ragazzi

Coronavirus

Non mi metto a fare lo pseudovirologo, non ci capisco niente. Vi rassicuro. In questi giorni sono a casa da scuola e mi sto dedicando alle traduzioni. è il tempo anche della riflessione, è il tempo in cui posso un po’ guardarmi dentro e vedere cosa manca. Lo scrivo troppo spesso, forse perché manca qualcosa. Già.

Qualche settimana fa sono andato a fare un esame, un esame che certifica eventuali problemi neurologici. A dicembre ero svenuto, per fortuna la mia mamma mi aveva sorretto, facendosi un gran male al polso. Io sono grande e grosso. L’esame era in ospedale, alle 8 del mattino. Il medico che mi ha esaminato è una persona umana e civile e non è così scontato. Mi ha legato ad un lettino, che ha spostato in verticale per mezz’ora. Mi ha misurato le pulsazioni e la pressione. Ma non è di questo che voglio parlare.

Quel giorno non ho preso tutta la giornata di libertà a scuola, solo le prime ore. Quando sono uscito dall’ospedale erano le 11, ho preso subito la macchina. Mentre stavo percorrendo il breve tratto di autostrada che separa l’ospedale dalla scuola sentivo una gioia folle. Sembrava la prima volta che andavo a scuola dopo anni, invece c’ero andato il pomeriggio precedente. Ci andavo per sole due ore, i ragazzi sono buoni e simpatici, anche se di una discreta ignoranza, ma a me importa la loro sostanza e quella c’è. Sono state due ore di vera festa, anche se ho fatto lezione come qualsiasi altra volta. La scuola è sempre una gioia, è sempre una consolazione. Il cuore batte ancora.

M.

Un pezzo di paradiso

Forza, devo mettere da parte questa felicita’ per l’inverno dello spirito.

E’ notte, siamo in tanti, piu’ donne che uomini. Siamo in spiaggia, c’e’ un palco e c’e’ la musica giusta. Ci sono i ritmi giusti: latini, indiani, disco e afro. Ho i piedi nudi e sono senza maglietta. Sudo da matti, ma non sento la fatica. E’ il momento di zumba. Una bella ragazza, un’istruttrice mi viene incontro nel mezzo di un brano, mi prende per mano e mi porta sul palco. Ballo scatenato accanto al mio amico istruttore. Davanti a noi ci sono 40 persone. Vorrei che jl paradiso fosse cosi’, con l’aggiunta di libri, viaggi, cibo e vino.

6 dicembre 1990

Salvemini

Ero in terza media e stavo tornando da scuola, con il mio amico che assomiglia a Tiberio Timperi. ero ingenuo ed evoluto, anche se forse è una contraddizione. Ci ferma una vicina, eravamo davanti a casa. è caduto un aereo su una scuola, si sbraccia. Mi sembra quasi una bugia, quella vicina era ed è nota per delle balle tremende. Entro in casa, mia nonna mi apre, mio padre è a tavola. è entrato un aereo in una scuola, ripete mio padre. sono morti 12 ragazzi, 88 feriti. Dopo 25 anni,nessuna giustizia per le vittime e celebrazioni piene di retorica. come in tutte le stragi di stato. Niente sarebbe più stato uguale, me ne resi conto. ed anche per me era così, ero un po’ meno bambino.

sensazioni positive

Sono stravolto. I miei pensieri sono lenti come la digestione (ho mangiato due misere brioches a colazione), ma sono soddisfatto. Forse è un miraggio, ma mi sembra di vedere il sole.

I primi giorni sono stati positivi, credo di stare crescendo come persona e come insegnante. Domani compirò 1 settimana di scuola. Mi sto già affezionando ai ragazzi.

vorrei conoscerti

Oggi, come faccio spesso nei momenti liberi, mi sono messo a curiosare su fb, sui profili di amici, di amici di amici e così via, Ho amici di tutte le età, molti sono alunni, adolescenti, preadolescenti.

Giorgio è un ragazzino normale, come ce ne sono tanti. è magro, con i capelli neri folti corti, e la riga in mezzo. Gli piace Madonna ed ha un viso sorridente. Forse passerebbe inosservato, l’aspetto è piacevole, ma non ha nulla di particolare. Soprattutto è Giorgio, con il suo sorriso, con le sue passioni, con i suoi principi. Giorgio ha 14 anni e va in prima superiore, ha tanti amici, nelle foto sorride assieme a ragazzi e ragazze durante feste, in spiaggia, in campagna. Si chiamano Martina, Andrea, Luca, Sonia. Hanno interessi e passioni, e, prima di tutto, sono Martina, Andrea, Luca, Sonia. Hanno 14-15 anni, come lui, A Giorgio, che è innanzitutto Giorgio, con il suo sorriso, con le sue passioni e le sue gambe magre, lo hanno scritto tanti suoi amici, veri veri, su fb, 184 hanno messo il mi piace ad un post. 

Vabbé, Giorgio, che è prima di tutto Giorgio, ha scritto, a 14 anni su fb, che è gay. Vorrei conoscerti Giorgio, non per farti discorsi retorici, ma per avere il privilegio di conoscere Giorgio, che è, prima di tutto, Giorgio.

P.S. Mi sto quasi per commuovere. Che mi succede?

parlare chiaro

qualche anno fa, quando ero adolescente, ero un pochino verboso, come certi intellettuali di sinistra. con gli anni ho imparato la sintesi, ho affinato la chiarezza. quando scrivo questo blog, cerco di ritrovare lo spazio di una scrittura ariosa, non costretta da troppi limiti. se debbo essere sincero, non sono cosi’ contento che mi abbiano dato anche le medie. sono molto piccoli, quasi bambini. la modalita’ di comunicazione  e’ piu’ complicata, prendono tutto in parola. cerco di essere molto diretto, quando spiego. evidentemente, non sempre serve. c’e’ la presentazione del programma ai genitori e io spiego, tra le altre cose, di non usare google translate, anche in virtu’ del fatto che io faccio il traduttore e so i danni che provoca. nei giorni successivi assegno ai ragazzi di terza media delle piccole ricerche sulla cultura tedesca, 1 paginetta, da scrivere in tedesco. tutti capiscono, salvo forse C.n, la quale prende 4 voci di wikipedia in italiano, le butta in google translate e poi le sistema alla meglio. io le spiego che aveva frainteso, lo dico anche alla madre durante il ricevimento. sembra che abbiano capito. ero stato troppo ottimista. qualche giorno fa arriva a scuola la collega che sostituisco, che avevo sentito fino a quel momento solo per telefono, la quale mi ferma e mi dice, ti posso dare un consiglio, non fare tradurre le ricerche ai ragazzi, perche’ i genitori si sono lamentati, per telefono con me. con lei,… io non ho mai detto di tradurre una rucerca, perche’ si tratta di un’operazione complicatissima, degna di un traduttore specializzatlo, non certo di una tredicenne un po’ tonta. io rispondo in modo molto cortese e fermo alla collega stronza che mi si e’ rivolta in quel modo che io non ho mai detto una cosa simile. Lei fa capire di non credermi e se ne va. Parlare chiaro, colleghi stronzi e tredicenni tonti.