primavera

Essere felice

La felicità va conquistata, la felicità è come quella bottiglia d’acqua che abbranchi felice e sollevato, dopo una corsa. Bisogna anche meritarsela. Molti pensano che io sia un insegnante competente. Forse è vero. Non lo so, con certezza.

La felicità è una sensazione, quella sensazione che ti prende quando vai a lavorare, c’ è il sole, un sole garbato di primavera, ascolti la canzone “L’Allegria” di Morandi (mi piace, chi se ne frega se è nazionalpopolare!) Canto, mentre sono in macchina da solo, così non si sente la mia intonazione discutibile. Porto la mia felicità, la felicità che mi da il mio lavoro e quello che vivo spesso, anche al di fuori della scuola. Le ore sono veloci, troppo veloci forse, ti sfuggono di mano, ma fino ad un certo punto. Ricevo la loro gioia, la vita che mi regalano. Sono giorni guadagnati.

M.

c’è qualcosa di assurdo

Corruga la fronte, guarda il telefonino e legge un messaggio. Le parole erano delicate, dolci e gioiose. Ora sono fredde e scocciate. In un colpo. La ragazza impulsiva e innamorata si è trasformata in una specie di automa, che gioca a fare l’adulta, senza esserlo. Un uomo maturo e gentile, gentile e maturo, sa fermarsi e deve fermarsi e anche quando fermarsi. In fin dei conti è sempre stato gentile e maturo, anche quando era un bambino, anche quando portava i capelli lunghi e andava all’asilo. Era iniziato tutto all’improvviso, in una notte di inverno, quando lui stava sdraiato sul letto, pronto per dormire. Ora pensa che non vuole più vedere quella ragazza. Pensa che gli toccherà vederla e sta male. Spererebbe che se ne andasse. Oggi quell’uomo ha pensato che quella ragazza abbia sbagliato a rifiutarlo. Pensa che quella ragazza abbia fatto quasi sempre scelte sbagliate nella vita e che la scelta di rifiutarlo sia ancora più sbagliata. Oggi ha brindato da solo con un vino molisano. Ha brindato alle scelte sbagliate di quella ragazza, le ha augurato, dentro di sé, ogni bene. Non si farà più sentire da lei, quando la rivedrà la tratterà bene, ma sarà imbarazzato e addolorato. Passerà anche questo, in questo lungo autunno che non vuole finire, in questa primavera che inizia e finisce subito. In questo momento gli stanno per spuntare le lacrime, ma non vogliono uscire. Ritornano i brutti pensieri che sembravano essersene andati.

Qualcosa che manca

Ci vai, perché hai un conto in sospeso. Ci vai, perché non sai cosa manca, ma senti che manca qualcosa. Vai, perché non sempre le parole servono o sono adeguate. Vai, perché hai necessità di mettere alla prova il tuo sguardo interiore. Ecco qua.

Vai, perché hai bisogno di primavera, ma di una primavera interiore: quel sole e quei colori te ne possono portare un po’?

Voglia di parlare, di scrivere

Voglia di parlare, di scrivere

Ho scattato questa foto, ve la voglio mostrare prima di andare a letto. Perché? Mi voglio sfogare, ho bisogno di comunicare. Questa foto è bella, poetica, sa di primavera. Odora di luce. Questa foto è positiva, come vorrei essere io. Sembra che questa foto sia stata scattata in campagna, invece no. Non ha nessuna importanza il luogo in cui è stata scattata. Io mi lascio incantare. Voi?

Ti porta da qualche parte

Ti porta da qualche parte

Sono partito quieto e pensoso. Avevo con me solo il mio tablet. Camminare vuol dire svuotarsi e riempirsi. Bisogna allontanare strutture inutili, distruggere costruzioni distruttive. Bisogna riempirsi di respiri, silenzio. Sono partito alle 14 del pomeriggio. Sono tornato alle 20. Ho scalato una collina, ho preso il sole. Ho preso sensazioni. Ho guardato l’acqua. Mi sono chiesto da che parte arriva e mi sono detto che la domanda non ha nessuna importanza. Quieto e pensoso, continuo. In attesa dell’allegria.