religione

scuole private

In tanti possono passare da quelle scuole, da studenti o da insegnanti precari. Tanti hanno una famiglia che ha messo da parte qualcosa e che ti consente di vivere con tranquillità. Puoi cercare lavoro senza ansie, ma, nello stesso tempo, hai voglia di fare esperienze, hai voglia di metterti alla prova. E hai voglia di metterti alla prova anche in una scuola privata. Si chiamano private e non “paritarie”, come le hanno ipocritamente ribattezzate. Sono scuole buone, discrete, belle e brutte, ma sono scuole di una parte, sono scuole che offrono una visione parziale della vita. Ci sono stato da comunista, ci sono stato da sostenitore della scuola pubblica, ci sono stato da persona curiosa ed aperta. E ho passato anche dei bei momenti e non pochi. Ho ancora degli amici, tra ex alunni e prof, sento ancora un mio ex collega, fondamentalista cattolico, il quale, udite udite, mi apprezzava. Ho trascorso molti anni nelle scuole private, ho conosciuto molte persone, mi sono innamorato di una ragazza. Ho visto bambini, ragazzi, alunni. Ho visto ragazzi pieni di vita che stonavano nello squallore bigotto della scuola ciellina, ho visto anche un uomo severo e abbastanza corretto, nella scuola del centro, ho visto una suora senza umanità. Ho visto e ho provato emozioni: mi sono emozionato, sono stato felice, sono stato arrabbiato e sono stato schifato.

Ci sono stato, ma non vorrei più tornarci. Ci sono stato ed è stato giusto esserci stato, ho imparato qualcosa.

Altre avventure della suora inquietante

Quando è trascorso del tempo da un avvenimento cresce l’esigenza di rifletterci sopra. L’esperienza con la suora inquietante mi ha mostrato un mondo pre-moderno e ultramoderno, allo stesso tempo. Mi ha mostrato il potere assoluto ancien regime e mi ha mostrato il neo capitalismo, che mette in discussione i diritti dei lavoratori e i rapporti con le persone, con la stragrande maggioranza degli alunni.

Ci sono tante sfaccettature del rapporto che ho avuto con quell’essere che è giusto analizzare: una di queste è la sfiducia che mi ha dimostrato fin dall’inizio della nostra conoscenza.

Quell’essere immondo mi assume con un contratto di quindici giorni, che prevede la possibilità del licenziamento ad nutum, così come la possibilità per me di andarmene senza preavviso. Alla fine dei 15 giorni, mi assume con un contratto di 6 mesi e mezzo. Lei mi deve dare un preavviso di 1 mese e io pure, se volessi andarmene. Pochi giorni dopo la proroga del contratto, quando sto uscendo dal ripostiglio chiamato pomposamente “aula di tedesco”, mi viene incontro e mi invita a tornarci dentro. Mi chiede come mai non ho aggiornato il registro elettronico e io le rispondo che la segretaria non l’ha ancora predisposto. Mi dice di farmi aiutare da un prof della scuola e io replico che il registro elettronico non è ancora pronto. Lei continua per la propria strada, mostrando di non credermi. Secondo quell’essere io avrei mentito su una cosa, per la quale mi avrebbe potuto smentire in 2 secondi, andando a chiedere alla segretaria, a pochi passi da lì. Secondo lei, io sarei stato, oltre che bugiardo, decisamente stupido. Forse ho già raccontato questo passaggio, ma mi serve per agganciarmi al passaggio successivo.

G.P. ha 13 anni, gli occhi come due fessure e la bocca grande, deformata da un ghigno cattivo. è vestito firmato dalla testa ai piedi, con il cellulare da 600 euro. Voi sapete del mio infinito affetto nei confronti di tanti alunni, che ho conosciuto nella mia carriera, ma non ho voluto bene a quel ragazzino. è un ragazzino viziato dalla madre, ricco, cattivo e bugiardo. è incapace di amare, perché non lo hanno mai amato nel modo giusto. Questo ragazzino va a dire alla suora inquietante che io passo tutto il tempo della lezione attaccato al tablet. Utilizzo il tablet nel ripostiglio di tedesco, per firmare il registro elettronico, visto che quello schifo di preside non ha messo la lim, per inserire gli argomenti della lezione e i voti, da quando la segretaria ha sistemato il registro elettronico. Io spiego la verità alla suora inquietante, non si capisce se mi crepe oppure no, ma io ho qualche sospetto che non mi creda. Un giorno di inverno con il sole, mentre sto facendo lezione alla terza media di G.P., questo inizia a lanciare pallini di carta a L.M., un ragazzino biondo, svogliato e maleducato. L.M. risponde e qualche altro ragazzino si associa, ma i due colpevoli principali sono loro due. Li sgrido, minaccio punizioni, ma continuano imperterriti, fino a ridurre il pavimento un tappeto di pezzetti di carta. Suona l’intervallo e la fine della lezione e io dico loro di raccogliere i pezzetti di carta, ma loro se ne vanno. Li raccolgo io. La volta successiva faccio loro una reprimenda e assegno un compito di punizione. Me lo portano e la cosa sembra finire lì. Sembra. Un venerdì sera alle 21 mi arriva una mail della suora inquietante, con scritto nell’oggetto “comunicazioni suora inquietante”, che mi fissa un appuntamento per il martedì successivo, per discutere di generiche questioni educative. è un processo kafkiano, l’ho capito. Il giorno dopo non ho lezione e la chiamo per sapere il motivo esatto della convocazione, lei si fa negare.

Arriva il martedì. Lei tarda 20 minuti e poi sfodera una lettera scritta da G.P., che mi accusa di umiliarlo. Sostiene che io l’avrei accusato ingiustamente di lanciare pallini, quando lui era innocente, e che non avrei controllato i suoi compiti di punizione. Mi racconto che la madre del ragazzino è andata a parlare con la suora al venerdì alle 20 30. Io spiego la verità alla suora e lei mi risponde “perché il ragazzino dovrebbe mentire?”. Io rimango basito, ma rispondo ugualmente “perché ha 13 anni, perché ha paura di essere punito, per nascondere quello che ha fatto.”Lei mostra di non credermi, crede ad un ragazzino di 13 anni e non ad un professore di 37 anni, che, secondo lei, si sarebbe inventato tutto, della storia dei pallini.

Penso che la madre di G.P. fa dei servizi gratis per la suora e mi spiego tutto, o quasi.

Sfodera una presunta lettera anonima, scritta da presunti anonimi genitori, contro di me e altre balle. Ho rimosso tutto dalla mia mente. Se me lo ricorderò, ve lo racconterò.

Prete ciellino accusato di pedofilia

http://ift.tt/1ZGo8Vf Il religioso, esponente di spicco di Comunione e Liberazione e fondatore del Banco Alimentare, ha consegnato 25mila euro alle famiglie di cinque ragazzi che lo accusano di violenza sessuale. Otto gli episodi contestati a Don Inzoli

via Cremona: Don Inzoli, accusato di pedofilia risarcisce   cinque vittime degli abusi — Media Financial Credit

Suora inquietante

Siamo in un bar di periferia, modesto. è giugno e io entro, perché mi ha invitato una mia collega un po’ baciapile, che crede che io sia religioso, anche se non so perché. è una zona molto verde, davanti c’è un bel giardino con i giochi per i bambini, di fianco al bar ci sono negozi ed un supermercato coop. quel giorno di giugno è grigio, minaccia pioggia.

la scuola è ormai finita, io e la mia collega baciapile abbiamo partecipato ad uno scrutinio di una classe che abbiamo avuto in comune. Di mattina la scuola senza alunni non sembra più la stessa. Seduti ad un tavolo ci sono la mia collega, un signore anziano e due bambini, di cui uno avrà 5-6 anni e l’altro qualcuno in più. Sono fratelli, i nipoti di quel signore. è un gentile signore del sud, che ha intenzione di offrirci da bere. Il più piccolo dei bambini mangia delle patatine, con aria vorace. è allegro e ha l’aria presente. Il più grande ha lo sguardo assente, tenta di mangiare le patatine, le quali gli scivolano in gran numero sul viso e sulla maglietta. La mia collega baciapile dice che il bambino è stato traumatizzato da dei compagni, il nonno annuisce. Non spiegano dove, ne come. Mi chiedo se quello fosse stato il primo trauma, il bambino mi sembra molto turbato ed assente. Non posso chiedere al nonno di specificare, naturalmente. La mia collega baciapile suggerisce al nonno di mandare il bambino a scuola dalle suore, anzi dalle suorine, come dice lei. Frequenta una scuola pubblica, quel bambino.

La mia mente corre subito alla scuola ciellina, dove non c’erano (non credo che ci siano neanche ora) ascensori e scale di sicurezza e dove io dovetti portare in braccio per due rampe di scale la bambina temporaneamente disabile. In quella scuola senza ascensori una ragazza con una protesi al posto della gamba doveva salire fino al terzo piano, per entrare in classe. In quella scuola non c’erano insegnanti di sostegno, c’erano educatori di una cooperativa ciellina, pagati dal comune, cioè dalla collettività. C’erano ragazzini disabili abbandonati a loro stessi, non c’erano neanche i bidelli. Veniva un’impresa di pulizie 1 volta alla settimana, per tre ore. Nella scuola privata dove sono stato tre anni gli alunni disabili si contavano sulle dita di una mano, c’era, credo, 1 insegnante di sostegno, c’era l’ascensore. Non mi ricordo se ci fosse la scala antincendio. Nella scuola della suora inquietante non c’erano insegnanti di sostegno, i ragazzini disabili sono seguiti in qualche modo dagli insegnanti delle altre materie. C’è l’ascensore.

Molte volte mi sono chiesto che cosa spinga un genitore a far frequentare ai propri figli una scuola privata, molte volte mi sono stupito quando ho saputo di intere famiglie, zii, genitori, figli etc. mandati alla scuola privata. Ho visto tante facce. Ho visto persone che vogliono rispettare la tradizione, perché i figli dei loro amici lo fanno, i loro amici andavano a scuola lì,, ecc. Ho visto persone che credono di proteggere i propri figli, mandandoli in scuole dove non ci sono i cosiddetti “casi sociali”, dove non si fa sciopero, ho visto persone convinte che in quelle scuole si impartisse un’istruzione migliore rispetto alle scuole pubbliche, anche se i dati dicono il contrario. Ho visto persone che scelgono la scuola privata, perché vogliono che i propri figli sia indottrinati secondo i dettami cattolici, ho visto persone che mandano i propri figli alla scuola privata, chiamata paritaria, ora, per mascherare il fatto che è una scuola privata, perché nella scuola pubblica ci sono insegnanti di sinistra. Ci sono persone che mandano i figli alla scuola privata, perché sperano che gli insegnanti chiudano un occhio di fronte all’ignoranza dei figli, ci sono persone che mandano i figli alla privata, perché costa molto e vogliono far vedere che sono ricchi.

Quando vado a votare rivedo la scuola elementare che ho frequentato, in un quartiere cosiddetto “difficile”, all’interno di un bel giardino, con il campo da basket. La mia scuola è piena di luce, mette allegria. La nostra maestra, che ho sempre adorato, è molto cattolica (nessuno è perfetto). Ci ha insegnato la Divina Commedia, l’Orlando Furioso, l’Eneide, ci ha portato nei più bei musei, ci ha insegnato anche qualcosa sul Parlamento, il Presidente della Repubblica e il Consiglio Comunale. Io sapevo chi era il sindaco, il presidente del consiglio, quello della repubblica, perfino il presidente della circoscrizione. In un quartiere difficile, come lo chiamano.

Lì intorno ci sono case basse, carine, con il giardino e  molti nani da giardino. Sembra quasi di essere in periferia e invece siamo vicini ai viali di circonvallazione. il frastuono delle macchine della via poco lontano ci ricorda che siamo quasi in città. sulla sinistra ci sono pochi uffici, qualche bar, qualche negozio. Sulla destra c’è una strada perennemente trafficata, con palazzi alti e decorosi e villette con giardino e nani. Le case sono rosse, bianche o color panna, in maggioranza. In mezzo alle case basse si staglia un maniero marrone scuro ed imponente. Attorno al maniero c’è un giardino, con qualche albero e molto cemento, di fianco alla grande strada trafficata. Davanti al maniero c’è una donna grassa, bionda e stupida, con i capelli ben pettinati, freschi di parrucchiere. Io entro e la saluto, perché ho la sventura di conoscerla, da prima di frequentare quella scuola. Le mie nipoti frequentano questa scuola, la piccola frequenta l’asilo, la grande è alle elementari. Abbiamo voluto che la grande avesse come maestra suor O., perché è stata la maestra di mio figlio. Una vecchina in abito da suora fa capolino, dalla porta nera di quel maniero. Dall’aspetto sembra che abbia un’ottantina d’anni. Sorride alla nonna timidamente, la nonna bionda la saluta calorosamente. Entro nell’atrio della scuola, immerso nella penombra. Dentro l’atrio c’è una donna sulla sessantina, con baffi vistosi. Davanti a me una porta conduce ad una delle segreterie, qui le segreterie non mancano. C’è la segreteria amministrativa, c’è la segreteria alunni, c’è la segreteria di non so cosa e poi c’è la collaboratrice fissa della suora inquietante. Da quella porta filtra un po’ di luce. A sinistra dell’entrata una porta conduce al corridoio delle elementari, immerso nella penombra, con il mobilio nero e le finestre piccole. Ci sono andato per il colloquio, prima di essere assunto, in uno stanzino con un piccolo lavandino.  A destra dell’entrata c’è il corridoio dell’asilo, immerso nella semioscurità. Salgo le scale strette e una luce cerca di farsi largo da una finestra, con scarsi risultati. A sinistra delle scale si apre un corridoio dove c’è luce, le finestre sono grandi e le aule luminose, hanno la lavagna interattiva. In mezzo alla luce fa contrasto l’ufficio della preside, da cui una persona uscì con seri problemi, qualche anno fa. Nell’ufficio della preside la finestra è piccola, e l’unica luce è quella fioca di una lampada da scrivania, che sta sul tavolo della preside e su quello della sua collaboratrice. La preside è una donna piccola, magrissima, con il volto scavato dal tempo. Ha l’espressione quasi sempre fredda, sorride poco e in modo un po’ falso. C’è anche la sala insegnanti, di fianco all’ufficio della preside, immersa nel quasi buio, con il mobilio nero e una finestrina.

Quando ho iniziato la preside mi ha condotto nella cosiddetta aula di tedesco. Siamo al primo piano, a destra delle scale, in un corridoio vinto dall’oscurità. Le finestre sono poche, piccole ed esposte a nord. Apre la porta e davanti a me c’è una stanzetta che non arriva ai venti metri quadrati con un tavolo rettangolare lungo al centro. Ai lati ci sono armadi, che occupano una parte dello spazio. C’è una lavagnetta, appesa al muro, simile a quelle che ci sono nei pub. Mi fa dare un pennarello da lavagna, da una delle segretarie, gentile e timida, sottomessa alla suora. Mi dice di utilizzarlo con parsimonia. Nella stanzetta c’è un cartello scritto a pennarello, con la declinazione dell’articolo maschile determinativo tedesco, solo questo mi ricorda che sono in un’aula di tedesco. Nella scuola media ci sono tre sezioni di scuola media, i ragazzini che studiano tedesco di prima, di seconda e di terza vengono riuniti per queste ore di lezione. Entrano i ragazzini delle tre prime medie e sono 12. Non ci stanno attorno al tavolo. Una bambina, piccola e magra, appoggia il quaderno sulle ginocchia. Sta tra il tavolo e la lavagna, sulla quale io devo scrivere, con il rischio di urtare la bambina. Molti bambini sono costretti a dare le spalle alla lavagna, pur di appoggiare il proprio materiale e si devono contorcere per potere leggere quello che io scrivo. L’unica luce è un flebile neon. La suora vede quello che succede e capisce che qualcosa non va. Mi dice che mi avrebbe cambiato d’aula con la prima media e così, dalla volta successiva, avrebbe fatto. Chissà perché non ha avuto la stessa idea con la seconda media e la terza, 10 e 9 alunni, ammassati in un’aula che, in realtà, è un ripostiglio. La terza media e la seconda le ho anche alle ultime ore e arrivano con gli zaini, che ingombrano ancora di più la presunta aula di tedesco. Nell’aula, chiamiamola così, non c’è la lavagna interattiva e io devo usare il mio tablet per firmare il registro elettronico. Posso solo firmarlo, ma non posso mettere i voti e scrivere il contenuto delle lezioni, perché una delle segretarie non l’ha ancora attivato, per tedesco. Devo prendere appunti su un mio quaderno. Gli alunni delle superiori di tedesco sono pochissimi, 1 per la seconda, 2 per la terza, di cui un ragazzo epilettico. Dicono che le persone affette da epilessia, quando sono colpite dalla crisi, si buttino per terra, dimenandosi e scalciando. Mi chiedo cosa sarebbe successo se quel ragazzo avesse avuto una crisi durante le mie lezioni. I ragazzi delle superiori scendono dal secondo piano, quando è l’ora di tedesco. Il secondo piano è luminoso, ma un po’ scialbo, c’è qualche immagine religiosa, come al primo, ma sa di poco, come si dice. In quella stanzetta non hanno problemi di spazio, ma mi domando, perché non debbano avere una lavagna multimediale come gli altri o un’aula luminosa.. Per proiettare filmati vari devo usare il mio portatile o il mio tablet. Meno male che c’è il wi-fi. Di fianco alla cosiddetta aula di tedesco, ci sono alcune aule, di medie e di elementari, luminose ed attrezzate. Ma il corridoio è buio. Nella scuola l’unica bidella cerca di tenere pulito. Passano i quindici giorni di prova e vengo confermato per altri 6 mesi, chissà perché non fino a giugno. Ho un regolare contratto, lo stipendio mi viene versato quasi sempre regolarmente. Sostituisco un’anziana collega, che sarebbe in pensione, la quale prende un terzo della mia paga, facendo il mio stesso lavoro. Ha i genitori, ormai vetusti, ammalati. In quella scuola lavorano insegnanti anziani, qualche suora apparentemente vetusta, insegnanti giovani, c’è perfino una mia cugina di secondo grado, che non vedo mai. Lavora lì da quando si è laureata, non so come faccia, ma forse so perché non la vedo mai. Molti se ne vanno, per andare nella scuola pubblica.

La scuola organizza molte attività, corsi di chitarra e cinese, ma li ospita nella cosiddetta aula di tedesco, senza luce e lavagna interattiva, con la lavagnetta del pub.

Chiedo alla preside di potere cambiare aula, chiedo alla segretaria timida una lampada. Non resisto a stare al buio. La preside promette di pensarci. La segretaria timida mi procura una piantana da pavimento. Per leggere devo stare sotto la piantana da pavimento, che occupa un bel po’ di posto, nella già piccola aula. Io mi compro anche una piccola torcia.

Un giorno devo fare lezione alla prima media, in un’aula luminosa. La collega di religione mi chiede di lasciarle quell’aula e mi invita ad usare l’aula magna. e sia, andiamo in aula magna, ma ci sono le sedie e non i banchi, i bambini devono scrivere la verifica seduti in terra, con il foglio appoggiato sulla sedia davanti oppure tenendo il foglio sulle ginocchia. Meno male che l’aula magna è luminosa. Lo stesso episodio si ripete un paio di volte.

La cosiddetta aula di tedesco viene usata dalla suora inquietante anche per colloqui con genitori e professori. Mi convoca lì dentro più volte, anche per dirmi di farmi aiutare per il registro elettronico, da un altro professore. Le spiego che il registro elettronico non è ancora stato attivato dalla segretaria. Lei mostra di non credermi.Secondo lei io sarei un bugiardo. Il registro elettronico viene attivato per tedesco verso novembre. Devo trascorrere due pomeriggi interi per aggiornarlo. Meno male che si può aggiornarlo anche da casa.

Mi faccio spedire qualche poster della Germania, per migliorare l’aula, uso la piantana e la torcia, fino a che, fino a che non accade il fattaccio, per così dire. Un giorno finisco la mia lezione ed entra la suora inquietante con dei genitori. Io esco velocemente, dimenticandomi di spegnere la luce. Quando torno, il giorno successivo, la lampada non c’è più. Chiedo lumi alla segretaria timida, la quale mi risponde che è un ordine della preside. Vado dalla preside e lei mi dice che è una punizione per averla tenuta accesa il giorno precedente. Io protesto e le dico che è molto difficile fare lezione in quella situazione. Lei promette di trovare una soluzione. Quel giorno non leggo, mentre i ragazzini sgranano gli occhi sul libro e il quaderno. Al pomeriggio vado a comprarmi una lunga torcia da cantiere. Da quel momento in poi avrei letto sempre con l’aiuto della torcia, per non accecarmi. Un sabato mattina c’è un open day, io rivolgo il libro verso il poco sole che entra dalla finestrina in alto, quando la porticina dell’aula si apre e un bambino la mostra ai genitori. Quando si accorge della situazione chiude la porta di scatto. Dietro di loro c’è la suora inquietante, con aria arcigna. Dopo circa un mese dalla punizione della suora inquietante, mi viene comunicato che potrò andare a fare lezione con la seconda e la terza media in aule luminose. Chissà perché la seconda e la terza superiore non hanno diritto ad un’aula luminosa.

I giorni passano e arriva un giovedì umido e freddo di marzo, il mio ultimo giovedì di ricevimento genitori. Dobbiamo essere presenti sempre, anche se non ci sono genitori che hanno preso l’appuntamento. Il ricevimento avviene nella mensa, nei sotterranei umidi e freddi. è la mensa delle elementari, i tavoli e le sedie sono bassi, anche lì è buio. Accendo la luce, per essere un po’ meno triste, una suora grassa e arcigna la spegne poco dopo. Al sabato finisce il mio incarico, in ossequio alla continuità didattica, come la chiamano. Gli ultimi due mesi i ragazzi avranno un’altra insegnante, solo perché io mi sono ribellato ai soprusi della suora inquietante, che violava il contratto che lei stessa aveva firmato.

Ora penso ad alcune cose: penso alla suora inquietante, che ogni tanto sta male, perché ha la leucemia, penso alla suora grassa e arcigna, la quale, risponde con fastidio a chi le chiede come sta la suora inquietante, perché la odia, evidentemente. Penso alle ore di spiritualità, in ginocchio nella cappella scolastica, mentre la suora inquietante esalta la figura di una beata che passava le notti a contemplare l’immagine di una madonna. Penso ad un frate francese che esalta una setta religiosa fondamentalista, davanti agli alunni, nella quale gli adepti ripetono, con occhi spiritati e le braccia alzate, god is great, god is awesome. Non esalta Don Puglisi, Don Gallo, Don Ciotti. Già.

Penso che non tornerei mai là, dalla suora inquietante.

 

 

 

 

due/3

ALCUNI CENNI DEL PROGRAMMA DELLA LOGGIA SEGRETA

 

La scuola è la base dalla società. Per riuscire a dominare una società servono i partiti politici. Bisogna introdursi all’interno e dominarli. Bisogna dominare la scuola inducendo i giovani alla docile obbedienza. Bisogna ottenere l’obbedienza attraverso la formazione di una struttura che occupi il loro tempo, plasmando le loro menti attraverso anche le attività ricreative. Questa struttura deve essere formata da specialisti della comunicazione che suscitino i sensi di colpa dei ragazzi, al fine di renderli sottomessi. Debbono sentirsi parte di un gruppo e debbono capire che non esiste la vita fuori da questo gruppo. È necessario anche che la loro alimentazione sia orientata al fine di indurre stati di debolezza fisica e psicologica. La struttura è già esistente con il nome di contenzione e commiserazione. Debbono essere abituati a narrazioni elementari, bianco/nero, senza sfumature, perché sono da plasmare. Periodicamente, debbono essere convocati per esercizi spirituali nei quali debbono pronunciare formule semplici per centinaia di volte, trattenendoli anche per alcuni giorni in strutture residenziali, dove debbono vestire una semplice tunica di sacco e vivere in grandi camerate. Debbono invocare dio e il capo della struttura, ripetutamente e ossessivamente. Questa struttura ha bisogno di denaro per vivere e dunque si debbono sollecitare cospicui contributi da parte delle famiglie degli alunni. Questa struttura deve anche ampliarsi per controllare sempre di più i ragazzi di tutto il paese, ottenendo contributi da gruppi finanziari e partiti politici. Coloro i quali sono fuori da detta organizzazione sono dei poverini, da commiserare e condannare.  L’uomo deve sottoporsi all’autorità. Bisogna prestare attenzione anche alla stampa, attraverso la creazione di un gruppo di giornalisti che facciano rispettare le nostre direttive.

 

 

Testo integrale del “piano di rinascita democratica”, della loggia P2, sequestrato a M. Grazia Gelli nel luglio 1982.


PREMESSA
1) L’aggettivo democratico sta a significare che sono esclusi dal presente piano ogni movente od intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema
2) il piano tende invece a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori.
3) Il piano si articola in una sommaria indicazione di obiettivi, nella elaborazione di procedimenti – anche alternativi – di attuazione ed infine nell’elencazione di programmi a breve, medio e lungo termine.
4) Va anche rilevato, per chiarezza, che i programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione successivi al restauro delle istituzioni fondamentali.

OBIETTIVI
1) Nell’ordine vanno indicati:

a) i partiti politici democratici, dal PSI al PRI, dal PSDI alla DC al PLI (con riserva di verificare la Destra Nazionale)
b) la stampa, escludendo ogni operazione editoriale, che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Giorno, Giornale, Stampa, Resto del Carlino, Messaggero, Tempo, Roma, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Giornale di Sicilia, per i quotidiani; e per i periodici: Europeo, Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV va dimenticata.
c) i sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori;
d) il Governo, che va ristrutturato nell’organizzazione ministeriale e nella qualità degli uomini da proporre ai singoli dicasteri;
e) la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi;
f) il Parlamento, la cui efficienza è subordinata al successo dell’operazione sui partiti politici, la stampa e i sindacati.

2) Partiti politici, stampa e sindacati costituiscono oggetto di sollecitazioni possibili sul piano della manovra di tipo economico finanziario.
La disponibilità’ di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo.
Governo, Magistratura e Parlamento rappresentano invece obiettivi successivi, accedibili soltanto dopo il buon esito della prima operazione, anche se le due fasi sono necessariamente destinate a subire intersezioni e interferenze reciproche, come si vedrà in dettaglio in sede di elaborazione dei procedimenti.

3) Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione sono la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati, nonché’ pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità.
Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.

PROCEDIMENTI
1) Nei confronti del mondo politico occorre:

a) selezionare gli uomini – anzitutto – ai quali può essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciascuna rispettiva parte politica (per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli);
b) in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica;
c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti -con i dovuti controlli- a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;
d) in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale.) Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale.
Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.

2) Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominativamente. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente.
Ai giornalisti acquisti dovrà essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d.
In un secondo tempo occorrerà:
a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’agenzia centralizzata;
c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;
d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art. 21 Costit.

3) Per quanto concerne i sindacati, la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell’UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti.
Gli scopi reali da ottenere sono:
a) restaurazione della libertà individuale, nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l’elezione dei consigli di fabbrica, con effettive garanzie di segretezza del voto;
b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quello legittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.
Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell’incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo è da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entità inferiori all’altra ipotesi.

4) Governo Magistratura e Parlamento

a) selezionare gli uomini – anzitutto – ai quali può essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciascuna rispettiva parte politica (Per il PSI, ad esempio Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli);
b) in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica;
c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti – con i dovuti controlli – a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;
d) in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI – PSDI – PRI – Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale.) Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale.
Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà, e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.

2) Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominativamente. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente.
Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d.
In secondo tempo occorrerà:
a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’agenzia centralizzata;
c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;
d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art. 21 Costit.

3) Per quanto concerne i sindacati, la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari della UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti.
Gli scopi reali da ottenere sono:
a) restaurazione della libertà individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l’elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto;
b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quella illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.
Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell’incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo è da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entità inferiore all’altra ipotesi.

4) Governo, Magistratura e Parlamento

E’ evidente che si tratta di obiettivi nei confronti dei quali i procedimenti divengono alternativi in varia misura a seconda delle circostanze .
E’ comunque intuitivo che, ove non si verifichi la favorevole circostanza di cui in prosieguo, i tempi brevi sono – salvo che per la Magistratura – da escludere essendo i procedimenti subordinati allo sviluppo di quelli relativi ai partiti, alla stampa e ai sindacati, con la riserva di una più rapida azione nei confronti del Parlamento ai cui componenti è facile estendere lo stesso modus operandi già previsto per i partiti politici.
Per la Magistratura è da rilevare che esiste già una forza interna (la corrente di magistratura indipendente della Ass. Naz. Mag.) che raggruppa oltre il 40% dei magistrati italiani su posizioni moderate.
E’ sufficiente stabilire un accordo sul piano morale e programmatico ed elaborare un’intesa diretta a concreti aiuti materiali per poter contare su un prezioso strumento, già operativo nell’interno del corpo anche al fine di taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elementi di equilibrio della società e non già di eversione.
Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di un’equipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee “ripresa democratica”, è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti.
In termini di tempo ciò significherebbe la possibilità di ridurre a 6 mesi e anche meno il tempo di intervento, qualora sussista il presupposto della disponibilità dei mezzi finanziari.

PROGRAMMI

Per programmi si intende la scelta, in scala di priorità, delle numerose operazioni in forma di:
a) azioni di comportamento politico ed economico;
b) atti amministrativi (di Governo);
c) atti legislativi; necessari a ribaltare – in concomitanza con quelli descritti in materia di procedimenti – l’attuale tendenza di sfasciamento delle istituzioni e, con essa, alla disottemperanza della Costituzione i cui organi non funzionano più secondo gli schemi originali. Si tratta, in sostanza, di “registrare” – come nella stampa in tricromia – le funzioni di ciascun’istituzione e di ogni organo relativo in modo che i rispettivi confini siano esattamente delimitati e scompaiano le attuali aree di sovrapposizione da cui derivano confusione e indebolimento dello Stato.
A titolo di esempio, si considerano due fenomeni:
1) lo spostamento dei centri di potere reale dal Parlamento ai sindacati ed al Governo ai padronati multinazionali con i correlativi strumenti di azione finanziaria. Sarebbero sufficienti una buona legge sulla programmazione che rivitalizzi il CNEL e una nuova struttura dei Ministeri accompagnate da norme amministrative moderne per restituire ai naturali detentori il potere oggi perduti;
2) l’involuzione subita dalla scuola negli ultimi 10 anni quale risultante di una giusta politica di ampliamento dell’area di istruzione pubblica, non accompagnata però dalla predisposizione di corpi docenti adeguati e preparati nonché’ dalla programmazione dei fabbisogni in tema di occupazione.
Ne è conseguente una forte e pericolosa disoccupazione intellettuale – con gravi deficienze invece nei settori tecnici nonché’ la tendenza a individuare nel titolo di studio il diritto al posto di lavoro. Discende ancora da tale stato di fatto la spinta all’egualitarismo assolto (contro la Costituzione che vuole tutelare il diritto allo studio superiore per i più meritevoli) e, con la delusione del non inserimento, il rifugio nella apatia della droga oppure nell’ideologia dell’eversione anche armata. Il rimedio consiste: nel chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio – posto di lavoro; nel predisporre strutture docenti valide; nel programmare, insieme al fenomeno economico, anche il relativo fabbisogno umano; infine nel restaurare il principio meritocratico imposto dalla Costituzione.
Sotto molti profili, la definizione dei programmi intersecherà temi e notazioni già contenute nel recente Messaggio del Presidente della Repubblica – indubbiamente notevole – quale diagnosi della situazione del Paese, tenendo, però, ad indicare terapie più che a formulare nuove analisi.
Detti programmi possono essere esecutivi – occorrendo – con normativa d’urgenza (decreti legge).
a) Emergenza a breve termine . Il programma urgente comprende, al pari degli altri provvedimenti istituzionali (rivolti cioè a “registrare” le istituzioni) e provvedimenti di indole economico-sociale.
a1) Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono:
– la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati;
– il divieto di nomina sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari;
– la normativa per l’accesso in carriera (esami psicoattitudinali preliminari);
– la modifica delle norme in tema di facoltà libertà provvisoria in presenza dei reati di
eversione – anche tentata – nei confronti dello Stato e della Costituzione, nonché’ di
violazione delle norme sull’ordine pubblico, di rapina a mano armata, di sequestro di
persona e di violenza in generale.
a2) Ordinamento del Governo
1 – legge sulla Presidenza del Consiglio e sui Ministeri (Cost. art. 95) per determinare
competenze e numero (ridotto, con eliminazione o quasi dei Sottosegretari);
2 – legge sulla programmazione globale (Cost. art. 41) incentrata su un Ministero
dell’economia che ingloba le attuali strutture di incentivazione (Cassa Mezz. – PPSS –
Mediocredito Industria – Agricoltura), sul CNEL rivitalizzato quale punto d’incontro delle
forze sociali e sindacali, imprenditoriali e culturali e su procedure d’incontro con il
Parlamento e le Regioni;
3 – riforma dell’amministrazione (Cost. artt. 28 -97 – 98) fondato sulla teoria dell’atto
pubblico non amministrativo, sulla netta separazione della responsabilità’ politica da
quella amministrativa che diviene personale (istituzione dei Segretari Generali di Ministero)
e sulla sostituzione del principio del silenzio-rifiuto con quello del silenzio-consenso;
4 – definizione della riserva di legge nei limiti voluti e richiesti espressamente dalla
Costituzione e individuazione delle aree di normativa secondaria (regolamentare) in ispecie
di quelle regionali che debbono essere obbligatoriamente limitate nell’ambito delle leggi
cornice.
a3) Ordinamento del Parlamento
1) ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR);
2) modifica (già in corso) dei rispettivi Regolamenti per ridare forza al principio del rapporto (Cost. art. 64) fra maggioranza-Governo da un lato, e opposizione, dall’altro, in luogo della attuale tendenza assemblearistica;
3) adozione del principio delle sessioni temporali in funzione di esecuzione del programma
governativo.

b) Provvedimenti economico-sociali
b1) abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione);
b2) adozione di un orario unico nazionale di 7 ore e 30′ effettive (dalle 8,30 alle 17) salvi i
turni necessari per gli impianti a ritmo di 24 ore, obbligatorio per tutte le attività pubbliche e private;
b3) eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti (salvo 2 giugno – Natale
– Capodanno e Ferragosto) da riconcedere in un forfait di 7 giorni aggiuntivi alle ferie annuali di diritto;
b4) obbligo di attuare in ogni azienda ed organo di Stato i turni di festività – anche per
sorteggio – in tutti i periodi dell’anno, sia per annualizzare l’attività dell’industria turistica,
sia per evitare la “sindrome estiva” che blocca le attività produttive;
b5) revisione della riforma tributaria nelle seguenti direzioni:
1 – revisione delle aliquote per i lavoratori dipendenti aggiornandole al tasso di svalutazione 1973-76;
2 – nettizzazione all’origine di tutti gli stipendi e i salari delle P.A. (onde evitare gli enormi
costi delle relative partite di giro);
3 – inasprimento delle aliquote sui redditi professionali e sulle rendite;
4 – abbattimento delle aliquote per donazioni e contributi a fondazioni scientifiche e culturali riconosciute, allo scopo di sollecitare l’autofinanziamento premiando il reinvestimento del profitto;
5 – alleggerimento delle aliquote sui fondi aziendali destinati a riserve, ammortamenti,
investimenti e garanzie, per sollecitare l’autofinanziamento delle aziende produttive;
6 – reciprocità fra Stato e dichiarante nell’obbligo di mutuo acquisto ai valori dichiarati ed
accertati;
b6) abolizione della nominatività dei titoli azionari per ridare fiato al mercato azionario e
sollecitare meglio l’autofinanziamento delle aziende produttive;
b7) eliminazione delle partite di giro fra aziende di Stato ed istituti finanziari di mano pubblica in sede di giro conti reciproci che si risolvono – nel gioco degli interessi – in passività inutili dello stesso Stato;
b8) concessione di forti sgravi fiscali ai capitali stranieri per agevolare il ritorno dei capitali
dall’estero;
b9) costituzione di un fondo nazionale per i servizi sociali (case – ospedali – scuole
– trasporti) da alimentare con:
1 – sovraimposta IVA sui consumi voluttuari (automobili – generi di lusso)
2 – proventi dagli inasprimenti ex b5)4;
3 – finanziamenti e prestiti esteri su programma di spesa;
4 – stanziamenti appositi di bilancio per investimenti;
5 – diminuzione della spesa corrente per parziale pagamento di stipendi statali superiori a
L. 7.000.000 annui con speciali buoni del Tesoro al 9% non commerciabili per due anni.
Tale fondo va destinato a finanziare un programma biennale di spesa per almeno 10.000
miliardi. Le riforme di struttura relative vanno rinviate a dopo che sia stata assicurata la
disponibilità dei fabbricati, essendo ridicolo riformare le gestioni in assenza di validi
strumenti (si ricordino i guasti della riforma sanitaria di alcuni anni or sono che si risolvette
nella creazione di 36.000 nuovi posti di consigliere di amministrazione e nella correlativa
lottizzazione partitica in luogo di creare altri posti letto)
Per quanto concerne la realizzabilità del piano edilizio in presenza della caotica
legislazione esistente, sarà necessaria una legge che imponga alle Regioni programmi
urgenti straordinari con termini brevissimi surrogabili dall’intervento diretto dello Stato; per quanto si riferisce in particolare all’edilizia abitativa, il ricorso al sistema dei comprensori obbligatori sul modello svedese ed al sistema francese dei mutui individuali agevolati sembra il metodo migliore per rilanciare questo settore che è da considerare il volano della ripresa economica;
b10) aumentare la redditività del risparmio postale elevando il tasso al 7%;
b11) concedere incentivi prioritari ai settori:
I – turistico
II – trasporti marittimi
III – agricolo specializzato (primizie zootecnia)
IV – energetico convenzionale e futuribile (nucleare – geotermico – solare)
V – industria chimica fine e metalmeccanica specializzata di trasformazione; in modo da
sollecitare investimenti in settori ad alto tasso di mano d’opera ed apportatori di valuta;
b12) sospendere tutte le licenze ed i relativi incentivi per impianti di raffinazione primaria del petrolio e di produzione siderurgica pesante.

c) Pregiudiziale è che oggi ogni attività secondo quanto sub a) e b) trovi protagonista e
gestore un Governo deciso ad essere non già autoritario bensì soltanto autorevole e deciso a fare rispettare le leggi esistenti.
Così è evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai
teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facoltà di
interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonché’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

d) Altro punto chiave è l’immediata costituzione di un’agenzia per il coordinamento della
stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da
impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese.
E’ inoltre opportuno acquisire uno o due periodici da contrapporre a Panorama, Espresso,
Europeo sulla formula viva “Settimanale”.

MEDIO E LUNGO TERMINE

Nel presupposto dell’attuazione di un programma a breve termine come sopra definito, rimane da tratteggiare per sommi capi un programma a medio e lungo termine con l’avvertenza che mentre per quanto riguarda i problemi istituzionali è possibile fin d’ora formulare ipotesi concrete, in materia di interventi economico-sociali, salvo per quel che attiene pochissimi grandi temi, é necessario rinviare nel tempo l’elencazione di problemi e relativi rimedi.
a) Provvedimenti istituzionali
a1) Ordinamento Giudiziario
I – unità del Pubblico Ministero (a norma della Costituzione – articoli 107 e 112 ove il P.M.
è distinto dai giudici);
II – responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull’operato del P.M. (modifica
costituzionale);
III – istruzione pubblica dei processi nella dialettica fra pubblica accusa e difesa di fronte
ai giudici giudicanti, con abolizione di ogni segreto istruttorio con i relativi e connessi
pericoli ed eliminando le attuali due fasi di istruzione;
IV – riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale);
V – riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle
promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le
carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile;
VI – esperimento di elezione di magistrati (Costit. art. 106) fra avvocati con 25 anni di
funzioni in possesso di particolari requisiti morali;
a2) Ordinamento del Governo
I – modifica della Costituzione per stabilire che il Presidente del Consiglio è eletto dalla
Camera all’inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso le elezioni
del successore;
II – modifica della Costituzione per stabilire che i Ministri perdono la qualità
di parlamentari;
III – revisione della legge sulla contabilità dello Stato e di quella sul bilancio dello Stato
(per modificarne la natura da competenza in cassa);
IV – revisione della legge sulla finanza locale per stabilire – previo consolidamento del debito attuale degli enti locali da riassorbire in 50 anni – che Regioni e Comuni possono spendere al di là delle sovvenzioni statali soltanto i proventi di emissioni di obbligazioni di scopo (esenti da imposte e detraibili) e cioè relative ad opere pubbliche da finanziare, secondo il modello USA. Altrimenti il concetto di autonomia diviene di sola libertà di spesa basata sui debiti;
V – riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i
i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari;
a3) Ordinamento del Parlamento
I – nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo
il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di
rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali,
diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di
nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati
– ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.);
II – modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed alla Senato preponderanza economica (esame del bilancio);
III – stabilire norme per effettuare in uno stesso giorno ogni 4 anni le elezioni nazionali,
regionali e comunali (modifica costituzionale);
IV – stabilire che i decreti-legge sono inemendabili;
a4) Ordinamento di altri organi istituzionali
I – Corte Costituzionale: sancire l’incompatibilità successiva dei giudici a cariche elettive
in enti pubblici; sancire il divieto di sentenze cosiddette attive (che trasformano la Corte in
organo legislativo di fatto);
II – Presidente della Repubblica: ridurre a 5 anni il mandato, sancire l’ineleggibilità ed
eliminare il semestre bianco (modifica costituzionale);
III – Regioni: modifica della Costituzione per ridurre il numero e determinarne i confini
secondo criteri geoeconomici più che storici. Provvedimenti economico sociali.

b1) Nuova legislazione antiurbanesimo subordinando il diritto di residenza alla dimostrazione
di possedere un posto di lavoro e un reddito sufficiente (per evitare che saltino le finanze dei grandi Comuni);
b2) Nuova legislazione urbanistica favorendo le città satelliti e trasformando la scienza
urbanistica da edilizia in scienza dei trasporti veloci suburbani;
b3) nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignità del cittadino (sul
modello inglese) e stabilendo l’obbligo di pubblicare ogni anno i bilanci nonché’ le retribuzioni dei giornalisti;
b4) unificazione di tutti gli istituti ed enti previdenziali ed assistenziali in un unico ente di
sicurezza sociale da gestire con formule di tipo assicurativo allo scopo di ridurre i costi
attuali;
b5) disciplinare e moralizzare il settore pensionistico stabilendo: il divieto del pagamento di
pensioni prima dei 60 anni salvo casi di riconosciuta inabilità; il controllo rigido sulle pensioni di invalidità; l’eliminazione del fenomeno del cumulo di più pensioni;
b6) dare attuazione agli articoli 39 e 40 della Costituzione regolando la vita dei sindacati
limitando il diritto di sciopero nel senso di:
I – introdurre l’obbligo di preavviso dopo aver espedito il concordato;
II – escludere i servizi pubblici essenziali (trasporti; dogane; ospedali e cliniche; imposte;
pubbliche amministrazioni in genere) ovvero garantirne il corretto svolgimento;
III – limitare il diritto di sciopero alle causali economiche ed assicurare comunque la libertà di lavoro;
b7) nuova legislazione sulla partecipazione dei lavoratori alla proprietà azionaria delle
imprese e sulla gestione (modello tedesco);
b8) nuova legislazione sull’assetto del territorio (ecologia, difesa del suolo, disciplina delle
acque, rimboscamento, insediamenti umani);
b9) legislazione antimonopolio (modello USA);
b10) nuova legislazione bancaria (modello francese);
b11) riforma della scuola (selezione meritocratica – borse di studio ai non abbienti – scuole di Stato normale e politecnica sul modello francese);
b12) riforma ospedaliera e sanitaria sul modello tedesco.

c) Stampa – Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare bilanci deficitari con onere del pubblico erario ed abolire il monopolio RAI-TV.

