rabbia

Acidità: piccola ed insignificante storia

Mi posso vantare di essere civile sul web. è vero che è un dovere essere civili, lo so. In questi tempi non è più così scontato. Credo di essere civile in questo blog. Cerco di intervenire su argomenti che conosco. Non scrivo tanto di politica in senso stretto, anche se la seguo, leggo due quotidiani al giorno, di diverso orientamento, Fatto e Repubblica. Non commento tanto la politica su facebook, o perché non ne so abbastanza, o perché qualcuno ha già espresso il mio pensiero, oppure, perché penso che, troppo spesso, il web sia diventato un verminaio, un calderone putrido e maleodorante e che, dunque, non merita i miei pensieri garbati, in mezzo ad un mare di cattiveria, pressapochismo e livore. Ho provato a scrivere il mio parere su un ristorante, parere peraltro benevolo, scritto senza darmi arie da intenditore, perché non lo sono. Sono solo uno che mangia e che ha la passione per il cibo, gourmet e non. Un amico della persona che ha postato contenuti culinari mi ha attaccato con toni livorosi, accusandomi di non essere mai stato nel ristorante in cui parlavo, dapprima confondendolo con un altro ristorante ben lontano da quello e poi schernendomi per la mia preferenza. Ho bannato entrambi, sia la persona che ha postato di cucina, sia l’amico. Questi toni mi mettono a disagio, le polemiche sciocche e stupide mi mettono a disagio. Io mi sono difeso, utilizzando il low profile, mettendo subito le mani avanti. Io non sono un esperto culinario e non lo sarò mai, faccio il prof e il traduttore, non pretendevo di esserlo, ma non mi vanno quei toni. Per fortuna c’è questo blog, un’isola felice dove si scrive innanzitutto di sentimenti e di squarci di blu nel cielo grigio, dove si scrive di arcobaleni dopo le grandi tempeste.

A presto.

Un abbraccio,

M.

Domani

Domani questo blog compie 4 anni, se mi ricordo bene. Sono stati 4 anni di vite, sorrisi, rabbia, sono stati 4 anni di racconti, foto. Soprattutto 4 anni di noi. Grazie ancora per l’attenzione e l’affetto.

a presto,

M.

Vado avanti e pasteggio a champagne

Oggi sono stato a scuola, con le classi delle medie. Ieri ho avuto le scuole superiori e ho visto e sentito progressi, con difficoltà e qualche titubanza. Sono stato contento, è stato un sollievo vedere persone che mi seguono, persone con le quali entro in comunicazione facilmente. è bello avere delle conferme, già, quando qualcuno ti ha dato della merda, dopo averti scritto una mail nella quale non venivano specificate le accuse, lasciandoti nel dubbio (Kafka???) Ho avuto un’ora di ricevimento, erano previsti tre appuntamenti, due non sono venuti, una si è scordata, dopo avermi salutato (distratta!). é venuta la madre della sfigata, una ragazzina bruttarella e complessata di terza media, la quale è diligente e precisa, anche se poco intelligente, Ha mostrato, la mamma, di stare dalla mia parte e la cosa mi ha rinfrancato. Sono andato in prima media e ho sentito ragazzini ricettivi, che imparano, che pronunciano bene il tedesco (quasi tutti). In seconda media ho ripassato, mancava quasi tutta la classe, tre ragazzini che hanno ascoltato e imparato. Abbiamo sorriso, abbiamo anche riso. E poi, gli stronzi di terza!!!! e gp. il mentitore, il quale, quando mi vede per i corridoi mi guarda malissimo e quando entra in aula fa i sorrisini. La gran parte di questi indegni stronzi, salvo la sfigata e il più bravo della classe, non aveva portato il libro che io avevo detto di portare. Mi hanno sfidato, facendo caos, ridacchiando, lanciando oggetti. Ho cercato di non perdere la calma, limitandomi a rimproverare tranquillamente i reprobi, salvo l’infame mentitore. LM, uno stupido bamboccio, gridava e distraeva tre gallinacce, le quali si sono lasciate distrarre senza problemi, Ho cercato di non arrabbiarmi, anche quando LM mi ha preso in giro. Ho detto, non prenderete mail la certificazione se continuerete così. Ma come, dice la stupida GM, la quale si nota solo per le labbra protese in avanti in una smorfia ebete, non aveva detto che l’avremmo presa?  Ho detto, se continuate così, non avrete dei gran voti. Sono uscito da quella scuola di merda e mi tremavano le gambe. Sono andato a casa e ho aperto una bottiglia di Champagne Lelarge-Pugeot, ho pasteggiato a champagne, alla faccia della cattiveria, per brindare a me stesso e alla mia onestà. 

