mezzi drastici, come la violenza. Bisognava imporre la pace a quei fascisti, intolleranti, bastardi, putridi, infingardi, leccapiedi, nipotinidistalinlenintogliattiechipiùnehapiùnemetta, pezzi di merda. Quando chiesero alla giornalista il perché di quell’espressione non molto urbana, rispose che era un complimento per quei noglobalcomunistiintollerantinipotinidibertinottieanchedelsubcomandantemarcos. Il ministero dell’interno aveva annunciato l’arrivo di nuovi manganelli, chiamati tonfa, per reprimere la violenza dei manifestanti. Avrebbero di sicuro fatto molto male. Migliaia di poliziotti, carabinieri, finanzieri e militari furono mobilitati per garantire la sicurezza della città di B. il governo decise di istituire una zona rosso fuoco, una zona rossa, una zona rosa, una zona rosa pallido, a seconda dei vari livelli di sicurezza. Dalla zona rosso fuoco furono evacuati gli abitanti, che erano solo qualche migliaio. Avrebbero dovuto stare lontani dalle loro case per solo dieci giorni. La zona rosso fuoco fu chiusa con il filo spinato, collegato all’alta tensione. Chi osava avvicinarsi sarebbe stato scosso da migliaia di volt di tensione. Tutti i palazzi vennero controllati da capo a piedi. Nelle case furono rivoltati i cassetti e buttato all’aria tutto quello che c’era. Furono smontati tutti i mobili. Furono mobilitati i corpi speciali della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza. Anche i vigili urbani furono dotati di manganelli speciali. Si parlò anche di un divieto di manifestazione. Tutti i giornali governativi e di sinistra moderata riportavano le immagini di “manifestanti” con il coltello tra i denti e il sangue alla bocca. Gli editorialisti dei giornali parlavano delle assurde pretese dei manifestanti di fermare la globalizzazione e dei loro piercing. Alcuni vignettisti alla moda li ritraevano con bombe molotov in mano e sguardo truce.

Il signor S. non prestava molta attenzione a queste notizie. La storia la fanno i vincitori, diceva. In questo caso gli sconfitti siamo noi e questi ragazzi ne pagano le conseguenze. A volte penso che dovremmo vergognarci di quello che abbiamo fatto loro oppure a volte penso che facciamo ridere, con le nostre fissazioni e la nostra vecchiaia, che è vecchiaia mentale, prima di tutto. Pensava questo mentre si stava per coricare. Faceva un freddo cane. Il clima era umido e sgradevole. Alla mattina si alzò presto, dopo un po’ accese la radio. Questi truci individui chiamati noglobal facevano paura, perché avevano tutti il piercing e fumavano gli spinelli, che sono la droga per le zecche comuniste. I poliziotti fermavano ragazzi, perché avevano i pantaloni troppo larghi. La radio annunciava che a B. la giornata sarebbe stata molto agitata. Quel giorno le scuole sarebbero state chiuse, come i negozi, a causa di un ordinanza ministeriale. Alcuni negozianti, che violarono il divieto, furono accusati di “intelligenza con il nemico”, vennero arrestati e processati per direttissima da magistrati leali ed equilibrati e non da toghe rosse politicizzate e parziali. Il cielo era grigio, cadeva una pioggerellina fitta, fredda e terribilmente fastidiosa. Mentre gli pareva di sentire il suono di una radio che trasmetteva un gruppo della città della Ghirlandina di musica irlandese, il signor S. si sentiva fiacco, stanco, demotivato. Pensava che non avrebbe concluso niente e, così si mise ad ascoltare la radio, non prima di avere sbrigato le sue formalità. Era attaccato alle abitudini, come tutti gli anziani. Quando glielo facevano notare, lui sosteneva di esserlo sempre stato, anche da giovane. Intanto era arrivata metà mattina, si preparò una tazza di tè caldo.

Il fidanzato di Helena è un giovane di buona famiglia, forse il narratore ha già menzionato questo particolare. È brillante e religioso, va sempre in parrocchia, fa mille battute, è sempre impegnato. Helena è libera, non ne vuol sapere di religione. L’uomo crea le proprie divinità, come sosteneva Senofonte e come ha ripreso Feuerbach. Cerca di offrire spiegazioni soprannaturali a fenomeni che non vuole e non può capire. La divinità è la proiezione del nostro pensiero, della nostra insicurezza. È così per tutte le religioni, anche se, qualche ex marxista, devoto all’ideologia del politically correct, finge di scordarsene. A cena Hector si stupì molto, perché Helena conosceva i suoi libri. Era persuaso che una ragazza potesse pensare solo alle frivolezze della vita, ma, quando la sentì citare i filosofi, i suoi pregiudizi furono messi in discussione. Il suo fidanzato faceva battute su tutto, anche sui filosofi. Beninteso, Helena era una ragazza allegra ed ironica, ma, ogni tanto, voleva occuparsi anche di qualcosa di serio. È stato bello parlare con te, ci resterei sempre, disse a voce bassa Helena. Anche io, si lasciò scappare Hector. Non pensò nemmeno a ciò che aveva appena detto. Sua moglie non sentì. Tornarono a casa.

  1. guardò il cielo, se non fosse stato perché aveva mangiato bene, sarebbe stato di pessimo umore. Gli venne da pensare alle morti di Marini e Castaldi. Le indagini erano state subito archiviate, anche se le incongruenze erano molte. Marini era stato considerato un potenziale attentatore e Castaldi un suicida. Tutti i giornali ne avevano parlato. I giudici non avevano nemmeno disposto l’autopsia. Come fare ad arrivarne a capo? La risposta era sempre quella: Ascione!

Gio scriveva poesie, era timido. Non voleva che nessuno lo sapesse. Era tanto casinista. Scriveva su lembi di giornali, su scontrini di cassa. Aveva scritto una poesia per Eli durante una lezione di Paperini. Nunc- se – la – fecit- addossum – Maria. Leva – in – alto – manum – sum – tuum – capitanum. Move – in – tempo-bacinum- sum – capitanum – uncinum  – prego – ante – tuum – nomen – vero – qui- es- sfigatus- vero – qui – cantis – bene – falsum. Aaammenn. Arriva l’intervallo. Gio, che hai lì. Lascia stare, insmita, rispose il ragazzo. Lei gli strappo di mano il foglietto, uno scontrino della coop, e iniziò a correre verso il corridoio. C’era un grande caos, tutti erano in giro tra una classe e l’altra e conversavano animatamente. Dammi qua, dammi qua, le gridava il ragazzo. Il preside era, tutto sommato, magnanimo, lasciava far l’intervallo anche ai meno abbienti, i quali avrebbero potuto essere rosi dall’invidia nel vedere i loro coetanei con tutti gli ultimi modelli della famosa marca, quei pezzentoni ne avevano solo uno, due al massimo. L’invidia nei confronti dei più abbienti li conduce sicuramente alla delinquenza e al comunismo, che sono fratelli. Stavano ancora correndo per il liceo, mentre le casse dell’impianto stereo diffondevano canzoni come Faccetta Nera e Giovinezza. C’era stata la pacificazione. Sicuramente qualcuno avrebbe visto i ragazzi, perché il liceo era pieno di gente e di telecamere. Sarebbero stati sicuramente processati e puniti dal Tribunale Speciale Per la Difesa Del Liceo, il quale altro non era che il Consiglio di Amministrazione. La punizione maggiore e più temuta era la crocifissione in aula magna, seguita dal supplizio di stare in ginocchio sui ceci. Fermati, fermati, cazzo. No, no, che hai da nascondere, rispondeva allegramente Eli. Gio era un campione di atletica e non tardò a far valere le proprie doti, raggiungendo la ragazza e afferrandola. La fanciulla si sbilanciò e cadde. Sotto c’erano quelle confezioni, che sembravano risme di carta. Anche Gio cadde. Si udì un rumore provenire dall’interno di quelle risme, sembrava quello di granelli di sabbia. Eli guardò Gio con aria turbata, vista anche la posizione in cui erano in quel momento. Si alzò in piedi. Che c’è qua dentro. Tagliò la fascetta che la chiudeva con il cutter. Sollevo il coperchio, che non emise alcun rumore. Scosse il contenitore, non si udì nulla. I secondi passavano, si rischiava. Fece la stessa cosa con un altro contenitore. Il coperchio emise un rumore di granelli di sabbia. Lo osservò, sembrava che non avesse nulla di strano. Sicuramente c’era un doppio fondo. Incise la parte interna del coperchio. Caddero dei granelli bianchi, cocaina. Si guardarono allibiti. Non pensarono più a quel che stava scritto sullo scontrino. Gio richiuse il contenitore poco prima che arrivasse il prof. Marini che iniziò a cantare a squarciagola: IN TUTTO IL MONDO, DOVUNQUE ANDIAMO, QUANDO QUALCUNO CI DOMANDA, CHI NOI SIAMO, CHI NOI SIAMO. E NOI IN CORO RISPONDIAMO: SIAMO L’ARMATA ROSSONERA E MAI NESSUN CI FERMERÀ, NOI SAREMO SEMPRE QUA, SIAMO DEL COMMANDO ULTRÀ, IL MILAN E’ LA SQUADRA DEL MIO CUOR. INTER, INTER, VAFFANCULO!!! Ciao regaz, come butta?

Era molto contento del fatto che quei due ragazzi partecipassero ai roghi dei libri, essi, inoltre partecipavano alle messe di Don Paperini e si erano iscritti al partito Forza Nonsocosa. Finalmente abbiamo strappato quei due ragazzi alla merda comunista, disse, parlando con Mister Ics. Il nostro Signore Potente e Misericordioso ci ha aiutati, disse il preside, passandosi una mano sui candidi capelli. Era vestito di grigio con una cravatta argentata.

Esistono dei presupposti che fondano il sistema culturale di ogni città, di ogni nazione. Dopo la guerra, a B., i discendenti di quei signori con la camicia nera venivano messi ai margini. Un signore con i baffetti bianchi, che parlava molto bene, non poté nemmeno cibarsi ad un autogrill dal buffo nome. Quei signori, che avevano coperto la camicia dal colore molto scuro con il doppiopetto, non potevano neanche tenere le proprie adunate nella famosa piazza centrale ed erano costretti ad andare in punti periferici della città, venendo inoltre ricoperti di insulti. Troppe persone avevano subito dei drammi in famiglia: parenti, amici, conoscenti uccisi oppure essi stessi avevano sofferto per quello che era successo in tanti anni. Anche coloro i quali non ne erano stati toccati direttamente provavano un sentimento vero e sincero di profonda avversione nei confronti di quelle idee nefaste che avevano provocato la disfatta del loro paese. Avevano ottenuto qualcosa di concreto, la democrazia, la libertà e differenti rapporti sociali, l’avevano ottenuto perché avevano lottato strenuamente, anche commettendo errori tragici. Qualcuno aveva santificato la Resistenza, ma non le aveva voluto veramente bene, l’aveva esposta alle critiche maligne di quei soloni che gridavano, chi sa parli, il triangolo della morte, l’Italia divisa, le ragioni dei ragazzi di salò. Gli esseri umani sono fallibili: i partigiani hanno certamente commesso errori, ma perseguendo il nobile fine di liberare l’Italia dalla schiavitù fascista. Si è incominciato a cedere pezzo per pezzo, a seppellire le ragioni dell’antifascismo a forza di rivedere. Il loro fine è stato quello di cambiare le carte in tavola, di ribaltare i ruoli di vittima e carnefice per i loro sporchi fini di utilità politica. Chi sono i bastardi che compiono questa operazione: sono gli eredi di quei signori che incentivavano i trasporti verso i parchi di divertimento di Bergen Belsen e Treblinka, sono quei signori che si sono tagliati la barba lunga e hanno nascosto le foto del matrimonio officiato dal prete rosso.

Dobbiamo avere il coraggio di rivedere, dobbiamo chiedere scusa. In fin dei conti quelli che ammazzavano gli uomini con gli stivali, solo perché li credevano poliziotti, non erano poi così cattivi, avevano le loro ragioni. coloro i quali ammazzavano le donne e i bambini, torturavano persone innocenti, erano pochi ragazzi ingenui. I ragazzi possono commettere degli sbagli. Alcuni di loro erano tanto bravi a giocare a carte, questo è un indubbio merito che non può essere inficiato da qualche peccatuccio veniale.

Gli ebrei erano una potente lobby, forse lo sono tuttora. C’è stato chi, come la gerarchia cattolica o i nazisti, li contrastava perpetrando atroci stragi fino a giungere al più colossale dei massacri, l’Olocausto. Ora non si può criticare gli ebrei, perché si viene subito tacciati di antisemitismo, come se le critiche a quell’individuo che organizza operazioni pacifiche chiamate Pioggia d’estate fossero una critica all’essenza stessa del giudaismo. E. O. è un perfetto stronzo, e così anche il narratore di questa storia è diventato antisemita. Secondo l’Enciclopedia, l’antisemitismo

È l’ostilità verso gli ebrei (benché tra i popoli semiti, ossia discendenti di Sem, si annoverassero anche arabi, assiri e aramai) [1] è un sentimento fortemente diffuso nella società europea, soprattutto a partire dalla diffusione del cristianesimo; ma ha acquistato una dimensione nuova nei secc. XIX e XX, con l’avvento del nazionalsocialismo […] e dei fascismi.[2]

In questo periodo va di moda, da una parte, il razzismo nei confronti degli arabi, da un’altra un buonismo cazzuto propugnato da cattolici ipocriti. Si può essere assunti in regione a rubare lo stipendio, perché si è un po’ zoppi o claudicanti. Dopo avere compiuto questa digressione pazzescamente lunga il narratore viene al punto. Gio e Eli si ponevano il quesito: era opportuno rivelare quello che avevano visto. Sul fatto che fosse giusto non vi erano dubbi. Era eticamente condivisibile, ma che cosa avrebbe comportato? Ci faranno un mazzo così. Ti pare possibile. Eli attaccò, se andassimo a dire che il liceo piccolo borghese perfetto senza macchia è in mano a cocainomani rischiamo una denuncia per calunnia e un processo dal Tribunale Speciale Per La Difesa Del Liceo. Sui giornali di destra e di sinistra moderata saremo additati come due fighetti radical-chic. Decisero di telefonare, comunque, al signor S., ma le linee non erano mai state così disturbate. Mister Ics, Pancrazi, Giorgino e Paperini erano attenti osservatori, le microtelecamere nascoste aiutano molto.

Nella piazza principale i manifestanti si radunavano molto lentamente, perché molti di essi venivano fermati dalla polizia. C’erano molti striscioni di scuole e molti provenienti da molte fabbriche della città e dalla provincia. Volti anziani segnati dal tempo si mescolavano a volti giovani, imberbi.  Dalla periferia arrivavano gruppi di persone, anziani con il cappello parlavano animatamente tra loro. Alcuni arrivavano con l’autobus, che si era fermato un po’ prima a causa dell’afflusso abnorme di persone, altri arrivavano con la bicicletta, mentre i più atletici arrivavano eroicamente a piedi. Tra questi vi era chi discuteva amichevolmente, ma anche scontrandosi, con giovani di vario tipo. Alcuni avevano un’aria tranquilla e distinta, direbbero i benpensanti. Altri avevano l’aria scapigliata e vagamente selvaggia che tanto impauriva le signore con la pelliccia che passeggiavano spesso lungo quelle strade del centro. I volti erano tanti, così come le età e le nazionalità. Abbondavano i volti con la pelle scura e le parlate esotiche, così come i modi di vestire. In quella città si stava bene e l’abbigliamento di molti dei suoi abitanti lo testimoniava. Si muovevano sereni, qualcuno direbbe, con giovanile incoscienza. UN MONDO DIVERSO E’ POSSIBILE ANOTHER WORLD IS POSSIBLE UN OTRO MUNDO ES POSSIBLE, gridavano quelle piccole donne e quei piccoli uomini che camminavano verso il concentramento, che brutto nome, della manifestazione. Il concentramento sarebbe dovuto avvenire nella grande piazza, che si stava riempiendo inesorabilmente dalle prime ore della mattinata. Davanti ad un’edicola in via Ugo si erano dati appuntamento i ragazzi del collettivo, Giò ed Eli compresi. Quando arrivò Giò era visibilmente preoccupato, indossava il casco del motorino che suo padre aveva voluto a tutti i costi che si infilasse. Credo che ti servirà, ho paura che tu tornerai a casa con la testa rotta. Eli aveva una giacca sportiva, con sotto la felpa con il cappuccio all’ultima moda. Quando se la metteva, gli studenti e gli insegnanti di buona famiglia del liceo la rimproveravano, perché sostenevano che una comunista non dovesse avere dei gran intappi. Qualcuno arrivò a dire, come il loro compagno nobile ed intellettuale, tal Gioacchino Curculioni dei Medici, che Marx aveva scritto, nel Manifesto, testo da aborrire, che i comunisti dovevano vestirsi di stracci per essere fedeli alla proprie nefande nefaste criminali idee. Eli aveva dovuto litigare con il padre, prima di venire alla manifestazione. Il padre non aveva approvato la sua scelta, secondo me non serve a nulla. Voi pretendete di risospingere verso l’alto la pioggia che ci cade sulla testa. Siete solo dei poveri, teneri illusi. Le ingiustizie ci sono, ma bisogna provare a risolverle partendo da una realtà come quella del quartiere. Mi sembra che questa sia tutta retorica. In ogni caso, vai pure, le aveva detto. Non voglio interpretare la parte del genitore antidemocratico, questo le aveva detto. Alberto, l’infame frocio ballerino, come direbbero i benpensanti, era venuto con il grande imbarazzo nel cuore che gli era costata la sorpresa che aveva avuto alla scuola di balletto. E pensare che una volta la danza classica era vietata alle donne. Si chiama danza classica, perché è originaria del ‘700, quando non ci si vestiva certo con i jeans. I nomi dei passi sono bellissimi eleganti e melodiosi. Arabesque- degagè- port de bras, rond de jambes, à – la – première. Aveva lo sguardo basso, quando arrivò all’appuntamento con gli altri ascoltava il walkman, come fanno tanti ragazzi della sua età. Quello che sei per me è inutile spiegarlo con parole, con le note proverò… Faceva la canzone, che era di un gruppo di terroni sporchi comunisti. Di questi tempi è sempre necessario precisare le persone di cui si sta parlando, c’è sempre il rischio della censura. Ragazzi, ho una paura fottuta, disse Gio, qui ci legnano di brutto. Eli rispose, non siamo mica tanto normali, per andare a questa manifestazione. Fa un freddo porco, meno male che questa città ha i portici, anzi è nota per i portici. Iniziarono a camminare verso la piazza. Un poliziotto fermò Alberto e lo perquisì. Volle sapere che cosa stava ascoltando con quegli auricolari, temeva che fosse un terrorista in contatto con la base. Si sa, di questi tempi, con quel tipo curioso, alto alto, con il vestito bianco e la barba lunga, bisogna stare attenti. Molto lentamente si avvicinarono alla piazza, decisero di fermarsi sotto una lapide, piccola e striminzita, che ricordava dell’omicidio di tal Zamboni, un ragazzo che fu linciato, perché incolpato dell’attentato al duce, che era stato compiuto da qualcun altro. Un esponente di quel partito che non è più fascista l’aveva definito un terrorista, paragonabile ai terroristi di Al Qaeda. Lungo la strada Gio si era messo a raccontare degli ultimi mp3 che aveva scaricato da Internet e delle madonne che aveva tirato suo padre, quando era arrivata la bolletta del telefono. Limp bizkit, nofx, gli piaceva un po’ di tutto… Sì, sì, sempre, con ‘sti mp3, mi hai fatto aspettare fino a mezzanotte per dirmi le risposte del questionario sulla storia del Milan. Che mi frega di Aldo Maldera? Se tu non conosci il Milan degli anni settanta non sei nessuno nella vita, gli rispose il ragazzo. Alberto intervenne, io so appena dove sta Milano… Il prof è talmente rinco che si può copiare come si vuole. In piazza aspettarono almeno 40 minuti prima che il corteo si muovesse. I ragazzi si misero dietro ad un camion sul quale era montato uno stereo da migliaia di watt.

