scuola superiore

Abbiamo ancora bisogno di parole?

Apro il registro elettronico di una classe che non è la mia e leggo una nota disciplinare “l’alunna continua a usare il cellulare nonostante a preso già una nota”. Devo aggiungere altro?

Sballottato

Inizia l’anno scolastico. Sono sballottato, come sempre, da una scuola all’altra. Mi hanno mandato ad un alberghiero, in cui sono stato 5 anni fa per gli esami di maturità, a 50 km da casa. Devo provarci e fare del mio meglio. Caspiterina, i post di prima mattina sono proprio un’esplosione di fantasia e creatività.

fragile e forte

scrivo queste note poco prima di andare nella scuola media, la scuola difficile, di cui ho già parlato in qualche post.

quando vado nella scuola superiore, mi sento forte, potente, sicuro di me. mi sento in sintonia con quei ragazzi, do loro quello che vogliono. Non ho paura delle difficoltà, non ho paura di nulla. quando vado nella scuola media riaffiorano delle insicurezze, dei dubbi, delle domande su come debbo fare per parlare le lingue di chi, molto spesso, non ha nulla. forse è uno scossone positivo, forse mi fa bene. Vedo che riesco a trasmettere qualche contenuto anche a qualcuno dei più difficili tra i ragazzi. Non solo qualche contenuto. C’è S.M., una bambina di 11 anni, piccola e magra magra, viene dal Kosovo. si presenta spavalda, sicura di sé, sembra prepotente, fin dal primo giorno. Io la sgrido, perché mi rende difficile la lezione. I mesi passano e un po’ la conosco: le piace disegnare, non le piace stare ferma e cerco di coinvolgerla. Le faccio disegnare gli oggetti della scuola, a condizione che ne impari il nome in tedesco. Le faccio disegnare la bandiera della Germania, purché impari come si scrive Deutschland. Lunedì scorso riesce a stare attenta per 40 minuti consecutivi, un record per lei, anche se chiacchiera un po’ con la compagna, prende appunti, si da da fare. Poi la sua attenzione salta, chiede di uscire. Io la lascio uscire, quando ritorna, dopo qualche minuto, mi guarda e mi dice “un abbraccio no?” e mi abbraccia per qualche secondo. Non era così spavalda, non era così sicura di sé. Poi, quando finisce l’ora, esige, assieme ad una sua compagna, di aiutarmi a portare le borse nell’altra classe, per essere servizievole e, naturalmente, per farsi un giretto. Mi dice “ti voglio bene, prof”, quando torna nella propria classe.

è solo fragile, siamo fragili.

senza di loro

è una sensazione che ho già avvertito un paio di volte. era una giornata particolare, c’era qualche sciopero o qualche gita. sono entrato in un’aula di una mia classe, vuota. c’era un silenzio tombale ed era buio, le tapparelle erano abbassate. il silenzio era qualcosa di violento, non si sentiva l’energia dei ragazzi, che, a volte, è eccessiva, ma che è forza creativa, forza vitale. Ho provato un po’ di angoscia. Forse è eccessivo questo sentimento, ma l’ho provato.

Ho bisogno di sentire energia. è una medicina che non fa mai male, è un cibo inesauribile. quei ragazzi hanno delle belle facce. ecco come si esprime la parola amore.

Amerò anche la scuola “difficile”. o almeno lo spero.

eloquenti

questi post sono smilzi, scarni, a volte sembrano trascurati, ma non lo sono. questi post parlano di stanchezza buona, parlano di borse sotto gli occhi e di tenebre che coprono il giorno. domani inizierò con il nuovo orario, alternando la scuola media e la scuola superiore. in queste settimane corro, corro, a volte con fatica estrema. sono contento, sto crescendo. I ragazzi mi curano l’anima, per citare Dostoevskij. questi post sono eloquenti, credo che siano anche sinceri.

sto scoprendo sempre di più che non sono male, sto scoprendo sempre di più me stesso.

rimpianti

ho avuto una vita felice, di pochi rimpianti e poche frustrazioni. ho scelto la scuola superiore che volevo. avevo 14 anni ed ero in terza media, mio padre stava sdraiato sul divano. era il momento per lui, dell’intervallo del pranzo. mi chiede, cosa vuoi fare alle superiori. io ero in sala, nella casa della mia adorata nonna dove vivo anche ora, e gli dissi, il liceo linguistico. mio padre, che era un uomo autoritario e un po’ fascista, mi rispose semplicemente, va bene. credo che sia giusto che un figlio segua le proprie inclinazioni, non avrebbe senso costringerti a frequentare una scuola che non vuoi, e poi, ridendo, non ti potrai lamentare se avrai problemi, non potrai dire che nessuno ti aveva costretto. fui contento di quell’atteggiamento di mio padre, che ebbe anche quando dovevo iniziare l’universita’. ho fatto la gran parte di quello che volevo nella mia vita, tranne forse studiare danza classica (lo so, sto rompendo), ho amato un bel po’, mi sono reso da poco conto di amare una ragazza che e’ stata mia allieva. ho la pancia piena, di esperienze, vita e passioni, ma nello stesso tempo, non sono ancora sazio. 

delle volte mi sento inadeguato, specialmente quando debbo trovare le parole giuste per parlare a qualcuno che ha una vita meno serena della mia, soprattutto quando quel qualcuno ha 15-16 anni. DBB e’ una ragazza  alta, con gli occhiali, che frequenta l’istituto tecnico commerciale, nel quale ho insegnato nell’anno appena concluso. dbb  ha gli occhi profondi e tristi, spesso durante l’intervallo e’ sola a leggere. Legge Dickens, Manfredi,sss Gardneer. viene da lontano, dalla romania, e lontano ci e’ rimasta, con il cuore e la mente, soprattutto dacerti compagni immaturi e sciocchi. Una voltami mi avvicino, cosa leggi di bello, le chiedo. david copperfield, mi risponde sorridente e timida. te l’ha consigliato qualche prof, no, io lo faccio perche’ mi piace, per farmi una cultura, per imparare a parlare meglio. a me, che sono romena, interessa parlare meglio italiano, a loro, e indica due compagni sciocchi che gridano e si spingono, che sono italiani, non frega niente. vede prof, a me questa scuola non piace, io,avrei voluto frequentare il liceo artistico, ma i miei genitori non hanno voluto, perche’ dicono che, con questa scuola, itc, si trova piu’ facilmente lavoro. a me piace disegnare, ma il tempo che ho e’ poco, perche’, tre volte alla settimana, devo anche andare a fare le pulizie da una signora, perche’ mio padre e’ 

disoccupato. Mi sento inadeguato, le dico che i suoi genitori non hanno avuto tutti i , torti a farle frequentare l’itc, perché avevano, paura a fArle frequentare una scuola cheda meno sicurezze. Le, ho detto, che, se l’avessero fatto i miei con me, mi sarei arrabbiato a morte, ma che capivo i suoi genitori, perché erano venuti da un’altra terra ed erano più insicuri. Le dico di non demordere, perché potrà frequentare anche l’accademia. Quando glielo dico, i suoi occhi non sono più tristi, finisco qua e sarò maggiorenne e i miei non mi potranno imporre nulla, e farò l’accademia.
E poi mi parlò della fattoria dei suoi parenti in Romania, e che aveva tanta voglia di vederli. Ma io mi sono sentito inadeguato.