sonno

un po’ ridicolo 2/seconda e (speriamo) ultima parte

Prendo carriolate di antibiotico (mamma mia, mi ricorderò amoxicillina e acido clavulanico nei sogni), ma la cena in uno dei più bei ristoranti di Roma, in cima a Monte Mario, è una consolazione non da poco. Ho un completo gessato e gli scarponi da infortunato. I giorni passano più sereni, o meno agitati. Ho fissato la seconda e la terza medicazione. Per la seconda medicazione mi attende un’infermiera sulla cinquantina, con i capelli corti e la faccia piena. Ha le mani delicate e leggere. Mi dice che non devo prendere il sole finché la gamba non sarà guarita, mi dice di massaggiarla e di prendere l’antibiotico, di massaggiare il piede con una crema all’aloe vera. Pensa che io non abbia più bisogno dell’ultima medicazione.

Le chiedo sommessamente se posso ricominciare a fare zumba, aspettandomi una sonora risata in faccia. e invece risponde di sì, mi dice di stare attento, di fermarmi subito, in caso di dolore. Stento a credere a quello che mi ha detto. Ci penso tutto il pomeriggio, mentre lavoro. La sera vado a fare zumba, ho un po’ di paura quando mi infilo le scarpe, ne ho tanta. Ho una paura fottuta, ma il dolore non c’è. Mi scateno. è andata bene.

In quei giorni vengo visitato anche da una mia cliente che fa il medico. Mi dice che il mio piede è in via di guarigione, ma che non devo prendere il sole. Mi dice che ci vorrà tempo, prima che guarisca del tutto, cioè che si sgonfi completamente e smetta di essere così rosso, anche fino a settembre.

Vado in viaggio a Vienna, ora sono al mare. Ho un colorito spettrale (non posso prendere il sole), dovrei andare dal barbiere, perché non mi piaccio così, il piede è un po’ gonfio ancora. Ho avuto diversi incubi, delle notti ho dormito male, ma ora va meglio.

Perché ho scritto questi due post?  Perché la scrittura guarisce, mi era già capitato anche molti anni fa.

P.s. quando la dottoressa giovane è un po’ arrogante, per farmi paura, mi dice che mi vuole ricoverare, tra le altre motivazioni, le dico che non voglio, perché devo andare a scuola. Ma lei replica, ma se le scuole sono finite. Ma io devo tenere un corso di recupero. è tutto vero. scuola infinita.

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briciole

Sprecali, sprecali i tuoi passi, addomestica le tue solitudini. Sprecale, sprecale le tue lettere, butta parole, infila frasi. Sciogli il tuo tempo, slega queste notti incatenate dal rancore e falle diventare senso e falle diventare qualcosa che sembra pazienza.
Il giorno in cui mi hai ricordato chi sono c’era freddo e sole, luce e una sciarpa che cinge il collo, c’era un corridoio di una scuola brutta invaso di luce. Avevo gli occhi gonfi e le borse, gli sbadigli mi squassavano. W la santa stanchezza, w il santo sfinimento che ha accompagnato questa vita.