passione

Parentesi

PREMESSA DI QUANDO QUESTO POST AVEVA UN TITOLO DIVERSO DA QUELLO CHE VEDETE, CIOè “TORNO” Il post inizia con un titolo per nulla banale. Ah! !ah! ah! I contenuti del post sono di un’originalità unica, che vi terrà inchiodati alla poltrona. Quasi. Ho bisogno di andare a letto. E chi se ne frega? Direte voi.

QUALCOSA DI PIù INTERESSANTE Ieri sono andato a Firenze, con una mia classe. Non capitava da prima della pandemia. L’escursione è durata un giorno. Mi sono sentito un po’ spiazzato, sia quando i ragazzi hanno chiesto a me e solo a me di accompagnarli, sia quando il giorno della partenza si avvicinava, ma mi sono sentito anche piacevolmente leggero, durante il viaggio, sia quando ero solo, sia quando ero con loro. Mi sono sentito adolescente, mi sono sentito diciottenne come loro. Sono simpatici, affettuosi e piacevolmente normali. Sono belli e sorridenti. Anche io sorrido, sereno e felice. Ci voleva, vi voleva quella sana parentesi nella quotidianità. Questo viaggio è stato salutare. Ho fatto indigestione di panorami bellissimi. C’è una vita diversa, diversa dal solito. Questo viaggio mi è servito come promemoria. Penso a quello che è successo e il caldo che abbiamo sofferto perde di importanza.

è sera e penso alla persona che amo, un po’ lontana da me, ma non troppo. So di essere amato, avrei tanta voglia di fare l’amore, di riempirci di coccole, come abbiamo fatto qualche tempo fa. Sono affettuoso, amo i preliminari. Per me il sesso deve essere tenero, non esiste, almeno per quanto mi riguarda, il sesso senza carezze, baci, abbracci, ecc. Sto cambiando un po’ troppi argomenti.

Buona notte e buona vita.

M.

Leggere più e scrivere meno

IN ITALIA SI SCRIVE TROPPO E SI LEGGE POCO

Obiettivo che non raggiungerò mai abbastanza: leggere di più e scrivere meno, Non sono Saramago o Camilleri, si può stare anche senza quello che scrivo. Non sono indispensabile e non ho mai pensato di esserlo. è meglio che legga, per perfezionarmi nella scrittura, oppure per fare qualcosa di produttivo. quando leggo mi rilasso, mi sembra di essere in un’altra dimensione. Ho sempre adorato leggere, fin da quando mi facevo leggere le fiabe di Richard Scarry, dalla grande amica di mia nonna. Una volta imparato a leggere, le avrei lette io a lei. Sono state le mie prime letture. Mi rilasso un po’ anche quando scrivo. Boh, adesso vado a leggere.

A presto.

:

La pasta alla crema

Il cibo è amore, sostanza e passione. Amo il cibo, amo i dolci, in realtà amo tutto il cibo buono, che sia dolce, salato o amaro. Per alcuni periodi ho amato anche troppo il cibo e il mio fisico snello si era pervertito. Facevo letteralmente schifo e la mia autostima era calata sottoterra. Ho perso molti chili, grazie anche alla mia spettacolare, bravissima, meravigliosa personal trainer, che mi ha saputo capire e valorizzare come sportivo, ma, innanzitutto come uomo. Ho perso molti chili, il mio fisico è quasi accettabile. Amo ancora il cibo, salato e dolce. La dolcezza è piacere, fanciullezza, appagamento dei sensi, prima ancora che modo per saziarsi. I dolci seducono e consolano. Tutto questo ha radici antiche, antichissime.

Il sapore dolce è il primo con cui veniamo in contatto dopo la nascita, attraverso il latte del seno materno o del biberon. È anche il sapore preferito dai neonati, ma anche degli adulti e che ci fa cadere facilmente in tentazione davanti alla vetrina delle pasticcerie. L’allattamento, oltre che esperienza di appagamento fisico, è anche un intenso momento di scambio relazionale, di accoglienza e accudimento. Associamo quindi il sapore zuccherino del latte, sin dall’inizio, al benessere, di appagamento, di pienezza, di vitalità. 

Da un punto di vista biologico, l’effetto consolatorio dei dolci dipende dai carboidrati, che agiscono su serotonina, dopamina ed endorfine, sostanze in grado di influenzare positivamente lo stato emotivo. Quando proviamo una soddisfazione, nel cervello si libera dopamina, sostanza che corrisponde al senso di essere ricompensati; se siamo carenti di dopamina, il cervello potrebbe indurci a cercare zucchero per ripristinare un adeguato livello di questo neurotrasmettitore. Inoltre lo zucchero produce insulina, che a sua volta regola la serotonina, sostanza responsabile del senso di felicità.

Basta con le divagazioni..,.. Non sono mica un erudito…

Loro sono tre ragazzine, due più magre e piccoline, una più alta e pienotta. Sono simpatiche, amabili, sorridenti, mie alunne di seconda liceo. Il loro livello di tedesco non è dei più eccelsi, ma che importa? Sono buone e amorevoli.