 

Non solo istruzioni
Don Carrón ha portato l’esempio di un bambino davanti a un nuovo giocattolo. È quasi un crimine dare a un bambino un giocattolo privo di istruzioni, poiché rimarrà frustrato non sapendo come usarlo. Peggio ancora è mettere al mondo un bambino privandolo del senso della sua esistenza. Il problema è che i bambini non vengono al mondo con le “istruzioni” sotto braccio. Ma il Mistero che ci crea, ci situa in un contesto, in un popolo, in una tradizione che è l’ipotesi con cui affrontare la realtà. Senza questa proposta proveniente dalla tradizione un bambino si sente perso, così come lo è di fronte a un giocattolo privo del manuale di istruzioni. Tuttavia delle semplici istruzioni non sono sufficienti per affrontare la vita. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci stia vicino, che condivida la nostra vita, che ci induca a volerlo seguire sulla spinta di un’attrattiva umana. È in quest’attrattiva che noi riconosciamo l’autorità. Proprio per questo motivo don Carrón ha detto che ciò di cui abbiamo bisogno anzitutto è un testimone: delle persone che noi seguiamo non perché siamo costretti, ma perché ci colpiscono e vogliamo imparare da loro, vogliamo imitarli. È questo tipo di autorità che ci fa crescere[1].

Piero Calamandrei[2]

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”

[1] Cfr. http://www.clonline.org/Art_dett.asp?ID=20070720

[2] Cfr. http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=662:discorso-di-piero-calamandrei-in-difesa-della-scuola-nazionale&catid=20:altri-documenti&Itemid=43

due/2

Gerardo Ascione si sente quasi troppo concentrato, così  preoccupato per quel fatto degli organi per poter cantare a squarciagola quelle belle canzoni napoletane, che riempivano l’aria della caserma spersa in mezzo alla campagna, ma non lontana dalla città. Ha scoperto che la partita di alimenti un po’ rielaborata proviene da una ditta di Honk Kong, partecipata da varie ditte giapponesi. Dopo aver richiesto informazioni alla sede cinese, a Gerardo viene risposto che le scatole sono state perfettamente sigillate e che nessun’altro avrebbe potuto riaprirle. Concludevano scrivendo, che non vi era alcuna possibilità che quegli organi fossero stati messi da loro. La lettera di risposta, che reca la firma dell’amministratore delegato, sembra essere molto convincente, ma questo non riesce a togliere i dubbi a Gerardo, che continua a pensare che altro sarebbe presto successo, ma non sa ancora da che parte dirigersi. Forse bisogna controllare chi sono i magazzinieri. Napoli, Napoli, Napoli, i ragazzi della cuuuurvaa b,… nu’ jeans e na’ maglietta, viva Nino D’Angelo.

 

 

Nella hall dell’hotel Marriott di Roma, un uomo alto ed anziano, con il cappello a cilindro sta facendo colazione da solo. Ha scelto quell’albergo per mimetizzarsi, è a Roma da qualche tempo, per tastare il terreno in vista delle elezioni e non vuole essere troppo notato dalla stampa, che è riuscita già a scrivere qualche su di lui. Si tratta del conte Josif Rokossovskij terzo, discendente di un’antica dinastia di nobili russi, i cosiddetti emigrés, coloro i quali si sono allontanati in spregio alla rivoluzione. Grandi proprietari terreni, famiglia di gusti raffinati, Rokossovskij ha imparato la prima parola di russo all’età di 5 anni, какао, parla 5 lingue perfettamente, con l’unico cruccio di continuare a parlare anche russo con un pesantissimo accento francese e la erre moscia. Non ha mai preso ufficialmente parte alle vicende politiche del proprio paese, investendo saggiamente i soldi di famiglia in azioni, scrivendo romanzi e vivendo in un lussuoso albergo di Parigi, dove ha alloggiato nella suite. Dopo la perestroika, e il cosiddetto ritorno alla democrazia del suo paese é ritornato in Russia una volta sola, preferendo la Francia, ma anche l’Italia, di cui parla molto bene la lingua. Ora ha deciso di divertirsi un po’ fondando un partito, d’altronde gli italiani, secondo lui, sono un popolo di pecoroni addomesticabili facilmente, visto anche il sonno ipnotico in cui li hanno costretti la presenza della chiesa cattolica e la televisioni. Grazie ai soldi, alla furbizia, e alla sua grande cultura, il partito per il restauro della servitù della gleba ha conquistato grandi posizioni e, anche quando é entrato in coalizione con il grande nuovo Partito Unico dei Buoni e degli Stronzi, ha condizionato pesantemente sul piano politico ed economico il governo. Sul piano politico non si é mossa foglia senza che il conte avesse voluto, visto che mobilita sempre e solo lui il dibattito, costringendo anche gli alleati, ad agire di rimessa, per usare un termine calcistico. Sul piano economico, l’uomo dai baffi sempre curati, che veste l’uniforme zarista, anche durante qualche comizio, ha costituito un piccolo impero di varie imprese che operano in Italia, eludendo anche il fisco e manomettendo un po’ i bilanci, ma soprattutto rubando, oppure superando, a seconda dei punti di vista, nelle gare d’appalto alle ditte della compagnetta delle operette, il braccio economico di contenzione e commiserazione, soprattutto nel campo sociale e scolastico, che interessano molto. Le scuole tradizionaliste ultraconservatori fondate dal conte hanno riscosso un grosso successo superando anche le tante scuole unite nella holding guidate dalla Finanziaria e da suor Pudibonda. Sono le 5 del mattino e il conte fà sempre colazione a quell’ora, nella grande sala al primo piano. Se ne sta in silenzio, imburrando pane, sente qualche passo, ma non presta attenzione. Pensa al discorso che avrebbe dovuto fare, durante il colloquio con il leader del partito unico, vuole il ministero per l’economia nel nuovo governo e, in caso di rifiuto, avrebbe fatto saltare l’accordo e ci sarebbero state nuove elezioni, sicuramente una fastidiosa perdita di tempo e di soldi. Un cameriere alto e senza capelli attraversa in silenzio il grande corridoio vetrato, va a passo lento, scrutando con finta noncuranza anche i nomi delle sale. I secondi trascorrono, il cameriere è proprio un bell’uomo, avrà quarant’anni circa, sicuramente molto ben portati, con un fisico da atleta. Apre la porta della sala dove il conte sta facendo la colazione, stende il braccio, e il conte si accascia sul tavolo, rovesciando anche le preziose stoviglie. Per essere un cameriere, sa usare bene bene il revolver, addirittura con il silenziatore. È molto molto esperto nell’uso delle armi, potrebbe anche insegnarlo. Fà in tempo a ritornare verso l’uscita e a scomparire sulla strada, accolto in un’automobile nera, che sta sopraggiungendo. Qualcuno si sarebbe accorto del conte Rokossovskij molto tardi, almeno dopo un’ora e il cameriere sarebbe stato già lontano. Quando l’ha saputo, il professore timido è stato un po’ dispiaciuto, perché era sempre un uomo, ma da un lato ha risolto la sua complicazione, perché quel Rokossovskij era legato in affari alla troia. Ce ne sono ancora, il circoletto antifascista, antimperialista è molto importante per il piano del professore timido.

Le elezioni si stanno avviando alla loro celebrazione in un clima di noia e sbadigli profondissimi, c’é una sola coalizione, mentre il partito del conte Rokossovskij sembra molto stordito da quello che era successo, sembra non aver più la forza per andare avanti, non si organizzano neanche più comizi elettorali, tanta é la confusione. Stanno anche pensando di ritirarsi, specialmente da quando una donna grassa dalle lacrime di sperma ha avvicinato un emissario del partito alla fine di un convegno su Tom Becker. Un giudice che partecipa a quei convegni ha trovato dei seri problemi alle scuole del conte Rokossovskij. All’interno del partito unico é forte la lotta tra le correnti per il dominio interno, tra i commiserazionisti e i nazialleatisti, e tutti gli altri. La guerra delle tessere, retaggio del passato democristiano, continua imperterrita, dei signori morti o disinteressati ricevono la tessera del partito unico e sono molto sorpresi. Quelli che vincono la guerra delle tessere sono i commiserazionisti, che credono ancora con passione nelle loro idee, difendendole con strenua passione ed organizzazione. Di fronte ai partiti che si alleggeriscono, un ometto con i baffetti e l’aria grigia l’ha chiesto ed ottenuto, con troppa facilità, un’organizzazione è rimasta granitica e compattissima ed è cc, continuando a condizionare la politica italiana senza mai rinnegare guai, orrori ed errori di quella parte peggiore della chiesa che rappresenta con fierezza. È un vero e proprio esercito, ha piazzato i propri candidati alla camera ed al senato. Rosalia Scapece, la madre di Lavinia, sarebbe stata sicuramente nominata ministra dell’istruzione. La compagna rosalia, dal partito dei superrivoluzionari, la femminista barricadera, che gridava, è ora, è ora, potere a chi lavora, diventa ministra, tanta acqua é passata sotto i ponti, ha abbracciato il credo delle nonviolenza, ha ritrovato la propria fede e gravita intorno a cc, anzi quasi la comanda, per le sua grande personalità, che sempre dimostra.

Maria Antonietta Pitosfori, in religione, suor pudibonda, ex rivoluzionaria di buona famiglia e imprenditrice del ramo formazione, Annunziata D’Atripalda, in religione suor Sdentata, insegnante di educazione musicale e vice preside della scuola Maria la Sanguinaria, presidente della Finanziaria e socio in imprese del ramo formazione, ecc. Sono tutti legati più o meno alla stessa zona, proprio tutti, la zona di B. e della sua provincia.

Il professore timido torna a casa, si cambia ed va a correre. La corsa é il momento dei pensieri, dei pensieri lunghi, che spesso lo tormentano e che lo mettono nell’ansia di trovare una soluzione. Gli viene in mente un flash, quello delle bare, e non si spiega il perché, aspetta, disse a sé stesso, aspetta, e se la scuola c’entrasse qualcosa nel traffico d’organi. E se anche c’entrasse qualcosa, come faccio a salvarmi da quelli di cc? Torna a casa, si fà la doccia, e prova ad andare su fb, l’orrido social network, che odia con tutto sé stesso, perché pieno di luoghi comuni berciati e della vacuità mentale, che atomizza gli esseri umani quasi quanto la televisione.

Spegne il computer, si dedica alla preparazione della lezione per i ragazzini della prima classe delle medie. Non dobbiamo mai dimenticare che il professore timido insegna a ben 8 classi, dagli 11 ai 19 anni, compreso qualche ripetente di 22-23 anni, rottamato dalla scuola di stato. I ragazzini sono un gruppetto delizioso, preparati, veloci di comprendonio e pieni di educazione. Il professore timido é rimasto molto colpito da una di loro. Dobbiamo puntualizzare, prima di tutto, che, per amore di onestà, questa storia è la storia di un professore e non il resoconto di tutte le sue classi, ci vorrebbero molte più pagine e forse un editore non sarebbe neanche interessato. Secondo e, qui ritorniamo ad uno dei temi di questa storia, ci preme sottolineare che il professore timido si sarebbe sbagliato molto, molto gravemente, ad avere a cuore Belinda acciarini, una ragazzina alta, bionda, magra come un’acciuga, molto lesta di comprendonio. La quale Belinda, oltre ad avere un’irresistibile aria angelica, con quel caschetto biondo, aveva una grande passione per le lingue straniere e, più in generale per la cultura, oltre che una grande saggezza. Quale bambina si sarebbe mai posta la domanda a lezione sul senso di colpa della Germania postbellica? Tutte queste caratteristiche portano il beota, in questo caso è lecito chiamarlo in questo modo, a regalarle le sorprese degli ovini Kinder, di più anche rispetto agli altri bambini e a pensare a lei come la figlia ideale. L’amore, anche l’amore paterno, porta anche ad idealizzare la figura del figlio, che viene vista superiore rispetto alle sue possibilità reali. Belinda é una ragazzina molto buona anche con i genitori, visto anche che é abituata ad avere sempre tutto quello che desidera. Anche Belinda apprezza il professore timido, e, quando il professore timido la va a trovare, portando un dvd, dopo che ha subito un intervento chirurgico abbastanza complicato, lei ha capito che anche il professore era suo. E Belinda non é abituata ai no, nessuno l’ha mai contraddetta. Ma torniamo a noi e abbandoniamo, almeno per un po’, questo maledetto vizio delle digressioni che tolgono scorrevolezza alla storia, come qualcuno ha giustamente ricordato a proposito di storie precedenti. Dopo che ha preparato la lezione il professore timido prepara la cena e si chiede chi avrebbe mai potuto credere alla versione di un ex galeotto, dapprima per associazione sovversiva, banda armata, ecc. e poi addirittura per seduzione di minorenne e stupro? Forse era meglio lasciar perdere e tenersi quel posto di lavoro, anche se gli costava un bel po’ dover lavorare con i cicini.

 

 

La vedova di Amedeo De Pellecchis abita un po’ fuori b., verso la montagna, anzi proprio in montagna. Prima di essere freddato da una mitragliatrice Uzi. La moglie ha aperto un negozio di prodotti tipici della montagna. Il professore prende la macchina e parte. La moglie é medico, il professore timido si domanda perché ha cambiato così radicalmente lavoro e perché si sia allontanata così tanto dalla città. Forse vuole dimenticare, forse vuole perdersi o ritrovarsi lontano lontano. È proprio vero che bisogna essere lontani soprattutto con la testa. È un giorno feriale e non c’era nessuno per la strada, il viaggio é tranquillo. Quando si viaggia tanto si pensa tanto, forse troppo, e i pensieri si confondono un bel po’, finché il miscuglio è un groviglio inestricabile. Questo succede soprattutto quando la strada è tutt’uguale, quando si percorre la lunga strada antica, quella che porta verso il paese dove c’è la scuola Maria La Sanguinaria. Soprattutto, ci sono certi tratti che costeggiano zone industriali, che sono molto banali.

Quando ho rivisto quella ragazza, la sua espressione era velata dalla malinconia, e i suoi occhi azzurri sembravano quasi cattivi. Mi ha colpito subito, quando i nostri sguardi si sono incrociati e lei ha abbassato il proprio. Quella ragazza è triste, ha qualcosa di marcio da togliersi di dosso. Lo ha intuito fin da subito. Quando l’ha sentita parlare la prima volta, ha notato che anche la sua voce é cambiata.

Ha faticato poco a trovare parcheggio, per fortuna, anche se, sulla piazza di quel paese, ci sono i parcheggi a pagamento e un ausiliare mandato da fuori che controlla tutte le automobili. Entra nel negozio e inizia a comprare un po’ di tutto, culatello di Zibello, zuccherotti montanari, coppa di testa di cinta senese, pane toscano, bottiglie di vino dei colli bolognesi. Signora Degli Esposti, sì, sono Raimondi della Repubblica, posso avere un’intervista. Perché dovrei concederle un’intervista, la donna giovane ha risposto con aria un po’ scocciata. Dovrebbe concedermi un’intervista, perché bisogna aiutare altre persone. Altre persone chi, risponde la Degli Esposti, la vedova De Pellecchis, il professore timido replica prontamente, lei dovrebbe sapere che ci sono altre persone vittime di contenzione e commiserazione. La donna lo guarda male, vabbè parliamo, ma non per molto, non ho molto tempo. Sandra, grida a gran voce, appare una ragazza alta, con i capelli neri lisci lunghi legati in una coda e gli occhiali. Si mette dietro al bancone salutando freddamente il professore timido. Venga dietro a me, la vedova del professore ucciso è una quarantenne che dimostra anche una diecina di anni in meno. Lo guida nel retrobottega, altro non è che il salotto di casa sua, dove si é trasferita da quando il marito é stato ammazzato dalla suora. Il professore incomincia, chi era suo marito. Mio marito, la donna è ancora accigliata, mio marito era una persona che si fidava degli altri. Come tanti, del resto. Aveva bisogno di contenzione e commiserazione come di una moglie, per potersi fidare di qualcuno. Sua madre era morta molto presto, per un brutto male e il padre si era risposato con una donna debole mentalmente. Era stato mandato in collegio perché il padre conduceva una vita dissoluta e non ne voleva sapere di quel figlio. In collegio i preti lo avevano ripetutamente molestato. Lui aveva bisogno di loro perché gli stavano vicino, quei preti gli parlavano, gli insegnavano a fidarsi di loro, gli insegnavano che nulla avrebbe fatto se non si fosse fidato di loro. Qualsiasi cosa avesse desiderato la scuola era pronta a dargliela, sia dal punto di vista psicologico che personale. Il posto a scuola era assicurato, uno stipendio fisso, discreto, no, lo stipendio non era discreto. Lo stipendio era bassissimo, ma aveva da mangiare e da dormire, avrebbe avuto da mangiare e dormire e la sera doveva andare in una camerata vestito solo di una tunica grigia, per dormire. Tutti dovevano avere la tunica grigia e tutti dovevano seguire gli insegnamenti del capo di contenzione e commiserazione. Anche il nome contenzione e commiserazione non si doveva pronunciare, assolutamente, si chiamava santa alleanza per la protezione dei giovani dal peccato, in quella scuola collegio. Il posto fisso gli fu trovato alla scuola Maria La Sanguinaria. Il professore timido ascoltava la degli esposti quasi rapito, non riusciva più a porre domande. Ci conoscemmo durante una giornata di libera uscita degli ospiti del collegio, a me quel ragazzo faceva compassione. Quando camminava sembrava un gorilla con il capo proteso in avanti, i piedi in fuori e le braccia distanti dal corpo. Mi fece compassione, quando mi venne a parlare al tavolino di un bar della grande piazza con la chiesa. Mi voleva abbracciare e baciare le mani. Non lasciai che mi baciasse sulla bocca e non gli diedi il mio numero di telefono. Lui mi diede il suo e qualche giorno dopo gli scrissi un messaggio, anzi, a dire il vero, fu quella stronza di una mia amica che lo scrisse. Decisi comunque di uscire e conobbi un uomo che si detestava, conobbi una persona priva di amor proprio. Aspettai un po’ prima di dirgli che ero atea, e quando lui lo seppe, si stupì, eppure sei buona lo stesso. Disse, non avevo mai pensato che un ateo potesse essere buono. No, non lo avevo mai saputo, meno male che glielo avevo detto tardi che sono atea. Lui era di contenzione e commiserazione da sempre, perché aveva bisogno di essere guidato in tutto e quelli di cc se ne erano approfittati, con lui, come con i suoi fratelli, tutti handicappati e con i suoi genitori. Donava più o meno volontariamente un bel po’ di soldi tutti i mesi a contenzione e commiserazione. La vita insieme non è stata sempre facile, non è facile vivere con un handicappato, sì, con un handicappato, mi sono rotta le palle, mi scusi il termine, di sentire quel termine del cazzo, diversamente abile, che cosa vuol dire diversamente abile, quando ti muovi come uno scimmione, quando ringhi. Che cosa vuol dire essere guardati e considerati come un matto, perché non ti rendi conto della realtà, ma scherziamo, basta con le ipocrisie e la negazione della realtà. Quando me l’hanno ammazzato, quella donna, la preside è venuta a casa mia con l’aria afflitta spiegando quella storia del giocattolo. Il professore timido era rimasto ad ascoltarla in silenzio rispettoso. Quella donna aveva la schiena diritta, si era allontanata dalla città perché amava troppo il marito. Mi scusi signora, perché parlavano del giocattolo? Parlavano del giocattolo da quando mio marito mi ha raccontato che aveva iniziato a dire a scuola che non era detto che tutti gli atei fossero cattivi, lo aveva detto anche agli studenti ed era stato sgridato dalla preside. Una volta é tornato a casa con i pantaloni sporchi di sperma. Gli ho chiesto il perché e lui ha risposto che la preside lo aveva toccato nelle parti intime. Sapendo i problemi di mio marito non gli ho creduto. Il professore timido l’ha guardata in uno strano modo e la vedova De Pellecchis si è spaventata. Le pone la domanda con finta noncuranza, scusi, lei ha visto il corpo di suo marito dopo la morte. No, risponde la donna, perché la legge su quelli che non si fanno giocattolo nelle mani degli alunni promossa da deputati di contenzione e commiserazione, prevede che i parenti non possano vedere il cadavere di chi si è allontanato dalla strada del signore. Il professore timido ha capito molto. Signora, la ringrazio, è stata molto gentile e disponibile con me, leggerà un bel pezzo sul corriere della sera. Spero che contenzione non cerchi di impedirne l’uscita. In ogni caso le manderò il file per email. La saluto Raimondi, la donna lo accompagna all’uscita sorridente. Il professore timido si avvia verso la propria automobile.

 

 

Alcuni giorni dopo le elezioni, Lavinia ha salutato il professore timido con un troppa di fretta, quasi c’era da sospettare, это лучше что мы не больше видимся, это мой горячий совет[1]. Il professore non ha saputo cosa dire, si è sentito terribilmente bamboccio in quel momento, ma come lui ha cinquant’anni circa e tutte quelle esperienze e davanti a quella ragazza non sa reagire, non riesce a difendersi, a replicare. Dopo qualche secondo di silenzio, la ragazza disse che si sarebbe trasferita a Roma, perché la madre, dopo che era stata nominata, come era abbondantemente previsto, ministra dell’istruzione, preferisce che viva lì. Ты не больше будешь в Б.[2]?, riuscì a dire. Иногда, может быть, но тем не менее, думай о мне, но стой далеко от меня, я дочь министры[3], я не смогу имеет отношение с одним вывшим террористом, извиний, прости меня[4]. Al professore non viene in mente null’altro da dire. Solo un timido пока[5]. La ragazza sale sull’automobile davanti alla scuola, l’automobile scompare inghiottita nelle stradine del centro cittadino. Forse è lei in pericolo.

Che bella mattinata é stata, a spiegare i numeri tedeschi, che sono quasi normali fino al numero 20, per poi diventare un curioso rompicapo, prima le unità poi le diecine, einundzwanzig, zweiundzwanzig, dreiundzwanzig, ecc. E come sono belle le gare di vocabolario, per fare abituare i ragazzini della mitica meravigliosa bellissima classe a quel bellissimo mezzo che è il dizionario. E pensare che il professore timido si é anche improvvisato starter, forse é diventato lui giovane, più giovane di loro, forse a volte é lui il bambino, come si fà ad essere stati bambini, come si può avere avuto un’infanzia, se un insegnante di danza ti mette le mani nella calzamaglia, perché ha notato che ce l’hai più lungo della media? Dopo la scuola va a mangiare nel simpatico ristorantino vicino alla scuola, il piatto di pasta con un boccale di birra, quel giorno la televisione é accesa sul tg locale, c’é la festa dei carabinieri, tutte le autorità schierate, i carabinieri in alta uniforme, al professore timido gli piacciono i carabinieri a cavallo. Va a pagare ed esce, verso il solito parcheggio, basta percorrere qualche metro ancora dello stradello, attraversare la strada di fianco all’ufficio postale e percorrere la passerella o i gradini che portavano al parcheggio assolato. Pensa che quella ragazza, Lavinia, stavolta si sia sbagliata, il problema non é lui, lui ha un arma in mezzo alle gambe, un’arma potente ed é diventato un ciccino. Il problema é Lavinia, la vecchia troia vuole lui e aveva già la Pudibonda come rivale e, di sicuro, non ha intenzione di ammettere la figlia.

Dopo la corsa quotidiana, che fà alla fine del lavoro, accende il computer e controlla la mail, c’é un messaggio dal sito di annunci porno. Coppia ecs uai, oppure X ed Y disponibile ad incontri chiama…. 34xxxxxxx Telefona e, quando propone loro 500 euro per tener loro compagnia, lui fa presente che il marito può solo guardare, decide di mandare l’amico esibizionista di quello del piano di sopra, che é molto felice di poter guadagnare qualche soldino. Alla sera ascolta la musica con l’ipod, respirerò l’odore dei granai, pace per chi ci sarà e per i fornai,…. Che bella canzone, che bella, e poi, dedicata ad una nonna, meglio quella di De Gregori,… c’è chi l’amore lo fa per noia, chi lo fà per professione, bocca di rosa, né l’uno né l’altro, lei lo faceva per passione, ah, che bello o’ caffè. Prima di prepararsi per andare a letto, un nome gli fulmina la mente, Gerardo Ascione, Gerardo Ascione. Ha letto qualche anno prima del caso del Liceo Ics, i morti, il sequestro di persona, i cambiamenti politici, e poi, Gerardo Ascione ha risolto il caso. Bisognava parlare con il carabiniere, bisogna cercare dove lavora, in quale caserma. Lo cerca subito, la caserma dei carabinieri é in mezzo alla campagna, vicino a casa sua. Decide che avrebbe preso appuntamento, il prima possibile, il giorno dopo, avrebbe anche contattato il signor S[6], per chiedergli il da farsi. Non dorme quasi per niente, quella notte, il giorno dopo, per fortuna avrebbe avuto il giorno libero. Ore 7 e 20 del mattino, si é addormentato da circa mezz’ora, driiiiiiiin, sono Lina dell’agenzia Long-John, lavoro per conto di Meleton Italia, stiamo presentando la nuova linea di finanziamenti, con qualche interesse, in 129 rate, domanisiamonellasuazonaalle4emezzadelpomeriggioleiabitainviaxxxxxxvero, tuttto questo, con voce stridula, acutissima, senza fiato. Il professore timido non ama che gli si parli a voce troppo alta e in modo troppo veloce. Qualsiasi altra persona avrebbe mandato quella Lina a quel paese, riattaccando subito dopo il telefono, ma questa è un’ovvietà e il professore timido non ama le banalità. Entschuldigung, Ich spreche kein italienisch, mein name ist Fritz Weissensteiner, ich komme aus Wien[7], inizia a parlare in tedesco, Lina rimase per qualche secondo senza parole poi replicò, if you speak dont italian ai can prov mi to spik laik ju, was ist das, was ist los, ich verstehe euch nicht, tut mir leid, tut mir leid, lassen sie mir ruhig bitte[8], uot’ seid ju, replicò Lina, con aria un po’ irritata, wie heissen Sie[9], replica il professore timido, va fa n’muocca, conclude Lina e riattacca. Torna a dormire.

 

 

Fa troppo caldo per scrivere, fa un caldo boia e si muore, ma io che titolo ho per scrivere, quale titolo ho, mi lamento di che cosa, perché mi lamento, per quale accidenti di cazzo di motivo mi lamento, quando ho i soldi. Per quale cazzo di motivo, forse è un fatto psicologico, adesso mi faccio una canna, mi sembra di diventare idiota, sperano che anche io diventi una sordida ipocrita, malata di protagonismo, come quella che mi ha generato. Perché dicono che io sia bella, che io non sia abbastanza disinvolta, cosa significa non essere abbastanza disinvolta, che cosa significa io non lo so, perché non mi faccio scopare da chiunque? Una volta mi facevo scopare… Una volta mi ha portato dallo psicologo, perché gli insegnanti dicevano che io fossi troppo timida e dunque anormale, questi stronzi hanno pensato che io fossi arrogante, in questa società di merda fai carriera se sei disinvolto ed aggressivo, se urli e fai sentire il tuo niente, per quale motivo dovrei scrivere queste cose, per poi sentire le critiche o i complimenti di quanto sono problematica, no, sono solo una ragazza che vorrebbe essere piccola come una goccia nel mare, e invece,… Mi tolgo queste mutande che mi danno un fastidio enorme, mi danno un fastidio enorme, mi tolgo questo reggi tette, basta e rimango libera, o forse con l’illusione di non essere prigioniera, una luce entrava, era la luce prepotente della televisione.

 

 

Quando il professore si sveglia capisce che non sarà un giorno come gli altri, d’altronde, l’ha deciso già prima, avrebbe fissato un appuntamento con il maresciallo Ascione, é stato contento di averlo fissato e quando è entrato era anche un po’ emozionato. Fà così caldo che ci sono già le rondini, un luogo comune direbbe che è colpa dell’inquinamento e del buco dell’ozono… Hanno parlato a lungo e il maresciallo è stato molto contento del dialogo, molto contento, ha raccolto elementi utili. Il professore timido ha capito che ha capito più di lui.

 

 

Nella storia che sta per iniziare non c’è un giallo, non c’è nessun mistero, dal principio alla fine. C’è una donna sola, una donna anziana, ha un nome, di quelli che si davano una volta, non ha importanza quale, come molte donne anziane non dorme la notte, va a letto tardi e si alza molto presto la mattina, le giornate sono molto lunghe e questa donna è operosa, fa di tutto per la famiglia, quando la vanno a trovare i parenti, prepara manicaretti per i nipoti, a b. si mangia bene, veramente, la chiamano la grassa, d’altronde. È una notte di una stagione che non si conosce più, che è come se non ci fosse, perché la temperatura è insolitamente alta, a volte bisogna aprire le finestre, nelle case popolari il riscaldamento è stato acceso ugualmente.. Il silenzio della notte dà un po’ di fastidio, è un po’ opprimente in quella strada, ogni tanto è rotto dalle urla scomposte di un locale, uno di quelli alternativi. La signora non capisce molto il senso di quei centri sociali, aveva la tessera del PCI, una volta era una militante, ma da qualche tempo si limita a votare e a comprare il giornale, che é sempre e solo l’unità. Si ricorda un po’ dei tempi del manifesto, quando dei militanti sono stati espulsi fuori dal PCI. Sta davanti alla finestra e scosta un po’ le tende, c’è uno scalpiccio, la corsa di diverse persone rompe il silenzio. Che strano, come mai corrono al mercoledì sera, si domanda la signora anziana, saranno già carichi d’alcool e si saran pippati quella robazza, che brutta roba. Valentina Mazzoli è una bella ragazza timida, con i capelli castani mossi sempre ben pettinati, si veste alla moda ma senza esagerare, Valentina Mazzoli è una ragazza gentile, ha tutti 30 e 30 lode all’università, studia filosofia, valentina è una compagna, fa volontariato, è fidanzata con un bravo ragazzo, Valentina Mazzoli beve il giusto, non fuma, anzi odia il fumo, è talmente perfetta da risultare noiosa. Se ne intende anche di internet e una volta si è anche accorta che un compagno, il compagno Biasugone, esperto di internet, ha cercato di fregarle dei soldi tramite internet, il compagno Biasugone è il leader il circolo antimperialista romanista antifascista trans gender underground pizzaballa frappampina, che sta davanti all’abitazione della signora anziana. Valentina, dopo quello che è successo, ha rotto con il circolo eccetera, già la guardavano storto, perché Valentina non si taglia i capelli come se una motofalciatrice le fosse passata sulla testa, non si mette i vestiti più demodé possibili, non le piace la musica techno,  non fa attività con il collettivo femminista lesbico un uomo morto non stupra stupriamolo noi anche se ci fan schifo gli uomini. Nel collettivo eccetera ci sono femministe con i baffi che si lavano poco, ma non è solo quello il problema di valentina. Il compagno Biasugone, che è un ometto di sessanta anni con i baffi, fa il consigliere comunale e decide di dimettersi, per fare entrare ivano, un ragazzo disabile, sordo cieco muto e con un ritardo cognitivo importante, che abita lì vicino. Il problema è che c’è prima Valentina, tra i non eletti e valentina ha un gran senso del dovere, rispetta il dettato costituzionale. Valentina accetta e qualcuno inizia a telefonarle a tutte le ore, qualcuno inizia a mandarle degli strani sms e delle lettere anonime. Valentina sospetta che siano quelli del circoletto, fino a quando non incontra Biasugone, che le spiega che c’è gente, al circoletto, che ha deciso di fare la festa alla sordida traditrice fascista imperialista sgualdrina serva del padrone valentina mazzoli, visto che lei si è presa il posto di Ivano, noi come risarcimento occuperemo il suo corpo con i nostri membri virili. Al circoletto c’è un convegno assemblea pubblica su un grande tema di attualità, la cultura underground e l’antifascismo contro l’oppressivo regime di nabucodonosor, compagni uniamoci tutti, Valentina è andata a far compagnia ad una persona anziana sola, la Lina, la Lina non ha bisogno di una badante, è solo molto sola, non ha voglia di uscire, da quando il marito se n’é andato per sempre, la Lina abita in una via laterale della grande strada del quartiere periferico. Valentina apre la porta e scende le scale quasi a passo di corsa, deve andare a casa presto, il suo ragazzo le sta per telefonare e lei è molto innamorata. Preferisce conversare nella sua stanza piuttosto che per la strada. Attraversa la strada e si trova di fronte al cancello di una grande villa padronale, non le va di passare davanti al circoletto, prendiamola, prendiamola, prendiamola, la fascista, un gruppo di compagni con i capelli lunghi, cannati come non mai, delle lesbiche calate di ecstasy di ottima qualità, i compagni del collettivo facciamo casino fino alle 5 del mattino e se i vecchi fascisti bigotti che abitano di sopra protestano gli righiamo la macchina e che se ne vadino altrove, in un attimo la circondano e non hanno per niente delle buone intenzioni, oggi i compagni uniti autorganizzati ecc. ecc. decidono di occupare con i propri membri virili il tuo corpo, supportati anche dalle compagne lesbiche femministe antisessiste, che annunciano, nel loro documento ufficiale intitolato uccidiamo la ex compagna femminista che ha tradito l’identità di genere, femminile di corpo ecc. Non c’è tempo per raccontare tutto il documento. La compagna lesbica l’afferra da dietro prima che lei possa finire la frase, ma che cosa vi ho fatto di tanto sbagliato, riesce ad emettere un urlo prima che la mano della compagna Marcolona le tappi la bocca, un’altra compagna lesbica con i pelazzi sotto le ascelle, che arrivavano fino alle caviglie, alla quale Valentina piaceva, ma non era corrisposta, la compagna lesbica innamorata si chiama Alfreda Giuseppona, gioca a rugby e lavora come meccanico in un’officina, ha i capelli corti con vari ciuffi qua e là, potremmo chiamarli scalati, si abbassa i pantaloni della tuta da meccanico che indossa sempre, sempre sporca di grasso. La signora anziana che guarda dalla finestra chiama i carabinieri, pronto stanno picchiando una ragazza, la signora anziana che guarda dalla finestra non ci vede bene. Non si è accorta che, a poca distanza, c’è Biasugone. Il centralinista prende nota e, fortunatamente, c’é una macchina libera a poca distanza con il brigadiere di Giuseppe e l’appuntato Russo. La macchina dei carabinieri arriva in tempi rapidi e, quando si avvicina, compagni lo stato imperialista della multinazionali vuole ostacolare l’occupazione legittima di un corpo, perché loro fanno politica e non capiscono la cultura techno underground antifascista contro gli ittiti e gli hyksos, urla Biasugone, l’innamorata non corrisposta sta strappando i pantaloni a valentina, Marcolona molla la presa e Valentina cade a terra di schianto, facciamo vedere chi siamo a questi servi del padrone che vogliono impedire una nostra azione di lotta antifascista di occupazione del corpo di questa rinnegata con i nostri organi genitali, Alfreda aveva pronto un grosso fallo, non si sa se suo o di qualcun altro. La diecina di compagni circonda il brigadiere di Giuseppe, mentre l’appuntato va alla macchina, é esperto l’appuntato, é veramente esperto, parla alla radio, per favore, mandate rinforzi nella grande strada di periferia, ci sono una diecina di esagitati, forse armati di coltello, intervenite presto. Il maresciallo Ascione sta in caserma a leggere il giornale, tifa Napoli, mò vengo pure io, vengo pure a farme nu’ giro, due automobili partono dalla caserma, 6 agenti dovrebbero bastare, anche perché i soldi sono pochi, come accade da tempo, le automobili sono un po’ vecchiotte, ma funzionano abbastanza bene, Russo é un bravo meccanico, un bravissimo meccanico, partono a sirene spiegate. Nel giro di pochi minuti arrivano sul posto, mentre Russo tiene sotto tiro gli esagitati con la pistola di ordinanza, i compagni ha sottratto la pistola a di Giuseppe e gli avevano dato qualche schiaffo, il collettivo gay comunista antifascista leninista peronista santista sta intervenendo per occupare il corpo del carabiniere, ma Russo, Russo é forte, é un astro nascente, un vero astro nascente dell’arma. Valentina é stata soccorsa da un signore che porta a spasso il cane che l’ha accompagnata a casa sua. I carabinieri l’avrebbero presto interrogata.

Ascione é diventato più cupo da un po’ di tempo, non canta più come prima, forse é a causa della vecchiaia, si sente, a volte, demotivato, in tempi rapidi sarebbe andato in pensione. Guagliò, siete in arresto, che ci volete fare a quella ragazza, mi dichiaro prigioniero politico, sono prigioniero politico, ripeterono tutti i bravi compagni arrestati vittima dell’imperialismo feroce ed assassino. Ma cuale prigioniero politico, ma che dite, che dite, stavate ciercando di stuprare una ragazza, rispose Russo, quella non è una ragazza, quella è il simbolo del regime maschilista fallocratico machista capitalista che calpesta l’identità di genere, dice Marcolona. Biasugone approfitta del trambusto e cerca di scappare via. Vabbuò, vabbuò, ‘iamme in caserma, che ne parliamo un po’, conclude Ascione. Però prima facciamo un giro nel vostro circolo. Attraversano la grande strada di periferia ed entrano, la vetrata del circolo è coperta da vari strati di manifesti alcuni dei quali ingialliti. I manifesti sono scritti in piccolo e sono fittissimi, bisogna concentrare tutta la profondità di pensiero di quegli intellettuali in soli 70 per 100 centimetri, per via delle costrizioni imposte dal capitalismo. I manifesti parlano di tutto, da serate tecno trance a manifestazioni antifasciste, ad iniziative contro il governo di filippo secondo in spagna, bigotto ed imperialista, bisogna suonare alla porta per entrare nel circoletto. La porta è rossa, un po’ sbiadita, quando entrano i carabinieri vengono invasi da un odore nauseabondo di mestruazioni di cane, a destra dell’ingresso c’é la cucina in cui predomina l’odore di molteplici fritti e non quello delle mestruazioni, le luci sono basse, e il mobilio nero rende ancora più tetro l’ambiente. In un angolo sono accatastati dei manifesti, il bancone é coperto da uno strato di polvere, dietro il bancone si ode un rutto, ma non si vede nessuno. Mario si è ubriacato ed è caduto a terra, vomitando. I muri del locale sono coperti da murales che raffigurano mostri di varia natura, e qualcuno pure Che Guevara, i banconi hanno vissuto molto, anche troppo, incisi dagli avventori, con molte incrostazioni di vomito. Non c’é tempo per pulire troppo, bisogna fare la rivoluzione proletaria, e poi pulire troppo sarebbe stata un’insopportabile concessione all’immagine. I carabinieri entrano con aria circospetta, sembra di essere in una città di morti, se non fosse stato per quel rutto. Il secondo ambiente che incontrano é quello di un’osteria abbastanza classica, con i tavoloni in legno e le panche, ma un particolare richiama l’attenzione di Ascione, una porta che conduce all’esterno, Ascione si è procurato una torcia abbastanza potente ed entra in giardino, c’é qualche panca anche lì, i bravi compagni non hanno mai freddo, neanche se ci fossero meno venti gradi sotto zero. Ci sono, appoggiati su una panca, dei vassoi contenenti delle tagliatelle che una cagna, quella che ha avuto le mestruazioni, sta leccando. Ascione guarda la scena inorridito, di giusé inizia a preparare un bel verbale anche con queste notizie, i nostri amici non hanno un bel avvenire davanti a loro. I compagni sono circondati dai carabinieri che li scortano all’interno del locale, quando sentono quella notizia si mettono a scalciare i carabinieri che li attorniano, no alla repressione, sì all’uso di uno spazio di  aggregazione sociale antagonista ribellista trippolista, uè, uè, che state a fa, grida Ascione, spara un colpo in aria. I bravi compagni continuano a gridare, vengono ammanettati e trascinati fuori per essere portati in caserma. Ragazzi, questo è un circolo privato, dice Ascione, cerchiamo l’elenco dei soci, Russo, di Giuseppe, cercate l’elenco, questi lo debbono tenere. Di Giuseppe nota l’entrata di quello che sembra un ripostiglio. Apre la porta e si trova di fronte ad una sorta di ufficio caratterizzato da un disordine incredibile, ci sono vari scaffali sui quali sono accatastati dei libri, faldoni, ritagli di giornale, vecchie riviste, volantini, manifesti, pieni di polvere. C’é anche una scrivania, disordinata e polverosa, con sopra un curioso oggetto elettronico, che sarebbe eccessivo chiamare computer. Inizia a spostare il materiale impilandolo sul pavimento, con attenzione, a un certo punto, quando sta perdendo le speranze di trovare il registro dei soci, vede il faldone e chiama Ascione, mariscià, mariscià, venitè, tenimm ‘o registro, venite. O ‘so proprio cuntent, grida con aria quasi gioiosa Ascione, si stupisce di sé stesso e si avvicina al collega. Forse sta ridiventando felice. Prendono tutto, registro, un po’ d’agende e del materiale di propaganda vario. Portano tutto Di Giuseppe e Russo, che avevano anche il compito di redigere il verbale di sequestro. Il maresciallo Ascione e i carabinieri hanno perlustrato minuziosamente il locale, riscontrando anche un bel po’ di incongruenze, chiamiamole così, anche a livello di igiene. Scrive due appunti su un bloc notes, mentre i colleghi aspettavano fuori. Risalgono sull’automobile e si avviano verso la caserma, in mezzo alla campagna, ma non lontano dalla città. La camera di sicurezza ha la serratura mezza rotta, hanno dovuto anche mettere dell’olio, ci ha pensato Russo. Hanno condotto quei bravi compagni nella camera di sicurezza, non è ancora arrivato l’avvocato.

 

 

Si presenta alla porta della caserma una ragazza dall’aria appariscente: un metro e ottanta, bionda con i capelli vaporosi sulle spalle, e un tacco 12 nero, con pantaloni neri, e un giubbotto di pelle nera, sono l’avvocata De Giacomo dello studio Lana, sono qui per gli imputati. Poco dopo arrivano anche il sostituto procuratore e il gip. L’interrogatorio è abbastanza interlocutorio e si conclude con la convalida del fermo. Vengono portati in carcere. Prima di andare a casa, Gerardo Ascione vuole vedere il biglietto da visita dell’avvocata e si accorge che l’avvocata De Giacomo lavora in uno studio potentissimo, comandato dall’avvocato Ruggero Lana, professore ordinario, avvocato, deputato, ex sessantottino straleninista, ora membro influente di contenzione e commiserazione. Per quale motivo hanno nominato quella persona. È stanco, ma decide di tornare in ufficio ad esaminare l’elenco dei soci: Lanato, Pischetta, Longo, Russo, Marchetti, Marchini, Scapece R., Rosalia Scapece, ma non sarà mica la ministra, quella che hanno appena nominato. Controlla la data di nascita e controlla su Wikipedia, corrispondeva il luogo di nascita, non può essere che lei. Bisogna fare approfondimenti su quella vicenda e decide di tornare immediatamente su quei luoghi con degli esperti della scientifica, oltre che con Russo e Di Giuseppe. Non si regge più in piedi, ma decide che sarebbe tornato in quella specie di circolo e a casa di quei bravi compagni, c’é qualcosa che non lo convince. I rilievi durano a lungo, al circoletto non succede nulla, hanno scoperchiato tutto, ribaltato tutto. Iniziano a visitare le case dei bravi compagni del circoletto, quando già la mattina irrompe prepotente e bisognava staccare dal servizio, manco pagano lo straordinario. L’ultima casa é quella di Marcolona Valdemara contessa di Hohenstaufen, lesbica, a volte anche concubina di Biasugone, che dovrebbe alloggiare lì. Devono usare le mascherine, perché l’odore é veramente insopportabile, sudore di piedi, di ascelle e di tutto ciò che fa schifo, escrementi di topo, escrementi umani, scritte sui muri, contro l’omologazione conformista del sapone rilanciamo i veri odori dell’uomo, perché sapere di selvatico è pensare globale e agire locale. In cucina c’è del cibo stantio, completamente andato in malora, distrutto, le patate lesse coperte da mosche morte e dai loro escrementi. Ascione apre i cassetti sotto gli elementi della cucina, e toglie tutto quello che c’é all’interno. Tocca le pareti interne di quel mobile, e una sembra cedere, la colpisce con un pugno, e nota che c’é un doppio fondo, colpisce ancora e si apre una specie di botola, si fà anche un po’ male, si cala nella botola. Gli altri sono rimasti fuori a vigilare e lui ha un po’ di paura, oltre che schifo. Infila le gambe e fà un po’ di fatica ad attraversare la botola, per via della pancia. In mano ha la torcia, sotto a quella casa c’é un altro locale. Ci sono delle cassettiere, tre e un armadio. Si mette ad aprire tutti i cassetti, disperatamente, ma non succede nulla, c’é solo sporcizia e fetore. L’armadio ha le ante voltate verso il muro. Gerardo prende il cellulare e telefona a Russo e Di Giuseppe, ho bisogno di voi, venite pe’ favore. Si calano nella botola solerti e coinvolti come non erano stati da molto tempo, chissà cosa sta succedendo dentro di loro. Il risultato è stato, per così dire, abbastanza importante, ci sono un cuore, delle cornee, e qualche altro organo in buono stato di conservazione,  nascosti nell’armadio che hanno girato con grande fatica. Chiama la scientifica.