Ho letto una mail, la madre di un ragazzino simpatico e serio di seconda media, mi ha scritto che lui è entusiasta del suo prof di tedesco. Mi sono sentito bene, il merito è riconosciuto, c’è qualcuno onesto, corretto, che capisce la fatica, che capisce l’impegno, la competenza e la passione. Champagne e la stima, ricambiata, di un alunno, non solo uno, naturalmente. Consolazioni.

restarci male

stamattina mi sono arrabbiato tanto tanto e ho detto tante brutte parole. Sì, ne dico anche io. Qualche giorno fa la suora melliflua e magra mi ferma nel corridoio, cortesemente, mi parla con giri di parole, mi dice che vado bene, ma che dovrei essere più severo. Io non sono capace di essere severo, sono troppo buono, ma ci provo. Sgrido tanto, anche chi non sta a sedere in modo corretto al banco. La scuola è caratterizzata da una severità molto forte, soprattutto per quel che riguarda la temibile suor R. , piccola, tozza e dallo sguardo cattivo, che minaccia gli alunni privi del tagliando per la mensa di privarli del cibo, penso avendo intenzioni serie. Io ho pensato a come adeguarmi alla severità medievale, far copiare una frase breve, in tedesco, centinaia di volte. Lo so che è una stupidaggine, ma se la casa vuole severità, io cerco di dare severità nei modi che mi vengono in mente. Da molti anni non insegno alle medie e, debbo dire, non bruciavo di entusiasmo all’idea di avere tutte e tre le classi. Preferisco quelli più grandi, ho più abitudini. La settimana scorsa due-tre ragazzine chiacchieravano a bassa voce durante la mia ora. Debbo confessare che non mi davano neanche più di tanto fastidio, debbo confessare inoltre che, quando succedeva l’anno scorso nella scuola pubblica, lasciavo abbastanza correre. Ma questi mi chiedono severità e allora, grande sgridata con punizione.

Interrogo, chiedo di fare degli esempi, chiedo il perché delle cose. è l’interrogazione del 10 mancato.

Stamattina mi scrive la suorina melliflua chiedendomi di chiamarla. Io la chiamo e lei mi anticipa che gli stronzetti, altro nome non si meritano, sono andati da lei a protestare per la punizione. Sospetto che abbiano protestato anche per il 10. Capisco che non mi conoscano, ma prima avrebbero potuto parlare con me.

Per quanto riguarda le punizioni, mi rivolgo a voi, cari amici, mi indicate qualche metodo alternativo, visto che io ne conosco pochi? Conosco l’interrogazione punitiva, i compiti di punizione, la nota sul diario, quella sul registro, mandare dal preside e poi non me ne vengono in mente altri, a parte le frasi da copiare.

Domani mi aspetta la reprimenda live. Se non dovessi più scrivere su questo post, ricordatemi da vivo, prima di cadere vittima della terribile suora. (che burlone sono)

sentire forte

In questo blog racconto i sentimenti, cercando di non scadere nel patetico. Parlo della scuola da un punto di vista emotivo, cercando di non scadere nella retorica. Quando mi fermo a pensare capisco più cose di quando debbo correre da una lezione all’altra, da un impegno all’altro.

è luglio, penso a cosa è successo quest’anno e mi viene da sorridere. Sorrido delle gioie, tante, che ci sono state, ma sorrido anche dei problemi. Mi hanno aiutato a diventare un po’ più grande, anche se, al momento, mi sono sentito in forte difficoltà, un bel po’ solo. Ho percepito di essere solo, a volte, in mezzo ad una folla di persone. The man in the crowd, per fare una citazione letteraria. Forse se c’è troppo da fare, ci sono classi troppo grandi, scuole troppo grandi, se c’è troppo, non si ha nemmeno voglia di ascoltare. Ho avuto colleghi comprensivi, con i quali ho condiviso molto, ma ho sbattuto anche contro dei muri di gomma. Perché non mi arrabbio, pensando alle difficoltà? Perché ho sempre saputo che ci sarebbero state, perché so, banalmente, che fa parte del mestiere. Perché so che posso pensare anche alla mia libera professione di traduttore, quando voglio. Perché amo troppo fare l’insegnante. Forse sì.

Quest’anno ho conosciuto molte classi. Ne ho conosciuta una, una quarta, grande grande, 27 persone. A me fanno un po’ paura le classi grandi, vengo da un istituto dove le classi sono piccole. Ci sono alcune ragazze, decise e determinate, che sono le leader, comandano anche i maschi, oltre che le altre femmine. Da quando sono entrato la prima volta ho cercato di familiarizzare. Mi piace creare un clima positivo, fare qualche battuta. Non riesco ad essere sempre serioso, per me la scuola non deve essere una penitenza. Bisogna lavorare, ma in un clima disteso, altrimenti non si vive bene. Alle volte i ragazzi di quell’età non accettano mezze misure: sono insicuri, fragili, incerti e quando vedono un insegnante che è sceso dal piedistallo, perché ci si trova male lì sopra, lo considerano poco serio. Mi guardano male, con aria di disappunto e sfida, mi colpisce in modo particolare lo sguardo di MM, una ragazza che ha degli occhi che non possono essere cattivi, come li vuole far sembrare. 

