studenti

Nostalgia

Oggi ho chattato su fb con dei miei studenti della mitica terza dell’anno scorso. Ho riso un bel po’, ma ho avuto tanta nostalgia. è mai possibile che, per colpa di questa precarietà, si debba interrompere un bel rapporto? MI sembra quasi che quello che abbiamo fatto non valga nulla e so che non è così, perché penso che abbiano imparato qualcosa e vissuto bene. Anche nella scuola delle suore ho delle soddisfazioni, però devo ricominciare tutto e poi, se la titolare della cattedra dovesse perdere anche la madre, è a casa, per badare ai propri genitori e le è già mancato il padre, io rischio di andare via, magari da qualche altra parte, per ricominciare tutto da capo. Non mi piace. Adesso mi auto cito e ripubblico la lettera che consegnai loro alla fine dell’anno scolastico scorso. Qualcuno si è anche commosso e mi stavo per commuovere anche io.

Voce del verbo vivere

Cara 3h, cara 3q. Siamo arrivati a giugno ed è stato un anno bello. Avrei potuto, avremmo potuto fare di più. C’è sempre un particolare del programma che non è stato trattato abbastanza, qualcosa che sarebbe potuto essere stato fatto meglio. Non è questo l’importante: abbiamo fatto qualche cosa, sapete qualcosa di più di tedesco. Credo che la situazione sia migliorata, ho avuto tante prove in queste settimane, vedendo molti dei lavori che avete scritto e ascoltando, ad esempio, chi si è ricordato di regole studiate tanto tempo fa.

Quando sono entrato qui per la prima volta, alla fine di settembre del 2012, ho avvertito una sensazione positiva. Ho avvertito la sensazione di un clima caotico e stimolante. La prima frase che dissi di voi fu, mi sono simpatici. Ora ne sono più convinto di allora. Un filosofo, Nieztsche, ha scritto nel libro Così parlò Zarathustra, Man muss noch Chaos in sich haben, um einen tanzenden Stern gebären zu können. Ci penso io alla traduzione, è il mio mestiere. Bisogna avere un caos dentro di sé, per generare una stella danzante. La stella danzante sta ferma e nello stesso tempo si muove, è la sintesi dell’equilibrio. Nietzche pensava che il mondo fosse diviso tra dionisiaco, da Dioniso, dio dell’ebbrezza, cioè il caos, e l’apollineo, da Apollo, cioè la calma, la misura. La soluzione è mettere insieme il caos, la vivacità e l’ebbrezza con la calma, la razionalità e l’autocontrollo.

Ho visto voglia di imparare, voglia di capire qualcosa. Ho cercato di creare un clima basato sulla fiducia, considerandovi persone mature, anche se qualcosa è stato da aggiustare, nel corso dell’anno. Detesto i riti scolastici, faccio fatica, talvolta, persino a controllare se c’è una persona fuori dall’aula o ce ne sono due, e anche per quello ho chiuso un occhio e, a volte, entrambi, su piccole mancanze come questa e mancanze meno piccole, cercando di dialogare per capirci. Credo che il clima sia progressivamente migliorato dall’inizio dell’anno, forse perché vi siete sforzati (molte volte, ma non sempre) di starmi dietro anche quando vi ho tartassati con un bel po’ di grammatica, la famosa grammatica a bestia, anzi, abbestia, ma veramente abbestia. Siete riusciti a starmi dietro anche al sabato, all’ultima ora, non so se per dedizione per la materia, o perché forse vi sto un po’ simpatico. Ho avuto delle ottime sorprese anche in diverse verifiche. ci sono stati anche momenti difficili, come quando avevo messo una nota, perché non ne potevo più. Quello che è successo quella volta ha contribuito a migliorare, almeno parzialmente, la situazione.

Ho avuto delle bellissime sorprese quando avete scritto i vostri lavori. Avete dimostrato grande creatività e personalizzazione, avete un mondo interiore vivace ed importante e scrivete pure benino in tedesco (Google traduttore a parte,…). Siete persone ricche dentro, ne ero certo fin da quando vi ho visto per la prima volta, avete riempito le mie giornate.