 

 

Se proprio si deve giungere ad una soppressione, ad un annientamento di questa persona, che l’annientamento avvenga in modo cristiano, nel rispetto della sua umanità, dice la donna grassa dalle lacrime di sperma. Mi raccomando, mi raccomandino, ripete con tono accorato. L’uomo dalla testa pelata la guarda con aria gelida, gli sta venendo un ghigno, ma si trattiene. Deve essere professionale e senza sentimenti. Gli altri non parlano, si fidano dell’uomo senza capelli, l’uomo senza capelli ha molto carisma, é un vero professionista, anche delle armi. La donna grassa si sente più rassicurata e conclude, gesucristosialodato, sempresialodato. Ora che Ascione ha scoperto che Rosalia Scapece é iscritta al circoletto e lì hanno trovato degli organi umani, bisogna agire, non si può permettere che il lavoro di anni per costruire un’organizzazione possa essere distrutto da un maresciallo dei carabinieri invecchiato, con la pancia, che si avvia a diventare un’imitazione del sergente Garcia.

Le pagine di tutti i giornali del giorno successivo sono piene di titoloni che parlano dello scandalo sessuale del maresciallo Ascione, noto omosessuale e molestatore di uomini, ma anche di donne. Ascione é inguaiato, veramente inguaiato…

А volte la libertà ha l’odore, o forse il sapore acre di una maglietta sporca. Sì, il sapore, perché quando si sta appiccicati nella calca senza muoversi si può persino assaporare l’odore del sudore. A volte essere di sinistra significa non conoscere il sapone, simbolo dell’odiato capitalismo. È la prima volta che Brando esce per andare ad un concerto dopo quello che é successo quel giorno in cui quella ragazza si é impiccata.. A un certo punto si sente anche un po’ in colpa, vorrebbe quasi tornare a casa, ma, quando Brando si guarda attorno, capisce che non avrebbe potuto nemmeno soffiarsi il naso. Se i vigili del fuoco avessero controllato il rispetto delle leggi che regolano la capienza massima dei locali, quel circoletto antagonista antifascista antitutto sarebbe stato sicuramente chiuso e si sarebbero levate le proteste feroci dei compagni ecc. ecc. Ci sarebbero state manifestazioni e volantinaggi. Ma l’amministrazione democratica e progressista di quel comune finanzia a pioggia i luoghi antagonisti antifascisti ecc. Sono compagni leali, i compagni del circolo antifascista antagonista ecc. ecc. Quel circoletto antifascista antagonista occupa gli spazi di una vecchia fabbrica oramai caduta in disuso, abbandonata da tempo dalla proprietà per delocalizzare in qualche remota terra dell’est. Dapprima quel centro sociale era irregolare, clandestino, poi la trattativa ha fatto il resto. Ora ci sono i concerti di musica techno, vero esempio di socialismo del ventunesimo secolo. Ci sono i cancelli, dove, per anni, sono entrati gli operai, che peraltro, non esistono più, come dicono alcuni. Ci sono dei dj veramente ottimi, che producono ottime musiche, o rumore come qualche persona maligna potrebbe sostenere. Davanti ai cancelli di quel luogo con un sacco di nomi, si beve pessimo vino, si beve pessima birra. Anche Brando aveva amato la pessima birra, ma da un po’ di tempo non gli piaceva più. Uno sfigato puzzolente, ma non tanto, gli rovescia addosso il bicchiere di vino, quella sera ha una camicia pulita ed anche un po’ elegante, forse un po’ fuori luogo per un concerto di quel tipo.. Si fuma porra, tanta porra, guai se non si fuma la porra ai concerti antagonisti, comprata nella famosa piazza del centro città dai tunisi. Pensano di essere terzomondisti, facendo così. Avrebbe voluto chiedere di fare un tiro, ma non lo ha fatto. Forse sta diventando depresso o forse é depresso prima. Ehi ragazzi, ehi ragazzi, ehi, questa sera dobbiamo vivere il nostro antifascismo liberando uno spazio di democrazia e di libertà contro la repressione e per l’antagonismo sociale attraverso la pressione dura nei confronti delle altre persone per riaffermare la nostra identità. Forza, cucciatevi di santa ragione, forza, spingetevi. Il nostro spingometro registrerà la potenza delle vostre spinte e vi regaleremo l’ultimo cd di musica techno di cdb dj (caragnna d’un bagaj). A parlare così è un ragazzotto con i capelli lunghi, stranamente puliti, visto l’ambiente. Quando, poco dopo, viene aperto il cancello, improvvisamente, le spinte ripetute dei vari ragazzotti fanno sbattere violentemente contro il cancello una ragazzina, che si sgorbia il viso, che, in breve tempo, è coperto di sangue, ma é contenta, perché si sta divertendo. Brando ha già rischiato di cadere un paio di volte, e bestemmiava tanto. Entrano nel cortile di cemento. Nel cortile di cemento si sta più larghi, c’é una corrente di persone che si dirige, come se fosse un corpo unico, dentro la sala. Quando il concerto inizia il gruppo é in forma, bello carico, il cantante sembra solo un po’ ingrassato, ma é normale, vista l’età, non sempre si può essere in forma. Non canta da diversi anni. Brando entra e vede assai poco del palco, una ragazza si sente svenire. È bella, pulita e di sinistra: veramente fuori posto lì. Infatti è svenuta. Il corpaccione del pubblico ondeggia paurosamente per alcune volte, andando a sfiorare i macchinari della band. Guagliù, stateve accuorti, perché si rompono le attrezzature. Ma un pezzo di corpo si stacca, Buck, il pastore tedesco di un punkabbestia, ha mangiato peso. Evacua e quello è quasi l’atto finale di una tragedia, che é iniziata con un pestone che gli ha procurato sicuramente un ematoma, non ha bestemmiato e questo é strano. È continuata con una gomitata che gli ha procurato una lieve emorragia nasale, ora la sua camicia é diventata una tavolozza. Quando lo spintone colpisce brando, é il colpo di grazia. Cazzoooo, cazzo, cazzo, il corpaccione, che ha perso una delle sue membra, grida all’unisono, i fasci, i fasci, aiuto, aiuto, si salvi chi può. Tante zucche pelate, tante zucche pelate, come un bosco di alberi nudi. Il corpaccione all’interno della sala concerti é una foresta invece, che si sta smembrando molto velocemente come sotto ad un bombardamento al napalm. Anche Brando scappa, anche Brando corre perché la paura di fascistoni armati di tirapugni e manganelli fa passare tutto, non c’è più dolore. Corre verso l’angolo destro del grande cortile, dove ci sono blocchi di ferro che arrivano fino al limite del cancello. Brando si arrampica, riesce a scavalcare il cancello e scende dall’altra parte. I pantaloni sono sbragati, mentre le urla feroci del bosco di alberi nudi riempiono l’aria. All’armi! All’armi! All’armi siam fascisti, terror dei comunisti.

E noi del Fascio siamo i componenti

la causa sosterrem fino alla morte

e lotteremo sempre forte forte

finché terremo il nostro sangue in cuor.

che sarà sempre il nostro amor. Etc.

Due, tre, quattro cortili di cemento, cinque cortili di cemento, fabbriche dismesse, il deserto della periferia e un magazzino dei cinesi attraversano per pochi secondi la sua mente. Un’ombra verde militare entra per qualche secondo nella sua mente, ma tutto il sangue affluisce alle sue gambe e le scariche di adrenalina non gli fanno neanche comprendere quello che gli accade intorno. Quando arriva a casa, si deve pulire e medicare e quasi non ha il tempo per pensare a quello che sta succedendo nello spazio antagonista occupato. Forse sono riusciti a fuggire dai fasci, forse no. Si lava e rimane in mutande e canottiera. Quella sera andò a letto prima del solito. Qualcuno ha deciso che il circoletto doveva essere punito per l’inefficienza nell’organizzare tutto.

 

 

Il professore timido, qualche volta é più stanco, qualche volta pensa che non ce la farà mai. Ritorna al parcheggione, vicino all’ospedale, e si dirige verso la città. W il parcheggione e i suoi arrivi e partenze, i suoi transiti lenti, viva il sole. Per ogni dialogo con l’angelo, per ogni mezza parola, per ogni sillaba e per ogni sospiro. La città scorre davanti ai suoi occhi a destra e a sinistra, prima ancora che lui potesse rendersene conto arriva a casa e trova sul muretto davanti alla finestra della sua cucina una figura che conosce.

Почему? Era Lavinia, Ты меня увидешь и только почему?[10] Что я должен тебя сказать, я думал что ты в Риме, сейчас я вижу тебя здесь[11], rispose lui quando lei si era stupita del suo stupore, я хотел бы войти в дом[12], gli disse. Моя мамочка позволила мне, уехать из Рима. Мне хочется не только одна личность, мне хочется два или больше личностей, я хотел бы говорить по французкий, по англиский, по немецкий, потому что мне не хватает только один язык.[13] Entrando in casa si sente il rumore dei tacchi di una vicina argentina, la Carmelinda. Sono le due del pomeriggio di una giornata bella, ma non bellissima. Bottana, bottana, grandissima bottana, bottana, la terrona del primo piano grida contro l’argentina, una bellissima donna con la minchia che adora le scarpe con i tacchi e ci cammina sempre, bottana, non devi camminare con le scarpe con i tacchi, bottana, la terrona del primo piano, donna Santuzza é chiamata rapporto 1 a 1 come diceva Vito Cattozzo[14], un metro e quaranta per centoquaranta chili, con i baffi e un po’ di barba. È sicula dentro e amante di mille scansie, la soap opera più gettonata del periodo. Покушаем?[15] Mangiano in bianco, la dieta mediterranea. Quel giorno di primavera quasi si sta per tramutare in un quasi novembre da schifo, succede mentre stanno mangiando. Lavinia mangia poco e con scarso piacere, anche se il professore timido cucina in modo almeno accettabile. Je voudrais aller quelque part[16], si meraviglia molto il professore, si meraviglia tanto, perché non l’ha mai sentita parlare in francese, si meraviglia forse di più di quando parla italiano. Il professore timido pensa che lei non ami l’italiano, perché non ama la madre, un puttanone che crede di essere la perfetta donna di sinistra. Il professore timido pensa che lei voglia parlare russo, perché sa a fatica chi é suo padre, poi, dopo un secondo di quei pensieri pensa di essere un deficiente che fà delle oscure congetture da pseudo psicologo. Quando prendono il caffè, si ode in lontananza il rumore di un coltello che affonda nelle carni, il sangue della bella Carmelinda sgorga sul pavimento del primo piano, ma il professore timido e Lavinia non lo possono vedere. Non potrebbero fare niente, niente, perché il nuovo governo del partito unico dei buoni e degli stronzi ha depenalizzato il reato di omicidio per lite condominiale. La vecchia terrona si sarebbe potuta beccare al massimo una multa da 50 euro, che lei sarebbe stata pronta a versare subito, anche se si sarebbe certamente lamentata   della mancanza di un vero spirito liberale da ‘stu guvernu di fitusi e crasti che combina cose vastase. Io guadagno i soldi, che ci devo fare, guadagno i soldi e debbo pagare la multa, pecché chista bottana faciva casino con i tacchi. I due rimangono in silenzio, Lavinia trema leggermente. Non ha mai capito bene cosa sia il federalismo, anche se é stato tanto spiegato. Federalismo significa rinforzare le autonomie locali, per avvicinare il potere ai cittadini, quale potere è mai più vicino di quello dei condomini. Basta salire o scendere di qualche piano le scale o utilizzare l’ascensore, o, al massimo, andare nel palazzo di fianco. È così che un partito nordista ha ottenuto il rinforzo dei poteri del condominio, che può anche emettere una propria moneta. Sfortunatamente non ha ancora il potere di istituire la propria polizia, ma dei passi avanti in direzione della libertà sono stati fatti. È il naturale corso della politica, si sa, come dice qualcuno, che i tempi cambiano e bisogna adattarsi ai tempi, dalle regioni, alle province, alle comunità montane, ai comuni, ai quartieri e ai condomini, questo è il federalismo. Qualche condominio particolarmente ricco ha già dichiarato l’indipendenza.

Dopo i secondi di silenzio, il professore timido le chiede, Où veux-tu aller?[17], Мне нравится море, море, адрятическое море[18],  Je veux demontrer que Monsieur proust est un idiot.  Les lieux qui causent des souvenirs de l’enfance doivent être détruits, ma mère me portait à Cesenatico, quand j’étais toute petite, et j’entendais qu’elle était foutue par des grands hommes négres.[19]Il professore timido fà un cenno con il capo, senza rispondere, e si mette il cappotto, lei lo segue. Non si ricorda mai tutta la girandola dei fidanzati che ha avuto quella donna, ma non vuole fare troppe domande. Ha paura di disturbare. Salgono in macchina e partono, dopo poche centinaia di metri rimangono bloccati nel traffico, senza capire il perché. Non c’é un incidente, non é successo nulla di serio, ma restano fermi per quasi un’ora, intrappolati in un corpaccione improbabile di macchine. Il professore timido non accende la radio, ma non parla nemmeno, perché la presenza di Lavinia lo inquieta, e lo inquieta ancora di più il fatto che non gli abbia ancora spiegato il motivo della sua presenza e, nello stesso tempo, ha anche paura di sentirne il racconto. Infila l’autostrada che, nel tratto cittadino, scorre ancora a due corsie, e, lentamente, si dirige verso la meta. Gli sguardi di entrambi sembrano sereni, fissi in avanti. L’autostrada è monotona, monocorde, come certe litanie o certe spiegazioni di insegnanti ignoranti e saccenti, ma ben si adatta all’umore dei due. Tutti guardano fissi, senza parlare, su quell’autostrada. Sembra che il grigio del cielo abbia tolto la voce a tutti quei viaggiatori, anche a quelli che lampeggiano e superano il professore timido, perché va al massimo agli ottanta all’ora.  Un pannello elettronico, ad un certo punto, segnala l’alt, tutte le altre automobili dei muti veri o presunti sono ferme poco più avanti nei pressi di un assurdo ponte, progettato da un assurdo architetto ex di sinistra e convertito a contenzione e commiserazione. Dal ponte come per magia, viene fatto scendere un megaschermo a cristalli liquidi che si accende. È un grande passo avanti per l’umanità intera, un vero passo avanti che resterà nella storia,  il federalismo, tanto voluto da un certo partito nordista, ora parte del partito dei buoni e degli stronzi, ha vinto. La repubblica italiana, con la cui bandiera qualcuno voleva spazzarsi qualche parte del corpo, é finita da tempo e bisogna festeggiarne l’avversario. Ora c’è la confederazione padano-terronica, la parte nord é guidata da un governo forte ed è costituita da una federazione di liberi condomini, la parte sud è governata direttamente, sinceramente da cosa nostra, senza ipocrisie, visto che governava già. Al di sopra di tutto, a coordinare tutto, c’è il governo, con il suo presidente, governo, chiamato anche il grande consiglio della verità. Bisogna compilare delle verità e punire, anche con l’eliminazione fisica, chi non le rispetta. In nomine patri. Non parlano, il professore timido e Lavinia, e Cesenatico si presenta davanti a loro, con un segnale luminoso che trafigge la nebbia. I cancelli del grande campo di concentramento per turisti sono stati aperti, per colmare eventuali vuoti della stagione turistica, c’era qualche turista che si azzardava anche ad andare verso lidi più ospitali con temperature più miti di quelle italiane del mese di marzo-aprile. I reprobi vengono deportati, si chiamano respingimenti, verso riviera. Il paese sembra immerso nella nebbia, o forse la nebbia è dentro di loro. Attraversano ponente e le poche ombre che vedono sono l’unica consolazione, sta abbrunando, e non parlano, l’automobile passa nei pressi della stazione e attraversa un ponte, passa di fianco al vecchio teatro all’aperto e imbocca una strada dedicata all’omonimo di un premio Nobel, Lavinia richiama l’attenzione del professore timido, tu vois, c’est la maison, où la salope de ma mère était foutue.[20] Smette di parlare e una sola lacrima le scende sulle guance, ma una sola, non di più, la macchina continua il proprio viaggio, e la sagoma di una banca si staglia prepotente, davanti ai loro occhi. Il professore timido frena come se avesse visto chissà che cosa. Cosa c’era stato lì un tempo, cosa aveva provocato quella reazione in una persona così controllata. Una camera, tante camere e tante voci di bambini e adulti in coro, le diecine del rosario nella testa di quell’uomo.  Nel bosco c’è un ometto gentile e bel, nel bosco c’è un ometto gentile e bel, il prete che gestiva la colonia estiva san Patroclo veniva a controllare che ci lavassimo bene durante la doccia, ma preferiva controllare i maschi e, chissà perché aiutava sempre me ad insaponarmi, diceva che avrei dovuto imparare. Quando venivano assegnate le camere, non so perché capitavo sempre a letto con il prete. Mi diceva di non mettermi i pantaloncini del pigiama estivo, è troppo caldo, il tuo corpo deve respirare, ma io disobbedivo, ero piccolo. Dio lo vuole, il signore lo vuole, se non lo fai piange, piange forte. Nel bosco c’è un ometto gentile e bel, il prete ripeteva sempre la cantilena e la mormorava mentre mi abbassava i pantaloncini lentamente, mentre infilava la mano nelle mutandine. Chissà perché lo faceva sempre di notte, io avevo sonno, ma un po’ mi piaceva, anche se ero piccolo. Il professore timido pensava queste cose e per un attimo tremò. Anche quando le donne fanno la stessa cosa, da adulto, di mettergli la mano nelle mutande, trenta centimetri non si dimenticano, lui trema un po’. La colonia san Patroclo, si è perfino scordato che era là, in quel paese che sembra buio e cattivo nell’imbrunire di marzo. Forse é vero che al professore timido piaceva la manona di quel pretone che dolcemente gli afferrava il pacco ipertrofico, ma gli dispiaceva che qualcun altro prendesse l’iniziativa sul suo corpo, quasi lo traumatizzava. Non gli piaceva nemmeno quando le donne facevano la stessa cosa che faceva quel pretone, anche quando lo faceva Lavinia e aveva 13 anni scarsi. Povero professore timido, da bambino il pretone gli infilava la manina nelle mutandine con gli orsetti e da grande una finta bambina gli avrebbe fatto la stessa cosa. Ma la Lavinia che aveva 13 anni scarsi e che l’aveva fatto finire in galera per la seconda volta nella sua vita, era morta. Di fianco a lui c’era una donna con una mente e un cuore in tumulto, intimidita e addolorata perché quell’uomo, quel quasi diabolico e affascinante insegnante di uso delle armi l’aveva sedotta e ora non c’era più. Я хочу на пляж, только пляж[21], al professore timido sembra un’idea un po’ folle, fà freddo e c’è vento, ma non glielo dice e si dirige senza parlare verso la spiaggia, nella strada parallela alla grande strada principale, dedicata ad uno pseudo scrittore del novecento, un po’ trombone. Il vecchio e glorioso grand hotel compare tra le brume, messaggio di resistenza alla modernità prepotente, alcuni negozi sono aperti e altri stanno riaprendo, ma non sembrano ammantati dalla gioia un po’ volgare della stagione estiva, ci sono meno merci. È una città diversa, una città che ridiventa un paesino dopo l’estate, che smette di essere al centro dell’universo, da quando il Galileo autunno ne confuta gli assiomi tolemaici. Ci sono un pub, quasi old style, o che ci va vicino, a ricordare che il paese vive lo stesso e che non vive solo di quelle orde un po’ barbare dei tre mesi. I pub con i tavoloni di legno e le luci basse fanno inverno anche d’estate, anche se c’è l’aria condizionata. Il professore timido infila la prima laterale ed entra in una specie di città morta, fatta di negozi chiusi e di manifesti ingialliti, come dice quella canzone[22]… Alcuni stabilimenti balneari sono chiusi da staccionate, palizzate di vari colori, e dalle varie grandezze, che fanno contrasto con il nitore, e la pulizia della strada, perfettamente risistemata dal comune, dopo anni di paesaggi selvaggi. Qualcuno è già aperto, in preparazione della stagione. Qualcuno troppo pignolo potrebbe sostenere che è tutto fin troppo in ordine. Quando gli occhi di Lavinia si fermano su un pertugio, tra un bagno e l’altro, i suoi movimenti divengono, ad un tratto, veloci e decisi, dopo l’immobilità del viaggio e i movimenti lenti, fin troppo lenti, di quando é scesa dalla macchina. Ci saranno stati una decina di gradi, ma i vestiti rapidamente cadono sulla sabbia, e il corpo di Lavinia si svela come un pugno in faccia per il professore timido. Il professore timido l’aveva già vista da falsa bambina con i seni acerbi e la pelle bianca, le gambe già lunghe, sembrava un piccolo airone, tanto erano magre e lunghe. È bionda, ma nemmeno tanto. Si mette a correre verso l’acqua, forse è la parte russa dentro di lei che le fà sentire meno il freddo. Dopo essersi reso conto, l’estensore di queste note, di aver esaurito le banalità con questa sul grande popolo russo, promette di essere meno scontato. Il professore timido inizia a spogliarsi e, in qualche secondo, perde i vestiti e anche con un po’ di paura, si mette a correre dietro la ragazza. Si ricorda di un bel film che ha visto qualche anno prima.[23] L’acqua non é più fredda… Ti darò il mio corpo, e usciranno dal mio fragile involucro muscoli potenti, i miei pettorali sono un luogo per la tua anima. Le mie braccia sono una morsa che ti stringe a me, voglio mangiarti, voglio fagocitarti, non voglio che mi scappi più. L’acqua di questo mare sarà come una vasca da bagno, più nulla mi fa paura, più nulla, sarà il liquido amniotico dal quale nasceremo. Pensa, ma non parla, il professore, pensa, non avrebbe senso parlare. Voglio darti il bacio più lungo della mia vita, più lungo della mia vita, è la prima volta che la sente parlare in italiano al di fuori delle lezioni, e questo lo sorprende, lo sorprende ma non lo turba. Forse gli ha fatto bene ripensare a quello che gli é successo quando era in colonia, forse i traumi fortificano, sostiene qualcuno. Non si guardano in faccia, chiudono gli occhi, in mezzo all’acqua che diventa scura per la notte. La gioia, la vita che scorre violenta dentro e scatena gli umori del corpo, i nervi e i muscoli che si tendono, e una parte di te, o forse tutto te stesso, entra nella porta del cuore e della carne di Lavinia, forse ora é una vera donna. È impossibile calcolare quanto tempo trascorrono nell’acqua, è impossibile e anche insultante. Quando esiste l’amore, vero, quello vero, nulla si deve contare, nulla. Non avevano freddo, di solito non ha freddo e sonno chi è scampato ad un pericolo più grave, almeno a volte. Se sono scampato a quel pericolo, come, ad esempio ad un ricovero in ospedale per una crisi d’asma, vuol dire che anche poche ore di sonno basteranno, pensa un giorno un piccolo uomo. Il professore timido pensa perfino di andare a recuperare un paio di asciugamani che ha in macchina, e ha solo le mutande inzuppate addosso, se le é rimesse, non si sa mai chi potrebbe incontrare. Due persone corrono in lontananza con la felpa col cappuccio. Si avvolgono nell’asciugamano e rimangono seduti sulla sabbia quasi senza parlare, Ich liebe dich[24], lei lo sussurra, con discrezione, nell’orecchio al professore, che forse non é più timido e guarda la sua pelle, bianca di luna. Osserva il suo pelo pubico quasi albino, e le sfiora la punta del naso con il polpastrello.  Есть только один ресторан открыт не далеко, пойдем пешком[25],  si vestono e vanno verso il ristorante, che sta proprio di fronte al pub con i tavoloni di legno. È tutto bianco, fin troppo chiaro. Il padrone del ristorante é anche lo chef e il maître di sala, per questo il servizio é un po’ laborioso. Est-ce tu as vu l’einsegnant[26], le domanda il professore, forse non più timido, le terrible, chiaramente si riferisce a quello di uso delle armi, sparito da tempo. Я больше его не увидел с давно[27], risponde seccamente la ragazza, sembra che non voglia parlarne. È stata una vicenda traumatica, quella del suo rapporto con quell’uomo, così bello e ganzo, assomigliava quasi ad un protagonista del cosiddetto star-system. È affascinante e maledetto, pensano alcuni, soprattutto alcune. J’ai commencé a lire le Werther[28] et un roman de la literature bulgare, c’est-à-dire, Sous le joug. Je voudrais croire qu’on ne peut pas se tuer pour l’amour, comme soutient le médecin de Kandov. Tu connais ce roman? Je parle trop en français, il me semble d’être devenue une foutue occidentaliste.[29][30] La ragazza parla con evidente agitazione. Sembra che senta qualcosa di particolare dentro di sé. Medita ancora su Werther, e fà anche riferimento a Foscolo, all’Ortis[31], che si é suicidato pure lui, ma anche alle numerose imitazioni russe del celebre romanzo epistolare. Parla anche del problema del punto di vista in letteratura, soffermandosi anche su come viene raccontato il suicidio dai vari scrittori.

ITALIA MERDA, ITALIA ITALIA VAFFANCULO. LA VITA È TRADUZIONE LA VITA È TRADUZIONE, che strane scritte vede sui muri all’esterno il professore timido, che sembra un po’ alienato. Lo mette a disagio tutto quel bianco spoglio, disadorno, quel bianco volgare, pesante che caratterizza le pareti di quel ristorante. Si mangia bene. Non si accorgono che sta arrivando un’Audi nera, scendono un individuo basso vestito di nero, e un individuo alto vestito di nero, in pelle.  Si avviano verso il ristorante, ed entrano, uno é biondo alto con gli occhi azzurri, l’altro é piccolo e moro. Aprono la porta del ristorante, e si avviano veloci verso il tavolo al quale sono seduti i due. Tu sais, la vielle salope de ma mère est devenue ministre, tu ne peux pas comprendre, c’est quelque chose de vraiment horrible. Elle veut faire quelque chose que tu ne peux pas imaginer, une secte religieuse.[32]Что,[33] replica il professore timido. Buonasera, il più basso guarda i due, la signorina Lavinia, sì, sono io, fà la ragazza intimidita, siamo della scorta privata di sua madre, uno mostra un tesserino di P.S., per ragioni di sicurezza lei dovrebbe seguirci, è una disposizione di sicurezza, sua madre è al corrente. Cosa, replica Lavinia infastidita, se crede può telefonarle, aggiunge il lungo, mentre lei legge che il più piccolo si chiama Domenico Rannisi, telefona alla madre. Che cazzo è ‘sta storia, esordisce la ragazza, ciaoooo ciaao amore, come staaaai, che stai facendo di bello, ti stai divertendo, sì, fino a poco fa sì, fino a prima che tu mi chiamassi, la ragazza è sempre più contrariata. Tesoro, lo sai che ho partecipato al primo campeggio dei pacifisti italiani International peace future camp, bla bla bla bla, bla per ragioni di sicurezza ti chiedo bla bla bla, bla riceverai in regalo una bellissima automobile, la ragazza chiude la conversazione con un vaffanculo e si avvia con i due agenti.

 

 

È proprio bello qua, è proprio bello qua, pensa Gaetano Ascione, appena arrivato all’aeroporto di San José in Costarica, un alto dirigente del ministero lo ha caldamente pregato di andarsene dall’Italia, perché rischia grosso, veramente grosso. Non é proprio contentissimo di essersene andato, ma non ha altra scelta. Gli hanno consigliato di andare in Messico, ma lui ha contravvenuto agli ordini o ai consigli, dopo aver detto di sì, all’inizio.

All’aeroporto di Città del Messico, un taxista sta aspettando nella grande piazza, ma aspetta invano, é un uomo senza capelli, alto e robusto, con la pistola. Aspetta invano. Prende il telefono, non posso, dice.

TRADURRE È POTERE

Mio dio santo, mio diooo santo, io che volevo bene, iooo che volevo bene a questo povero uomo e desideravo per lui una soppressione cristiana, risponde una voce femminile, escono lacrime di una sostanza opalescente[34].

L’ex moglie di Gerardo, Rosaria, abita a Cuba, poco distante, Rosaria Lo Presti, che stai a ‘ffa mò, ci ha pensato solo per un attimo. Non ha avuto altre donne oltre a lei, forse perché nessun altro l’avrebbe sopportato. Prende un taxi, che si avvia verso un albergo, che gli é stato consigliato al punto informazioni dell’aeroporto.

 

 

Amerò la vodka, amerò la vodka, come se fosse l’amante perduta, da riconquistare, c’era quel tale che aveva scritto quello pseudo poema in prosa.[35] Sempre di più, la vodka russa costa poco, troppo poco, un euro, due euro, e continua a bere, la bella ragazza dalla pelle chiara, coraggio Lavinia, coraggio, bevi, bevi per scordare, come si dice. Sta in una bellissima camera che non ha mai visto e che odia, la madre ha comprato un bellissimo appartamento nella città eterna da quando è stata nominata ministra. Si é anche occupata di insabbiare quella notiziola degli organi, quelli trovati al circoletto che frequenta da anni. Lo stomaco sempre piatto della ragazza si sta gonfiando come un otre per la vodka e da quella boccuccia esce un rutto. Ora sarebbe stata controllata dalla scorta, ora la sua vita da donna libera é finita.

Mimmo Rannisi sta guardando l’e-mail e si introduce nell’e-mail di Rosalia, Mimmo si introduce senza bisogno di password. Controlla le prenotazioni aeree effettuate via internet dalla signora. La signora Scapece ama il Sud America, va spesso in Costa Rica. A pensarci bene, Mimmo si chiama così veramente? A pensarci bene è segno di forza o debolezza avere un nome? Che cosa è un nome, mario giovanni partito comunista partito socialista movimento sociale, il nome identifica, il nome delimita, essere senza nome vuol dire averne tanti, vuol dire potere averli tutti. Il potere della nominazione.

 

 

La cittadina di fianco alla grande striscia d’asfalto un tempo era stata l’ultimo avanposto del comune di b contro una grande città romagnola. Quel giorno il professore ha pensato che sarebbe stato il caso di svagarsi un po’.

 

 

Sembra che tutto sia sotto controllo per Mimmo Rannisi. Il cielo nell’altra stanza ha cambiato colore. Per Lavinia sembra che si sia fermato il tempo per poi riprendere, sembra che i suoi peluches si siano animati, come il cagnone san Bernardo. Sembra il fantastico mondo di Paul[36], ma che cazzo aveva bevuto. Basta pensare agli uomini, basta pensare ai più grandi, mi sono rotta, adesso mi fidanzo con una giovane bottiglia di vodka. Mi fidanzo con gli uomini più grandi, forse perché non so neanche chi è mio padre. Quella puttana hippie di mia madre si faceva fottere da tutti, da proprio tutti. Mi sento la testa girare, penso che cadrò sul pavimento. Cazzo, questa moquette non è proprio comoda, ma resterò qui anche perché non so cos’altro fare. Mi sembra che il mio petto, il mio cuore stiano esplodendo, oddio il vomito, oddio non riesco a respirare. Speriamo che quello stronzo di là non mi senta. Vorrei farmi una canna, se solo non avessi la scorta, vorrei calarmi una pasta. Il cellulare di Mimmo suona, vai, vattene immediatamente, hanno scoperto tutto e provvederanno a far fuori la ragazza se non la porti via. La grande cicciona vuole farla pagare alla ministra, vuol fargliela pagare.

 

 

Una ragazza di origine russa sta per entrare in coma etilico
Lucy in the sky with diamonds,
Lucy in the sky with diamonds,
Lucy in the sky with diamonds[37],
Ah… Ah… Mi sento scossa agitata agitata un po’ nervosa
acida come di
più non si può di più non si può come un acido.
Mi sento grande come una
città come una città una gigante
acido suono sento solo te sento solo te il resto che
cos’è
acida sempre acido per me acido per te acido cos’e’ …

Uuuuuuuuuuuuuuhhhhhoooooooooooooooooo
[38]

 

 

Coma etilico

Il coma etilico[39] è uno stato neurologico alterato causato da un’intossicazione di etanolo (circa il 3 per mille di etanolo nel sangue).

La quantità di etanolo che causa il coma etilico varia da persona a persona e dalla gradazione alcolica delle bevande ingerite. Il coma etilico è molto pericoloso perché può provocare l’arresto cardiocircolatorio o l’arresto respiratorio. Una persona in questa situazione deve essere subito soccorsa e portata in ospedale.

 

 

Gli uomini sono soliti infatti significare con i nomi non

solo le cose, ma, insieme, anche le loro passioni, come

l’amore, l’odio, l’ira, ecc.; onde accade che quello che

uno chiama democrazia, l’altro chiama anarchia; quello

che uno chiama aristocrazia, l’altro chiama oligarchia; e

chi è definito da uno come re, è detto dall’altro tiranno

[…] Perciò regno e tirannide non sono forme diverse di

Stato; bensì allo stesso monarca viene dato il nome di re

in segno di onore, di tiranno in segno di disprezzo.

  1. Hobbes, De cive[40], cap. VII, §§ 2-3

 

 

 

 

La notte stessa Lavinia è all’ospedale per coma etilico. Si risveglia malamente. È inutile dire che alla ragazza non fece per nulla piacere essere portata via di forza dall’ospedale, dove era appena arrivata, su un’automobile nera e lussuosa in un grande albergo lussuoso. Ha ben poca forza per potersi ribellare. Si é risvegliata dal coma etilico, ma ha continuato a vomitare nella macchina dei due uomini. I due uomini non sono contenti di avere la macchina sporca di vomito giallo, ma non possono dimostrarlo. Non sono pagati per mostrare i propri sentimenti. C’é una figura alta imponente e senza capelli che si sta allontanando dall’ospedale, ha un loden, nella tasca interna porta una pistola. Vuole punire Rosalia Scapece e la figlia facendo fuori la figlia, quella comunista della madre si é dimostrata incapace di eseguire i piani dell’organizzazione. Qualcuno, qualcuno molto pio, si sta occupando di far fuori la madre almeno dal punto di vista politico, é stato persino preparato un bel video in cui la madre si sta facendo frustare da un trans negro. Quella figura alta e imponente pensa, questi comunisti non sono molto diversi da come sono nel mio paese. Quando sta per salire su un automobile, si domanda come mai qualcuno ha previsto le sue mosse, così come è successo in Costa Rica. Un po’ gli dispiaceva dovere uccidere quella ragazza, in fin dei conti, le aveva voluto anche bene, solo che lei si spaventava un po’ troppo, quando lui si faceva frustare nudo sul pavimento.

 

 

Questa storia è una storia di grandi personalità e di piccoli uomini, ma forse sono più i piccoli uomini che fanno la storia. Biasugone è un uomo di cinquant’anni che vive all’estrema periferia della città. Una volta era dirigente d’azienda, ma quella vita gli stava stretta. Come poteva un figlio dei fiori, resistere in quella situazione, in giacca e cravatta ai meeting, alle convention, ecc. ecc. Aveva un bello stipendio, la macchina aziendale, ma un bel giorno va dal capo e si licenzia, il capo cerca di convincerlo a rimanere. L’azienda, che, per inciso, produce apparecchiature semaforiche, ha bisogno di lui, delle sue grandi capacità commerciali. Biasugone non ne vuol sapere ed è convinto che anche la sua famiglia la pensi allo stesso modo, che anche sua moglie e suo figlio di una ventina d’anni non abbiano problemi ad abbandonare un lussuoso appartamento in centro, fornito senza spesa dalla ditta, e, soprattutto, un tenore di vita agiato. Quando va a casa a dirlo la sua famiglia è un po’ perplessa, ma non si oppone. Marta, la moglie di Biasugone, ha avuto problemi di droga, eroina, lsd, ha fatto gli anni ’70, sta uscendo dalla droga, tutte quelle sicurezze che si era conquistata le hanno fatto credere di essere guarita. Quando si trasferiscono in un appartamentino di 50 metri quadrati in periferia Marta decide che avrebbe ricominciato a farsi le pere, é proprio brutto quell’appartamento. Biasugone invece é contento, perché non deve più stare in giacca e cravatta, va a ripescare dei maglioni che portava negli anni ’70, ricomincia a farsi le canne e a calarsi di LSD, quella sì che é libertà. Al culmine della felicità decise di compiere il giro del mondo assieme ad un suo amico, spendendo tutti i soldi della lauta liquidazione. Quando è partito,  è rimasto via per un anno, ha salutato frettolosamente i suoi. Al ritorno la moglie é una tossicodipendente all’ultimo stadio, e il figlio non ancora ventenne ha messo incinta un paio di ragazzine, non curandosi dei figli che ha fatto nascere, ma Biasugone è contento. Biasugone é diventato vegetariano, e non può più soffrire che si mangino le salsicce alle feste comuniste. Ha gli amici, una cooperativa di tutela della noce tritata, finanziata dall’unione europea, ma soprattutto il circoletto antimperialista ecc. ecc. Il circolo antimperialista è tutta la sua vita. Ha anche circa un milione di euro di debiti con delle persone vestite di nero con una macchina nera, ma quello é l’ultimo dei problemi. Un giorno, una di quelle persone, una figura imponente e senza capelli, lo é venuto a trovare, l’ha invitato a cena e hanno parlato del più e del meno. Biasugone é un po’ preoccupato, perché sa che il fine di quell’uomo dalla figura imponente non é quello di un’amabile conversazione. Biasugone si domanda se l’invito ha un nesso con il casino scoppiato con la compagna Scapece. Dopo la cena Biasugone lo ha invitato nel suo ufficio, dal quale sentono la musica di un gruppo antimperialista antagonista provenire da un circoletto antifascista ecc. famoso per i concerti anche di gruppi famosi. Abbiamo bisogno di lei, caro Biasugone, lei sa che ci serve concentrazione e un alto livello interiore. Noi siamo degli esteti, abbiamo il bello e per noi il bello, l’idea della pura razza ariana è il capello biondo. Quale è la purezza, il bambino. Lei dovrà gestire con molta gentilezza, ma anche con tanta professionalità dei bambini che affideremo alle sue cure. Non dovrà torcere loro un capello, dovrà fornire loro il cibo, dovrà solo stare attento che non escano da casa sua e poi questi bambini li riprenderemo noi. Se lei farà tutto quello che noi le diciamo, sappia che considereremo saldata una parte dei suoi debiti, in caso contrario non vorrei che le capitasse qualche avvenimento spiacevole. Mi dispiacerebbe molto, veramente molto. Avevamo un altro sistema, prima, non è stato efficace.  Biasugone non ha detto una parola, sa che avrebbe potuto chiedere anche altri soldi, e per questo era contento. Gli portano sempre una coppia di bambini biondi addormentati, li posa in una cameretta e chiude la porta a chiave, dopo averli guardati per un secondo, hanno i capelli lunghi, sia il bimbo che la bimba, avranno dieci anni.

Gerardo Ascione è tornato dall’America, è stato degradato, messo a fare i servizi per la strada in un altro quartiere, rispetto a quello della vecchia caserma. Gerardo Ascione si è tenuto un  pezzo del contenitore, dentro il quale sono stati trovati gli organi. C’è un indirizzo di spedizione, l’ex maresciallo fa fare delle ricerche, ma quell’indirizzo non esiste e non esiste nemmeno il numero di telefono. Ci vuole un po’ per fare delle ricerche. C’è un indirizzo, dove avrebbero dovuto essere inviati i prodotti. Gerardo Ascione prende l’automobile e va sul luogo. Sul luogo non c’è niente, nessuno sa nulla di quel magazzino. Dicono che non ci è mai andato nessuno lì. Il quartiere cinese è straniante. Ascione pensa che sia tutto un depistaggio, bisogna puntare al circoletto.

C’é un giro di bambini biondi che vengono rapiti da una scuola danarosa e consegnati ad una donna pia e grassa ed altri. Vengono fatti spogliare e rivestiti con una tunica bianca e si procede, da parte della donna pia grassa, ma anche degli altri, come si chiamano ancora non si sa, al rito della manipolazione dei genitali senza eiaculazione di sperma. Sicuramente avere portato via quei bambini alle famiglie borghesi e danarose, i loro figli adorati, ha fatto saltare il tappo, sarebbe andato tutto all’aria, ancor più della scoperta del centro, formato da poche persone, tra cui la grassona pia suor Pudibonda, che si propongono la costruzione di una repubblica basata sulla verità assoluta e su dio, eliminando anche fisicamente chi si oppone. La Confederazione Padano-Terronica deve essere sciolta, anche perché, al suo interno, ci sono quelli che molestano i bambini.

Alle volte basta avere voglia di trombare, alle volte un piano satanico può finire per una scopata, sì, proprio per quello. Rosalia Scapece, o la troia, come la chiama il professore timido, é una vera preda da sbattere. Il professore timido ha ritenuto di non andare all’ospedale. Il professore timido vuole scopare e far ubriacare Rosalia Scapece, perché tutto finisca come in una commedia all’italiana sexy degli anni ’70. La carne è debole e il potere del pisello è assai importante. C’é un piano, c’é un piano importante, che comprende ogni aspetto della vita, al professore timido manca un tassello per arrivare alla risoluzione del problema, solo un tassello per completare il mosaico. Vogliono controllare la democrazia, vogliono controllarla per arrivare al dominio autoritario, ma ora quella donna ha sbagliato. Non ha sbagliato perché é una quinta colonna, come pensa la suora cicciona, ha sbagliato perché é troppo presa dagli uomini. Il professore timido ha analizzato tutto, ha hackerato il computer della vecchia vacca senza problemi, alla fine di tutto il particolare più importante l’ha notato sul suv della vecchia vacca, perché i pneumatici erano macchiati di rosso. Perché erano macchiati di terra rossa?

Il tempo passa, il tempo passa senza che le persone se ne accorgano, inconsapevoli. La scuola del centro è bella e prestigiosa, non è stracciacula e sporcacciona come quella di provincia. I genitori un po’ fighi, un pochino solo, dei borghesi illuminati, vogliono iscrivere i figli a quella scuola. Quella mattina di maggio, la coppia Del Mastro ha fissato un appuntamento per vedere la futura scuola del figlio. Si sono appena trasferiti a b., lui era funzionario diplomatico, ha cambiato il proprio lavoro per stare vicino ai genitori di lei, abbastanza anziani. Lui é un quarantenne alto e muscoloso, con gli occhi azzurri e i capelli biondi. Lei é una mora dagli occhi azzurri, i capelli neri lisci fino alle spalle. Sono vestiti da borghesi, potrebbero essere avvocati o notai, magistrati o medici. Il bambino é biondo anche lui, dall’aria sveglia. Il bambino osserva tutto, avidamente, si mette ad osservare il campo da basket, quello da pallavolo, la piscina olimpionica, il campo da badminton e la pista da curling, di cui é dotata la scuola, come il campo in terra rossa di tennis. Il preside della scuola, un fratino dalla voce bassa, dall’apparente età di duecentocinquantanni, dice, ci scusi, il campo in terra rossa non funziona granché bene. La visita dura circa un’ora.

