studio

Credo

Credo che sia sbagliato aiutare chi non vuole essere aiutato. Chi ama la mediocrità deve esserci lasciato, perché non sa nemmeno di essere mediocre. Mi sono impegnato tanto per aiutare quella persona e a lei non fregava niente. Mentre le dicevo di studiare, di impegnarsi, di lavorare, andava in giro a fare cazzate. Sta rovinando se stessa. Peggio per lei, a questo punto. Si merita le persone che la considerano solo un corpo, un pezzo di carne, come se fosse una bistecca. Si merita quelli che la vogliono solo scopare.

Lode dell’Imparare

Impara quel che è più semplice! Per quelli

il cui tempo è venuto

non è mai troppo tardi!

Impara l’abc; non basta, ma

imparalo! E non ti venga a noia!

Comincia! devi sapere tutto, tu!

Tu devi prendere il potere.

Impara, uomo all’ospizio!

Impara, uomo in prigione!

Impara, donna in cucina!

Impara, sessantenne!

Tu devi prendere il potere.

Frequenta la scuola, senzatetto!

Acquista il sapere, tu che hai freddo!

Affamato, afferra il libro: è un’arma.

Tu devi prendere il potere.

Non avere paura di chiedere, compagno!

Non lasciarti influenzare,

verifica tu stesso!

Quel che non sai tu stesso,

non lo saprai.

Controlla il conto,

sei tu che lo devi pagare.

Punta il dito su ogni voce,

chiedi: e questo, perché?

Tu devi prendere il potere.

 

Bertolt Brecht

Leggere e tradurre alla sesta ora di lezione

Oggi fa caldo, la primavera sta arrivando con inusitata prepotenza. Nella città in cui vivo, nella regione in cui vivo, succede sempre così.

Al mercoledì ho lezione con i miei ragazzi di terza superiore alla sesta ora di lezione. Sono stanchi, è normale, hanno trascorso tante ore di lezione a scuola. Sono stanchi, perché sono trascorsi molti mesi da quando è iniziato l’anno scolastico, che sta finendo. A volte sono svogliati, perchè sono ragazzi.

Oggi volevo leggere almeno un testo, un articolo di giornale, dei due che mi ero prefissato. Sarei stato già contento. Invece, la maggior parte dei ragazzi ha seguito e imparato in fretta, consentendomi di leggere approfonditamente tutti e due i testi. Hanno lavorato, non so se per passione per la mia materia, o se perché sto loro simpatico. Hanno prodotto qualcosa. Hanno prodotto cultura, ma, soprattutto, hanno prodotto maturità e consapevolezza. E se questo arriva dal fatto che sto loro simpatico, va bene uguale. Avevano le facce stanche, ma serene, quando sono andati via. Erano sereni, perché, forse, stanno capendo che con lo studio e l’impegno si diventa grandi.

Potrebbe sembrare uno sbrodolamento di luoghi comuni, quello che ho appena scritto, ma non lo è affatto, in una scuola che è come il Titanic, nella quale l’orchestrina suona mentre la nave affonda. Vi voglio bene ragazzi.

Ma ora dovete rottamarci, abbiamo fallito, fatelo per il vostro bene, voi siete il futuro, noi siamo morti. Mandateci a casa, fate la rivoluzione. La rivoluzione dei sorrisi, dello studio e della gioia di stare insieme.