scuola parificata

tocca, gesticola e sgrida

Voi tutti, cari follower, ma anche cari amici e parenti, ma anche non amici e non parenti dei follower, sarete sicuramente in ansia: ma che avrà fatto la suora inquietante??? ma che avrà fatto???

Questa mattina arrivo a scuola con un sonno micidiale, letteralmente devastato da una notte da paura. Entro sempre all’ultimo, perché quella suola è troppo buia e triste. Mi affaccio in segreteria per dire una cosa alla segretaria, quando avverto una presenza inquietante alle mie spalle: la suora!!!!! Faccio un salto (quasi), mi tolgo subito, suora, mi tolgo subito, la suora sorride melliflua e dice “no prego, può ztare, può ztare (un po’ di zeppola)” apre il braccio e tocca con fare amichevole. Io mi devo ancora riprendere dallo schock, mamma mia! Ho fatto lezione in terza media, i soliti stronzi supponenti, un po’ meno del solito, tranne la ragazzina nerd e il più bravo della classe. Dopo l’intervallo vado in prima media. Non sono cattivi, i maschi hanno una capacità di concentrazione vicina allo zero, ma, quando resistono, rendono anche abbastanza bene. Le femmine sembrano delle donnine, anche se, a volte fanno le birichine. Subito dopo ho l’ora vuota, caffè e relax, ritorno a scuola, mi affaccio in segreteria e, dopo qualche secondo, la suoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooora. Rifaccio un salto, mamma mia il cuore, era lei in zeconda a fare lezione con i ragazzini di prima. sì. può venire con me in aula, perché hanno frugato negli zaini. Ommioddio, penso, dico una frase di circostanza, bisognerebbe avere cento occhi. La suora non perde l’occasione per sputare sentenze (e ti pareva), sono dieci, se fossero stati trenta, che cosa sarebbe successo. Entriamo in aula e mi viene chiesto dal collega di tecnica, chi era seduto nella fila centrale. Glielo dico e capisco che nessuno aveva rubato, un ragazzino aveva usato una spillatrice, ma non l’aveva rubata. Sai che roba! Può andare a chiamare i ragazzini che erano nella fila centrale, ma non dica loro il motivo. Sempre Kafka, sempre Kafka. Vado a chiamare i ragazzini con estremo disagio. I ragazzini mi chiedono il motivo, io rispondo loro, guardando per aria, non lo so. Arriviamo in aula, La suora e il prof di tecnica li interrogano e si scopre il colpevole. Qualcuno viene scagionato e rimandato in classe dalla suora torquemada e qualcuno viene portato in presidenza, dove la suora invita pure me. Ragazzi, allora chi è ztato, zi può zapere chi è stato. La suora gesticola e travolge un grosso portapenne che cade fragorosamente in terra, rovesciando il contenuto ai quattro angoli della presidenza, Un alunno solerte raccoglie e, dopo pochi secondi, la suora ritravolge il portapenne. Il colpevole confessa e cerca di tirare in ballo dei compagni, la suora si arrabbia e gli dice, ze fai il pettegolo di kaztigo di brutto, rischiando di travolgere il tutto. Io dico qualche parola imbarazzata, la roba altrui non si tocca, non dovere approfittare di un mio momento (un secondo) di distrazione, guardavo il libro. Non sono convinto di quel che dico e di fianco a me, c’è la suora. Suona la campana e me ne vado, dopo avere avvisato la suora. Ho lezione dai ragazzini di seconda media, simpatici e un po’ incostanti. almeno per ora.

cosa succederà nelle prossime puntate della grande storia del professore timido e della suora inquietante???? continuate a seguirmi, anzi, ditelo pure in giro.

