scuola

Passa tutto

Quest’anno sono tornato nella scuola in cui avevo insegnato tre anni fa, quando ero andato a Praga con gli alunni. Quando entro in quel luogo mi passa tutto, mi passa la malinconia, mi passa la rabbia, come se là dentro ci fosse un’aria magica. O forse c’è?

Vado a letto. Vi mando un abbraccio. A presto. Speriamo.

Omofobia

Apprendo che i detrattori del DDL Zan non vogliono, tra le altre cose, che le scuole private (sì, sì chiamano SCUOLE PRIVATE e non quell’ipocrita definizione di paritarie) siano tenute ad organizzare iniziative contro l’omofobia, come vorrebbe il DDL. Questo significa che per loro non è giusto essere contro l’omofobia. O forse è giusto essere a favore, secondo loro?

Non vogliono combattere l’omofobia, mentre le discriminazioni e le persecuzioni nei confronti delle persone omosessuali continuano incessanti. Ricordiamo che queste scuole ricevono soldi pubblici, grazie al cosiddetto centro sinistra e alla destra. Mah.

Più forte (storia di una quarta liceo)

Rimarrà il lavoro sul patriarcato per educazione civica, con i ragionamenti delle mie alunne in tedesco, che organizzano una trasmissione sulle differenze di genere, rimarrà il lavoro sulla giornata della Memoria, con il video della mia alunna che suona il tema di Schindler’s List, con le interviste realizzate alla nonna sui ricordi del tempo di guerra, rimarrà il lavoro sull’Olocausto delle persone omosessuali, resterà il lavoro sulle criminali naziste, rimarranno i ragionamenti su Kant e sulla borghesia italiana, rimarranno i loro sorrisi, rimarranno i miei sorrisi, rimarrà il presidente tanghero, che non ha accettato la lezione di zumba.

Il collega che mi ha “portato via il posto” e che l’ha detto quasi ridacchiando, continuerà a far fatica a pagare il mutuo e le bollette. La classe quarta, che avrebbe tanto desiderato avere me alla maturità, conoscerà il terzo insegnante di tedesco, con il quale farà l’esame, ma anche la classe terza, ma anche la seconda.

Nei prossimi post scriverò di altre classi, forse.

Data di scadenza

Quasi tutti gli anni la nostra data di scadenza è il 30 giugno, la data in cui termina il nostro contratto, il nostro contratto da precari di terza fascia, che è diventata seconda. Sembrava la terza classe sui treni, sa di passato e di morto. Forse noi siamo un po’ passati, noi insegnanti, perché parliamo di cultura, perché parliamo di qualcosa che dura, qualcosa che non muore in 24 ore, quasi come se fosse una storia di instagram. Si impara con il tempo, si impara studiando a casa, si impara attraverso la parola, attraverso l’esempio che diamo, attraverso la nostra personalità. La seconda fascia è come la seconda visione dei film, sa un po’ di sfigato, di cinema parrocchiale. Quest’anno la mia data di scadenza è il 31 agosto, prendo lo stipendio per due mesi in più, ma non vedo i miei fanciulli da quasi un mese. Non li avrò più come alunni, al 99%. Quando un prof scade va buttato via, il suo lavoro si interrompe e, quasi sicuramente, non ricomincia più con gli stessi alunni. Cambiano le facce, cambiano i caratteri, cambiano i luoghi, che diventano vicini o più lontani, cambiano i colleghi, simpatici oppure no. Cambiano tutti gli anni, tranne uno, all’alberghiero, tranne quando ho insegnato in una scuola di frati, dove ho insegnato per quasi due anni e mezzo, ma ero senza contratto e ho perso 24 punti. Se fossi solo io, se fossimo in pochi ad essere precari, non sarebbe un problema politico. La precarietà è stata istituzionalizzata, negli ultimi 20 anni, da governi di cosiddetta sinistra e di destra. L’istruzione è stata sempre più messa all’angolo, ridicolizzata da politicanti in malafede e privi di contatto con la realtà. I politicanti del cosiddetto centrosinistra hanno iniziato a calpestare la Costituzione, finanziando le scuole private, hanno calpestato la scuola.

