passione

Ciao

Buona sera, o buon giorno, oppure salve a tutti i follower di questo blog sconclusionato, dopo un periodo di scarsissima produttività e una giornata bruttina. Un abbraccio a voi.

Sto pensando alla persona che amo e che non vedo da tempo. Non vedo l’ora che ci si veda e ho una gran voglia di riempire quella creatura meravigliosa di baci e di carezze, come abbiamo fatto qualche tempo fa, nudi sul mio letto e stretti stretti. Abbiamo fatto anche l’amore, ovviamente.

W l’amore! Forse dovremmo sposarci.

Un ragazzo cittadino e uno che abita in collina

Il cielo si arrossa, sta facendosi sera, in una giornata, in cui il sole ha picchiato, violento e spietato. Con la mia automobile piccola e dignitosa, una modesta utilitaria, ho scalato il delicato pendio che dalla statale porta alla sua casa abbarbicata sulla collina. è una sera di estate, sto andando a prendere una persona speciale, un amico, che è un pezzo di famiglia. Ho già parlato di lui in altri post, mesi fa. Provo sempre la sensazione, sicuramente abnorme, di essere una specie di eroe, quando mi arrampico su per quella modesta collina, quando l’asfalto lascia il posto allo sterrato e ad una curva a gomito, mentre i rami degli alberi assistono, sbilenchi come soldati pigri e un po’ avvinazzati, al mio passaggio. La mia piccola vettura si fa largo per quella strada, con il non troppo celato timore di incontrare un’altra auto in senso inverso, anche se qui non passa mai nessuno, tranne un’auto alcune settimane fa. Io sono un fifone, lo sono sempre stato. Sono un cittadino, abituato alle mollezze della vita. Sono anche prudente, non ho mai causato danni, anche se ho fatto queste salite molte volte, da quando ho avuto la fortuna di conoscere quella persona.

Un segnale stradale è uno dei pochi testimoni dell’esistenza della località, che ha il nome di Fontana, dove abita il mio amico e ci sono tre/quattro case al massimo, che sembrano spesso disabitate, anche se non lo sono. Ci sono prati, alcuni dei quali tosati, altri in preda al disordine. Ma è anche bello spezzare la monotonia di villette, industrie e trattorie tradizionali, anche buone. La casa del mio amico racconta di tempi passati, molto passati, di sasso, su tre piani. Per andare in bagno lui deve uscire di casa e scendere le scale, all’aperto, per giungere al bagno, che si trova in un piccolo ambiente, attiguo alla cantina. Di inverno e d’estate, con la pioggia e la neve, con il sole e il freddo. A lui piace così. Sua madre ha la camera al secondo piano e il bagno attiguo alla camera. Tutte le volte che vado da lui, penso che non vivrei mai lì. Io sono un cittadino, non abituato alle asprezze della collina, come lui.

Ci incontriamo, ci abbracciamo e siamo felici. Vado in retromarcia verso lo spiazzo sterrato e mi dirigo verso la discesa, quando il tramonto cattura la mia attenzione. Fermo l’auto e scendo con il mio cellulare. Tanto non passa nessuno, forse. Faccio la foto e le colline rosseggianti dominano la scena, mentre alcune fronde fanno capolino da destra e in basso. I pendii sono dolci, un misto di marrone, grigio e verde scuro. è bello. Mi piace.

La prima volta

Sono una persona scettica, ho paura di innamorarmi troppo, anche se è già capitato più volte. Questa storia è successa molti anni fa.

Mi ero perso nei suoi occhi, pieni di bontà e intelligenza. è una persona colma di sensibilità, che, per questa sua caratteristica, ha sofferto tanto. Mi ero fatto incantare dalla sua intelligenza, dalla sua creatività, dalla sua fantasia. La sua intelligenza, le sue parole mi facevano rimanere a parlare per periodi indefinibili. Era bello, mi faceva sentire bene, mi faceva sentire qualcosa dentro, che mi cambiava. Un giorno mi accorsi che avevo avuto un’erezione vigorosissima, mentre parlavamo e mi incantavo a guardare i suoi occhi. Non ebbi il coraggio di dirglielo, per molte volte. Eravamo abbastanza piccoli, quella persona più piccola di me.

