precarietà

Il navigatore

Stamattina stavo andando nella scuola dove sono commissario esterno di tedesco, chiamato a sostituire un collega narcolettico e alcoolizzato. Ho impostato il navigatore, nel quale sono rimasti memorizzati indirizzi di altre scuole in cui ho lavorato. E mi sono sentito sradicato più del solito. E ho ripensato alle sensazioni che provavo io da alunno quando cambiavo insegnante, certamente non così spesso come capita ai miei alunni. E mi sono capitati davanti quadri diversi, immagini diverse e un po’ scoordinate di periferie industriali bruttine, di dolci colline e cieli azzurri, di periferie dignitose,  scuole moderne e piene di tecnologia, scuole fatiscenti e cadenti. Sembravano mischiarsi. E mi sono sentito ancora più spaesato del solito. Poi ho pensato ai ricordi, alle amicizie che durano da anni e anni, a quella serata a ballare salsa, con colei che è stata tra le mie prime alunne. Ho pensato a quelle ragazze che hanno scelto di studiare lingue, grazie ai miei stimoli. Ho pensato a tutto il buono che è rimasto e che rimarrà, a tutte le tracce che ho lasciato e che lascerò. E sono stato meno disorientato.

P.S. In bocca al lupo ai maturandi. W il lupo!

Sballottato

Inizia l’anno scolastico. Sono sballottato, come sempre, da una scuola all’altra. Mi hanno mandato ad un alberghiero, in cui sono stato 5 anni fa per gli esami di maturità, a 50 km da casa. Devo provarci e fare del mio meglio. Caspiterina, i post di prima mattina sono proprio un’esplosione di fantasia e creatività.

Non valere niente

Da una settimana me ne stanno capitando di tutti i colori. Per un cavillo burocratico, probabilmente avrò in tutto 9 ore di lezione in 2 scuole per tutto l’anno. Aggiungo che è anche colpa della mia ignoranza.

Sono tornato nell’ITC di due anni fa. Mi hanno affidato due pezzi di una classe cosiddetta “articolata”, termine che allude all’autoarticolato, che, in questo caso, vuol dire che la classe si divide per buona parte delle  materie, tedesco compreso. Non chiedetemi perché la classe si divide per tedesco. Li conoscevo già tutti, avendoli avuti come alunni due anni fa. Ho cominciato lunedì scorso.

Mercoledì scorso vengo a sapere dal vicepreside che avrei potuto subire un cambio d’orario dalla settimana prossima, mantenendo solo relazioni internazionali e perdendo amministrazione, finanza e marketing, definizione ridondante e pomposa che indica il vecchio ragioniere. Definirli futuri ragionieri sarebbe da sfigati (vedi Fantozzi), evidentemente. Le altre tre ore saranno di potenziamento, a disposizione del mister, come si diceva nelle telecronache di una volta, praticamente un tappabuchi al quale far fare delle supplenze. Gli chiedo “questa settimana l’orario resta questo?”. Lui mi fa una supercazzola tipo conte Mascetti e poi mi dice di controllare sul sito internet.

Controllo per tutti questi giorni e non c’è nulla. Gli scrivo ieri una mail e lui non mi risponde. Questa mattina mi alzo alle 8, non prestissimo, ma avrei dormito ancora. Telefono a scuola, mi dicono che c’è l’altra vicepreside, la quale non sa nulla, ha due/tre/quattro orari diversi sotto. Mi dice “vieni, ma non ti garantisco”. Faccio colazione, mi vesto, faccio in fretta. Sono determinato a svolgere una bella lezione, mi sento anche carico. Arrivo a scuola, preparo il materiale e salgo in classe. Davanti alla porta della classe vedo una mia collega di tedesco, giovane, diversamente simpatica, che non sapevo insegnasse lì. Se ne va con una delle due parti della classe dicendomi, questi li prendo io. Ed è già il terzo insegnante che cambiano, di tedesco. Delle ragazze mi guardano deluse, ci ha già abbandonati, mi dicono. Io rispondo, non dipende da me. Chiedo ai ragazzi dell’altro indirizzo di studi, che materia avete. E loro mi rispondono, spagnolo. E perché mi hanno fatto venire per niente, commento ad alta voce.