A fine aprile, al più tardi a maggio di ogni anno, ti chiedono speranzosi i tuoi alunni e i colleghi: “Rimane il prossimo anno?” Ci tengono e tu racconti loro che non è sicuro. E ogni volta si ripete la stessa storia, ogni volta ricominci da un’altra parte, persuaso del fatto che quello che lasci di positivo rimarrà.

Domenica ha telefonato la persona che prenderà il mio posto a settembre: è giovane e tronfio di orgoglio per essere di ruolo. è difficile essere di ruolo, probabilmente si sente migliore di me. Gli scappa da ridere mentre dice: “Mi dispiace, perché ti porto via il posto.” Gli ride anche il culo. Gli rispondo che conosco benissimo il sistema, che non mi stupisce non riavere più il mio posto. è guerra tra poveri. Per certi aspetti, la situazione è perfino migliorata. I primi tempi in cui insegnavo alle scuole pubbliche, le graduatorie si aggiornavano a novembre/dicembre, Al venerdì uscivi da loro prof, dal lunedì successivo ne avevano un altro, scadevi prima.

Amaro, troppo amaro

Stamattina ho fatto il tampone, non potevo andare in classe dai miei alunni. Sono dovuto andare in un’altra aula, da solo. Quando una ragazzina mi ha detto: ma allora lei è a scuola, con lo sguardo stupito, le ho dovuto rispondere: sì, ma non posso venire in classe da voi e mi devo collegare da qua, mi sono sentito morire. Mi sentivo reietto, mi sentivo in castigo. Non si poteva far nulla, purtroppo. Mi sono prenotato per il vaccino, spero che capiti presto. è stato brutto stare lontano da loro, anche se ho sentito il loro affetto, il loro calore, ho visto i loro visi e tutto è migliorato. Oggi è stata l’ultima lezione, li avrei voluti salutare meglio, mah… Passerà la tristezza, passerà presto e rimarrà tutto il bello di questi mesi, tutti i sorrisi e la vita bella che ci sono stati.

P.S. Mi sono ricordato di quando 3 anni fa avevo dovuto stare a casa 10 gg., perché ero cascato per terra come una pera marcia. Non li avevo mai visti, in quei giorni. Viva Google Meet!

Invisibile

Non ero mai mancato da scuola, mai mancato. L’altro giorno era la Festa della Repubblica e ho ricevuto una mail dalla vicepreside. Hanno trovato positiva una ragazza della mia classe e devo fare lezione da casa. Domani devo fare il tampone. Mi da un fastidio enorme non andare a scuola, mi sembra di rivivere, almeno in parte il 2018, quando ero stato male e mi era toccato rimanere a casa 10 giorni. Mi da un fastidio enorme vederli al di là dello schermo. Vorrei toccarli, vorrei abbracciarli. Vorrei sentirli vicini. Cercherò di sentirli vicini da dietro il computer. Sabato quest’anno sarà finito, avrei preferito una fine diversa.

Mah.

Tutto bene

Tutto bene, tutto bene per davvero. La strada prosegue, è giusto che prosegua.

Fai un colloquio on line un venerdì di aprile e ricevi questi riscontri. “Noi genitori speriamo che lei rimanga, perché ha saputo costruire una grande empatia con gli alunni”

Non devo mai scordarlo, non devo mai allontanare dalla mente e dall’anima queste perle. Mi servono e mi serviranno, per quando arriverà l’inverno, l’inverno dentro. Mi servono comunque, per rendermi conto che quello che faccio un senso. Mi servono, per sorridere, mi servono per essere felice e darmi la felicità che merito.

VA BENE, MA PROPRIO BENISSIMO

Finisce lo stage online con i miei alunni e la prof tedesca mi saluta dicendomi che loro sono bravissimi, motivati, che l’hanno resa entusiasta, che meritano il massimo dei voti, che l’hanno molto sorpresa positivamente, per il loro livello di tedesco ed educazione. Mi dice che tutto questo è un mio grande merito e mi dice anche che sono attraente e chic, lodandomi anche per il mio completo che per la mia sciarpa, rigorosamente coordinati. come tanti altri italiani, che hanno stile, come dice lei.