pazienza

razzisti (questa volta non è una storia inventata)

Io sono una persona pacata, raramente mi arrabbio. sono una persona disponibile e bene educata, penso la maggior parte delle volte. pubblico un post su fb in cui derido il duce e una mia conoscente inizia a scrivere che in Italia gli italiani sono svantaggiati, che gli immigrati sono ricchi, che non pagano le tasse, ecc. cioè le ennesime cazzate razziste. Io rispondo pacatamente, confutando le vaccate che leggo e questo ripete le stesse cose come un disco rotto per due, tre, quattro post, ai quali io rispondo pazientemente, dimostrando e ragionando. Da quasi un giorno non sto rispondendo, ma lo farò domani. Troppo spesso ho la tentazione di rispondere, ma basta con ste stronzate razziste, vi siete bevuti il cervello, ecc. ecc. leggete, informatevi, ma, invece di arrabbiarmi, ho sempre tanta pazienza, troppa. però mi sento un fesso ad averne, mi sento frustrato.

La pazienza

Ti ritrovi con un gruppo di ragazzini, mettiamo siano di prima media. Mi piace citare il loro esempio, perché io li ho fatti partire con il tedesco. Non sapevano nulla prima di me. Ce ne sono 12, due ragazzine molto educate e composte, due bimbe simpatiche ed evolute e un gruppo di ragazzini, di cui qualcuno un po’ agitato. Sono mediamente intelligenti, mediamente volenterosi. Inizi a spiegare, a volte si tratta di argomenti difficili, di grammatica. 

Inizi a parlare e man mano ti seguono, chi più chi meno, ma vedi che quasi tutti prendono appunti con costanza. Ogni tanto devi riprendere qualcuno disattento, ma la lezione scorre. Sembra che vada tutto bene, quando entra la bidella che consegna una circolare. Vorresti picchiare la testa contro il muro. Le femmine rimangono composte, anche se qualche maschio tenta qualche dispetto. I maschi si distraggono. Sono passati venti minuti dall’inizio della lezione. Sembrava che tutto fosse perfetto e, invece, basta un’interruzione di un minuto per infrangere la quiete. La bidella esce, la lezione riprende, ma devi impiegare anche cinque minuti per riottenere l’attenzione su quel tema di grammatica. Ora devi solo sperare che non entri un’altra volta la bidella oppure sono guai.La spiegazione procede tranquillamente, finisce, chiedi a qualcuno di ripetere quello che hai detto, prima hai chiesto se hanno dubbi o domande e loro non ne hanno. La maggior parte di loro, quasi tutti, ha capito il concetto di grammatica che hai spiegato. Sono anche contenti di far vedere la loro bravura. Arriva il momento di fare esercizio, a volte va bene e non fiatano. Iniziano gli esercizi in classe e non fiatano, anche se cercano di finire il più in fretta possibile, alcuni, come se si trattasse di una gara di corsa. Ci sono volte in cui, magari non subito, si mostrano spazientiti, perché convinti di sapere già benissimo tutto e, dunque, convinti che l’esercizio sia inutile. A molti di questi ragazzi manca la pazienza. Bisognerebbe insegnare loro l’importanza di costruire le strutture nella loro testa, insegnare che ci vuole tempo. Sono intuitivi, apprendono velocemente, apprendono alla moda di twitter (non tutti), ma non sono capaci di costruire dei pensieri lunghi. Vivono con fatica la complessità. Bisognerebbe insegnare la pazienza, prima ancora delle materie. 

Mi ricordo di quando ero piccolo e mia nonna cucinava. Preparava la sfoglia e io l’aiutavo a stendere sulla tavola il tagliere. Prendeva uova, farina e il mattarello e faceva la pasta. L’ho anche aiutata e mi spiegava con pazienza molti procedimenti e mi ripeteva che ci voleva pazienza. Non aveva nemmeno bisogno di dirmelo, perché io rimanevo con lei per ore, parlando di cibo ed altro, senza alcuna fatica. La cucina è pazienza. Io mi alleno a diventare paziente, mescolando per tre ore il ragù. (Mentre mescolo leggo un e-book di Marx, da bravo intellettuale radical-chic).

Penso che, se ne avessi le possibilità, porterei i miei alunni a vedere e a parlare con uno chef famoso, con un certo sex appeal televisivo (Cracco, Borghese, Barbieri), per invogliarli, in modo tale che lui spiegasse l’importanza della pazienza per raggiungere i propri obiettivi. Oppure li porterei da un calciatore, o da un altro sportivo. Oppure leggerei loro degli esempi letterari, che sono la cosa migliore, anche se rappresentano la strada più difficile. Voi, follower, che fareste??? Mi rivolgo anche ai non insegnanti, si intende. 

Sì, noi insegnanti combattiamo con degli stuzzicadenti contro dei carriarmati (GF, amici di maria de filippi, ecc. ecc.) 

Bye Bye suora inquietante!

Mi hanno comunicato stamattina che la stronzetta che sostituisco rientrerà da martedì. Che strano, per due volte si è negata al telefono con me, asserendo di stare male. Non voleva parlare con me, forse?? Vabbé, forse mi chiamerà un’altra scuola. Aspettiamo fiduciosi. Un po’ mi dispiace, mi ero affezionato, sì, un po’ anche alla suora inquietante, lo so che sembra strano. Era anche normale, il mio contratto finisce il 30 marzo e lo sapevo da settembre. Dalla settimana prossima ricomincerò a fare il traduttore a tempo pieno, in attesa di un’altra chiamata. La mia vita sarà, non so per quanto, un po’ più tranquilla, ma un po’ meno divertente. Meno male che non piove più.

P.S. La suora inquietante è all’ospedale. Si riprenderà?

Parlare parlare parlare

Da qualche giorno mi sento più uguale a me stesso. Non mi passa neanche più per la testa di dare retta alla suora o chicchessia. Non che io sia mai stato devoto,ma, ogni tanto, ho pensato ai condizionamenti, ho pensato a quando la suora melliflua mi ha esortato ad essere più severo, salvo poi scrivermi per parlarmi di un rapporto sereno con gli alunni. Non sono mai stato severo, non credo che lo diventerò mai. Qualche volta ho provato a diventare un po’ più duro, ma non sono credibile, non mi piaccio. Io sono il personaggio buono del film e sarò sempre il buono. Cerco di parlare, di convincere, di persuadere, il 90% delle volte riesco, qualche volta no. Mi si secca la gola, ho mal di testa, ma sono io e mi riconosco al cento per cento. Qualcosa succede. è duro, sarà duro, perché la strada è in salita. Bisogna arrivare a giugno. Altri problemi ci saranno, magari la titolare torna prima, magari mi chiamano da altre scuole, per più tempo. 

Forse ce la faccio.

troppo bello

Chi leggerà questo post penserà che sono pieno di paranoie. Questa è la terza settimana di scuola, la settimana scorsa ho ricevuto la conferma che insegnerò nella scuola delle suore almeno fino al 30 marzo, con possibilità di rimanere fino alla fine. Sostituisco una prof, che ho scoperto essere amica delle mie prof di tedesco del liceo, la quale ha i genitori malati gravemente. Ha preso un congedo, che si interromperebbe se essi morissero. 

Sta funzionando tutto, i ragazzi sono tranquilli e preparati, i rimproveri sono pochi e non ho mai alzato la voce. Nessuno urla durante le lezioni.  La cosa mi preoccupa. Temo sempre in questi casi: non è che da domani le cose andranno disastrosamente? Reggerò fisicamente? 

So che sono patetico, ma confido nella vostra pazienza e infinita sopportazione.