Ci sono persone nella vita che vivono dell’ottimismo della volontà e del pessimismo della ragione.  Ci sono tanti che si credono uomini e donne e, in realtà, sono pulci. Ci sono le pulci di buona volontà, quelle che combattono contro i mulini a vento, e ci sono le pulci senza speranza, che credono di essere dei giganti e invece sono solo delle mosche cocchiere. Quelle che camminavano per quelle strade erano pulci di buona volontà che combattevano contro dei mulini a vento. Come mai come mai noi non decidiamo mai, d’ora in poi, d’ora in poi decidiamo solo noi.. L’ottimismo della volontà a volte è permeato di follia. Le pulci di solito stanno sui cani e un po’ li disturbano, è questo il loro compito da migliaia di anni. In piazza c’erano anche delle altre pulci, i tutori dell’ordine, che stavano lì a difesa dei cani. Forse credevano essi stessi di essere i cani. I tutori dell’ordine erano in tanti, sembravano tanti Robocop. Indossavano i caschi, si proteggevano con gli scudi e stavano estraendo i manganelli, i tonfa, che avrebbero dovuto far cambiare idea a quelle pulci che manifestavano. Ad un certo punto quel grosso cane che era l’ordine costituito decise di togliersi di dosso quelle pulci. La schiera compatta di solerti tutori dell’ordine partì alla carica contro quelle zecche comuniste, che iniziarono a disperdersi. Gio ed Eli iniziarono a correre per una strada isolata, sul capo del ragazzo si abbatté una manganellata e, in breve tempo, quella sporca zecca comunista finì a terra. La ragazza urlava Bastardi non potete, ma quei solerti tutori dell’ordine si affrettarono a colpire con uno di quei tonfa anche lei che cadde a terra con il viso insanguinato. I due ragazzi venero ammanettati e caricati sul cellulare, che non è un oggetto elettronico che serve per mandare sms e mms. Alberto era riuscito a nascondersi in un cortile interno di un vecchio palazzo del centro di B. Ora non li trovava e non si dava pace. Il cellulare era ingombro di altre sporche zecche che insozzavano con il loro sangue maledetto quel veicolo, pagato con i soldi dei bravi cittadini onesti. Lo scrittore deve ogni tanto usare certi vocaboli all’indirizzo dei comunisti, non si sa mai di questi tempi. Ma torniamo al racconto. Mentre le sporche zecche comuniste venivano giustamente punite per avere manifestato, dei ragazzotti con la tuta nera spuntarono miracolosamente da un furgone bianco parcheggiato nella zona. Questi ragazzotti avevano mazze da baseball con le quali incominciarono ad infrangere le vetrine dei negozi e degli uffici e i vetri di quelle poche automobili, che erano ferme lì. La polizia li lasciava passare, perché era intenta a sfasciare la testa ai rossi che manifestavano. Il lettore tenga presente che si intendono per rossi anche i boy-scouts e le suorine. Chiunque si oppone al solenne ordine costituito è un rosso. Una di quelle suore comuniste aveva il volto insanguinato, un boy-scout con i pantaloni corti in quel giorno con 2 gradi venne ammanettato da un tutore dell’ordine che gli urlava comunista di merda, comunista di merda, ti inculo. Il ragazzo, che avrà avuto all’incirca 14 anni, recitava il padre nostro. Padre nostro, che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà. Mentre succedeva tutto ciò in quelle vie dai nomi antichi come via Ugo Bassi e via Indipendenza il cellulare sfrecciava a tutta velocità per quelle strade sfiorando con le ruote anche qualche manifestante che scappava. I tre tutori dell’ordine alla guida gridavano, vi ammazziamo tutti comunisti, siete finiti pezzi di merda. Faccetta nera, bell’abissina, aspetta e spera che già l’ora si avvicina. Quando saremo a Macallè, noi ti daremo un’altra legge e un altro re. Faccetta nera, sarai romana, noi per bandiera ti darem quella italiana. Quando saremo a Macallè, noi ti daremo un’altra legge e un altro re. Gio guardava nel vuoto senza espressione, Eli piangeva di rabbia. Arrivati alla questura, le zecche furono fatte scendere e condotte nei sotterranei. Eli urlava, perché, perché, non è giusto. Un poliziotto mascelluto la trascinò per un braccio e la chiuse in un bagno. Stai zitta troia, che dopo ti stupro, le disse. Un omaccione costrinse Gio in ginocchio: dovete stare così tutti, comunisti di merda. Il ragazzo, che aveva il volto imbrattato di sangue, si accorse che alla parete c’era la foto di un altro omone mascelluto, tal benito mussolini, che qualcuno aveva definito il più grande statista del secolo. Anche in un’altra caserma, saltata in aria in un paese lontano, c’erano foto di quell’omone. Bacia la foto, maiale, bacia la foto, gli gridavano due poliziotti inferociti, mentre le ore passavano. Non la bacio, la tua foto del cazzo. Il ragazzo era un temerario e la sua temerarietà gli valse come premio, se così lo si può definire, una serie di calci un po’ dappertutto. Accanto a Gio c’erano altri ragazzi, in ginocchio, ammanettati, con le braccia contro il muro, bendati. I poliziotti tolsero loro le bende per mostrare meglio il trattamento riservato a chi alzava troppo la testa. Un ragazzo, che aveva distolto lo sguardo, ricevette una violentissima sberla. Il problema di quei poliziotti era riuscire nel loro intento, persuadere, anche con le maniere forti, quel ragazzaccio di Gio che era proprio il caso di baciare la foto del duce.

 

 

Alberto era uscito dal nascondiglio, perché aveva visto che la strada era sgombra. Nessuno lo aveva notato tranne un bambino che osservava da una finestra di quell’antico palazzo. Erano ormai le due del pomeriggio, non si udivano rumori, tranne qualche sirena lontana. Usciva, guardandosi intorno in modo circospetto. Dovette tornare a casa a piedi, perché non c’erano mezzi pubblici a disposizione. Il suo telefonino suonò: che è successo, che è successo, abbiamo provato a telefonarvi tutta la mattina. Era sua madre. C’è stato un gran casino, tanti hanno preso un sacco di botte. Io sono riuscito a scappare ma Gio ed Eli sono stati arrestati, non so dove sono. Mi hanno telefonato i loro genitori, dicono che i loro cellulari non rispondono.

Un cellulare rotto non serve molto per rispondere, uno dei solerti tutori dell’ordine che avevano arrestato i due reprobi aveva sequestrato loro i cellulari e li aveva calpestati con uno stivale numero 46. I poliziotti avevano trovato il modo di risolvere il problema di cui si scriveva poc’anzi. In due avevano afferrato Gio e gli avevano sbattuto la testa contro il muro. Gio non riusciva più a vedere nulla, il sangue era troppo. Nel frattempo Eli era sola, piangeva. Doveva pure trovare qualche maniera per passare il tempo. Il tempo in prigione scorre lento, o forse non scorre proprio. Il suo ragazzo, che non stava molto bene, era stato trascinato dai solerti tutori dell’ordine in una cella nei sotterranei di quell’antico palazzo. Il signor S. aveva acceso la televisione perché voleva rendersi conto di ciò che stava succedendo. Aveva ascoltato la radio. Ci credeva, ma non riusciva a crederci, come poteva crederci? Aveva sempre creduto di vivere in uno stato democratico, dove venivano rispettate le garanzie dei cittadini. Era un povero illuso, che ogni tanto si svegliava dal suo torpore. Ogni tanto prendeva coscienza. Questa Italia l’abbiamo costruita noi, come è ridotta ora, diceva.

Alla televisione bacchettavano i violenti no global. Con la scusa della protesta se ne approfittano per danneggiare i poveri poliziotti che stanno lavorando. Sfasciano le vetrine, sfasciano i negozi, sono dei barbari. Le immagini che venivano mandate in onda erano abbastanza confuse. Si vedevano gli scontri con la polizia, che collaudava i nuovi manganelli sulle teste di quegli sporchi manifestanti, ma a sfasciare le vetrine erano dei giovanotti in tuta nera che passavano indisturbati vicino alle automobili della polizia. Il signor S aveva visto, che in un paese straniero molto potente, c’erano dei prigionieri che venivano maltrattati dai rappresentanti di un paese libero. I prigionieri erano incaprettati e incappucciati. Erano trattati peggio delle bestie. Il vecchio pensava che in Italia non sarebbero mai potute succedere certe cose, anche se, a volte, si era dovuto ricredere. Il padre di Eli era incavolato nero, l’avevo sempre detto che quei no global non avevano futuro, l’avevo sempre detto. Sono convinti che con la violenza si possa risolvere tutto. Cosa credono, che si possa rompere i vetri delle banche per fare la rivoluzione. Le sinistre non dovrebbero legarsi con quel genere di persone. Era appena rientrato dal lavoro, non aveva ancora acceso la televisione. La moglie scuoteva la testa, cosa stai dicendo, cosa stai blaterando. Mi ha telefonato la madre di Giovanni, l’amico di Eli, mi ha detto di aver saputo dal loro compagno di scuola Alberto che i ragazzi sono stati arrestati e picchiati dalla polizia. Ha detto che stavano manifestando tranquillamente, quando c’è stata una carica a freddo, la chiamano così. L’uomo aveva l’aria perplessa, rimase in silenzio per qualche secondo poi disse, io credo a mia figlia, non ho motivo per dubitare, ma non vorrei che le fosse venuto un momento di rabbia e si fosse immischiata in un gruppo di provocatori. Questi usano degli argomenti che si possono anche condividere, ma sono i mezzi che sono sbagliati. Quando parlano male delle banche che finanziano il traffico di armi non posso che essere d’accordo con loro, ma a che serve spaccare una vetrina? A che serve? Alberto, io credo che né nostra figlia, né i suoi amici possano mai compiere certe azioni. Ho conosciuto anche i suoi amici, mi sembrano giudiziosi. Adesso bisogna chiamare l’avvocato. Rossini prese il telefono e contattò l’avvocato Nanni, una donna piacente sulla quarantina, che aveva esperienza di questo tipo di casi. L’avvocata inforcò lo scooter, subito dopo aver ricevuto la telefonata, e si precipitò alla questura. Domandò della sorte dei ragazzi, ma non ebbe risposta da nessuno dei dirigenti con cui parlò. Dentro la questura c’erano altri avvocati che chiedevano delle sorti dei loro assistiti, ma non ricevettero risposta. AD un certo punto arrivarono anche i genitori di Gio, i quali non furono nemmeno ascoltati.

Contra i pinsir un gran rimedi l’è e’ bicir, così sentenziavano e sentenziano i romagnoli poveri, quando, molte sere mangiavano solo cipolla e un po’ di piadotto fatto più di farina di formentone che di grano.[3] Cosa serve per rimediare ai pensieri? Dario Fo è il più grande autore e attore teatrale dell’era moderna. Egli sostiene l’importanza della commedia grottesca, perché non crea la catarsi come nella tragedia, che provoca il pianto e fa cadere l’indignazione. Questo è certo, ma è anche vero che l’orrore sconvolge, toglie l’equilibrio mentale. Si rischia la malattia. Molte volte bisognerebbe evitare di prendere il mondo troppo sul serio, ma, in quella situazione, come era possibile? A dire il vero, non era neanche la prima volta, bastava pensare ai tempi di Scelba. Era capitato molte altre volte, tra le quali a Reggio Emilia. Morti di Reggio Emilia, uscite dalla fossa, fuori a cantar con noi Bandiera Rossa. Compagno cittadino, fratello partigiano, teniamoci per mano, in questi giorni tristi. Di nuovo a Reggio Emilia, di nuovo là in Sicilia, son morti dei compagni per mano dei fascisti. Ora S. si sentiva più anziano del solito, anche se, forse, non era mai stato giovane. Rimase bloccato a sedere, non riusciva ad alzarsi. Non sapeva perché. Aveva visto anche la foto di un ragazzino accasciato a terra, con un occhio pesto, preso a calci dappertutto dai solerti tutori dell’ordine.

La polizia aveva sequestrato delle bombe molotov ai manifestanti e aveva dovuto assalire una scuola, dove alloggiavano i manifestanti, facendo schizzare il loro sangue sulle pareti, perché essi, a loro dire, avevano lanciato contro le forze dell’ordine dei sassi. Erano entrati di forza nella scuola e una zecca comunista aveva tentato di accoltellare un appartenente alla Benemerita.

L’avvocato Costanza Nanni conosceva tutti i dettagli del codice penale e cercò di sapere in tutti i modi la sorte dei ragazzi. Seppe anche di un gruppo di avvocati, che stavano cercando di difendere assieme i diritti dei detenuti, e si mise immediatamente in contatto con loro. Riuscirono anche a mettersi in contatto con un deputato che faceva riferimento a quel noto partito della sinistra radicale. Egli cercò di capire dove erano state portate quelle sporche zecche comuniste.

L’anziano scrittore guardava la televisione: c’era una conferenza stampa. Stavano parlando degli energumeni con il passamontagna, con la scritta polizia sulla casacca che indossavano. Erano le famose teste di cuoio, così venivano definiti i corpi speciali di polizia e carabinieri superaddestrati per operazioni particolari: GICO, ROS, POS, NOCS, TACS, GSM. Erano grandi, grossi e mascelluti. Va, la vita va, con sé ci porta, ci promette l’avvenir, una maschia gioventù con romana volontà combatterà. Verrà, quel dì verrà, che la gran madre degli eroi ci chiamerà. Così cantavano all’inizio della conferenza. Verrà, quel dì verrà, che la gramagnna e i macaroun a’ s’ magnarà. Il questore iniziò a parlare con tono solenne: abbiamo esecutato il sequestro di numerosso materiale atto ad offendere. Questo è un grande successo dello stato e dell’ordine costituito. Abbiamo stroncato la violenza. Siamo rammaricati per le gonsequenze collaterali come l’uccisione della Di Leo Marianna e della Frabboni Martina pericolosissime delinquenti comuniste potenziali terroriste, le quali avrebbero comunque rappresentato un sicuro pericolo essendo anche parenti ed affini di terribili bolscevichi. Marianna e Martina non si conoscevano, avevano 15 anni. Martina frequentava i boy-scouts. L’uccisione con un colpo di pistola alla tempia sparato da molto lontano, potrebbe essere stato un cecchino, rappresentava sicuramente l’extrema ratio per eliminare due individui di 40 kg scarsi di peso, come erano quelle due ragazze. Un poliziotto parlò, cercando di celare l’accento di B., dobbiamo essere determinati nel frenare questi delinquenti rossi, come lo furono i nostri avi il 28 ottobre 1922, per garantire la democrazia, la legalità e il rispetto dell’ordine costituito contro la violenza. Perché, se non saressimo stati così determinati, quelli lì si sarebbiro conquisstati la città, abbeverando i propri destraieri alla fontana di lui lì, quello che ci ha il pisello di fuori, in centro. Il modo di parlare di quel carabiniere colpì molto S. Neanche lui sapeva il perché. La conferenza stampa terminò con un canto corale dei poliziotti e del questore, tutti in piedi, di quello che era stato proposto come nuovo inno nazionale. Salve, o popolo di eroi. Salve, o patria immortale! Sono rimasti i figli tuoi, con la fé nell’ideale. Il valore dei tuoi guerrieri, la virtù dei pionieri, la vision de l’Alighieri oggi brilla in tutti i cuor. La proposta del nuovo inno era stata inoltrata dall’onorevole Fogna, di un partito erede della grande tradizione liberale. A bassa voce, un poliziotto disse, mo guarda che bella canzone, parlano anche della mia amica Federica Brusafazzi. La chiamiamo Fe. Mo soccia, non me ne ero mai accorto. Son troppo contento, oh! Il servizio successivo trattava della torbida vita di Marianna Di Leo e di Martina Frabboni.  Le reprobe avevano frequentato persino uomini sposati e una di loro aveva pure avuto un figlio. La showgirl Epicurea Pecorazzi spiegò che la Famiglia è il principale valore della società. Se sarebbimo senza famiglia, come faressimo, disse, guardando la telecamera. Lei sì che se ne intendeva di famiglie, ne aveva 3 o 4. È naturale che chi non ama la famiglia porti le molotov, come la polizia ha dimostrato per la Di Leo e la Frabboni.

A volte l’orrore sconvolge, ma, dopo un po’, ci si abitua. È un’espressione molto brutta da usare. L’impressione iniziale, suscitata da quello che era successo, si stava tramutando nello sguardo disincantato dell’uomo anziano che, oramai, ne ha viste troppe. Decise di andare a mangiare da Nevio.