Dopo un pomeriggio di relax… la suora inquietante

Mamma mia, ancora lei…Ho cercato il relax al parco, voglio uscire di venerdì sera e compare lei: Nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo email della presidenza, la suora inquietante scrive al professore timido, per chiedere un appuntamento, quando ho un momento libero a scuola, perché le sono giunte segnalazioni circa il mio lavoro di insegnamento, senza spiegare quali. Sarà stato qualche stronzetto di terza media, immagino. Ci andrò martedì mattina, probabilmente. Non la sopporto. Sostenetemi moralmente, grazie. Che palle ‘sta donna. L’imbecille che sostituisco dovrebbe tornare ad aprile, a volte mi dispiace che torni e spero, come lei ha annunciato che se ne stia a casa fino a giugno, alle volte mi fa piacere, così ho meno problemi. La verità è che vorrei concludere l’anno, questo sì.

al parco

Ci sono quei giorni in cui è tutto troppo, tutto eccessivo. Ieri, la suora ha fatto dei cambiamenti d’orario, per poter far vacanza domani (alleluia, non vedrò la suora inquietante). Debbo iniziare alla prima ora (ooooh), con la terza liceo. Mi alzo un’ora prima del solito, vado a scuola e trovo uno solo dei due ragazzi. è un ragazzo intelligente, con qualche limite in tedesco, molto volenteroso. è simpatico, ha un po’ l’aria da sfigato, con la panzotta, i denti sporgenti e gli occhiali spessi. Ripassiamo grammatica, io ho un sonno boia e penso: per fortuna che non mi sono capitate le medie, sarebbe stato peggio, alle 8 del mattino. Finisce l’ora e ho un’ora vuota, vado al bar lì vicino, bevo un caffè e me ne ritorno a scuola, dopo aver letto attentamente il giornale della mia città, un putrido giornalaccio fascistoide, che si trova in tutti i bar, anche quelli di sinistra e che hanno sempre comprato tutti, anche i comunisti, forse perché contiene molte notizie nella cronaca locale. Inizio con la prima media e si comportano abbastanza bene, qualche sgridata, ma, nel complesso, sono abbastanza attenti. La loro attenzione salta completamente gli ultimi 5 minuti, ma va bene lo stesso. Dopo passo in seconda media, forse è la classe che preferisco alle medie, mi hanno anche dedicato i bigliettini natalizi. Sono bambini intelligenti, con caratteri molto diversi tra loro. C’è MVZ, un biondino silenzioso e acuto, con l’aria da ometto e il faccino da bimbo, c’è FT, un ragazzino con i capelli lunghi un po’ incolti, con l’aria a volte un po’ crucciata, ma che è anche pronto alla battuta ed è pronto alla battuta. Loro sono due ragazzini abbastanza maturi, che si differenziano un po’ dagli altri, almeno nelle mie lezioni, come si differenzia ALP. Lei è una ragazzina vivace, carina, intelligente, forse la più intelligente di tutte, egocentrica, un po’ permalosa, ma simpatica e sincera. Poi ci sono quelli che sono cresciuti in questi mesi, quelli che sto vedendo diventare dei ragazzini e meno dei bambini, c’è AM, che ha una facciotta da luna piena simpaticissima, che ha aumentato l’attenzione nelle mie lezioni e migliorato i voti, anche se sbaglia qualche congiuntivo (nella scuola privata, a pagamentooooooooooo!!!!!!!), c’è MO, piccolino, con gli occhi vispi penetranti e scuri, che sta acquisendo sempre più autocontrollo, mi ha detto ieri “all’inizio non mi comportavo bene, perché lei è un supplente, poi ho capito che sbagliavo”, c’è ASG, una ragazzina dalla faccina tonda e gli occhi simpatici, che sta crescendo e si sta controllando sempre di più. Poi c’è una ragazzina indecifrabile, CM, è una bambina più bassa della media della sua età, sospetto che possa tendere al nanismo. è inchiodata in un busto che la costringe a camminare rigidissima ed è quasi afona. Agli inizi dell’anno non studiava, faceva un po’ la furbina, piano piano si è ripresa e, nell’ultimo compito di grammatica, ha preso 8. Se ne sta tranquilla, assieme alla sua amica ALP, ogni tanto la si sente confabulare, anche perché