Il professore timido sta cercando di contattare la vecchiaccia troia per scopare, aspetta, aspetta, la contatto solo più tardi, quando dovrebbe essere sul posto, alla riunione della setta. La telecamera ha funzionato bene, manca niente per avere la certezza, manca un nulla. È confermato che la terra rossa che ha trovato sul gippone della vecchia troia, di Rosalia Scapece, é la stessa trovata nel campo da tennis di quella bellissima scuola del centro. Aspetta, aspetta, da quando é tornato nella casa in cui viveva, da quando é uscito di galera, é più contento di viverci, gli piace di più. Ha fatto dei lavoretti, l’ha riammodernata, ha proprio le mani d’oro quel professore timido. Ha perfino partecipato ad un reality show, perché lo hanno costretto quando era in galera, e lo ha vinto. Sembra quasi strano quel personaggio.

 

 

Quando skype gli suona compare sullo schermo il messaggio della chat, добрый день, товарищ, добрый день, керженский дух, игуменский окрик в декретак[41], il professore risponde, галка староверка ходит в чёрной ряске[42]. Hanno chattato in russo e il professore timido è stato molto soddisfatto, molto soddisfatto, anche perché Lavinia é al sicuro, in un paesino tedesco, che sembra quello di Heidi.

Va a casa di lei, ordina qualcosa da mangiare alla rosticceria e andò va nella cantinetta della vecchia troia per prendere un Barolo del 1985, lo apre e inizia a bere con gusto. Mette un cd di Leonard Cohen nel mega stereo, quel cd non deve essere certo di Rosalia, perché lei non ha dei gusti così raffinati, sarà stato di uno dei negroni che si fà abbastanza spesso. Il piatto di lasagne sembra più buono del solito. And we’re still making love
In My Secret Life[43]. Il megaschermo del salone sta muto. Don, don, don, sono le undici e mezza, bisogna chiamare la vaccona, per farla venire qui e scoparla. Amore, amore, come stai, hai visto che ti ho fatto una sorpresa, sono a casa. Sei contenta, vieni qua. L’apparecchio ha già individuato la posizione della vecchia troia. Quando arriva lui é di sotto ad accoglierla. Amore, sali che ti parcheggio io il tuo bel gippone. Sì, caro, mi vado a mettere comoda, sono pronta, sono pronta per una notte super, gli tasta il pacco. Rosalia adorava adorava Gianni Merolone, ti amerò, ti amerò prima che mi venga la diarrea, ti amerò perché il tuo cuore fa rima con il mio amore, fa rima con il mio amore. Ha il cd autografato, lo stanno ascoltando durante la cena. Lei comincia, lei sa tutto, lo sai che il calciatore Ics si è meesso con Esterina Quartodibue e sua sorella Lodovica Quartodibue adesso sta con Mariolino Nasodipane, l’attore e cantante neomelodico napoletano, che ha la madre che recita nella sop operas Il posto delle nespole, ecc. ecc. Conosce tutto del gossip, anche se fuori non ne può parlare, perché lei è un’intellettuale e parla di Fassbinder, Martone, Rohmer, Stupzerstofweren, Szeged, Tostob, Commercio equosolidale terzomondista, violinista marconista. Prima che intervenissero i corpi speciali il professore timido ha voluto scopare, scopare pesantemente con quella puledrona da materasso.

 

 

Stasera voglio bere perché quella stronza è morta, Biasugone sta seduto in casa propria in un angolo per terra, con in mano una bottiglia di vino rosso, o così pare che sia. Ho voglia di piangere, urlare, adesso voglio ridere, voglio ridere perché quella puttana diceva che voleva mettere il pepe al culo alla propria vita. Il pepe al culo, il pepe al culo, ma ve lo immaginate. Solo io, solo io posso mettere il pepe il culo, quella lì non può mettere il pepe al culo a niente, a niente, a niente. Le droghe non fanno male, le droghe fanno male solo agli stronzi, mia moglie è morta perché é una stronza, anche mio figlio é uno stronzo perché è morto. Voglio la rivoluzione, ma voglio anche il vino, voglio la gioia di potere mangiare dove il cane ha leccato, dove la gente, me compreso, ha vomitato, la cagna ha le mestruazioni e sto pensando di berle leccandole dalla vagina perché sono mestruazioni comuniste e antagoniste antifasciste antisessiste antireumatiste, anzi sai che faccio, la prossima volta le bevo. Musica, musica, musiiiiiica. Ma quando la musica é alta, i vicini si lamentano, perché é l’ora del silenzio, chiamano l’amministratore, la musica é poesia e non casino, la musica è poesia cazzo, porca madonna, ma é tardi, chiamiamo la polizia, prooonto, sono la signora Busdazzi, c’è un tale che fa casino, si chiama Biasugone. Una pattuglia pigra gira di notte, é giugno, ma c’è un freddo boia, sono giovani e terroni. Non ne hanno voglia. Non ci vanno. La signora Busdazzi chiama i carabinieri e a fare i servizi c’è Gerardo, Gerardo deve fare la notte da quando è stato degradato. Gerardo ci va, eccome se ci va. Ué, guagliò aprì subbbito, apri subbito, ma Biasugone non sente, è troppo ubriaco. La porta viene sfondata, ma Biasugone non sente, é troppo ubriaco, perché quella stronza di sua moglie ha deciso di morire, ma le pere non fanno male, perché hai deciso di morire brutta stronza, perché. I militari soccorrono Biasugone e vanno in cerca del malefico stereo che diffonde quella musicaccia techno che Gerardo tanto odia, a lui piace Giggi D’alessio. Gli piacciono i neomelodici napoletani. Sfondano una porta, due porte, tre, un bambino biondo dorme, mariscià, ci sta ‘na creatura ca duorme, ma chisto strunzo non tiene mica creature. In un’altra stanza ci sta ‘nu picciriddu biondo, Gerardo interviene, ma chiste song’ e creature scomparute. E’ creature cu e’ capille biondi, t’arricordi, ci stava su o’ggiornale, non m’arricordo mariscià. E chisto è o ‘secuestratore, è cchisto, è cchisto, ma Biasugone è un duro, Biasugone è un rivoluzionario, si risveglia dal suo torpore, grazie al carabiniere, e quando il carabiniere Di Giuseppe, servo della borghesia, si gira, afferra una bottiglia di vetro di birra comprata allo straharddiscount e gliela rompe sulla schiena, ma il carabiniere si rivolta di scatto e gli punta la pistola contro la narice. Che fai strunzo, e che ti credi di essere, sfaccim ‘e merda. Biasugone sente la morte vicina e piange, piange disperatamente, urla. Le urla di Biasugone fanno accorrere Ascione, che c’è, che c’è, chisto ‘strunzo m’ha spaccato una bottiglia di birra addosso. Ascione ha appena spento la musicaccia techno. Ascione gli punta la propria pistola alla narice. Parla strunzo, chi ti manda, parla chi sono i tuoi complici, dai. Sequestratore di creature, faccia di merda, no, non vi dirò niente, compagni dai campi e dalle officine, prendete la falce e portate il martello, scendete giù in piazza con carlo martello. Ammanettate ‘sto strunzo e portatelo in caserma, nel mio ufficio. Lo caricano nell’automobile dei sottoposti, mentre viaggiano verso la caserma, ad Ascione viene in mente un pensiero strano, dove aveva già visto quel Biasugone. Non gli riesce proprio di ricordare. Dove dove, che confusione sarà perché ti amo, e vola vola si sa, sempre più in alto si va, e vola vola vola perché. Adesso Ascione stava cambiando, ascoltava Raffaella Carrà, voleva dedicarsi anche al ballo, aveva saputo che, per rimorchiare delle belle signore, le balere erano un ottimo posto. Ascione é un bell’ometto, dai baffi neri neri sempre ben curati, così come i capelli. Chissà perché Rosaria Lo Presti l’ha lasciato per andare a vivere a Cuba con un altro, forse perché era un bigottone logorroico? Stava iniziando a prendere coscienza della natura della sua tristezza, da un po’ di tempo non era più quell’amante di una volta, quando la madonna e la canzone napoletana per luì erano l’alfa e l’omega.

Ma cazzo, cazzo, grida Ascione, facendo trasalire il suo commilitone in automobile con lui. Il commilitone si stupisce sempre di più perché Gerardo urla, Gerardo si incazza, non sembra più la persona di prima, quello delle canzoni napoletane di una volta. Gerardo sta cambiando.

Biasugone è del circoletto. Quello degli organi, quello della Scapece, quello della Scapece. Dobbiamo andare dalla Scapece, dalla Scapece. Entrano nella caserma con Biasugone circondato dai militari, ammanettato dietro la schiena, i segni di uno schiaffone sul volto. Portatelo nel mio ufficio, disse Ascione, non è mai stato nominato il maresciallo e lui ne esercita le funzioni. Fanno sedere Biasugone, gli stanno attorno i componenti dell’arma in piedi, con l’aria truce. Lo sai, caro, che se vogliamo, da qui non esci vivo, e non ti verrà a cercare nessuno, tanto sei un figlio di puttana sbandato, sappiamo tutto di te, sai, bastardo, parte Ascione. Non dirò un cazzo, vigliacchi, idioti, servi del padrone, grida Biasugone. Di Giuseppe gli molla uno schiaffo sull’altra guancia, Biasugone ondeggia un secondo. Non dirò un cazzo. E come, non dici un cazzo, e come fai, lo sai che non vedrai più tuo figlio, lo sai, lo sai che lo roviniamo tuo figlio, se non parli, lo sai che lo roviniamo. Non me ne frega niente, e giù un altro sganassone. Tu saresti un comunista, gli dice Gerardo, ora parla solo lui, gli altri menano solo, e collabori con quegli sfacimma facce e’merda, lo sai, eh? Pezz’e merda. Chilli song’ fasciste. Biasugone, che ha ricevuto uno sganassone supplementare nel frattempo, non lo sai che anche il fascismo contiene uno spunto rivoluzionario, non hai mai letto il filosofo compagno underground technosound ultracore susann dei marinai, non l’hai mai letto ignorante borghese. Sappiamo che tuo figlio fa certe cose con i bambini, lo sappiamo eh, che gli piacciono tanto tanto i bambini. Parla, il viso di Biasugone sbianca, parlo, solo se risparmiate mio figlio. È un ragazzo tanto innocente, è un bravo ragazzo, i bambini li accarezza appena sul pisellino, come facevo io con lui. Sta tranquillo, sta tranquillo, non gli facciamo niente, questo rimarrà solo un piccolo segreto. Io sono un uomo d’onore, sono un uomo d’onore, se parli, ti diamo cinquanta mila euro e una bella casa in affitto, altrimenti sei rovinato. Al processo avrai sconti di pena e non farai che pochi giorni di carcere, perché sarai incluso tra i collaboranti. Sarai protetto da una scorta e trasferito in una località segreta. Altrimenti ti roviniamo, eh eh eh. Tieni tanti di quei reati. Parlerò, parlerò, parlerò, a Biasugone quasi viene da piangere. La sua voce é rotta. Io custodisco quei bambini, perché mi vengono portati da un uomo con la testa calva, alto e distinto. Sai il nome, lo interrompe Gerardo. No, no, ve lo giuro. Ti telefona questo pelato, ribatte il maresciallo. Forse una volta, qualche secondo. Dove lo tieni il cellulare. Di Giuseppe gli infila una mano nella tasca, ritrae la mano con ribrezzo, per il sudiciume che c’é all’interno. Porge il cellulare ad Ascione, che telefona ad un suo amico, perito per la polizia. Arriva un ragazzo-uomo biondo, dai lineamenti slavi. Si sono conosciuti da poco Gerardo e lui, ma sono diventati subito amici. Quel ragazzo non dorme mai, avrà avuto all’incirca quarant’anni. Si muove verso il laboratorio in motorino, gli ha promesso risultati in tempi rapidissimi, Ascione dovrà cacciare i soldi di persona, visto che non si tratta di una perizia ortodossa.

Biasugone viene chiuso in camera di sicurezza, mentre un gruppo di carabinieri si prepara per andare ad arrestare il figlio di Biasugone, visto che il gip ha emesso un ordinanza di custodia cautelare.

Poco dopo Ascione torna da Biasugone, allora continuiamo, hai visto qualcun altro dell’organizzazione in questi giorni, no, sei sicuro, guarda che se mi menti mi incazzo, no non ho visto nessuno, ha qualcosa di strano quel personaggio, che automobile ha. Io non ho mai parlato di un’organizzazione, replica sorpreso Biasugone. Una Bmw nera, la targa te l’arricordi, no. E la Scapece, che rapporti tieni con la Scapece, la Scapece mi ha detto che aveva un piano per farci guadagnare un sacco di pilla, a me e ai compagni del circolo antimperialista antagonista ecc.  e come, esiste un modo per guadagnare tanti soldi, ma sei sicuro, gli dice Ascione. Tu sai qualcosa degli organi, io, no, nulla sapevo. Ed é Ascione a mollargli uno sberlone. Tu sai, sai, sì che so, so, che ci sono questi organi, ma da chi vengano non si sa. Mariscià, ci sta l’esperto al telefono. Arrivo, arrivo, corre Ascione, da te torno dopo. Nel telefonino di Biasugone c’è una chiamata da una scheda giapponese, proveniente da una cella di b. A chi é intestata la scheda bolognese, la scheda bolognese è intestata ad un pregiudicato, Romolo Galli, scomparso da diversi anni, ma di cui non è stata dichiarata la morte presunta. Da che cella è partita, da una cella del centro. In centro ci sta la scuola prestigiosa, dalla quale sono state rapite le creature. Chi si occupa di Giappone in centro, pensa a voce alta Ascione, dopo avere salutato il suo amico esperto. Il suo amico esperto telefona al professore timido, parlano in russo. Di Giuseppe si mette ad effettuare ricerche, uno dei palazzi vicini alla scuola dei bambini biondi é Palazzo Belliazzi, sede della associazione per la riscoperta culturale della città di Shimonoseki, che si riunisce spesso per curiosi convegni sul paese del sol levante e in particolare Marc Landers. Durante l’ultima guerra, in quel palazzo del centro storico, nei sotterranei, é stato scavato un passaggio segreto che conduce verso la scuola dei bambini biondi. Ah, ecco tutto, la scuola dei bambini biondi. È stato utilizzato quel passaggio segreto, che serviva al gerarcone padrone di casa per scappare, per andare a prendere i bambini, ritenuti misteriosamente scomparsi durante le lezioni. C’è chi ha azzardato che avessero scassinato il cancello durante l’intervallo. Il quadro si sta componendo.

Da dove vengono quegli organi, questa é un’altra domanda. L’anello di congiunzione é rappresentato dalla Scapece, che ora sta in una camera di sicurezza della polizia, dopo che i corpi speciali sono andati a prenderla. È accusata anche di aver organizzato un traffico di bambini provenienti dall’Africa, per allevarli secondo le tradizioni ecologiste e vegetariane e dell’hard discount, e per riempirli di ormoni per farli diventare superdotati, oltre che del traffico d’organi. Associazione a delinquere finalizzata al traffico di materiale pedopornografico, sequestro di persona, stupri plurimi. C’é la questione degli organi, la violazione della legge Anselmi, ecc.

La vecchia troia é finalmente rovinata e il professore timido può dedicarsi alla bella Lavinia, bisogna solo raggiungerla. I bambini sequestrati vengono alloggiati anche in un agriturismo sulle colline, di proprietà di un tal Galli, pregiudicato, utilizzato in passato da contenzione e commiserazione. Il professore timido ha impiegato un po’ a capire, che Galli ha cambiato sesso ed é  diventato Suor Sdentata. L’ha operata tal dott. Schmitz, un chirurgone dalla testa pelata, proprietario di cliniche private, dove si praticano aborti a peso d’oro, le cliniche sono in Svizzera,  il professor Schmitz é ferventemente contro l’aborto, nell’ospedale pubblico in cui lavora in Italia è obiettore di coscienza, come tutti i suoi colleghi delle cliniche degli aborti, che lavorano in Italia. Il professor Schmitz é un grande appassionato d’armi. Adesso bisogna avvertire i carabinieri, perché devono completare l’opera. Quando il professore timido ha saputo dai giornali che Ascione si é messo anche a menare un po’ perché adora Miami Vice, che trasmettono su una rete satellitare, gli é stato simpatico, anche se a lui non piace picchiare. Ma stavolta arriva tardi, stavolta. I carabinieri hanno arrestato un politico facoltoso campano, colluso con la camorra, per fare affari al nord. Ha fatto i nomi dei propri complici in gran segreto, che i carabinieri hanno deciso di infiltrare nell’organizzazione. Ai media é stato detto che é innocente, c’é stato un increscioso errore dovuto al clima giacobino imperante. L’attesa é snervante, l’attesa é snervante, non se ne può più… Nel sotterraneo si aspetta e in un furgone si ascolta, si ascolta, si ascolta. Quella é la notte di plenilunio, la notte in cui viene compiuto il rito della manipolazione dei genitali senza eiaculazione di sperma. È quella la notte. Di Giuseppe é vestito come un barbone, sta nascosto in un furgone del catering. La conferenza é sui gemelli Derrick e sulla Muppet, la squadra nella quale ha giocato Marc Landers. Parla l’anziano prete, ogni tanto parla pure in latino. La conferenza dura un paio d’ore, la gran parte degli ospiti esce accompagnata dall’uomo alto alto senza capelli, che però resta nel palazzo. Quando tutti se ne sono andati i pochi rimanenti indossano i cappucci neri e i grembiuli, e le luci si abbassano nella grande sala. Vengono tolti due quadri e compare l’immagine del compasso e dell’occhio. Nel nome di Marc Landers, dichiaro aperta questa seduta. Abbiamo tanti soldi tanti tanti e il nostro potere sta diventando sempre più grande, la Scapece sarà eliminata molto presto vedrete, ma anche le zecche comuniste, con le quali lavora. È strano che il prete, che una volta parlava in latino, citando le canzoni e Holly e Benji ora parli in quel modo così crudo. Forse anche lui ha due facce. La gran parte dei nostri associati sono nel parlamento, nel governo e nei posti di responsabilità. Facciamo tanto credere che ci interessi la religione, ci chiamiamo contenzione e commiserazione, ma, in realtà, ci interessano i soldi e il potere, prima di tutto i soldi, abbiamo comprato la maggior parte dei membri del parlamento e dei burocrati. E se ci rompono il cazzo facciamo un colpo di stato e le mettiamo al muro quelle zecche comuniste. Basta ipocrisie, io sono ateo, ateo, la religione mi fa ridere, basta, basta, pooooooooorco dio, basta, la grande suora che piange lacrime di sperma sta piangendo anche in quel momento, ma sommessamente, non vuole che gli altri se ne accorgano, non potrebbero certo vederla, ha il cappuccio nero… Possiamo incominciare il rito, possiamo, chiede la suora alta e grassa, da sotto al grembiule, le si vede l’abito da religiosa. Agli altri, all’altra suora, al prete, quel rito piace molto, ma all’inizio la consideravano un po’ fissata, li ha convinti, non capiscono perché lei creda veramente a quelle robe. L’uomo alto alto senza capelli va a prendere i bambini, che stanno nel sotterraneo, e vede un barbone in un angolo. Non fà neanche in tempo a gridargli, ma cosa fai, che il barbone, Di Giuseppe, gli lancia un fumogeno in faccia. Non ci vede più, inizia a tossire e ad urlare. Il barbone o Di Giuseppe lo prende per il collo e alle sue spalle sopraggiunge un gruppo di carabinieri. Che cosaaaa c’è, che cosa c’èèè? La suora urla come una pazza, mentre, assieme agli altri, si alza dalla sala riunioni, dove si sta per compiere il rito. Incominciano ad andare tutti verso il sotterraneo, la suora tira fuori da sotto la sottana l’amato Uzi. Piange sperma come al solito. L’unico che rimane impassibile é il prete, che é appassionato di Marc Landers più degli altri. Alcuni guardiani li accompagnano, dovrebbero essere al lavoro in commissariato, ma questo è un altro discorso. I carabinieri che agiscono sono abili in tutto, arti marziali, ecc., sembrano russi dall’aspetto, e li beccano tutti, dando loro anche un sacco di legnate. Quanto é cambiato Ascione. Gerardo é arrivato, nel frattempo, assieme al sostituto procuratore che si occupa dell’inchiesta. È molto orgoglioso di capeggiare un corteo di macchine, come nelle fiction tipo Piovra[44]. Si sente un po’ tipo Raul Bove, che gli piace tanto. Quando Biasugone vede il figlio portato in galera, si suicida ingoiando una capsula di stricnina, grida vigliacchi, fenomeni, ladri, idioti, w il comunismo e il vino dell’hard discount, prima di morire. Manca solo il prete, manca solo l’orrido prete, che una volta parlava sempre in latino, solo lui. È scappato correndo anche se ha più di 90 anni, più di 90 anni. È uscito dal palazzo andando verso un garage, è salito su una macchina di grossa cilindrata e si è avviato a tutto gas, inseguito dalle auto dei carabinieri. Le auto dei carabinieri sono veloci quasi quanto quella del prete, prima di venire inghiottita dal fossato di un cantiere, dove si stanno scavando le fondamenta, l’automobile nera prende fuoco. Il prete era il capo di tutto, era l’unico che teneva i contatti diretti con tutti i ministri e i parlamentari contattati dalla setta. Arrivano i mezzi di soccorso, il magistrato e Ascione vengono calati con un’imbragatura, dopo che i vigili del fuoco hanno spento l’incendio. Il corpo é parzialmente bruciato, il prete non respira più, gli prendono i documenti, era don Anselmo Paperini, già finito in disgrazia per lo scandalo del liceo ics, a B., traffico di droga e robaccia varia, omicidio di studenti e personale scolastico. Aveva promesso ai giudici, al momento del processo, che si sarebbe ritirato certamente dalla politica. La cosa strana é che gli hanno trovato un volantino di contenzione e commiserazione e il verbale di una riunione di una parrocchia periferica. È il verbale di una riunione di contenzione e commiserazione, di cui il prete era coordinatore. Si parla di difesa della vita fin dal concepimento, di come i gay fossero dei poveri malati da commiserare, ecc. E della teoria del giocattolo, quella famosa, di cui parla suor Pudibonda. “La nostra natura che ci spinge
a desiderare cose grandi è il malleolo e non l’ileopsoas” che belle frasi, che significano, si chiede Ascione. Il professore timido sa tutto, sa anche che contenzione e commiserazione non é ancora sconfitta, perché contenzione e commiserazione é viscida, sgusciante come un serpente, perché contenzione e commiserazione si presenta come un’organizzazione inoffensiva, come un’organizzazione ricreativa, per questi poveri fanciulli. Forse quell’organizzazione avrebbe subito un colpo, si sarebbe ripresa?

 

 

 

Quando il professore esce dalla grande casa del centro città non dà neanche le mandate, tanto, mica é casa sua, era la casa di quel vecchio troione. È stata messa sotto sequestro dalla polizia. Prende una borsa piccola con una camicia a maniche corte ed un paio di mutande, un paio di calzini. Esce tranquillamente, fà fatica a rendersi conto di quello che é appena successo. Ha appena inguaiato quel vecchio puttanone della Scapece, una compagna imbolsita, e ora si appresta ad andare a prendere la figlia, che é stata portata al sicuro, abbastanza distante da B. È giunto il momento di riprendersi ciò che ha perso. I ricordi si affollano nella sua testa, i ricordi di un anno vissuto fin troppo intensamente. Ha preso un’automobile della vecchia troiaccia, sì proprio una della troia, che si é fatto intestare, una station wagon blu. È il giorno perfetto, c’é anche il clima perfetto. Chi dice che la natura è indifferente ai dolori e alle preoccupazioni degli uomini, non conosce né gli uomini né la natura. Un dispiacere, per passeggero che sia, un’emicrania, anche se di quelle sopportabili, scombussolano immediatamente il corso degli astri, turbano la regolarità delle maree, ritardano la nascita della luna, e, soprattutto, scombinano le correnti d’aria, il saliscendi delle nuvole, basta che manchi un solo centesimo agli scudi accumulati per pagare la cambiale in scadenza che subito si alzano i venti, il cielo si apre in cataratte, è la natura tutta che sta commiserando l’afflitto debitore. Diranno gli scettici, quelli che fanno professione di dubbio su tutto, anche senza prove contro o a favore, che la proposizione è indimostrabile, che una rondine, passando smarrita, non ha fatto primavera, ha sbagliato stagione, e non si accorgono che in altro modo non si potrebbe capire questo maltempo che da dura da mesi, o anni, che prima noi qui non c’eravamo, i temporali, i diluvi, le alluvioni, ormai si è parlato a sufficienza della gente di questa nazione per riconoscere nelle sue pene la spiegazione dell’irregolarità delle meteore, ricordiamo soltanto agli smemorati la rabbia di quegli alentejani, il vaiolo a Lebuçao e Fatela, il tifo a Valbom, e, per non parlare solo di malattie, le duecento persone che vivono nei tre piani di un palazzo di Miragaia, che è a Porto, senza luce per illuminarsi, dormendo chissà come, svegliandosi fra le grida, le donne in fila per vuotare le bacinelle, il resto lo si mette insieme con l’immaginazione, a qualcosa dovrà pur servirvi.[45]

Ha deciso che avrebbe preso l’autostrada, l’A1 fino a Milano, la strada di solito è trafficata fino a Modena sud, ma questa volta va meglio. L’aria condizionata è a palla, il professore timido è un maniaco del climatizzatore, come degli occhiali neri, che porta quasi tutto l’anno. Pensa alla paura, e pensa alla paura che perfino quelli di contenzione e commiserazione hanno. I cicini hanno paura che i bambini, i ragazzi, smettano di credere alle loro idee. È quasi natale, bisogna fare lezione sulle tradizioni di quella che è la festa del sole invincibile nei vari paesi. Non significa nulla il fatto che dio non sia nato il 25 dicembre, diceva sempre una saggia maestra cattolica. Il professore timido non avrebbe mai voluto affrontare il tema del natale di fronti ai ragazzini della prima media, perché avrebbe dovuto mostrare le proprie idee non precisamente religiose, per usare un eufemismo. Nella classe prima c’é una bambina svedese, Annika, uguale al personaggio di Pippi Calzelunghe[46]. Erano tutti belli, buoni, bravi, Assunta Precaria era un po’ cicciottella, c’é Riccardo, un bel ragazzino dalle guance piene, Sara, una ragazzina timida con la frangia, Ersilia, una bimba piccola e magra che dimostrava meno degli anni che aveva, Elena, una ragazzina allegra e sorridente. Il professore timido ha dimenticato inconsciamente e involontariamente di insegnare a quei bambini come si diceva buon natale nella lingua che insegna loro, il tedesco. A qualche altra classe insegna perfino il russo. Dio è il silenzio dell’universo, e l’essere umano il grido che dà un senso a tale silenzio[47]. Aveva raccontato di come era il Natale, in Germania, in Russia, in Svezia, in Austria, un po’ in tutto il nord Europa, santa Klaus, san Nicola ecc. ecc. Aveva raccontato di come il  natale fosse legato a quelle che erano le tradizioni pagane e di come il natale fosse stato stabilito per convenzione il 25 dicembre. I bambini ascoltavano con grande attenzione, ascoltavano sempre con grande attenzione. Il professore timido aveva semplicemente raccontato la verità, ma la verità cozza con le fole che ti vogliono raccontare. Passano alcuni giorni e c’è la messa di natale. La messa di natale serve per guardare gli altri e spettegolare mentre si prega dio e la madonna. Il prete era un uomo dall’aria falsa, il 25 dicembre è il compleanno di Gesù, che è nato il 25 dicembre dell’anno zero. Lo sanno tutti che non è vero che è nato nell’anno zero, l’ha detto in classe anche il professore timido. Dionigi il Piccolo[48] si era sbagliato, ma questo non aveva gettato nello sconforto i cristiani. Quel prete, nell’anno duemila e qualcosa, stava raccontando una falsità, a ragazzini, ragazzi e quasi adulti, assiepati per volontà della preside nella chiesa scandalosamente calda, alla faccia del risparmio energetico. Per quale motivo quel prete farlocco aveva sentito la necessità di mentire, anche su un dettaglio simile. A che cosa porta la paura, a cosa porta l’irrazionalità, porta alla menzogna compulsiva, da persone disperate. Sembrava quasi che nemmeno loro credessero alle boiate che raccontavano. È vero che la religione stessa è una falsità, ma ci sono modi migliori e più efficaci per venderla. Pensò alle facce disorientate di quei ragazzini e pensò che quella scuola disorientava tutti, anche gli adulti, perché i cristiani potevano notare la falsità della loro morale o pseudotale e gli atei comunisti antireligiosi mangiapreti come il professore timido potevano constatare che, per quanto ne potessero pensare male di quelle scuole, non erano vicini alla verità. Avrebbe rivisto quei ragazzi in una scuola diventata pubblica, di tutti e non solo di stato. Ha imparato da tutti, anche dai peggiori insegnanti, come il giovane bidone, la collega di scienze, che tanto aveva pianto per nonna Isolina. Bisogna ripulire il mondo dalla religione, bisogna. Il giovane bidone é in cura per la depressione, é troppo triste per Nonna Isolina, perché é stata seppellita. Ha imparato da Assunta Precaria, la ragazzina che ha portato in braccio per le scale, ha imparato da Oronzo Pestalalfalto, gli é dispiaciuto molto che sia morto in quel modo, facendosi saltare in aria. Ha imparato da don Platone, con la voce sottile e l’aria mite, e gli occhialini, ma soprattutto ha imparato a portare a compimento qualcosa nella propria vita, anche se ha stroncato la vita di una persona, sia pure una delinquente. Non deve ricominciare, come ha fatto troppo spesso nella propria vita, ma deve continuare, continuare, non deve ritornare daccapo. Ha sete, gli scappa e vuole cambiare cd, si ferma all’autogrill. All’autogrill il caffè è pessimo, i panini pure e la birra idem, ma fa lo stesso, oggi tutto è più buono. Quell’uomo é quasi adulto. Gli manca qualcosa, avrebbe voluto modificare la realtà attraverso la politica e non c’é riuscito o non ha avuto fiducia in sé stesso e negli altri. Forse non é il tempo…Le grandi industrie sono delle icone, come quella della pasta, la pasta famosa, siamo a metà strada sulla strada per Milano, qual è la differenza, Piacenza è già Lombardia, qui la Sega si prende anche i voti degli operai. Anche a scuola ci sono dei ragazzi che sono convinti di essere seghisti. Al professore timido la Sega ha sempre fatto schifo, ritiene che a quei ragazzi manchi un punto di riferimento. Come fai ad essere seghista, di destra, fascistoide e ad apprezzare Vasco? Eppure ce ne sono, c’é quella biondina simpatica, e quella ricciolona, e Grossi, il ragazzone grande e grosso. Si pongono delle domande, domande confuse, ma se le pongono. Non sono dei molluschi, anche se danno delle risposte sbagliate. È contento, sereno, pensa che non abbia più bisogno di un padre, non le interessa più, perché lui é diventato un adulto che sa badare a sé stesso. Le era mai interessato al cento per cento? Passa la frontiera, corri professore, o forse Sandro Terzi ha riacquistato un nome? Passa la tangenziale, paga il pedaggio e rimani bloccato nel traffico, ma non fa nulla, non fa nulla. Ora la calunnia é come se non esistesse più, frantumata, assieme a quella scuola orrida, che sarebbe diventata la scuola Venticinque Aprile. Racconta, racconta, di letteratura, racconti la letteratura perché vuoi raccontare te stesso, questa è la verità, professore. Racconta della tua passione per i musical a Lavinia nel parcheggio, racconta di quando guardavi Cantando sotto la pioggia e il prete ti ha scoperto e ti ha detto che é un film altamente peccaminoso, perché i protagonisti si baciano. Sandrino ha dovuto farsi baciare il pistolino dal prete, o il pistolone, viste le dimensioni. Hai raccontato a Lavinia, nel parcheggio vicino al fiume, che ti piace di più Cantando sotto la pioggia[49] di Un americano a Parigi[50], anche se la scena finale di Un Americano a Parigi[51] è bella e affascinante. Il fiume, il fiume è spesso il confine, il limes tra due territori, proprio come quello che sta superando con la Svizzera. Qualcosa da dichiarare, dogumenti, fà il frontaliere, con il tipico accento comasco. Niente, niente, non pago la vignette, costa quaranta euro. Gli piacciono i confini, anche se vorrebbe abolirli.   Gli piace anche il fatto che pure Lavinia stia sul confine tra due culture, che abbia l’accento della Romagna e quello russo. Ha sempre voluto vivere da sola, in campagna, ma anche lontano dal paese. Apre la porta, apre la porta della casa, dove Lavinia sta dormendo e si mette ad osservarla, é più magra, sembra più piccola. Ora é finita. Si sdraia sul letto matrimoniale, non ho sonno anche se ho guidato tutta la notte, pensa, e si mette a ronfare anche se é già mattina, e gli darebbe fastidio la luce che entra. In quel paese non ci sono tapparelle. Quando si svegliano é già pomeriggio, saranno le tre. Parlano italiano per la prima volta, da quando é iniziata la fase due. Vanno a comprarsi qualcosa. Il professore timido ha deciso di rimanere lì alcuni giorni. Quando racconta a Lavinia della fine che aveva fatto sua madre, lei non fà una piega, non un solo muscolo le si muove. L’ha sempre detestata e non si smentisce ora. È  tranquilla, serena, come se avesse sempre saputo che le cose si sarebbero messe a quel modo. Decidono che sarebbero ritornati dopo circa una settimana, in tempo per vedere, proiettato nel grande parcheggio del paese vicino all’antica strada, il loro musical preferito, proiettato in lingua originale, Singing in the rain[52]. In quei giorni imparano ad ascoltare i rumori della natura, le mucche, i cavalli, gli asini. Fanno passeggiate chilometriche per i boschi e alla mattina fanno l’amore. Vanno a letto presto la sera, a Lavinia piace fare la donna di casa, piace fare una vita che si sarebbe potuto definire come normale. Il silenzio è una cura, e spesso si fermano ad ascoltarlo. Ora tutto pare lontano, quelle brutte voci e quelle cantilene, quelle brutte facce e al professore timido pare di aver capito la natura intima di quella ragazza. Gli sembra di aver colto la volontà di Schopenhauer. Ha sempre saputo che non era cattiva, anche quando stava nella gabbia degli imputati, al processo nato dalla sua denuncia per molestie. Era difficile pensarlo in quel momento. Quando stanno ritornando con l’automobile verso l’Italia lei dorme tutto il tempo. È da tempo che pensa di occuparsi sempre più di politica, non vuole pensare più solo alla segretezza, solo ai sotterfugi, vuole agire, ora che tutto é azzerato. Vuole cambiare le cose nel partito chiamato comunista e spazzare via parolai trotzkisti, intellettuali o pseudotali sfigati, sporchi e messi male. La ragazza continua a dormire, si vede il suo petto che si alza durante il sonno. È anche uscito dalla macchina il professore timido, che non è più timido, sono in montagna e fà un freddo boia, é aprile inoltrato ed é notte, forse sono in Italia. Il professore timido non più timido grida in mezzo alle tenebre, Berlinguer che cazzo hai detto, la spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre non si è mai esaurita, hai distrutto il mio partito. Sì, la colpa è la tua, sì, è la tua, dopo di te è venuta quella mezza figura e quello sfigato pipistrello con i baffetti grigi. La ragazza non sente nulla, dorme troppo profondamente. Il viaggio é durato tredici ore, il professore non più timido ha bevuto molti caffè, é quasi impossibile contarli. Vanno a vedere il film la sera dopo e Lavinia gli chiede di sposarlo. Parlano in italiano e lei lo chiama Sandro. Vengono indette nuove elezioni, chi ha fatto parte di quella specie di loggia segreta viene arrestato e processato, la scuola Maria la Sanguinaria diviene la scuola Venticinque Aprile.

I processi costituiscono una sorta di compendio del codice penale: sequestro di persona, omicidio plurimo volontario, associazione per delinquere dedita al traffico di stupefacenti, detenzione di materiale pedopornografico, c’è anche il figlio di Biasugone coinvolto, l’omicidio di Rokossovskij, ecc. ecc.

Sandro Terzi riprende a fare politica e Lavinia si iscrive all’università, si iscrive ad economia e commercio e Sandro rimane stupito.  C’é stata la maturità, il grande rito di passaggio. Sandro Terzi riprende a far politica, perché non si conquista il potere per via giudiziaria, come dicono quelli che parlano bene. Si sposa con Lavinia ed hanno una figlia, che viene chiamata Viktorija, continuano a parlare in italiano e russo, ma questa è un’altra storia. Brando esce ogni tanto di casa, continua a fare l’assenteista in fabbrica. Gli appartenenti a quella specie di loggia massonica sono sotto processo. Larry Vergon è andato a vivere a casa di Brando, sono amici. Restando solo due domande: che fine ha fatto il papà di Gino? Gli Ascione sono stati promossi?

 

 

 

AL

[1] È meglio se non ci vediamo più, è un mio caldo consiglio.

[2] Non sarai più a Bologna?

[3] Qualche volta, può essere, comunque pensa a me, ma stai lontano. Sono la figlia di un ministro.

[4] Non posso avere rapporti con un ex terrorista, scusami, perdonami.

[5] Ciao.

[6] Chi non conosce il signor S, il suo amico Gianni e tutti gli altri farebbe meglio a leggersi questo libro: 2007, Pancaldi, Personale, Bologna

[7] Mi scusi non parlo Italiano, sono Fritz Weissensteiner, vengo da Vienna.

[8] Cosa c’è, che succede, non la capisco, mi lasci tranquillo per favore.

[9] Come si chiama?

[10] Mi vedi e dici solo perché?

[11] Cosa dovrei dirti? Pensavo che tu fossi a Roma e ti trovo qui.

[12] Vorrei entrare in casa

[13] La mia mamma mi ha permesso di andarmene da Roma. Non ho bisogno di una sola personalità, ne voglio due o tre almeno. Vorrei parlare in francese, inglese o tedesco.

[14] http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Faletti

[15] Mangiamo?

[16] Vorrei andare da qualche parte

[17] Dove vuoi andare?

[18] Mi piace il mare, il mare, il mare Adriatico

[19] Voglio dimostrare che il signor Proust è un idiota. I luoghi che causano i ricordi dell’infanzia devono essere distrutti, mia madre mi portava a Cesenatico, quando ero molto piccola, e sentivo che era scopata da dei grandi uomini negri.

[20] Vedi, è la casa dove quella troia di mia madre veniva scopata.

[21] Voglio andare in spiaggia, solo la spiaggia.

[22] http://www.canzoni-mp3.net/testo_il_mare_d_inverno.htm

[23] http://it.wikipedia.org/wiki/Vesna_va_veloce

[24] Ti amo

[25] C’è solo un ristorante aperto, non lontano da qui. Andiamo a piedi.

[26] Hai visto l’insegnante, il terribile.

[27] Non l’ho vedo da molto tempo

[28] Cfr. 1994, W. GOETHE, I dolori del giovane Werther, Milano.

[29] Ho cominciato a leggere il Werther e un romanzo della letteratura bulgara, cioè Sotto il giogo. Vorrei credere che non ci si possa uccidere per amore, come sostiene Kandov. Parlo troppo in francese, mi sembra di essere diventata una fottuta occidentalista.

[30] Cfr. 1975, I. VAZOV, Sotto il giogo, Roma

[31] Cfr. 1995, U. FOSCOLO, Le ultime lettere di Jacopo Ortis, Roma

[32] Sai che quella vecchia troia di mia madre è diventata ministra, non puoi comprendere, è qualcosa di veramente orribile. Vuole fare qualche cosa che tu non puoi immaginare, una setta religiosa.

[33] Cosa

[34] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Sperma

[35] Cfr. http://www.serann.ru/t/t292_0.html

[36] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Il_fantastico_mondo_di_Paul

[37] Cfr. http://www.sing365.com/music/lyric.nsf/lucy-in-the-sky-with-diamonds-lyrics-the-beatles/268f467b6ecc8c7148256bc20013fdb3

[38] Cfr. http://www.giovanniweb.it/prozac+/testi2.htm

[39] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Coma_etilico

[40] Cfr. http://www.constitution.org/th/decive.htm

[41] Buongiorno, compagno, lo spirito del Vecchio Credente, il richiamo dell’igumeno nei decreti. Cfr. S. PANCALDI, 2002.

[42] La gazza ladra vecchia credente con la tonaca nera cammina. Cfr. S. PANCALDI, 2002.

[43] Cfr. http://www.azlyrics.com/lyrics/leonardcohen/inmysecretlife.html

[44] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/La_piovra_(serie_televisiva)

[45] Cfr. 2004, J. SARAMAGO, L’anno della Morte di Ricardo Reis, Roma

[46] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Pippi_Calzelunghe_(serie_televisiva)

[47] Cfr. http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7497&ID_sezione=&sezione=

[48] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Dionigi_il_Piccolo

[49] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Cantando_sotto_la_pioggia

[50] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Un_americano_a_Parigi

[51] Cfr. Nota 98.

[52] Cfr. Nota 97.

Personale/5

MENO CINQUE

 

Corri ragazzo corri, corri ragazzo corri, ma cosa cazzo insegui, coglione? La speranza si svende, tutto il resto si compra, diceva qualcuno. I folli sono coloro i quali vedono la fine del tunnel. Eh, già, anche io la vedevo, poi ho visto le pastiglie dentro una confezione azzurra, gli sguardi pietosi di quei bastardi fottuti e i camici bianchi. Sorridi, sorridi, stronzo, poverino, hai bisogno di essere sorvegliato. Il signor S. sentiva provenire questa canzone da un palazzo vicino, mentre stava lavorando. Non se ne intendeva molto di certa musica.

Alberto non aveva parlato della sua attività neanche a Giovanni ed Elisabetta, aveva paura. In quei giorni Alberto voleva cercare una scuola di balletto da frequentare e si era informato. Un pomeriggio si presentò alla scuola Tersicore. La porta a vetri che conduceva a quella scuola era decorata da un bel disegno della musa della danza. Sulla destra c’erano gli spogliatoi che l’insegnante gli mostrò. Lo spogliatoio per i maschi era quasi deserto. Lungo il corridoio si vedevano le sale corsi, che erano tre. Alberto notò che nella prima sala c’erano un gruppo di bambine di 4-5 anni che si esercitavano. Sono le nostre piccole, gli disse l’insegnante. Alberto parlava con voce rotta dall’emozione e l’insegnante se ne accorse molto presto. Scusa, ma sei emozionato? Il ragazzo rispose, sa io ho sempre avuto un po’ di problemi a rivelare la mia passione. L’insegnante, una ragazza alta mora e dai lunghi capelli lisci neri raccolti, sorrise. Nella seconda sala la lezione coinvolgeva un gruppo di ragazzini e ragazzine sui dodici anni, tra i quali noto due maschi. Alberto si rincuorò. Pensò, meno male che non sono il solo. Alberto non sapeva che cosa lo stava aspettando. Un, deux, trois, quatre, la voce dell’insegnante della terza sala ritmava i movimenti degli allievi. La ragazza indicò la terza sala e guardò Alberto, questo sarà il tuo gruppo, hanno dai 15 ai 18 anni. Ci sono due ragazzi anche qui. Ancora un po’ e superiamo la parte femminile, disse Alberto. Sarebbe bello, disse la ragazza. Punto la sua attenzione sui ragazzi, perché voleva controllare se li aveva già visti. Un ragazzo moro, dai capelli corti e dai lineamenti dolci, gli sorrise timidamente. A un certo punto accadde l’irreparabile, se così lo si può definire. Una ragazza lo notò con la coda dell’occhio e lo chiamò: Alberto!!. Era Eli che stava frequentando la lezione di danza. Il ragazzo si mise a tossire, fece finta di non vedere e si allontanò, diventando di tutti i colori per la vergogna. All’insegnante che lo accompagnava disse, scusi, vado in bagno. La sua testa fu invasa da orrendi pensieri, presagiva il peggio. Aveva paura che si scoprisse quale era la sua grande passione. Mentre si allontanava venne salutato da un’imponente figura, postasi davanti a lui. Era Gio che era venuto a trovare quella ragazza, che ormai si era reso conto di amare, anche se non riusciva a dirglielo, perché non si sentiva alla sua altezza. Il povero Alberto era ormai divenuto paonazzo, la lezione di danza era finita, quando Elisabetta uscì. Ciao Giovanni, ciao Alberto che ci fai qui? Alberto rispose con un filo di voce, ero… ero passato per salutarti. Hai fatto benissimo! Come va la vita? A me bene. L’insegnante che lo accompagnava, intanto, si era distratta per un attimo, poi disse sorridendo, vi conoscete? Lei sarà una delle tue compagne del corso di balletto. Elisabetta sorrise, con gli occhi che sprizzavano gioia. Che bello, anche tu studi danza classica, perché non me lo avevi detto? Mi vergognavo. Guarda che è un’arte stupenda, rispose Eli. Gio annuiva. Vieni che ti presento gli altri. I componenti del corso erano 12. Tutti i ragazzi gli si fecero intorno, ponendogli mille domande, esprimendogli la loro gioia per averlo come nuovo compagno di corso. Alberto passò dall’imbarazzo alla gioia per aver conosciuto tutte quelle persone. Andò a casa contento.

