sentimenti

Troppo fredda

Forse conta la salute emotiva, conta tanto la salute emotiva. Finisce l’ora di tedesco, spiegando grammatica. La grammatica tedesca sembra un po’ freddina, sembra, dipende da come viene spiegata.

Mi si avvicinano due ragazzine di seconda liceo: sono carine, intelligenti e rispettose. Mi si avvicinano e mi dicono: “L’anno scorso il tedesco non ci piaceva. Quest’anno, sì. Quell’insegnante era troppo fredda”. è bello così.

Grazie, nonna

Ciao, lo so che non ti piace la retorica e non ti piacciono i discorsi troppo lunghi, perciò la farò molto breve. Grazie anche per questi successi. Quelle parole bellissime che mi hanno detto i miei ragazzi, me le hanno dette, perché tu mi hai educato bene, perché tu hai avuto più fiducia in me di quella che io ho in me stesso.

Grazie.

Solo per amore

Ma quanto caspita di voglia avevo di vederli in 3D e non solo dietro ad uno schermo. Sì, sto riscrivendo della cena, bellissima, fantasmagorica, meravigliosa, ecc. Sono un adolescente alla prima cotta! L’altra sera, domenica, è stata MAGNIFICA. L’ho già scritto 1000 volte, vero? Avevo voglia di sentire il loro calore e l’ho sentito, mi ha scaldato l’anima, quanto me l’ha scaldata, caspita. Avevo bisogno del loro affetto. L’ho avuto anche durante la didattica a distanza, ma non è la stessa cosa, non può essere la stessa cosa. Un computer non potrà mai sostituire l’umanità. Lo so che è un luogo comune, ma io lo ripeto lo stesso.

Li ho sentiti vicini, vicinissimi. Si insegna prima di tutto con il cuore.

Lei è una persona solare

Mi hanno detto anche questo, quelle ragazze belle dentro, di fuori, sopra e sotto, ma anche tutto intorno. è vero, ma per merito vostro soprattutto, siete voi il mio sole.

Che bello vederle/i, vestiti a festa, sfoggianti abiti lunghi, tatuaggi, pettinature nuove e sorrisi, qualche tacco alto, tinture di capelli e camice eleganti. Che belli/e, che belli e veri, che belli i loro sorrisi e le loro lacrime di gioia e commozione. Ho detto loro cosa penso e mi hanno detto: prof, ha fatto piangere anche una persona che fa spagnolo. Io non ho pianto, mi sono emozionato, certamente, ma ho sorriso.

Ho sorriso, perché loro hanno capito chi sono. Ho sorriso, perché hanno dissipato gli ultimi dubbi che avevo sull’Istituto Alberghiero. è stato il secondo anno, ho avuto qualche perplessità, mai su quella classe, ovviamente, che ho amato alla follia. Ho avuto qualche perplessità su quel luogo, perché è pieno di contraddizioni, perché non assomiglia ai posti a cui ero abituato. Ma ho capito, ho ancora di più avuto la certezza di aver fatto centro. Anche lì c’è rimasto un pezzo della mia anima. E se tornassi per la terza volta?

Prof, lei per me è come un secondo padre

Questo blog mi sta spiegando molte cose, o almeno me le fa vedere. Qualcuna la capisco. Amo tutti i post, perfino quelli un po’ più sconclusionati, ma qualcuno mi è rimasto di più nel cuore. è normale, sono più 1000. Poi finisce che guardo le statistiche di wordpress e scopro che un post, che per me è insignificante, da altri è adorato, o almeno è amato un po’. Mi rendo conto che questo blog non è solo mio, è anche vostro, è anche di chi gli vuole bene. Anche io gli voglio bene. Non è un vero diario, non ha un ordine cronologico, lo si può leggere come si vuole, senza un criterio. Vado a salti nel passato, più o meno passato. Scrivo di politica, poca, scrivo tanto di scuola. Rappresenta un momento, un pomeriggio, una notte, come questa, in cui il sonno sta per battermi. A questo post avevo voluto bene già prima di scriverlo.

L. è una ragazzona alta alta e robusta, con il viso da bambina e la voce potente. Ha un sorriso sincero ed aperto, le guance rubizze incorniciate dai capelli lisci neri fino alle spalle. è un mia alunna, si impegna tanto in tedesco, anche se non è particolarmente dotata. è una brava ragazza. nel vero senso della parola. Poco tempo fa mi corre incontro, all’entrata della scuola. Mi abbraccia e mi dice, prof, lei per me è come un secondo padre. Sono colpito, emozionato e felice. è una grande responsabilità, è tanto bello.  Ho fatto qualcosa di buono, credo.