Nella Teogonia di Esiodo si narra dello scontro tra le divinità materne, del caos, e le divinità dell’ordine, del cosmo, governate da Giove.[4] Il sangiovese è sangue di Giove, portatore dell’ordine. Il vino è una religione, caratterizzata da importanti riti secolari, testimoni di un sincretismo che resiste da secoli. Par San Simon us tira fora la bota de canton. Il 28 ottobre si cominciava a spillare il vino buono, dopo che si era esaurito quello rimasto nei piccoli recipienti, non collocato nelle capaci botti di rovere. Par San Martén us bev e’ bon ven, questa immagine ricorda bacchiche brumalia quando uomini mascherati da caproni amavano apparire becchi nell’aspetto e forse anche nella sostanza.[5] I satiri[6] personificavano la natura selvaggia e facevano parte, con i sileni, del corteo di Dioniso, ed erano accompagnati delle Ninfe. Giulio Romano li raffigura in un affresco del 1524-25, presente nella sala di Amore e Psiche a Palazzo Te, a Mantova. Le testimonianze in campo archeologico e letterario li presentano come esseri metà uomo e metà capra. Ai rituali in cui c’erano persone mascherate da satiri si ricollegano gli inizi della tragedia greca. L’avvento e l’ascesa del cristianesimo portano, ad esempio, un poeta come Jacopo Landoni, grande amante del frutto di Bacco, ad inneggiare al santo protettor Giovese. Landoni andava a bere all’osteria della Zabariona, della Pifania, della Sartina, da Cagò e da Mastellina. Possiamo citare anche Olindo Guerrini e Giuseppe Piolanti, come altri adepti di questa religione enofila.[7] Tra i seguaci di questo culto si può annoverare anche S. A qualcuno quest’uomo potrebbe apparire insensibile e strano, soggetto ad una patologia schizofrenica, ad uno sdoppiamento di personalità.

Decise di telefonare a Borri per invitarlo a cena da Nevio. Carissimo, non sei sconvolto per quello che è successo. Lo sono, lo sono, ma se non mangio come si deve non ragiono, replicò S. all’iniziale stupore di Borri. Ci vediamo tra circa 30 minuti davanti a casa tua. Parcheggiò la sua vecchia automobile ben tenuta e salì da S. Il narratore si è dimenticato di specificare che si stava approssimando la festività ora dedicata a blasfemi sacerdoti del dio Mercurio, un tempo denominata dies solis invicti. Le strade di C. erano adorne di decorazioni e le vetrine dei negozi illuminate più del solito. Entrarono nel ristorante e Nevio rivolse loro un timido ed impaurito sorriso. Il sorriso era impaurito perché aveva visto la faccia di S., terribilmente nera. Nevio, dacci un tavolo d’angolo, e spegni immediatamente quella cazzo di televisione. Il ristoratore eseguì prontamente. Borri non accennò nemmeno a quell’argomento, capiva che avrebbe potuto irritare S. Avrebbe potuto farne menzione solo a pranzo finito, forse. L’opposizione tra il regno della misura, la dimensione dell’apollineo, e la dimensione del dionisiaco è la base del pensiero. Per essere più precisi, non si tratta di una vera e propria opposizione. Sono due parti dello stesso intero, divise dalla spezialisierung[8] goethiana crudele ed impietosa. L’intero è rappresentato in vari modi, una di queste è la danza classica. Il dionisiaco è il ballo sfrenato, è il vino. Il magistero della chiesa ha esaltato una religiosità dura, impietosa, primitiva, spirituale. Anche il vino è stato colpito. Esso veniva ritenuto veicolo di mali e disordine, per questo motivo o pretesto venivano emanati editti contro l’abitudine di piantare vigne, anche se lo scrittore Massimo Grillandi definì la Ca De Ven di Ravenna come la cattedrale di San Giovese. Il vino è il complemento ideale per una cena elegante o la consolazione per i poveri.[9] Anche il povero S. aveva bisogno di essere consolato e un Sangiovese superiore affinato in barrique assolveva a questa funzione degnamente. Alla fine del pasto S. si era molto rasserenato e Borri credeva di potere toccare quell’argomento, ma quando vide la faccia di S. dovette recedere dal suo proposito. Il ragioniere si era reso conto che quell’uomo era interessato a quel che stava succedendo, ma aveva i suoi tempi. Si salutarono e S. se ne andò a casa. Si mise alla scrivania e telefonò ad Ascione. Non capiva perché lo faceva. Qualche maligno potrebbe insinuare che lo stava facendo per cercare sostegno.

Il cellulare di Ascione aveva una risponderia un po’ lunga: E damme ‘a mano, na zingara mm’ha ditto ca, quanto pe’ destino puorte scritto, t”o voglio fa’ sape’, ce sta n’amico, buono quanto meje, ca te vo’ bene assaje, e tutto fa pe’ te![10] S. riattaccò pronunciando frasi poco urbane all’indirizzo di Ascione. Va bain a fer dal pepp’, esortazione all’autoerotismo nel vernacolo petroniano. Ricompose il numero. E ripartì la risponderia, Vattenne, zingara, nun mme fa ridere! Chieste so’ chiacchiere ca mme vuo’ vennere pe’ verità! [11]Decise di pazientare. Ciao Asciò, come stai? Ahh, che piaciere. Oggi si sta freschi, ahhh, che bell’aria freescca. Anche troppo, stiamo sotto zero Gerà. Ah, già, è vero. Sto nu’ poco turbato per quello che è successo. Pure io sto turbato, tagliò corto S. Tengo novità su Marini e Castaldi. S. rimase allibito. Io però avrebbi voglia di vedervi. Che, mi vieni a trovare? Boh, non so, vedremo. Forse viene Gianni a trovarti. Alla messa ci vai, a pregare l’amico nostro Gesù? Non ci penso neanche, non ho amici. Ciao. Nce’ simmo a la partenza… lo mme veco… addio. Napule bello mio, non te vedraggio cchiù,[12] intonò il carabiniere. S. riattaccò. Faceva un freddo cane. Per lo meno non nevicava e non rischiava nemmeno. Preparò i bagagli e decise di andare a B. La strada era priva di automobili. A momenti si rischiava di addormentarsi. Pensò di non dire nulla a Gianni, non voleva dargli soddisfazione. Gianni era un rompiscatole, ma gli voleva bene, in fondo.

Arrivò a casa propria e si sentiva a disagio. Non era quello il suo mondo, anche se viveva in una zona abbastanza silenziosa. Si sentiva fuori posto, perché quella casa era troppo elegante, troppo all’avanguardia, troppo tutto. Il suo vicino di casa Rosi era un maniaco dell’arredamento: studiava tutte le riviste di design. Un giorno S. ebbe una pessima idea: si era rotto lo scarico del water. Pensò, già che ci sono potrei far ristrutturare il bagno, ma come faccio, non me ne intendo. Chiese informazioni a Rosi, il suo vicino di casa di B., che gli disse tranquillamente, potrei darti una mano. Perché no, rispose l’anziano scrittore. Questa risposta rappresentò l’inizio dei suoi guai. Il giorno dopo Rosi si presentò con in mano circa 3 chilogrammi di riviste. Già che ci sei, perché non ristrutturiamo tutto? Ora che hai fatto trenta, fa trentuno. Visto che ci sarà un cantiere è sicuramente più conveniente. Te lo consiglio sia per motivi burocratici, che per motivi tecnici. Lo guardò con aria autorevole, quell’aria che contraddistingue chi ne sa tante, ma proprio tante, di argomenti tecnici e si rivolge a chi è ignorante in materia, e autoritaria, poiché aveva notato lo sguardo timoroso di S. L’anziano scrittore gli voleva bene e decise di affidarsi a lui. Il vicino gli preparò un capitolato dei lavori con un sacco di voci, tra cui un impianto di climatizzazione, che fu delle prime ad essere depennate da S., il quale detestava ferocemente i condizionatori. S. iniziò a leggere quelle riviste, ma le richiuse con orrore dopo poche pagine, terrorizzato da quei termini specialistici incomprensibili e del tutto autoreferenziali che le caratterizzavano. Quei giornali avevano dei nomi particolari: Io Arredatore, Tutto Arredo, L’Arredo Perfetto, L’Arredatore Strafico, The Arredamento Journal. Il narratore intende tralasciare gli approfondimenti sull’arredamento, in quanto non è onnisciente, vivaddio. Entrò in casa e accese la televisione, si parlava del caso di un’alunna affetta dalla sindrome di Down che era stata malmenata da un suo compagno. Egli aveva anche scritto delle frasi naziste e disegnato svastiche sulla lavagna. Fu intervistato Mister Ics che lodò il grande civismo del ragazzo picchiatore e di tutti quei compagni che avevano riso e scherzato osservando quella scena. Il prof. Marini dichiarò che i mongoloidi di merda facevano schifo e che andavano schiacciati. Paperini parlò: ERAT – PULCHERRIMUS – STAT- CUM – TIBI. MONGOLOIDI – DELENDI – SUNT. POST- HABERE – LIGATUM – PETRUM – PAN – PORTA – IN – ALTO – MANUS – SEQUITUR – TUUM – CAPITANUM – MOVE – IN – TEMPO – BACINUS – SUM – CAPITANUS – UNCINUM. WWW – ME – PLACUIT- TU. Il narratore comunica che ha utilizzato le lettere maiuscole per sottolineare l’importanza delle affermazioni di quell’insegnante. Il preside organizzò la FONDAZIONE JOSEF MENGELE PER LA MORALITÀ E L’EDUCAZIONE DEI GIOVANI. Organizziamo questa fondazione per rendere giustizia alla memoria di un coraggioso medico ingiustamente perseguitato dallo stalinismo. Per fortuna quelle scene, in cui viene giustamente punita una mongoloide, sono state filmate e diffuse in Internet, quell’atto di grande educazione civica ha ricevuto una testimonianza filmata, dichiarò Mister Ics durante la grande cerimonia che venne organizzata dal liceo per quel ragazzo, che venne ricompensato con una borsa di studio di € 10.000,00 che gli avrebbe consentito di studiare all’Università di San Giorgetto Almirante. Paperini intervenne con aria solenne, ma parlò in italiano, e non nel suo bel latino. Quel ragazzo ha adempiuto al disegno divino. Se quella è nata mongoloide, significa che è segnata dalla tragica ombra del peccato e deve essere punita perché infesta con la sua presenza il mondo di noi persone normali. Poiché ella non ha proceduto all’unico gesto che le sarebbe consono, il suicidio, la mano del signore per via di quel ragazzo l’ha punita. Amen.

  1. prese l’automobile e arrivò alla caserma. Chiese al carabiniere di guardia dove fosse Gerardo. Se lo saprei dove stesse il Maresciallo Ascione glielo direbbi, ma non lo so e telefono. Chiamò un numero interno. Mariscià, ci sta n’amico suo che la cerca. Che faccio? Ah, sia ringraziata Sant’Assuntina, l’amico mio qua sta arrivando, disse il carabiniere. Uscì dall’ufficio da corsa. Alleluja, Aaalleluja, Aaalleluja! Sei arrivato! Per te intono un canto di letizia. D’ammore, chi mme’ncontra, che vo’ parlà mme pare…[13] S. lo guardò male. Gli strinse la mano. Si avviarono per la strada. Ascione gli mise un braccio sulla spalla. Amico mio, ci stan novità, news. Ci sta Lipari che ha riaperto le indagini su Castaldi e Marini. Sarà fatta l’autopsia sui cadaveri. S. rimase allibito, lo guardò. Come hai fatto? Lascia fare, lascia fare ad Ascione tuo. Ora nessuno sa ancora niente, tra qualche giorno ci saranno i risultati degli esami autoptici. Non ti dico altro. E intonò ‘E damme ‘a mano ca te farrà piacere… Te voglio anduvinà tutt”e penziere ca stanno ‘ncap’a te! Tu tiene un grante gran signoore…[14] Gerà, hai reso, lo squadrò malamente. E quei ragazzi arrestati? Nun lo sacciu. S. scappò prima che Gerardo ricominciasse a cantare.

 

 

 

 

 

[1]              Sottolineatura del narratore.

[2]              Cfr. AA.VV., L’Enciclopedia, UTET-L’Espresso, Novara-Roma 2003

[3]              cfr. http://www.piadinaonline.com/piadinaonline/buon_bere_di_romagna.htm

[4]              Cfr. http://www.piadinaonline.com/piadinaonline/buon_bere_di_romagna.htm

[5]              Idem

[6]              Cfr. AA. VV., l’Enciclopedia, Utet-L’espresso, Novara-Roma 2003

[7]              Cfr. Nota 16.

[8]              Cfr. Nota 7.

[9]              Cfr. Nota 16.

[10]             Cfr. testo di ‘A Zingara, canzone classica napoletana di Furnò-Valente da http://www.sorrentoradio.com/prova/testinapoli/doc043.htm.

[11]             Idem.

[12]             Cfr. testo di Addio a Napule! Di Bolognese da http://www.sorrentoradio.com.

[13]             cfr. testo Addio a Napule di Bolognese da http://www.sorrentoradio.com/prova/it.htm

[14]             cfr. testo ‘A Zingara di Furnò-Valente da http://www.sorrentoradio.com/prova/testinapoli/doc043.htm.

Personale/4

MENO QUATTRO

 

Il grande filosofo ungherese Georg Lukacs sostiene che il progresso scientifico ha tolto valore all’esperienza immediata, basta leggere i Prolegomeni all’ontologia dell’essere sociale[1]. È sicuro che il signor S. non aveva nessuna esperienza immediata di scuola “dei tempi moderni”, Gianni gli aveva parlato di “un caso incredibile”, di “uno scandalo che avrebbe fatto cadere molte teste”. Il problema principale era che non gli aveva spiegato altro. L’aveva fatto per eccitare la sua curiosità. Esisteva lo scandalo? Quale? Era certo che quel liceo rappresentasse un abominio per qualunque persona dotata di un minimo di buon senso, ma, la necessità principale era quella di capire cosa c’era di nascosto, di strano. S. aveva gli strumenti per capirlo? Inoltre non possedeva nessun metodo scientifico, non era uno sbirro, non era un esperto di criminologia.

Qualche lettore attento si sarà accorto che S. è l’iniziale di un nome che il narratore non menziona mai. Un grande scrittore lusofono sostiene che assegnare un nome ad un personaggio significa fissarlo in un momento del suo cammino, immobilizzarlo, forse in un equilibrio precario. Lo lascia indefinito come semplice iniziale, ma che si definisce nel movimento. S. è un’iniziale vuota che solo io posso colmare con quello di cui sarò capace e inventerò, come ho inventato il senato e il popolo romano, ma, quanto a S., non sarà tracciata la linea di separazione tra il noto e l’inventato. A S. non verrà dato alcun nome: è la possibilità di tutti i nomi che rende impossibile sceglierne uno.[2]

A S. arrivò la telefonata in una mattinata orrenda, pareva fatto apposta. Il cielo era grigio sporco. Gianni Marchi lo salutò con tono trionfante e iniziò a recitare tutta la procedura con pignoleria e puntiglio. Lo fece di proposito perché sapeva che S. odiava la burocrazia. Basta! Urlò, che me ne frega?! Manda tutto per e-mail a Borri, chiamalo e fatti dare l’indirizzo. Pioveva a dirotto e le strade erano allagate. S. uscì a fare le solite commissioni senza voglia.

Certuni pensano che il formaggio di fossa di Sogliano sul Rubicone sia troppo forte e che vada mangiato assieme al miele. Il signor S. non era dello stesso parere. Lo mangiava dopo la carne, in questo caso, il castrato. Volle bere il Liano, un vino romagnolo nato dal Sangiovese, originario di un paese vicino Imola.

Il signor S. era un carnivoro convinto e non poteva sopportare i fanatici del vegetarianesimo, quelli che sostenevano che non bisognasse mangiare la carne, perché era gonfiata con estrogeni, mentre la verdura era solamente trattata con pesticidi e anticrittogamici. C’era chi sosteneva fosse barbaro uccidere animali, quando la fauna ha bisogno di un riequilibrio che solo una caccia accorta può apportare. Qualcuno obbligava i figli a non mangiare carne e loro avevano problemi di carenza vitaminica. Essere vegetariani era diventato à la page. Molti dei compagni del Partito Comunista Eccetera Eccetera erano diventati vegetariani, buddisti, seguaci di strane dottrine indiane, new age e avevano deciso di abbandonare il partito. Erano scandalizzati, inorriditi di fronte al suo amore per la carne. Una compagna con i capelli corti, gli occhiali spessi e i vestiti perennemente trasandati perché voleva sottrarsi al pregiudizio sessistamaschilistafallocratico che la donna deve andare in giro vestita bene per farsi guardare dagli uomini, decise di non rivolgergli più la parola. Da quando S. non si vedeva più con molti amava inviar loro foto che lo ritraevano mentre addentava un cosciotto di agnello o fagiano. Coloro i quali erano atei convinti divennero, nel giro di qualche anno, religiosi ferventi, vegetariani vennero visti partecipare ad happy hours in locali alla moda non caratterizzati da cucina macrobiotica. Forza di qui, forza di là, cristiani di sopra, di sguincio e di traverso nei quali militavano. Ma questa è un’altra storia.