Il narratore di questa storia è tenuto a fare una precisazione: come certamente i lettori si saranno accorti non sta raccontando tutto quello che succede giorno per giorno al signor S., per due ragioni principali. La prima è rappresentata dal fatto che lo scrittore è una persona riservata, la seconda risiede nella scarsa importanza di certi particolari per l’economia del racconto, come scriverebbero i professionisti.

Driin, quella cazzo di porta doveva proprio suonare in quel momento. Il signor S. era in una situazione molto imbarazzante. Con i pantaloni in mano corse a chiedere, chi è. Cartella esattoriale, fece una voce decisa. Che sarà mai successo? Mannaggia a Borri, si disse. Che cosa avrà mai combinato? Penso che lo inseguirò con una mazza da baseball. Andò ad aprir la porta. C’era Gianni vestito elegantemente con un cappello Borsalino e una sciarpa di seta. S. scosse la testa in segno di disapprovazione. Ancora tu, ma che sei venuto a fare, gli chiese con aria scocciata. Anche se potrebbe sembrare strano S. gradiva la visita del suo amico con i baffetti. Entra, entra, ti preparo un caffè, gli disse subito dopo. Entro, ma dobbiamo far presto, replicò l’anziano medico. Perché, che vuoi, S. lo guardò con aria spazientita. Beviamoci il caffè, poi te lo spiego. Adesso mi racconti tutto, altrimenti ti sbatto fuori di casa a pedate. Prima rilassati, insisteva l’amico. Ho detto di no, voglio sapere tutto, non farmi stare in ansia. Vabbé, dobbiamo andare subito da Ascione. Tu sei completamente pazzo, non ci penso nemmeno. Vacci tu, io sono un vecchio stanco. S., nel frattempo, era scattato in piedi come una molla. A me i democristiani fanno schifo. Affanculo il compromesso storico. Tu devi venire, è un’impresa difficile, dobbiamo essere in due. Il medico continuò, devi assumerti le tue responsabilità, disse con tono solenne e un po’ paternalista. Fu a questo punto che l’anziano scrittore tuonò letteralmente, le mie responsabilità, quali responsabilità. Un vecchio rottame, secondo te, avrebbe delle responsabilità. Io non voglio entrare in questa storia, non ci voglio entrare nel modo più assoluto. Per me la vita è finita, si esaurisce a C. Gianni sorrise, lo so benissimo che sei interessato, a me non la fai, ti conosco troppo bene. E sorseggiò il caffè, che S. gli aveva porto. L’anziano scrittore lo guardò severamente e, dopo qualche secondo di silenzio, gli disse, mi raccomando, dopo che siamo andati da quello lì, voglio essere riportato subito qui. E poi, pare che nevichi, si rischia pure per la strada. Ma che si rischia, con la mia automobile non si rischia nulla. Il cielo prometteva malissimo. S. imprecò più volte, ripeteva, voglio essere riportato qua, subito. Te l’ho detto che sono stanco. Si vestì. Per arrivare all’autostrada da quel paese c’erano circa 50 chilometri di distanza. Presero la statale R. e la S. S. che era una lunga striscia di asfalto con le ambizioni da autostrada, ma non aveva né una corsia di emergenza, né un’area di servizio. S. era preoccupato, una pioggerellina mista a neve incominciava a scendere, mentre Gianni commentava, mi manca un sigaro. Tu non fumi, vero, gli fece. No, e non provarci nemmeno ad accenderti il toscano, altrimenti scendo dalla macchina e me ne torno a casa con il taxi. Il medico sorrise. Entrarono in autostrada, passando per una corsia di accelerazione eccessivamente tortuosa ed illogica. Iniziò a nevicare. S. era ancor più in ansia ed imprecò nuovamente. Gianni rise fragorosamente, guardandolo con aria di chi sa tutto gli disse, ma non sai che ho fatto mettere i pneumatici invernali e poi questa automobile ha l’ABS, l’EBD, l’ESP, l’OST. Basta!!! Gridò S. e la risata dell’amico divenne ancor più violenta. Dopo avere percorso alcuni chilometri uscirono dall’autostrada, mentre qualche automobile sbandava a causa del fondo stradale. Non vedi che è pericoloso?!! Gli gridò. Sono loro che non sanno come si guida, replicò Gianni. Prese la tangenziale fino ad uno svincolo periferico che conduceva ad una zona ricca di officine di vario genere e natura che fungeva da confine con quel po’ che rimaneva di campagna. Sorpassarono un poligono di tiro, un passaggio a livello e si avviarono verso un edificio risalente agli anni ’50. Scesero dall’automobile, i campi erano coperti di neve. L’automobile perfetta nuovissima superaccessoriata multiequipaggiata eccetera eccetera di Gianni non aveva avuto alcun problema nonostante il fatto che molte strade fossero coperte da uno spesso strato di fanghiglia, neve e polvere che, invece, avrebbe terrorizzato il povero signor S., se fosse stato da solo alla guida della sua F..T T.

Sgusasse, dove vorrebbi andare, chiese loro il carabiniere che stava all’entrata, un ragazzo di 18-20 anni dall’aria non proprio sveglia. Abbiamo bisogno del maresciallo Ascione. Mi fagiesse vedere un documento, per favore. S. e Gianni mostrarono i rispettivi documenti. Il carabiniere disse, con aria sorridente, vadino, vadino. Tornò a leggere lo Stadio e Forza B., ce la puoi fare. Da notare che era il nome della testata. Segondo uffigio a deztra. Bussarono alla porta dopo avere attraversato i corridoi di quella che era stata una scuola elementare. Maresciallo Grand. Uff. Cav. Di Gr. Cr. Gerardo Ascione. Quanno fa notte e ‘o sole se ne scenne, me viene quasi ‘na malinconia, la radio era stata accesa a tutto volume. T’aggio voluto bene a te tu m’è voluto bene a me. Chi siete? Siamo S. e Gianni Marchi. Ooo sole mio sta ‘n fronte a te, intonò Gerardo, era anche un tenore dilettante. Come so’ contento!!! Alle pareti c’erano quadri di Sant’Alfina, San Gennaro, San Gelasio e San Gerardo D’Alessio di Casavatore, posteggiatore abusivo proclamato santo nel 1994. Ascione aveva in mano un rosario. Aggio ditto 10 Pater 20 Ave e 30 Gloria per confessarmi dei piccati che ho commettuto. Tengo nu’ cabaret e babà, na’ butteglia e sciambagn, sciambagn per brindare a un incontro, Peppino Di Capri, ti amo!! S. e Gianni rimasero allibiti, nonostante lo conoscessero da molti anni. Brindarono, mannaggia, quanto magnate, sorcimel, come diciamo a Bbologna… Gerà, ascolta, abbiamo bisogno di te. Che, vi ha chiamato Rosà, Rosariuzza, l’amore mio. No, si tratta del liceo Ics, lo conoscerai di sicuro. Dovresti promuovere un’indagine sui conti correnti del preside e di tutto il CDA. Dobbiamo saper tutto dei parenti e anche degli amici. Ma è complicato, non si può, bisogna chiedere l’autorizzazione del magistrato, è lungo, sta volta non posso proprio. Ascione si era irrigidito tutto ad un tratto. S. e Gianni lo guardarono sconsolati. S. attaccò discorso a proposito del monastero intitolato a San Gerardo D’Alessio, al quale era molto devoto il maresciallo. Si trattava di una costruzione progettata dal grande architetto nipponico Yosuke Kazzuya Shikatzu. Il parroco è Don Cherubino Ronzinante Scapece, grande amico di Ascione. Abbiamo intenzione di fare un’offerta per il monastero, disse, ad un certo punto, l’anziano scrittore. Il maresciallo si intenerì di nuovo, ah Gesù, Gesù sia lodato. Oi vita, oi vita mia, oi core e chistu core, si’ stato o’ primmo ammore e o’ primmo e l’ultimo sarai pe’ mme. Voi volete fare un’offerta per il monastero. Invoco tutti i santi drammaturghi o taumaturghi come si chiamano, San Gennaro, Sant’Alfina, San Gelasio e San Gerardo. Forza, cacciate l’assegno, 3000, 4000, 5000? Pensandoci bene, forse sono meglio i contanti, in banconote da 50 euro. Gianni sorrise aveva capito benissimo cosa voleva dire S. in quel preciso momento, poi assunse un’espressione seria. Gerà, ascolta, tu ci devi un favore. Lo sai che noi due non siamo religiosi. Stiamo però riscoprendo il senso del divino. Per premiare questa nostra scoperta, che testimonia la possibilità anche per gli atei di redimersi, devi iniziare quell’indagine. Eh no, mica è giusto, rispose il carabiniere con aria triste. Aggio ditto che non puozz. S. guardò prima Gianni e poi Ascione, credo di non poter contribuire sai, mio caro, perché devo far eseguire una riparazione alla mia automobile. Lo sai quanto costano le riparazioni… Io devo far eseguire una riparazione in bagno molto importante, invece, disse Gianni. L’idraulico è caro arrabbiato. Gerardo li guardò con l’aria di chi si arrende e disse, guagliù, aggio capito. Puozz’ provà, ma nun vi garantisco, è ddifficile. S. e Gianni fecero finta di niente. Noi dobbiamo andare, speriamo in bene Gerà. Ti faremo avere la vile pecunia. Si salutarono e se ne andarono.

Vuoi passare da casa tua, chiese Gianni. No, no, replicò l’amico con aria infastidita, riportami a C. Gianni riprese, sulla strada per C. conosco una trattoria sensazionale, potrei chiamare anche Cecilia. Si chiama L’acqua fa male, il vino fa cantare. È un posticino un po’ isolato, conosco bene il proprietario. Mi sembra una buona idea, rispose l’anziano scrittore. Il medico telefonò alla moglie, le propose di raggiungerli con il taxi, ma lei si dimostrò recalcitrante. E se ti venissi a prendere con l’automobile… In tal caso potrei pensarci, rispose Cecilia. Deviarono verso casa Marchi, la moglie li attendeva agghindata di tutto punto, fuori dalla porta. Li salutò, baciò il marito e S. Era sempre ben pettinata, anche quando faceva le pulizie in casa. Quel giorno c’era un traffico esagerato. Le automobili procedevano a passo d’uomo. Imboccarono la statale che conduceva a C., poi una strada secondaria. Quanto manca, chiese S. Siamo arrivati, rispose con aria soddisfatta Gianni. Percorsero ancora 7-8 chilometri per quella strada sterrata, che, a differenza della statale, non era stata ancora ripulita dalla neve, la quale, nel frattempo, aveva smesso di tormentare. La trattoria era un vecchio palazzo in sasso, risalente almeno al ‘600. S. si domandava come potessero abitare, 400 anni prima, in quel luogo sperduto. Sul cartello davanti alla porta del ristorante, sarebbe esagerato chiamarlo insegna, c’era scritto pan ed gran, vén ed’ tarbian, fug d’querza, e una bela dona, anc’ s’l’è guerza. Che c’entra con l’acqua fa male e il vino fa cantare, chiese S. Quello era il vecchio nome con il vecchio proprietario. Da quanto tempo è cambiata la gestione, replicò S. Da 10 anni. Mah, fece lo scrittore. Sull’elenco telefonico è indicato con la ragione sociale Frà Pignat e d’beva e’ Sanzves int la bocia ed lat snc. Avevano dovuto parcheggiare ad un paio di km di distanza, perché il ristorante si trovava in mezzo ad un campo, impossibile da raggiungere con l’automobile. Un carro agricolo, guidato da Salomone, il nipote del proprietario, andava a raccogliere i clienti facendoli sedere sulle balle di fieno appoggiate nella parte posteriore del veicolo. Salomone era un giovanottone della montagna modenese, aveva sempre in testa un cappello da contadino per 12 mesi l’anno, anche quando si coricava. Era sempre con il maglione, con lo stesso. S’al tein al fred, al tein anch’al cald, diceva sempre, ziocaantaa. Ziocantaa, avete visto c’è stata la neve. Nel ristorante non c’era il riscaldamento, né, tanto meno, l’aria condizionata. Ettore Moscatelli era un uomo sul metro e novanta, di 55-60 anni, con i baffoni neri, il grembiulone perennemente unto e bisunto. C’erano 5 tavolacci di legno tarlato e un cameriere ubriaco con lo stomaco gonfio che emetteva terribili rutti che facevano aprire  le finestre, dalle quali entravano terribili spifferi. Alle pareti erano appesi cartelli con frasi tipo cioccolata, ponc, rum, cervogia, barberia, giulebbe e sidro, e thé, fin che vino al mondo c’è non farete mai per me e calendarietti con donne nude in pose sconce. Il menu era composto da 3 primi e 3 secondi, scelti a seconda dell’umore del cuoco. Mangiarono un succulento piattone di tagliatelle e coniglio alla cacciatora. Pagarono, la ricevuta trasudava olio. Lasciarono il ristorante e S. fu accompagnato a C. Cecilia e Gianni non si trattennero. S. era stanco.

La manifestazione contro il vertice internazionale si avvicinava. I partiti di destra, ma anche alcuni di sinistra moderata, presagivano sicure violenze da parte delle frange estremiste dei manifestanti. Una famosa giornalista scrisse in un articolo che i violenti andavano isolati. Si intende che la giornalista definiva come violenti tutti i manifestanti. Andavano isolati anche ricorrendo a mezzi drastici, come la violenza. Bisognava imporre la pace a quei fascisti, intolleranti, bastardi, putridi, infingardi, leccapiedi, nipotinidistalinlenintogliattiechipiùnehapiùnemetta, pezzi di merda. Quando chiesero alla giornalista il perché di quell’espressione non molto urbana, rispose che era un complimento per quei noglobalcomunistiintollerantinipotinidibertinottieanchedelsubcomandantemarcos. Il ministero dell’interno aveva annunciato l’arrivo di nuovi manganelli, chiamati tonfa, per reprimere la violenza dei manifestanti. Avrebbero di sicuro fatto molto male. Migliaia di poliziotti, carabinieri, finanzieri e militari furono mobilitati per garantire la sicurezza della città di B. il governo decise di istituire una zona rosso fuoco, una zona rossa, una zona rosa, una zona rosa pallido, a seconda dei vari livelli di sicurezza. Dalla zona rosso fuoco furono evacuati gli abitanti, che erano solo qualche migliaio. Avrebbero dovuto stare lontani dalle loro case per solo dieci giorni. La zona rosso fuoco fu chiusa con il filo spinato, collegato all’alta tensione. Chi osava avvicinarsi sarebbe stato scosso da migliaia di volt di tensione. Tutti i palazzi vennero controllati da capo a piedi. Nelle case furono rivoltati i cassetti e buttato all’aria tutto quello che c’era. Furono smontati tutti i mobili. Furono mobilitati i corpi speciali della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza. Anche i vigili urbani furono dotati di manganelli speciali. Si parlò anche di un divieto di manifestazione. Tutti i giornali governativi e di sinistra moderata riportavano le immagini di “manifestanti” con il coltello tra i denti e il sangue alla bocca. Gli editorialisti dei giornali parlavano delle assurde pretese dei manifestanti di fermare la globalizzazione e dei loro piercing. Alcuni vignettisti alla moda li ritraevano con bombe molotov in mano e sguardo truce.

Il signor S. non prestava molta attenzione a queste notizie. La storia la fanno i vincitori, diceva. In questo caso gli sconfitti siamo noi e questi ragazzi ne pagano le conseguenze. A volte penso che dovremmo vergognarci di quello che abbiamo fatto loro oppure a volte penso che facciamo ridere, con le nostre fissazioni e la nostra vecchiaia, che è vecchiaia mentale, prima di tutto. Pensava questo mentre si stava per coricare. Faceva un freddo cane. Il clima era umido e sgradevole. Alla mattina si alzò presto, dopo un po’ accese la radio. Questi truci individui chiamati noglobal facevano paura, perché avevano tutti il piercing e fumavano gli spinelli, che sono la droga per le zecche comuniste. I poliziotti fermavano ragazzi, perché avevano i pantaloni troppo larghi. La radio annunciava che a B. la giornata sarebbe stata molto agitata. Quel giorno le scuole sarebbero state chiuse, come i negozi, a causa di un ordinanza ministeriale. Alcuni negozianti, che violarono il divieto, furono accusati di “intelligenza con il nemico”, vennero arrestati e processati per direttissima da magistrati leali ed equilibrati e non da toghe rosse politicizzate e parziali. Il cielo era grigio, cadeva una pioggerellina fitta, fredda e terribilmente fastidiosa. Mentre gli pareva di sentire il suono di una radio che trasmetteva un gruppo della città della Ghirlandina di musica irlandese, il signor S. si sentiva fiacco, stanco, demotivato. Pensava che non avrebbe concluso niente e, così si mise ad ascoltare la radio, non prima di avere sbrigato le sue formalità. Era attaccato alle abitudini, come tutti gli anziani. Quando glielo facevano notare, lui sosteneva di esserlo sempre stato, anche da giovane. Intanto era arrivata metà mattina, si preparò una tazza di tè caldo.

Il fidanzato di Helena è un giovane di buona famiglia, forse il narratore ha già menzionato questo particolare. È brillante e religioso, va sempre in parrocchia, fa mille battute, è sempre impegnato. Helena è libera, non ne vuol sapere di religione. L’uomo crea le proprie divinità, come sosteneva Senofonte e come ha ripreso Feuerbach. Cerca di offrire spiegazioni soprannaturali a fenomeni che non vuole e non può capire. La divinità è la proiezione del nostro pensiero, della nostra insicurezza. È così per tutte le religioni, anche se, qualche ex marxista, devoto all’ideologia del politically correct, finge di scordarsene. A cena Hector si stupì molto, perché Helena conosceva i suoi libri. Era persuaso che una ragazza potesse pensare solo alle frivolezze della vita, ma, quando la sentì citare i filosofi, i suoi pregiudizi furono messi in discussione. Il suo fidanzato faceva battute su tutto, anche sui filosofi. Beninteso, Helena era una ragazza allegra ed ironica, ma, ogni tanto, voleva occuparsi anche di qualcosa di serio. È stato bello parlare con te, ci resterei sempre, disse a voce bassa Helena. Anche io, si lasciò scappare Hector. Non pensò nemmeno a ciò che aveva appena detto. Sua moglie non sentì. Tornarono a casa.

  1. guardò il cielo, se non fosse stato perché aveva mangiato bene, sarebbe stato di pessimo umore. Gli venne da pensare alle morti di Marini e Castaldi. Le indagini erano state subito archiviate, anche se le incongruenze erano molte. Marini era stato considerato un potenziale attentatore e Castaldi un suicida. Tutti i giornali ne avevano parlato. I giudici non avevano nemmeno disposto l’autopsia. Come fare ad arrivarne a capo? La risposta era sempre quella: Ascione!

Gio scriveva poesie, era timido. Non voleva che nessuno lo sapesse. Era tanto casinista. Scriveva su lembi di giornali, su scontrini di cassa. Aveva scritto una poesia per Eli durante una lezione di Paperini. Nunc- se – la – fecit- addossum – Maria. Leva – in – alto – manum – sum – tuum – capitanum. Move – in – tempo-bacinum- sum – capitanum – uncinum  – prego – ante – tuum – nomen – vero – qui- es- sfigatus- vero – qui – cantis – bene – falsum. Aaammenn. Arriva l’intervallo. Gio, che hai lì. Lascia stare, insmita, rispose il ragazzo. Lei gli strappo di mano il foglietto, uno scontrino della coop, e iniziò a correre verso il corridoio. C’era un grande caos, tutti erano in giro tra una classe e l’altra e conversavano animatamente. Dammi qua, dammi qua, le gridava il ragazzo. Il preside era, tutto sommato, magnanimo, lasciava far l’intervallo anche ai meno abbienti, i quali avrebbero potuto essere rosi dall’invidia nel vedere i loro coetanei con tutti gli ultimi modelli della famosa marca, quei pezzentoni ne avevano solo uno, due al massimo. L’invidia nei confronti dei più abbienti li conduce sicuramente alla delinquenza e al comunismo, che sono fratelli. Stavano ancora correndo per il liceo, mentre le casse dell’impianto stereo diffondevano canzoni come Faccetta Nera e Giovinezza. C’era stata la pacificazione. Sicuramente qualcuno avrebbe visto i ragazzi, perché il liceo era pieno di gente e di telecamere. Sarebbero stati sicuramente processati e puniti dal Tribunale Speciale Per la Difesa Del Liceo, il quale altro non era che il Consiglio di Amministrazione. La punizione maggiore e più temuta era la crocifissione in aula magna, seguita dal supplizio di stare in ginocchio sui ceci. Fermati, fermati, cazzo. No, no, che hai da nascondere, rispondeva allegramente Eli. Gio era un campione di atletica e non tardò a far valere le proprie doti, raggiungendo la ragazza e afferrandola. La fanciulla si sbilanciò e cadde. Sotto c’erano quelle confezioni, che sembravano risme di carta. Anche Gio cadde. Si udì un rumore provenire dall’interno di quelle risme, sembrava quello di granelli di sabbia. Eli guardò Gio con aria turbata, vista anche la posizione in cui erano in quel momento. Si alzò in piedi. Che c’è qua dentro. Tagliò la fascetta che la chiudeva con il cutter. Sollevo il coperchio, che non emise alcun rumore. Scosse il contenitore, non si udì nulla. I secondi passavano, si rischiava. Fece la stessa cosa con un altro contenitore. Il coperchio emise un rumore di granelli di sabbia. Lo osservò, sembrava che non avesse nulla di strano. Sicuramente c’era un doppio fondo. Incise la parte interna del coperchio. Caddero dei granelli bianchi, cocaina. Si guardarono allibiti. Non pensarono più a quel che stava scritto sullo scontrino. Gio richiuse il contenitore poco prima che arrivasse il prof. Marini che iniziò a cantare a squarciagola: IN TUTTO IL MONDO, DOVUNQUE ANDIAMO, QUANDO QUALCUNO CI DOMANDA, CHI NOI SIAMO, CHI NOI SIAMO. E NOI IN CORO RISPONDIAMO: SIAMO L’ARMATA ROSSONERA E MAI NESSUN CI FERMERÀ, NOI SAREMO SEMPRE QUA, SIAMO DEL COMMANDO ULTRÀ, IL MILAN E’ LA SQUADRA DEL MIO CUOR. INTER, INTER, VAFFANCULO!!! Ciao regaz, come butta?

Era molto contento del fatto che quei due ragazzi partecipassero ai roghi dei libri, essi, inoltre partecipavano alle messe di Don Paperini e si erano iscritti al partito Forza Nonsocosa. Finalmente abbiamo strappato quei due ragazzi alla merda comunista, disse, parlando con Mister Ics. Il nostro Signore Potente e Misericordioso ci ha aiutati, disse il preside, passandosi una mano sui candidi capelli. Era vestito di grigio con una cravatta argentata.

Esistono dei presupposti che fondano il sistema culturale di ogni città, di ogni nazione. Dopo la guerra, a B., i discendenti di quei signori con la camicia nera venivano messi ai margini. Un signore con i baffetti bianchi, che parlava molto bene, non poté nemmeno cibarsi ad un autogrill dal buffo nome. Quei signori, che avevano coperto la camicia dal colore molto scuro con il doppiopetto, non potevano neanche tenere le proprie adunate nella famosa piazza centrale ed erano costretti ad andare in punti periferici della città, venendo inoltre ricoperti di insulti. Troppe persone avevano subito dei drammi in famiglia: parenti, amici, conoscenti uccisi oppure essi stessi avevano sofferto per quello che era successo in tanti anni. Anche coloro i quali non ne erano stati toccati direttamente provavano un sentimento vero e sincero di profonda avversione nei confronti di quelle idee nefaste che avevano provocato la disfatta del loro paese. Avevano ottenuto qualcosa di concreto, la democrazia, la libertà e differenti rapporti sociali, l’avevano ottenuto perché avevano lottato strenuamente, anche commettendo errori tragici. Qualcuno aveva santificato la Resistenza, ma non le aveva voluto veramente bene, l’aveva esposta alle critiche maligne di quei soloni che gridavano, chi sa parli, il triangolo della morte, l’Italia divisa, le ragioni dei ragazzi di salò. Gli esseri umani sono fallibili: i partigiani hanno certamente commesso errori, ma perseguendo il nobile fine di liberare l’Italia dalla schiavitù fascista. Si è incominciato a cedere pezzo per pezzo, a seppellire le ragioni dell’antifascismo a forza di rivedere. Il loro fine è stato quello di cambiare le carte in tavola, di ribaltare i ruoli di vittima e carnefice per i loro sporchi fini di utilità politica. Chi sono i bastardi che compiono questa operazione: sono gli eredi di quei signori che incentivavano i trasporti verso i parchi di divertimento di Bergen Belsen e Treblinka, sono quei signori che si sono tagliati la barba lunga e hanno nascosto le foto del matrimonio officiato dal prete rosso.

Dobbiamo avere il coraggio di rivedere, dobbiamo chiedere scusa. In fin dei conti quelli che ammazzavano gli uomini con gli stivali, solo perché li credevano poliziotti, non erano poi così cattivi, avevano le loro ragioni. coloro i quali ammazzavano le donne e i bambini, torturavano persone innocenti, erano pochi ragazzi ingenui. I ragazzi possono commettere degli sbagli. Alcuni di loro erano tanto bravi a giocare a carte, questo è un indubbio merito che non può essere inficiato da qualche peccatuccio veniale.

Gli ebrei erano una potente lobby, forse lo sono tuttora. C’è stato chi, come la gerarchia cattolica o i nazisti, li contrastava perpetrando atroci stragi fino a giungere al più colossale dei massacri, l’Olocausto. Ora non si può criticare gli ebrei, perché si viene subito tacciati di antisemitismo, come se le critiche a quell’individuo che organizza operazioni pacifiche chiamate Pioggia d’estate fossero una critica all’essenza stessa del giudaismo. E. O. è un perfetto stronzo, e così anche il narratore di questa storia è diventato antisemita. Secondo l’Enciclopedia, l’antisemitismo

È l’ostilità verso gli ebrei (benché tra i popoli semiti, ossia discendenti di Sem, si annoverassero anche arabi, assiri e aramai) [1] è un sentimento fortemente diffuso nella società europea, soprattutto a partire dalla diffusione del cristianesimo; ma ha acquistato una dimensione nuova nei secc. XIX e XX, con l’avvento del nazionalsocialismo […] e dei fascismi.[2]

In questo periodo va di moda, da una parte, il razzismo nei confronti degli arabi, da un’altra un buonismo cazzuto propugnato da cattolici ipocriti. Si può essere assunti in regione a rubare lo stipendio, perché si è un po’ zoppi o claudicanti. Dopo avere compiuto questa digressione pazzescamente lunga il narratore viene al punto. Gio e Eli si ponevano il quesito: era opportuno rivelare quello che avevano visto. Sul fatto che fosse giusto non vi erano dubbi. Era eticamente condivisibile, ma che cosa avrebbe comportato? Ci faranno un mazzo così. Ti pare possibile. Eli attaccò, se andassimo a dire che il liceo piccolo borghese perfetto senza macchia è in mano a cocainomani rischiamo una denuncia per calunnia e un processo dal Tribunale Speciale Per La Difesa Del Liceo. Sui giornali di destra e di sinistra moderata saremo additati come due fighetti radical-chic. Decisero di telefonare, comunque, al signor S., ma le linee non erano mai state così disturbate. Mister Ics, Pancrazi, Giorgino e Paperini erano attenti osservatori, le microtelecamere nascoste aiutano molto.

Nella piazza principale i manifestanti si radunavano molto lentamente, perché molti di essi venivano fermati dalla polizia. C’erano molti striscioni di scuole e molti provenienti da molte fabbriche della città e dalla provincia. Volti anziani segnati dal tempo si mescolavano a volti giovani, imberbi.  Dalla periferia arrivavano gruppi di persone, anziani con il cappello parlavano animatamente tra loro. Alcuni arrivavano con l’autobus, che si era fermato un po’ prima a causa dell’afflusso abnorme di persone, altri arrivavano con la bicicletta, mentre i più atletici arrivavano eroicamente a piedi. Tra questi vi era chi discuteva amichevolmente, ma anche scontrandosi, con giovani di vario tipo. Alcuni avevano un’aria tranquilla e distinta, direbbero i benpensanti. Altri avevano l’aria scapigliata e vagamente selvaggia che tanto impauriva le signore con la pelliccia che passeggiavano spesso lungo quelle strade del centro. I volti erano tanti, così come le età e le nazionalità. Abbondavano i volti con la pelle scura e le parlate esotiche, così come i modi di vestire. In quella città si stava bene e l’abbigliamento di molti dei suoi abitanti lo testimoniava. Si muovevano sereni, qualcuno direbbe, con giovanile incoscienza. UN MONDO DIVERSO E’ POSSIBILE ANOTHER WORLD IS POSSIBLE UN OTRO MUNDO ES POSSIBLE, gridavano quelle piccole donne e quei piccoli uomini che camminavano verso il concentramento, che brutto nome, della manifestazione. Il concentramento sarebbe dovuto avvenire nella grande piazza, che si stava riempiendo inesorabilmente dalle prime ore della mattinata. Davanti ad un’edicola in via Ugo si erano dati appuntamento i ragazzi del collettivo, Giò ed Eli compresi. Quando arrivò Giò era visibilmente preoccupato, indossava il casco del motorino che suo padre aveva voluto a tutti i costi che si infilasse. Credo che ti servirà, ho paura che tu tornerai a casa con la testa rotta. Eli aveva una giacca sportiva, con sotto la felpa con il cappuccio all’ultima moda. Quando se la metteva, gli studenti e gli insegnanti di buona famiglia del liceo la rimproveravano, perché sostenevano che una comunista non dovesse avere dei gran intappi. Qualcuno arrivò a dire, come il loro compagno nobile ed intellettuale, tal Gioacchino Curculioni dei Medici, che Marx aveva scritto, nel Manifesto, testo da aborrire, che i comunisti dovevano vestirsi di stracci per essere fedeli alla proprie nefande nefaste criminali idee. Eli aveva dovuto litigare con il padre, prima di venire alla manifestazione. Il padre non aveva approvato la sua scelta, secondo me non serve a nulla. Voi pretendete di risospingere verso l’alto la pioggia che ci cade sulla testa. Siete solo dei poveri, teneri illusi. Le ingiustizie ci sono, ma bisogna provare a risolverle partendo da una realtà come quella del quartiere. Mi sembra che questa sia tutta retorica. In ogni caso, vai pure, le aveva detto. Non voglio interpretare la parte del genitore antidemocratico, questo le aveva detto. Alberto, l’infame frocio ballerino, come direbbero i benpensanti, era venuto con il grande imbarazzo nel cuore che gli era costata la sorpresa che aveva avuto alla scuola di balletto. E pensare che una volta la danza classica era vietata alle donne. Si chiama danza classica, perché è originaria del ‘700, quando non ci si vestiva certo con i jeans. I nomi dei passi sono bellissimi eleganti e melodiosi. Arabesque- degagè- port de bras, rond de jambes, à – la – première. Aveva lo sguardo basso, quando arrivò all’appuntamento con gli altri ascoltava il walkman, come fanno tanti ragazzi della sua età. Quello che sei per me è inutile spiegarlo con parole, con le note proverò… Faceva la canzone, che era di un gruppo di terroni sporchi comunisti. Di questi tempi è sempre necessario precisare le persone di cui si sta parlando, c’è sempre il rischio della censura. Ragazzi, ho una paura fottuta, disse Gio, qui ci legnano di brutto. Eli rispose, non siamo mica tanto normali, per andare a questa manifestazione. Fa un freddo porco, meno male che questa città ha i portici, anzi è nota per i portici. Iniziarono a camminare verso la piazza. Un poliziotto fermò Alberto e lo perquisì. Volle sapere che cosa stava ascoltando con quegli auricolari, temeva che fosse un terrorista in contatto con la base. Si sa, di questi tempi, con quel tipo curioso, alto alto, con il vestito bianco e la barba lunga, bisogna stare attenti. Molto lentamente si avvicinarono alla piazza, decisero di fermarsi sotto una lapide, piccola e striminzita, che ricordava dell’omicidio di tal Zamboni, un ragazzo che fu linciato, perché incolpato dell’attentato al duce, che era stato compiuto da qualcun altro. Un esponente di quel partito che non è più fascista l’aveva definito un terrorista, paragonabile ai terroristi di Al Qaeda. Lungo la strada Gio si era messo a raccontare degli ultimi mp3 che aveva scaricato da Internet e delle madonne che aveva tirato suo padre, quando era arrivata la bolletta del telefono. Limp bizkit, nofx, gli piaceva un po’ di tutto… Sì, sì, sempre, con ‘sti mp3, mi hai fatto aspettare fino a mezzanotte per dirmi le risposte del questionario sulla storia del Milan. Che mi frega di Aldo Maldera? Se tu non conosci il Milan degli anni settanta non sei nessuno nella vita, gli rispose il ragazzo. Alberto intervenne, io so appena dove sta Milano… Il prof è talmente rinco che si può copiare come si vuole. In piazza aspettarono almeno 40 minuti prima che il corteo si muovesse. I ragazzi si misero dietro ad un camion sul quale era montato uno stereo da migliaia di watt.

Ci sono persone nella vita che vivono dell’ottimismo della volontà e del pessimismo della ragione.  Ci sono tanti che si credono uomini e donne e, in realtà, sono pulci. Ci sono le pulci di buona volontà, quelle che combattono contro i mulini a vento, e ci sono le pulci senza speranza, che credono di essere dei giganti e invece sono solo delle mosche cocchiere. Quelle che camminavano per quelle strade erano pulci di buona volontà che combattevano contro dei mulini a vento. Come mai come mai noi non decidiamo mai, d’ora in poi, d’ora in poi decidiamo solo noi.. L’ottimismo della volontà a volte è permeato di follia. Le pulci di solito stanno sui cani e un po’ li disturbano, è questo il loro compito da migliaia di anni. In piazza c’erano anche delle altre pulci, i tutori dell’ordine, che stavano lì a difesa dei cani. Forse credevano essi stessi di essere i cani. I tutori dell’ordine erano in tanti, sembravano tanti Robocop. Indossavano i caschi, si proteggevano con gli scudi e stavano estraendo i manganelli, i tonfa, che avrebbero dovuto far cambiare idea a quelle pulci che manifestavano. Ad un certo punto quel grosso cane che era l’ordine costituito decise di togliersi di dosso quelle pulci. La schiera compatta di solerti tutori dell’ordine partì alla carica contro quelle zecche comuniste, che iniziarono a disperdersi. Gio ed Eli iniziarono a correre per una strada isolata, sul capo del ragazzo si abbatté una manganellata e, in breve tempo, quella sporca zecca comunista finì a terra. La ragazza urlava Bastardi non potete, ma quei solerti tutori dell’ordine si affrettarono a colpire con uno di quei tonfa anche lei che cadde a terra con il viso insanguinato. I due ragazzi venero ammanettati e caricati sul cellulare, che non è un oggetto elettronico che serve per mandare sms e mms. Alberto era riuscito a nascondersi in un cortile interno di un vecchio palazzo del centro di B. Ora non li trovava e non si dava pace. Il cellulare era ingombro di altre sporche zecche che insozzavano con il loro sangue maledetto quel veicolo, pagato con i soldi dei bravi cittadini onesti. Lo scrittore deve ogni tanto usare certi vocaboli all’indirizzo dei comunisti, non si sa mai di questi tempi. Ma torniamo al racconto. Mentre le sporche zecche comuniste venivano giustamente punite per avere manifestato, dei ragazzotti con la tuta nera spuntarono miracolosamente da un furgone bianco parcheggiato nella zona. Questi ragazzotti avevano mazze da baseball con le quali incominciarono ad infrangere le vetrine dei negozi e degli uffici e i vetri di quelle poche automobili, che erano ferme lì. La polizia li lasciava passare, perché era intenta a sfasciare la testa ai rossi che manifestavano. Il lettore tenga presente che si intendono per rossi anche i boy-scouts e le suorine. Chiunque si oppone al solenne ordine costituito è un rosso. Una di quelle suore comuniste aveva il volto insanguinato, un boy-scout con i pantaloni corti in quel giorno con 2 gradi venne ammanettato da un tutore dell’ordine che gli urlava comunista di merda, comunista di merda, ti inculo. Il ragazzo, che avrà avuto all’incirca 14 anni, recitava il padre nostro. Padre nostro, che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà. Mentre succedeva tutto ciò in quelle vie dai nomi antichi come via Ugo Bassi e via Indipendenza il cellulare sfrecciava a tutta velocità per quelle strade sfiorando con le ruote anche qualche manifestante che scappava. I tre tutori dell’ordine alla guida gridavano, vi ammazziamo tutti comunisti, siete finiti pezzi di merda. Faccetta nera, bell’abissina, aspetta e spera che già l’ora si avvicina. Quando saremo a Macallè, noi ti daremo un’altra legge e un altro re. Faccetta nera, sarai romana, noi per bandiera ti darem quella italiana. Quando saremo a Macallè, noi ti daremo un’altra legge e un altro re. Gio guardava nel vuoto senza espressione, Eli piangeva di rabbia. Arrivati alla questura, le zecche furono fatte scendere e condotte nei sotterranei. Eli urlava, perché, perché, non è giusto. Un poliziotto mascelluto la trascinò per un braccio e la chiuse in un bagno. Stai zitta troia, che dopo ti stupro, le disse. Un omaccione costrinse Gio in ginocchio: dovete stare così tutti, comunisti di merda. Il ragazzo, che aveva il volto imbrattato di sangue, si accorse che alla parete c’era la foto di un altro omone mascelluto, tal benito mussolini, che qualcuno aveva definito il più grande statista del secolo. Anche in un’altra caserma, saltata in aria in un paese lontano, c’erano foto di quell’omone. Bacia la foto, maiale, bacia la foto, gli gridavano due poliziotti inferociti, mentre le ore passavano. Non la bacio, la tua foto del cazzo. Il ragazzo era un temerario e la sua temerarietà gli valse come premio, se così lo si può definire, una serie di calci un po’ dappertutto. Accanto a Gio c’erano altri ragazzi, in ginocchio, ammanettati, con le braccia contro il muro, bendati. I poliziotti tolsero loro le bende per mostrare meglio il trattamento riservato a chi alzava troppo la testa. Un ragazzo, che aveva distolto lo sguardo, ricevette una violentissima sberla. Il problema di quei poliziotti era riuscire nel loro intento, persuadere, anche con le maniere forti, quel ragazzaccio di Gio che era proprio il caso di baciare la foto del duce.

 

 

Alberto era uscito dal nascondiglio, perché aveva visto che la strada era sgombra. Nessuno lo aveva notato tranne un bambino che osservava da una finestra di quell’antico palazzo. Erano ormai le due del pomeriggio, non si udivano rumori, tranne qualche sirena lontana. Usciva, guardandosi intorno in modo circospetto. Dovette tornare a casa a piedi, perché non c’erano mezzi pubblici a disposizione. Il suo telefonino suonò: che è successo, che è successo, abbiamo provato a telefonarvi tutta la mattina. Era sua madre. C’è stato un gran casino, tanti hanno preso un sacco di botte. Io sono riuscito a scappare ma Gio ed Eli sono stati arrestati, non so dove sono. Mi hanno telefonato i loro genitori, dicono che i loro cellulari non rispondono.

Un cellulare rotto non serve molto per rispondere, uno dei solerti tutori dell’ordine che avevano arrestato i due reprobi aveva sequestrato loro i cellulari e li aveva calpestati con uno stivale numero 46. I poliziotti avevano trovato il modo di risolvere il problema di cui si scriveva poc’anzi. In due avevano afferrato Gio e gli avevano sbattuto la testa contro il muro. Gio non riusciva più a vedere nulla, il sangue era troppo. Nel frattempo Eli era sola, piangeva. Doveva pure trovare qualche maniera per passare il tempo. Il tempo in prigione scorre lento, o forse non scorre proprio. Il suo ragazzo, che non stava molto bene, era stato trascinato dai solerti tutori dell’ordine in una cella nei sotterranei di quell’antico palazzo. Il signor S. aveva acceso la televisione perché voleva rendersi conto di ciò che stava succedendo. Aveva ascoltato la radio. Ci credeva, ma non riusciva a crederci, come poteva crederci? Aveva sempre creduto di vivere in uno stato democratico, dove venivano rispettate le garanzie dei cittadini. Era un povero illuso, che ogni tanto si svegliava dal suo torpore. Ogni tanto prendeva coscienza. Questa Italia l’abbiamo costruita noi, come è ridotta ora, diceva.

Alla televisione bacchettavano i violenti no global. Con la scusa della protesta se ne approfittano per danneggiare i poveri poliziotti che stanno lavorando. Sfasciano le vetrine, sfasciano i negozi, sono dei barbari. Le immagini che venivano mandate in onda erano abbastanza confuse. Si vedevano gli scontri con la polizia, che collaudava i nuovi manganelli sulle teste di quegli sporchi manifestanti, ma a sfasciare le vetrine erano dei giovanotti in tuta nera che passavano indisturbati vicino alle automobili della polizia. Il signor S aveva visto, che in un paese straniero molto potente, c’erano dei prigionieri che venivano maltrattati dai rappresentanti di un paese libero. I prigionieri erano incaprettati e incappucciati. Erano trattati peggio delle bestie. Il vecchio pensava che in Italia non sarebbero mai potute succedere certe cose, anche se, a volte, si era dovuto ricredere. Il padre di Eli era incavolato nero, l’avevo sempre detto che quei no global non avevano futuro, l’avevo sempre detto. Sono convinti che con la violenza si possa risolvere tutto. Cosa credono, che si possa rompere i vetri delle banche per fare la rivoluzione. Le sinistre non dovrebbero legarsi con quel genere di persone. Era appena rientrato dal lavoro, non aveva ancora acceso la televisione. La moglie scuoteva la testa, cosa stai dicendo, cosa stai blaterando. Mi ha telefonato la madre di Giovanni, l’amico di Eli, mi ha detto di aver saputo dal loro compagno di scuola Alberto che i ragazzi sono stati arrestati e picchiati dalla polizia. Ha detto che stavano manifestando tranquillamente, quando c’è stata una carica a freddo, la chiamano così. L’uomo aveva l’aria perplessa, rimase in silenzio per qualche secondo poi disse, io credo a mia figlia, non ho motivo per dubitare, ma non vorrei che le fosse venuto un momento di rabbia e si fosse immischiata in un gruppo di provocatori. Questi usano degli argomenti che si possono anche condividere, ma sono i mezzi che sono sbagliati. Quando parlano male delle banche che finanziano il traffico di armi non posso che essere d’accordo con loro, ma a che serve spaccare una vetrina? A che serve? Alberto, io credo che né nostra figlia, né i suoi amici possano mai compiere certe azioni. Ho conosciuto anche i suoi amici, mi sembrano giudiziosi. Adesso bisogna chiamare l’avvocato. Rossini prese il telefono e contattò l’avvocato Nanni, una donna piacente sulla quarantina, che aveva esperienza di questo tipo di casi. L’avvocata inforcò lo scooter, subito dopo aver ricevuto la telefonata, e si precipitò alla questura. Domandò della sorte dei ragazzi, ma non ebbe risposta da nessuno dei dirigenti con cui parlò. Dentro la questura c’erano altri avvocati che chiedevano delle sorti dei loro assistiti, ma non ricevettero risposta. AD un certo punto arrivarono anche i genitori di Gio, i quali non furono nemmeno ascoltati.