Le emozioni

è il giorno di San Giuseppe e i fazzoletti di neve cadono implacabili. Io non amo la neve, la detesto, perché impedisce gli spostamenti. Non amo guidare con la neve, ma non attacca al suolo. I mesi precedenti erano stati difficili, macchiati da due ricoveri in ospedale. Lavoro in una scuola superiore della pianura, frequentata da ragazzi sereni e positivi. Stavo seduto sul lettino del medico, ero perplesso. Le chiedo, sarà prudente che io vada in gita con gli alunni. Lei mi risponde, certo che sì, puoi farlo, anzi ti farà bene.

Quando mi alzo, devo ancora preparare dei bagagli .  Mi ero alzato un po’ prima del solito per finire di prepararli. Mi lavo, mi vesto e faccio colazione. Ho una grande elettricità, una tensione positiva. Esco dal palazzo con la valigia e la metto in macchina. Sembra tutto speciale, forse lo é. Lo è. Vado a prendere il giornale e mi metto alla guida sulla lunga strada di pianura. Il tempo è più leggero, la strada dura di meno. Arrivo davanti alla scuola, il ritrovo è alle 7. Arrivo circa dieci minuti prima e ci sono quasi tutti i ragazzi con i genitori. Hanno sonno e sorridono, sono entusiasti e un po’ stanchi. Metto la mia valigia sul pullman e occupo il mio posto. Sembra tutto così normale, anzi lo é. Dobbiamo andare prima a Monaco e poi a Praga. è una normale gita scolastica, anzi è straordinaria. Sono felice ed elettrizzato, saluto gli alunni e i miei colleghi, parlo con loro e con i miei alunni. Sono arrivati anche gli ultimi alunni ed è il momento di partire. Andrei dovunque.  Lo scolaretto sono io, più carico di loro.

Il viaggio a Praga e Monaco è un viaggio fatto di sorrisi e di emozioni. Scrivo al presente, perché questo viaggio non è mai finito. Nella mia mente e nel mio cuore continua a produrre effetti, effetti positivi. Mi ha curato l’anima. è una storia di gioia, di bellezza. è una storia da raccontare, come ce ne sono tanti. è una storia che costruisce fiducia, come ce ne sono tante in questo blog. è una storia che tiene fede allo spirito che dovrebbe animare questo luogo virtuale, spero che lo si possa chiamare così.

Storia di L.

L. è una ragazzina con le gambe lunghe e piene e il viso da bambina, che tradisce i suoi 15 anni scarsi. Non è bravissima a scuola, non diventerà mai una traduttrice e probabilmente non andrà all’università. L. ha la faccia paffuta e un sorriso sincero, che rivela come è lei dentro, pura e sincera. Si è impegnata in tedesco, superando molte delle lacune che aveva. Si è impegnata ad aiutare i compagni in difficoltà. L. è una ragazzina solida e di buon cuore. Qualche giorno fa mi è corsa incontro nel corridoio e mi ha abbracciato sussurrandomi, grazie per tutto quello che ha fatto per me. Io ho ricambiato l’abbraccio e mi sono emozionato. Il cuore mi si è aperto e mi sono sentito bene. Quell’abbraccio mi servirà, mi servirà per gli inverni dell’anima, perché la dovrò riscaldare. Che bello insegnare.

almeno lo so

La persona di cui sono innamorato si è dichiarata, ma mi ha fatto capire che è impossibile concludere qualcosa. io mi sono dichiarato, sapendo benissimo che è impossibile concludere qualcosa. Ci sono degli ostacoli insormontabili, psicologici e non solo. almeno lo so, almeno ho imparato dalla vita e dalla mia educazione che bisogna farsene una ragione. Continuerò ad amarla da lontano, poi, chissà, le cose cambieranno. cercherò di essere lucido, di esserle d’aiuto, di non essere sgradevole.

falsità e solitudine

Mi capita di pensare a quella specie di rapporto che ho avuto con quella ragazza di cui vi ho scritto. Confesso che ho sempre avuto il sospetto che quella persona avesse secondi fini, però mi ascoltava un po’ e ne ero felice. A volte mi sento solo. Anche se ho persone che mi vogliono bene. Mi confidavo con lei. Poi ho avuto la conferma che quella persona si è comportata da falsa. Abbiamo chiuso i rapporti. Ogni tanto, quando sono da solo, la riempio di insulti tra me e me. Ma poi ragiono. Anche se era falsa, mi ha fatto sentire bene, anche se lo sapevo che c’era qualcosa che non andava. Io spero di non vederla mai più.

radici ovunque, radici da nessuna parte

era giusto così, tornare in Germania, era giusto, perché ho dedicato una parte di me a quella cultura, a quella lingua, perché insegno quella cultura, perché insegnando quella cultura ho amato, ho amato tanto, perché ho amato tanto una donna che viene da quella terra. era giusto così, perché volevo capire qualcosa in più da quei luoghi, perché volevo buttarmici dentro. volevo capire da dove viene quella malinconia di quegli sguardi, volevo capire la malinconia di quei sorrisi, volevo capirla un po’ di più. volevo capire qualcosa in più di me stesso. volevo rendermi conto di avere radici ovunque e radici da nessuna parte. quadro Kirchner