è quasi senza voce, poverina. Non parla tanto, anche perché è timida, però, in silenzio, si sta riprendendo dall’insufficienza. è un po’ difficile aiutarla a superare le difficoltà, in queste condizioni, ma mi sembra di starci riuscendo, almeno credo. Speriamo non sia stato solo un fuoco di paglia, l’ultimo compito. Finalmente arrivano loro, ED e GS, Loro sono amiche per la pelle, ED è una ragazzina con gli occhiali, un sacco di capelli corvini ricci, un busto che la costringe a star rigida e la fa soffrire sia fisicamente che psicologicamente. Per due volte mi ha chiesto di andare in bagno per toglierselo, con gli occhi pieni di sofferenza. Ha una voce altissima, insicurezza, bisogno di attenzioni ed affetto. Fatica a stare concentrata, ma ce la mette tutta. Ha dei limiti in tedesco, ma prova, con tutte le proprie forze, a superarli. L’ho sgridata, per la mancanza di attenzione, perché chiacchiera a volte e ridacchia con la sua amica GS. L’ho anche punita con esercizi supplementari, ho scritto, tramite il registro elettronico, ai suoi genitori. Lei si è sforzata sempre di più, con tante difficoltà, ma con tanto, tantissimo impegno. GS ha gli occhi blu grandi e svegli, la voce altissima, i capelli castani lunghi. è brava in tedesco, anche abbastanza dotata, ma ha una capacità di concentrazione bassa, più volte la riprendo perché chiacchiera con ED, scrivo ai genitori. Sua madre mi racconta che ha altri due figli più piccoli di lei e sta per divorziare. Capisco ancora di più, perché la ragazzina è nervosa. a 12 anni è, forse, ancora più difficile da accettare. Minaccio le due ragazzine di appioppare note sul registro, cosa che non faccio mai, perché vedo che ci provano a stare attente, vedo che ce la mettono tutta. Due lezioni fa, all’ennesimo rimprovero, dico a GS, adesso vado al computer e ti metto la nota. Lei mi dice, ma sono migliorata, altre volte non me l’ha messa. Io le dico, ma è la somma che fa il totale, devi imparare, siamo a febbraio, bla bla bla. Suona l’intervallo e mi viene davanti a promettermi di migliorare. La rivedo nei corridoi il giorno successivo e mi ripete seriamente la promessa. Un po’ dubito, ma apprezzo l’intenzione. So che è in buona fede, so che si sforza. Per una lezione sta quasi sempre buona, così come la sua compagna ED, la quale mi aveva fatto la stessa promessa, forse in tono un po’ meno solenne. GS mi dice, ho già parlato con ED, mi ha detto che non mi farà più ridere. Ieri le riprendo più volte, anche qualcuna in meno delle altre volte, ad un certo punto perdo la pazienza e glielo dico, adesso arriva la nota e metto mano al registro elettronico con fare deciso. In pochi secondi gli occhioni di GS si riempiono di lacrime e il suo faccino si contorce in una smorfia di pianto “avevo parlato con ED, le avevo detto di non farmi più ridere, glielo avevo promesso”. I suoi compagni sono scocciati con lei, le dicono, “te la sei cercata la nota, noi vogliamo ascoltare”, io le dico, con aria sempre più rammaricata, avresti dovuto pensarci prima alle conseguenze. Piange sempre di più, mentre suona l’intervallo. Dice ai suoi compagni, “sapete cosa mi fa mia madre se prendo una nota, riporta il gatto che ha portato a casa al gattile”, continua a piangere. La sua compagna sta per piangere e io vorrei buttarmi di sotto. Non sopporto veder piangere le persone, sono una persona sensibile. Non sopporto veder piangere una bimba, mi sento quasi in colpa io, anche se io non ho colpa. Vado in terza media, interrogo dopo aver avvisato, visto che quegli stronzetti supponenti si sono lamentati delle interrogazioni da loro non previste. Il peggiore della classe non ha studiato quasi niente e non si preoccupa neanche tanto dell’insufficienza (mah!), un altro scemotto sa due cose imparaticce e gli metto sei, le squinziette un po’ arroganti sanno, perché sono brave a scuola, anche se, almeno per ora, assai poco simpatiche. 