Eravamo in vacanza insieme, quella sera eravamo stati a passeggio per il paese. Si mise a letto prima di me e ci guardammo senza parlare, per quel secondo. Era sotto le lenzuola, i nostri sguardi si incrociarono e i suoi occhi, neri come la notte, incendiarono la mia anima. Mi avvicinai e scatenai un diluvio di baci, sulla sua bocca, sul suo viso, mentre la mia mano cercava e trovava il suo corpo, accarezzandolo con dolcezza, mentre sentivo il suo corpo che si abbandonava a me, voluttuoso e fremente. Mi dichiarai a quella creatura, che mi contemplava con aria benedicente la vita e ricambiava i miei baci.

Sentivo il suo corpo profumato e caloroso, che diventava sempre più umido, quando le mie labbra raggiungevano le sue parti intime, accarezzandole con la lingua.

Ci salutammo dicendo: “Buona notte, amore, sognami!” Quella notte non dormii. Il giorno dopo sembravo uno zombi, quella persona no.

Con la valigia pronta

Maggio è il mese dei compiti in classe e delle interrogazioni che si ammucchiano. Da anni cerco di organizzare il tempo dei miei alunni saggiamente, provando a non contribuire al mucchio di impegni.

Maggio è il mese dei primi caldi, che rendono invivibili le aule. è il mese della stanchezza, che offusca troppo spesso le menti di alunni anche meritevoli, ma anche quelle degli insegnanti, anche la mia.

è giusto allentare un po’ il ritmo, se si ha lavorato alacremente per tutto l’anno.

Avevo fatto una promessa, all’inizio dell’anno, ai ragazzi, che avevano visto le foto sul mio profilo Instagram. Avrei fatto una piccola dimostrazione di zumba, alla fine dell’anno, l’ultima lezione. “Si ricorda la sua promessa?” Mi fa una ragazzina magra di seconda liceo linguistico, simpatica e non troppo studiosa. Rispondo di sì, anche se sono un po’ imbarazzato.

Usciamo in giardino, in un angolo appena un po’ appartato. Ho la musica sul cellulare. La ragazzina magra si è portata una cassa, per collegare il cellulare, ma funziona il giusto. La musica si sente poco. C’è un’afa paurosa, non si respira. Io sono in camicia a maniche lunghe. Parte la musica e mi va via l’imbarazzo. La prima canzone è un brano di un mio amico, presenter di zumba, seguono un brano di Chino y Nacho e uno di Shakira. Sono sudati e felici, sono sudatissimo e felice. Sta per suonare l’intervallo e ritorniamo in classe, madidi di sudore. è finita l’ultima lezione dell’anno. Come spesso succede, l’anno prossimo non sarò nella stessa scuola. Ne ero conscio fin dall’inizio, ovviamente. Sono arrivato qua, a settembre, senza disfare la valigia, come facciamo noi precari, consci che durerà sempre troppo poco, ma pronti a lasciare qualcosa, di noi, pronti a farci cambiare da queste esperienze, a farci cambiare dai ragazzi, ma anche a cambiare un po’ la loro vita, a renderla un po’ più serena, ma anche un po’ più felice. è una felicità sana, spinta dalla musica, ma soprattutto dalla voglia di stare assieme. Io sono felice, lo sono sempre stato, lo sono quasi sempre a scuola, porto felicità, o almeno ci provo.

Faccio fatica a realizzare subito il significato di quello che è successo. Queste parole saranno curative, o almeno ci provano. Mi faranno prendere coscienza, o almeno ci provano. Scrivere è anche una medicina.

