sorrisi

Vedo

Vedo la città spenta, vedo i colori cambiati dell’autunno che intristisce e rende un po’ inutile tutto. No, non è vero che è inutile. è diverso. Ti devi guardare dentro, se solo hai coraggio e interesse.

Vedo la provvisorietà delle passioni futili serie dell’estate, finite e travolte, come se non fossero mai esistite, peggio di un fuoco di paglia, che lasciano visi e anime attonite, dove prima c’erano sorrisi e sguardi sognanti, quasi come se fossero gli sguardi di un adolescente. Ricordo gli occhi tristi visti nello specchio e il torrente che sta per affiorare.

M.

Lei è una persona solare

Mi hanno detto anche questo, quelle ragazze belle dentro, di fuori, sopra e sotto, ma anche tutto intorno. è vero, ma per merito vostro soprattutto, siete voi il mio sole.

Che bello vederle/i, vestiti a festa, sfoggianti abiti lunghi, tatuaggi, pettinature nuove e sorrisi, qualche tacco alto, tinture di capelli e camice eleganti. Che belli/e, che belli e veri, che belli i loro sorrisi e le loro lacrime di gioia e commozione. Ho detto loro cosa penso e mi hanno detto: prof, ha fatto piangere anche una persona che fa spagnolo. Io non ho pianto, mi sono emozionato, certamente, ma ho sorriso.

Ho sorriso, perché loro hanno capito chi sono. Ho sorriso, perché hanno dissipato gli ultimi dubbi che avevo sull’Istituto Alberghiero. è stato il secondo anno, ho avuto qualche perplessità, mai su quella classe, ovviamente, che ho amato alla follia. Ho avuto qualche perplessità su quel luogo, perché è pieno di contraddizioni, perché non assomiglia ai posti a cui ero abituato. Ma ho capito, ho ancora di più avuto la certezza di aver fatto centro. Anche lì c’è rimasto un pezzo della mia anima. E se tornassi per la terza volta?

La scuola continua – Ricorderò

La scuola continua: ci sono io nel salotto di casa, in una parte del quale mi alleno per 5 volte alla settimana, grazie a dei meravigliosi istruttori di Crosscardio. Ma torniamo a noi: ci sono io, che mi vesto in giacca e cravatta, per rimanere agganciato alla normalità. Avvio il collegamento su Meet e vedo ragazzi e ragazze, che, fino a poco tempo fa vedevo in carne e ossa. Alcune delle ragazze sono in pigiama e struccate e sono belle, belle, belle e vere. Tutti sono belli e pronti a recepire dei contenuti, ma, prima di tutto, sono pronti a sentirsi vicini, sì, perché questo accade. Ci sentiamo ancora più vicini, anche se già lo siamo. Hanno dei sorrisi che scaldano l’anima, anche io sorrido e sento il loro calore.

Io organizzo un brindisi per festeggiare un’alunna che compie gli anni di sabato, oggi, e i ragazzi si svegliano, apposta, per condividere questo momento. è un’occasione unica. Dura pochi ed intensi minuti. E si sollevano i calici. (Per la cronaca, il mio Salice Salentino rosé è da urlo….)

La scuola continua e questi sono altri bei momenti, da aggiungere al mio conto corrente emotivo, quando ne avrò bisogno.

M.

10 anni

Avevo iniziato a fare il venditore di condizionatori nel 2003. Ero spinto dalla necessità di sfogarmi dopo una tragedia, la perdita della persona che mi aveva fatto da madre. Non avevo neanche tanto bisogno di soldi, quanto di liberarmi da pesi sull’anima. Per tre anni ho fatto quel lavoro, fino al punto in cui mi ero rotto le scatole e, in più, non guadagnavo assolutamente niente.

Facevo qualche traduzione, dal settore editoriale a quello tecnico. Ero in palestra, nello spogliatoio e un ragazzo, che faceva il commercialista, mi disse: “perché non ti iscrivi all’albo dei CTU? con la tua conoscenza della tua lingua e la tua esperienza lavoreresti tanto”. Decisi di iscrivermi. Mi informai sul da farsi e poi pensai di dovere organizzare la mia presenza su internet. Imparai a costruire siti internet e, un po’ alla volta, ad ottimizzarli per google, facendo andare il mio sito sulla prima pagina. Mi sono specializzato nella microlingua legale. Nell’autunno del 2009 mi ricordo la telefonata di una ditta della provincia di Bologna, la quale aveva visto il mio sito internet e aveva bisogno di una traduzione. Accettai, consegnai il lavoro, che piacque molto. L’inverno fu la stagione dell’aumento esponenziale delle richieste, organizzai il mio archivio in settori, sempre più ramificati. Mi sono guadagnato la fiducia di tanti, aziende grandi grandi, medie, piccole, privati, ecc. ecc. Ho tradotto contratti, sentenze, certificati anagrafici. I miei clienti hanno partecipato a gare d’appalto, hanno preso cittadinanze italiane e russe, ecc.

Il momento più bello è vederli sorridenti e sereni, il momento più bello è bere una birra con loro, dopo la consegna della traduzione. Il momento più bello è quando ti vengono a trovare con il decreto che conferisce loro la cittadinanza, per la quale hai tradotto loro i documenti, oppure quando ti telefonano contenti, per dire che hanno trovato lavoro all’estero, anche grazie alle tue traduzioni.

