ristorante

Acidità: piccola ed insignificante storia

Mi posso vantare di essere civile sul web. è vero che è un dovere essere civili, lo so. In questi tempi non è più così scontato. Credo di essere civile in questo blog. Cerco di intervenire su argomenti che conosco. Non scrivo tanto di politica in senso stretto, anche se la seguo, leggo due quotidiani al giorno, di diverso orientamento, Fatto e Repubblica. Non commento tanto la politica su facebook, o perché non ne so abbastanza, o perché qualcuno ha già espresso il mio pensiero, oppure, perché penso che, troppo spesso, il web sia diventato un verminaio, un calderone putrido e maleodorante e che, dunque, non merita i miei pensieri garbati, in mezzo ad un mare di cattiveria, pressapochismo e livore. Ho provato a scrivere il mio parere su un ristorante, parere peraltro benevolo, scritto senza darmi arie da intenditore, perché non lo sono. Sono solo uno che mangia e che ha la passione per il cibo, gourmet e non. Un amico della persona che ha postato contenuti culinari mi ha attaccato con toni livorosi, accusandomi di non essere mai stato nel ristorante in cui parlavo, dapprima confondendolo con un altro ristorante ben lontano da quello e poi schernendomi per la mia preferenza. Ho bannato entrambi, sia la persona che ha postato di cucina, sia l’amico. Questi toni mi mettono a disagio, le polemiche sciocche e stupide mi mettono a disagio. Io mi sono difeso, utilizzando il low profile, mettendo subito le mani avanti. Io non sono un esperto culinario e non lo sarò mai, faccio il prof e il traduttore, non pretendevo di esserlo, ma non mi vanno quei toni. Per fortuna c’è questo blog, un’isola felice dove si scrive innanzitutto di sentimenti e di squarci di blu nel cielo grigio, dove si scrive di arcobaleni dopo le grandi tempeste.

A presto.

Un abbraccio,

M.

Fuori tempo e fuori luogo

Sono al mare in attesa di chiamate da parte di scuole. Sono nella terza fascia ed è ancora presto. La località dove trascorro le mie vacanze è abbastanza spopolata. Ci sono pensionati e stranieri: tedeschi, cechi, russi e ungheresi, soprattutto. Preferiscono il sole gentile di settembre. Vicino all’edicola dove vado, c’è un ristorante carino, dove si mangia decorosamente. C’è una coppia di persone anziane, sono vestiti elegantemente. Mangiano lentamente e voracemente. C’è una famiglia russa che si abbuffa di pesce e vino bianco. Ridono. Ci sono solo due tavoli occupati. È un giorno infrasettimanale di settembre. Sono, siamo deliziosamente fuori tempo e fuori luogo. Che bello.IMG_20170906_190623_692.jpgIMG_20170906_160834_935

amico invadente e simpatico 83

Non sono ancora tornato dal Giappone, almeno con la mente. Prima bevevo saké, non male, anche se preferisco il vino.

Che volto ha il Giappone? è una domanda da serata oziosa, come lo è questa. Forse il Giappone ha il volto di una ragazza minuta, magrolina e carina, con i capelli neri lisci legati. Ci sono molti locali, la vita notturna di Tokio è gioiosa e ordinata. C’è un ristorante-pub, carino e simpatico. Mi piace consultare le guide gastronomiche, ma anche affidarmi all’istinto, come si dice con una frase fatta. Mi accoglie una ragazza, quella ragazza magrolina. Ha un bel sorriso, una faccia tranquilla e gioiosa, mi parla inglese, molto bene, ma soprattutto mi comunica compostezza, comunica stile, uno stile diverso dagli altri. Non tutti parlano inglese bene, ma tutti sono giapponesi dentro, tutti comunicano questa sensazione che fa bene all’anima. Non c’è il menu in inglese, dentro al ristorante non c’è un freddo cane come capita in Giappone. La cameriera mi spiega tutto con precisione e ordino della carne alla griglia, carne bovina e carne di maiale. Mi porta un braciere, mi porta dei pezzetti di carne sottili, a forma di parallelepipedo, speziati. Mi porta degli alari, con i quali mi debbo cuocere io la carne. è squisita, come la birra che la accompagna. La birra giapponese è buona, non come quella ceca, ma molto buona uguale. Consiglio la birra Ebisu. Prima di tornare in albergo, lì vicino. chiacchiero un po’ con la cameriera. Sono sazio e contento.

