tristezza

Qualcosa che continua

Nonostante tutto, nonostante l’eterno vagare per la provincia, nonostante conoscenze e rapporti che nascono, si consolidano e si chiudono a giugno, almeno dal punto di vista didattico. Lei è una ragazzona grande e grossa, lo era già in prima, quando è stata mia alunna. Mi ricordo che aveva amici, all’epoca. Ha appena finito la quarta.

Mi scrive su instagram, chiedendo di potermi dare del tu. Mi racconta che i suoi si stanno separando e che sta facendo uno stage, in una gelateria. Mi invita ad andarla a trovare. Accetto e propongo una data, sabato scorso nella tarda mattinata. Lei accetta. Io non tengo conto del fatto che è sabato, che la gente va al mare, anche nella tarda mattinata. C’è una gran coda in autostrada. Il paese dove si trova la gelateria è a 40 chilometri da casa, proprio dove c’è l’istituto alberghiero. Mi faccio delle domande sulla mia sprovvedutezza, mentre sono in viaggio per quel paese, mentre osservo le biciclette agganciate sul tettuccio delle macchine e le valige, che già raccontano di vacanze lunghe che stanno per iniziare, non più solo di weekend. Vedo anche diverse automobili di turisti tedeschi, mi vengono in mente gli anni ’80.

Sono convinto che sia una buona cosa andare da lei. Esco dall’autostrada, inforco una provinciale deserta ed entro nel paese, dove hanno sede la gelateria e l’alberghiero. è deserto, tranne qualche signore anziano. La gelateria, nella quale quella mia ex alunna sta facendo lo stage, si trova a metà tra quella scuola di cielle, dove avevo avuto il mio primo incarico un po’ lungo, dove avevo conosciuto V., che avrebbe portato via il mio cuore, almeno per un po’, anche se non sono stato capace di darle ciò di cui aveva bisogno, e l’istituto alberghiero, un luogo accogliente e selvatico, nel quale sono stato bene due anni. In quella gelateria portavo le mie alunne che non facevano religione, qualche anno fa. Si mangia bene il gelato, ha pochi tavoli, dentro e fuori. è in mezzo ad una rotonda, vicino ad una grande fontana. Poco lontano c’è il grande spiazzo dove parcheggiavo la macchina, nell’anno in cui lavoravo nella scuola ciellina. è lo spiazzo nel quale parlavo con V, nel quale vivevamo il nostro amore, senza che io, forse, me ne fossi reso conto. Parlavamo e non mi rendevo conto del tempo che passava. E ci amavamo.

Di fianco allo spiazzo c’è un grande parco, che costeggia il fiume e arriva fino alle terme. Di fianco al parco c’è un viale, bello, ben curato, che arriva fino alle terme. Ed oltre.

Parcheggio e leggo messaggi frenetici e affettuosi di quella ragazza. Mi stupisco anche, perché é una ragazza timida. In una nota vocale mi dice: “Ho combinato un casino, qua in gelateria”. Un po’ sorrido e un po’ scuoto la testa, perché lei è un donnone, grande e grossa, un po’ scomposta, goffa e buona. Passo davanti ad un bar, con davanti qualche signore anziano seduto, che si gode pigramente l’ombra, sotto il tendone e il berretto, dietro gli occhiali da sole.

Entro in gelateria e lei mi corre incontro. Non dice quasi nulla e mi stringe, mi abbraccia stretto stretto. Nella gelateria c’è anche una ragazza, che è la titolare, che si presenta, cordiale e sorridente. Ci salutiamo, la mia ex alunna è timida, molto più di come era stata nei messaggi vocali e qui penso al fatto che i cellulari ci cambiano, probabilmente, così come il computer. Prendo un gelato e lei viene mandata a prendere il latte, ma non dalla mamma. La ragazza proprietaria della gelateria mi racconta, a voce bassa, che la mia alunna è bravina, anche se molto distratta. Aveva appena rovesciato per terra 60 litri di ingredienti, era quello il casino che aveva combinato. “è scollegata mentalmente in questi giorni”, mi dice, “i suoi si stanno separando, io le ho detto di chiedere, prima di fare casini. L’ho detto anche al vicepreside. Non possiamo rimetterci 60 litri al giorno” Scuote la testa in modo malinconico. “è bravina, quando vuole” Mi dice anche: “Ha amici quella ragazza? Mi sembra molto sola”. Rimango stupito, perché quando era stata mia alunna, gli amici li aveva. La ragazzona torna.

Prima sorride, poi mi racconta che i suoi si stanno separando. E piange. Mi dispiace molto, cerco di dire delle parole non troppo stupide. La titolare mi offre il gelato. La ragazzona buona, che sapeva calmare le ire di un ragazzo disabile grave, quando ero il suo prof. mi abbraccia.