Molte volte mi bastava vedere i vostri visi, i vostri sorrisi per riprendere il buon umore, che magati se ne era andato per qualche motivo. Tante volte sono uscito da qui con il sorriso sulle labbra.  Uno dei vostri pochi difetti è che dovreste essere meno diffidenti e ansiosi: quando vi ho proposto certe idee o vi ho spiegato come si deve studiare, avete pensato che avreste fatto fatica eccessiva. Non avete saputo usare la razionalità, prendere le cose nel giusto modo, e i risultati non sono stati buoni. Siete esseri umani e non avete avuto abbastanza fiducia nelle vostre possibilità,; io ho avuto ed ho fiducia nelle vostre possibilità, ho creduto più io in voi che voi in voi stessi.

La scuola è finita. Vi auguro di riposarvi, di vivere esperienze belle. Durante quest’anno siamo cresciuti, ho imparato qualcosa da voi, spero che voi abbiate imparato qualcosa da me. In questa classe si respira aria buona, vorrei tornare perché diventi ancora migliore.

Siete persone belle dentro e fuori. Un abbraccio (metaforico o reale, fate voi)

Un professore decente p.s. grazie anche per avermi sopportato

L’ho appena riletto, che nostalgia…. Quanto mi mancano.

Annunci

incontro

io ho impiegato anni per costruirmi una posizione economica decente. qualche anno fa dovevo chiedere 50 euro a mia mamma per la spesa. adesso non sono anziano, ma nemmeno un ventenne. ieri, mentre andavo in giro, sulla spiaggia, ho incontrato una mia ex allieva, di poco piu’ di 20 anni. fal’universita’, si e’ sposata, ha un figlio, un lavoro fisso da poco conquistato. non vive in italia.

sentire forte

In questo blog racconto i sentimenti, cercando di non scadere nel patetico. Parlo della scuola da un punto di vista emotivo, cercando di non scadere nella retorica. Quando mi fermo a pensare capisco più cose di quando debbo correre da una lezione all’altra, da un impegno all’altro.

è luglio, penso a cosa è successo quest’anno e mi viene da sorridere. Sorrido delle gioie, tante, che ci sono state, ma sorrido anche dei problemi. Mi hanno aiutato a diventare un po’ più grande, anche se, al momento, mi sono sentito in forte difficoltà, un bel po’ solo. Ho percepito di essere solo, a volte, in mezzo ad una folla di persone. The man in the crowd, per fare una citazione letteraria. Forse se c’è troppo da fare, ci sono classi troppo grandi, scuole troppo grandi, se c’è troppo, non si ha nemmeno voglia di ascoltare. Ho avuto colleghi comprensivi, con i quali ho condiviso molto, ma ho sbattuto anche contro dei muri di gomma. Perché non mi arrabbio, pensando alle difficoltà? Perché ho sempre saputo che ci sarebbero state, perché so, banalmente, che fa parte del mestiere. Perché so che posso pensare anche alla mia libera professione di traduttore, quando voglio. Perché amo troppo fare l’insegnante. Forse sì.

Quest’anno ho conosciuto molte classi. Ne ho conosciuta una, una quarta, grande grande, 27 persone. A me fanno un po’ paura le classi grandi, vengo da un istituto dove le classi sono piccole. Ci sono alcune ragazze, decise e determinate, che sono le leader, comandano anche i maschi, oltre che le altre femmine. Da quando sono entrato la prima volta ho cercato di familiarizzare. Mi piace creare un clima positivo, fare qualche battuta. Non riesco ad essere sempre serioso, per me la scuola non deve essere una penitenza. Bisogna lavorare, ma in un clima disteso, altrimenti non si vive bene. Alle volte i ragazzi di quell’età non accettano mezze misure: sono insicuri, fragili, incerti e quando vedono un insegnante che è sceso dal piedistallo, perché ci si trova male lì sopra, lo considerano poco serio. Mi guardano male, con aria di disappunto e sfida, mi colpisce in modo particolare lo sguardo di MM, una ragazza che ha degli occhi che non possono essere cattivi, come li vuole far sembrare. 

