razzismo

tutto vero!

Ho una vicina di casa di circa 60 anni, con il volto perennemente impiastricciato di pesante trucco rosso, bassa e tozza. Ha lo sguardo cattivo e la voce squillante. Scrive post razzisti su fb ed ha un marito di Santo Domingo, con il quale ha avuto due figli. è omofoba e ha un figlio gay, è “animalista” e ha restituito un cane che aveva comprato, come una merce avariata, perché, a suo dire, disturbava le persone.

 

razzisti (questa volta non è una storia inventata)

Io sono una persona pacata, raramente mi arrabbio. sono una persona disponibile e bene educata, penso la maggior parte delle volte. pubblico un post su fb in cui derido il duce e una mia conoscente inizia a scrivere che in Italia gli italiani sono svantaggiati, che gli immigrati sono ricchi, che non pagano le tasse, ecc. cioè le ennesime cazzate razziste. Io rispondo pacatamente, confutando le vaccate che leggo e questo ripete le stesse cose come un disco rotto per due, tre, quattro post, ai quali io rispondo pazientemente, dimostrando e ragionando. Da quasi un giorno non sto rispondendo, ma lo farò domani. Troppo spesso ho la tentazione di rispondere, ma basta con ste stronzate razziste, vi siete bevuti il cervello, ecc. ecc. leggete, informatevi, ma, invece di arrabbiarmi, ho sempre tanta pazienza, troppa. però mi sento un fesso ad averne, mi sento frustrato.

“integrazione”

Premetto che questa parola mi sta un po’ sulle scatole. Mi sembra che parli di qualcosa di innaturale, di una costrizione, di un adattamento che le persone straniere devono avere a senso unico, verso il contesto italiano.

molti di voi si ricordano che nelle ore “buche”, quando non c’è l’insegnante titolare, non si fa nulla, si chiacchiera tra compagni e il supplente ha solo un compito di badante. Non mi ricordo se ho già raccontato questa vicenda nel blog, ma fa lo stesso.

Lo scorso autunno sono nell’Itc, dove ho insegnato. ela bidella mi chiama, perché c’è da fare una supplenza, in una classe che non conosco, una seconda superiore.

entro in classe e non ci sono solo due ragazzine, perché gli altri sono impegnati con l’autogestione. sono due sorelle, sedute nello stesso banco, una filiforme con il viso affilato e l’altra con la facciotta piena. Sono avvolte in abiti che ricordano il nord Africa e ne portano i tratti sul viso.

chiedo loro se hanno qualche materia da studiare, chiedo se hanno bisogno di aiuto nelle lingue e loro mi chiedono di spiegare italiano. Spiego a loro la grammatica italiana per un’ora. Sono attente e partecipi, prendono appunti. Parlo della differenza tra passato prossimo e passato remoto.

Al pomeriggio incontro un mio conoscente, teoricamente italiano, che mi dice “se non ci sarebbero tutti questi negri, l’italia sarebbe veramente degli italiani”.

Debbo aggiungere altro?