Saluto e scendo le scale, chiedo alla bidella se ci sono sostituzioni da fare e non ce ne sono. Me ne vado alla mia macchina, dopo avere fatto 17 chilometri circa per niente. Forse nell’ITC mi faranno fare delle ore di alternativa all’insegnamento della religione, per guadagnare due spiccioli in più.

Mi sento niente, a 39 anni essere trattato così è ancora più umiliante. Ho esperienza, sono competente. Questa scuola fa male a chi ci lavora e agli alunni. Confesso che, in giorni come questi, avrei voglia di mollare tutto. A 39 anni ricominciare da capo è difficile, quando sai fare due cose sole: l’insegnante e il traduttore. Mi riprenderò anche da questo e penso che non me ne andrò, ma è veramente difficile.

Tra poco vado a zumba. Visto che siamo in tema di supercazzole, vi pubblico un bel video di Ugo Tognazzi.

Baci.

Raccolta di supercazzole

piano piano

Mi fermo e, piano piano, le immagini veloci e confuse di questi mesi acquistano chiarezza, diventano nitide.

Questi anni di scuola stanno trascorrendo in modo fruttuoso, perché le mie azioni, i miei gesti sono sempre più sicuri, sempre più precisi. Mi sento come un giocatore di calcio, o un altro sportivo, che passa ore ed ore al campo di allenamento, fino a rendere i propri gesti impeccabili. Come ho già scritto, questo tempo che passo lavorando mi fa capire sempre di più che la precarietà è mortifera, rende difficilissimo acquisire un sapere che non c’è sui libri, rende difficile costruire dei rapporti.

Sto cercando di capire qual è l’elemento più importante di questi anni felici e tumultuosi. Bastano pochi minuti, o forse meno, per capire che le sensazioni che si provano quando una persona reclama la tua permanenza a scuola per gli anni a venire, quando ti invita a pranzo, per ringraziarti di quello che le insegni, quando ti guarda sorridendo e tu vorresti perderti nei suoi occhi, pieni di gioia e mistero, per capire che la professionalità cresce solo se ci si mette la passione, Basta poco per capire che cosa sia l’alienazione, il sentirsi altro da sé. Basta poco per capire che la passione che impieghi per imparare il tuo mestiere, il sentimento che c’è in quello che fai, colpisce la mente e il cuore degli alunni.

Lo so che queste sono ovvietà da romanzetto rosa, ma io mi emoziono sempre.

eterno presente

Sono cresciuto in un’epoca di precarietà. 40 anni fa il posto fisso era la norma. Studiavi, cercavi un lavoro e progettavi una vita. La vita aveva un passato, un presente e un futuro. Scriverò una banalità: molti lavori si imparano solo lavorando, come quello dell’insegnante. è veramente ridicolo strologare tutti quei corsi tipo ssis, tfa, e chi più ne ha più ne metta. Per quanto possa esistere qualche fondamento teorico, l’essenziale è “stare in campo”, in classe. Quando penso a come ero agli inizi della mia carriera, vedo una persona impacciata e bravina, ora penso di essere più padrone della mia materia, più capace di condurre un gruppo. 