Qualche giorno dopo torno in quel luogo, mangio le stesse cose, chiacchiero con un’altra ragazza, coreana, simpatica, carina, che fa la cameriera. Mi dà serenità la sua presenza. Ho incontrato il Giappone?

amico invadente e simpatico 80 /Monte Fuji, Museo dell’innovazione, Ristorante Mikouni

questa mascotte rappresenta un escremento. Non sto scherzando.

questa mascotte rappresenta un escremento. Non sto scherzando.

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Dalla finestra del ristorante Mikouni

Dalla finestra del ristorante Mikouni

Dentro al ristorante Mikouni

Dentro al ristorante Mikouni

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alla stazione di Kawaguchiko

alla stazione di Kawaguchiko

La mia gamba

La mia gamba

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radici

ci sono le radici, ci sono i ponti, ci sono i collegamenti. è proprio questa la vera ricchezza, quella di costruire ponti. alcuni mesi fa, era primavera, mi mandano a fare una supplenza in una seconda superiore, una classe in cui non insegnavo regolarmente. entro e i ragazzi mi piacciono. Guardo i loro occhi, un ragazzo mi guarda e mi dice, lei ci è simpatico. Io rispondo, la cosa è reciproca. Alcuni studiano per i fatti loro, diversi si avvicinano a me, mi fanno domande. In che classi insegna? è in classe sua xy? come si comporta? come va in tedesco? Io racconto loro che parlo russo, due ragazze, R. e A. si avvicinano. R. è ucraina e A. è russa. Parliamo russo e i ragazzi mi fanno i complimenti. L’ora passa veloce, fin troppo. è un bellissimo sabato, un ragazzo mi consiglia di andare nel ristorante di cucina tipica dei suoi genitori. Parliamo di Masterchef. C’è una ragazza in particolare che mi colpisce, ha i capelli neri, la carnagione della donna mediterranea e le labbra carnose. è bella, sembra più grande della sua età. Ha un’espressione simpatica, ha personalità. Parla, parliamo e lei ascolta, ascolta con attenzione, ascolta con attenzione discorsi miei seri e meno seri. Quando suona la campana un po’ mi dispiace.

Ci salutiamo e continuiamo ad incrociarci lungo i corridoi. La ragazza mediterranea, ma anche gli altri, mi saluta sempre con dei gran sorrisi. Qualche mese fa mi chiede l’amicizia su FB. Un giorno chattiamo, mi racconta di qualche problema a scuola, a casa. Io scrivo quello che ritengo più giusto e lei mi ringrazia perché ho ascoltato le sue confidenze, scrive che le ho dato ottimi consigli. Oggi, dopo mesi, è risuccesso. Mi ha scritto su fb, come mai non è più all’istituto tecnico? Come sta? Un’ora sola di lezione e si ricorda di me. Abbiamo chattato, aveva voglia di dialogare. evviva i ponti.

genitori di citta’ siate generosi con i prof!

ho molti interessi, credo di essere una persona abbastanza vivace, uno di queati e’ il buon cibo, abbinato al buon vino. penso che mangiare non sia solo il soddisfacimento di un’esigenza fisica, ma un’esperienza che coinvolge i sensi. leggo le guide gastronomiche, mi piace parlare di ristoranti, adoro gli aperitivi.

quando ho insegnato nella scuola ciellina, in un paese, frequentavo spesso un bar ristorante, dove la gran parte dei cibi erano preparati in casa, con notevoli risultati, con ottimi vini e un eccellente caffe’. molte volte ho pranzato li’ con genitori senza che ci fossimo dati appuntamento, finendo per avere sempre il pranzo pagato, nonostante i miei tentativi di contraccambiare e nonostante i figli fossero molto bravi a scuola. i genitori degli asini non me l’hanno mai offerto. una volta ho pranzato perfino con la mamma di Vr, non so se sapeva qualcosa. tante volte ho preso l’aperitivo con i genitori di am, il bambino vittima del bullo, cosi’ come caffe’ e colazioni. anche quando incontravo i genitori per strada e dicevo loro, oggi pago io, niente da fare, volevano pagare loro. Quando incontravo la madre di an, assieme a quella di cp davanti alla scuola, insistevano per andarmi a prendere il caffe’ direttamente dal bar. Mi sentivo coccolato e,,viziato. Gli anni sono passati, ho insegnato in citta’ e nell’hinterland e i caffe’, cosi’ come i pranzi offerti , sono diminuiti drasticamente. Effetto della crisi o genitori di citta’ con il braccio corto?