Contra i pinsir un gran rimedi l’è e’ bicir, così sentenziavano e sentenziano i romagnoli poveri, quando, molte sere mangiavano solo cipolla e un po’ di piadotto fatto più di farina di formentone che di grano.[3] Cosa serve per rimediare ai pensieri? Dario Fo è il più grande autore e attore teatrale dell’era moderna. Egli sostiene l’importanza della commedia grottesca, perché non crea la catarsi come nella tragedia, che provoca il pianto e fa cadere l’indignazione. Questo è certo, ma è anche vero che l’orrore sconvolge, toglie l’equilibrio mentale. Si rischia la malattia. Molte volte bisognerebbe evitare di prendere il mondo troppo sul serio, ma, in quella situazione, come era possibile? A dire il vero, non era neanche la prima volta, bastava pensare ai tempi di Scelba. Era capitato molte altre volte, tra le quali a Reggio Emilia. Morti di Reggio Emilia, uscite dalla fossa, fuori a cantar con noi Bandiera Rossa. Compagno cittadino, fratello partigiano, teniamoci per mano, in questi giorni tristi. Di nuovo a Reggio Emilia, di nuovo là in Sicilia, son morti dei compagni per mano dei fascisti. Ora S. si sentiva più anziano del solito, anche se, forse, non era mai stato giovane. Rimase bloccato a sedere, non riusciva ad alzarsi. Non sapeva perché. Aveva visto anche la foto di un ragazzino accasciato a terra, con un occhio pesto, preso a calci dappertutto dai solerti tutori dell’ordine.

La polizia aveva sequestrato delle bombe molotov ai manifestanti e aveva dovuto assalire una scuola, dove alloggiavano i manifestanti, facendo schizzare il loro sangue sulle pareti, perché essi, a loro dire, avevano lanciato contro le forze dell’ordine dei sassi. Erano entrati di forza nella scuola e una zecca comunista aveva tentato di accoltellare un appartenente alla Benemerita.

L’avvocato Costanza Nanni conosceva tutti i dettagli del codice penale e cercò di sapere in tutti i modi la sorte dei ragazzi. Seppe anche di un gruppo di avvocati, che stavano cercando di difendere assieme i diritti dei detenuti, e si mise immediatamente in contatto con loro. Riuscirono anche a mettersi in contatto con un deputato che faceva riferimento a quel noto partito della sinistra radicale. Egli cercò di capire dove erano state portate quelle sporche zecche comuniste.

L’anziano scrittore guardava la televisione: c’era una conferenza stampa. Stavano parlando degli energumeni con il passamontagna, con la scritta polizia sulla casacca che indossavano. Erano le famose teste di cuoio, così venivano definiti i corpi speciali di polizia e carabinieri superaddestrati per operazioni particolari: GICO, ROS, POS, NOCS, TACS, GSM. Erano grandi, grossi e mascelluti. Va, la vita va, con sé ci porta, ci promette l’avvenir, una maschia gioventù con romana volontà combatterà. Verrà, quel dì verrà, che la gran madre degli eroi ci chiamerà. Così cantavano all’inizio della conferenza. Verrà, quel dì verrà, che la gramagnna e i macaroun a’ s’ magnarà. Il questore iniziò a parlare con tono solenne: abbiamo esecutato il sequestro di numerosso materiale atto ad offendere. Questo è un grande successo dello stato e dell’ordine costituito. Abbiamo stroncato la violenza. Siamo rammaricati per le gonsequenze collaterali come l’uccisione della Di Leo Marianna e della Frabboni Martina pericolosissime delinquenti comuniste potenziali terroriste, le quali avrebbero comunque rappresentato un sicuro pericolo essendo anche parenti ed affini di terribili bolscevichi. Marianna e Martina non si conoscevano, avevano 15 anni. Martina frequentava i boy-scouts. L’uccisione con un colpo di pistola alla tempia sparato da molto lontano, potrebbe essere stato un cecchino, rappresentava sicuramente l’extrema ratio per eliminare due individui di 40 kg scarsi di peso, come erano quelle due ragazze. Un poliziotto parlò, cercando di celare l’accento di B., dobbiamo essere determinati nel frenare questi delinquenti rossi, come lo furono i nostri avi il 28 ottobre 1922, per garantire la democrazia, la legalità e il rispetto dell’ordine costituito contro la violenza. Perché, se non saressimo stati così determinati, quelli lì si sarebbiro conquisstati la città, abbeverando i propri destraieri alla fontana di lui lì, quello che ci ha il pisello di fuori, in centro. Il modo di parlare di quel carabiniere colpì molto S. Neanche lui sapeva il perché. La conferenza stampa terminò con un canto corale dei poliziotti e del questore, tutti in piedi, di quello che era stato proposto come nuovo inno nazionale. Salve, o popolo di eroi. Salve, o patria immortale! Sono rimasti i figli tuoi, con la fé nell’ideale. Il valore dei tuoi guerrieri, la virtù dei pionieri, la vision de l’Alighieri oggi brilla in tutti i cuor. La proposta del nuovo inno era stata inoltrata dall’onorevole Fogna, di un partito erede della grande tradizione liberale. A bassa voce, un poliziotto disse, mo guarda che bella canzone, parlano anche della mia amica Federica Brusafazzi. La chiamiamo Fe. Mo soccia, non me ne ero mai accorto. Son troppo contento, oh! Il servizio successivo trattava della torbida vita di Marianna Di Leo e di Martina Frabboni.  Le reprobe avevano frequentato persino uomini sposati e una di loro aveva pure avuto un figlio. La showgirl Epicurea Pecorazzi spiegò che la Famiglia è il principale valore della società. Se sarebbimo senza famiglia, come faressimo, disse, guardando la telecamera. Lei sì che se ne intendeva di famiglie, ne aveva 3 o 4. È naturale che chi non ama la famiglia porti le molotov, come la polizia ha dimostrato per la Di Leo e la Frabboni.

A volte l’orrore sconvolge, ma, dopo un po’, ci si abitua. È un’espressione molto brutta da usare. L’impressione iniziale, suscitata da quello che era successo, si stava tramutando nello sguardo disincantato dell’uomo anziano che, oramai, ne ha viste troppe. Decise di andare a mangiare da Nevio.

Nella Teogonia di Esiodo si narra dello scontro tra le divinità materne, del caos, e le divinità dell’ordine, del cosmo, governate da Giove.[4] Il sangiovese è sangue di Giove, portatore dell’ordine. Il vino è una religione, caratterizzata da importanti riti secolari, testimoni di un sincretismo che resiste da secoli. Par San Simon us tira fora la bota de canton. Il 28 ottobre si cominciava a spillare il vino buono, dopo che si era esaurito quello rimasto nei piccoli recipienti, non collocato nelle capaci botti di rovere. Par San Martén us bev e’ bon ven, questa immagine ricorda bacchiche brumalia quando uomini mascherati da caproni amavano apparire becchi nell’aspetto e forse anche nella sostanza.[5] I satiri[6] personificavano la natura selvaggia e facevano parte, con i sileni, del corteo di Dioniso, ed erano accompagnati delle Ninfe. Giulio Romano li raffigura in un affresco del 1524-25, presente nella sala di Amore e Psiche a Palazzo Te, a Mantova. Le testimonianze in campo archeologico e letterario li presentano come esseri metà uomo e metà capra. Ai rituali in cui c’erano persone mascherate da satiri si ricollegano gli inizi della tragedia greca. L’avvento e l’ascesa del cristianesimo portano, ad esempio, un poeta come Jacopo Landoni, grande amante del frutto di Bacco, ad inneggiare al santo protettor Giovese. Landoni andava a bere all’osteria della Zabariona, della Pifania, della Sartina, da Cagò e da Mastellina. Possiamo citare anche Olindo Guerrini e Giuseppe Piolanti, come altri adepti di questa religione enofila.[7] Tra i seguaci di questo culto si può annoverare anche S. A qualcuno quest’uomo potrebbe apparire insensibile e strano, soggetto ad una patologia schizofrenica, ad uno sdoppiamento di personalità.

Decise di telefonare a Borri per invitarlo a cena da Nevio. Carissimo, non sei sconvolto per quello che è successo. Lo sono, lo sono, ma se non mangio come si deve non ragiono, replicò S. all’iniziale stupore di Borri. Ci vediamo tra circa 30 minuti davanti a casa tua. Parcheggiò la sua vecchia automobile ben tenuta e salì da S. Il narratore si è dimenticato di specificare che si stava approssimando la festività ora dedicata a blasfemi sacerdoti del dio Mercurio, un tempo denominata dies solis invicti. Le strade di C. erano adorne di decorazioni e le vetrine dei negozi illuminate più del solito. Entrarono nel ristorante e Nevio rivolse loro un timido ed impaurito sorriso. Il sorriso era impaurito perché aveva visto la faccia di S., terribilmente nera. Nevio, dacci un tavolo d’angolo, e spegni immediatamente quella cazzo di televisione. Il ristoratore eseguì prontamente. Borri non accennò nemmeno a quell’argomento, capiva che avrebbe potuto irritare S. Avrebbe potuto farne menzione solo a pranzo finito, forse. L’opposizione tra il regno della misura, la dimensione dell’apollineo, e la dimensione del dionisiaco è la base del pensiero. Per essere più precisi, non si tratta di una vera e propria opposizione. Sono due parti dello stesso intero, divise dalla spezialisierung[8] goethiana crudele ed impietosa. L’intero è rappresentato in vari modi, una di queste è la danza classica. Il dionisiaco è il ballo sfrenato, è il vino. Il magistero della chiesa ha esaltato una religiosità dura, impietosa, primitiva, spirituale. Anche il vino è stato colpito. Esso veniva ritenuto veicolo di mali e disordine, per questo motivo o pretesto venivano emanati editti contro l’abitudine di piantare vigne, anche se lo scrittore Massimo Grillandi definì la Ca De Ven di Ravenna come la cattedrale di San Giovese. Il vino è il complemento ideale per una cena elegante o la consolazione per i poveri.[9] Anche il povero S. aveva bisogno di essere consolato e un Sangiovese superiore affinato in barrique assolveva a questa funzione degnamente. Alla fine del pasto S. si era molto rasserenato e Borri credeva di potere toccare quell’argomento, ma quando vide la faccia di S. dovette recedere dal suo proposito. Il ragioniere si era reso conto che quell’uomo era interessato a quel che stava succedendo, ma aveva i suoi tempi. Si salutarono e S. se ne andò a casa. Si mise alla scrivania e telefonò ad Ascione. Non capiva perché lo faceva. Qualche maligno potrebbe insinuare che lo stava facendo per cercare sostegno.

Il cellulare di Ascione aveva una risponderia un po’ lunga: E damme ‘a mano, na zingara mm’ha ditto ca, quanto pe’ destino puorte scritto, t”o voglio fa’ sape’, ce sta n’amico, buono quanto meje, ca te vo’ bene assaje, e tutto fa pe’ te![10] S. riattaccò pronunciando frasi poco urbane all’indirizzo di Ascione. Va bain a fer dal pepp’, esortazione all’autoerotismo nel vernacolo petroniano. Ricompose il numero. E ripartì la risponderia, Vattenne, zingara, nun mme fa ridere! Chieste so’ chiacchiere ca mme vuo’ vennere pe’ verità! [11]Decise di pazientare. Ciao Asciò, come stai? Ahh, che piaciere. Oggi si sta freschi, ahhh, che bell’aria freescca. Anche troppo, stiamo sotto zero Gerà. Ah, già, è vero. Sto nu’ poco turbato per quello che è successo. Pure io sto turbato, tagliò corto S. Tengo novità su Marini e Castaldi. S. rimase allibito. Io però avrebbi voglia di vedervi. Che, mi vieni a trovare? Boh, non so, vedremo. Forse viene Gianni a trovarti. Alla messa ci vai, a pregare l’amico nostro Gesù? Non ci penso neanche, non ho amici. Ciao. Nce’ simmo a la partenza… lo mme veco… addio. Napule bello mio, non te vedraggio cchiù,[12] intonò il carabiniere. S. riattaccò. Faceva un freddo cane. Per lo meno non nevicava e non rischiava nemmeno. Preparò i bagagli e decise di andare a B. La strada era priva di automobili. A momenti si rischiava di addormentarsi. Pensò di non dire nulla a Gianni, non voleva dargli soddisfazione. Gianni era un rompiscatole, ma gli voleva bene, in fondo.

Arrivò a casa propria e si sentiva a disagio. Non era quello il suo mondo, anche se viveva in una zona abbastanza silenziosa. Si sentiva fuori posto, perché quella casa era troppo elegante, troppo all’avanguardia, troppo tutto. Il suo vicino di casa Rosi era un maniaco dell’arredamento: studiava tutte le riviste di design. Un giorno S. ebbe una pessima idea: si era rotto lo scarico del water. Pensò, già che ci sono potrei far ristrutturare il bagno, ma come faccio, non me ne intendo. Chiese informazioni a Rosi, il suo vicino di casa di B., che gli disse tranquillamente, potrei darti una mano. Perché no, rispose l’anziano scrittore. Questa risposta rappresentò l’inizio dei suoi guai. Il giorno dopo Rosi si presentò con in mano circa 3 chilogrammi di riviste. Già che ci sei, perché non ristrutturiamo tutto? Ora che hai fatto trenta, fa trentuno. Visto che ci sarà un cantiere è sicuramente più conveniente. Te lo consiglio sia per motivi burocratici, che per motivi tecnici. Lo guardò con aria autorevole, quell’aria che contraddistingue chi ne sa tante, ma proprio tante, di argomenti tecnici e si rivolge a chi è ignorante in materia, e autoritaria, poiché aveva notato lo sguardo timoroso di S. L’anziano scrittore gli voleva bene e decise di affidarsi a lui. Il vicino gli preparò un capitolato dei lavori con un sacco di voci, tra cui un impianto di climatizzazione, che fu delle prime ad essere depennate da S., il quale detestava ferocemente i condizionatori. S. iniziò a leggere quelle riviste, ma le richiuse con orrore dopo poche pagine, terrorizzato da quei termini specialistici incomprensibili e del tutto autoreferenziali che le caratterizzavano. Quei giornali avevano dei nomi particolari: Io Arredatore, Tutto Arredo, L’Arredo Perfetto, L’Arredatore Strafico, The Arredamento Journal. Il narratore intende tralasciare gli approfondimenti sull’arredamento, in quanto non è onnisciente, vivaddio. Entrò in casa e accese la televisione, si parlava del caso di un’alunna affetta dalla sindrome di Down che era stata malmenata da un suo compagno. Egli aveva anche scritto delle frasi naziste e disegnato svastiche sulla lavagna. Fu intervistato Mister Ics che lodò il grande civismo del ragazzo picchiatore e di tutti quei compagni che avevano riso e scherzato osservando quella scena. Il prof. Marini dichiarò che i mongoloidi di merda facevano schifo e che andavano schiacciati. Paperini parlò: ERAT – PULCHERRIMUS – STAT- CUM – TIBI. MONGOLOIDI – DELENDI – SUNT. POST- HABERE – LIGATUM – PETRUM – PAN – PORTA – IN – ALTO – MANUS – SEQUITUR – TUUM – CAPITANUM – MOVE – IN – TEMPO – BACINUS – SUM – CAPITANUS – UNCINUM. WWW – ME – PLACUIT- TU. Il narratore comunica che ha utilizzato le lettere maiuscole per sottolineare l’importanza delle affermazioni di quell’insegnante. Il preside organizzò la FONDAZIONE JOSEF MENGELE PER LA MORALITÀ E L’EDUCAZIONE DEI GIOVANI. Organizziamo questa fondazione per rendere giustizia alla memoria di un coraggioso medico ingiustamente perseguitato dallo stalinismo. Per fortuna quelle scene, in cui viene giustamente punita una mongoloide, sono state filmate e diffuse in Internet, quell’atto di grande educazione civica ha ricevuto una testimonianza filmata, dichiarò Mister Ics durante la grande cerimonia che venne organizzata dal liceo per quel ragazzo, che venne ricompensato con una borsa di studio di € 10.000,00 che gli avrebbe consentito di studiare all’Università di San Giorgetto Almirante. Paperini intervenne con aria solenne, ma parlò in italiano, e non nel suo bel latino. Quel ragazzo ha adempiuto al disegno divino. Se quella è nata mongoloide, significa che è segnata dalla tragica ombra del peccato e deve essere punita perché infesta con la sua presenza il mondo di noi persone normali. Poiché ella non ha proceduto all’unico gesto che le sarebbe consono, il suicidio, la mano del signore per via di quel ragazzo l’ha punita. Amen.

  1. prese l’automobile e arrivò alla caserma. Chiese al carabiniere di guardia dove fosse Gerardo. Se lo saprei dove stesse il Maresciallo Ascione glielo direbbi, ma non lo so e telefono. Chiamò un numero interno. Mariscià, ci sta n’amico suo che la cerca. Che faccio? Ah, sia ringraziata Sant’Assuntina, l’amico mio qua sta arrivando, disse il carabiniere. Uscì dall’ufficio da corsa. Alleluja, Aaalleluja, Aaalleluja! Sei arrivato! Per te intono un canto di letizia. D’ammore, chi mme’ncontra, che vo’ parlà mme pare…[13] S. lo guardò male. Gli strinse la mano. Si avviarono per la strada. Ascione gli mise un braccio sulla spalla. Amico mio, ci stan novità, news. Ci sta Lipari che ha riaperto le indagini su Castaldi e Marini. Sarà fatta l’autopsia sui cadaveri. S. rimase allibito, lo guardò. Come hai fatto? Lascia fare, lascia fare ad Ascione tuo. Ora nessuno sa ancora niente, tra qualche giorno ci saranno i risultati degli esami autoptici. Non ti dico altro. E intonò ‘E damme ‘a mano ca te farrà piacere… Te voglio anduvinà tutt”e penziere ca stanno ‘ncap’a te! Tu tiene un grante gran signoore…[14] Gerà, hai reso, lo squadrò malamente. E quei ragazzi arrestati? Nun lo sacciu. S. scappò prima che Gerardo ricominciasse a cantare.

 

 

 

 

 

[1]              Sottolineatura del narratore.

[2]              Cfr. AA.VV., L’Enciclopedia, UTET-L’Espresso, Novara-Roma 2003

[3]              cfr. http://www.piadinaonline.com/piadinaonline/buon_bere_di_romagna.htm

[4]              Cfr. http://www.piadinaonline.com/piadinaonline/buon_bere_di_romagna.htm

[5]              Idem

[6]              Cfr. AA. VV., l’Enciclopedia, Utet-L’espresso, Novara-Roma 2003

[7]              Cfr. Nota 16.

[8]              Cfr. Nota 7.

[9]              Cfr. Nota 16.

[10]             Cfr. testo di ‘A Zingara, canzone classica napoletana di Furnò-Valente da http://www.sorrentoradio.com/prova/testinapoli/doc043.htm.

[11]             Idem.

[12]             Cfr. testo di Addio a Napule! Di Bolognese da http://www.sorrentoradio.com.

[13]             cfr. testo Addio a Napule di Bolognese da http://www.sorrentoradio.com/prova/it.htm

[14]             cfr. testo ‘A Zingara di Furnò-Valente da http://www.sorrentoradio.com/prova/testinapoli/doc043.htm.

Personale/4

MENO QUATTRO

 

Il grande filosofo ungherese Georg Lukacs sostiene che il progresso scientifico ha tolto valore all’esperienza immediata, basta leggere i Prolegomeni all’ontologia dell’essere sociale[1]. È sicuro che il signor S. non aveva nessuna esperienza immediata di scuola “dei tempi moderni”, Gianni gli aveva parlato di “un caso incredibile”, di “uno scandalo che avrebbe fatto cadere molte teste”. Il problema principale era che non gli aveva spiegato altro. L’aveva fatto per eccitare la sua curiosità. Esisteva lo scandalo? Quale? Era certo che quel liceo rappresentasse un abominio per qualunque persona dotata di un minimo di buon senso, ma, la necessità principale era quella di capire cosa c’era di nascosto, di strano. S. aveva gli strumenti per capirlo? Inoltre non possedeva nessun metodo scientifico, non era uno sbirro, non era un esperto di criminologia.

Qualche lettore attento si sarà accorto che S. è l’iniziale di un nome che il narratore non menziona mai. Un grande scrittore lusofono sostiene che assegnare un nome ad un personaggio significa fissarlo in un momento del suo cammino, immobilizzarlo, forse in un equilibrio precario. Lo lascia indefinito come semplice iniziale, ma che si definisce nel movimento. S. è un’iniziale vuota che solo io posso colmare con quello di cui sarò capace e inventerò, come ho inventato il senato e il popolo romano, ma, quanto a S., non sarà tracciata la linea di separazione tra il noto e l’inventato. A S. non verrà dato alcun nome: è la possibilità di tutti i nomi che rende impossibile sceglierne uno.[2]

A S. arrivò la telefonata in una mattinata orrenda, pareva fatto apposta. Il cielo era grigio sporco. Gianni Marchi lo salutò con tono trionfante e iniziò a recitare tutta la procedura con pignoleria e puntiglio. Lo fece di proposito perché sapeva che S. odiava la burocrazia. Basta! Urlò, che me ne frega?! Manda tutto per e-mail a Borri, chiamalo e fatti dare l’indirizzo. Pioveva a dirotto e le strade erano allagate. S. uscì a fare le solite commissioni senza voglia.

Certuni pensano che il formaggio di fossa di Sogliano sul Rubicone sia troppo forte e che vada mangiato assieme al miele. Il signor S. non era dello stesso parere. Lo mangiava dopo la carne, in questo caso, il castrato. Volle bere il Liano, un vino romagnolo nato dal Sangiovese, originario di un paese vicino Imola.

Il signor S. era un carnivoro convinto e non poteva sopportare i fanatici del vegetarianesimo, quelli che sostenevano che non bisognasse mangiare la carne, perché era gonfiata con estrogeni, mentre la verdura era solamente trattata con pesticidi e anticrittogamici. C’era chi sosteneva fosse barbaro uccidere animali, quando la fauna ha bisogno di un riequilibrio che solo una caccia accorta può apportare. Qualcuno obbligava i figli a non mangiare carne e loro avevano problemi di carenza vitaminica. Essere vegetariani era diventato à la page. Molti dei compagni del Partito Comunista Eccetera Eccetera erano diventati vegetariani, buddisti, seguaci di strane dottrine indiane, new age e avevano deciso di abbandonare il partito. Erano scandalizzati, inorriditi di fronte al suo amore per la carne. Una compagna con i capelli corti, gli occhiali spessi e i vestiti perennemente trasandati perché voleva sottrarsi al pregiudizio sessistamaschilistafallocratico che la donna deve andare in giro vestita bene per farsi guardare dagli uomini, decise di non rivolgergli più la parola. Da quando S. non si vedeva più con molti amava inviar loro foto che lo ritraevano mentre addentava un cosciotto di agnello o fagiano. Coloro i quali erano atei convinti divennero, nel giro di qualche anno, religiosi ferventi, vegetariani vennero visti partecipare ad happy hours in locali alla moda non caratterizzati da cucina macrobiotica. Forza di qui, forza di là, cristiani di sopra, di sguincio e di traverso nei quali militavano. Ma questa è un’altra storia.

Al pomeriggio il campanello suonò. Chi accidenti è? La signora R., quel pomeriggio, era da una cugina. In quel paese erano quasi tutti cugini tra loro, discendenti di antiche famiglie patriarcali. Andò alla porta. Chi è? Nessuna risposta. Chi è? Nessuno rispondeva. I soliti imbecilli. Ritornò a sedere. Il campanello suonò ancora. Imprecò. Una voce bassa femminile disse, buon giorno, vorremmo parlarle dell’aldilà. Bisogna premettere, per una migliore comprensione della storia, che il signor S. è fervente ateo. Capì subito che erano Testimoni di Geova, facevano sempre così. Il signor S. era buonista d’animo, aveva compassione di quei poveretti, che si facevano chilometri a piedi per andare a predicare venendo, molto spesso, mandati a fare uno sconquasso di pugnette. Aprì timidamente la porta. La testimone di Geova era Gianni che l’afferrò e lo scosse con violenza. Ma va a quel paese! Che sei venuto a fare? S., sono venuto a farti una sorpresa, ma prima andiamoci a fare un aperitivo. Ma che!? Rovinano l’appetito! Ma cosa dici? Vieni, ti accompagno io in un bar. Lo fece salire sulla sua automobile. Ma che hai guidato a fare con tutta ‘sta pioggia!? È più avventuroso. Fecero rotta verso il canale, attraverso il quale erano convogliate le acque del mare. Stava quasi per smettere, dagli alberi cadevano le ultime gocce. Il ponticello era stretto stretto, da lì le automobili transitavano a stento. Le case erano bianche, con qualche interruzione colorata. In quelle strade, per ora, non

c’erano negozi e ristoranti. Il ponte marcava il confine con la zona adiacente la spiaggia, zona, che, inesorabilmente, era piena di attività. Il lungomare di C. è sempre bello, lussureggiante agli occhi di S. E’ un viale largo, quasi un boulevard parigino. La bella automobile di Gianni venne parcheggiata ed entrarono al caffè Bendinelli, grande e pieno di vetrate. Si misero a sedere. Arrivò il cameriere, che li salutò calorosamente entrambi, anche se aveva più confidenza con Gianni. S. andava lì solo quando veniva il suo amico medico, o qualche altro raro ospite. Bevvero due flutes di prosecco, Gianni mangiò avidamente anche gli abbondanti salatini. S. era un uomo all’antica per quel che riguardava la cucina. Non solo ho consultato la normativa, ma ho anche con me il bilancio del liceo. S. lo guardò senza meraviglia, Gianni era un uomo dalle mille risorse, che se la sapeva cavare in tutto. Tu conosci qualcuno che è in grado di controllare un bilancio. C’è Borri, te lo ricordi? Sì, l’hai portato una volta a cena da me. Stasera mangiamo assieme, offro io, gli disse. E Cecilia, che fa? Sta a casa da sola? Replicò l’amico. Cecilia sta bene, è andata da sua sorella per alcuni giorni. Bisogna che passi in quell’albergo che è in piazza A. C. per chiedere se hanno una stanza libera. Per chi sarebbe la stanza libera, gli chiese S. Per me. Non provare a dire nient’altro, tu sarai mio ospite. Non ti voglio disturbare, hai già troppo da fare. S. spalancò gli occhi per la rabbia. Io avrei troppo da fare? Cosa?  Sto solo come un cane! Vorresti intendere che mi consideri vecchio. Gianni cambiò discorso. Stasera non andiamo da Nevio, ti voglio portare in un ristorante che conosco io, si chiama l’Astice, è sul molo, lo conosci? Ti pare che non lo conosca, esiste da oltre 30 anni. Ah, già, e poi, tu vai sempre a fare le passeggiate sul molo… Non provare a chiedere carne, lo guardò con aria decisa. Lo so, lo so… Replicò con aria stanca S. Naturalmente offro io, disse il medico. Ordinarono astice alla catalana e bevvero Vermentino di Gallura. Il ristorante era tutto in bianco, moderno, di gusto. Il padrone era un quarantenne allampanato con i capelli neri cortissimi, un marchigiano di nome Alessandro, che faceva anche lo chef. Tornarono a casa, Gianni dormì nel salone. Il mattino dopo telefonarono a Borri, che fissò loro un appuntamento per le 11. Presero l’automobile di Gianni, che era nera, lunga e lussuosa, un’auto tedesca. S. avrebbe voluto prendere la bicicletta. Appena arrivati salutarono Cristina, che era una bella ventenne bionda con gli occhi azzurri e la frangetta. Borri si sedette al tavolo e inforcò gli occhiali, incominciò a leggere il bilancio. S. si diresse verso l’uscita. Ma che fai, rimani, gli disse Gianni. S. non ascoltò e uscì a passeggiare. Lo studio di Borri si trovava in una piccola strada silenziosa. Si avviò verso il viale principale. Tornò dopo un’ora, trovò i due che confabulavano. S. era a disagio. Dopo circa 5 minuti di atroce attesa residui attivi passivi saldo attivo saldo passivo ammortamento ammortamento mia nonna in carriola, pensò S., Borri disse con gioia, andiamo a mangiare. S. fu sollevato. Andarono a mangiare in un ristorante poco lontano, ordinarono selvaggina e bevvero Dolcetto d’Alba, amavano trattarsi bene. Borri e S. si erano conosciuti ad un corso per sommelier di secondo livello, venti anni prima. Allo scrittore piaceva bere bene, ma non aveva continuato a frequentare corsi, perché considerava molti dei suoi colleghi di corso dei fanatici, che si scandalizzavano se qualcuno lasciava un minuto meno del solito il vino a riposare nel bicchiere o scaraffava certi vini rossi due ore e mezza e non tre ore prima di servirlo. Borri non era particolarmente interessato alla politica. Parlarono dei vecchi tempi, risero e scherzarono per ore. Il ristorante era elegante, realizzato in legno, con i tavoli adorni di vasi di splendidi fiori finti. Il padrone era un vecchio amico di Borri e gli faceva anche qualche sconto. Borri gli teneva la contabilità. Verso le due del pomeriggio uscirono dal ristorante, il ragioniere offrì il pranzo.

In nomine patrii et filii et spiriti sancti, Maria ita est, videbant ea flere. Currebat in buio ferroviae, nocti sirenarum in illa periferia. Si dicet qui de nobis habet un zinzinellum nostalgiae, sed ita est. Se sentet sola Maria nunc se la fecit addossum. Amen. E la lezione di Paperini si concluse. Il narratore di questa storia non ha intenzione di scrivere vuote banalità sull’amore, che potrebbero comparire benissimo in qualche canzoncina stupida. Gio si

stava innamorando di Eli. Il narratore di questa storia non andrà oltre. Probabilmente il signor S. si irriterebbe se sentisse questo. E’ convinto che il mondo sia troppo brutto per potersi permettere di esprimere sentimenti.

Cari miei, qui non si capisce un bel niente, fece Borri, appena rientrarono nello studio. Il bilancio è completamente regolare, o almeno così pare. S. e Gianni gli posero domande, volevano capire se era possibile trovare qualcosa di strano, ma Borri li deluse. Si salutarono, S. e Gianni tornarono all’automobile, verso la casa dello scrittore, dove si separarono. I passanti non erano più molti sul viale, a parte qualche anziano, e molti negozi erano già stati chiusi, perché i turisti non venivano più. Arrivò sul molo, che era rialzato di un paio di metri dal mare, ed era costituito da una passerella di asfalto lunga alcuni metri che si restringeva in prossimità del faro con, ai lati, alti lampioni. Anziani pescatori trascorrevano il pomeriggio silenziosi. L’anziano scrittore cominciò a guardare il mare, alcuni pescherecci partivano. A S. piaceva guardare i pescherecci, più che le barche eleganti. Gli piaceva fin da quando era piccolo. Sull’altra riva c’erano le case dei pescatori, i padelloni. S. passeggiò lentamente verso il faro e si fermò lì una decina di minuti. Un vento deciso spazzava il molo. Risalì sulla bicicletta, si fermò in libreria per controllare i nuovi arrivi librari. Lo faceva da anni, con grande precisione e spendeva molti soldi, comprava di tutto, ma, in particolare, gli interessava sapere dell’editoria minore, meno conosciuta. Il suo amico libraio era molto attento a queste cose. Tornò a casa con due libri, entrò e li mise sulla pila dei libri da leggere, che diventava sempre più alta e stava vacillando paurosamente. Continuò a lavorare sul saggio sulla comunicazione. Continuò a scrivere fino alle sei e mezzo e controllò nel frigo. La signora R. gli aveva lasciato qualcosa di buono, c’era del coniglio, che era uno dei suoi cibi preferiti. Si apparecchiò la tavola davanti alla televisione e mangiò. Il telegiornale mandava in onda le solite notizie sui soliti omicidi. Un povero ragazzo di 14 anni era stato violentato e ucciso e il solerte giornalista spiegava parola per parola che cosa aveva detto il ragazzo, poco prima di essere ucciso dai suoi coetanei. Un noto deputato della destra dichiarò che, se il ragazzo ucciso fosse stato gay, la colpa sarebbe stata anche un po’ sua, perché, in tal caso, avrebbe sicuramente provocato gli aggressori. Un deputato di un partito della cosiddetta sinistra moderata dichiarò che non era sicuro, ma, che, in nome della concordia tra le forze politiche di maggioranza e opposizione, non bisognava provocare inutili scontri e, dunque, non si sarebbe opposto se fosse stata approvata una legge sul reato di omosessualità, che avrebbe condannato le vittime degli stupri. Iniziò il solito grottesco show serale, nella stessa sera c’era anche una partita di calcio. Il signor S. non era un grande appassionato di calcio, ma gli piaceva seguire qualche partita ogni tanto. Si addormentò dopo una trentina di minuti e si risvegliò tutto intorpidito. Dopo essersi ripreso si ricordò che, in un circolo che frequentava, era stata organizzata la presentazione di una rivista. Anche se C. era un paese piccolo, qualche cosa succedeva. Era stato un suo amico ad organizzare la presentazione di quella rivista. C’erano molte persone e una terribile puzza di fumo. Il signor S. se ne andò verso la mezzanotte tossendo, come faceva spesso. Perché il 90% delle persone di sinistra fuma, si domandò S., per caso è una regola. Il signor S. non aveva mai fumato e, quando si trovava a delle riunioni dentro a stanze piene di fumo, era preso da sinceri sentimenti di odio verso gli altri, verso la gente di sinistra e anche verso la propria coscienza, che lo aveva portato a diventare di sinistra. Andò a dormire, dormì per molte ore, molto bene. Si svegliò presto, fece le solite commissioni e si mise al lavoro. Il saggio sulla comunicazione era ormai finito. Lesse qualche rivista e si mise a scrivere qualche idea per un suo nuovo romanzo. Stava seduto alla scrivania, quando suonò il telefono. Era Rosi il suo vicino di B., che gli telefonava. Scusa B., c’è un problema. E’ arrivata una raccomandata per te, risulta che non hai pagato una multa sulla Fiat Uno. Ma io l’ho venduta molti anni fa, replicò S. Mi sono permesso di aprire la busta, qui c’è scritto che devi dimostrare di non averla più e ti devi recare presso i vigili urbani di B. Non me ne frega un cazzo, non vengo a B., che si fottano. Ho capito, S, ci andrò io, sei d’accordo. Va bene, Nino, ti ringrazio, tutto bene a casa? Tutto bene, quando torni a B.? Forse tra una quindicina di giorni. Scrisse ancora qualche frase e il telefono suonò ancora. Che due p., disse il signor S., che non poteva sopportare tutto ciò che concerneva la burocrazia. Si rimise a lavorare al suo progetto di un nuovo romanzo.  S. non aveva nessun senso pratico, non si intendeva di economia, finanza e contabilità e ne aveva il netto rifiuto. Aveva affidato la propria contabilità a Borri e non se ne voleva occupare, gli aveva promesso bastonate qualora avesse avuto problemi con il fisco. Gli arrivò un’illuminazione, improvvisamente. Aveva sentito, qualche tempo prima, una curiosa espressione: studi di settore. Che accidenti sono? Telefonò a Borri che gli spiegò: gli studi di settore servivano a determinare gli introiti presunti di un’attività, in conformità a vari parametri, tra i quali il consumo di materiali. Questi stronzi del liceo Ics devono avere qualcosa di strano, per forza. Quelle scatole bianche, in quella foto, sembrano risme di carta. Chi può indagare sul consumo di materiale? Bisogna rivolgersi alle autorità, alla polizia, gli disse Borri. Il signor S. aveva avuto dei rapporti non sempre buoni con la polizia. Durante una manifestazione a cui partecipava da parlamentare era stato manganellato alla testa senza alcuna ragione e quei venti punti di sutura gli bruciarono molto anche psicologicamente. Scusa Borri, ma come faccio io a rivolgermi alla polizia, li ho anche denunciati per quello che mi hanno fatto. Sì, mi ricordo, hanno anche promosso l’agente che ti ha bastonato, adesso è questore. Per lo meno servo a qualcosa, disse il signor S.

Si rimise al lavoro, aveva pensato di scrivere un romanzo su un cuoco trotzkysta di Napoli, ma aveva ancora qualche dubbio. Voleva descrivere il periodo di Cacciapoli, la passione del cuoco Bernardo Esposito per la vita e le opere di Trotsky e il suo contrasto con gli stalinisti. Voleva parlare anche del rapporto tra cucina e politica. Il suo personaggio sosteneva la necessità di propagandare la buona cucina e reprimere quella cattiva, perché il proletariato ne sarebbe uscito beneficato nello spirito e nel corpo. Il signor S. pensava che un libro di quel tipo avrebbe giovato in un’epoca in cui impazzavano i fast-food. Si era molto entusiasmato a quel che stava scrivendo. Si stava avvicinando il mezzogiorno e S. pensò che fosse il caso di controllare se c’era qualcosa in cucina o, eventualmente, preparare qualcosa. Si fermò di colpo e pensò: Ascione!! Sì, il marito di Rosaria, o meglio l’ex marito cornuto. Avrebbe potuto rivolgersi a lui, visto che ora era maresciallo. C’era solo un piccolo particolare che infastidiva S.: Ascione era un bigotto timoroso e viscido, un cattolico untuoso. Lo scrittore decise di rimuovere, almeno per il momento. Si era ricordato di avere comprato delle lasagne bolognesi nella rosticceria poco distante da casa sua dove la proprietaria le preparava come facevano le zdore di B. Stava per interrompere il lavoro, quando suonò il telefono. Ciao, sono Gianni! Ciao, che vuoi? Rispose S. con tono infastidito. Hai visto il tg? E’ morto un bidello del Liceo Ics stanotte. Si chiamava Matteo Marini. L’hanno trovato davanti alla sede di quel partito che non è più fascista, ma che esalta Mussolini, accanto a dell’esplosivo. Il tg dice che stava per mettere una bomba. Questa faccenda mi puzza molto, replicò S., conosci la storia di Marini. Sì, aveva 42 anni, faceva il sindacalista. Aveva due figli e moglie. Sai qualcosa di più, Gianni? Scusa, hai deciso di accettare di impegnarti? Fatti i cazzi tuoi, è solo una curiosità personale. Ho parlato adesso con dei suoi compagni di lavoro e di sindacato. E’ descritto come uno pacifico, che tiene alla famiglia. Ok, Gianni, ti ringrazio, ti saluto, ci sentiamo più avanti. Accese la tv, c’era il solito giornalista devoto a qualunque governo si presentasse, che spiegava la recrudescenza dell’emergenza terrorismo e del pericolo rappresentato dai gruppi dell’antagonismo sociale. Furono subito intervistati degli esponenti della maggioranza, che parlarono di un pericolo comunista incombente e sottolinearono l’urgenza di leggi eccezionali dirette a reprimere futuri vili atti terroristici contro un partito democratico. Il ministro parlò di un decreto per reprimere più duramente le adunate sediziose e gli incitamenti alla lotta di classe, retaggio di un tragico passato. L’esponente di un partito di opposizione sottolineò l’esigenza di unità tra maggioranza e opposizione per difendere la democrazia del paese prostrata da attacchi terroristici così gravi. Un esponente di un altro partito di opposizione sollevò dei dubbi su quel presunto attentato.  Il signor S. rimase molto colpito da quanto era successo.