Al pomeriggio il campanello suonò. Chi accidenti è? La signora R., quel pomeriggio, era da una cugina. In quel paese erano quasi tutti cugini tra loro, discendenti di antiche famiglie patriarcali. Andò alla porta. Chi è? Nessuna risposta. Chi è? Nessuno rispondeva. I soliti imbecilli. Ritornò a sedere. Il campanello suonò ancora. Imprecò. Una voce bassa femminile disse, buon giorno, vorremmo parlarle dell’aldilà. Bisogna premettere, per una migliore comprensione della storia, che il signor S. è fervente ateo. Capì subito che erano Testimoni di Geova, facevano sempre così. Il signor S. era buonista d’animo, aveva compassione di quei poveretti, che si facevano chilometri a piedi per andare a predicare venendo, molto spesso, mandati a fare uno sconquasso di pugnette. Aprì timidamente la porta. La testimone di Geova era Gianni che l’afferrò e lo scosse con violenza. Ma va a quel paese! Che sei venuto a fare? S., sono venuto a farti una sorpresa, ma prima andiamoci a fare un aperitivo. Ma che!? Rovinano l’appetito! Ma cosa dici? Vieni, ti accompagno io in un bar. Lo fece salire sulla sua automobile. Ma che hai guidato a fare con tutta ‘sta pioggia!? È più avventuroso. Fecero rotta verso il canale, attraverso il quale erano convogliate le acque del mare. Stava quasi per smettere, dagli alberi cadevano le ultime gocce. Il ponticello era stretto stretto, da lì le automobili transitavano a stento. Le case erano bianche, con qualche interruzione colorata. In quelle strade, per ora, non

c’erano negozi e ristoranti. Il ponte marcava il confine con la zona adiacente la spiaggia, zona, che, inesorabilmente, era piena di attività. Il lungomare di C. è sempre bello, lussureggiante agli occhi di S. E’ un viale largo, quasi un boulevard parigino. La bella automobile di Gianni venne parcheggiata ed entrarono al caffè Bendinelli, grande e pieno di vetrate. Si misero a sedere. Arrivò il cameriere, che li salutò calorosamente entrambi, anche se aveva più confidenza con Gianni. S. andava lì solo quando veniva il suo amico medico, o qualche altro raro ospite. Bevvero due flutes di prosecco, Gianni mangiò avidamente anche gli abbondanti salatini. S. era un uomo all’antica per quel che riguardava la cucina. Non solo ho consultato la normativa, ma ho anche con me il bilancio del liceo. S. lo guardò senza meraviglia, Gianni era un uomo dalle mille risorse, che se la sapeva cavare in tutto. Tu conosci qualcuno che è in grado di controllare un bilancio. C’è Borri, te lo ricordi? Sì, l’hai portato una volta a cena da me. Stasera mangiamo assieme, offro io, gli disse. E Cecilia, che fa? Sta a casa da sola? Replicò l’amico. Cecilia sta bene, è andata da sua sorella per alcuni giorni. Bisogna che passi in quell’albergo che è in piazza A. C. per chiedere se hanno una stanza libera. Per chi sarebbe la stanza libera, gli chiese S. Per me. Non provare a dire nient’altro, tu sarai mio ospite. Non ti voglio disturbare, hai già troppo da fare. S. spalancò gli occhi per la rabbia. Io avrei troppo da fare? Cosa?  Sto solo come un cane! Vorresti intendere che mi consideri vecchio. Gianni cambiò discorso. Stasera non andiamo da Nevio, ti voglio portare in un ristorante che conosco io, si chiama l’Astice, è sul molo, lo conosci? Ti pare che non lo conosca, esiste da oltre 30 anni. Ah, già, e poi, tu vai sempre a fare le passeggiate sul molo… Non provare a chiedere carne, lo guardò con aria decisa. Lo so, lo so… Replicò con aria stanca S. Naturalmente offro io, disse il medico. Ordinarono astice alla catalana e bevvero Vermentino di Gallura. Il ristorante era tutto in bianco, moderno, di gusto. Il padrone era un quarantenne allampanato con i capelli neri cortissimi, un marchigiano di nome Alessandro, che faceva anche lo chef. Tornarono a casa, Gianni dormì nel salone. Il mattino dopo telefonarono a Borri, che fissò loro un appuntamento per le 11. Presero l’automobile di Gianni, che era nera, lunga e lussuosa, un’auto tedesca. S. avrebbe voluto prendere la bicicletta. Appena arrivati salutarono Cristina, che era una bella ventenne bionda con gli occhi azzurri e la frangetta. Borri si sedette al tavolo e inforcò gli occhiali, incominciò a leggere il bilancio. S. si diresse verso l’uscita. Ma che fai, rimani, gli disse Gianni. S. non ascoltò e uscì a passeggiare. Lo studio di Borri si trovava in una piccola strada silenziosa. Si avviò verso il viale principale. Tornò dopo un’ora, trovò i due che confabulavano. S. era a disagio. Dopo circa 5 minuti di atroce attesa residui attivi passivi saldo attivo saldo passivo ammortamento ammortamento mia nonna in carriola, pensò S., Borri disse con gioia, andiamo a mangiare. S. fu sollevato. Andarono a mangiare in un ristorante poco lontano, ordinarono selvaggina e bevvero Dolcetto d’Alba, amavano trattarsi bene. Borri e S. si erano conosciuti ad un corso per sommelier di secondo livello, venti anni prima. Allo scrittore piaceva bere bene, ma non aveva continuato a frequentare corsi, perché considerava molti dei suoi colleghi di corso dei fanatici, che si scandalizzavano se qualcuno lasciava un minuto meno del solito il vino a riposare nel bicchiere o scaraffava certi vini rossi due ore e mezza e non tre ore prima di servirlo. Borri non era particolarmente interessato alla politica. Parlarono dei vecchi tempi, risero e scherzarono per ore. Il ristorante era elegante, realizzato in legno, con i tavoli adorni di vasi di splendidi fiori finti. Il padrone era un vecchio amico di Borri e gli faceva anche qualche sconto. Borri gli teneva la contabilità. Verso le due del pomeriggio uscirono dal ristorante, il ragioniere offrì il pranzo.

In nomine patrii et filii et spiriti sancti, Maria ita est, videbant ea flere. Currebat in buio ferroviae, nocti sirenarum in illa periferia. Si dicet qui de nobis habet un zinzinellum nostalgiae, sed ita est. Se sentet sola Maria nunc se la fecit addossum. Amen. E la lezione di Paperini si concluse. Il narratore di questa storia non ha intenzione di scrivere vuote banalità sull’amore, che potrebbero comparire benissimo in qualche canzoncina stupida. Gio si

stava innamorando di Eli. Il narratore di questa storia non andrà oltre. Probabilmente il signor S. si irriterebbe se sentisse questo. E’ convinto che il mondo sia troppo brutto per potersi permettere di esprimere sentimenti.

Cari miei, qui non si capisce un bel niente, fece Borri, appena rientrarono nello studio. Il bilancio è completamente regolare, o almeno così pare. S. e Gianni gli posero domande, volevano capire se era possibile trovare qualcosa di strano, ma Borri li deluse. Si salutarono, S. e Gianni tornarono all’automobile, verso la casa dello scrittore, dove si separarono. I passanti non erano più molti sul viale, a parte qualche anziano, e molti negozi erano già stati chiusi, perché i turisti non venivano più. Arrivò sul molo, che era rialzato di un paio di metri dal mare, ed era costituito da una passerella di asfalto lunga alcuni metri che si restringeva in prossimità del faro con, ai lati, alti lampioni. Anziani pescatori trascorrevano il pomeriggio silenziosi. L’anziano scrittore cominciò a guardare il mare, alcuni pescherecci partivano. A S. piaceva guardare i pescherecci, più che le barche eleganti. Gli piaceva fin da quando era piccolo. Sull’altra riva c’erano le case dei pescatori, i padelloni. S. passeggiò lentamente verso il faro e si fermò lì una decina di minuti. Un vento deciso spazzava il molo. Risalì sulla bicicletta, si fermò in libreria per controllare i nuovi arrivi librari. Lo faceva da anni, con grande precisione e spendeva molti soldi, comprava di tutto, ma, in particolare, gli interessava sapere dell’editoria minore, meno conosciuta. Il suo amico libraio era molto attento a queste cose. Tornò a casa con due libri, entrò e li mise sulla pila dei libri da leggere, che diventava sempre più alta e stava vacillando paurosamente. Continuò a lavorare sul saggio sulla comunicazione. Continuò a scrivere fino alle sei e mezzo e controllò nel frigo. La signora R. gli aveva lasciato qualcosa di buono, c’era del coniglio, che era uno dei suoi cibi preferiti. Si apparecchiò la tavola davanti alla televisione e mangiò. Il telegiornale mandava in onda le solite notizie sui soliti omicidi. Un povero ragazzo di 14 anni era stato violentato e ucciso e il solerte giornalista spiegava parola per parola che cosa aveva detto il ragazzo, poco prima di essere ucciso dai suoi coetanei. Un noto deputato della destra dichiarò che, se il ragazzo ucciso fosse stato gay, la colpa sarebbe stata anche un po’ sua, perché, in tal caso, avrebbe sicuramente provocato gli aggressori. Un deputato di un partito della cosiddetta sinistra moderata dichiarò che non era sicuro, ma, che, in nome della concordia tra le forze politiche di maggioranza e opposizione, non bisognava provocare inutili scontri e, dunque, non si sarebbe opposto se fosse stata approvata una legge sul reato di omosessualità, che avrebbe condannato le vittime degli stupri. Iniziò il solito grottesco show serale, nella stessa sera c’era anche una partita di calcio. Il signor S. non era un grande appassionato di calcio, ma gli piaceva seguire qualche partita ogni tanto. Si addormentò dopo una trentina di minuti e si risvegliò tutto intorpidito. Dopo essersi ripreso si ricordò che, in un circolo che frequentava, era stata organizzata la presentazione di una rivista. Anche se C. era un paese piccolo, qualche cosa succedeva. Era stato un suo amico ad organizzare la presentazione di quella rivista. C’erano molte persone e una terribile puzza di fumo. Il signor S. se ne andò verso la mezzanotte tossendo, come faceva spesso. Perché il 90% delle persone di sinistra fuma, si domandò S., per caso è una regola. Il signor S. non aveva mai fumato e, quando si trovava a delle riunioni dentro a stanze piene di fumo, era preso da sinceri sentimenti di odio verso gli altri, verso la gente di sinistra e anche verso la propria coscienza, che lo aveva portato a diventare di sinistra. Andò a dormire, dormì per molte ore, molto bene. Si svegliò presto, fece le solite commissioni e si mise al lavoro. Il saggio sulla comunicazione era ormai finito. Lesse qualche rivista e si mise a scrivere qualche idea per un suo nuovo romanzo. Stava seduto alla scrivania, quando suonò il telefono. Era Rosi il suo vicino di B., che gli telefonava. Scusa B., c’è un problema. E’ arrivata una raccomandata per te, risulta che non hai pagato una multa sulla Fiat Uno. Ma io l’ho venduta molti anni fa, replicò S. Mi sono permesso di aprire la busta, qui c’è scritto che devi dimostrare di non averla più e ti devi recare presso i vigili urbani di B. Non me ne frega un cazzo, non vengo a B., che si fottano. Ho capito, S, ci andrò io, sei d’accordo. Va bene, Nino, ti ringrazio, tutto bene a casa? Tutto bene, quando torni a B.? Forse tra una quindicina di giorni. Scrisse ancora qualche frase e il telefono suonò ancora. Che due p., disse il signor S., che non poteva sopportare tutto ciò che concerneva la burocrazia. Si rimise a lavorare al suo progetto di un nuovo romanzo.  S. non aveva nessun senso pratico, non si intendeva di economia, finanza e contabilità e ne aveva il netto rifiuto. Aveva affidato la propria contabilità a Borri e non se ne voleva occupare, gli aveva promesso bastonate qualora avesse avuto problemi con il fisco. Gli arrivò un’illuminazione, improvvisamente. Aveva sentito, qualche tempo prima, una curiosa espressione: studi di settore. Che accidenti sono? Telefonò a Borri che gli spiegò: gli studi di settore servivano a determinare gli introiti presunti di un’attività, in conformità a vari parametri, tra i quali il consumo di materiali. Questi stronzi del liceo Ics devono avere qualcosa di strano, per forza. Quelle scatole bianche, in quella foto, sembrano risme di carta. Chi può indagare sul consumo di materiale? Bisogna rivolgersi alle autorità, alla polizia, gli disse Borri. Il signor S. aveva avuto dei rapporti non sempre buoni con la polizia. Durante una manifestazione a cui partecipava da parlamentare era stato manganellato alla testa senza alcuna ragione e quei venti punti di sutura gli bruciarono molto anche psicologicamente. Scusa Borri, ma come faccio io a rivolgermi alla polizia, li ho anche denunciati per quello che mi hanno fatto. Sì, mi ricordo, hanno anche promosso l’agente che ti ha bastonato, adesso è questore. Per lo meno servo a qualcosa, disse il signor S.

Si rimise al lavoro, aveva pensato di scrivere un romanzo su un cuoco trotzkysta di Napoli, ma aveva ancora qualche dubbio. Voleva descrivere il periodo di Cacciapoli, la passione del cuoco Bernardo Esposito per la vita e le opere di Trotsky e il suo contrasto con gli stalinisti. Voleva parlare anche del rapporto tra cucina e politica. Il suo personaggio sosteneva la necessità di propagandare la buona cucina e reprimere quella cattiva, perché il proletariato ne sarebbe uscito beneficato nello spirito e nel corpo. Il signor S. pensava che un libro di quel tipo avrebbe giovato in un’epoca in cui impazzavano i fast-food. Si era molto entusiasmato a quel che stava scrivendo. Si stava avvicinando il mezzogiorno e S. pensò che fosse il caso di controllare se c’era qualcosa in cucina o, eventualmente, preparare qualcosa. Si fermò di colpo e pensò: Ascione!! Sì, il marito di Rosaria, o meglio l’ex marito cornuto. Avrebbe potuto rivolgersi a lui, visto che ora era maresciallo. C’era solo un piccolo particolare che infastidiva S.: Ascione era un bigotto timoroso e viscido, un cattolico untuoso. Lo scrittore decise di rimuovere, almeno per il momento. Si era ricordato di avere comprato delle lasagne bolognesi nella rosticceria poco distante da casa sua dove la proprietaria le preparava come facevano le zdore di B. Stava per interrompere il lavoro, quando suonò il telefono. Ciao, sono Gianni! Ciao, che vuoi? Rispose S. con tono infastidito. Hai visto il tg? E’ morto un bidello del Liceo Ics stanotte. Si chiamava Matteo Marini. L’hanno trovato davanti alla sede di quel partito che non è più fascista, ma che esalta Mussolini, accanto a dell’esplosivo. Il tg dice che stava per mettere una bomba. Questa faccenda mi puzza molto, replicò S., conosci la storia di Marini. Sì, aveva 42 anni, faceva il sindacalista. Aveva due figli e moglie. Sai qualcosa di più, Gianni? Scusa, hai deciso di accettare di impegnarti? Fatti i cazzi tuoi, è solo una curiosità personale. Ho parlato adesso con dei suoi compagni di lavoro e di sindacato. E’ descritto come uno pacifico, che tiene alla famiglia. Ok, Gianni, ti ringrazio, ti saluto, ci sentiamo più avanti. Accese la tv, c’era il solito giornalista devoto a qualunque governo si presentasse, che spiegava la recrudescenza dell’emergenza terrorismo e del pericolo rappresentato dai gruppi dell’antagonismo sociale. Furono subito intervistati degli esponenti della maggioranza, che parlarono di un pericolo comunista incombente e sottolinearono l’urgenza di leggi eccezionali dirette a reprimere futuri vili atti terroristici contro un partito democratico. Il ministro parlò di un decreto per reprimere più duramente le adunate sediziose e gli incitamenti alla lotta di classe, retaggio di un tragico passato. L’esponente di un partito di opposizione sottolineò l’esigenza di unità tra maggioranza e opposizione per difendere la democrazia del paese prostrata da attacchi terroristici così gravi. Un esponente di un altro partito di opposizione sollevò dei dubbi su quel presunto attentato.  Il signor S. rimase molto colpito da quanto era successo.