Dopo la mattinata pesante a scuola faccio un salto a casa per mangiare, poi ritorno, perché ci sono gli scrutiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiniiiiii, che palle, ‘ste riunioni. La suora inquietante è una chiacchierona perditempo da competizione e le ore si trascinano lente, un ragazzino di prima media che mi aveva mandato a fare in culo durante la lezione non subisce alcuna conseguenza, aveva 8 in condotta nel pagellino di metà quadrimestre e 8 rimane. Non si può dire prendere per i fondelli, si può mandare a fanculo il prof di tedesco (non c’erano gli alunni migliori nella scuola privata????) , viva la coerenza. Alla fine degli scrutini c’è una riunione con gli insegnanti della scuola steineriana (che ne pensate???), per gli esami di terza media. L’insegnante capa della delegazione dice che per loro non è molto importante il contenuto (ah, niente male la scuola senza contenuti, la scuola per ignoranti), dice che l’esame di terza media per loro è lo spettacolo di fine anno (ah però), che non si usano i computer nella loro scuola (ah però, nell’era digitale non si usano i computer, complimentoni sinceri!!!) , dice che nella loro scuola non si pratica educazione fisica, ma euritmia (una specie di danza, che ha tra i suoi passi quello di battere forte il piede a terra, per marcare un’allitterazione, ah però). Passa un’altra ora di chiacchiere in cui la suora dice che io non ci sarò all’esame di terza media, perché sono un supplente (dovrei finire il 30 marzo, ma la stronza emerita che sostituisco dovrebbe stare a casa fino a giugno, financo andare in pensione. Per caso la suora sa qualcosa che non so??? Boh, penso, domani telefono alla stronza che sostituisco, con la scusa di sentire come va a casa sua (echissenefrega!!!!). Esco trafelato da quel diluvio di parole, spesso sciocche ed inutili, con un gran mal di testa, stanchezza e una gran fretta di arrivare ad un appuntamento di lavoro, dove debbo incassare dei soldi. Vado, li incasso, torno a casa. Per distrarmi, vado a bere un aperitivo. Ho sempre nella testa quelle due bimbe, soprattutto GS, che piange e singhiozza. Mi sento quasi male io, la sera ho sonno, sono un po’ in dormiveglia davanti a Servizio Pubblico e poi cerco di andare a letto. Mi prende una gran agitazione, perché penso a quelle due bimbe. Non volevo vederle piangere, una stava per, ma si capiva che mancava poco. Ci metto più di un’ora per addormentarmi, ED ha detto che sua madre non l’avrebbe più mandata a danza, trattenendo a stento le lacrime. La mattina mi sveglio a pezzi, vado a portare la vettura dal meccanico per il tagliando e ripenso a quello che è successo, so di aver ragione, ma mi sento a disagio. Penso che sono in buona fede, penso che quelle due bimbe sono in difficoltà. Penso di cancellare loro la nota, ma prima vorrei parlar loro, vorrei che capissero. Dovrei aspettare lunedì per parlare con loro, la cosa mi pesa troppo. Decido per un gesto unilaterale, cancello la nota. Mi sento meglio, più leggero, ma anche svuotato. Voglio troppo bene a quelle ragazzine, sono fragili, ci stanno provando. I loro genitori non le hanno ancora lette, le note. Non so se ho fatto il loro bene, però c’ero rimasto troppo male nel vedere la loro reazione, sapendo cosa c’è dietro. Ho anche pensato al rischio che la madre di GS, con i problemi familiari che hanno, possa veramente riportare il gatto al gattile. Martedì parlerò con loro. Ho telefonato alla stronza che sostituisco, la quale, senza avermi mai visto insegnare, si è permessa di dispensare critiche maligne e suggerimenti. Ha anche detto che, salvo imprevisti, se la madre muore, ad esempio, rimarrà a casa ad assisterla per tutto l’anno, dunque io dovrei concludere a giugno (suora inquietante permettendo). Vado a riprendere la macchina, vado a fare aerobica, non manca mai, poi, oggi pomeriggio decido di andare al parco. Non mi va di lavorare davanti ad un computer, non mi va di concentrarmi, ho bisogno solo di silenzio. Vado in un grande parco ai limiti della città, che conduce al di fuori. è lo stesso parco dove andavo a correre quando avevo quindici anni. Percorro la stessa strada, questa mattina sembrava primavera, nel pomeriggio pian piano il cielo si rabbuia, passeggio sul sentierino asfaltato che percorrevo anche all’epoca. Ho bisogno di silenzio, ho bisogno di svuotare la testa, passano poche persone che parlano piano, è venerdì e il tempo si sta guastando, arrivo fino in cima alla collinetta, dove mi fermavo una volta, dopo le corse. Mi ricordo che mi toglievo la maglietta, per prendere il sole sul petto scarno, qualche volta mi toglievo le scarpe e i calzettini per camminare a pieni nudi sull’erba fresca. Naturalmente lo facevo d’estate,… Alle volte prendevo il sole in mutande, quando non mi vedeva nessuno. Penso, mentre guardo quello spiazzo in cima alla collinetta, sono passati ventidue anni e mi sembra ancora di vedermi qua. Forse non sono mai andato via completamente. Torno indietro, suona il telefono, mi chiama un conoscente, mio ex compagno delle medie. Scatto qualche foto con il tablet, incontro un simpatico gattone nero, sdraiato sopra ad un gabbiotto del gas, lo riempio di carezze e lo fotografo. Lui gradisce molto, anche io, mi da serenità accarezzare i mici. Continuo il mio cammino e incontro un gattino trotterellante, un cucciolo, al quale faccio qualche carezza, ma lui se ne va subito, ha fretta. Vado a casa e scrivo il post. E penso di essere un insegnante un po’ troppo tenero.