Preparò la valigia e decise di partire, per alcuni giorni, per B. C’era la nebbia e S. procedeva ancora più lentamente del solito con l’automobile. Era un guidatore fin troppo prudente, delle volte si beccava delle sonore strombazzate dagli altri automobilisti, sempre così frettolosi. Arrivò a B. di malumore, oramai aveva imparato a disprezzare la città. Lasciò l’automobile poco prima del centro. Faceva freddino e S. era vestito in modo abbastanza leggero. Si fermò vicino alla casa della vedova del bidello. Era un palazzo rosso, come se ne vedono tanti a B. Era dignitoso e pulito, entrò nell’androne del palazzo e raggiunse l’ascensore. Era un palazzo appartenente ad un complesso di case popolari, tra le più decorose. Erano state costruite con cura e rispetto per le persone che ci abitavano. Salì al secondo piano, notò un lungo regolamento condominiale affisso al muro e suonò alla porta. Gli venne ad aprire una signora quarantenne dall’aspetto distinto, vestita di bianco e un po’ pallida. Buongiorno, è lei la moglie… Se è un poliziotto, guardi che non ho niente da dirle. Non sono un poliziotto, sono solo uno scrittore, non so se si ricorda di S.. Ah, possiamo darci del tu? Certo. Allora, entra, sei il benvenuto qua a casa mia. Togliti la giacca, il signor S. gliela porse. Entrarono in un salotto spazioso e pieno di luce. Sono rimasto colpito da quello che è successo. Anche io vengo dallo stesso ambiente di tuo marito, come ben sai. Non l’ho mai conosciuto, ma è come se lo avessi conosciuto da una vita. Ho fatto la Resistenza, tante manifestazioni, lotte, il parlamento. Ho sentito tanti discorsi, anche di chi pensava che si sarebbe potuto cambiare quello che succedeva in modo drastico. Pensi che mio marito teorizzasse la lotta armata? No, non ho detto questo. Dico che in tanti anni di esperienza ne ho sentite di tutti i colori. Intendiamoci, anche io ho combattuto. Il potere non si conquista certo nelle urne elettorali. Hai visto cosa è successo in Cile? Ti ricordi le stragi, la banda dell’utilitaria del capoluogo piemontese dal colore candido. Sono convinto che questo sia un momento in cui dobbiamo prima pensare a recuperare noi stessi, il nostro essere di sinistra. Siamo stati sconfitti, o meglio, ci siamo sconfitti da soli. Abbiamo perso sotto tanti punti di vista, abbiamo rinunciato a dire oppure diciamo le cose male. Conosco ragazzi che potrebbero esserci vicini, ragazzine dalla faccia pulita e dall’aria sveglia, gli occhi grandi ed espressivi, che cercano una risposta da noi. Non siamo molto spesso in grado di dargliela perché non ne abbiamo il coraggio. Vediamo ragazzetti che non amano questo mondo, questa globalizzazione e noi parliamo troppo, andiamo fuori tema, senza un filo logico. Abbiamo rinnegato le nostre idee e abbiamo smesso di far politica. Guarda, S., che mio marito diceva le stesse cose. Tu sai che militava in un sindacato di sinistra. Pensa che mi raccontava dei suoi compagni di lavoro, che facevano sciopero e partecipavano alle manifestazioni, i quali, quando si presentavano le elezioni, votavano per la destra. Gli dicevano che vedevano nella sinistra il nemico e che la destra almeno prometteva milioni di posti di lavoro e riduzioni di tasse. Quando lui replicava che quelle riduzioni erano fasulle, che non bisognava crederci, rispondevano che lo sapevano benissimo, ma che preferivano illudersi. Guarda, sono sincera, io ho amato e amo mio marito, ma non mi piace mentire. Mio marito non sarebbe mai stato capace di quelle azioni. Sono a pezzi, perché mio marito se ne è andato, ma è morto, perché è rimasto fedele a se stesso. Sai, non sopporto i voltagabbana. Capisco, nemmeno io. Adesso ti debbo salutare, ti faccio le mie condoglianze. Sulla strada del ritorno vide molta gente, ma non prestò grande attenzione. Era assorto nei suoi pensieri. Era convinto che quell’uomo fosse innocente e che anche il primo suicidio, come dicevano loro, fosse collegato al cosiddetto attentato. Decise che sarebbe andato la sera stessa a C. Ritornò a casa e, prima di tutto, bussò alla porta del suo vicino. Gli venne ad aprire una bambina urlante, sua figlia. Scusa, Margherita, c’è tuo padre? Il suo vicino di casa era Antonio Rosi, un biologo che lavorava all’ospedale. Aveva una quarantina d’anni, i capelli biondi e gli occhi chiari. Ciao S., come stai? L’uomo si fece avanti e lo abbracciò. Sto molto bene, vedo che anche Margherita sta molto bene. Anche troppo, rispose Antonio. Vuoi qualcosa da bere? No grazie, vado un po’ di fretta. Ascolta, dovresti andare al liceo Ics appena puoi e chiedere di farti visitare il liceo. Ho qualche curiosità su quel posto, ma io non posso andarci perché sono abbastanza conosciuto. Ok, domattina sono libero. Ti ringrazio, ciao. Uscì ed entrò in casa sua, quando gli squillò il telefono. Era Gianni. Ciao S., come stai? Sto bene e tu? Non mi lamento, Cecilia e io volevamo invitarti a cena. Ti va bene alle otto? Ok, ci sarò. Ricordati che se mi parli di quella cosa ti mando a quel paese. Va bene, non parlerò. Si preparò, riempì una valigina per potere ritornare a C. nella notte. Si vestì e salì in automobile, si avviò verso il centro, percorrendone le strette vie. Arrivò davanti a casa di Gianni, che gli aprì il cancello elettrico e lo fece entrare con l’automobile. Ciao carissimo. Ciao Gianni. Salirono per quegli scaloni maestosi tipici dei palazzi di una volta. Arrivarono al primo piano, il corridoio era molto lungo e largo. In fondo al corridoio, decorato con affreschi che dovevano essere di pregio, c’era l’abitazione di Gianni. Gianni aprì la porta ed entrarono. Arrivò Cecilia, una bella signora ben conservata. Ciao carissimo S., come vanno le cose? A me bene e a te, bellissima? Non mi lamento, adesso accomodatevi che vi ho preparato qualcosa di buono. Tieni Cecilia, ti ho portato un cabaret di paste. A voi non si cosa portare, avete tutto.  Ti ringrazio S., le porto sulla tavola. S., andiamo nella stanza dei vini. La stanza dei vini era una camera che Gianni aveva destinato a cantina e conteneva vini e liquori pregiati anche di varie parti del mondo. Era una parte della cantina che Gianni aveva fatto riadattare e, per arrivare alla quale, si accedeva da una scaletta in un angolo del grande salone. Entrando in casa di Gianni sulla destra c’erano alcune riproduzioni di quadri famosi alle pareti, due stanze destinate a libreria e studio sulla sinistra, un grandissimo salone, con un lungo divano nero e, in fondo al corridoio, c’era la cucina, che era il regno della provetta cuoca Cecilia. Parlarono per ore dei vecchi tempi, di libri e dei nuovi vini che Gianni aveva comprato. Adesso ci sono delle buone offerte via Internet, anche se io preferisco la vecchia maniera. Siamo andati a comprare il Dolcetto, il Nebbiolo e il Barbaresco direttamente in Piemonte, vicino ad Alba. Ti regalo una bottiglia di Barbaresco, che non trovi neanche in enoteca. La prese da una scaffalatura e la avvolse nella carta di giornale. Te la metto sul tavolo, vicino a dove hai messo la giacca. La tavola era finemente imbandita con calici pregiati e un vaso di fiori al centro. Gianni utilizzava un bicchiere diverso a seconda del vino o della birra che beveva. Alla fine della cena bevvero rum cubano invecchiato 15 anni, per completare l’opera. Alle 24 se ne andò e ritornò a C. Dormì bene, ma il risveglio fu pessimo. Sentiva un mal di testa tremendo e una debolezza atroce. Dopo un’ora abbastanza difficile iniziò a vomitare furiosamente. Vomitava saliva, con degli sforzi che lo squassavano. Questa volta muoio, pensò. Quella mattina il signor S non si alzò presto. Rimase a letto. La signora R. suonò alla sua porta a metà mattina, gli parlò, gli chiese se voleva qualcosa da mangiare. Il signor S. non voleva niente, come faceva di solito quando stava male. Non voleva guardare i telegiornali per non essere mal disposto dalle pessime notizie. Come se fosse per inerzia accese il televisore. Il liceo Ics aveva esteso la clausola del legittimo sospetto sui professori, anche per il figlio del sindaco e quello dell’onorevole, oltre che per il figlio dell’assessore.  Vennero comprate delle sedie finemente decorate da destinarsi ai vari figli di e agli studenti il cui reddito superava i 250000 €. Per tutti gli altri sediacce rotte e arrugginite. Il liceo Ics organizzò anche una grande iniziativa contro la droga alla presenza di numerose soubrettes, di ministri e sottosegretari. L’iniziativa si chiamava, No alla droga frutto della cultura marxista. Alla conferenza stampa parlò il professor Paperini di religione, che era materia obbligatoria, non era prevista l’ora alternativa. Il prof Paperini era un uomo altissimo, con folte sopracciglia bianche e una corona di capelli bianchi perennemente in disordine che circondava una vasta pelata. La sua età era indefinibile così come era indefinibile il numero di volte che quel vecchio sputava mentre parlava. Disse: Pape Satan, Pape Satan Aleppe, morte al comunismo pagano e assassino. Siamo qui per inaugurare questa grandiosa iniziativa, questa campagna pubblicitaria contro la droga, residuo della ormai defunta cultura marxista. Spiegherò il motivo: i poveracci che si drogano vogliono fuggire il mondo, perché non amano la loro situazione e si drogano. Sono dei peccatori!!!!!!!!! Dio ha destinato loro povertà e sofferenze e le debbono accettare cristianamente come un dono di Nostro Signore. Pape Satan, Pape Satan Aleppe, morte al comunismo pagano ed assassino. Sui muri del liceo venneroattaccate strisce adesive con su scritto NO ALLA DROGA LA DROGA E’ MORTE DI SI ALLA VITA, sponsorizzate dalla banca che operava nel traffico d’armi. Gli studenti potevano già trovare strisce con su scritto QUI NON SI PARLA DI POLITICA QUI SI STUDIA oppure TACI IL NEMICO TI ASCOLTA.

Correre è forza, costanza. La corsa lunga, il fondo, il mezzofondo sono forza mentale, streben goethiano verso un obiettivo. Muscoli, polmoni e cuore vibrano di tensione e fatica. La corsa è ripetizione, la corsa è respiro. Fa parte della dimensione dell’apollineo, l’ordine, il cosmo. La danza è estasi dionisiaca. Molti ballerini raccontano che, quando danzano, è come se uscissero da se stessi. E’ rapimento e ordine. È ordine, perché impone la ricerca dell’equilibrio, l’equilibrio del corpo nel tenere con grazia una posizione che potrebbe sembrare, ad uno sguardo profano, innaturale. È l’incontro tra dionisiaco e apollineo. Gio è un tronco, sgraziato, un vero e proprio giandone, mentre Eli sa ballare qualsiasi cosa: classico moderno jazz tango polka fox trot jive samba bossanova mambo quadriglia minuetto ecc. ecc. Giovanni ed Elisabetta intanto frequentavano le lezioni: riuscivano abbastanza bene, ma dovevano impegnarsi di più in Storia del Milan, che era una delle materie fondamentali. Il professor Riccardo Marini era un trentenne vestito sempre in giacca e cravatta con i capelli neri radi, il sorriso sempre stampato sul volto, l’abbronzatura perenne e il fisico sempre in forma. Era un bell’uomo. Entrò in classe gridando: TUTTI in piedi! Forza Milan!! Battete le mani a tempo!!! Juve merda! Juve Juve merda. Inter Inter Vaffanculo!!! Saltate!!! Chi non salta un interista é!! Chi non salta un interista è!! Interroghiamo, vediamo se siete preparati. Quale è la formazione del Milan per la prossima partita?? Io la so, rispose Giorgino. E allora dilla, vaaai facci godere!!!! Giorgino espose tutto con grande precisione. Adesso ditemi se siete caldi!!! Sììììììì Più forte: sììììììììììììììììì. Vi annuncio una grande novità: faremo una gara tra le ragazze per trovare due fighe immagine per le nostre lezioni. Verrà la televisione. Le ragazze dovranno ballare per 40 secondi e, quelle con un bel culo e delle belle tette diventeranno delle ragazze immagine ricevendo anche un 9. Chi è il migliore??? Mariniiiiiiiii!!! Vai Marini olè olè!!! Vai Marini olè olè!!! Urlarono tutti in coro. Giovanni ed Elisabetta si guardarono inorriditi. Credo che avremo molti problemi quest’anno disse Giovanni. Non furono interrogati in storia del Milan e furono abbastanza contenti. Marini disse inoltre: la scuola fornirà perizomi, hot-pants e top, solo per le belle gnocche, i cessi non avranno nulla. Le due ragazze prescelte apriranno con un loro stacchetto la lezione e la chiuderanno e saranno invitate alle riunioni del Consiglio d’Istituto. Tutti insieme. W la figa! W la figa! W la figa! W la figa!

Intanto il signor S. era a casa, di pessimo umore. Stava pensando di abbandonare il caso di cui si stava occupando. Si sentiva troppo vecchio e stanco, si sentiva profondamente inadeguato. E’ inutile che pensi che si possa cambiare il mondo alla mia età, il mondo lo debbono cambiare i giovani, che hanno l’energia, o dovrebbero averla. Abbiamo creduto in molte e cose e ora ci dicono che sono sbagliate. Ci dicono che era tutto uno scherzo, che questi ideali sono morti. Come dobbiamo comportarci, che dobbiamo fare? Il signor S., quando si ammalava, si sentiva afflosciare, si sentiva più vecchio, sentiva di non potercela più fare. Intanto lesse sul giornale che un partito di destra non più fascista aveva organizzato dei pellegrinaggi alla tomba del duce e che dei giovani di destra non più fascisti avevano dato fuoco a dei libri perché parlavano male di Mussolini. Quando a loro venne chiesto il motivo di quel gesto, risposero che non si parla male degli assenti e che avrebbero dovuto concedere al duce la possibilità di difendersi dalle accuse calunniose dei soliti comunisti. Il giornalista aveva replicato che anche i fascisti non concedevano certo grandi possibilità di difesa ai loro avversari. Il giovane dall’aria da intellettuale rispose che era giusto così perché quelli erano comunisti fottuti. Tutti i 20 giovani di destra moderata e non più fascisti fecero il saluto romano e cantarono Faccetta Nera. Mister Ics, che stava diventando sempre più un astro nascente, aveva elaborato una ricerca scientifica che dimostrava la maggior propensione alla delinquenza della razza negra e aveva deliberato l’affissione, all’interno del liceo, di manifesti con su scritto ATTENZIONE AL NEGRO E’ UN DELINQUENTE con la sponsorizzazione della Fondazione per la Carità Cristiana del professor Paperini, che stava già promuovendo una ricerca scientifica sulla maggior propensione alla delinquenza da parte di coloro i quali percepiscono un reddito inferiore ai 200000 euro. Il costo della campagna pubblicitaria sul carattere delinquenziale della razza negra era stato di 10000 euro. Quando un giornalista chiese, come mai tutti questi soldi, il preside, eminente scienziato, rispose, qui pensiamo in grande. Lei è il solito comunista che si lamenta che la scuola non viene finanziata e poi, quando si prendono delle iniziative che vanno incontro ai giovani di buona famiglia, si lamenta. E’ lei che vuole la morte della scuola, si vergogna. Chi è che si deve vergognare? Lei si vergogna, è il congiuntivo di vergognarsi, ignorante comunista che non è altro. Il giornalista di regime preparò subito una puntata del suo programma sulle grandi scoperte scientifiche che il preside del liceo Ics promuoveva, alla presenza del sottosegretario, e di alcune soubrettes in perizoma. Penso che mi ammalerò ancora di più, commentò S., chiuse il giornale e si mise ad ascoltare la musica alla radio.

Il giorno dopo il vicino di casa di S. si recò al liceo, come gli era stato richiesto. Una bidella in camicia da notte gli venne ad aprire e lo condusse lungo i corridoi, sui muri dei quali erano affisse le strisce adesive, e gli fece molte domande sulla sua condizione economica e la sua fede politica. Quando il signore le rispose che era di destra, andava sempre in chiesa, odiava i negri e i poveracci, la ragazza gli fece un sorriso. Quando le fu chiesto il perché di quell’abbigliamento perlomeno singolare, la bidella rispose che voleva rimanere più vicina al suo posto di lavoro e dormiva lì la notte, anche se, a giudicare dagli occhi cisposi e dalla quantità industriale di sbadigli, si sarebbe detto che si era appena svegliata. Il signor Rosi chiese di poter veder gli uffici, gli venne risposto che non era possibile, perché erano in corso importanti riunioni sulla programmazione didattica. Intanto, dagli uffici, giungevano commenti sulle virtù fisiche di una nota presentatrice e uno strano sciabordare d’acqua, come quello di una vasca da bagno che si svuota. Il signor S. chiese inoltre della programmazione didattica. La bidella gli stava rispondendo, quando si sentì un urlo, sto dormendo, non rompete le balle, provenire da un ufficio. Erano le 10 del mattino. Qui si segue un metodo scientifico sperimentale all’avanguardia, continuò, il professor Pancrazi spiega delle teorie della linguistica psicosomatica del dottor Landsbergis dell’università di Turku e delle teorie del morfema ortodontico del professor Maskadouris dell’università di Igoumenitsa. Altro che Leopardi, tutta roba vecchia!  Il professor Marini ha promosso un concorso per la ragazza immagine del liceo. Pensi che ci sono anche le riprese televisive. Ci sono le ragazze in perizoma, vada a vedere, lei che è un uomo si divertirà molto. Rosi chiese un dépliant sul liceo, la bidella lo guardò preoccupato ed entro in un ufficio. Si sentì un’esclamazione: c’è poca carta, l’ho sempre detto io!!!. Uscì e disse a Rosi, mi dispiace, ma non posso fornirglielo, sa, dobbiamo risparmiare! Rosi fu un po’ stupito, andò a casa e raccontò tutto al signor S. per telefono, che, sulle prime, non si rese perfettamente conto del senso di quella frase anche perché aveva la testa come un pallone e un mal di stomaco tremendo, gli venivano tremende vampate di calore alternate da atroci brividi. Chiunque si sarebbe fatto ricoverare all’istante, ma il signor S. no: aveva diffidenza dei medici e lo manifestava apertamente anche al suo amico Gianni, che era medico. Gianni lo tacciava di persona con pregiudizi antiscientifici, il signor S. lo mandava quel paese. Lo mandava a quel paese, perché gli voleva bene, diceva lui. Il signor S. lesse i giornali, rispose ad una telefonata del gestore del circolo che frequentava spesso. Lo aveva invitato ad una cena, che si sarebbe svolta poche sere dopo. Il signor S. disse di sì, ma rispose che avrebbe bevuto solo acqua e mangiato poco. Sarebbe venuto per il solo piacere di stare in compagnia. Il pomeriggio passò e S. riuscì a mettersi a lavorare al suo romanzo sul cuoco trotzkysta per una mezz’oretta. Ascoltò il notiziario alla radio dove si parlava dell’emergenza terrorismo in seguito alla morte del bidello di B., sindacalista, e del comizio del democratico esponente governativo che aveva chiamato facce di merda gli immigrati. Alla sera seguì una trasmissione di informazione: si parlava di una scuola dove era stata proposta l’introduzione della materia storia del fascismo, al fine di fare chiarezza su un periodo così glorioso della storia italiana e di ristabilire l’imparzialità dopo anni di potere comunista. Le associazioni di partigiani e alcuni esponenti politici di sinistra protestarono per la lesione della Costituzione italiana, un partito della sinistra moderata invocò la concordia tra maggioranza e opposizione, mentre un’esponente di un partito di destra disse che lui non perdeva tempo a leggere la costituzione, perché era un testo di Karl Marx, noto terrorista russo. Il signor S. andò a letto e il mattino dopo già si sentiva meglio.

Giovanni stava capendo di essersi innamorato di Elisabetta, era un amore che affiorava in lui dialogo dopo dialogo, dopo ore passate assieme. Era suo amico, suo confidente, si rendeva conto che la stava guardando in modo diverso. Le piaceva ridere, come piaceva a lui, era anche profonda, intelligente. Era bella, di una bellezza abbagliante. Era diversa dalle altre ragazzine della sua età, aveva interessi profondi, era matura. Voleva esprimerle tutto il suo amore, tutta la passione bruciante che covava dentro di lui, ma aveva paura. Era timido, bloccato da insicurezze enormi. Aveva paura che lei non lo accettasse perché era figlio di operai. Pensava che l’avrebbe sempre considerato un amico. Si tormentava, non sapeva cosa dire e fare.

Anche per il signor S i giorni passavano e la sua salute lentamente migliorava: era riuscito a mangiare qualcosa, ma si sentiva ancora tremendamente debole. Si era alzato con la testa pesantissima, aveva guardato con aria affranta la riproduzione del quadro di Guttuso che stava alla destra del suo letto e si era avviato, con passo strascicato, verso il bagno. Si guardò allo specchio, aveva un colorito grigiastro, gli occhi piccoli e due enormi borse che gli scendevano. Era dimagrito e i pantaloni del pigiama gli cadevano. Fuori il cielo era sereno. Decise che voleva reagire, che non poteva restare chiuso in casa per molto. Aveva affrontato una situazione analogo anche agli inizi della sua esperienza nella Resistenza, quando era fuggito da quella casa rispettabile e borghese per andare con quelli che qualcuno definiva ribelli o banditi. Pochi giorni dopo essere scappato voleva ritornare a casa, l’avrebbero schiaffeggiato, perché si era unito a gruppi di banditi e perché bisognava rispettare le regole, come dicevano loro. Si vestì lentamente, andò a comprare i giornali e a fare la spesa, ma non andò a correre. Arrivò all’edicola, che era a poca distanza dal ristorante Da Nevio, sullo stesso lato della strada. L’edicola era un negozio ampio e luminoso, dove il signor S. poteva trovare libri e riviste, anche di un certo gusto. Comprò i giornali e ne sfogliò un altro. Si parlava dell’emergenza terrorismo, i giornali dedicavano a questa emergenza intere pagine e della necessità di mettere fuori legge i partiti che incitano al conflitto di classe e all’odio sociale, fonti di terrorismo e sovversione. In un trafiletto del giornale padronale si leggeva del processo intentato ai dirigenti di un’azienda chimica, nella quale erano morti di tumore 300 dipendenti, perché non erano state prese alcune misure di sicurezza. Si sottolineava anche, in un articolo più grande a fianco, che la stessa azienda aveva aumentato i profitti del 60%. Andò a casa e riuscì a lavorare, anche se si stancò molto. Guardò nel frigorifero, ma era mezzo vuoto, la signora R. era dovuta andare ad una visita medica in città. Decise di andare a mangiare da Nevio. Si avviò stancamente, non aveva molto appetito. Trovò la trattoria di Nevio insolitamente affollata. Che è successo? C’è un convegno di una grande azienda e mi hanno prenotato per 60 persone. Allora non c’è posto per me? Ma certo che c’è posto… Il ristoratore lo fece accomodare nella saletta più interna, vicino ad un gruppo di ragazzini vocianti, tenuti a bada a fatica da una giovane mamma timida. S. mangiò con poco appetito, stupendosi di se stesso. Era arrivato al dolce, aveva scelto un sorbetto, che lo aiutava a digerire, come diceva lui. Nell’altra sala c’era la televisione con il volume abbastanza alto. Il ristorante era animato, quasi come se fosse un giorno d’estate. Non sembra neanche un’azienda, commentò tra sé e sé S. Non avrebbe preso il liquore a fine pasto, perché non se la sentiva. Rimase a guardare i quadri che adornavano le pareti del ristorante. Erano quadri che rappresentavano la vita di campagna di una volta, che rappresentavano scene di pesca, e scene fluviali, visto che, nelle vicinanze di C., c’era un fiume con una vegetazione che incantava e un gran numero di zanzare per contorno. Erano quadri di buon gusto, piacevoli a vedersi. S. aveva visitato anche alcune mostre di quel pittore e aveva comprato anche un quadro che rappresentava una festa campestre, con uomini donne e bambini che danzavano, bevevano e mangiavano sull’aia di una fattoria. L’aveva messo sulla parete, dietro la tavola che stava al centro della sala da pranzo. Amava i quadri, aveva anche una famosa immagine di tre donne partigiane appesa nel salotto. Non era un eccezionale intenditore di arte, ma ne era affascinato. Mentre stava finendo di bere il caffè, S. pensò ad Ascione. Il maresciallo è un signore baffuto basso, originario di un paese vicino Avellino. Ha i capelli neri che si stanno diradando, la pancia incipiente. Veste sempre la divisa. È devoto a Santa Romualda del Beato Albergo del Viandante dell’Addolorata, è entrato nell’arma perché suo padre è il terzo cugino di un famoso uomo politico che parla in modo strano. A S. non piace e non è mai piaciuto. Gli è sempre sembrato un grottesco ipocrita, un cattolico untuoso. Un vecchio proverbio fa così: i sant chi magnan e i mloun chi pessan’i e in gnanc’ boun si arabessan. Come fare a contattarlo? Lui non ne aveva la minima voglia. Decise di telefonare a Gianni, con poca gioia. Gianni, telefona immediatamente ad Ascione e chiedigli di svolgere indagini su quel liceo maledetto. Fai tutto quel che devi fare, qualsiasi cosa. E riattaccò il telefono. Non ne voleva sapere niente.

A volte S. si sentiva come un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. Henry Beyle, Stendhal, definisce la propria érotique come una ricerca continua che si esaurisce nel ritrovamento, nel raggiungimento dell’obiettivo. S. si sente un uomo ordinario, al contrario di Raskolnikov, è un uomo mite, non ama il litigio, si vuole difendere dal mondo. è uomo che non ama il pettegolezzo, lo stesso narratore non sa tutto di questa persona, e non riferirà nemmeno tutto quello che sa.

La comunicazione ha subito trasformazioni sul piano della flessibilità. Le macchine da scrivere esigevano un pensiero strutturato precedentemente alla redazione del testo, perché rendevano difficile la correzione degli errori. L’avvento dei programmi moderni di videoscrittura ha cambiato la mentalità degli estensori del testo. Attraverso semplici istruzioni, con l’ausilio anche di icone, è possibile costruire dei testi complessi dal punto di vista contenutistico e formale, oltre che correggerli, anche radicalmente, senza troppe difficoltà. È pur vero che potrebbe sembrare semplicistico, ma è anche democratico. Anche gli ignoranti in materia informatica possono padroneggiare abbastanza facilmente lo strumento. La stessa Internet sta rivoluzionando il modo di leggere e scrivere, questo vale anche per le e-mails.

  1. non si rendeva conto dello scorrere dei giorni, si perdeva tra la settimana. Un giorno se ne stava a mangiare dall’amico Nevio e il presentatore del tg annunciava una notizia, a suo dire molto importante. A B. perquisizione al liceo Ics, da parte di polizia e guardia di finanza. Il magistrato Niccolò Lipari ha emesso un mandato di perquisizione per accertarsi della regolarità delle spese effettuate nel famoso liceo, campione di tante sperimentazioni scolastiche. I poliziotti, guidati dal vice questore vicario Angelo Guarnieri e i finanziari, guidati da Giuseppe Lo Giudice, sono rimasti per molte ore nel liceo a controllare conti, a porre domande a dirigenti e professori. I giornalisti cercarono il magistrato Lipari che parlò di un normale atto che non aveva conseguenze, un semplice accertamento. Il preside Mister Ics lamentò l’oscuro complotto della magistratura politicizzata contro un liceo che rappresenta l’élite di B., quando ci sono tanti negri da arrestare, certi magistrati comunisti perdono il loro tempo inviando poliziotti e finanzieri a perquisire il nostro cristianissimo cattolicissimo regolarissimo borghesissimo meravigliosissimo liceo. Il professor Pancrazi era indignato perché avevano disturbato la sua eccellente lezione sulla linguistica Locomotica del professor Arunte Solimeni dell’università di Carbonia-Pula. Questi sono degli incolti, che non conoscono le cose importanti della vita. Il professor Paperini stava spiegando la teoria di un noto vescovo del nord secondo la quale satana, Baal e Lenin erano direttamente imparentati e gridava Anatema!!! Mutismo e rassegnazione!!!! Ahhh! Adoratori di satana! Figli del maligno!!! Vade retro!!! Ricordatevi, disse con tono solenne: Cercum – un – ricordum – sembra – qui- tempus- non – est – mai – trascorsum. Sbavava e stralunava gli occhi. Il professor Marini definì i poliziotti e i magistrati coglioni stronzi vermi schifosi badogliani socialcomunisti che vadano tutti a fanculo facce di merda e zecche comuniste. Quando i poliziotti gli notificarono una denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale, il preside promise un esposto alla corte europea dei diritti dell’uomo per violazione della libertà di espressione. Venne intervistato lungamente Giorgino che spiegò che quell’atto andava contro il bisogno di istruzione dei giovani. L’ispezione aveva interrotto la lezione. I magistrati e i poliziotti comunisti andavano contro il diritto allo studio.

Questa è la storia di un poeta argentino scomparso in una giornata di settembre negli anni della dittatura in un racconto di un tempo mediocre come quello che il narratore sta scrivendo. Hector Marquez ha passato la cinquantina, è un uomo elegante, ammiratore delle idee di un personaggio storico con grandi baffi. È sposato con una donna intelligente, quasi della sua stessa età, che insegna in un liceo di Buenos Aires. Hector scrive per un importante quotidiano, ha una vita frenetica. Julia è iscritta al sindacato. Un giorno decide di passare a prendere Julia a scuola, inaspettatamente. Elena Sanchez è una studentessa, balla il tango, va bene a scuola, è modesta, anche troppo. Sta pensando ai fatti propri quando esce dal liceo. Che cosa potrebbe succedere? Questo stava scrivendo Gio prima di andare alla riunione del collettivo. Stava scrivendo questa storia per Eli. Si era riunito il collettivo di cui facevano parte, solo alcuni giorni prima. Nel collettivo c’erano alcuni loro compagni di classe. Parlarono a lungo dei problemi di quel liceo, in quella stanzetta spoglia e fumosa, di sigarette, normali o quasi. Veniva loro concessa all’interno della sede di un circolo, nel centro di B.. Pagavano un modesto affitto e tutti e 10 gli appartenenti contribuivano. Il Dando spiegò che i rapporti di forza erano a loro svantaggio, che i professori potevano fare tutto ciò che volevano e che non c’era alcuna speranza. Si potevano tentare solo alcune piccole iniziative. Giovanni ed Elisabetta, ma anche gli altri, si dissero d’accordo sul fatto che quello fosse il minimo per cominciare. Anche lei non riusciva a dirglielo, anche lei era troppo timida. Pensava di non riuscire ad arrivare alla sua intelligenza. Alle volte, cosa manda il destino.

  1. se ne andò dal ristorante, ancora abbastanza debilitato per l’influenza, ma, allo stesso tempo, molto sorpreso per quello che era accaduto. Al telegiornale il conduttore spiegò che era stato rilevato un consumo anomalo di carta da parte della magistratura. Il sostituto procuratore Lipari aveva aperto un’indagine. Credeva che nessuno si sarebbe interessato a quel caso, pensava che la magistratura non se la sarebbe sentita di andare a toccare quei centri di potere. Non si faceva illusioni, di sicuro, pensava, qualcuno bloccherà l’inchiesta. Non sarò certo io ad occuparmene, io sono troppo vecchio per queste cose. Mi dispiace, ma me ne rendo ancora più conto adesso che sono ammalato. E’ già una fatica, lavare e stirare, cucinare. Si sta così bene ad andare a visitare le enoteche, le librerie ed ad andare a cena da Nevio. Sono più sereno, scriverò quel libro sul cuoco trotzkysta con molta calma, sperando che l’editore non rompa le scatole. Mentre andava verso casa incontrò Romolo, un anziano pescatore. Ciao carissimo, come va la vita? Abbastanza bene, S. Pensa che io, che ho fatto il partigiano, ho ricevuto ugualmente il precetto per partire soldato. Pensa, anche che mio padre non mi aveva voluto aiutare, perché ero scappato di casa per diventare partigiano. Mio padre era funzionario pubblico, non era precisamente fascista, ma aveva paura dei comunisti e di quelli che, in generale, manifestavano. Diceva, che i fascisti avevano portato un po’ d’ordine e che c’erano più regole. Gli sfuggii in modo abbastanza semplice, te l’ho già raccontato. Io ero timido, lungo e secco secco. Ero abituato alle lezioni di pianoforte, che, grazie ai miei genitori, ho detestato, alle cuoche, ai camerieri e alle sberle di mio padre e mia madre. Se alla domenica mi alzavo, anche solo cinque minuti dopo, per andare alla messa ricevevo due sberle. Senza dimenticare le bacchettate… Mi comprarono la casa di B., sperando che mettessi su famiglia e smettessi di pensare alla politica, che è una cosa brutta. Ciao, ti saluto, chissà perché mi è venuta in mente ‘sta storia. Scusa se ti ho scocciato con le mie chiacchiere da vecchio noioso. No S., non sei mai noioso, gli fece Romolo, e poi, tu non sei vecchio, sei un ragazzino. Romolo è novantenne. S. entrò dal cancello e salì la scala esterna che portava al suo appartamento.

Nel frattempo Eli e Giovanni cercavano di fare qualcosa per sistemare un po’ quel liceo. Avevano organizzato qualche volantinaggio, avevano portato anche un megafono e avevano chiesto alcuni miglioramenti della condizione di quel liceo. Pochi li ascoltavano, molti avevano paura e qualcuno li insultava. Chi li insultava riceveva una nota di merito sul registro. Insultare i comunisti era un atto di grande civismo. Il preside ricevette la notizia di quei volantinaggi e decise di convocare i due amici. Il professor Pancrazi stava spiegando la funzione del complemento di stato civile nel quadro della linguistica di Athanasius Martins dell’università di Den Bosch. La bidella, quella che stava spesso in vestaglia, arrivò. Giovanni ed Elisabetta sono desiderati in presidenza. I ragazzi salirono sette piani di scale e si trovarono di fronte ad un pesante portone in legno chiuso da un battente a forma di testa di lupo. Sulla porta c’era scritto, per me, comunista o negro o poveraccio, si va nella città dolente per me si va nell’eterno torpore, per me si va tra la perduta gente. Lasciate ogni speranza voi comunisti negri o poveracci che entrate. Bussarono alla porta e un bidello in giacca e cravatta con gli occhiali neri anche se era buio venne loro ad aprire. Che cosa volete o sventurati bolscevichi che solcate questa fatale soglia? Siamo stati convocati per parlare con il preside. Sua Eccellenza Illustrissima, Onoratissima, Voscienza Reverendissima il preside, dovete dire. Non siete voi che parlate con il preside, è il preside che vi fa l’enorme concessione di parlare con voi, comunistacci di merda che non siete altro. I tre passarono tra gli stucchi, tra gli ori, le lampade e le colonne che adornavano il piano nobile dell’edificio. Entrarono nell’anticamera dell’anticamera e poi nell’anticamera. La porta venne aperta da un bidello, un altro bidello disse i comunisti sono ora giunti, un terzo disse orsù entrate un quarto aprì un’anta della porta, un quinto aprì la seconda anta. Altri tre bidelli declamarono in coro: i comunisti sono or giunti. Nella stanza c’era un tavolo ovale di dubbio pregio al centro e un tappeto, probabilmente di fabbricazione pakistana. Qualche bambino pakistano pagato pochi centesimi doveva averlo fabbricato. Alle pareti c’erano alcune riproduzioni di quadri famosi e un ritratto del duce. Soole che sorgi, limpido e giocondooo, faccetta nera bella abissina aspetta e spera che già l’ora s’avvicina, quando saremo a Macallè, noi ti daremo un’altra legge e un altro re. Faccetta nera sarai romana noi per bandiera ti darem quell’italiana. La sedia su cui stava il preside era più alta rispetto al resto della sala. Il preside saliva, premeva un pulsante e la sedia saliva automaticamente.  Sui braccioli c’erano rubini e diamanti. Fanciulli, vi ho fatto giungere nel mio umile ufficio per parlarvi. Io so che voi siete dei ragazzi intelligenti, per quanto traviati dalla turpe dottrina di Satana Lenin. Ho saputo che organizzate dei volantinaggi, delle proteste. Che cosa c’è che non va? Se non lo sa lei… Risposero i due. Ho intenzione di farvi delle proposte che difficilmente potrete rifiutare. Sarebbero… Vi offro i banchi che hanno i vostri colleghi, come il figlio del preside. Avrete anche la possibilità di applicare la clausola del legittimo sospetto nei confronti dei professori. Potrete cambiarli se vi danno un 4. Vi chiedo solo un piccolo, ma insignificante sacrificio. Quale, fecero i due con aria interrogativa. Si tratterebbe di partecipare al falò di libri. Voi lo sapete che l’associazione di bravi giovani che organizza tanti eventi nel nostro liceo organizza ogni mese dei falò di libri che hanno l’influenza della torbida ideologia marxista. Pensate che sono stati bruciati anche il diario di Anna Frank e Biancaneve e i sette Nani. Anna Frank era una sovversiva che non rispettava le regole. La regola era che non si poteva essere ebrei e lei era ebrea. I sette nani cantano andiamo a lavorar. Conoscete sicuramente la squallida retorica comunista sui lavoratori. E’ veramente insopportabile… Ci dobbiam pensare… I due fecero finta di niente, ma erano inorriditi. Come, ci dovete pensare??? Come??? Il tono mieloso del preside diventò di colpo più brusco, più duro. Avete un giorno di tempo per pensarci. Domani, alle ore 10 e 8 minuti esatti sarete convocati qui, in questa stanza. Tornarono in classe per ascoltare la lezione di marketing. Il professore si lamentava sempre dei mali della società contemporanea. Diceva, i ragazzi conoscono alla perfezione la teoria dei quanti e poi non sanno scegliere il deodorante giusto. E’ uno scandalo. La colpa è dei comunisti, che hanno dominato per gli ultimi 4 secoli l’Italia.

A casa di Giovanni suonò il telefono. Era Eli, Ciao Gio, stasera vado a vedere un nuovo locale, il Level XX. Sono curiosa, ci sono anche i miei cugini. Vuoi venire anche tu? Gio rispose con tono pacato, simulando disinteresse, ma sì, ci vengo. Si salutarono dopo pochi minuti di conversazione e Gio si mise a saltare per casa. Ma che, sei matto? Gli disse il padre con aria preoccupata. La sera uscì da casa tutto intappato, andò da Eli con l’autobus. Rimase ad aspettare sotto il portico, osservando i passanti. Quando Eli scese era più bella che mai, vestita di nero, con gli stivali che mettevano in risalto le sue lunghe gambe e i capelli legati. Gio non riusciva a parlare per l’emozione. Eli era calma, sorrideva timidamente. Beba e Carluz, i cugini, attaccarono subito la pezza, come se conoscessero Gio da una vita. Al Level XX era previsto un concerto di un gruppo partenopeo rap che ha il cantante con i capelli rasati e il piercing. Il locale era un centro sociale occupato autogestito antagonista, situato sotto il ponte vicino all’autostazione, che riceveva ingenti finanziamenti dal comune, perché organizzava delle fondamentali attività culturali. Il primo particolare che era parso loro strano fu che non si vedeva anima viva provenire dalle strade vicine. I viali erano percorsi da poche automobili. Davanti al Level XX c’erano poche persone e una pantegana che sfrecciava. Mamma mia, questi stan messi male. Non c’è un cane, disse Carluz, che portava i dreadlocks. Un cantiere stava partorendo l’ennesimo obbrobrio edilizio di B., il Borgo di Sta Ceppa Town. Bisognava lasciare mano libera ai costruttori amici del partito politico democratico riformista europeista onesto. C’erano molte officine dismesse in quella zona, una di queste era occupata dal centro sociale. B. era piena di piccole officine. Per accedere al centro si scendevano alcuni gradini. Davanti al Level XX c’erano mucchi di rusco, bottiglie di birra, whisky, sportine di plastica e schifezze varie. I pochi ragazzi davanti vociavano. I muri esterni erano coperti da scritte e bizzarri disegni. Hardcore crew house techno underground life. La porta del centro si aprì e ne uscì un ragazzotto con i capelli tagliuzzati mezzi viola e mezzi gialli. Emanava un odore pestilenziale. E il concerto, chiese Gio. Il giovane li guardò con aria annoiata e stupita, cioè quale goncetto? Quello del gruppo napoletano eccetera eccetera. Nella missura in cui, nel quaddro dello scviluppo del movimento antaggonista, è stato deciso di non fare il goncetto. Cioè, voglio dire, non mi zembra opportuno. Cioè, è strano. Al suo posto ragazzi, c’è una conferenza politica sull’importanza dell’intensità dell’odore di sudore nel quaddro delle lotte internazionali. L’odore naturale della pelle contro la saponetta, simbolo della borghesia, paté de bourgeois! A seguire concerto di CDB dj, hardcore new house techno underground music, la techno è democratica antagonista e di sinistra perché non si conosce l’autore delle musiche. Nessuno la può padronecciare, è antagonista rivoluzionaria. Bello è? Bello è? Cioè, non zo se mi sono scpiegatto. Il narratore ci tiene a precisare che CDB è l’acronimo di caraggna d’un bagai, appellativo coniato da sua nonna Imelde. I ragazzi scelsero un altro locale e per Gio il problema continuava.

Il giorno dopo vennero convocati in presidenza, prima che Giovanni potesse parlare, Elisabetta rispose che avrebbero accettato e avrebbero partecipato al falò dei libri, una misura per ristabilire la necessaria par condicio dopo anni di dominio delle sinistre. Giovanni fu sconvolto. Il preside incominciò a rivolgere loro dei complimenti. Siete dei giovani meravigliosi, siete veramente il futuro della nostra cara patria. Lo sapevo che delle menti come le vostre non si sarebbero lasciate traviare dalla perfida propaganda bolscevica. Sarete nominati d’ufficio rappresentanti di classe e per voi verrà accoppato il vitello grasso, visto che siete come i figliuoli prodighi. Professor Paperini, venga, venga. Il professor Paperini era nel suo studio e si precipitò. Professore, le pecorelle sono ritornate all’ovile. Gaudium magnum, ego sum contentum. Adeste fideles. Venite adoremus. Un brividus – occludet – stomacum. Il preside parlò, con decreto solenne sarete nominati rappresentanti di classe fino al termine della quinta classe superiore, nessuno potrà revocare la vostra nomina. Fece chiamare Giorgino che incominciò a scrivere con aria compunta su un foglio. Era il decreto presidenziale di nomina, che fu firmato con l’apposizione del sigillo presidenziale. Ora potevano applicare anche la clausola del legittimo sospetto. Era il segno dell’importanza. Tornarono a lezione, il professor Marini stava spiegando le condizioni degli ultimi infortunati del Milan e stava interrogando sulla pubalgia. Sull’ascensore, che ora i due ragazzi potevano prendere, Giovanni tentava di parlare con Eli che gli rispondeva sempre allo stesso modo. Taci, sta zitto e vedrai. Mister Ics guardò il figliuolo con aria soddisfatta. Ce l’abbiamo fatta, siamo riusciti a far entrare nel nostro gruppo i due migliori rappresentanti della sporca cultura bolscevica del nostro liceo. Il collettivo stava scrivendo un volantino dal titolo altisonante: VOGLIAMO LA VERITÀ! Qualcuno li seguirà?

La zona di parete bianca era un panorama non troppo interessante per S. Stava sdraiato sul divano e indossava la vestaglia. Aveva gli occhi semichiusi, tra il torpore e il sonno. Era la condizione peggiore. Si sentiva a disagio, non capiva nulla, non aveva la forza e la voglia di alzarsi dal divano. Si sentiva vecchio e debole, per quell’influenza che non si decideva ad abbandonarlo. Notava il nero del rivestimento in pelle del divano e trovava minuscoli punti, lo sguardo passava al soffitto e al lampadario, guardava la finestra e osservava la struttura degli infissi. Era proprio una strana giornata. Il suo sguardo si posava ora sulla libreria, colma di libri fino a straboccare. Aveva voglia di leggere l’ultimo Tabucchi, ma le gambe erano pesantissime, così come gli occhi. Un senso di nausea ravvivava la sua noia. Il televisore era acceso a volume basso, ma S. non ascoltava. Erano solo puttanate, come sempre. Avrebbe avuto voglia di vedersi una videocassetta, magari di Cronenberg, ma non se la sentiva. Si sentiva in preda all’oblomovismo. Ogni tanto qualche voce di bambino nel parco di fianco a casa sua rompeva la monotonia delle stronzate televisive. Il torpore continuava, ogni tanto diventava sonno. Mentre ragionava su non so cosa una voce lo scosse, era quella della signora R. Lo chiamava a bassa voce. Sono passata a fare un po’ di pulizie, S. Ho visto che stavi dormendo già da un bel po’. No, non stavo dormendo, ero tutto intorpidito. Sai, non sto troppo bene. Capisco. Ti volevo avvisare che stasera hai la cena. Ah, ok!. Si alzò e andò nel bagno a prepararsi. In televisione stava per iniziare il tg. Il giornalista annunciava la convocazione di una manifestazione dei noglobal in una città italiana molto importante, che era B. Metteva l’accento sulla possibilità di devastazioni. Non parlava della richiesta, da parte di queste donne e uomini, di una globalizzazione diversa e più attenta alle necessità dei deboli. Quegli uomini erano considerati solo un residuo del passato. I partiti della destra chiesero di vietare quelle manifestazioni e il presidente del consiglio dichiarò che quei manifestanti erano sicuramente dei pericolosi terroristi. Non era terrorista chi inquinava l’ambiente, chi provocava migliaia di morti sul lavoro, chi favoriva la fame nel mondo con le proprie politiche. Quando si cerca il profitto, si sa, può capitare che muoia qualche migliaio di persone per il guadagno di pochi. Il signor S. ascoltò distrattamente quelle notizie e poi si avviò alla cena, che sarebbe stata sicuramente deprimente. Stava assumendo antibiotici e non poteva certo bere vino. Avrebbe dovuto mangiare, se ci riusciva, bistecche e spuntature di maiale bevendo acqua minerale, mentre gli altri bevevano Dolcetto d’Alba.