Mi disturbano cercando di farmi cadere in errore, per poi attaccarmi. Si arrabbiano, se mi manca qualche fotocopia del compito in classe e decido di rinviarlo. Studiano mal volentieri la grammatica, che io cerco loro di spiegare dal loro brutto libro. Non mi piace, ma penso, visto che i loro genitori l’han comprato, forse varrà la pena usarlo. Un giorno vanno addirittura dal preside per protestare. è la goccia che fa traboccare il vaso, è un sabato, quello che è successo mi rovina il weekend. Mi sento tradito, mi sento solo, perché so di aver fatto il mio dovere e di non meritarmi questo. Vorrei andare da loro, quel sabato, per sfogare la mia rabbia, ma decido di soprassedere, rischierei di dire delle parole di cui potrei pentirmi, con tutto quel che ne consegue. 

Aspetto il lunedì, alle ultime due ore ho lezione con quella classe. Per me erano diventate un incubo quelle due ore. Prima di loro ho un’ora vuota. Sono in sala insegnanti, sembra la stazione, sembra un porto di mare, siamo in un centinaio di prof. Mi trovo a parlare con una collega di questo problema, la quale prima mi consiglia di mettermi in malattia, mai lo farei, sarebbe rinunciare, poi mi ascolta in silenzio. Parlo, parlo, e mi capita una cosa strana. Il tono della mia voce cambia e mi accorgo che sto quasi per piangere. Io sono una persona riservata, che cerca di non mostrare tanto i propri sentimenti, ma non ce la stavo facendo più. dovevo sfogarmi. Fortuna che suona la campana.

è il momento di andare in quella classe, entro con il volto livido di rabbia, tutti se ne accorgono. Parlo a voce bassa, con parole secche e dure. Il vostro comportamento è stato grottesco, rivolgendovi al dirigente per simili sciocchezze è come se aveste cercato di curare un raffreddore chiamando l’ambulanza, tanto più che molti dei problemi li avete causati voi. Una ragazza, una delle cape, una di quelle che mi guardavano male, alza la mano. Mi dice che non apprezzano il loro libro di testo, che l’anno precedente ne avevano utilizzato un altro. Una ragazza che non mi aveva mai guardato male, si dice pronta a regalarlo. Mi dicono, per favore utilizzi il nostro manuale solo per il lessico. io dico loro che nemmeno io amo quel manuale, che lo utilizzavo solo perché i loro genitori avevano speso del denaro. Mi dichiaro disponibile ad utilizzare quell’altro manuale, dopo averlo visionato. Accetto il regalo della compagna. Gli sguardi cambiano, soprattutto mi colpisce lo sguardo di MM, la ragazza di prima. Gli occhi rivelano la loro natura di buoni. Gli occhi belli devono essere buoni. La lezione fila molto bene, per la prima volta. e così anche la volta successiva.

Al pomeriggio c’è il consiglio di classe, con la presenza dei rappresentanti degli studenti. Durante la seduta una ragazza, SC, bella e dolce e che non mi aveva mai guardato male, prende la parola per chiedere scusa a me, a nome della classe, davanti ai colleghi e ai rappresentanti dei genitori. Faccio un gesto di assenso con il capo, sono un bel po’ emozionato. 

Quel giorno siamo cresciuti, sono cresciuti loro, che hanno acquisito il comportamento giusto, ma sono cresciuto anche io, perché ho capito che si può dare una risposta sbagliata, cioè l’odio verso di me, ad una domanda giusta. Vogliono una scuola che li educhi, che dia loro contenuto, sono diffidenti e fanno anche bene. Alle volte, come è stato per me, hanno esagerato. Non è vero che bisogna accontentarsi, come dicono certi colleghi, visto che questo è un ITC. Loro non si accontentano e bisogna cogliere l’aspetto giusto, anche quando sbagliano.