La necessità

Quest’anno è volato via, a scuola, con leggerezza e velocità. Questo blog rappresenta la necessità di trovare parole che esprimano sensazioni, che diano continuità e solidità a questi mesi. Devo fermare in queste righe quei sorrisi, quei giorni e quelle settimane iniziate e finite, leste come il vento. Li devo fermare, prima che l’oblio annebbi la bellezza che mi si è depositata dentro. Qualche volta piacciono anche ad altri e questo è bene.

Pochi giorni fa ho dato una dimostrazione di zumba a dei miei alunni. Hanno 15/16 anni. Sono simpatici, quasi tutte femmine, tranne un ragazzo alto e magro. Hanno una conoscenza abbastanza labile del tedesco, ma sono migliorati. All’inizio dell’anno erano molto peggio. Era un caldo boia in giardino, io ero in pantaloni e camicia, non proprio la tenuta ideale per ballare zumba. Loro erano felicissimi ed elettrizzati. Io pure, madido di sudore.

è anche giusto che sia finita, ero un bel po’ stanco.

P,S, Oggi non sono riuscito ad andare in palestra, causa rallentamenti negli scrutini. Ho fatto attività fisica a tutto andare nel weekend, ma ci sono rimasto male lo stesso. Sono incontentabile!

Imparare da loro: dum doceo, disco

G. è una ragazza timida, ma neppure troppo. G. è una ragazza carina e intelligente, tranquilla e responsabile, ha 18 anni. I miei colleghi parlano dei problemi che ha avuto negli anni scorsi e di come sia migliorata. Io fatico ad immaginare come una ragazza così pacifica possa aver dato problemi.

Ho qualche riserva sull’assegnazione di ricerche e lavori di gruppo. Ho sempre il timore di ricevere lavori tutti uguali, magari scopiazzati malamente da wikipedia.

La giornata della Memoria è un momento fondamentale, ma non è mai l’unico, nel quale ragiono e faccio ragionare sul tema dello sterminio di persone ebree, rom, omosessuali, oppositori politici, disabili, che è poi, in generale, il tema della discriminazione di persone ritenute “diverse”. Ho cercato sempre di fare qualcosa, tra cui mostrare e spiegare lo spettacolo di Paolini, Ausmerzen, vite indegne di essere vissute, di parlare senza retorica e con precisione di ciò che è successo, almeno un po’.

Ho assegnato ad una quarta un lavoro, a partire dalla Giornata della Memoria, invitando i ragazzi, il più possibile, a personalizzare quello che facevano, a metterci la loro impronta. I ragazzi l’hanno consegnato e ho avuto belle sorprese. Mi sono messo a leggere il lavoro di G., scritto in un tedesco encomiabile, ma che contiene anche delle informazioni che io non conoscevo, ma non solo.

Il lavoro si intitola Ballast, che in italiano vuol dire zavorra. Parla della persecuzione e dello sterminio delle persone disabili. Parla di una mostra, organizzata a Milano nel 2019, a partire da uno studio dell’associazione tedesca degli psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, sullo sterminio delle persone disabili. La mostra è stata allestita nel Palazzo di Giustizia di Milano. Il perché della scelta di questo luogo l’ha spiegato la senatrice Liliana Segre, la quale ha evidenziato che anche in quel luogo sono state eseguite le prescrizioni delle leggi razziali, suprema ingiustizia nel luogo che dovrebbe essere della giustizia.

A partire dal 1934 400000 persone con problemi psichici sono state sterilizzate in Germania, contro la loro volontà, dal 1939 al 1945 200000 persone sono state uccise, nel corso della cosiddetta aktion t4, il nome dato dai nazisti allo sterminio sistematico delle persone con malattie della psiche, tra cui prigionieri di guerra. Alcuni dei criminali hanno potuto continuare la loro carriera, come se niente fosse successo, nella Germania del dopoguerra. In Italia i numeri non sono stati così grandi, ma persone sono morte.