Esco dalla gelateria. Fa caldo. In paese non c’è quasi nessuno, i colori sono vividi e un po’ violenti per gli occhi. L’autostrada che va verso la città e vuota. Sono un po’ triste, perché l’ho vista piangere, però forse ho fatto qualcosa di buono, qualcosa che parla di storie che continuano, che mi fa piacere e mi spaventa un po’, perché mi ricorda che ho una grande responsabilità, che persone come lei si aspettano sempre tanto da me, che mi considerano un punto di riferimento, anche se io non credo di essere così importante, anche se mi sento piccolo, anche se non so se merito tutta questa considerazione positiva. Mi sento sempre un ragazzino, alle volte un po’ cazzone, penso che potrei essere una sorta di fratello maggiore un po’ scombinato per loro, al massimo uno zio stravagante, ma mi accorgo che per molti ragazzi non è così, che mi vedono come qualcuno di fondamentale, a volte come un secondo padre, come mi aveva detto la ragazzona buona. E io provo a fare del mio meglio, con i piedi ben piantati al suolo e senza portare a spasso il mio monumento.

a presto.

M.

Tristi anniversari

Questo mese è un mese di tristi anniversari, di problemi di salute che ho avuto. Li guardo allontanarsi, li vedo, mentre i loro contorni diventano sfumati e le figure sono avvolte dalla nebbia. Spero che la nebbia li avvolga sempre più e che li dissolva. Il mio obiettivo di quest’anno e di non finire all’ospedale. Ho ancora la bellezza di 19 giorni, per arrivare al 31 dicembre e realizzare l’obiettivo. Ora chiudo qui, questo blog non è per tristezza e pianti. Si chiama “scuolafinita”. Si parla di scuola e della bellezza di questo luogo, della bellezza di questo lavoro, dell’amore, della passione. Un abbraccio, a presto. M.

Amaro, troppo amaro

Stamattina ho fatto il tampone, non potevo andare in classe dai miei alunni. Sono dovuto andare in un’altra aula, da solo. Quando una ragazzina mi ha detto: ma allora lei è a scuola, con lo sguardo stupito, le ho dovuto rispondere: sì, ma non posso venire in classe da voi e mi devo collegare da qua, mi sono sentito morire. Mi sentivo reietto, mi sentivo in castigo. Non si poteva far nulla, purtroppo. Mi sono prenotato per il vaccino, spero che capiti presto. è stato brutto stare lontano da loro, anche se ho sentito il loro affetto, il loro calore, ho visto i loro visi e tutto è migliorato. Oggi è stata l’ultima lezione, li avrei voluti salutare meglio, mah… Passerà la tristezza, passerà presto e rimarrà tutto il bello di questi mesi, tutti i sorrisi e la vita bella che ci sono stati.

P.S. Mi sono ricordato di quando 3 anni fa avevo dovuto stare a casa 10 gg., perché ero cascato per terra come una pera marcia. Non li avevo mai visti, in quei giorni. Viva Google Meet!

Sono un uomo ri…

Sono un uomo ridicolo. E ora mi danno anche del pazzo. Potrebbe essere
una promozione se per loro non rimanessi comunque un uomo ridicolo. Ma
ora non mi arrabbio più, ora li trovo tutti gentili, perfino quando
ridono di me, anzi proprio allora li trovo particolarmente gentili. Se
non mi sentissi così triste guardandoli, io stesso mi metterei a
ridere con loro, non di me, ma per piacere loro. Mi sento triste
perché essi non conoscono la verità, mentre io sì. Oh, che terribile
peso è essere il solo a conoscere la verità! Ma essi non lo
capirebbero. No, non lo capirebbero.

Il tempo del pieno e del vuoto

Ho una vita positiva, fatta di pieni e di vuoti. Mi piace tradurre, perché posso confrontarmi con le parole, perché posso stare solo con i miei pensieri e decidere da solo come lavorare. Mi piace insegnare, perché insegnare mi fa riempire di vita, pure troppa a volte. Il pieno e il vuoto sono l’equilibrio perfetto. Stamattina ho sentito freddo dentro. Stavo lavorando, seduto a questo computer, sul quale sto scrivendo parole incerte, fuori c’era il sole. Mi stavano venendo gli occhi lucidi. Mi sono sentito un po’ come quegli ex allenatori falliti, che passano il tempo a discettare di nulla in televisione. Mi sono sentito un po’ ridicolo.
Ho cercato di pensare a qualche cosa di diverso, e mi è venuta in mente questa canzone. Abbiate pazienza con me…

In my secret life
In my secret life
In my secret life
In my secret life

I saw you this morning.
You were moving so fast.
Can’t seem to loosen my grip
On the past.
And I miss you so much.
There’s no one in sight.
And we’re still making love
In my secret life.
In my secret life.