Preparò la valigia e decise di partire, per alcuni giorni, per B. C’era la nebbia e S. procedeva ancora più lentamente del solito con l’automobile. Era un guidatore fin troppo prudente, delle volte si beccava delle sonore strombazzate dagli altri automobilisti, sempre così frettolosi. Arrivò a B. di malumore, oramai aveva imparato a disprezzare la città. Lasciò l’automobile poco prima del centro. Faceva freddino e S. era vestito in modo abbastanza leggero. Si fermò vicino alla casa della vedova del bidello. Era un palazzo rosso, come se ne vedono tanti a B. Era dignitoso e pulito, entrò nell’androne del palazzo e raggiunse l’ascensore. Era un palazzo appartenente ad un complesso di case popolari, tra le più decorose. Erano state costruite con cura e rispetto per le persone che ci abitavano. Salì al secondo piano, notò un lungo regolamento condominiale affisso al muro e suonò alla porta. Gli venne ad aprire una signora quarantenne dall’aspetto distinto, vestita di bianco e un po’ pallida. Buongiorno, è lei la moglie… Se è un poliziotto, guardi che non ho niente da dirle. Non sono un poliziotto, sono solo uno scrittore, non so se si ricorda di S.. Ah, possiamo darci del tu? Certo. Allora, entra, sei il benvenuto qua a casa mia. Togliti la giacca, il signor S. gliela porse. Entrarono in un salotto spazioso e pieno di luce. Sono rimasto colpito da quello che è successo. Anche io vengo dallo stesso ambiente di tuo marito, come ben sai. Non l’ho mai conosciuto, ma è come se lo avessi conosciuto da una vita. Ho fatto la Resistenza, tante manifestazioni, lotte, il parlamento. Ho sentito tanti discorsi, anche di chi pensava che si sarebbe potuto cambiare quello che succedeva in modo drastico. Pensi che mio marito teorizzasse la lotta armata? No, non ho detto questo. Dico che in tanti anni di esperienza ne ho sentite di tutti i colori. Intendiamoci, anche io ho combattuto. Il potere non si conquista certo nelle urne elettorali. Hai visto cosa è successo in Cile? Ti ricordi le stragi, la banda dell’utilitaria del capoluogo piemontese dal colore candido. Sono convinto che questo sia un momento in cui dobbiamo prima pensare a recuperare noi stessi, il nostro essere di sinistra. Siamo stati sconfitti, o meglio, ci siamo sconfitti da soli. Abbiamo perso sotto tanti punti di vista, abbiamo rinunciato a dire oppure diciamo le cose male. Conosco ragazzi che potrebbero esserci vicini, ragazzine dalla faccia pulita e dall’aria sveglia, gli occhi grandi ed espressivi, che cercano una risposta da noi. Non siamo molto spesso in grado di dargliela perché non ne abbiamo il coraggio. Vediamo ragazzetti che non amano questo mondo, questa globalizzazione e noi parliamo troppo, andiamo fuori tema, senza un filo logico. Abbiamo rinnegato le nostre idee e abbiamo smesso di far politica. Guarda, S., che mio marito diceva le stesse cose. Tu sai che militava in un sindacato di sinistra. Pensa che mi raccontava dei suoi compagni di lavoro, che facevano sciopero e partecipavano alle manifestazioni, i quali, quando si presentavano le elezioni, votavano per la destra. Gli dicevano che vedevano nella sinistra il nemico e che la destra almeno prometteva milioni di posti di lavoro e riduzioni di tasse. Quando lui replicava che quelle riduzioni erano fasulle, che non bisognava crederci, rispondevano che lo sapevano benissimo, ma che preferivano illudersi. Guarda, sono sincera, io ho amato e amo mio marito, ma non mi piace mentire. Mio marito non sarebbe mai stato capace di quelle azioni. Sono a pezzi, perché mio marito se ne è andato, ma è morto, perché è rimasto fedele a se stesso. Sai, non sopporto i voltagabbana. Capisco, nemmeno io. Adesso ti debbo salutare, ti faccio le mie condoglianze. Sulla strada del ritorno vide molta gente, ma non prestò grande attenzione. Era assorto nei suoi pensieri. Era convinto che quell’uomo fosse innocente e che anche il primo suicidio, come dicevano loro, fosse collegato al cosiddetto attentato. Decise che sarebbe andato la sera stessa a C. Ritornò a casa e, prima di tutto, bussò alla porta del suo vicino. Gli venne ad aprire una bambina urlante, sua figlia. Scusa, Margherita, c’è tuo padre? Il suo vicino di casa era Antonio Rosi, un biologo che lavorava all’ospedale. Aveva una quarantina d’anni, i capelli biondi e gli occhi chiari. Ciao S., come stai? L’uomo si fece avanti e lo abbracciò. Sto molto bene, vedo che anche Margherita sta molto bene. Anche troppo, rispose Antonio. Vuoi qualcosa da bere? No grazie, vado un po’ di fretta. Ascolta, dovresti andare al liceo Ics appena puoi e chiedere di farti visitare il liceo. Ho qualche curiosità su quel posto, ma io non posso andarci perché sono abbastanza conosciuto. Ok, domattina sono libero. Ti ringrazio, ciao. Uscì ed entrò in casa sua, quando gli squillò il telefono. Era Gianni. Ciao S., come stai? Sto bene e tu? Non mi lamento, Cecilia e io volevamo invitarti a cena. Ti va bene alle otto? Ok, ci sarò. Ricordati che se mi parli di quella cosa ti mando a quel paese. Va bene, non parlerò. Si preparò, riempì una valigina per potere ritornare a C. nella notte. Si vestì e salì in automobile, si avviò verso il centro, percorrendone le strette vie. Arrivò davanti a casa di Gianni, che gli aprì il cancello elettrico e lo fece entrare con l’automobile. Ciao carissimo. Ciao Gianni. Salirono per quegli scaloni maestosi tipici dei palazzi di una volta. Arrivarono al primo piano, il corridoio era molto lungo e largo. In fondo al corridoio, decorato con affreschi che dovevano essere di pregio, c’era l’abitazione di Gianni. Gianni aprì la porta ed entrarono. Arrivò Cecilia, una bella signora ben conservata. Ciao carissimo S., come vanno le cose? A me bene e a te, bellissima? Non mi lamento, adesso accomodatevi che vi ho preparato qualcosa di buono. Tieni Cecilia, ti ho portato un cabaret di paste. A voi non si cosa portare, avete tutto.  Ti ringrazio S., le porto sulla tavola. S., andiamo nella stanza dei vini. La stanza dei vini era una camera che Gianni aveva destinato a cantina e conteneva vini e liquori pregiati anche di varie parti del mondo. Era una parte della cantina che Gianni aveva fatto riadattare e, per arrivare alla quale, si accedeva da una scaletta in un angolo del grande salone. Entrando in casa di Gianni sulla destra c’erano alcune riproduzioni di quadri famosi alle pareti, due stanze destinate a libreria e studio sulla sinistra, un grandissimo salone, con un lungo divano nero e, in fondo al corridoio, c’era la cucina, che era il regno della provetta cuoca Cecilia. Parlarono per ore dei vecchi tempi, di libri e dei nuovi vini che Gianni aveva comprato. Adesso ci sono delle buone offerte via Internet, anche se io preferisco la vecchia maniera. Siamo andati a comprare il Dolcetto, il Nebbiolo e il Barbaresco direttamente in Piemonte, vicino ad Alba. Ti regalo una bottiglia di Barbaresco, che non trovi neanche in enoteca. La prese da una scaffalatura e la avvolse nella carta di giornale. Te la metto sul tavolo, vicino a dove hai messo la giacca. La tavola era finemente imbandita con calici pregiati e un vaso di fiori al centro. Gianni utilizzava un bicchiere diverso a seconda del vino o della birra che beveva. Alla fine della cena bevvero rum cubano invecchiato 15 anni, per completare l’opera. Alle 24 se ne andò e ritornò a C. Dormì bene, ma il risveglio fu pessimo. Sentiva un mal di testa tremendo e una debolezza atroce. Dopo un’ora abbastanza difficile iniziò a vomitare furiosamente. Vomitava saliva, con degli sforzi che lo squassavano. Questa volta muoio, pensò. Quella mattina il signor S non si alzò presto. Rimase a letto. La signora R. suonò alla sua porta a metà mattina, gli parlò, gli chiese se voleva qualcosa da mangiare. Il signor S. non voleva niente, come faceva di solito quando stava male. Non voleva guardare i telegiornali per non essere mal disposto dalle pessime notizie. Come se fosse per inerzia accese il televisore. Il liceo Ics aveva esteso la clausola del legittimo sospetto sui professori, anche per il figlio del sindaco e quello dell’onorevole, oltre che per il figlio dell’assessore.  Vennero comprate delle sedie finemente decorate da destinarsi ai vari figli di e agli studenti il cui reddito superava i 250000 €. Per tutti gli altri sediacce rotte e arrugginite. Il liceo Ics organizzò anche una grande iniziativa contro la droga alla presenza di numerose soubrettes, di ministri e sottosegretari. L’iniziativa si chiamava, No alla droga frutto della cultura marxista. Alla conferenza stampa parlò il professor Paperini di religione, che era materia obbligatoria, non era prevista l’ora alternativa. Il prof Paperini era un uomo altissimo, con folte sopracciglia bianche e una corona di capelli bianchi perennemente in disordine che circondava una vasta pelata. La sua età era indefinibile così come era indefinibile il numero di volte che quel vecchio sputava mentre parlava. Disse: Pape Satan, Pape Satan Aleppe, morte al comunismo pagano e assassino. Siamo qui per inaugurare questa grandiosa iniziativa, questa campagna pubblicitaria contro la droga, residuo della ormai defunta cultura marxista. Spiegherò il motivo: i poveracci che si drogano vogliono fuggire il mondo, perché non amano la loro situazione e si drogano. Sono dei peccatori!!!!!!!!! Dio ha destinato loro povertà e sofferenze e le debbono accettare cristianamente come un dono di Nostro Signore. Pape Satan, Pape Satan Aleppe, morte al comunismo pagano ed assassino. Sui muri del liceo venneroattaccate strisce adesive con su scritto NO ALLA DROGA LA DROGA E’ MORTE DI SI ALLA VITA, sponsorizzate dalla banca che operava nel traffico d’armi. Gli studenti potevano già trovare strisce con su scritto QUI NON SI PARLA DI POLITICA QUI SI STUDIA oppure TACI IL NEMICO TI ASCOLTA.

Correre è forza, costanza. La corsa lunga, il fondo, il mezzofondo sono forza mentale, streben goethiano verso un obiettivo. Muscoli, polmoni e cuore vibrano di tensione e fatica. La corsa è ripetizione, la corsa è respiro. Fa parte della dimensione dell’apollineo, l’ordine, il cosmo. La danza è estasi dionisiaca. Molti ballerini raccontano che, quando danzano, è come se uscissero da se stessi. E’ rapimento e ordine. È ordine, perché impone la ricerca dell’equilibrio, l’equilibrio del corpo nel tenere con grazia una posizione che potrebbe sembrare, ad uno sguardo profano, innaturale. È l’incontro tra dionisiaco e apollineo. Gio è un tronco, sgraziato, un vero e proprio giandone, mentre Eli sa ballare qualsiasi cosa: classico moderno jazz tango polka fox trot jive samba bossanova mambo quadriglia minuetto ecc. ecc. Giovanni ed Elisabetta intanto frequentavano le lezioni: riuscivano abbastanza bene, ma dovevano impegnarsi di più in Storia del Milan, che era una delle materie fondamentali. Il professor Riccardo Marini era un trentenne vestito sempre in giacca e cravatta con i capelli neri radi, il sorriso sempre stampato sul volto, l’abbronzatura perenne e il fisico sempre in forma. Era un bell’uomo. Entrò in classe gridando: TUTTI in piedi! Forza Milan!! Battete le mani a tempo!!! Juve merda! Juve Juve merda. Inter Inter Vaffanculo!!! Saltate!!! Chi non salta un interista é!! Chi non salta un interista è!! Interroghiamo, vediamo se siete preparati. Quale è la formazione del Milan per la prossima partita?? Io la so, rispose Giorgino. E allora dilla, vaaai facci godere!!!! Giorgino espose tutto con grande precisione. Adesso ditemi se siete caldi!!! Sììììììì Più forte: sììììììììììììììììì. Vi annuncio una grande novità: faremo una gara tra le ragazze per trovare due fighe immagine per le nostre lezioni. Verrà la televisione. Le ragazze dovranno ballare per 40 secondi e, quelle con un bel culo e delle belle tette diventeranno delle ragazze immagine ricevendo anche un 9. Chi è il migliore??? Mariniiiiiiiii!!! Vai Marini olè olè!!! Vai Marini olè olè!!! Urlarono tutti in coro. Giovanni ed Elisabetta si guardarono inorriditi. Credo che avremo molti problemi quest’anno disse Giovanni. Non furono interrogati in storia del Milan e furono abbastanza contenti. Marini disse inoltre: la scuola fornirà perizomi, hot-pants e top, solo per le belle gnocche, i cessi non avranno nulla. Le due ragazze prescelte apriranno con un loro stacchetto la lezione e la chiuderanno e saranno invitate alle riunioni del Consiglio d’Istituto. Tutti insieme. W la figa! W la figa! W la figa! W la figa!

Intanto il signor S. era a casa, di pessimo umore. Stava pensando di abbandonare il caso di cui si stava occupando. Si sentiva troppo vecchio e stanco, si sentiva profondamente inadeguato. E’ inutile che pensi che si possa cambiare il mondo alla mia età, il mondo lo debbono cambiare i giovani, che hanno l’energia, o dovrebbero averla. Abbiamo creduto in molte e cose e ora ci dicono che sono sbagliate. Ci dicono che era tutto uno scherzo, che questi ideali sono morti. Come dobbiamo comportarci, che dobbiamo fare? Il signor S., quando si ammalava, si sentiva afflosciare, si sentiva più vecchio, sentiva di non potercela più fare. Intanto lesse sul giornale che un partito di destra non più fascista aveva organizzato dei pellegrinaggi alla tomba del duce e che dei giovani di destra non più fascisti avevano dato fuoco a dei libri perché parlavano male di Mussolini. Quando a loro venne chiesto il motivo di quel gesto, risposero che non si parla male degli assenti e che avrebbero dovuto concedere al duce la possibilità di difendersi dalle accuse calunniose dei soliti comunisti. Il giornalista aveva replicato che anche i fascisti non concedevano certo grandi possibilità di difesa ai loro avversari. Il giovane dall’aria da intellettuale rispose che era giusto così perché quelli erano comunisti fottuti. Tutti i 20 giovani di destra moderata e non più fascisti fecero il saluto romano e cantarono Faccetta Nera. Mister Ics, che stava diventando sempre più un astro nascente, aveva elaborato una ricerca scientifica che dimostrava la maggior propensione alla delinquenza della razza negra e aveva deliberato l’affissione, all’interno del liceo, di manifesti con su scritto ATTENZIONE AL NEGRO E’ UN DELINQUENTE con la sponsorizzazione della Fondazione per la Carità Cristiana del professor Paperini, che stava già promuovendo una ricerca scientifica sulla maggior propensione alla delinquenza da parte di coloro i quali percepiscono un reddito inferiore ai 200000 euro. Il costo della campagna pubblicitaria sul carattere delinquenziale della razza negra era stato di 10000 euro. Quando un giornalista chiese, come mai tutti questi soldi, il preside, eminente scienziato, rispose, qui pensiamo in grande. Lei è il solito comunista che si lamenta che la scuola non viene finanziata e poi, quando si prendono delle iniziative che vanno incontro ai giovani di buona famiglia, si lamenta. E’ lei che vuole la morte della scuola, si vergogna. Chi è che si deve vergognare? Lei si vergogna, è il congiuntivo di vergognarsi, ignorante comunista che non è altro. Il giornalista di regime preparò subito una puntata del suo programma sulle grandi scoperte scientifiche che il preside del liceo Ics promuoveva, alla presenza del sottosegretario, e di alcune soubrettes in perizoma. Penso che mi ammalerò ancora di più, commentò S., chiuse il giornale e si mise ad ascoltare la musica alla radio.

Il giorno dopo il vicino di casa di S. si recò al liceo, come gli era stato richiesto. Una bidella in camicia da notte gli venne ad aprire e lo condusse lungo i corridoi, sui muri dei quali erano affisse le strisce adesive, e gli fece molte domande sulla sua condizione economica e la sua fede politica. Quando il signore le rispose che era di destra, andava sempre in chiesa, odiava i negri e i poveracci, la ragazza gli fece un sorriso. Quando le fu chiesto il perché di quell’abbigliamento perlomeno singolare, la bidella rispose che voleva rimanere più vicina al suo posto di lavoro e dormiva lì la notte, anche se, a giudicare dagli occhi cisposi e dalla quantità industriale di sbadigli, si sarebbe detto che si era appena svegliata. Il signor Rosi chiese di poter veder gli uffici, gli venne risposto che non era possibile, perché erano in corso importanti riunioni sulla programmazione didattica. Intanto, dagli uffici, giungevano commenti sulle virtù fisiche di una nota presentatrice e uno strano sciabordare d’acqua, come quello di una vasca da bagno che si svuota. Il signor S. chiese inoltre della programmazione didattica. La bidella gli stava rispondendo, quando si sentì un urlo, sto dormendo, non rompete le balle, provenire da un ufficio. Erano le 10 del mattino. Qui si segue un metodo scientifico sperimentale all’avanguardia, continuò, il professor Pancrazi spiega delle teorie della linguistica psicosomatica del dottor Landsbergis dell’università di Turku e delle teorie del morfema ortodontico del professor Maskadouris dell’università di Igoumenitsa. Altro che Leopardi, tutta roba vecchia!  Il professor Marini ha promosso un concorso per la ragazza immagine del liceo. Pensi che ci sono anche le riprese televisive. Ci sono le ragazze in perizoma, vada a vedere, lei che è un uomo si divertirà molto. Rosi chiese un dépliant sul liceo, la bidella lo guardò preoccupato ed entro in un ufficio. Si sentì un’esclamazione: c’è poca carta, l’ho sempre detto io!!!. Uscì e disse a Rosi, mi dispiace, ma non posso fornirglielo, sa, dobbiamo risparmiare! Rosi fu un po’ stupito, andò a casa e raccontò tutto al signor S. per telefono, che, sulle prime, non si rese perfettamente conto del senso di quella frase anche perché aveva la testa come un pallone e un mal di stomaco tremendo, gli venivano tremende vampate di calore alternate da atroci brividi. Chiunque si sarebbe fatto ricoverare all’istante, ma il signor S. no: aveva diffidenza dei medici e lo manifestava apertamente anche al suo amico Gianni, che era medico. Gianni lo tacciava di persona con pregiudizi antiscientifici, il signor S. lo mandava quel paese. Lo mandava a quel paese, perché gli voleva bene, diceva lui. Il signor S. lesse i giornali, rispose ad una telefonata del gestore del circolo che frequentava spesso. Lo aveva invitato ad una cena, che si sarebbe svolta poche sere dopo. Il signor S. disse di sì, ma rispose che avrebbe bevuto solo acqua e mangiato poco. Sarebbe venuto per il solo piacere di stare in compagnia. Il pomeriggio passò e S. riuscì a mettersi a lavorare al suo romanzo sul cuoco trotzkysta per una mezz’oretta. Ascoltò il notiziario alla radio dove si parlava dell’emergenza terrorismo in seguito alla morte del bidello di B., sindacalista, e del comizio del democratico esponente governativo che aveva chiamato facce di merda gli immigrati. Alla sera seguì una trasmissione di informazione: si parlava di una scuola dove era stata proposta l’introduzione della materia storia del fascismo, al fine di fare chiarezza su un periodo così glorioso della storia italiana e di ristabilire l’imparzialità dopo anni di potere comunista. Le associazioni di partigiani e alcuni esponenti politici di sinistra protestarono per la lesione della Costituzione italiana, un partito della sinistra moderata invocò la concordia tra maggioranza e opposizione, mentre un’esponente di un partito di destra disse che lui non perdeva tempo a leggere la costituzione, perché era un testo di Karl Marx, noto terrorista russo. Il signor S. andò a letto e il mattino dopo già si sentiva meglio.

Giovanni stava capendo di essersi innamorato di Elisabetta, era un amore che affiorava in lui dialogo dopo dialogo, dopo ore passate assieme. Era suo amico, suo confidente, si rendeva conto che la stava guardando in modo diverso. Le piaceva ridere, come piaceva a lui, era anche profonda, intelligente. Era bella, di una bellezza abbagliante. Era diversa dalle altre ragazzine della sua età, aveva interessi profondi, era matura. Voleva esprimerle tutto il suo amore, tutta la passione bruciante che covava dentro di lui, ma aveva paura. Era timido, bloccato da insicurezze enormi. Aveva paura che lei non lo accettasse perché era figlio di operai. Pensava che l’avrebbe sempre considerato un amico. Si tormentava, non sapeva cosa dire e fare.