La precarietà è un eterno presente, rappresenta la perdita del passato e del futuro. Bisogna sempre ricominciare, bisogna sempre ripartire da zero. Chi racconta, come raccontò Mario Monti, che il posto fisso è noioso, prende in giro. Non basta rubarci il futuro, debbono anche prenderci in giro. Viviamo nell’era della velocità, nell’era che tutto brucia. Cerco di spiegare agli alunni che vale la pena di soffermarci su un esercizio, che vale la pena di soffermarci su una regola di grammatica, non tanto per la regola in sé, non solo per la regola in sé, ma anche per far capire l’importanza della lentezza. Mi piacerebbe continuare, mi piacerebbe anche continuare l’anno prossimo, anche se c’è la suora inquietante, mi piacerebbe continuare per consolidare quello che so, per conoscere ancora meglio i ragazzi, anche quello è importanti. Vanno conosciuti, motivati, compresi. Non possono bastare 1 mese, 2 mesi, 3 mesi. La precarietà rende tutto caduco e senza valore. Mi fa piacere quando persone si ricordano di me e vogliono la mia compagnia anche dopo anni, però mi sento sempre viaggiante, mi sembra di essere un musicista che va sempre in tour. Io mi affeziono ai luoghi, come i gatti, mi destabilizza dovere sempre cambiare, ma, nello stesso tempo, sono anche un viaggiatore. Capisco che la cosa migliore per un alunno sia avere una persona fissa, autorevole, sicura. Mi ricordo ancora di come mi desse fastidio, quando ero adolescente, cambiare i professori ogni anno. Mi sembrava che mi togliessero la terra sotto i piedi. Ai professori vanno prese le misure, metaforicamente parlando. Bisogna capire che cosa chiede un insegnante, per potere rendere meglio. Come si fa, quando l’insegnante rimane poco? Cerco di incidere il più possibile, cerco di curare me stesso e il mio lavoro il più possibile, cerco di non metterci ansia. L’ansia rovina tutto, so che posso giocarmela, altrimenti starei a casa.

Futuri?

Qualche settimana fa sono stato oggetto di un simpatico stalking via internet da parte della simpatica suora inquietante. al venerdì sera questa mi ha convocato, senza spiegarmi il motivo (Processo di Kafka???) Al martedì questa mi ha snocciolato una valanga di balle sparate da alcuni stupidi. Durante il dialogo, la simpatica Torquemada mi ha rimproverato tranquillamente, accusandomi di non essere capace di avere un buon rapporto con gli alunni. Io ho replicato tranquillamente che le cose non stanno così e non sono mai state così. Ho citato vari episodi, tra cui quello di alcuni anni fa. Una mia ex classe, anche dopo anni da quando avevo lavorato nella loro scuola, mi aveva invitato a cena con loro. Non avevano nessun secondo fine, volevano solo la mia compagnia. è stato uno dei regali più belli della mia vita. Io so di essere una persona con la quale si lavora tanto, ma anche di essere una persona che costruisce rapporti profondi, belli, di grande simpatia con gli alunni. I fatti lo hanno sempre dimostrato e continuano a dimostrarlo, a dispetto delle suore inquietanti. 