Nel lavoro preparato dalla mia alunna si racconta di Irma Sperling, di 13 anni, la quale fu ammazzata, perché rideva molto, ma non era molto reattiva e non poteva né andare a scuola, né lavorare, secondo quanto scrivevano gli aguzzini nazisti. Si racconta di Magdalene Maier-Lebnitz, uccisa a 25 anni per sbalzi d’umore e problemi di autostima. Le fu diagnosticata schizofrenia. Si parla anche di Irmgard Stellbrink, di 47 anni, che soffriva di iperattività e fu rinchiusa in varie cliniche psichiatriche, ridotta ad uno scheletro e morta per i maltrattamenti.

La mia alunna fa delle riflessioni sulla malattia mentale, la quale viene purtroppo ancora vista come qualcosa di cui vergognarsi, come se fosse una colpa, oppure viene sottovalutata. Racconta degli stereotipi di genere, legati alla malattia della psiche.

E arriva il momento della personalizzazione, il momento in cui questa ragazza parla del disturbo dello spettro autistico, di cui soffre. Non ho mai capito, né percepito nulla, Mi ricordo di quando i miei colleghi ne hanno parlato. E io continuo ad essere basito, perché non ci ho capito mai un’emerita mazza. Ho provato a documentarmi su questi disturbi, in cui il cervello delle persone funziona in modo diverso. Ho capito molto poco, mi sono scoperto nudo ed ignorante, desideroso di informarmi . Racconta, la mia alunna, che, secondo gli stereotipi di genere, i disturbi dello spettro autistico sarebbero maschili, cosicché le è stato diagnosticato tardi, complicandole la vita. E io non sapevo un emerito accidente.

E io sto rileggendo ed imparando quello che mi ha insegnato la mia alunna. Le ho dato 10 in tedesco. E sono cresciuto, almeno un po’. Spero.

Un abbraccio.

M.

Parentesi

PREMESSA DI QUANDO QUESTO POST AVEVA UN TITOLO DIVERSO DA QUELLO CHE VEDETE, CIOè “TORNO” Il post inizia con un titolo per nulla banale. Ah! !ah! ah! I contenuti del post sono di un’originalità unica, che vi terrà inchiodati alla poltrona. Quasi. Ho bisogno di andare a letto. E chi se ne frega? Direte voi.

QUALCOSA DI PIù INTERESSANTE Ieri sono andato a Firenze, con una mia classe. Non capitava da prima della pandemia. L’escursione è durata un giorno. Mi sono sentito un po’ spiazzato, sia quando i ragazzi hanno chiesto a me e solo a me di accompagnarli, sia quando il giorno della partenza si avvicinava, ma mi sono sentito anche piacevolmente leggero, durante il viaggio, sia quando ero solo, sia quando ero con loro. Mi sono sentito adolescente, mi sono sentito diciottenne come loro. Sono simpatici, affettuosi e piacevolmente normali. Sono belli e sorridenti. Anche io sorrido, sereno e felice. Ci voleva, vi voleva quella sana parentesi nella quotidianità. Questo viaggio è stato salutare. Ho fatto indigestione di panorami bellissimi. C’è una vita diversa, diversa dal solito. Questo viaggio mi è servito come promemoria. Penso a quello che è successo e il caldo che abbiamo sofferto perde di importanza.

è sera e penso alla persona che amo, un po’ lontana da me, ma non troppo. So di essere amato, avrei tanta voglia di fare l’amore, di riempirci di coccole, come abbiamo fatto qualche tempo fa. Sono affettuoso, amo i preliminari. Per me il sesso deve essere tenero, non esiste, almeno per quanto mi riguarda, il sesso senza carezze, baci, abbracci, ecc. Sto cambiando un po’ troppi argomenti.

Buona notte e buona vita.

M.