sorrisi

Vita

Oggi ho sentito la vita. Nello sguardo tranquillo e sorridente del ragazzo che ho avuto l’onore di avere come alunno ho sentito la vita, nelle parole e nei sorrisi della madre ho sentito la vita. Eravamo dentro ad un ospedale. Non mi sembrava di essere dentro ad un ospedale. Eravamo dentro al bar, al fresco dell’aria condizionata. Abbiamo parlato, riso e mangiato dolci. E c’era vita. Quella visita è stata una benedizione per me.  E l’ho fatta, perché mi faceva piacere. Solo ed esclusivamente per quello.

Ha patito tanto il mio alunno, tante sofferenze indegne ed atroci. Ora sta molto meglio. Si merita tutto il meglio.

è il momento di ridere da matti!

Brunello Robertetti

è tornato lui, è tornato il mito, il fantastico poeta Brunello Robertetti, Corrado Guzzanti! Si ride, si ride da matti, allegria senza freni, senza rimpianti, senza retrogusti, solo per il piacere di ridere. Vabbé, adesso basta, sbrodolare, godetevi il video.

21 gennaio 1921-

oggi è l’anniversario della nascita del PCI. Penso a mia nonna, a mio nonno, alla loro tessera, al loro comunismo fatto di contenuti pesanti e importanti, al loro comunismo fatto di amore. penso al loro comunismo, fatto di tempo, fatica, sacrifici e sorrisi. penso alla mia tessera della FGCI, la federazione dei giovani comunisti, alle mie tessere di Rifondazione. Penso alla mia passione di ragazzino lungo lungo e magro, sincero. Penso al fatto che siamo pezzi di storia, penso al fatto che siamo noi stessi delle storie.

Auguri PCI.

belle presenze

Oggi c’è stato il sole, freddo boia naturalmente, ma con una giornata luminosissima, che non può non mettere allegria. Lavoro tutta mattina, oggi ho deciso di tradurre, caspita, faccio anche il traduttore, mica solo il prof e poi esco a prendere il giornale e a portare una busta a mia madre. Varco il cancello, davanti al palazzo dove abita mia madre, e davanti a me ricompare la ragazzina, di cui ho parlato qualche settimana fa nel post “L’apparecchio”, che mi tiene aperto il cancello. Mi guarda in faccia, sorride, con un sorriso splendidamente sincero, come sono splendidi i suoi capelli biondi ricci, a boccoli, che le ricadono sulle spalle. Le dico “grazie”, mi risponde sorridendo, “prego”. Ha anche una bella voce. Viva la bella gente, viva i sorrisi. Chissà come si chiama.

vivere

Vivere vuol dire tremare, vuol dire stanchezza, vuol dire sorrisi, sguardi stanchi e borse sotto gli occhi. Vivere vuol dire ridere. Vivere vuol dire scuola. Sono un po’ paranoico, lo so.

I giorni passano, conosco varie classi. è così difficile presentarsi quando sei all’inizio, giovane, senza quella sicurezza o sicumera che hanno i più grandi. Mi sento piccolo, minuscolo, annegato o quasi in quel mare di persone.

I piccoli di prima media sono più che bambini: c’è S, una bimba bionda magra magra. Mi è simpatica, ha un po’ l’aria della perfettina. E, F, A, E, Cecilia. In quella classe alcuni hanno scelto la lingua che insegno, altri hanno scelto spagnolo. Spagnolo va di moda, vedi Belen Rodriguez. Qualcuno sa chi è Federico Garcia Lorca? Probabilmente qualche intellettuale lo sa. Molti scelgono spagnolo, perché lo considerano facile. Non è così, è una lingua che contiene una miriade di falsi amici: burro vuol dire asino. I più bravi scelgono la lingua che insegno io, succede sempre così. Hanno voglia di imparare, sono curiosi ed intelligenti. Sono pochi, si lavora bene con sei persone. A 11-12 anni sono ancora bambini e sono, spesso, più tranquilli, non ancora in quella fase di trapasso, che, a volte li fa diventare piuttosto stronzi, I lettori di questo blog mi scusino il termine un po’ forte. Quando arrivo in seconda media il discorso cambia un po’: V, G, K, S, C, F, L, L, A, G, S e poi non mi ricordo più per il momento. Sono 16, per me sono già tanti per studiare una lingua straniera. L’organizzazione di quella scuola non mi piace. S e G sono due ragazzini o bambini in difficoltà: avrebbero bisogno di un insegnante di sostegno, ma quella scuola non li fornisce. Cercherò di non dilungarmi sul motivo per cui quella scuola non fornisce gli insegnanti di sostegno, perché vorrei che questo blog fosse sereno, almeno un po’. I due ragazzini sono lasciati a loro stessi, mettendo in seria difficoltà l’insegnante. Non si può insegnare ad insegnare, si impara sudando. Lacrime, sudore e sangue. C’è qualcuno che vuole imparare, ma quei due ragazzini così difficoltosi rendono difficile il mio lavoro. è sempre così, la prima volta sono sempre tranquilli, perché studiano la loro preda, l’insegnante, che sarà la loro vittima designata, specialmente se si tratta di un giovane pivello come il sottoscritto che è abituato a fare un altro mestiere.

A qualcuno non piacciono le classi delle medie. Molte volte, quando andavo in terza media, pensavo anche io le stesse cose. J P, L, F, M, G, M, S E, I, F. F ha problemi al cuore e alla psiche. F non può seguire le lezioni da sola, come pure J P, forse anche L, ma la scuola non provvede. E l’insegnante è abbandonato a sé stesso.

Passiamo oltre.

Non bisognerebbe fare preferenze tra le classi. Che immane stronzata ho scritto, ho scritto una stronzata di cui già mi vergogno. è normale fare preferenze tra una classe e l’altra, così come è normale scrivere delle parolacce su un blog