Anche per il signor S i giorni passavano e la sua salute lentamente migliorava: era riuscito a mangiare qualcosa, ma si sentiva ancora tremendamente debole. Si era alzato con la testa pesantissima, aveva guardato con aria affranta la riproduzione del quadro di Guttuso che stava alla destra del suo letto e si era avviato, con passo strascicato, verso il bagno. Si guardò allo specchio, aveva un colorito grigiastro, gli occhi piccoli e due enormi borse che gli scendevano. Era dimagrito e i pantaloni del pigiama gli cadevano. Fuori il cielo era sereno. Decise che voleva reagire, che non poteva restare chiuso in casa per molto. Aveva affrontato una situazione analogo anche agli inizi della sua esperienza nella Resistenza, quando era fuggito da quella casa rispettabile e borghese per andare con quelli che qualcuno definiva ribelli o banditi. Pochi giorni dopo essere scappato voleva ritornare a casa, l’avrebbero schiaffeggiato, perché si era unito a gruppi di banditi e perché bisognava rispettare le regole, come dicevano loro. Si vestì lentamente, andò a comprare i giornali e a fare la spesa, ma non andò a correre. Arrivò all’edicola, che era a poca distanza dal ristorante Da Nevio, sullo stesso lato della strada. L’edicola era un negozio ampio e luminoso, dove il signor S. poteva trovare libri e riviste, anche di un certo gusto. Comprò i giornali e ne sfogliò un altro. Si parlava dell’emergenza terrorismo, i giornali dedicavano a questa emergenza intere pagine e della necessità di mettere fuori legge i partiti che incitano al conflitto di classe e all’odio sociale, fonti di terrorismo e sovversione. In un trafiletto del giornale padronale si leggeva del processo intentato ai dirigenti di un’azienda chimica, nella quale erano morti di tumore 300 dipendenti, perché non erano state prese alcune misure di sicurezza. Si sottolineava anche, in un articolo più grande a fianco, che la stessa azienda aveva aumentato i profitti del 60%. Andò a casa e riuscì a lavorare, anche se si stancò molto. Guardò nel frigorifero, ma era mezzo vuoto, la signora R. era dovuta andare ad una visita medica in città. Decise di andare a mangiare da Nevio. Si avviò stancamente, non aveva molto appetito. Trovò la trattoria di Nevio insolitamente affollata. Che è successo? C’è un convegno di una grande azienda e mi hanno prenotato per 60 persone. Allora non c’è posto per me? Ma certo che c’è posto… Il ristoratore lo fece accomodare nella saletta più interna, vicino ad un gruppo di ragazzini vocianti, tenuti a bada a fatica da una giovane mamma timida. S. mangiò con poco appetito, stupendosi di se stesso. Era arrivato al dolce, aveva scelto un sorbetto, che lo aiutava a digerire, come diceva lui. Nell’altra sala c’era la televisione con il volume abbastanza alto. Il ristorante era animato, quasi come se fosse un giorno d’estate. Non sembra neanche un’azienda, commentò tra sé e sé S. Non avrebbe preso il liquore a fine pasto, perché non se la sentiva. Rimase a guardare i quadri che adornavano le pareti del ristorante. Erano quadri che rappresentavano la vita di campagna di una volta, che rappresentavano scene di pesca, e scene fluviali, visto che, nelle vicinanze di C., c’era un fiume con una vegetazione che incantava e un gran numero di zanzare per contorno. Erano quadri di buon gusto, piacevoli a vedersi. S. aveva visitato anche alcune mostre di quel pittore e aveva comprato anche un quadro che rappresentava una festa campestre, con uomini donne e bambini che danzavano, bevevano e mangiavano sull’aia di una fattoria. L’aveva messo sulla parete, dietro la tavola che stava al centro della sala da pranzo. Amava i quadri, aveva anche una famosa immagine di tre donne partigiane appesa nel salotto. Non era un eccezionale intenditore di arte, ma ne era affascinato. Mentre stava finendo di bere il caffè, S. pensò ad Ascione. Il maresciallo è un signore baffuto basso, originario di un paese vicino Avellino. Ha i capelli neri che si stanno diradando, la pancia incipiente. Veste sempre la divisa. È devoto a Santa Romualda del Beato Albergo del Viandante dell’Addolorata, è entrato nell’arma perché suo padre è il terzo cugino di un famoso uomo politico che parla in modo strano. A S. non piace e non è mai piaciuto. Gli è sempre sembrato un grottesco ipocrita, un cattolico untuoso. Un vecchio proverbio fa così: i sant chi magnan e i mloun chi pessan’i e in gnanc’ boun si arabessan. Come fare a contattarlo? Lui non ne aveva la minima voglia. Decise di telefonare a Gianni, con poca gioia. Gianni, telefona immediatamente ad Ascione e chiedigli di svolgere indagini su quel liceo maledetto. Fai tutto quel che devi fare, qualsiasi cosa. E riattaccò il telefono. Non ne voleva sapere niente.

A volte S. si sentiva come un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. Henry Beyle, Stendhal, definisce la propria érotique come una ricerca continua che si esaurisce nel ritrovamento, nel raggiungimento dell’obiettivo. S. si sente un uomo ordinario, al contrario di Raskolnikov, è un uomo mite, non ama il litigio, si vuole difendere dal mondo. è uomo che non ama il pettegolezzo, lo stesso narratore non sa tutto di questa persona, e non riferirà nemmeno tutto quello che sa.

La comunicazione ha subito trasformazioni sul piano della flessibilità. Le macchine da scrivere esigevano un pensiero strutturato precedentemente alla redazione del testo, perché rendevano difficile la correzione degli errori. L’avvento dei programmi moderni di videoscrittura ha cambiato la mentalità degli estensori del testo. Attraverso semplici istruzioni, con l’ausilio anche di icone, è possibile costruire dei testi complessi dal punto di vista contenutistico e formale, oltre che correggerli, anche radicalmente, senza troppe difficoltà. È pur vero che potrebbe sembrare semplicistico, ma è anche democratico. Anche gli ignoranti in materia informatica possono padroneggiare abbastanza facilmente lo strumento. La stessa Internet sta rivoluzionando il modo di leggere e scrivere, questo vale anche per le e-mails.

  1. non si rendeva conto dello scorrere dei giorni, si perdeva tra la settimana. Un giorno se ne stava a mangiare dall’amico Nevio e il presentatore del tg annunciava una notizia, a suo dire molto importante. A B. perquisizione al liceo Ics, da parte di polizia e guardia di finanza. Il magistrato Niccolò Lipari ha emesso un mandato di perquisizione per accertarsi della regolarità delle spese effettuate nel famoso liceo, campione di tante sperimentazioni scolastiche. I poliziotti, guidati dal vice questore vicario Angelo Guarnieri e i finanziari, guidati da Giuseppe Lo Giudice, sono rimasti per molte ore nel liceo a controllare conti, a porre domande a dirigenti e professori. I giornalisti cercarono il magistrato Lipari che parlò di un normale atto che non aveva conseguenze, un semplice accertamento. Il preside Mister Ics lamentò l’oscuro complotto della magistratura politicizzata contro un liceo che rappresenta l’élite di B., quando ci sono tanti negri da arrestare, certi magistrati comunisti perdono il loro tempo inviando poliziotti e finanzieri a perquisire il nostro cristianissimo cattolicissimo regolarissimo borghesissimo meravigliosissimo liceo. Il professor Pancrazi era indignato perché avevano disturbato la sua eccellente lezione sulla linguistica Locomotica del professor Arunte Solimeni dell’università di Carbonia-Pula. Questi sono degli incolti, che non conoscono le cose importanti della vita. Il professor Paperini stava spiegando la teoria di un noto vescovo del nord secondo la quale satana, Baal e Lenin erano direttamente imparentati e gridava Anatema!!! Mutismo e rassegnazione!!!! Ahhh! Adoratori di satana! Figli del maligno!!! Vade retro!!! Ricordatevi, disse con tono solenne: Cercum – un – ricordum – sembra – qui- tempus- non – est – mai – trascorsum. Sbavava e stralunava gli occhi. Il professor Marini definì i poliziotti e i magistrati coglioni stronzi vermi schifosi badogliani socialcomunisti che vadano tutti a fanculo facce di merda e zecche comuniste. Quando i poliziotti gli notificarono una denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale, il preside promise un esposto alla corte europea dei diritti dell’uomo per violazione della libertà di espressione. Venne intervistato lungamente Giorgino che spiegò che quell’atto andava contro il bisogno di istruzione dei giovani. L’ispezione aveva interrotto la lezione. I magistrati e i poliziotti comunisti andavano contro il diritto allo studio.

Questa è la storia di un poeta argentino scomparso in una giornata di settembre negli anni della dittatura in un racconto di un tempo mediocre come quello che il narratore sta scrivendo. Hector Marquez ha passato la cinquantina, è un uomo elegante, ammiratore delle idee di un personaggio storico con grandi baffi. È sposato con una donna intelligente, quasi della sua stessa età, che insegna in un liceo di Buenos Aires. Hector scrive per un importante quotidiano, ha una vita frenetica. Julia è iscritta al sindacato. Un giorno decide di passare a prendere Julia a scuola, inaspettatamente. Elena Sanchez è una studentessa, balla il tango, va bene a scuola, è modesta, anche troppo. Sta pensando ai fatti propri quando esce dal liceo. Che cosa potrebbe succedere? Questo stava scrivendo Gio prima di andare alla riunione del collettivo. Stava scrivendo questa storia per Eli. Si era riunito il collettivo di cui facevano parte, solo alcuni giorni prima. Nel collettivo c’erano alcuni loro compagni di classe. Parlarono a lungo dei problemi di quel liceo, in quella stanzetta spoglia e fumosa, di sigarette, normali o quasi. Veniva loro concessa all’interno della sede di un circolo, nel centro di B.. Pagavano un modesto affitto e tutti e 10 gli appartenenti contribuivano. Il Dando spiegò che i rapporti di forza erano a loro svantaggio, che i professori potevano fare tutto ciò che volevano e che non c’era alcuna speranza. Si potevano tentare solo alcune piccole iniziative. Giovanni ed Elisabetta, ma anche gli altri, si dissero d’accordo sul fatto che quello fosse il minimo per cominciare. Anche lei non riusciva a dirglielo, anche lei era troppo timida. Pensava di non riuscire ad arrivare alla sua intelligenza. Alle volte, cosa manda il destino.

  1. se ne andò dal ristorante, ancora abbastanza debilitato per l’influenza, ma, allo stesso tempo, molto sorpreso per quello che era accaduto. Al telegiornale il conduttore spiegò che era stato rilevato un consumo anomalo di carta da parte della magistratura. Il sostituto procuratore Lipari aveva aperto un’indagine. Credeva che nessuno si sarebbe interessato a quel caso, pensava che la magistratura non se la sarebbe sentita di andare a toccare quei centri di potere. Non si faceva illusioni, di sicuro, pensava, qualcuno bloccherà l’inchiesta. Non sarò certo io ad occuparmene, io sono troppo vecchio per queste cose. Mi dispiace, ma me ne rendo ancora più conto adesso che sono ammalato. E’ già una fatica, lavare e stirare, cucinare. Si sta così bene ad andare a visitare le enoteche, le librerie ed ad andare a cena da Nevio. Sono più sereno, scriverò quel libro sul cuoco trotzkysta con molta calma, sperando che l’editore non rompa le scatole. Mentre andava verso casa incontrò Romolo, un anziano pescatore. Ciao carissimo, come va la vita? Abbastanza bene, S. Pensa che io, che ho fatto il partigiano, ho ricevuto ugualmente il precetto per partire soldato. Pensa, anche che mio padre non mi aveva voluto aiutare, perché ero scappato di casa per diventare partigiano. Mio padre era funzionario pubblico, non era precisamente fascista, ma aveva paura dei comunisti e di quelli che, in generale, manifestavano. Diceva, che i fascisti avevano portato un po’ d’ordine e che c’erano più regole. Gli sfuggii in modo abbastanza semplice, te l’ho già raccontato. Io ero timido, lungo e secco secco. Ero abituato alle lezioni di pianoforte, che, grazie ai miei genitori, ho detestato, alle cuoche, ai camerieri e alle sberle di mio padre e mia madre. Se alla domenica mi alzavo, anche solo cinque minuti dopo, per andare alla messa ricevevo due sberle. Senza dimenticare le bacchettate… Mi comprarono la casa di B., sperando che mettessi su famiglia e smettessi di pensare alla politica, che è una cosa brutta. Ciao, ti saluto, chissà perché mi è venuta in mente ‘sta storia. Scusa se ti ho scocciato con le mie chiacchiere da vecchio noioso. No S., non sei mai noioso, gli fece Romolo, e poi, tu non sei vecchio, sei un ragazzino. Romolo è novantenne. S. entrò dal cancello e salì la scala esterna che portava al suo appartamento.

Nel frattempo Eli e Giovanni cercavano di fare qualcosa per sistemare un po’ quel liceo. Avevano organizzato qualche volantinaggio, avevano portato anche un megafono e avevano chiesto alcuni miglioramenti della condizione di quel liceo. Pochi li ascoltavano, molti avevano paura e qualcuno li insultava. Chi li insultava riceveva una nota di merito sul registro. Insultare i comunisti era un atto di grande civismo. Il preside ricevette la notizia di quei volantinaggi e decise di convocare i due amici. Il professor Pancrazi stava spiegando la funzione del complemento di stato civile nel quadro della linguistica di Athanasius Martins dell’università di Den Bosch. La bidella, quella che stava spesso in vestaglia, arrivò. Giovanni ed Elisabetta sono desiderati in presidenza. I ragazzi salirono sette piani di scale e si trovarono di fronte ad un pesante portone in legno chiuso da un battente a forma di testa di lupo. Sulla porta c’era scritto, per me, comunista o negro o poveraccio, si va nella città dolente per me si va nell’eterno torpore, per me si va tra la perduta gente. Lasciate ogni speranza voi comunisti negri o poveracci che entrate. Bussarono alla porta e un bidello in giacca e cravatta con gli occhiali neri anche se era buio venne loro ad aprire. Che cosa volete o sventurati bolscevichi che solcate questa fatale soglia? Siamo stati convocati per parlare con il preside. Sua Eccellenza Illustrissima, Onoratissima, Voscienza Reverendissima il preside, dovete dire. Non siete voi che parlate con il preside, è il preside che vi fa l’enorme concessione di parlare con voi, comunistacci di merda che non siete altro. I tre passarono tra gli stucchi, tra gli ori, le lampade e le colonne che adornavano il piano nobile dell’edificio. Entrarono nell’anticamera dell’anticamera e poi nell’anticamera. La porta venne aperta da un bidello, un altro bidello disse i comunisti sono ora giunti, un terzo disse orsù entrate un quarto aprì un’anta della porta, un quinto aprì la seconda anta. Altri tre bidelli declamarono in coro: i comunisti sono or giunti. Nella stanza c’era un tavolo ovale di dubbio pregio al centro e un tappeto, probabilmente di fabbricazione pakistana. Qualche bambino pakistano pagato pochi centesimi doveva averlo fabbricato. Alle pareti c’erano alcune riproduzioni di quadri famosi e un ritratto del duce. Soole che sorgi, limpido e giocondooo, faccetta nera bella abissina aspetta e spera che già l’ora s’avvicina, quando saremo a Macallè, noi ti daremo un’altra legge e un altro re. Faccetta nera sarai romana noi per bandiera ti darem quell’italiana. La sedia su cui stava il preside era più alta rispetto al resto della sala. Il preside saliva, premeva un pulsante e la sedia saliva automaticamente.  Sui braccioli c’erano rubini e diamanti. Fanciulli, vi ho fatto giungere nel mio umile ufficio per parlarvi. Io so che voi siete dei ragazzi intelligenti, per quanto traviati dalla turpe dottrina di Satana Lenin. Ho saputo che organizzate dei volantinaggi, delle proteste. Che cosa c’è che non va? Se non lo sa lei… Risposero i due. Ho intenzione di farvi delle proposte che difficilmente potrete rifiutare. Sarebbero… Vi offro i banchi che hanno i vostri colleghi, come il figlio del preside. Avrete anche la possibilità di applicare la clausola del legittimo sospetto nei confronti dei professori. Potrete cambiarli se vi danno un 4. Vi chiedo solo un piccolo, ma insignificante sacrificio. Quale, fecero i due con aria interrogativa. Si tratterebbe di partecipare al falò di libri. Voi lo sapete che l’associazione di bravi giovani che organizza tanti eventi nel nostro liceo organizza ogni mese dei falò di libri che hanno l’influenza della torbida ideologia marxista. Pensate che sono stati bruciati anche il diario di Anna Frank e Biancaneve e i sette Nani. Anna Frank era una sovversiva che non rispettava le regole. La regola era che non si poteva essere ebrei e lei era ebrea. I sette nani cantano andiamo a lavorar. Conoscete sicuramente la squallida retorica comunista sui lavoratori. E’ veramente insopportabile… Ci dobbiam pensare… I due fecero finta di niente, ma erano inorriditi. Come, ci dovete pensare??? Come??? Il tono mieloso del preside diventò di colpo più brusco, più duro. Avete un giorno di tempo per pensarci. Domani, alle ore 10 e 8 minuti esatti sarete convocati qui, in questa stanza. Tornarono in classe per ascoltare la lezione di marketing. Il professore si lamentava sempre dei mali della società contemporanea. Diceva, i ragazzi conoscono alla perfezione la teoria dei quanti e poi non sanno scegliere il deodorante giusto. E’ uno scandalo. La colpa è dei comunisti, che hanno dominato per gli ultimi 4 secoli l’Italia.

A casa di Giovanni suonò il telefono. Era Eli, Ciao Gio, stasera vado a vedere un nuovo locale, il Level XX. Sono curiosa, ci sono anche i miei cugini. Vuoi venire anche tu? Gio rispose con tono pacato, simulando disinteresse, ma sì, ci vengo. Si salutarono dopo pochi minuti di conversazione e Gio si mise a saltare per casa. Ma che, sei matto? Gli disse il padre con aria preoccupata. La sera uscì da casa tutto intappato, andò da Eli con l’autobus. Rimase ad aspettare sotto il portico, osservando i passanti. Quando Eli scese era più bella che mai, vestita di nero, con gli stivali che mettevano in risalto le sue lunghe gambe e i capelli legati. Gio non riusciva a parlare per l’emozione. Eli era calma, sorrideva timidamente. Beba e Carluz, i cugini, attaccarono subito la pezza, come se conoscessero Gio da una vita. Al Level XX era previsto un concerto di un gruppo partenopeo rap che ha il cantante con i capelli rasati e il piercing. Il locale era un centro sociale occupato autogestito antagonista, situato sotto il ponte vicino all’autostazione, che riceveva ingenti finanziamenti dal comune, perché organizzava delle fondamentali attività culturali. Il primo particolare che era parso loro strano fu che non si vedeva anima viva provenire dalle strade vicine. I viali erano percorsi da poche automobili. Davanti al Level XX c’erano poche persone e una pantegana che sfrecciava. Mamma mia, questi stan messi male. Non c’è un cane, disse Carluz, che portava i dreadlocks. Un cantiere stava partorendo l’ennesimo obbrobrio edilizio di B., il Borgo di Sta Ceppa Town. Bisognava lasciare mano libera ai costruttori amici del partito politico democratico riformista europeista onesto. C’erano molte officine dismesse in quella zona, una di queste era occupata dal centro sociale. B. era piena di piccole officine. Per accedere al centro si scendevano alcuni gradini. Davanti al Level XX c’erano mucchi di rusco, bottiglie di birra, whisky, sportine di plastica e schifezze varie. I pochi ragazzi davanti vociavano. I muri esterni erano coperti da scritte e bizzarri disegni. Hardcore crew house techno underground life. La porta del centro si aprì e ne uscì un ragazzotto con i capelli tagliuzzati mezzi viola e mezzi gialli. Emanava un odore pestilenziale. E il concerto, chiese Gio. Il giovane li guardò con aria annoiata e stupita, cioè quale goncetto? Quello del gruppo napoletano eccetera eccetera. Nella missura in cui, nel quaddro dello scviluppo del movimento antaggonista, è stato deciso di non fare il goncetto. Cioè, voglio dire, non mi zembra opportuno. Cioè, è strano. Al suo posto ragazzi, c’è una conferenza politica sull’importanza dell’intensità dell’odore di sudore nel quaddro delle lotte internazionali. L’odore naturale della pelle contro la saponetta, simbolo della borghesia, paté de bourgeois! A seguire concerto di CDB dj, hardcore new house techno underground music, la techno è democratica antagonista e di sinistra perché non si conosce l’autore delle musiche. Nessuno la può padronecciare, è antagonista rivoluzionaria. Bello è? Bello è? Cioè, non zo se mi sono scpiegatto. Il narratore ci tiene a precisare che CDB è l’acronimo di caraggna d’un bagai, appellativo coniato da sua nonna Imelde. I ragazzi scelsero un altro locale e per Gio il problema continuava.