Qualche giorno fa mi ha scritto su fb un mio ex alunno, s.b., 21 anni, si è ritirato l’anno scolastico scorso, dopo la terza superiore in cui è stato bocciato. Aveva quasi tutte insufficienze, salvo nella mia materia (6) e in poche altre. Non studiava, nonostante una buona intelligenza. è un simpatico lungagnone, che sembra una costa di sedano, per quanto è magro, è il classico tipo che tiene in piedi le serate. mi scrive, chattiamo un po’, poi mi chiede se può passare a trovarmi. Dice che ha voglia di salutarmi e poi vuole parlarmi un po’ del suo lavoro. Gli scrivo di sì, anche se non so bene quanto potrò essergli utile. Vado a comprare del vino, delle patatine, del gelato. Arriva in ritardo di un quarto d’ora, accompagnato da un altro tipo, simpatico, con la faccia da furbetto, meridionale. Ho il sospetto che avrebbe cercato di vendermi qualcosa. La prendono alla lunga. Beviamo vino, hanno piacere a chiacchierare, sembra piacere vero, l’incontro diventa ben presto cameratesco, pieno di battute e risate. Dopo tante chiacchiere, sono passate tre ore e il lungagnone mi inizia a parlare del suo lavoro, assieme al furbetto meridionale, che avrà una ventina d’anni pure lui. Da che erano spontanei perdono tutta la spontaneità e incominciano a ripetere meccanicamente una pappardella. Vendiamo soluzioni per bere, dormire e mangiare, ecc. ecc. Il furbetto dice, io lavoravo in fabbrica e ho lasciato il lavoro, il mio ex alunno si mostra entusiasta, per quel lavoro, ma non sembra sapere nemmeno di quel che parla. Parla di promesse, di obiettivi, di sogni, che stanno a metà tra il messianico e il politichese. Io, nel parlare, butto lì che ho fatto anche io, per un po’, il rappresentante. Vorrebbero vendermi un dispositivo per filtrare l’acqua del rubinetto, consiste in un filtro metallico al cocco, contenuto in una scatola, attaccata al rubinetto della cucina. Quando arriva il costo, è una botta esorbitante, 3000 euro pagabili in comode (!!!!) rate. Abbiamo una promozione valida solo per oggi, domani potrebbe costare di più, dice il furbetto. Dobbiamo telefonare al direttore per chiedergli se ce la conferma. Io dico loro di no e leggo immediatamente la delusione sui loro volti. In un pomeriggio non hanno concluso nulla. Ho controllato quanto costa un dispositivo simile e penso anche migliore di una grossa ditta, circa 200 euro. Questo episodio mi ha fatto venire una riflessione. Questo mio ex alunno ha cercato una sponda in qualcuno di cui si fidava, perché pensava, in buona fede, che quello fosse un buon prodotto. Penso che anche il furbetto meridionale fosse in buona fede. Penso che ci sia gente che li prende in giro. Promettono loro di guadagnare, promettono loro vita facile, quando invece devono vendere degli oggetti vendibili sono ad un povero imbecille. Un ragazzo di 20-30-40 anni fa aveva come prospettiva, anche solo se aveva la licenza media, di trovare un lavoro, anche decente. L’ideale di molti era (e sarebbe ancora adesso) quello di prendere il classico pezzo di carta, per avere la sicurezza di un lavoro e dell’indipendenza. Una persona indipendente è un cittadino con diritti e doveri. Il lavoro era un valore. C’erano anche persone che costruivano castelli in aria, attirati da americanate, illusioni varie. C’erano persone che perseguivano sogni artistici, voglio fare il pittore, voglio fare lo scrittore, ecc. L’aspetto positivo era che la fuga nell’illusione non era obbligatoria. La finanza speculativa ha reso meno importante la produzione delle cose, accentuando le diseguaglianze e impoverendo larghi strati della società, soprattutto i proletari, ma anche il ceto medio. è evidente che, in questa situazione, la cultura, l’astrazione, il pensiero, abbiano perso importanza. La riflessione, l’approfondimento, la lentezza sono diventati un disvalore. I governi dell’occidente (e alleati) stanno togliendo, pezzo dopo pezzo, il futuro, lo stanno togliendo a noi (io faccio il prof precario, il traduttore, per ora guadagno benino, ma quanto durerà?), lo tolgono ancora di più a questi ragazzi. Ci stanno togliendo la libertà, rendendoci schiavi del bisogno. Tutto questo è drammatico, ci stanno togliendo la consapevolezza di essere una classe di proletari, ci dividono per contratti di lavoro, ma la cosa peggiore sono le vendite di illusioni. Non esiste solo il pusher che ti vende l’eroina, esiste quello che ti vende il nulla e te lo fa sembrare eccezionale, magari anche attraverso un reality show.

Mi hanno fatto un po’ anche intristire questi due ragazzi, mi hanno fatto preoccupare. Che cosa posso fare io, che non sono un prof come gli altri? (me l’ha detto anche il meridionale furbetto) Debbo studiare, studiare sempre, facendo capire sempre di più chi sono. Ho scelto questo lavoro per narrare una storia, forse per parlare di me. Mi piace studiare, debbo studiare meglio, perché gli altri capiscano chi sono. Cerco sempre di far capire che cosa significa essere liberi. Chissà quante persone capiranno che anche una declinazione di tedesco ti fa diventare un po’ più grande e non solo più alto. è un’ardua impresa, io mi sento una pulce. una pulce incazzata.