responsabilità

Prof, lei per me è come un secondo padre

Questo blog mi sta spiegando molte cose, o almeno me le fa vedere. Qualcuna la capisco. Amo tutti i post, perfino quelli un po’ più sconclusionati, ma qualcuno mi è rimasto di più nel cuore. è normale, sono più 1000. Poi finisce che guardo le statistiche di wordpress e scopro che un post, che per me è insignificante, da altri è adorato, o almeno è amato un po’. Mi rendo conto che questo blog non è solo mio, è anche vostro, è anche di chi gli vuole bene. Anche io gli voglio bene. Non è un vero diario, non ha un ordine cronologico, lo si può leggere come si vuole, senza un criterio. Vado a salti nel passato, più o meno passato. Scrivo di politica, poca, scrivo tanto di scuola. Rappresenta un momento, un pomeriggio, una notte, come questa, in cui il sonno sta per battermi. A questo post avevo voluto bene già prima di scriverlo.

L. è una ragazzona alta alta e robusta, con il viso da bambina e la voce potente. Ha un sorriso sincero ed aperto, le guance rubizze incorniciate dai capelli lisci neri fino alle spalle. è un mia alunna, si impegna tanto in tedesco, anche se non è particolarmente dotata. è una brava ragazza. nel vero senso della parola. Poco tempo fa mi corre incontro, all’entrata della scuola. Mi abbraccia e mi dice, prof, lei per me è come un secondo padre. Sono colpito, emozionato e felice. è una grande responsabilità, è tanto bello.  Ho fatto qualcosa di buono, credo.

radere al suolo la scuola pubblica

io amo la scuola pubblica. qualcuno, anzi quasi tutti, penseranno che l’autore di questo blog sia completamente pazzo. Stamattina ero in prima, la famosa prima di cui ho scritto in qualche altro post di questo blog. Bisogna sgridarli, perché non si comportano bene. Ci sono regole, alla violazione di quelle deve corrispondere una punizione. Bisogna ricostruire una cultura delle regole, ricostruire un tessuto morale, partendo anche dalla certezza di un rapporto tra azione e punizione. Sono stato rimproverato, perché urlavo. Urlavo, perché qualche sfasciacarrozze aveva promesso punizioni per i reprobi, punizioni che non sono mai avvenute. Se non viene posto un limite, un limite chiaro, il limite della scuola dove non ci sono insegnanti soli e insegnanti che difendono un cortiletto piccolo o grande, ma dove ci si scambia autorità, si arriva alla Jugoslavia. Si arriva alla piccola patria, si arriva alla bega condominiale. Ci sono io, che sono piccolo e indifeso, magrolino e con le spallucce strette, ma dietro di me non c’è nessuno. è la legge del più forte, la legge di chi ritiene uguali gli indisciplinati e i disciplinati, la legge del demerito. Vengono penalizzati i più bravi, coloro i quali stanno buoni durante la lezione, all’interno di un calderone a volte impazzito. In quella scuola c’è chi ha le motivazioni, ma c’è anche chi è lì, perché non avrebbe saputo dove andare: la scuola è grande, le classi sono troppo grandi, perché c’è qualcuno che taglia la scuola pubblica. Non è questo il solo problema, 

La scuola è diventata un parcheggio utile a genitori troppo occupati che non ce la fanno o non sono capaci di educare i figli. La scuola è un luogo dove ci sono professionisti di grande valore, accanto a disperati che scelgono questo mestiere, perché non saprebbero farne altri e, per fare questo mestiere, non c’è bisogno di saperlo fare. Questo mestiere ha perso il prestigio sociale che aveva, perché la cultura non è più elemento nobilitante, nel nome di un livellamento verso il basso che ha fatto sconquassi. Questo mestiere ha perso il prestigio, perché lo stipendio fa schifo. Non ci si può mantenere in modo dignitoso, specialmente se si hanno dei figli. è un lavoro lungo, fatto di lezioni e di riunioni, preparazioni delle lezioni e dei compiti in classe. Quando si è precari, lo si è spessissimo, le sedi di lavoro sono lontane, molto spesso, e le riunioni obbligano a ritorni a casa ad ore impossibili, le 8 o le 9 di sera, a volte perfino mezzanotte.

Bisogna radere al suolo la scuola pubblica, perché va fatta una radicale pulizia di quello che non va. C’è bisogno di una classe dirigente e di una classe insegnante nuovi, di una politica nuova. A volte penso che le basi stiano nei ragazzi bravi e diligenti: ce ne sono ancora e rappresentano una lezione di civiltà e di maturità per noi adulti. Penso che i ragazzi diligenti soffrano la legge del più forte e del demerito che imperano a scuola e penso che dovrebbero impegnarsi. Hanno molto da insegnarci, sono, molto spesso, più maturi di noi. Conoscono la cultura dei diritti, ma anche quella dei doveri. Conoscono la Costituzione, meglio di noi. Bisogna che facciano la rivoluzione dei bravi ragazzi, senza paura. Devono aiutarci a riempire di contenuti la parola sinistra, sì, la parola sinistra, ma anche la parola comunismo, perché sono state svuotate e deprivate di senso da questi parolai inconcludenti, figli perversi degli anni ’70. Io sono pronto a stare con voi, proprio perché non ho interessi in questo lavoro, ma solo passione politica. Sono certo di non essere il solo. Sono certo che il rinnovamento non si esaurisca in Beppe Grillo. Ricostruire.