Vita

Oggi ho sentito la vita. Nello sguardo tranquillo e sorridente del ragazzo che ho avuto l’onore di avere come alunno ho sentito la vita, nelle parole e nei sorrisi della madre ho sentito la vita. Eravamo dentro ad un ospedale. Non mi sembrava di essere dentro ad un ospedale. Eravamo dentro al bar, al fresco dell’aria condizionata. Abbiamo parlato, riso e mangiato dolci. E c’era vita. Quella visita è stata una benedizione per me.  E l’ho fatta, perché mi faceva piacere. Solo ed esclusivamente per quello.

Ha patito tanto il mio alunno, tante sofferenze indegne ed atroci. Ora sta molto meglio. Si merita tutto il meglio.

21 gennaio 1921-

oggi è l’anniversario della nascita del PCI. Penso a mia nonna, a mio nonno, alla loro tessera, al loro comunismo fatto di contenuti pesanti e importanti, al loro comunismo fatto di amore. penso al loro comunismo, fatto di tempo, fatica, sacrifici e sorrisi. penso alla mia tessera della FGCI, la federazione dei giovani comunisti, alle mie tessere di Rifondazione. Penso alla mia passione di ragazzino lungo lungo e magro, sincero. Penso al fatto che siamo pezzi di storia, penso al fatto che siamo noi stessi delle storie.

Auguri PCI.

belle presenze

Oggi c’è stato il sole, freddo boia naturalmente, ma con una giornata luminosissima, che non può non mettere allegria. Lavoro tutta mattina, oggi ho deciso di tradurre, caspita, faccio anche il traduttore, mica solo il prof e poi esco a prendere il giornale e a portare una busta a mia madre. Varco il cancello, davanti al palazzo dove abita mia madre, e davanti a me ricompare la ragazzina, di cui ho parlato qualche settimana fa nel post “L’apparecchio”, che mi tiene aperto il cancello. Mi guarda in faccia, sorride, con un sorriso splendidamente sincero, come sono splendidi i suoi capelli biondi ricci, a boccoli, che le ricadono sulle spalle. Le dico “grazie”, mi risponde sorridendo, “prego”. Ha anche una bella voce. Viva la bella gente, viva i sorrisi. Chissà come si chiama.

vivere

Vivere vuol dire tremare, vuol dire stanchezza, vuol dire sorrisi, sguardi stanchi e borse sotto gli occhi. Vivere vuol dire ridere. Vivere vuol dire scuola. Sono un po’ paranoico, lo so.

I giorni passano, conosco varie classi. è così difficile presentarsi quando sei all’inizio, giovane, senza quella sicurezza o sicumera che hanno i più grandi. Mi sento piccolo, minuscolo, annegato o quasi in quel mare di persone.

I piccoli di prima media sono più che bambini: c’è S, una bimba bionda magra magra. Mi è simpatica, ha un po’ l’aria della perfettina. E, F, A, E, Cecilia. In quella classe alcuni hanno scelto la lingua che insegno, altri hanno scelto spagnolo. Spagnolo va di moda, vedi Belen Rodriguez. Qualcuno sa chi è Federico Garcia Lorca? Probabilmente qualche intellettuale lo sa. Molti scelgono spagnolo, perché lo considerano facile. Non è così, è una lingua che contiene una miriade di falsi amici: burro vuol dire asino. I più bravi scelgono la lingua che insegno io, succede sempre così. Hanno voglia di imparare, sono curiosi ed intelligenti. Sono pochi, si lavora bene con sei persone. A 11-12 anni sono ancora bambini e sono, spesso, più tranquilli, non ancora in quella fase di trapasso, che, a volte li fa diventare piuttosto stronzi, I lettori di questo blog mi scusino il termine un po’ forte. Quando arrivo in seconda media il discorso cambia un po’: V, G, K, S, C, F, L, L, A, G, S e poi non mi ricordo più per il momento. Sono 16, per me sono già tanti per studiare una lingua straniera. L’organizzazione di quella scuola non mi piace. S e G sono due ragazzini o bambini in difficoltà: avrebbero bisogno di un insegnante di sostegno, ma quella scuola non li fornisce. Cercherò di non dilungarmi sul motivo per cui quella scuola non fornisce gli insegnanti di sostegno, perché vorrei che questo blog fosse sereno, almeno un po’. I due ragazzini sono lasciati a loro stessi, mettendo in seria difficoltà l’insegnante. Non si può insegnare ad insegnare, si impara sudando. Lacrime, sudore e sangue. C’è qualcuno che vuole imparare, ma quei due ragazzini così difficoltosi rendono difficile il mio lavoro. è sempre così, la prima volta sono sempre tranquilli, perché studiano la loro preda, l’insegnante, che sarà la loro vittima designata, specialmente se si tratta di un giovane pivello come il sottoscritto che è abituato a fare un altro mestiere.

A qualcuno non piacciono le classi delle medie. Molte volte, quando andavo in terza media, pensavo anche io le stesse cose. J P, L, F, M, G, M, S E, I, F. F ha problemi al cuore e alla psiche. F non può seguire le lezioni da sola, come pure J P, forse anche L, ma la scuola non provvede. E l’insegnante è abbandonato a sé stesso.

Passiamo oltre.

Non bisognerebbe fare preferenze tra le classi. Che immane stronzata ho scritto, ho scritto una stronzata di cui già mi vergogno. è normale fare preferenze tra una classe e l’altra, così come è normale scrivere delle parolacce su un blog