Il giorno dopo vennero convocati in presidenza, prima che Giovanni potesse parlare, Elisabetta rispose che avrebbero accettato e avrebbero partecipato al falò dei libri, una misura per ristabilire la necessaria par condicio dopo anni di dominio delle sinistre. Giovanni fu sconvolto. Il preside incominciò a rivolgere loro dei complimenti. Siete dei giovani meravigliosi, siete veramente il futuro della nostra cara patria. Lo sapevo che delle menti come le vostre non si sarebbero lasciate traviare dalla perfida propaganda bolscevica. Sarete nominati d’ufficio rappresentanti di classe e per voi verrà accoppato il vitello grasso, visto che siete come i figliuoli prodighi. Professor Paperini, venga, venga. Il professor Paperini era nel suo studio e si precipitò. Professore, le pecorelle sono ritornate all’ovile. Gaudium magnum, ego sum contentum. Adeste fideles. Venite adoremus. Un brividus – occludet – stomacum. Il preside parlò, con decreto solenne sarete nominati rappresentanti di classe fino al termine della quinta classe superiore, nessuno potrà revocare la vostra nomina. Fece chiamare Giorgino che incominciò a scrivere con aria compunta su un foglio. Era il decreto presidenziale di nomina, che fu firmato con l’apposizione del sigillo presidenziale. Ora potevano applicare anche la clausola del legittimo sospetto. Era il segno dell’importanza. Tornarono a lezione, il professor Marini stava spiegando le condizioni degli ultimi infortunati del Milan e stava interrogando sulla pubalgia. Sull’ascensore, che ora i due ragazzi potevano prendere, Giovanni tentava di parlare con Eli che gli rispondeva sempre allo stesso modo. Taci, sta zitto e vedrai. Mister Ics guardò il figliuolo con aria soddisfatta. Ce l’abbiamo fatta, siamo riusciti a far entrare nel nostro gruppo i due migliori rappresentanti della sporca cultura bolscevica del nostro liceo. Il collettivo stava scrivendo un volantino dal titolo altisonante: VOGLIAMO LA VERITÀ! Qualcuno li seguirà?

La zona di parete bianca era un panorama non troppo interessante per S. Stava sdraiato sul divano e indossava la vestaglia. Aveva gli occhi semichiusi, tra il torpore e il sonno. Era la condizione peggiore. Si sentiva a disagio, non capiva nulla, non aveva la forza e la voglia di alzarsi dal divano. Si sentiva vecchio e debole, per quell’influenza che non si decideva ad abbandonarlo. Notava il nero del rivestimento in pelle del divano e trovava minuscoli punti, lo sguardo passava al soffitto e al lampadario, guardava la finestra e osservava la struttura degli infissi. Era proprio una strana giornata. Il suo sguardo si posava ora sulla libreria, colma di libri fino a straboccare. Aveva voglia di leggere l’ultimo Tabucchi, ma le gambe erano pesantissime, così come gli occhi. Un senso di nausea ravvivava la sua noia. Il televisore era acceso a volume basso, ma S. non ascoltava. Erano solo puttanate, come sempre. Avrebbe avuto voglia di vedersi una videocassetta, magari di Cronenberg, ma non se la sentiva. Si sentiva in preda all’oblomovismo. Ogni tanto qualche voce di bambino nel parco di fianco a casa sua rompeva la monotonia delle stronzate televisive. Il torpore continuava, ogni tanto diventava sonno. Mentre ragionava su non so cosa una voce lo scosse, era quella della signora R. Lo chiamava a bassa voce. Sono passata a fare un po’ di pulizie, S. Ho visto che stavi dormendo già da un bel po’. No, non stavo dormendo, ero tutto intorpidito. Sai, non sto troppo bene. Capisco. Ti volevo avvisare che stasera hai la cena. Ah, ok!. Si alzò e andò nel bagno a prepararsi. In televisione stava per iniziare il tg. Il giornalista annunciava la convocazione di una manifestazione dei noglobal in una città italiana molto importante, che era B. Metteva l’accento sulla possibilità di devastazioni. Non parlava della richiesta, da parte di queste donne e uomini, di una globalizzazione diversa e più attenta alle necessità dei deboli. Quegli uomini erano considerati solo un residuo del passato. I partiti della destra chiesero di vietare quelle manifestazioni e il presidente del consiglio dichiarò che quei manifestanti erano sicuramente dei pericolosi terroristi. Non era terrorista chi inquinava l’ambiente, chi provocava migliaia di morti sul lavoro, chi favoriva la fame nel mondo con le proprie politiche. Quando si cerca il profitto, si sa, può capitare che muoia qualche migliaio di persone per il guadagno di pochi. Il signor S. ascoltò distrattamente quelle notizie e poi si avviò alla cena, che sarebbe stata sicuramente deprimente. Stava assumendo antibiotici e non poteva certo bere vino. Avrebbe dovuto mangiare, se ci riusciva, bistecche e spuntature di maiale bevendo acqua minerale, mentre gli altri bevevano Dolcetto d’Alba.

Intanto Gio ed Eli erano diventati rappresentanti di classe. Era una carica importante, anche se molti loro compagni di classe non volevano fare politica, come dicevano loro. La politica, si sa, è una cosa sporca. Gio ed Eli non pensavano solamente alle cose serie, per così dire. Il ragazzo faceva sport, atletica leggera. Correva, si metteva alla prova, amava alla follia quello sport. Amava i 5000 metri, amava la corsa di fondo. Giovanni, gli occhi neri come la notte, correva da tanti anni. Amava leggere, leggere poesie, Neruda. Amava anche la musica, amava quel gruppo napoletano che fa musica rap, suo padre ne aveva anche conosciuto i componenti. Il padre di Giovanni, Mario, era arrivato dal sud per lavoro. Si era sposato presto, lavorava in una grande fabbrica, faceva l’operaio specializzato, era un tecnico preparato. Aveva frequentato corsi di specializzazione, si era diplomato tardi e ora voleva anche laurearsi. Aveva la passione per l’ingegneria. Aveva chiuso con la terza media, perché in casa non c’erano soldi. Aveva studiato e studiato, voleva dimostrare a sé stesso e anche a tanti altri che un operaio di fabbrica può anche laurearsi lavorando un mucchio di ore al giorno. Ora la fabbrica dove lavorava attraversava un periodo di crisi e non si sapeva come sarebbe andata a finire. Anche Eli aveva una forte passione, quella per la danza classica. Danzava da quando piccolissima. Sua madre l’aveva iscritta ad una scuola severissima, perché se la voleva togliere dalle scatole per qualche ora al giorno. Quando abitavano a Roma, sua madre l’aveva iscritta lì, perché era la scuola più vicina a casa e non sapeva di alcuni metodi educativi, se così si possono definire. L’insegnante aveva una bacchetta con la quale colpiva le gambe degli allievi che non sapevano realizzare correttamente le varie posizioni. Eli aveva finito per odiare la danza classica, ma sua madre sembrava non darle retta, probabilmente per pigrizia. Si ricordava di avere pianto molto per quella scuola. La salvezza di Eli fu che si trasferirono a B. Era il secondo anno che la sua famiglia viveva a B., non aveva apprezzato granché questa scelta, ma, nonostante tutto, si era ambientata subito abbastanza bene. Aveva incontrato in classe i ragazzi del collettivo, con i quali condivideva amicizie e la politica. Elisabetta aveva avuto tutto dalla vita, i suoi genitori le volevano bene, anche se a volte si dimostravano distratti, presi un po’ troppo dal loro lavoro. Aveva un computer potente, navigava in Internet, aveva il dvd e il cellulare. Aveva due genitori di sinistra che le avevano trasmesso dei valori, che le avevano insegnato che quello che aveva non doveva renderla egoista. Sua madre, Anna, era medico chirurgo apprezzato e, nel tempo libero, faceva attività di volontariato in un centro sociale. Curava immigrati, tossici, ubriaconi e disgraziati vari, completamente gratis. Non faceva politica attiva, ma, nelle pause tra una visita e l’altra, leggeva il giornale e qualche saggio. Era una donna bella, alta, dai capelli castani. Era determinata, allegra, ma sempre un po’ frettolosa. Sua figlia la vedeva spesso correre. Alberto Rossini era un uomo tutto d’un pezzo. Aveva la barba sempre ben curata e gli occhiali con la montatura rotonda. Stava spesso in giacca. Era di sinistra, ma più di sinistra ufficiale. Si era laureato in filosofia, poi era entrato all’università come dottorando. Aveva iniziato ad insegnare, poi si era stancato, infastidito da quell’ambiente. Un giorno sentì da un amico che a Roma, al gruppo del senato del più grande partito della sinistra, avrebbero assunto dei dipendenti con funzioni di funzionario. Si trasferì a Roma con la famiglia. Si trovava molto bene in quel ruolo, faceva parte di quella generazione di quarantenni che avrebbe causato tanti danni al più grande partito della sinistra. Una volta telefonò ad un noto giornale che aveva pronosticato per lui un grande futuro all’interno del nuovo partito che si stava formando dopo la distruzione del partito di cui si scriveva prima. Si arrabbiò molto. Amava la politica tradizionale e non amava i no global. Pensava che fossero velleitari ed inconcludenti. Sono le istituzioni della repubblica il luogo nel quale si deve combattere per fare vincere le nostre ragioni. E’ vero, bisogna combattere anche fuori, ma nei partiti. Quei vostri collettivi non hanno futuro, diceva spesso alla figlia durante le discussioni che capitavano spesso a casa Rossini. Avete una divisa, vi sentite qualcuno solo se vi vestite in un certo modo. Alla faccia di chi dice che le persone di sinistra la pensano tutte allo stesso modo.

Mario, il padre di Giovanni, veniva dal sud. Era emigrato, perché, spesso, a casa sua, si rischiava di non mangiare. Suo padre era comunista e, spesso, non aveva lavoro, perché il lavoro si otteneva solo con la tessera di un partito democratico e cristiano. Via figlio del diavolo, lo apostrofava il prete, don Gesualdo. Aveva vissuto anche in una specie di sgabuzzino chiamato pomposamente appartamento. Pagava 300000 lire al mese.  Aveva sposato Luisa, una bella ragazza, figlia di un medico. I genitori l’avevano disconosciuta perché aveva sposato un individuo non appartenente alla sua nobile classe sociale. Aveva scelto i sacrifici per amore. Aveva saputo abbandonare le comodità e, per qualche tempo, si era arrangiata a fare anche l’operaia, visto che non trovava lavoro. Ogni conquista che facevano era un motivo di orgoglio per Mario. Voleva che suo figlio si laureasse perché anche l’operaio vuole il figlio dottore, come diceva una vecchia canzone di Paolo Pietrangeli. Era molto severo per quel che riguardava lo studio con suo figlio. Mario aveva conseguito la licenza superiore frequentando le scuole serali, facendo enormi sacrifici. Si era iscritto all’università, ad ingegneria, perché era orgoglioso di essere un operaio specializzato e si interessava a questioni di tecnica.

La serata del signor S. passò tranquillamente, anche se la rabbia per non potere bere vino lo tormentava. Aveva accettato un consiglio da Gianni, che era medico, e aveva preso un antibiotico. E pensare che, quando il suo amico medico gli aveva dato il consiglio, S. lo aveva anche mandato a quel paese, per poi andare, immediatamente dopo, a comprare l’antibiotico in farmacia. Diceva sempre, voglio bene a Gianni, ma spesso lo strozzerei. Il circolo che frequentava S. era anche un pub, frequentato da giovani. Nell’altra sala di quel circolo c’erano gruppi di ragazzi che bevevano. Lo colpì una, con gli occhiali, i capelli neri lunghi lisci e lo sguardo penetrante. Pensava, assomiglia a una ragazza che corteggiavo. Non ricordava chi fosse.

Il narratore di questa modesta storia è pignolo e non può fare a meno di specificare che il giovane punkabbestia, così si definiscono quei curiosi soggetti pluricriniti e maleodoranti, del Level XX si chiamava Arnaldo Lopez Souza Sampaio Quadri Del Campo Dell’Addolorata Conte di Casalec Town. Dopo avere parlato con Gio si ricordò di una cosa, cioè, abbiamo rimasto senza birra. Cioè, ma come faccio, oh! Gli venne un’illuminazione e corse verso il negozio gestito da pakistani più vicino che stava chiudendo sventolando un mazzo di banconote da cento euro. Amigo, mi dai le birre, c’ho i soldi eh! C’ho i soldi!

Il giorno dopo il signor S. stava un po’ meglio, ma continuava a ragionare ugualmente con amarezza sul passato. Quando era al circolo e vedeva quei ragazzi belli dentro e fuori, dal volto intelligente ed espressivo, che esprimevano idee e valori, capiva che aveva perso tempo, si sentiva terribilmente nostalgico del passato ed anche un po’ coglione. Andò all’edicola e comprò i giornali: un noto giornale di destra annunciava che il presidente del consiglio preconizzava sicure devastazioni durante la manifestazione annunciata per contestare la globalizzazione. Quella città d’arte sarebbe stata sicuramente preda di quelle orde di comunisti violenti residui del passato. I cittadini perbene avrebbero avuto sicuramente molta paura di quei ragazzacci con le bandiere. Urgeva un intervento repressivo preventivo e il divieto di manifestare. I leader di un partito di sinistra moderata invitarono i manifestanti a desistere. Quei manifestanti erano luddisti, irragionevoli. La globalizzazione andava accettata, perché era il segno della modernità. I leader del movimento annunciavano grande partecipazione. Venivano prenotati già diversi treni e anche qualche nave.

Il signor S. comprò i suoi soliti giornali e andò a fare una camminata sulla spiaggia, come aveva ripreso a fare da un po’ di giorni. Lesse, lesse molto, anche se non ne aveva voglia. Nessuno gli telefonava, sembrava una giornata assolutamente normale e tranquilla. Neanche Gianni gli aveva telefonato, almeno fino al tardo pomeriggio. Il telefono suonò e la voce di Gianni risuonò. Lo sai S. che l’organizzazione della manifestazione sta andando sempre meglio? Me ne rallegro, rispose l’anziano freddamente, perché non voleva farsi coinvolgere. Non se la sentiva più di impegnarsi. Gli acciacchi dell’età si manifestavano e, qualche sera, aveva voglia di stare davanti alla televisione a stordirsi perché era troppo stanco. Gianni gli chiese come stava di salute, poi si salutarono. Il signor S. diede un’altra sbirciatina ai giornali e alle riviste che aveva in casa e notò che, effettivamente, l’organizzazione di quella manifestazione stava procedendo molto bene. Ne fu molto contento, perché apprezzava quei giovani. Si interessavano al mondo, al problema dell’acqua, al problema dei cibi transgenici. Proseguiva di pari passo la criminalizzazione di quel movimento, che andava isolato e minacciato, perché rappresentava una minaccia a certi interessi. Sono le solite storie, pensava S. A noi partigiani chiamavano banditi. La sera mangiò la bistecca che si era comprato la mattina con un po’ di insalata, ma non bevve vino. Non se la sentiva. Andò a trovare gli amici del circolo, era una serata di novembre dal clima mite. Una brezza gradevole accompagnava la sua pedalata tra i viali di quel paese. Era vestito leggermente. La temperatura era anomala per quel periodo, ci saranno stati almeno venti gradi ed era sera. La gente di quel paese era in giro per le strade a chiacchierare, come succedeva alla sera. Si conoscevano tutti e se qualcuno si assentava per qualche sera, il giorno dopo riceveva la visita del vicino che gli domandava se c’era qualche problema. Gli anziani con problemi di salute erano aiutati da tutti, ai forestieri che chiedevano informazioni si offriva un bicchiere di vino. Mentre S. pedalava si udiva il rumore delle foglie cadute. Il vecchio centro storico, con alcuni monumenti, era illuminato, da lampioni vecchio stile ed era ricoperto dall’acciottolato che rendeva la camminata difficile, soprattutto alle donne con i tacchi alti. Alcune vecchie case diroccate contrastavano con il candore di casette tenute con grande cura da solerti massaie. Quando terminava l’acciottolato, un piazzale si apriva allo sguardo del signor S. Ai lati stavano alcuni negozi e di fronte a lui una pescheria, che era rinomata in tutta Italia per la qualità del pesce. Il profumo che si sentiva in quel luogo mandava in visibilio il signor S. Di fianco alla pescheria c’erano due stradelli che la separavano da un ristorante con specialità pesce, dove l’anziano si era fermato qualche volta a mangiare, e da una salumeria, rifornita con ogni genere di manicaretti. C’erano salumi del posto, ma non mancava neanche il lardo di Colonnata e la zia ferrarese, il famoso salame all’aglio. Il signor Antonio, il salumiere, era alto, robusto, aveva folti baffi neri e un sorriso cordiale. L’anziano scrittore, quando andava da lui, si sentiva come un bambino in un negozio di giocattoli. Era inebriato da tutta quella bontà. Il signor Antonio vendeva anche il formaggio di fossa, tipico di quella zona, ed aveva scritto una tabella con gli abbinamenti adatti per ogni cibo. Aveva, nella sua salumeria, anche i vini da abbinare con quelle leccornie. Dal ristorante bar con specialità pesce uscivano le voci di alcuni vecchi, che trascorrevano le loro serate lì dentro. Oltre il ristorante, c’era il porto canale, come lo chiamavano. Dal punto di vista architettonico non era niente di trascendentale, ma la vista di quel luogo rasserenava il signor S. Molti bar e ristoranti che stavano sul corso erano chiusi, era novembre, ma c’era comunque un discreto passaggio di persone, gente del posto. Ragazzini con il giubbotto di pelle e il telefonino tra le mani stavano in gruppo, seduti su una panchina. Un gruppo di ragazzi più grandi stava un po’ più lontano. Il signor S. osservò un ragazzo e una ragazza con i capelli rasta. Pensò, ai nostri tempi, non sapevamo neanche che cosa fossero quelle cose, diceva. Ci sono mancate. Sembrano cavolate, ma segnano in ogni caso la giovinezza. Sono pochi i quarantenni, pensò il signor S. Ci sono anziani, ragazzini con la faccia da duri, con qualche pelo che assomiglia a barba, ragazzine con il volto da bimbe e i tacchi a spillo. Mancano i quarantenni e i cinquantenni, perché hanno poca voglia di dialogare. Quando c’era il più grande partito della sinistra erano quelli che propagandavano la svolta, il partito leggero, l’abolizione delle sezioni. Si è visto dove siamo andati a finire. Hanno perso il gusto del dialogo. Sono peggio loro di noi. Noi facevamo la Resistenza, loro si sono formati su Happy Days, come dice Nanni Moretti in Aprile. Comincio a pensare che siano peggio di noi anziani. Trascorse quella serata serenamente al circolo. Quei momenti lo distendevano, gli piaceva attraversare il portocanale in bicicletta e guardare le persone. Le luci lo illuminavano in modo gentile, senza esagerare. Verso la metà del corso c’era un ponte, rifinito in modo un po’ pretenzioso, che conduceva sull’altra riva. Si andava a ponente, una zona meno bella, ma che piaceva ugualmente al signor S. Sull’altra riva c’erano ristoranti e bar, ma erano meno belli che a Levante. Sembrava che fossero più bui, più scialbi.