I lavoratori

Come spesso si sente dire, è in voga una neolingua, che cambia i significati delle parole, le parole della politica, le parole della vita. Alle volte questa neolingua abolisce le parole, quelle scomode, quelle che sanno di sinistra, di comunismo. La parola lavoratori è stata abolita da un po’ di tempo, quasi a volere nascondere la fatica del lavoro, a renderlo immateriale, altro dalla condizione umana. Per fare le cose ci vuole lavoro, per rendere dei servizi ci vuole lavoro. Il lavoratore deve essere rispettato, non fosse altro perché è da lui che dipende la buona riuscita da un lavoro, dalla sua mente, dalla sua passione, dal suo buon senso. Un’istituzione la si giudica anche da come rispetta i lavoratori. 

Come certamente ricorderete dal post “Non per studiare” l’aula nella quale devo fare lezione è buia, tetra e inospitale. La sala insegnanti, idem. Per fortuna, non tutte le aule di quella scuola lo sono, lo sono quasi tutte quelle nelle quali devo fare lezione. Lavorare è difficile, per me, ma anche per i ragazzi. Avevo chiesto una lampada, per potere alleviare le tenebre. Sono passati i giorni, ma della lampada non c’è stata traccia. L’ho richiesta, e mi è stata portata. Le tenebre sono state alleviate, quando, pochi giorni fa, la suora magra ha, sia pure quietamente, protestato, perché tenevo accesa la lampada. Sono passati i giorni, stavo per uscire, perché avevo finito le mie ore, quando si presenta la suora con un genitore ed un alunno. Può liberare l’aula, mi dice con fare grave. Io esco precipitosamente, dimenticandomi di spegnere la lampada.

Questa mattina arrivo trafelato e assonnato e non trovo la lampada. Lo faccio presente alla bidella, la quale non sa nulla. Lo faccio presente alla segretaria, la quale mi dice che ha avuto l’ordine e che ha dovuto bovinamente eseguire. Vado da quella stronza di suora (una parolaccia la scrivo, ne ho dette tante oggi) e glielo dico, lei mi dice che me l’ha tolta, perché ho sciupato dell’energia. Ho cercato di leggere il meno possibile, dopo averle presentato educate rimostranze. Mi sono venuti un gran mal di testa e male agli occhi. Domani protesterò ancora. 

Che gentaglia!