scuola media

Trump

Trump non mi piace, perché é un dittatore. e poi è razzista. L’ha detta un bambino di prima media (11 anni, chiedo scusa per il refuso), oggi, nell’intervallo, a scuola. Cresce bene.

P.S. Non apprezzo per nulla nemmeno Hillary Clinton

fragile e forte

scrivo queste note poco prima di andare nella scuola media, la scuola difficile, di cui ho già parlato in qualche post.

quando vado nella scuola superiore, mi sento forte, potente, sicuro di me. mi sento in sintonia con quei ragazzi, do loro quello che vogliono. Non ho paura delle difficoltà, non ho paura di nulla. quando vado nella scuola media riaffiorano delle insicurezze, dei dubbi, delle domande su come debbo fare per parlare le lingue di chi, molto spesso, non ha nulla. forse è uno scossone positivo, forse mi fa bene. Vedo che riesco a trasmettere qualche contenuto anche a qualcuno dei più difficili tra i ragazzi. Non solo qualche contenuto. C’è S.M., una bambina di 11 anni, piccola e magra magra, viene dal Kosovo. si presenta spavalda, sicura di sé, sembra prepotente, fin dal primo giorno. Io la sgrido, perché mi rende difficile la lezione. I mesi passano e un po’ la conosco: le piace disegnare, non le piace stare ferma e cerco di coinvolgerla. Le faccio disegnare gli oggetti della scuola, a condizione che ne impari il nome in tedesco. Le faccio disegnare la bandiera della Germania, purché impari come si scrive Deutschland. Lunedì scorso riesce a stare attenta per 40 minuti consecutivi, un record per lei, anche se chiacchiera un po’ con la compagna, prende appunti, si da da fare. Poi la sua attenzione salta, chiede di uscire. Io la lascio uscire, quando ritorna, dopo qualche minuto, mi guarda e mi dice “un abbraccio no?” e mi abbraccia per qualche secondo. Non era così spavalda, non era così sicura di sé. Poi, quando finisce l’ora, esige, assieme ad una sua compagna, di aiutarmi a portare le borse nell’altra classe, per essere servizievole e, naturalmente, per farsi un giretto. Mi dice “ti voglio bene, prof”, quando torna nella propria classe.

è solo fragile, siamo fragili.

senza di loro

è una sensazione che ho già avvertito un paio di volte. era una giornata particolare, c’era qualche sciopero o qualche gita. sono entrato in un’aula di una mia classe, vuota. c’era un silenzio tombale ed era buio, le tapparelle erano abbassate. il silenzio era qualcosa di violento, non si sentiva l’energia dei ragazzi, che, a volte, è eccessiva, ma che è forza creativa, forza vitale. Ho provato un po’ di angoscia. Forse è eccessivo questo sentimento, ma l’ho provato.

Ho bisogno di sentire energia. è una medicina che non fa mai male, è un cibo inesauribile. quei ragazzi hanno delle belle facce. ecco come si esprime la parola amore.

Amerò anche la scuola “difficile”. o almeno lo spero.

eloquenti

questi post sono smilzi, scarni, a volte sembrano trascurati, ma non lo sono. questi post parlano di stanchezza buona, parlano di borse sotto gli occhi e di tenebre che coprono il giorno. domani inizierò con il nuovo orario, alternando la scuola media e la scuola superiore. in queste settimane corro, corro, a volte con fatica estrema. sono contento, sto crescendo. I ragazzi mi curano l’anima, per citare Dostoevskij. questi post sono eloquenti, credo che siano anche sinceri.

sto scoprendo sempre di più che non sono male, sto scoprendo sempre di più me stesso.

Far finta di curare i sani

Da qualche anno sto notando una tendenza nella scuola, sia pubblica, sia privata, quella di far finta di curare. 

Qualche tempo fa incontro una collega anziana di inglese, molto chiacchierona. Io parlavo molto poco in quella scuola, perché non amavo la sala insegnanti e perché temevo di commettere gaffes. Mi dice: ma la ED fa tedesco? Sì, e come va? E scoppia a ridere. Scusa se rido, ma non mi sembra che ED abbia molte capacità logiche. Io le rispondo: con me, all’inizio dell’anno, aveva 4, ora ha 8. L’anziana prof mi guarda con aria compassionevole e cambia discorso. Pochi giorni prima era successa la stessa cosa con il collega di italiano. 

ED è una ragazzina loquace e dalla voce potente, ma anche insicura, anche se sembra contradittorio. è una ragazzina normale, non troppo stupida e non troppo intelligente, che tutti credono stupida e considerano poco. La considerano poco durante le lezioni, durante la correzione dei compiti e gli altri momenti. Con loro non migliora mai, con me ha raddoppiato il voto. Che ho io? Sono Superman? No, sono uno normalissimo, che le dava spazio, che le faceva correggere spesso i compiti, che la interrogava, che le faceva le domande dal posto più spesso che ad altri, visto che altri, nella classe di tedesco, ne avevano meno bisogno. Io la mettevo al centro e lei studiava, studiava tanto, andava anche oltre le proprie capacità. Avevo capito che doveva sentirsi protagonista: io ci riuscivo, anche perché il gruppo era piccolo, ma avrei escogitato comunque qualcosa. Sono fiero di averle fatto imparare qualcosa, ma, soprattutto, sono fiero di averle fatto aumentare l’autostima. è bastato metterla per un po’ di tempo al centro dell’attenzione per ottenere questo risultato e fare la stessa cosa con altri che ne avevano bisogno. 

mi sono illuso e penso di avere un potere taumaturgico? Ma neanche per sogno! Ci sono casi troppo difficili anche per me, naturalmente. Ma penso di far smettere ancora delle stupide risate di pseudoprofessori.

mani in tasca

Oggi suona l’intervallo, io mi nascondo in un angolo, per non essere visto dalla suora inquietante. La sbircio da dietro la porta di un’aula e vedo che ferma un ragazzotto di terza media. Motivo: lo sgrida, perché ha le mani in tasca… Lui si toglie le mani di tasca. Penso che nella scuola pubblica dove ho insegnato l’anno scorso non sarebbe mai successo. Mi chiedo, ma è educativo? Insegna qualcosa ai ragazzi? Io non ci avevo mai pensato, personalmente sgrido gli alunni quando, in classe, stanno seduti con una postura scorretta o si dondolano, perché reputo l’abitudine malsana e poco educata. Voi che ne pensate di ragazzotti delle medie che tengono le mani in tasca nell’intervallo?