Il circolo era informale, pieno di gente allegra e interessante. Si discuteva di politica, così come di donne. S ripensava ai suoi tempi. Era pieno di giovani di tutti i tipi, giovani che portavano la kefiah e avevano il piercing, giovani in giacca e cravatta. C’era molto spesso un acre odore di fumo, di sigarette così come di spinelli. Qualche persona rispettabile sarebbe potuta inorridire di fronte ai ritratti di Che Guevara, un terrorista, che, per qualcuno, aveva qualcosa di simile a quello strano individuo con il turbante. I giovani che fumavano gli spinelli erano sicuramente dei fottuti drogati da aborrire, secondo le signore della buona società che abitavano quel paese. Quelle erano signore rispettabili, che mettevano la povera nonna in un ricovero da 2 mila euro al mese. Era un locale frequentato da extracomunitari, sicuri delinquenti. Era meno delinquente chi si scordava di pagare qualche migliaio di euro di tasse. Quello non era delinquente, ma un furbo. Quel locale era sempre affollato, il gestore si premuniva e teneva una seggiola da parte per quell’anziano signore. Tornò a casa e andò a letto contento.

Si svegliò presto, si sentiva strano. Aveva mal di testa, l’influenza non era ancora passata. Il cielo aveva un colore bianco sporco, orribile. Pioveva a dirotto e la temperatura era molto diminuita. Stava arrivando l’odiato inverno, inesorabile. Fece colazione e accese la radio. L’anziano era solito fare colazione sempre alla stessa ora. Amava le proprie abitudini, che rappresentavano una sicurezza mentale e psicologica. Beveva sempre una tazza di tè, da quando era bambino. Maria, la sua cameriera preferita, glielo preparava come lo si prepara ad un figlio. I genitori dell’anziano non trattavano bene Maria, la facevano lavorare duramente. Maria faceva straordinari, perché amava il giovane S. Non si era mai sposata e quel bambino era il figlio che lei non aveva mai avuto. Quando alla notte lavorava per cucire qualche vestito per S., veniva interrotta dal padre, che la mandava via. Non vogliamo pagarle troppi straordinari, lei ci costa molto. Ogni tanto aveva dei segni sul volto. S. le chiedeva di che cosa si trattava, lei rispondeva che era scivolata. Il padre di S., che era uno stimatissimo professionista, noto anche all’estero, la insultava. Lei invitava il giovane a volere bene ai propri genitori. La chiamavano vecchia di merda, dicevano che avrebbero pagato un killer per farla uccidere. Un giorno i genitori scoprirono che lei collaborava con il movimento antifascista. Non vogliamo problemi noi, dissero i genitori. A me tutti quegli estremisti fanno una gran paura, non sopporto gli intellettuali. Una notte arrivarono due uomini vestiti di nero, in giacca e cravatta. Dissero che erano della polizia politica, che dovevano prelevare una nota sovversiva. La madre disse, è qui. Andò nell’altra stanza, dove l’anziana cameriera riposava. Venga, le abbiamo fatto un regalo. La donna si alzò e, quando vide quei due uomini, capì che cosa stava succedendo. Se ne andò senza fiatare, con dignità, come sempre.

  1. decise di accendere la radio, per sentire compagnia. C’era il giornale radio. Era la sua compagnia quando si alzava per andare a scuola, era come se le voci rappresentassero qualcuno di famiglia. La voce del conduttore pronunciò alcune parole: arresti e perquisizioni a tappeto per la morte del bidello Matteo Marini. Indagine nel mondo della sinistra radicale. A B. sono stati compiuti i maggiori arresti e perquisizioni. Agli arresti domiciliari anche la moglie del bidello, morto nell’attentato che stava organizzando contro quel democratico partito di destra, assolutamente non più fascista. Gli arresti erano avvenuti all’alba, con un blitz delle cosiddette teste di cuoio. Gli esponenti della maggioranza di governo dichiararono che quegli arresti sarebbero dovuti avvenire molto prima. Gli esponenti dell’opposizione moderata dichiararono che quelle erano ignobili minacce terroristiche e tutto il paese si sarebbe dovuto unire contro quei vigliacchi che infangavano la gloriosa democrazia di quel paese. L’estremismo e l’avventurismo di quegli individui non portano a nulla, l’avevamo sempre detto, sosteneva un signore di quella che veniva chiamata la sinistra moderata. Il telegiornale sostenne ancora una volta l’esigenza di leggi più dure contro il terrorismo.

Dopo avere sentito quelle notizie il signor S. ebbe paura. Si accorse che era la stessa paura che gli venne un giorno, quando era ragazzo. C’era una parata militare fascista. Le camicie nere erano esaltate più del solito. La gente occupava la piazza del comune, chi per curiosità, chi per convinzione, chi per paura. S. avrà avuto 12 anni. Quando passavano i lugubri stendardi nazisti, tutti dovevano fare il saluto romano. Al giovane S. sembrava tutto molto ridicolo, alzava il braccio perché gli faceva ridere. Mentre stava osservando la gloriosa parata dei militi fascisti, alla quale sarebbe dovuta seguire una bellissima esibizione ginnica e un discorso di un noto gerarca, sentì un urlo provenire da dietro. Vergognati, vecchia, gridò un giovane robusto con gli occhi chiari, mentre schiaffeggiava un’anziana signora che stava osservando la sfilata. La signora era minuta, aveva l’aria timida ed era un po’ malconcia, ma aveva commesso una grave colpa. Non aveva sollevato il braccio, al momento del passaggio del labaro. La vecchietta guardò il giovane con aria impaurita, che le urlò. Abbassa lo sguardo, vecchia sgualdrina, al passaggio dei gloriosi militi della rivoluzione fascista. Il giovane S osservò la scena e lo sguardo della vecchia e fu preso da una grande paura. I più deboli, i più indifesi erano colpiti. La prepotenza la faceva da padrona. La paura si trasformò in angoscia, che divenne rabbia e disgusto. Era arrabbiato contro quello che succedeva, contro quelle persone vestite di nero, che i suoi gli avevano descritto come portatori di ordine contro la sovversione socialcomunista. Provava disgusto, perché sentiva che doveva fare qualcosa, anche se ancora non sapeva che cosa fare. Era una persona mite, tranquilla, che amava le buone letture anche quando era così giovane.

  1. decise di festeggiare la fine della sua cura con l’antibiotico. Andò a comprare una bottiglia di whisky. Aveva cercato di rimuovere la vicenda del liceo Ics, ma non ce la faceva. Decise di leggere un po’ i giornali che aveva comprato. Il segretario del partito sedicente comunista promosse, insieme ad altri partiti ed organizzazioni, la Street Jungle Fever Rave Parade eccetera eccetera per Fare Casino e Calarsi Con Dell’Ecstasy di Buona Qualità. Sono i compiti fondamentali per un partito antagonista, disse il segretario di quel partito, che aveva la fronte sempre più spaziosa. Quella manifestazione era stata organizzata a B., dove, una volta, il più grande partito della sinistra aveva più del 50% dei voti. Quei cittadini che perdevano il sonno a causa della Parade eccetera eccetera erano, in gran parte, degli elettori di sinistra.

Dopo avere letto quelle notizie si mise a ragionare di nuovo su quel problema. Aveva in mano alcuni dati. C’era un’indagine in corso, c’erano le paranoie, i viaggi mentali del signor S. Come continuare? S. non ne sapeva nulla di quelle indagini, di finanze e robe simili, come è già stato scritto. Borri aveva analizzato il bilancio e l’aveva trovato del tutto regolare. Dove avevano trovato tutti quei soldi per comprare la carta? Dal punto di vista tecnico quella vicenda avrebbe potuto risolversi con una semplice multa. S. non sapeva come fare. Non era un poliziotto, era un ottimo lettore. Amava soprattutto Camilleri e Tabucchi. Di Tabucchi adorava La testa perduta di Damasceno Monteiro, un giallo che iniziava con il ritrovamento della testa di un cadavere. Amava molto anche Sostiene Pereira. C’erano sicuramente dei fondi neri, dei bilanci ritoccati da cui attingevano i soldi per comprare la carta. Quei bastardi del liceo Ics avevano sicuramente nascosto i propri soldi in conti segreti. Ma come si scoprono i conti segreti? Bisogna svolgere un’indagine patrimoniale, ci devono pensare la polizia o i carabinieri. Ascione!!!!! Di nuovo quel cazzuto democristiano!!!! Non aveva nessuna voglia di contattarlo e, tanto meno, aveva voglia di parlare con Gianni. Telefonò a Borri. Era libero per pranzo e fu molto contento di incontrarlo. Andarono nel ristorante favorito dell’amico. L’accoglienza del ragioniere fu delle migliori. S. adorò la tardura, una minestra di uova, formaggio e pan grattato, che, una volta, si dava alle donne in gravidanza, il galletto in umido come secondo, un piatto di salumi e i bracciatelli. Il buon cibo aiuta a pensare meglio. Fecero assieme la passeggiata post postprandiale. Borri aveva voluto ordinare un Barolo chinato del 1985 che costava una cifra improponibile. S. era rimasto scosso quando aveva letto il prezzo sulla carta dei vini. Il cielo era incerto tra la pioggia e il sereno. I gabbiani si facevano sentire più del solito. Che sarà mai successo, si domandò S. Dopo avere a lungo parlato dei fatti propri iniziarono a parlare dell’indagine patrimoniale. Carissimo, mi sa che hai poche speranze, è molto lunga e difficile da svolgere, gli disse il ragioniere. Lo so anche io, ma ci voglio provare, fece l’anziano scrittore con aria risoluta. Dopo avere conversato un altro po’ con l’amico se ne andò verso casa. Doveva ancora far spesa, di solito la faceva la mattina. Dopo poco decise di telefonare a Gianni. Aveva ancora un telefono di vecchio tipo, odiava i cordless. Gli spiegò tutto, ma con meno riluttanza e fretta del solito… Che gli stesse venendo voglia di impegnarsi? Noo, manco a pensarlo.

Lesse una lettera che gli era stata inviata da un partito comunista non violento di governo, precisamente dalla sua organizzazione giovanile che lo invitava ad una manifestazione per poter far casino fino alle quattro del mattino e chissenefrega di quei piccolo borghesi di merda che dormono. La sera la trascorse a cenare a casa, poi passò da Nevio a bere un goccio di Matuzalem.

Era stata organizzata una cena della classe di Julia e la moglie decise di invitare anche Hector. Nella classe c’era Helena. Il ristorante era costoso, ma con un’atmosfera abbastanza familiare. Passarono il giorno approfittando del sole, che splendeva come dono di dio. Le cicale ne vanno pazze. È’ la fiamma che nutre la vita. Il ristorante si trovava in centro città. Arrivarono in automobile, parcheggiando a poca distanza. Davanti al locale si erano assiepati gli allievi vocianti. Andarono incontro allo scrittore e alla moglie con aria entusiasta. Helena gli si avvicinò, lo guardò con aria timida e penetrante. Buona sera, ho letto i tuoi articoli, e anche le tue poesie. Vorrei parlarne con te.

Il fidanzato di Helena è un ragazzo dall’aria simpatica.    

La prima idea che gli venne fu quella di chiedere aiuto a quel partito di sinistra radicale. Inforcò gli occhiali e prese l’elenco telefonico di B., cercò il numero della federazione e telefonò. Buongiorno, mi chiamo S., avrei bisogno di parlare con il segretario provinciale. Una voce di uomo annoiata gli rispose. Non so se può, è occupato. Giorgio, urlò quella voce. C’è uno che si chiama S. che vorrebbe parlarti, che gli dico. Digli che non scassi le palle. Ok, rispose quell’uomo annoiato. No, aspetta, è lo scrittore famoso, è meglio che gli risponda altrimenti quello rompe i coglioni. Il segretario prese il telefono, pronto, sono Giorgio, come stai. Io sto bene e tu? C’è un fatto importante che ti debbo comunicare. Si tratta del liceo Ics. Il segretario aveva trent’anni e la fronte spaziosa. Alcuni sostengono che la fronte spaziosa sia sinonimo di grande intelligenza e acutezza. In questo caso non era del tutto vero. Il segretario di quel partito non era un uomo cattivo, si faceva trascinare dalle cattive compagnie. Qualcuno malignava che, anche quando doveva andare in bagno, chiedeva il permesso ad un maggior ente di quel padrino suo mentore politico. Il segretario parlò con molta ragionevolezza anche se non era il tipo. Gli rispose che aveva tutte le ragioni del mondo per indignarsi di fronte ad una simile storia, ma che lui non ne sapeva molto e che, comunque, si sarebbe dovuta svolgere una complessa riunione dell’organo dirigenziale provinciale per decidere il da farsi. Quando il signor S. gli disse che sarebbe stato il caso di decidersi anziché organizzare troppe riunioni, visto che dovrebbe essere stato logico, per quel partito, combattere quel tipo di scuola, il segretario gli rispose che un’eventuale campagna contro quel liceo avrebbe potuto avere il significato di una campagna contro la scuola pubblica, che quel partito di sinistra coerente e di principio difendeva. Il signor S replicò che quella scuola era pubblica di nome ma non, di fatto, e che stava per essere privatizzata anche ufficialmente. Il segretario sostenne che S. aveva le sue ragioni, però il partito non doveva spaventare i moderati, visto che le elezioni amministrative erano alle porte e, se si fossero accordati con i partiti di sinistra moderata, e avessero vinto, avrebbero potuto condizionarne le politiche con un bell’assessorato e la presidenza dell’azienda tranviaria. Pensa, a me offrirebbero il posto, di assessore all’imbuchettamento delle buste. Sarebbe un incarico molto importante. Dopo sarà possibile occuparci anche di quel liceo. Ok, disse S. L’anziano scrittore non sapeva cosa rispondere.

Aveva pensato di mandare a quel paese quel povero ometto dalla fronte spaziosa, poi preferì salutarlo con la richiesta di avere un biglietto di auguri per natale, che si stava per avvicinare. Quell’ometto gli faceva più compassione che rabbia. Arrabbiarsi gli faceva male alla salute, mal di testa e mal di stomaco. Pensò a quel che poteva fare. Le speranze non mancavano visto che stavano nascendo molte manifestazioni a supporto delle persone arrestate o indagate per quella strana morte di Marini, che qualcuno definiva di un terrorista.

Anche a scuola c’era abbastanza agitazione, i ragazzi del collettivo stavano preparando la manifestazione che avrebbe dovuto contestare quel vertice internazionale. A scuola era arrivato, ad anno iniziato, Alberto. Alberto era un bel ragazzo alto magro e biondo, suo padre era un dirigente di una multinazionale che era stato trasferito in quella città da poco. Aveva iniziato a frequentare il collettivo ed aveva subito stretto amicizia con Gio ed Eli. Aveva anche iniziato a non amare troppo quella scuola. Fu colpito da una lezione di storia del Milan. Il professor Marini parlò di Franco Baresi e della sua importanza nel momento storico che stava vivendo la repubblica italiana e poi commentò un film. Sta per uscire, tra poco, un film che parla di un ragazzino che pratica la danza classica. Certe cose dovrebbero vietarle. Quel ragazzino è sicuramente uno sporco culattone, cosa credete??? I busonacci come lui dovrebbero morire tutti. Ripetete tutti in coro: morte ai busonacci!!! Morte ai busonacci!!!!. Fanno schifo, con quelle calzamaglie…. Vogliono far vedere i maroni!!!!!! Morte ai busonacci!!!! Tutti ripetevano in coro, Gio ed Eli muovevano le labbra. Anche Alberto fingeva, ma era terrorizzato. Alberto studiava danza classica da quando aveva 6 anni. Lo aveva chiesto ai genitori vedendo i ballerini in tv e i genitori avevano acconsentito. Erano ormai dieci anni che i pas de deux, i grands battements e gli arabesques erano il suo pane quotidiano e lui, nonostante tutto, si fa per dire, guardava le ragazze. Anche i suoi genitori lo avevano invitato a tacere la sua vera attività. A tutti diceva che faceva rugby, che era un sport molto più maschio. Il giorno dopo successe un altro avvenimento abbastanza preoccupante. Un ragazzino milanese di 12 anni era stato selvaggiamente picchiato dai compagni che avevano saputo del suo amore per la danza. Il liceo Ics aveva proposto una benemerenza per quei ragazzini che ristabilivano i ruoli maschili. Il preside aveva detto, non si possono accettare i maschi  che ballano, i maschi si devono dedicare a sport rudi, come il football americano o il rugby. Il calcio è abbastanza duro, ma i ragazzi devono praticare un gioco maschio, tirare calci negli stinchi e colpire. Bisogna spaccare le gambe per essere uomini. La vita è una lotta. Chi non spacca le gambe è destinato a vedersele spaccate. Il preside voleva consegnare ai picchiatori un assegno di 5000 euro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1]              cfr. GEORG LUKACS, Prolegomeni all’ontologia dell’essere sociale, Guerrini, Napoli 1990

[2]              cfr. JOSè SARAMAGO, Manuale di pittura e di calligrafia, Einaudi, Torino 2003