Quando mi sono trovato a scrivere queste stesse parole a MM, la quale mi aveva chiesto l’amicizia su FB, sono stato contento di me e di lei e dei suoi occhi buoni. Quando mi ha scritto che, all’inizio non le piacevo come prof, e poi si è ricreduta, ho capito che era cresciuta tanto e, forse, una piccola percentuale di responsabilità è stata anche mia.

il regalo di Natale

sentirsi come al GF, grande fratello. Mi capita, qualche volta, di seguire pezzi di quella trasmissione e sono rimasto colpito da vari aspetti, due dei quali tratterò nel seguito. Uno è quanto siano una costruzione artefatta, nulla che si avvicini alla realtà, di cui recano pomposamente e retoricamente il nome. Ogni passaggio è scritto, ogni personaggio corrisponde ad un cliché, ad uno stereotipo. Il secondo aspetto che mi ha colpito è l’attesa angosciosa dei concorrenti, nel momento in cui il conduttore annuncia l’eliminazione, l’uscita dallo show. Questi vengono eliminati, a seguito di una nomination dei compagni, e a causa del mancato gradimento del pubblico rispetto alla loro presenza nella casa. Vengono valutati per quanto appaiono, per quanto litigano, per quanto esagerano.

Confesso di essermi sentito nell’angoscia più nera, all’inizio delle vacanze natalizie. Come i lettori di questo blog sanno di sicuro, sono un precario. I miei contratti vengono prorogati di due mesi in due mesi, nella media, facendomi rimanere sempre nell’incertezza e facendo rischiare agli alunni un cambio di insegnante che si traduce sempre in disagi, ritardi nel programma, etc. A settembre fui incaricato, fino alla nomina dell’avente diritto, come si dice in lingua scuolese, alla fine di novembre, una ragazza che ha ricevuto 12 delle 18 ore che avevo avuto fino a quel momento io. Arriva l’ultimo giorno prima delle vacanze di Natale, un giorno in cui si respira aria di smobilitazione, i ragazzi non ne vogliono più sapere, ma anche certi professori. Decido di andare in segreteria per salutare e, già che c’ero, chiedere conferme sul mio ritorno a gennaio. La segretaria mi guarda un po’ preoccupata e mi dice, non posso garantirle niente, devo chiamare altre due persone. Io le chiedo, ma non era già stata nominata l’avente diritto. sì, ma dal provveditorato mi richiedono di chiedere nuovamente la disponibilità. In quel momento mi si gela il sangue, impallidisco, chiedo, quando si saprà. La segretaria mi risponde, il 28, mancano 6 giorni, penso io. Vedrà che, molto probabilmente, non accetteranno, in fin dei conti sono solo 6 ore. Ci scambiamo gli auguri di buone feste e io me ne vado senza sorridere, come avevo fatto entrando nella segreteria. I giorni si succedono lentamente, nell’angoscia di dover rinunciare alla scuola. Ho una vita piena, di certo il motivo non era quello dei soldi, con 6 ore settimanali. Il motivo era che i “bambini mi curano l’anima” come dice il personaggio dell’Idiota di Dostoevskij, il motivo era solo quello.

Quando sono a casa, mentre lavoro, ma anche mentre non lavoro, penso sempre a quello che rischio e l’inizio delle feste per me è tutto tranne che sereno. L’unico aspetto rasserenante risiede nel fatto che per natale e santo stefano le scuole sono chiuse e non possono telefonare. Quando arriva la mattina del 28 mi sveglio agitato, ho dormito male. In tutti questi giorni ho continuato ad ascoltare canzoni che parlano di ritorni. “Ritornerai” di Bruno Lauzi, ed altre, come una sorta di rito propiziatorio. Avevo promesso a me stesso che, se le cose fossero andate bene,  avrei ascoltato la musica del trenino, Brigitte Bardot, bardot, per intenderci, a tutto volume. avrei stappato una bottiglia di champagne e sarei andato a cena nel ristorante di Cracco, per festeggiare.

Suona il telefono, la segreteria ha la voce allegra, è fatta, sono confermato. Parte la musica del trenino e la bottiglia di champagne va in frigo. Pazzo di gioia scrivo su FB la lieta novella, per me le vacanze di natale iniziano ora è parte del testo del post. Ragazzi ed altri amici mi rispondono congratulandosi, mi sento bene, anche se non ho avuto alcun merito per essere rimasto, ho solo scampato ad un pericolo.

Quando finiscono le vacanze di natale e ritorno dalle mie terze, mi batte il cuore a mille, sono emozionato ed incredulo, mi sembra di sognare, non mi sembrano veri. Era il regalo di Natale.