Entro in classe, con l’intenzione di comunicare la decisione di spostare il compito in classe, perché non sono ancora pronti. Loro entrano, portandomi un sacchetto bianco, con sopra disegnato un cuore, con il pennarello. Sotto al cuore c’è il mio nome e la scritta: “al nostro prof preferito” Dentro c’è una pasta, piena di crema. Mi chiedono anche di spostare la data del compito in classe, perché non si sentono pronte. Io dico loro che ci avevo già pensato. E mi godo la pasta alla crema. E il loro affetto,

La volta successiva, sulla lavagna multimediale, scrivono: “Prof. Wir lieben sie”. La amiamo. Che bello!

Lettera

Grazie alle reti sociali, i messaggi arrivano in tempo reale, non c’è bisogno di andare a comprare la carta da lettere e spedirla, buttando la busta in una buchetta. Arrivano in tempo reale, superano confini e barriere rapidamente, ma devono essere metabolizzati. Bisogna riflettere, bisogna riflettere sui contenuti, su quello che hanno dentro.

Ho ricevuto un messaggio da L. L è una ragazzona grande e grossa, buona, con un sorriso ampio e aperto. L’ho avuta come alunna all’alberghiero. Il primo anno era in prima. Ha la faccia da bambina, anche se sembrava, per il fisico, più grande.

Mi ha scritto:

Ti voglio tanto bene, M, sei stato un prof meraviglioso, come te non si poteva desiderare. Le sue ore erano stupende, simpatiche e molto divertenti. Grazie mille di essere stato il mio prof di tedesco, mi riusciva a capire ogni volta che non riuscivo a parlare con gli altri, sia miei compagni che alcuni professori. Non smetterò mai di ringraziarti, perché tu potresti anche essere mio padre. Ma come faccio a non volerti un bene dell’anima. Poi si devono ritenere fortunati i tuoi alunni e colleghi ad avere un uomo così fantastico al loro fianco.

Va bene così, direi.

Va bene, per tutte quelle volte in cui sento il peso dei giorni e delle scelte, va bene, per tutte le volte in cui sono felice, felicissimo e mi sento leggero. A presto.

M.

Bisogno di abbracci

Stamattina sono tornato a scuola con un sonno boia, dopo quasi 10 giorni. alla prima ora ho incontrato S. Lei è una ragazza bella, con i capelli lisci neri, alta, sorridente e intelligente. Era stata sorridente. Da un po’ di tempo il suo sorriso si è spento. Oggi mi ha raccontato i suoi problemi, piangeva. Mi ha detto che le pesa avere voti più bassi in tedesco, mi ha detto che stava veramente male, qualche settimana fa, quando era stata assente alla verifica. Le ho detto che lei non è il suo voto, le ho detto che mi interessa prima di tutto il suo benessere emotivo, che le darò modo di fare la verifica, quando sarà più serena, le ho detto che ha fatto bene a parlare, che è il primo passo per cambiare. Le ho detto che ci sono e ci sarò, tutte le volte che vorrà parlarmi, che vorrà confidarsi. Mi ha chiesto se poteva abbracciarmi. Le ho detto di sì. Ci siamo stretti. E io mi sono emozionato. Forse avevo bisogno quanto lei di quell’abbraccio. Come quella volta, qualche anno fa, nel paesino della bassa, alla fine di quel funerale, quando io non stavo bene e abbracciai la mamma della mia alunna, la quale disse: “avremo bisogno di questi abbracci”. Anche io ne ho bisogno.

Fiori e dolori

INCERTO LOTTATORE CONTRO L’INSICUREZZA

4 anni fa ero stato nella stessa scuola. Era stato un anno bello, di gioie a scuola e qualche sofferenza di salute. All’inizio dell’anno mi viene proposto un corso collettivo di russo, al pomeriggio. Era necessario un numero minimo di 15 persone, quando lo seppi persi ogni speranza, ma ero già contento della proposta del preside. Fu così che si iscrissero più di 20 persone, di cui molti erano già miei alunni della mattina. Molti mi avevano detto che si sarebbero iscritti solo per la mia presenza. Che grande orgoglio, che grande responsabilità per me. Mi sento come una fogliolina al vento, mi sento piccolo come un granello di sabbia. C’è qualcuno che mi vede come un esempio, qualcuno che mi vede addirittura come un mito, come quella ragazza bella con i capelli ricci, la cui madre mi ringraziò per quello che facevo per i ragazzi. Il preside mi ferma per i corridoi. Vuole farmi i complimenti per i risultati del corso di russo. Mi dice: “Si comunica quello che si è”.

Sono insicuro, la mia insicurezza supera, a volte, il livello di guardia, come quando non riuscivo a saltare 45 centimetri a piedi uniti, quella volta con la personal trainer. Era solo una questione mentale, solo un fantasma che mi portavo dentro. E poi ho scacciato quei fantasmi, anche grazie alla mia meravigliosa pt, che mi ha permesso di riacquistare una forma più che decente, dopo che mi stavo ovalizzando, oltre che stima nelle mie capacità.

