stanchezza

La necessità

Quest’anno è volato via, a scuola, con leggerezza e velocità. Questo blog rappresenta la necessità di trovare parole che esprimano sensazioni, che diano continuità e solidità a questi mesi. Devo fermare in queste righe quei sorrisi, quei giorni e quelle settimane iniziate e finite, leste come il vento. Li devo fermare, prima che l’oblio annebbi la bellezza che mi si è depositata dentro. Qualche volta piacciono anche ad altri e questo è bene.

Pochi giorni fa ho dato una dimostrazione di zumba a dei miei alunni. Hanno 15/16 anni. Sono simpatici, quasi tutte femmine, tranne un ragazzo alto e magro. Hanno una conoscenza abbastanza labile del tedesco, ma sono migliorati. All’inizio dell’anno erano molto peggio. Era un caldo boia in giardino, io ero in pantaloni e camicia, non proprio la tenuta ideale per ballare zumba. Loro erano felicissimi ed elettrizzati. Io pure, madido di sudore.

è anche giusto che sia finita, ero un bel po’ stanco.

P,S, Oggi non sono riuscito ad andare in palestra, causa rallentamenti negli scrutini. Ho fatto attività fisica a tutto andare nel weekend, ma ci sono rimasto male lo stesso. Sono incontentabile!

L’anno scorso

100 chilometri non sono tanti, questa storia non racconta di un’impresa eroica, 50 all’andata e 50 al ritorno, per andare al lavoro, occupati, per la gran parte del tempo, dall’autostrada. 5 giorni alla settimana, iniziando sempre alla prima ora. Mi era preso lo sconforto, quando ero andato a prendere servizio, il primo giorno. Ero stato assegnato ad un liceo linguistico, per insegnare una materia linguistica. E allora che ti prende, prof? Non sei mai contento. Venivo da due anni all’alberghiero, dove avevo fatto la partita, giocando fuori casa (CIT.), guadagnandomi le simpatie di ragazzi variopinti, pieni di energia, allegri, buoni, un po’ rustici, ma anche intelligenti e impegnati. Già, dicevo prima, che mi prende? Mi prende che ho avuto problemi di salute, problemi non gravi, ma che hanno minato un po’ la fiducia in me stesso, già precaria. Avevo paura di non farcela fisicamente. La prima notte non ho quasi dormito, il mattino dopo ho dovuto sorbirmi problemi di famiglia e poi, via, verso il liceo.

Il primo giorno stava facendo lezione la conversatrice di madrelingua. Avevo già sonno di mio. Quando non devo fare lezione, la stanchezza si moltiplica. Il venerdì feci le mie prime ore da solo, facendo lezione. Finalmente giocavo “in casa”, anche se, in realtà, la mia casa si trova ovunque io trovi qualcuno che mi sa ascoltare. Portare i miei contenuti, approfondirli, studiare sistemi per coinvolgere ragazzi diversi, rispetto a quelli dei due anni precedenti, portare me stesso, la mia identità, diversa dal solito, hanno rappresentato una sfida, che ha mobilitato il mio cuore e impegnato il mio cervello. Ascoltavo musica rock, mentre andavo al lavoro, ma anche musica pop, avevo dedicato la canzone dei Coldplay, “Viva la Vida”, all’anno scolastico scorso. La cantavo, cantavo le canzoni degli AC/DC, per darmi la carica. La stanchezza svaniva pian piano, fin quasi ad annullarsi, quando ero con i ragazzi.

Arriva la DAD, rimango a casa e le lezioni si svolgono nel mio salotto, dove continuo ad indossare giacca e cravatta, come faccio nelle lezioni in presenza, per continuare la mia disciplina. Sto bene anche a casa, anche perché la mia connessione è nettamente migliore di quella della scuola. Mi serve anche per recuperare energie, visto che mi alzo un’ora dopo. Non è poco.

Passano i mesi e sono contento di ritornare in presenza, come di stare a distanza, riuscendo a cogliere il meglio di ogni cosa. Mi alleno, studio, lavoro, sono contento della mia mente e del mio fisico. E ho vinto la sfida, come si dice, in modo un po’ pomposo.

alla fine

I buoni propositi sono sempre stucchevoli e un po’ ipocriti. Diciamo che questo è un promemoria. Continuerò ad amare, del mio amore completo e folle. Continuerò a correre, con la passione che è mia, solo mia. Debbo ricordarmi che alla fine ci sono io, che alla fine c’è la mia forza, ma c’è anche il mio limite, debbo ricordarmi che sono un essere umano. Debbo ricordarmi che, se voglio amare, debbo sapermi fermare. La saggezza vera consiste nel saper togliere.

E non voglio più svenire per la stanchezza, caspiterina.

eloquenti

questi post sono smilzi, scarni, a volte sembrano trascurati, ma non lo sono. questi post parlano di stanchezza buona, parlano di borse sotto gli occhi e di tenebre che coprono il giorno. domani inizierò con il nuovo orario, alternando la scuola media e la scuola superiore. in queste settimane corro, corro, a volte con fatica estrema. sono contento, sto crescendo. I ragazzi mi curano l’anima, per citare Dostoevskij. questi post sono eloquenti, credo che siano anche sinceri.

sto scoprendo sempre di più che non sono male, sto scoprendo sempre di più me stesso.

una dedica, un pensiero

sono stanco, debbo finire il racconto del Giappone, ma sono estenuato, lo debbo finire presto, non mi piace lasciare le cose a metà.

ho voglia di scrivervi, di lasciare qualcosa di me.

eccola. 

Considero Valore

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore..

Molti di questi valori non ho conosciuto.

sensazioni positive

Sono stravolto. I miei pensieri sono lenti come la digestione (ho mangiato due misere brioches a colazione), ma sono soddisfatto. Forse è un miraggio, ma mi sembra di vedere il sole.

I primi giorni sono stati positivi, credo di stare crescendo come persona e come insegnante. Domani compirò 1 settimana di scuola. Mi sto già affezionando ai ragazzi.