stranieri

di chi la ama

qualche tempo fa ho letto di una frase di Gianfranco Fini. Ha detto “L’Italia è di chi la ama”. Prima di tutto, pensiamo al fatto che Gianfranco Fini era il capo del Movimento Sociale, il partito fascista.

qualche anno fa insegnavo in un ITC e mi ricordo di D.B.B. Lei è una ragazza un po’ robusta, alta, dall’aria severa e un po’ triste. Viene dalla Romania e parla perfettamente l’italiano, non sbagliando un congiuntivo. è una ragazza molto timida e introversa, quando non c’è la sua amica legge, nell’intervallo. Legge Massimo Manfredi, legge Manzoni, legge Leopardi. Mi avvicino a lei e le chiedo il titolo del libro che sta leggendo “Alexandros” di Valerio Massimo Manfredi. D.B.B. è diventata la campionessa di lettura della scuola, oltre 1000 alunni. Mi guarda e mi dice tristemente “io leggo molto, perché ci tengo ad imparare bene l’italiano, anche se non è la mia lingua”. Intanto dei suoi compagni fanno dei giochi scemi, esprimendosi a versi gutturali.

L’Italia è di chi la ama, il mondo è di chi lo ama.

“integrazione”

Premetto che questa parola mi sta un po’ sulle scatole. Mi sembra che parli di qualcosa di innaturale, di una costrizione, di un adattamento che le persone straniere devono avere a senso unico, verso il contesto italiano.

molti di voi si ricordano che nelle ore “buche”, quando non c’è l’insegnante titolare, non si fa nulla, si chiacchiera tra compagni e il supplente ha solo un compito di badante. Non mi ricordo se ho già raccontato questa vicenda nel blog, ma fa lo stesso.

Lo scorso autunno sono nell’Itc, dove ho insegnato. ela bidella mi chiama, perché c’è da fare una supplenza, in una classe che non conosco, una seconda superiore.

entro in classe e non ci sono solo due ragazzine, perché gli altri sono impegnati con l’autogestione. sono due sorelle, sedute nello stesso banco, una filiforme con il viso affilato e l’altra con la facciotta piena. Sono avvolte in abiti che ricordano il nord Africa e ne portano i tratti sul viso.

chiedo loro se hanno qualche materia da studiare, chiedo se hanno bisogno di aiuto nelle lingue e loro mi chiedono di spiegare italiano. Spiego a loro la grammatica italiana per un’ora. Sono attente e partecipi, prendono appunti. Parlo della differenza tra passato prossimo e passato remoto.

Al pomeriggio incontro un mio conoscente, teoricamente italiano, che mi dice “se non ci sarebbero tutti questi negri, l’italia sarebbe veramente degli italiani”.

Debbo aggiungere altro?

Le belle storie (Buon anno a tutti)

era da tempo che volevo raccontare questa storia, ma il lavoro, la stanchezza e i problemini di salute hanno avuto la meglio. il nostro (sigh) presidente del consiglio Renzi parla di gufi, per additare coloro i quali si permettono di esercitare il legittimo potere di critica. renzi è sempre ottimista, predica l’ottimismo: confesso che, qualche volta, inizio a provare una certa diffidenza verso questo modo di vedere la vita, per quanto renzi mi sembra così vacuo, così berlusconiano. Poi penso che quello di renzi non è ottimismo, renzi vuole prenderci per i fondelli raccontandoci balle, e ricomincio per la mia strada.

L’ottimismo si nutre di realtà, di esempi. La scuola racconta spesso delle storie ottimiste. a scuola da me si fa l’autogestione, che è una sorta di vacanza autunnale per molti, come si sa. Mi chiedono di fare una supplenza in una classe a me sconosciuta, io accetto. Entro e trovo solo due ragazzine, gli altri sono tutti ad autogestire. Sono timide, sedute di fianco, al centro, in prima fila. Si chiamano A. e I. Sono sorelle, arrivate in Italia da circa un anno e mezzo nel nostro paese. Parlano abbastanza bene l’italiano, molto meglio di molte persone che in Italia ci sono nate. Sono vestite alla maniera araba, una di azzurro e l’altra di bianco. Sono serie, educate ed austere.

Come tutti sappiamo, le ore buche sono spesso utilizzate dagli insegnanti per farsi i cavoli propri e dagli alunni per riposarsi oppure per studiare per le lezioni successive. Chiedo alle ragazze se hanno qualcosa da fare, mi dichiaro disponibile ad aiutarle nelle materie umanistiche e loro mi chiedono, potrebbe spiegarci italiano. Chiedo loro quale argomento e loro mi rispondono i tempi verbali. Passo un’ora a spiegare il modo indicativo, alcuni tempi in particolare. Loro prendono appunti e fanno domande, dimostrandomi interessatissime.

La lezione trascorre velocemente, quando esco penso al mio conoscente, che dice facci e stassi. Penso anche all’amor di patria, penso che forse l’abbiano dimostrato quelle due ragazzine, venute dal Marocco, che amano la “nostra”, di patria.

Buon anno!