ragionare

entrare in una scuola alle 7 e 40 della mattina significa immergersi in un’esperienza del tutto onirica. Si vedono stropicciamenti di occhi, sguardi assonnati. Il mio sguardo è più assonnato di quello degli studenti. Devo andare, per la prima ora, in una seconda superiore. Sono pochi, non sono classi pollaio come in certe scuole pubbliche. Qualcuno mi deve capire, non è come quando scrivo questo blog che nessuno legge e che a nessuno interessa. E, B, B, A, I, e poi non mi ricordo più. Inizio lentamente, piano piano le cose cambiano, piano piano l’energia e la consapevolezza aumentano. Noto sguardi timorosi, ma anche io sono timoroso. Devo rimanere per due ore e sapere gestire i tempi. L’uomo ricco, è prima di tutto, padrone del proprio tempo. Mi spaventa un po’ rimanere per due ore nella stessa classe, specialmente quando sono stato buttato lì, dal mio mondo fatto di parole scritte su un computer.

Quando esco da lì sono frastornato, devo andare a conoscere gli alunni delle medie. Mi ricordo solo la prima classe che ho incontrato, la seconda superiore. Quella scuola ha un nome che sa di scuolese, lingua imperscrutabile che mi tormenta, liceo delle scienze sociali. Quando andavo a scuola io c’erano il liceo classico, il liceo scientifico, ragioneria, e via di seguito. Adesso ci sono dei nomi astrusi, un po’ ridicoli, che fanno tanto pubblicità del detersivo.

Io sono un tipo abitudinario, sono molto abitudinario. Quando la mia adorata nonna era con me, si mangiava alle 12. Il mio orologio biologico è così tarato da una vita. Quando esco da scuola ho già fame. Ho parcheggiato lontano, non conosco bene quel paese, di cui mi innamorerò presto. C’è un viale molto lungo, ci sono alberi. Quel giorno il cielo è grigio. Penso che sia meglio risparmiare due soldi e decido di andare a casa. Ci sono circa 30 chilometri dalla scuola a casa mia, molti dei quali da percorrere su una lunga arteria stradale di origine romana. Passano pochi chilometri e la forza dell’abitudine prevale su la voglia di risparmiare qualche soldino. C’è la pizzeria a G. B. Mi fermo, entro con la timidezza, di chi deve rispondere, uno, quando il cameriere, al ristorante, chiede quanti siete. Sono da solo, è naturale e giusto andare al ristorante da solo? Quando sono al ristorante senza compagnia, mi sento a disagio all’inizio e mi sento ancora più a disagio quando sono a sedere. Mangio, la pizza è buona, mi sento un po’ spaesato, anche perché so che ho iniziato un viaggio. Debbo mettere in ordine le idee, debbo pensare. Non posso agire solo per inerzia.

Ogni pasto fuori è un rito, al primo e/o al secondo, segue il dolce, il caffè e l’ammazzacaffé. Mi alzo, pago e riesco sulla strada. La frazione è piccola, una diecina di case abbandonate sulla grande strada. Pochi granelli di polvere. è lunedì pomeriggio ed il cielo è grigio, da quel giorno tutto sarebbe cambiato. Il cielo è grigio. Il lunedì, il martedì e il mercoledì ho la prima ora, al lunedì torno a casa alle 3 del pomeriggio. Sono stanco, travolto dagli eventi.

Insegnare vuol dire avere idee, vuol dire avere idee anche alla cassa del supermercato, mentre si posizionano le merci acquistate alla cassa. si è insegnanti sempre, si fa gli insegnanti sempre. Chi non capisce questa passione è privo di vita. Chi non capisce questa passione non può vivere con chi ama l’insegnamento. Chi non capisce questa passione è morto.