Mi disturbano cercando di farmi cadere in errore, per poi attaccarmi. Si arrabbiano, se mi manca qualche fotocopia del compito in classe e decido di rinviarlo. Studiano mal volentieri la grammatica, che io cerco loro di spiegare dal loro brutto libro. Non mi piace, ma penso, visto che i loro genitori l’han comprato, forse varrà la pena usarlo. Un giorno vanno addirittura dal preside per protestare. è la goccia che fa traboccare il vaso, è un sabato, quello che è successo mi rovina il weekend. Mi sento tradito, mi sento solo, perché so di aver fatto il mio dovere e di non meritarmi questo. Vorrei andare da loro, quel sabato, per sfogare la mia rabbia, ma decido di soprassedere, rischierei di dire delle parole di cui potrei pentirmi, con tutto quel che ne consegue. 

Aspetto il lunedì, alle ultime due ore ho lezione con quella classe. Per me erano diventate un incubo quelle due ore. Prima di loro ho un’ora vuota. Sono in sala insegnanti, sembra la stazione, sembra un porto di mare, siamo in un centinaio di prof. Mi trovo a parlare con una collega di questo problema, la quale prima mi consiglia di mettermi in malattia, mai lo farei, sarebbe rinunciare, poi mi ascolta in silenzio. Parlo, parlo, e mi capita una cosa strana. Il tono della mia voce cambia e mi accorgo che sto quasi per piangere. Io sono una persona riservata, che cerca di non mostrare tanto i propri sentimenti, ma non ce la stavo facendo più. dovevo sfogarmi. Fortuna che suona la campana.

è il momento di andare in quella classe, entro con il volto livido di rabbia, tutti se ne accorgono. Parlo a voce bassa, con parole secche e dure. Il vostro comportamento è stato grottesco, rivolgendovi al dirigente per simili sciocchezze è come se aveste cercato di curare un raffreddore chiamando l’ambulanza, tanto più che molti dei problemi li avete causati voi. Una ragazza, una delle cape, una di quelle che mi guardavano male, alza la mano. Mi dice che non apprezzano il loro libro di testo, che l’anno precedente ne avevano utilizzato un altro. Una ragazza che non mi aveva mai guardato male, si dice pronta a regalarlo. Mi dicono, per favore utilizzi il nostro manuale solo per il lessico. io dico loro che nemmeno io amo quel manuale, che lo utilizzavo solo perché i loro genitori avevano speso del denaro. Mi dichiaro disponibile ad utilizzare quell’altro manuale, dopo averlo visionato. Accetto il regalo della compagna. Gli sguardi cambiano, soprattutto mi colpisce lo sguardo di MM, la ragazza di prima. Gli occhi rivelano la loro natura di buoni. Gli occhi belli devono essere buoni. La lezione fila molto bene, per la prima volta. e così anche la volta successiva.

Al pomeriggio c’è il consiglio di classe, con la presenza dei rappresentanti degli studenti. Durante la seduta una ragazza, SC, bella e dolce e che non mi aveva mai guardato male, prende la parola per chiedere scusa a me, a nome della classe, davanti ai colleghi e ai rappresentanti dei genitori. Faccio un gesto di assenso con il capo, sono un bel po’ emozionato. 

Quel giorno siamo cresciuti, sono cresciuti loro, che hanno acquisito il comportamento giusto, ma sono cresciuto anche io, perché ho capito che si può dare una risposta sbagliata, cioè l’odio verso di me, ad una domanda giusta. Vogliono una scuola che li educhi, che dia loro contenuto, sono diffidenti e fanno anche bene. Alle volte, come è stato per me, hanno esagerato. Non è vero che bisogna accontentarsi, come dicono certi colleghi, visto che questo è un ITC. Loro non si accontentano e bisogna cogliere l’aspetto giusto, anche quando sbagliano.

Quando mi sono trovato a scrivere queste stesse parole a MM, la quale mi aveva chiesto l’amicizia su FB, sono stato contento di me e di lei e dei suoi occhi buoni. Quando mi ha scritto che, all’inizio non le piacevo come prof, e poi si è ricreduta, ho capito che era cresciuta tanto e, forse, una piccola percentuale di responsabilità è stata anche mia.