Intanto Gio ed Eli erano diventati rappresentanti di classe. Era una carica importante, anche se molti loro compagni di classe non volevano fare politica, come dicevano loro. La politica, si sa, è una cosa sporca. Gio ed Eli non pensavano solamente alle cose serie, per così dire. Il ragazzo faceva sport, atletica leggera. Correva, si metteva alla prova, amava alla follia quello sport. Amava i 5000 metri, amava la corsa di fondo. Giovanni, gli occhi neri come la notte, correva da tanti anni. Amava leggere, leggere poesie, Neruda. Amava anche la musica, amava quel gruppo napoletano che fa musica rap, suo padre ne aveva anche conosciuto i componenti. Il padre di Giovanni, Mario, era arrivato dal sud per lavoro. Si era sposato presto, lavorava in una grande fabbrica, faceva l’operaio specializzato, era un tecnico preparato. Aveva frequentato corsi di specializzazione, si era diplomato tardi e ora voleva anche laurearsi. Aveva la passione per l’ingegneria. Aveva chiuso con la terza media, perché in casa non c’erano soldi. Aveva studiato e studiato, voleva dimostrare a sé stesso e anche a tanti altri che un operaio di fabbrica può anche laurearsi lavorando un mucchio di ore al giorno. Ora la fabbrica dove lavorava attraversava un periodo di crisi e non si sapeva come sarebbe andata a finire. Anche Eli aveva una forte passione, quella per la danza classica. Danzava da quando piccolissima. Sua madre l’aveva iscritta ad una scuola severissima, perché se la voleva togliere dalle scatole per qualche ora al giorno. Quando abitavano a Roma, sua madre l’aveva iscritta lì, perché era la scuola più vicina a casa e non sapeva di alcuni metodi educativi, se così si possono definire. L’insegnante aveva una bacchetta con la quale colpiva le gambe degli allievi che non sapevano realizzare correttamente le varie posizioni. Eli aveva finito per odiare la danza classica, ma sua madre sembrava non darle retta, probabilmente per pigrizia. Si ricordava di avere pianto molto per quella scuola. La salvezza di Eli fu che si trasferirono a B. Era il secondo anno che la sua famiglia viveva a B., non aveva apprezzato granché questa scelta, ma, nonostante tutto, si era ambientata subito abbastanza bene. Aveva incontrato in classe i ragazzi del collettivo, con i quali condivideva amicizie e la politica. Elisabetta aveva avuto tutto dalla vita, i suoi genitori le volevano bene, anche se a volte si dimostravano distratti, presi un po’ troppo dal loro lavoro. Aveva un computer potente, navigava in Internet, aveva il dvd e il cellulare. Aveva due genitori di sinistra che le avevano trasmesso dei valori, che le avevano insegnato che quello che aveva non doveva renderla egoista. Sua madre, Anna, era medico chirurgo apprezzato e, nel tempo libero, faceva attività di volontariato in un centro sociale. Curava immigrati, tossici, ubriaconi e disgraziati vari, completamente gratis. Non faceva politica attiva, ma, nelle pause tra una visita e l’altra, leggeva il giornale e qualche saggio. Era una donna bella, alta, dai capelli castani. Era determinata, allegra, ma sempre un po’ frettolosa. Sua figlia la vedeva spesso correre. Alberto Rossini era un uomo tutto d’un pezzo. Aveva la barba sempre ben curata e gli occhiali con la montatura rotonda. Stava spesso in giacca. Era di sinistra, ma più di sinistra ufficiale. Si era laureato in filosofia, poi era entrato all’università come dottorando. Aveva iniziato ad insegnare, poi si era stancato, infastidito da quell’ambiente. Un giorno sentì da un amico che a Roma, al gruppo del senato del più grande partito della sinistra, avrebbero assunto dei dipendenti con funzioni di funzionario. Si trasferì a Roma con la famiglia. Si trovava molto bene in quel ruolo, faceva parte di quella generazione di quarantenni che avrebbe causato tanti danni al più grande partito della sinistra. Una volta telefonò ad un noto giornale che aveva pronosticato per lui un grande futuro all’interno del nuovo partito che si stava formando dopo la distruzione del partito di cui si scriveva prima. Si arrabbiò molto. Amava la politica tradizionale e non amava i no global. Pensava che fossero velleitari ed inconcludenti. Sono le istituzioni della repubblica il luogo nel quale si deve combattere per fare vincere le nostre ragioni. E’ vero, bisogna combattere anche fuori, ma nei partiti. Quei vostri collettivi non hanno futuro, diceva spesso alla figlia durante le discussioni che capitavano spesso a casa Rossini. Avete una divisa, vi sentite qualcuno solo se vi vestite in un certo modo. Alla faccia di chi dice che le persone di sinistra la pensano tutte allo stesso modo.

Mario, il padre di Giovanni, veniva dal sud. Era emigrato, perché, spesso, a casa sua, si rischiava di non mangiare. Suo padre era comunista e, spesso, non aveva lavoro, perché il lavoro si otteneva solo con la tessera di un partito democratico e cristiano. Via figlio del diavolo, lo apostrofava il prete, don Gesualdo. Aveva vissuto anche in una specie di sgabuzzino chiamato pomposamente appartamento. Pagava 300000 lire al mese.  Aveva sposato Luisa, una bella ragazza, figlia di un medico. I genitori l’avevano disconosciuta perché aveva sposato un individuo non appartenente alla sua nobile classe sociale. Aveva scelto i sacrifici per amore. Aveva saputo abbandonare le comodità e, per qualche tempo, si era arrangiata a fare anche l’operaia, visto che non trovava lavoro. Ogni conquista che facevano era un motivo di orgoglio per Mario. Voleva che suo figlio si laureasse perché anche l’operaio vuole il figlio dottore, come diceva una vecchia canzone di Paolo Pietrangeli. Era molto severo per quel che riguardava lo studio con suo figlio. Mario aveva conseguito la licenza superiore frequentando le scuole serali, facendo enormi sacrifici. Si era iscritto all’università, ad ingegneria, perché era orgoglioso di essere un operaio specializzato e si interessava a questioni di tecnica.

La serata del signor S. passò tranquillamente, anche se la rabbia per non potere bere vino lo tormentava. Aveva accettato un consiglio da Gianni, che era medico, e aveva preso un antibiotico. E pensare che, quando il suo amico medico gli aveva dato il consiglio, S. lo aveva anche mandato a quel paese, per poi andare, immediatamente dopo, a comprare l’antibiotico in farmacia. Diceva sempre, voglio bene a Gianni, ma spesso lo strozzerei. Il circolo che frequentava S. era anche un pub, frequentato da giovani. Nell’altra sala di quel circolo c’erano gruppi di ragazzi che bevevano. Lo colpì una, con gli occhiali, i capelli neri lunghi lisci e lo sguardo penetrante. Pensava, assomiglia a una ragazza che corteggiavo. Non ricordava chi fosse.

Il narratore di questa modesta storia è pignolo e non può fare a meno di specificare che il giovane punkabbestia, così si definiscono quei curiosi soggetti pluricriniti e maleodoranti, del Level XX si chiamava Arnaldo Lopez Souza Sampaio Quadri Del Campo Dell’Addolorata Conte di Casalec Town. Dopo avere parlato con Gio si ricordò di una cosa, cioè, abbiamo rimasto senza birra. Cioè, ma come faccio, oh! Gli venne un’illuminazione e corse verso il negozio gestito da pakistani più vicino che stava chiudendo sventolando un mazzo di banconote da cento euro. Amigo, mi dai le birre, c’ho i soldi eh! C’ho i soldi!

Il giorno dopo il signor S. stava un po’ meglio, ma continuava a ragionare ugualmente con amarezza sul passato. Quando era al circolo e vedeva quei ragazzi belli dentro e fuori, dal volto intelligente ed espressivo, che esprimevano idee e valori, capiva che aveva perso tempo, si sentiva terribilmente nostalgico del passato ed anche un po’ coglione. Andò all’edicola e comprò i giornali: un noto giornale di destra annunciava che il presidente del consiglio preconizzava sicure devastazioni durante la manifestazione annunciata per contestare la globalizzazione. Quella città d’arte sarebbe stata sicuramente preda di quelle orde di comunisti violenti residui del passato. I cittadini perbene avrebbero avuto sicuramente molta paura di quei ragazzacci con le bandiere. Urgeva un intervento repressivo preventivo e il divieto di manifestare. I leader di un partito di sinistra moderata invitarono i manifestanti a desistere. Quei manifestanti erano luddisti, irragionevoli. La globalizzazione andava accettata, perché era il segno della modernità. I leader del movimento annunciavano grande partecipazione. Venivano prenotati già diversi treni e anche qualche nave.

Il signor S. comprò i suoi soliti giornali e andò a fare una camminata sulla spiaggia, come aveva ripreso a fare da un po’ di giorni. Lesse, lesse molto, anche se non ne aveva voglia. Nessuno gli telefonava, sembrava una giornata assolutamente normale e tranquilla. Neanche Gianni gli aveva telefonato, almeno fino al tardo pomeriggio. Il telefono suonò e la voce di Gianni risuonò. Lo sai S. che l’organizzazione della manifestazione sta andando sempre meglio? Me ne rallegro, rispose l’anziano freddamente, perché non voleva farsi coinvolgere. Non se la sentiva più di impegnarsi. Gli acciacchi dell’età si manifestavano e, qualche sera, aveva voglia di stare davanti alla televisione a stordirsi perché era troppo stanco. Gianni gli chiese come stava di salute, poi si salutarono. Il signor S. diede un’altra sbirciatina ai giornali e alle riviste che aveva in casa e notò che, effettivamente, l’organizzazione di quella manifestazione stava procedendo molto bene. Ne fu molto contento, perché apprezzava quei giovani. Si interessavano al mondo, al problema dell’acqua, al problema dei cibi transgenici. Proseguiva di pari passo la criminalizzazione di quel movimento, che andava isolato e minacciato, perché rappresentava una minaccia a certi interessi. Sono le solite storie, pensava S. A noi partigiani chiamavano banditi. La sera mangiò la bistecca che si era comprato la mattina con un po’ di insalata, ma non bevve vino. Non se la sentiva. Andò a trovare gli amici del circolo, era una serata di novembre dal clima mite. Una brezza gradevole accompagnava la sua pedalata tra i viali di quel paese. Era vestito leggermente. La temperatura era anomala per quel periodo, ci saranno stati almeno venti gradi ed era sera. La gente di quel paese era in giro per le strade a chiacchierare, come succedeva alla sera. Si conoscevano tutti e se qualcuno si assentava per qualche sera, il giorno dopo riceveva la visita del vicino che gli domandava se c’era qualche problema. Gli anziani con problemi di salute erano aiutati da tutti, ai forestieri che chiedevano informazioni si offriva un bicchiere di vino. Mentre S. pedalava si udiva il rumore delle foglie cadute. Il vecchio centro storico, con alcuni monumenti, era illuminato, da lampioni vecchio stile ed era ricoperto dall’acciottolato che rendeva la camminata difficile, soprattutto alle donne con i tacchi alti. Alcune vecchie case diroccate contrastavano con il candore di casette tenute con grande cura da solerti massaie. Quando terminava l’acciottolato, un piazzale si apriva allo sguardo del signor S. Ai lati stavano alcuni negozi e di fronte a lui una pescheria, che era rinomata in tutta Italia per la qualità del pesce. Il profumo che si sentiva in quel luogo mandava in visibilio il signor S. Di fianco alla pescheria c’erano due stradelli che la separavano da un ristorante con specialità pesce, dove l’anziano si era fermato qualche volta a mangiare, e da una salumeria, rifornita con ogni genere di manicaretti. C’erano salumi del posto, ma non mancava neanche il lardo di Colonnata e la zia ferrarese, il famoso salame all’aglio. Il signor Antonio, il salumiere, era alto, robusto, aveva folti baffi neri e un sorriso cordiale. L’anziano scrittore, quando andava da lui, si sentiva come un bambino in un negozio di giocattoli. Era inebriato da tutta quella bontà. Il signor Antonio vendeva anche il formaggio di fossa, tipico di quella zona, ed aveva scritto una tabella con gli abbinamenti adatti per ogni cibo. Aveva, nella sua salumeria, anche i vini da abbinare con quelle leccornie. Dal ristorante bar con specialità pesce uscivano le voci di alcuni vecchi, che trascorrevano le loro serate lì dentro. Oltre il ristorante, c’era il porto canale, come lo chiamavano. Dal punto di vista architettonico non era niente di trascendentale, ma la vista di quel luogo rasserenava il signor S. Molti bar e ristoranti che stavano sul corso erano chiusi, era novembre, ma c’era comunque un discreto passaggio di persone, gente del posto. Ragazzini con il giubbotto di pelle e il telefonino tra le mani stavano in gruppo, seduti su una panchina. Un gruppo di ragazzi più grandi stava un po’ più lontano. Il signor S. osservò un ragazzo e una ragazza con i capelli rasta. Pensò, ai nostri tempi, non sapevamo neanche che cosa fossero quelle cose, diceva. Ci sono mancate. Sembrano cavolate, ma segnano in ogni caso la giovinezza. Sono pochi i quarantenni, pensò il signor S. Ci sono anziani, ragazzini con la faccia da duri, con qualche pelo che assomiglia a barba, ragazzine con il volto da bimbe e i tacchi a spillo. Mancano i quarantenni e i cinquantenni, perché hanno poca voglia di dialogare. Quando c’era il più grande partito della sinistra erano quelli che propagandavano la svolta, il partito leggero, l’abolizione delle sezioni. Si è visto dove siamo andati a finire. Hanno perso il gusto del dialogo. Sono peggio loro di noi. Noi facevamo la Resistenza, loro si sono formati su Happy Days, come dice Nanni Moretti in Aprile. Comincio a pensare che siano peggio di noi anziani. Trascorse quella serata serenamente al circolo. Quei momenti lo distendevano, gli piaceva attraversare il portocanale in bicicletta e guardare le persone. Le luci lo illuminavano in modo gentile, senza esagerare. Verso la metà del corso c’era un ponte, rifinito in modo un po’ pretenzioso, che conduceva sull’altra riva. Si andava a ponente, una zona meno bella, ma che piaceva ugualmente al signor S. Sull’altra riva c’erano ristoranti e bar, ma erano meno belli che a Levante. Sembrava che fossero più bui, più scialbi.

Il circolo era informale, pieno di gente allegra e interessante. Si discuteva di politica, così come di donne. S ripensava ai suoi tempi. Era pieno di giovani di tutti i tipi, giovani che portavano la kefiah e avevano il piercing, giovani in giacca e cravatta. C’era molto spesso un acre odore di fumo, di sigarette così come di spinelli. Qualche persona rispettabile sarebbe potuta inorridire di fronte ai ritratti di Che Guevara, un terrorista, che, per qualcuno, aveva qualcosa di simile a quello strano individuo con il turbante. I giovani che fumavano gli spinelli erano sicuramente dei fottuti drogati da aborrire, secondo le signore della buona società che abitavano quel paese. Quelle erano signore rispettabili, che mettevano la povera nonna in un ricovero da 2 mila euro al mese. Era un locale frequentato da extracomunitari, sicuri delinquenti. Era meno delinquente chi si scordava di pagare qualche migliaio di euro di tasse. Quello non era delinquente, ma un furbo. Quel locale era sempre affollato, il gestore si premuniva e teneva una seggiola da parte per quell’anziano signore. Tornò a casa e andò a letto contento.

Si svegliò presto, si sentiva strano. Aveva mal di testa, l’influenza non era ancora passata. Il cielo aveva un colore bianco sporco, orribile. Pioveva a dirotto e la temperatura era molto diminuita. Stava arrivando l’odiato inverno, inesorabile. Fece colazione e accese la radio. L’anziano era solito fare colazione sempre alla stessa ora. Amava le proprie abitudini, che rappresentavano una sicurezza mentale e psicologica. Beveva sempre una tazza di tè, da quando era bambino. Maria, la sua cameriera preferita, glielo preparava come lo si prepara ad un figlio. I genitori dell’anziano non trattavano bene Maria, la facevano lavorare duramente. Maria faceva straordinari, perché amava il giovane S. Non si era mai sposata e quel bambino era il figlio che lei non aveva mai avuto. Quando alla notte lavorava per cucire qualche vestito per S., veniva interrotta dal padre, che la mandava via. Non vogliamo pagarle troppi straordinari, lei ci costa molto. Ogni tanto aveva dei segni sul volto. S. le chiedeva di che cosa si trattava, lei rispondeva che era scivolata. Il padre di S., che era uno stimatissimo professionista, noto anche all’estero, la insultava. Lei invitava il giovane a volere bene ai propri genitori. La chiamavano vecchia di merda, dicevano che avrebbero pagato un killer per farla uccidere. Un giorno i genitori scoprirono che lei collaborava con il movimento antifascista. Non vogliamo problemi noi, dissero i genitori. A me tutti quegli estremisti fanno una gran paura, non sopporto gli intellettuali. Una notte arrivarono due uomini vestiti di nero, in giacca e cravatta. Dissero che erano della polizia politica, che dovevano prelevare una nota sovversiva. La madre disse, è qui. Andò nell’altra stanza, dove l’anziana cameriera riposava. Venga, le abbiamo fatto un regalo. La donna si alzò e, quando vide quei due uomini, capì che cosa stava succedendo. Se ne andò senza fiatare, con dignità, come sempre.

  1. decise di accendere la radio, per sentire compagnia. C’era il giornale radio. Era la sua compagnia quando si alzava per andare a scuola, era come se le voci rappresentassero qualcuno di famiglia. La voce del conduttore pronunciò alcune parole: arresti e perquisizioni a tappeto per la morte del bidello Matteo Marini. Indagine nel mondo della sinistra radicale. A B. sono stati compiuti i maggiori arresti e perquisizioni. Agli arresti domiciliari anche la moglie del bidello, morto nell’attentato che stava organizzando contro quel democratico partito di destra, assolutamente non più fascista. Gli arresti erano avvenuti all’alba, con un blitz delle cosiddette teste di cuoio. Gli esponenti della maggioranza di governo dichiararono che quegli arresti sarebbero dovuti avvenire molto prima. Gli esponenti dell’opposizione moderata dichiararono che quelle erano ignobili minacce terroristiche e tutto il paese si sarebbe dovuto unire contro quei vigliacchi che infangavano la gloriosa democrazia di quel paese. L’estremismo e l’avventurismo di quegli individui non portano a nulla, l’avevamo sempre detto, sosteneva un signore di quella che veniva chiamata la sinistra moderata. Il telegiornale sostenne ancora una volta l’esigenza di leggi più dure contro il terrorismo.

Dopo avere sentito quelle notizie il signor S. ebbe paura. Si accorse che era la stessa paura che gli venne un giorno, quando era ragazzo. C’era una parata militare fascista. Le camicie nere erano esaltate più del solito. La gente occupava la piazza del comune, chi per curiosità, chi per convinzione, chi per paura. S. avrà avuto 12 anni. Quando passavano i lugubri stendardi nazisti, tutti dovevano fare il saluto romano. Al giovane S. sembrava tutto molto ridicolo, alzava il braccio perché gli faceva ridere. Mentre stava osservando la gloriosa parata dei militi fascisti, alla quale sarebbe dovuta seguire una bellissima esibizione ginnica e un discorso di un noto gerarca, sentì un urlo provenire da dietro. Vergognati, vecchia, gridò un giovane robusto con gli occhi chiari, mentre schiaffeggiava un’anziana signora che stava osservando la sfilata. La signora era minuta, aveva l’aria timida ed era un po’ malconcia, ma aveva commesso una grave colpa. Non aveva sollevato il braccio, al momento del passaggio del labaro. La vecchietta guardò il giovane con aria impaurita, che le urlò. Abbassa lo sguardo, vecchia sgualdrina, al passaggio dei gloriosi militi della rivoluzione fascista. Il giovane S osservò la scena e lo sguardo della vecchia e fu preso da una grande paura. I più deboli, i più indifesi erano colpiti. La prepotenza la faceva da padrona. La paura si trasformò in angoscia, che divenne rabbia e disgusto. Era arrabbiato contro quello che succedeva, contro quelle persone vestite di nero, che i suoi gli avevano descritto come portatori di ordine contro la sovversione socialcomunista. Provava disgusto, perché sentiva che doveva fare qualcosa, anche se ancora non sapeva che cosa fare. Era una persona mite, tranquilla, che amava le buone letture anche quando era così giovane.

  1. decise di festeggiare la fine della sua cura con l’antibiotico. Andò a comprare una bottiglia di whisky. Aveva cercato di rimuovere la vicenda del liceo Ics, ma non ce la faceva. Decise di leggere un po’ i giornali che aveva comprato. Il segretario del partito sedicente comunista promosse, insieme ad altri partiti ed organizzazioni, la Street Jungle Fever Rave Parade eccetera eccetera per Fare Casino e Calarsi Con Dell’Ecstasy di Buona Qualità. Sono i compiti fondamentali per un partito antagonista, disse il segretario di quel partito, che aveva la fronte sempre più spaziosa. Quella manifestazione era stata organizzata a B., dove, una volta, il più grande partito della sinistra aveva più del 50% dei voti. Quei cittadini che perdevano il sonno a causa della Parade eccetera eccetera erano, in gran parte, degli elettori di sinistra.

Dopo avere letto quelle notizie si mise a ragionare di nuovo su quel problema. Aveva in mano alcuni dati. C’era un’indagine in corso, c’erano le paranoie, i viaggi mentali del signor S. Come continuare? S. non ne sapeva nulla di quelle indagini, di finanze e robe simili, come è già stato scritto. Borri aveva analizzato il bilancio e l’aveva trovato del tutto regolare. Dove avevano trovato tutti quei soldi per comprare la carta? Dal punto di vista tecnico quella vicenda avrebbe potuto risolversi con una semplice multa. S. non sapeva come fare. Non era un poliziotto, era un ottimo lettore. Amava soprattutto Camilleri e Tabucchi. Di Tabucchi adorava La testa perduta di Damasceno Monteiro, un giallo che iniziava con il ritrovamento della testa di un cadavere. Amava molto anche Sostiene Pereira. C’erano sicuramente dei fondi neri, dei bilanci ritoccati da cui attingevano i soldi per comprare la carta. Quei bastardi del liceo Ics avevano sicuramente nascosto i propri soldi in conti segreti. Ma come si scoprono i conti segreti? Bisogna svolgere un’indagine patrimoniale, ci devono pensare la polizia o i carabinieri. Ascione!!!!! Di nuovo quel cazzuto democristiano!!!! Non aveva nessuna voglia di contattarlo e, tanto meno, aveva voglia di parlare con Gianni. Telefonò a Borri. Era libero per pranzo e fu molto contento di incontrarlo. Andarono nel ristorante favorito dell’amico. L’accoglienza del ragioniere fu delle migliori. S. adorò la tardura, una minestra di uova, formaggio e pan grattato, che, una volta, si dava alle donne in gravidanza, il galletto in umido come secondo, un piatto di salumi e i bracciatelli. Il buon cibo aiuta a pensare meglio. Fecero assieme la passeggiata post postprandiale. Borri aveva voluto ordinare un Barolo chinato del 1985 che costava una cifra improponibile. S. era rimasto scosso quando aveva letto il prezzo sulla carta dei vini. Il cielo era incerto tra la pioggia e il sereno. I gabbiani si facevano sentire più del solito. Che sarà mai successo, si domandò S. Dopo avere a lungo parlato dei fatti propri iniziarono a parlare dell’indagine patrimoniale. Carissimo, mi sa che hai poche speranze, è molto lunga e difficile da svolgere, gli disse il ragioniere. Lo so anche io, ma ci voglio provare, fece l’anziano scrittore con aria risoluta. Dopo avere conversato un altro po’ con l’amico se ne andò verso casa. Doveva ancora far spesa, di solito la faceva la mattina. Dopo poco decise di telefonare a Gianni. Aveva ancora un telefono di vecchio tipo, odiava i cordless. Gli spiegò tutto, ma con meno riluttanza e fretta del solito… Che gli stesse venendo voglia di impegnarsi? Noo, manco a pensarlo.

Lesse una lettera che gli era stata inviata da un partito comunista non violento di governo, precisamente dalla sua organizzazione giovanile che lo invitava ad una manifestazione per poter far casino fino alle quattro del mattino e chissenefrega di quei piccolo borghesi di merda che dormono. La sera la trascorse a cenare a casa, poi passò da Nevio a bere un goccio di Matuzalem.

Era stata organizzata una cena della classe di Julia e la moglie decise di invitare anche Hector. Nella classe c’era Helena. Il ristorante era costoso, ma con un’atmosfera abbastanza familiare. Passarono il giorno approfittando del sole, che splendeva come dono di dio. Le cicale ne vanno pazze. È’ la fiamma che nutre la vita. Il ristorante si trovava in centro città. Arrivarono in automobile, parcheggiando a poca distanza. Davanti al locale si erano assiepati gli allievi vocianti. Andarono incontro allo scrittore e alla moglie con aria entusiasta. Helena gli si avvicinò, lo guardò con aria timida e penetrante. Buona sera, ho letto i tuoi articoli, e anche le tue poesie. Vorrei parlarne con te.

Il fidanzato di Helena è un ragazzo dall’aria simpatica.    

La prima idea che gli venne fu quella di chiedere aiuto a quel partito di sinistra radicale. Inforcò gli occhiali e prese l’elenco telefonico di B., cercò il numero della federazione e telefonò. Buongiorno, mi chiamo S., avrei bisogno di parlare con il segretario provinciale. Una voce di uomo annoiata gli rispose. Non so se può, è occupato. Giorgio, urlò quella voce. C’è uno che si chiama S. che vorrebbe parlarti, che gli dico. Digli che non scassi le palle. Ok, rispose quell’uomo annoiato. No, aspetta, è lo scrittore famoso, è meglio che gli risponda altrimenti quello rompe i coglioni. Il segretario prese il telefono, pronto, sono Giorgio, come stai. Io sto bene e tu? C’è un fatto importante che ti debbo comunicare. Si tratta del liceo Ics. Il segretario aveva trent’anni e la fronte spaziosa. Alcuni sostengono che la fronte spaziosa sia sinonimo di grande intelligenza e acutezza. In questo caso non era del tutto vero. Il segretario di quel partito non era un uomo cattivo, si faceva trascinare dalle cattive compagnie. Qualcuno malignava che, anche quando doveva andare in bagno, chiedeva il permesso ad un maggior ente di quel padrino suo mentore politico. Il segretario parlò con molta ragionevolezza anche se non era il tipo. Gli rispose che aveva tutte le ragioni del mondo per indignarsi di fronte ad una simile storia, ma che lui non ne sapeva molto e che, comunque, si sarebbe dovuta svolgere una complessa riunione dell’organo dirigenziale provinciale per decidere il da farsi. Quando il signor S. gli disse che sarebbe stato il caso di decidersi anziché organizzare troppe riunioni, visto che dovrebbe essere stato logico, per quel partito, combattere quel tipo di scuola, il segretario gli rispose che un’eventuale campagna contro quel liceo avrebbe potuto avere il significato di una campagna contro la scuola pubblica, che quel partito di sinistra coerente e di principio difendeva. Il signor S replicò che quella scuola era pubblica di nome ma non, di fatto, e che stava per essere privatizzata anche ufficialmente. Il segretario sostenne che S. aveva le sue ragioni, però il partito non doveva spaventare i moderati, visto che le elezioni amministrative erano alle porte e, se si fossero accordati con i partiti di sinistra moderata, e avessero vinto, avrebbero potuto condizionarne le politiche con un bell’assessorato e la presidenza dell’azienda tranviaria. Pensa, a me offrirebbero il posto, di assessore all’imbuchettamento delle buste. Sarebbe un incarico molto importante. Dopo sarà possibile occuparci anche di quel liceo. Ok, disse S. L’anziano scrittore non sapeva cosa rispondere.

Aveva pensato di mandare a quel paese quel povero ometto dalla fronte spaziosa, poi preferì salutarlo con la richiesta di avere un biglietto di auguri per natale, che si stava per avvicinare. Quell’ometto gli faceva più compassione che rabbia. Arrabbiarsi gli faceva male alla salute, mal di testa e mal di stomaco. Pensò a quel che poteva fare. Le speranze non mancavano visto che stavano nascendo molte manifestazioni a supporto delle persone arrestate o indagate per quella strana morte di Marini, che qualcuno definiva di un terrorista.

Anche a scuola c’era abbastanza agitazione, i ragazzi del collettivo stavano preparando la manifestazione che avrebbe dovuto contestare quel vertice internazionale. A scuola era arrivato, ad anno iniziato, Alberto. Alberto era un bel ragazzo alto magro e biondo, suo padre era un dirigente di una multinazionale che era stato trasferito in quella città da poco. Aveva iniziato a frequentare il collettivo ed aveva subito stretto amicizia con Gio ed Eli. Aveva anche iniziato a non amare troppo quella scuola. Fu colpito da una lezione di storia del Milan. Il professor Marini parlò di Franco Baresi e della sua importanza nel momento storico che stava vivendo la repubblica italiana e poi commentò un film. Sta per uscire, tra poco, un film che parla di un ragazzino che pratica la danza classica. Certe cose dovrebbero vietarle. Quel ragazzino è sicuramente uno sporco culattone, cosa credete??? I busonacci come lui dovrebbero morire tutti. Ripetete tutti in coro: morte ai busonacci!!! Morte ai busonacci!!!!. Fanno schifo, con quelle calzamaglie…. Vogliono far vedere i maroni!!!!!! Morte ai busonacci!!!! Tutti ripetevano in coro, Gio ed Eli muovevano le labbra. Anche Alberto fingeva, ma era terrorizzato. Alberto studiava danza classica da quando aveva 6 anni. Lo aveva chiesto ai genitori vedendo i ballerini in tv e i genitori avevano acconsentito. Erano ormai dieci anni che i pas de deux, i grands battements e gli arabesques erano il suo pane quotidiano e lui, nonostante tutto, si fa per dire, guardava le ragazze. Anche i suoi genitori lo avevano invitato a tacere la sua vera attività. A tutti diceva che faceva rugby, che era un sport molto più maschio. Il giorno dopo successe un altro avvenimento abbastanza preoccupante. Un ragazzino milanese di 12 anni era stato selvaggiamente picchiato dai compagni che avevano saputo del suo amore per la danza. Il liceo Ics aveva proposto una benemerenza per quei ragazzini che ristabilivano i ruoli maschili. Il preside aveva detto, non si possono accettare i maschi  che ballano, i maschi si devono dedicare a sport rudi, come il football americano o il rugby. Il calcio è abbastanza duro, ma i ragazzi devono praticare un gioco maschio, tirare calci negli stinchi e colpire. Bisogna spaccare le gambe per essere uomini. La vita è una lotta. Chi non spacca le gambe è destinato a vedersele spaccate. Il preside voleva consegnare ai picchiatori un assegno di 5000 euro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1]              cfr. GEORG LUKACS, Prolegomeni all’ontologia dell’essere sociale, Guerrini, Napoli 1990

[2]              cfr. JOSè SARAMAGO, Manuale di pittura e di calligrafia, Einaudi, Torino 2003

Personale/3

MENO TRE

S. provava a mettere ordine nel proprio cervello, non sapeva da che parte cominciare. Andò a mangiare da Nevio, un cinquantenne romagnolo, basso e tarchiato, dalla folta capigliatura bianca e gli occhi azzurri penetranti con la voce impostata da attore. Mangiò braciola di castrato, seduto sotto il gazebo. Era una bella giornata. Al pomeriggio continuò a lavorare a quel saggio, cercando di non pensare a quella faccenda, anche se per lui era del tutto impossibile. Quella sera mangiò a casa e, dopo cena, andò a bere rosolio da Nevio. C’erano le castagne, ma S. preferiva le caldarroste.

Il giorno seguente S. ricevette una lettera da Gio ed Eli, con la quale richiedevano il suo aiuto, ma l’anziano la ripose in un cassetto. Mentre stava andando a far compere, una mattina in cui il cielo minacciava pioggia, ebbe un’illuminazione, non esagerata, per la verità. Io non so assolutamente niente di quel liceo, dovrei informarmi, ma come. Pensò a Internet, con orrore. Potrei chiedere una mano a Borri, il mio amico. In fondo è uno che si fa i cavoli propri. Tornò a casa e gli telefonò. Ciao Borri, come stai. Sto bene caro, e tu, rispose con voce calma. Non mi lamento, anche se mi vogliono tirar dentro ad un caso strano, ma io non ci penso neanche. Borri non credeva alle parole dell’amico, ma non replicò. Parlarono un altro po’ del più e del meno, infine S. gli chiese di scaricare del materiale dal sito internet di quel liceo. Va bene, ma tu vienimi a trovare presto, rispose l’amico. Ti chiamerò per accordarci. Quel giorno mangiò a casa, cappelletti in brodo e arrosto, preparati dalla signora R. Al pomeriggio si mise a leggere, non aveva voglia di far niente, un libro sugli Stati Uniti. Verso sera ricevette una telefonata da Borri che gli annunciava di avere trovato il materiale. Puoi venire anche adesso a trovarmi. No, no, ora non posso. A dire il vero, S. non aveva un vero motivo per rifiutare. Ciao, ci sentiamo domani.

Uscì di casa, vagava come una gazza ladra vecchia credente con la nera tonaca[1]. Dove siete impeti bollenti?[2] Gli impeti di S. erano sbolliti da molto tempo. L’uomo camminava nonostante il cielo minacciasse pioggia. Andò verso il molo come solito. Non faceva freddo, anche se la minaccia dell’inverno si faceva sempre più incombente. Sulla strada non passava quasi nessuno. Le abitazioni erano quasi tutte di colore bianco, villette a due piani con il giardino, alcune con la terrazza o il portico. Quasi tutte le villette a due piani avevano entrate indipendenti, la villetta nella quale abitava S. era una delle poche eccezioni. Dallo stesso cancello entravano sia S., sia la signora R. Esisteva una comunità del weekend: professionisti, famiglie di operai, famiglie di dirigenti possedevano una villetta al mare. Da Pasqua in poi, durante tutti i weekend di tempo sereno, di venerdì sera arrivavano tutti i forzati del fine settimana, che se ne andavano formando delle interminabili colonne la domenica sera, turbando la quiete dell’anziano S. Così accadeva fino a luglio. Ad agosto le famigliole si fermavano per quasi tutto il mese. Continuavano a venire anche a settembre, finché faceva bello, poi chiudevano casa, come si dice in gergo. Molti abitanti stanziali affittavano abitazioni di loro proprietà, alcuni con onestà, qualcun altro rifilava delle terribili fregature ai malcapitati turisti, definiti da alcuni, merdoni stronzi, anche se portavano tanti soldi. Al narratore occorre precisare che ci sono effettivamente alcuni viaggiatori non troppo rispettosi dell’ambiente. Camminava in direzione contraria al ristorante da Nevio, verso un gruppetto di case basse disabitate dove, una volta, abitavano delle persone anziane. Qualche goccia cadeva, mentre la strada si restringeva e, infine, si dipartiva in due viottoli, nei quali c’erano due ristoranti. Il porto era spazzato dal vento, impetuoso e violento. Molte attività erano chiuse, ma, per fortuna, tanti negozi e ristoranti rendevano quel paese abbastanza vivo anche fuori stagione. Botteghe di barbiere vecchio stampo erano affiancate da negozi alla moda e ristoranti nei quali, per pagare il conto, bisognava accendere un mutuo. Passò di fianco ad un ristorante che si occupava di nouvelle cuisine e ad un ristorante macrobiotico trendy. Si avviò lungo un viale alberato: un albergo elegante precedeva delle villette di inizio novecento. Le alberature, dei sempreverdi, si interrompevano ad un ponte. S. pensava al suo saggio e alla sua vita politica. Il volantinaggio è una forma di primo contatto nei confronti di sconosciuti. Bisogna attirare, offrire degli elementi di interesse. Ci deve essere un titolo con caratteri grandi, corpo 14 o 16, in grassetto. Bisogna sottolineare i punti principali, come la convocazione di una manifestazione o di un’assemblea, con lo stesso tipo di carattere. Un grande palazzo in stile liberty ospitava, una volta, una colonia veneta, ora quel luogo era frequentato, per le vacanze, da persone diversamente abili, come il politically correct impone di dire. Arrivò al molo, c’erano pochi pescherecci. Percorse il marciapiedi, che si restringeva progressivamente. Giunse al faro. Un uomo leggeva romanzi di cappa e spada seduto su uno sgabello. Era un vecchio pescatore con la faccia bruciata dalla salsedine, che aveva frequentato solo le scuole elementari. Si chiamava Romolo. Conosceva S. Il vento diventava sempre più impetuoso.

Lentamente tornò a casa, ma dovette affrettare il passo nell’ultimo tratto di strada, perché stava iniziando a piovere. Chiuse le finestre che sbattevano per il vento. Suonò il telefono, era Borri. Ti volevo salutare, come stai, mi sembravi strano. Niente di che mio caro, gli rispose S. Piuttosto, toglimi una curiosità, come hai fatto a trovare così velocemente del materiale su quel liceo? Che ci vuole, basta immettere una parola chiave in un motore di ricerca e, in pochi secondi, si ottiene la risposta. A S. venne una fitta alla testa, non amava Internet. Riuscì a dire, ma che cavolo è il motore di ricerca? Si diede dello stupido, perché la fitta gli aumentò. Vabbé, Borri, ci vediamo domani. La sera andò da Nevio a bere un goccio di Cagnina, anche se non andava pazzo per i vini dolci. Al mattino seguente prese la bicicletta e

[1]              cfr. Kljuev,le verità nelle poesie e nella realtà. Dubbi problemi e controversie. Kljuev in alcuni pensatori tedeschi, tesi di laurea di STEFANO PANCALDI, A. A. 2002-03, sessione autunnale

[2]              Idem.

andò da Borri. Faceva abbastanza freddo. Arrivò dopo circa 20 minuti. Borri lo accolse nell’anticamera. Quel giorno Cristina, la sua segretaria, era in malattia. Attraversarono il suo ufficio, sulla scrivania di Borri c’erano un vassoio con un cabaret di paste, due flûtes e una bottiglia di spumante brut. Brindarono. Borri aprì un cassetto, ne estrasse una busta che conteneva alcuni fogli. Lì mostro a S. che li osservò attentamente. Vi erano alcune foto anonime dell’interno della scuola. S. prese le foto e se ne andò piuttosto deluso, perché, da quelle immagini, non si capiva assolutamente niente. Quando pranziamo insieme, gli aveva chiesto Borri. Molto presto, vedrai, e se ne andò. Trascorse molte ore del pomeriggio a studiare quei fogli, leggendo l’oscena prosa del preside Mister Ics. Non c’è nulla di interessante in’sti fogli, brontolò. La sera stessa gli telefonò un giornalista, che gli chiese se corrispondeva al vero il fatto che l’anziano scrittore voleva partecipare ad un reality show, perché, da un po’ di tempo, non si parlava dei suoi libri. Riattaccò il telefono senza rispondergli. Stava per andare a cena da Nevio, quando qualcosa gli entrò in testa. Era un’idea, un tarlo. C’era qualcosa di strano in quello che aveva appena esaminato. Ma cosa? S. si era completamente bloccato, attanagliato dal dubbio, non riusciva più a combinare niente. Va bene che Nevio gli avrebbe tenuto il tavolo libero senza problemi, ma non poteva farlo aspettare troppo. Rimase a lungo seduto alla scrivania con la testa tra le mani, tamburellava con le nocche sul marmo. Di che cosa si trattava? Erano i quadri appesi alle pareti? Erano i fascicoli e i faldoni racchiusi negli armadietti? Era il panorama che si scorgeva dalle finestre? Nel suo cervello apparivano i fotogrammi dell’incontro tra lui e Borri. Osservò la libreria che stava nel suo studio, divisa per generi tanti anni prima, con il fido Gianni. Guardò il settore della letteratura russa: Dostoevkij, Odoevskij, … Accidenti! Ecco cosa era: Borri aveva sul suo tavolo una copia del quotidiano con una foto del liceo, con la stessa inquadratura di quella, scaricata da Internet. Si poteva scorgere una stanza del liceo, dentro la quale sembrava che non ci fosse nulla. Dal giornale la stessa stanza sembrava contenere delle confezioni a forma di parallelepipedo. Che accidenti saranno quelle confezioni? Perché mai gli interessava saperlo? Come avrebbe potuto saperlo?

Anche se la fama di opulenza e curialità della cucina emiliana è anch’essa convenzione al limite della mistificazione, mito gastronomico e non verità alimentare come sostiene Piero Camporesi,[1] il brodetto, censito da Malatesta Fiordiano nel 1576, si esige robusto e rude, denso di conserva di pomodoro, forte di aceto e nero di pepe. Il trebbiano è il suo fedele compagno. La serata da Nevio fu da ricordare. Nevio si sedette al suo tavolo, dopo che la gran parte degli avventori se ne era andata. S. lo interrogò sulla cucina romagnola.

In nomine patrii et filii et spiriti sancti amen, SILVIUS BERLUSCONIS est grandem hominem, comunisti sunt coglionibus, così iniziava la lezione del professor Paperini, di religione. Hodie parlerò vobis di una puella qui habebat grandem sfortunam, maria si chiamabat. Maria camminabat supra sentieros plus scuros, ultra muros di questa città. Maria, videbant ea piangere. Avete scritto tutto? Domani interrogo, dovete sapere tutto a memoria, parola per parola.

Il signor S. venne a sapere che i licei avevano l’obbligo di redigere un bilancio. Lo seppe telefonando ad un suo amico, del sindacato insegnanti. Subito dopo la telefonata si ricordò con terrore che Mascagni era amico di Gianni Marchi. Provò a telefonare al liceo, ma una voce registrata gli disse che doveva mandare un’e-mail con firma digitale per qualsiasi richiesta di informazioni. Dovette telefonare al suo amico Borri, perché S. non sapeva neanche cosa fosse la firma digitale e conosceva a stento il significato della parola e-mail. Gli spiegò tutto, il suo amico gli promise una risposta a breve termine.

Driin! Driin! Il vecchio telefono di S. suonava violentemente in un momento imbarazzante per quell’uomo. Al narratore è ignoto cosa stesse facendo. Era passato qualche giorno, durante il quale l’anziano aveva trascorso la sua solita vita. Corse a rispondere. Il vecchio scrittore non possedeva il cellulare, perché lo odiava. Era Borri, che gli annunciava il rigetto del liceo Ics in merito alla sua richiesta di informazioni a causa di sue inadempienze procedurali nell’inoltro della domanda. S. rimase contrariato da quell’insuccesso. Cosa fare? Andò a fare la solita passeggiata sul molo, durante la quale un orribile pensiero gli venne alla mente. L’unica persona che avrebbe potuto conoscere quelle cose era il suo amico Gianni Marchi, che aveva avuto incarichi negli enti locali. Decise di telefonargli, formò il numero con riluttanza. Pronto, rispose con voce allegra Gianni. P- pronto, replicò in modo incerto S. Guarda la normativa a proposito delle richieste dei bilanci dei licei e non chiedere altro. Ciao e grazie, S. riattaccò. Gianni fece un sorriso soddisfatto, mentre S. era tesissimo. Quell’uomo stava lentamente cedendo, si stava impelagando. Continuava a scrivere il proprio saggio. Sperava che quel rompiscatole di Gianni non lo richiamasse. Che uomo complicato era S., l’aveva chiamato lui.

Qualche lettore con la mente complicata si chiederà che fine avesse fatto il fratello di Gianni, Mario, colui che aveva traviato il povero S. Si era trasferito da molti anni a Cuba, a Isla de la Joventud, perché apprezzava l’omone dalla lunga barba e dalla divisa militare. Rosaria Lo Presti si era sposata con un carabiniere, di nome Gerardo Ascione, che aveva fatto carriera. Apparteneva ad un partito che si definiva cristiano. Un’estate andò con il marito a fare un viaggio a Cuba e, incontrò, per caso, Mario Marchi, che aveva anche fatto perdere le proprie tracce agli amici e alla famiglia. Rosaria era una bella donna, si era laureata, faceva la casalinga. Mario le raccontò della sua vita, collaborava alla gestione di un piccolo locale, era single e odiava il matrimonio. Parlarono molte ore, mentre il marito discorreva di questioni militari ad una fiera del luogo con un poliziotto cubano. I due, com’è come non è, si baciarono appassionatamente. Gerardo Ascione tornò in Italia da solo, i due ex coniugi rimasero in buoni rapporti, nonostante tutto.

[1]              Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Cucina_romagnola

alla ricerca di un altrove

altroveè trascorso molto tempo, cronologico e mentale, da quando i miei post sapevano di malinconia e di una malcelata angoscia. era il tempo della suora inquietante, era il tempo del maniero triste e oscuro, oscuro come le fandonie polverose che quella donna voleva dare a bere agli alunni e agli insegnanti.

quest’anno ho detto “ti amo”, erano anni che non lo dicevo. sono stato uomo al 100 per cento, orgoglioso di me, orgoglioso di ogni parte di me.  ho detto ad una ragazza bionda, dolce e malinconica, “ti amo”, dopo che lei l’aveva detto a me