teatro

forse l’ho già messo questo post

forse l’ho già messo questo post, in tal caso, repetita iuvant

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si potrebbe

si potrebbe andare una sera a teatro, una sera di maggio, una sera di maggio abbastanza caldo. il teatro è abbastanza periferico, il teatro è parrocchiale. ci sono ragazzi, genitori e professori. C’è entusiasmo. è un martedì sera, è caldo, c’è ancora la luce, è maggio, che ci fa tanta gente, quando avrebbe poturo andare a mangiare un gelato, a teatro? C’è uno spettacolo sulla mafia al nord. si fa fatica a parlare di mafia al nord, si preferisce rimuovere e tutte le esperienze di divulgazione sono benvenute. L’elemento principale di questa serata è un altro: gli attori e gli autori sono i ragazzi e le ragazze dell’istituto che frequento.

C’è un paese migliore questa sera a teatro. Sul palco all’inizio compare una ragazza che intepreta quelle poverette che ingeriscono ovuli di droga. è in ginocchio, al centro del palcoscenico. Recita, soffre, muore tenendosi le mani alla gola. Sembra che sia vero. Ci sono due ragazzi che corrono verso gli spettatori. Uno dei due dice che la mafia non è un problema del nord, l’altro dice che lo è eccome. C’è un’altra Italia. Sono coinvolgenti, emozionanti, come quella ragazza che racconta della compagna, finita nelle mani della mafia cinese, che la costringe a prostituirsi in un centro estetico fittizio, e che le uccide il fratellino. Sembra che sia vero, la ragazza piange. C’è un paese migliore. C’è un ragazzo vestito da operaio che tossisce disperatamente. Lavora in un cantiere, ha un tumore, sembra che sia vero. C’è un paese migliore. C’è una ragazza che recita in moldavo, ha un abitino da sera, poi recita in italiano sull’amore. L’hanno costretta a vendere il proprio corpo. Un brivido sale lungo la schiena. Quando G., gli occhi scuri, la pelle scura e il cognome che raccontano le sue origini del sud, recita un monologo sull’usura di cui la famiglia in cui vive il personaggio che lei interpreta è vittima, si raggiungono le vette più alte. G. è una mia alunna, G. ha racccontato l’usura vista da una ragazza adolescente. Sono orgoglioso di lei, come del suo compagno che racconta un’esperienza simile. Sono bravi, mai eccessivi, anche quando mischiano il tragico con il comico, come quando il ragazzo che interpreta il classico figlio di papà ripete ossessivamente una frase nel nostro dialetto. Sono bravi e sorprendenti, anche quando G. dalla pelle nera come la notte e con un nome del sud, canta un brano rap da lui scritto sulla mafia, anche quando V. recita una letttera alla figlia sulla propria storia di madre infelice. Parlano di mafia e di vita.

I ragazzi non sono solo quelli del GF, lo sapevo, l’ho sempre saputo. Sono orgoglioso di loro, se in quest’anno fosse solo successo questo, sarebbe già stato un anno bello. Grazie ragazzi, è stato uno dei più begli spettacoli che abbia mai visto.