Ogni tanto mi fa quasi paura godere di questa stima, godere di questo affetto, essere visto come un modello. Non so se ho le spalle così robuste, ma mi fa tanto tanto piacere.

Tra due giorni avrò la prova scritta del concorso per la scuola. Non ho studiato nulla, non penso che supererò l’esame. Stavo quasi pensando di non presentarmi nemmeno. Poi ho pensato che devo andare. Lo devo ai ragazzi, lo devo ai genitori che ho incontrato nel corso degli anni. Lo devo alle persone che hanno avuto e hanno fiducia, stima e affetto per me, come mia nonna, che è e sarà sempre una delle mie più grandi tifose. Lo devo a me stesso, di ora e di ieri, che poi sono la stessa persona. E poi vada come vada, anche se non mi piace l’idea di sostenere prove scritte e magari prove orali. Avrei voluto andarci preparato, ma non ho avuto né il tempo, né la voglia di farlo. Ho altri interessi, tanto altro da fare. Una volta studiavo sempre, prima dei compiti in classe e delle interrogazioni. Vada come vada.

Buona vita.

M.

La cassaforte dell’anima

I colloqui con i genitori possono essere interessanti, non sempre. Possono portare in superficie qualcosa di un po’ nascosto. Nella scuola di quel paese in campagna, mi hanno dato 3 classi del liceo e 1 classe di ragioneria. Un pregiudizio vuole ragioneria peggiore del liceo. Ho una terza ragioneria, indirizzo RIM, relazioni internazionali marketing. C’è un ragazzo, un bravo ragazzo timido, che fa parte di questa bella classe. Avevo già parlato con la madre, la quale mi aveva parlato dell’entusiasmo del ragazzo per il tedesco.

Pochi giorni fa mi ha aggiunto: “Per mio figlio il tedesco è semplice, grazie a lei. Io conosco il tedesco e vedo che fate molte cose. I ragazzi sanno tanto, per essere al primo anno dello studio del tedesco. S. è felicissimo”.

Ho bisogno di questo blog, ho bisogno di mettere in ordine sensazioni, di depositare beni preziosi, nella cassaforte dell’anima. Ho bisogno, mi serve per far rimarginare le ferite, per proteggermi da altre possibili ferite. Ogni volta mi stupisco di questi elogi. Sono insicuro, ho i piedi per terra. Meno male. Me lo ha insegnato mia nonna.

Curare

Alcune settimana fa, ho partecipato, obtorto collo, ad una riunione online di insegnanti sullo stress lavoro correlato. Ho sentito colleghi, parlare dello stresso correlato al lavoro da insegnante. Venerdì scorso sono arrivato a scuola, reduce da una notte insonne. Avevo mal di testa, mi sono messo a lavorare, correggendo verifiche, durante l’ora di studio assistito, con alunni che non seguono l’ora di religione. La seconda ora ho spiegato la Rivoluzione e la Restaurazione in Europa, la società divisa in classi. Mi sono sentito meglio, mi è passato il mal di testa, l’umore è migliorato. La scuola mi cura. Mi stupisco, pensando ai colleghi che non vivono bene questo lavoro.

Non fare economia di gentilezza

PICCOLE STORIE BELLE

Sono piccole storie, che rinfrancano l’anima. è un sabato di qualche mese fa. Sto uscendo da scuola alle 13. Mi sono alzato presto, come tutti i sabati. Al sabato non c’è nessuno o quasi, in giro. Per strada c’è silenzio, le luci sono ancora spente e le tapparelle abbassate.

Arrivo a scuola, un po’ assonnato e felice. Le ore trascorrono felici e produttive. è l’una, scendo le scale, ho libri in mano, sono pesanti. Vedo due ragazze belle, sorridenti, avranno 18 anni, più o meno. Hanno sguardi, occhi, tratti somatici e accessori, che richiamano un altrove, che è sempre meno lontano. Non sono mie alunne, non mi conoscono, almeno credo. Tornano indietro di qualche passo, mi sorridono e mi tengono aperta la porta, per qualche secondo.

è un bel momento, sono pochi secondi che riscaldano il cuore. W la gentilezza, w queste piccole storie, io mi so ancora stupire, forse è un buon segno, almeno lo spero.

Essere felice

La felicità va conquistata, la felicità è come quella bottiglia d’acqua che abbranchi felice e sollevato, dopo una corsa. Bisogna anche meritarsela. Molti pensano che io sia un insegnante competente. Forse è vero. Non lo so, con certezza.

La felicità è una sensazione, quella sensazione che ti prende quando vai a lavorare, c’ è il sole, un sole garbato di primavera, ascolti la canzone “L’Allegria” di Morandi (mi piace, chi se ne frega se è nazionalpopolare!) Canto, mentre sono in macchina da solo, così non si sente la mia intonazione discutibile. Porto la mia felicità, la felicità che mi da il mio lavoro e quello che vivo spesso, anche al di fuori della scuola. Le ore sono veloci, troppo veloci forse, ti sfuggono di mano, ma fino ad un certo punto. Ricevo la loro gioia, la vita che mi regalano. Sono giorni guadagnati.

M.