I smile when I’m angry.
I cheat and I lie.
I do what I have to do
To get by.
But I know what is wrong,
And I know what is right.
And I’d die for the truth
In my secret life.

Hold on, hold on, my brother.
My sister, hold on tight.
I finally got my orders.
I’ll be marching through the morning,
Marching through the night,
Moving cross the borders
Of my secret life.
In my secret life.

Looked through the paper.
Makes you want to cry.
Nobody cares if the people
Live or die.
And the dealer wants you thinking
That it’s either black or white.
Thank g-d it’s not that simple
In my secret life.

I bite my lip.
I buy what I’m told:
From the latest hit,
To the wisdom of old.
But I’m always alone.
And my heart is like ice.
And it’s crowded and cold
In my secret life.

prestito di parole

Chiedo in prestito le sue parole, perché debbo raccogliere le mie idee. Debbo capire il significato del mio caos. Debbo trovare una via d’uscita intelligente dalla tristezza. Ho prodotto sostanza, ci sono persone che hanno imparato delle cose, ci sono delle persone che hanno respirato bene. Sono riuscito a far lavorare bene e tanto delle persone, sono riuscito ad essere Michele. Ho prodotto civiltà, ho prodotto società. Penso che resterà tutto. Resterà tutto e per sempre. Però ho voglia di sorrisi e ho voglia di energia, ho voglia di guardarli negli occhi, ho voglia di passioni forti. Coraggio. Coraggio.

Mmm….
E’ pur sempre bellissima un’emozione
con le cadute e tutto il male
come una musica, come un dolore lascia il suo segno e non si fa scordare
l’anima in ogni sua imperfezione
ti fa cadere e rialzare
seguire logiche senza ragione
prendere e andare nel nome…

anche se non trovi le parole
hai girato il mondo dentro a un cuore intero…

nessuna replica, poco potere
mentre decidi se ti puoi fidare
il tuo momento ti viene a cercare puoi solo credere
forse saltare
come un elastico senza pensare non c’è più tempo forse fa male

anche se non trovi le parole
hai gitato il mondo dentro a un cuore…
anche se puoi perderti a cercare
hai girato il mondo dentro a un cuore
e devi dire grazie a te se resti come sei
dire grazie a te che
non ti lasci mai
anche se non riesci più a dormire
perchè non ci credi che è la fine
anche se non puoi ricominciare
hai girato il mondo dentro a un cuore intero

questa la dedico a voi

you cry, you learn, già… Alanis Morisette hai capito tutto, anche troppo. Ho capito di essere piccolo, più piccolo di quello che credevo, solo e indifeso. Mi sono sentito piccolo di fronte a quello che ho costruito. Mi sono sentito piccolo e impotente, perché la megera è rientrata dopo il congedo. Mi sono sentito squarciare il cuore, mi si stava aprendo il petto e ho pianto. Non ci potevo fare niente, però la stronza aveva detto che non sarebbe tornata, mannaggia a lei. Lo so che non ci potevo far niente, lo so. Ho bisogno di affetto, di sguardi, parole e sorrisi. Ho bisogno di cuori che pulsano, di braccia che si tendono verso di me per abbracciarmi al volo, oppure a lungo. Ho bisogno di ringraziarvi e lo faccio con questa canzone. Siete stati, e lo sarete ancora per un po’ temo, la spalla su cui piangere in questi giorni, e siete stati comprensivi e affettuosi. Mi sono sentito circondato di attenzioni. Thanks a lot!!!

I recommend getting your heart trampled on to anyone, yeah
I recommend walking around naked in your living room, yeah

Swallow it down ( what a jagged little pill )
It feels so good ( swimming in your stomach )
Wait until the dust settles

You live you learn
You love you learn
You cry you learn
You lose you learn
You bleed you learn
You scream you learn

I recommend biting off more than you can chew to anyone
I certainly do
I recommend sticking your foot in your mouth at any time
Feel free

Throw it down ( the caution blocks you from the wind )
Hold it up ( to the rays )
You wait and see when the smoke clear

You live you learn
You love you learn
You cry you learn
You lose you learn
You bleed you learn
You scream you learn

Wear it out ( the way a three-year-old would do )
Melt it down ( you’re gonna have to eventually anyway )
The fire trucks are coming up around the bend

You live you learn
You love you learn
You cry you learn
You lose you learn
You bleed you learn
You scream you learn

You grieve you learn
You choke you learn
You laugh you learn
You choose you learn
You pray you learn
You ask you learn
You live you learn

metti in circolo il tuo amore. voglio metterlo in circolo.

Per questo post voglio autocitarmi. Agli albori di questo blog avevo pubblicato questo post https://scuolafinita.wordpress.com/2013/03/01/metti-in-circolo-il-tuo-amore/ Fiorella Mannoia canta “Metti in circolo il tuo amore”. Oggi ho ascoltato questa canzone, mentre ero in automobile e ho pensato che sono una persona che vuole bene, che vuole bene alla scuola, ma soprattutto ai ragazzi, agli alunni. Voglio loro bene, senza aspettarmi il paradiso. Voglio loro un bene fine a sé stesso, non mi aspetto ricompense, né terrene, né ultraterrene. Però mi sento di merda.
Ecco il testo:
Hai cercato di capire
e non hai capito ancora
se di capire di finisce mai.
Hai provato a far capire
con tutta la tua voce
anche solo un pezzo di quello che sei.
Con la rabbia ci si nasce
o ci si diventa
tu che sei un esperto non lo sai.
Perché quello che ti spacca
ti fa fuori dentro
forse parte proprio da chi sei.

Metti in circolo il tuo amore
come quando dici “perché no?”
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti “non lo so”
come quando dici “peché no?”

Quante vite non capisci
e quindi non sopporti
perché ti sembra non capiscan te.
Quanti generi di pesci
e di correnti forti
perché ‘sto mare sia come vuoi te.

Metti in circolo il tuo amore
come fai con una novità
Metti in circolo il tuo amore
come quando dici si vedrà
come fai con una novità

E ti sei opposto all’onda
ed è li che hai capito
che più ti opponi e più ti tira giù.
E ti senti ad una festa
per cui non hai l’invito
per cui gli inviti adesso falli tu.

Metti in circolo il tuo amore
come quando dici “perché no?”
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti “non lo so”
come quando dici perché no.

stanco, svuotato, ansioso e depresso

per fortuna c’è il sole. mi sento privo di energie, forse sarebbe meglio che piangessi, per sfogarmi. cerco di lavorare, cerco di fare cose, per non pensare. ci provo. Ho le mie traduzioni, però mi sento inutile come una scarpa rotta. Mi sembra di essere disoccupato, invece ho un lavoro che mi soddisfa. Mi annoio da solo, mi sento sciocco e grottesco. Stamattina, mentre andavo verso il tribunale (stavo scrivendo ospedale, capite???) la mia playlist di spotify ha messo questa canzone. Il testo e l’interpretazione sono belli, un bel po’ belli.
Metto il testo:
Ci penso da lontano da un altro mare un’altra casa che non sai

La chiamano speranza ma a volte è un modo per dire illusione

Ci penso da lontano e ogni volta è come avvicinarti un po’

Per chi ha l’ anima tagliata l’amore è sangue, futuro e coraggio

A volte sogni di navigare su campi di grano

E nei ritorni quella bellezza resta in una mano

E adesso che non rispondi fa più rumore nel silenzio il tuo pensiero

E tu da li mi sentirai se grido

Io non ho paura

Il tempo non ti aspetta

Ferisce questa terra dolce e diffidente

Ed ho imparato a comprendere l’indifferenza che ti cammina accanto Ma le ho riconosciute in tanti occhi le mie stesse paure

Ed aspettare è quel segreto che vorrei insegnarti

Matura il frutto e il tuo dolore non farà più male e adesso alza lo sguardo

Difendi con l’amore il tuo passato

Ed io da qui ti sentirò vicino

Io non ho paura

E poi lasciarti da lontano rinunciare anche ad amare come se l’amore fosse clandestino

Fermare gli occhi un istante e poi sparare in mezzo al cielo il tuo destino

Per ogni sogno calpestato ogni volta che hai creduto in quel sudore che ora bagna la tua schiena

Abbraccia questo vento e sentirai che il mio respiro è più sereno

Io non ho paura

Di quello che non so capire

Io non ho paura

Di quello che non puoi vedere

Io non ho paura

Di quello che non so spiegare

Di quello che ci cambierà

visto che mi voglio bene

Ho ricevuto altri attestati di stima, belli, sentiti, da genitori e alunni. Quelli dei bambini mi fanno piangere, ho già pianto sabato. Quelli dei genitori mi riempiono d’orgoglio e gioia. Da qualche parte, non so dove e non so ancora quando, avranno bisogno di me. E debbo ripartire, dare sempre di più. Visto che mi voglio bene, visto che fuori c’è il sole, visto che non sono affatto male, debbo ripartire. Debbo continuare a tradurre, cucinare, fare sport e vivere. La tristezza deve diventare benzina per ripartire. Sarà difficile, ci vorranno ancora giorni, spero non troppi. Sarà difficile, sono ferito, un bel po’ ferito, ma sono vivo. o almeno credo.