parco

Vicino casa

Stasera c’e’ caos vicino casa. E’ Ferragosto.IMG_20170814_205935_592

Voglia di parlare, di scrivere

Voglia di parlare, di scrivere

Ho scattato questa foto, ve la voglio mostrare prima di andare a letto. Perché? Mi voglio sfogare, ho bisogno di comunicare. Questa foto è bella, poetica, sa di primavera. Odora di luce. Questa foto è positiva, come vorrei essere io. Sembra che questa foto sia stata scattata in campagna, invece no. Non ha nessuna importanza il luogo in cui è stata scattata. Io mi lascio incantare. Voi?

al parco

Ci sono quei giorni in cui è tutto troppo, tutto eccessivo. Ieri, la suora ha fatto dei cambiamenti d’orario, per poter far vacanza domani (alleluia, non vedrò la suora inquietante). Debbo iniziare alla prima ora (ooooh), con la terza liceo. Mi alzo un’ora prima del solito, vado a scuola e trovo uno solo dei due ragazzi. è un ragazzo intelligente, con qualche limite in tedesco, molto volenteroso. è simpatico, ha un po’ l’aria da sfigato, con la panzotta, i denti sporgenti e gli occhiali spessi. Ripassiamo grammatica, io ho un sonno boia e penso: per fortuna che non mi sono capitate le medie, sarebbe stato peggio, alle 8 del mattino. Finisce l’ora e ho un’ora vuota, vado al bar lì vicino, bevo un caffè e me ne ritorno a scuola, dopo aver letto attentamente il giornale della mia città, un putrido giornalaccio fascistoide, che si trova in tutti i bar, anche quelli di sinistra e che hanno sempre comprato tutti, anche i comunisti, forse perché contiene molte notizie nella cronaca locale. Inizio con la prima media e si comportano abbastanza bene, qualche sgridata, ma, nel complesso, sono abbastanza attenti. La loro attenzione salta completamente gli ultimi 5 minuti, ma va bene lo stesso. Dopo passo in seconda media, forse è la classe che preferisco alle medie, mi hanno anche dedicato i bigliettini natalizi. Sono bambini intelligenti, con caratteri molto diversi tra loro. C’è MVZ, un biondino silenzioso e acuto, con l’aria da ometto e il faccino da bimbo, c’è FT, un ragazzino con i capelli lunghi un po’ incolti, con l’aria a volte un po’ crucciata, ma che è anche pronto alla battuta ed è pronto alla battuta. Loro sono due ragazzini abbastanza maturi, che si differenziano un po’ dagli altri, almeno nelle mie lezioni, come si differenzia ALP. Lei è una ragazzina vivace, carina, intelligente, forse la più intelligente di tutte, egocentrica, un po’ permalosa, ma simpatica e sincera. Poi ci sono quelli che sono cresciuti in questi mesi, quelli che sto vedendo diventare dei ragazzini e meno dei bambini, c’è AM, che ha una facciotta da luna piena simpaticissima, che ha aumentato l’attenzione nelle mie lezioni e migliorato i voti, anche se sbaglia qualche congiuntivo (nella scuola privata, a pagamentooooooooooo!!!!!!!), c’è MO, piccolino, con gli occhi vispi penetranti e scuri, che sta acquisendo sempre più autocontrollo, mi ha detto ieri “all’inizio non mi comportavo bene, perché lei è un supplente, poi ho capito che sbagliavo”, c’è ASG, una ragazzina dalla faccina tonda e gli occhi simpatici, che sta crescendo e si sta controllando sempre di più. Poi c’è una ragazzina indecifrabile, CM, è una bambina più bassa della media della sua età, sospetto che possa tendere al nanismo. è inchiodata in un busto che la costringe a camminare rigidissima ed è quasi afona. Agli inizi dell’anno non studiava, faceva un po’ la furbina, piano piano si è ripresa e, nell’ultimo compito di grammatica, ha preso 8. Se ne sta tranquilla, assieme alla sua amica ALP, ogni tanto la si sente confabulare, anche perché è quasi senza voce, poverina. Non parla tanto, anche perché è timida, però, in silenzio, si sta riprendendo dall’insufficienza. è un po’ difficile aiutarla a superare le difficoltà, in queste condizioni, ma mi sembra di starci riuscendo, almeno credo. Speriamo non sia stato solo un fuoco di paglia, l’ultimo compito. Finalmente arrivano loro, ED e GS, Loro sono amiche per la pelle, ED è una ragazzina con gli occhiali, un sacco di capelli corvini ricci, un busto che la costringe a star rigida e la fa soffrire sia fisicamente che psicologicamente. Per due volte mi ha chiesto di andare in bagno per toglierselo, con gli occhi pieni di sofferenza. Ha una voce altissima, insicurezza, bisogno di attenzioni ed affetto. Fatica a stare concentrata, ma ce la mette tutta. Ha dei limiti in tedesco, ma prova, con tutte le proprie forze, a superarli. L’ho sgridata, per la mancanza di attenzione, perché chiacchiera a volte e ridacchia con la sua amica GS. L’ho anche punita con esercizi supplementari, ho scritto, tramite il registro elettronico, ai suoi genitori. Lei si è sforzata sempre di più, con tante difficoltà, ma con tanto, tantissimo impegno. GS ha gli occhi blu grandi e svegli, la voce altissima, i capelli castani lunghi. è brava in tedesco, anche abbastanza dotata, ma ha una capacità di concentrazione bassa, più volte la riprendo perché chiacchiera con ED, scrivo ai genitori. Sua madre mi racconta che ha altri due figli più piccoli di lei e sta per divorziare. Capisco ancora di più, perché la ragazzina è nervosa. a 12 anni è, forse, ancora più difficile da accettare. Minaccio le due ragazzine di appioppare note sul registro, cosa che non faccio mai, perché vedo che ci provano a stare attente, vedo che ce la mettono tutta. Due lezioni fa, all’ennesimo rimprovero, dico a GS, adesso vado al computer e ti metto la nota. Lei mi dice, ma sono migliorata, altre volte non me l’ha messa. Io le dico, ma è la somma che fa il totale, devi imparare, siamo a febbraio, bla bla bla. Suona l’intervallo e mi viene davanti a promettermi di migliorare. La rivedo nei corridoi il giorno successivo e mi ripete seriamente la promessa. Un po’ dubito, ma apprezzo l’intenzione. So che è in buona fede, so che si sforza. Per una lezione sta quasi sempre buona, così come la sua compagna ED, la quale mi aveva fatto la stessa promessa, forse in tono un po’ meno solenne. GS mi dice, ho già parlato con ED, mi ha detto che non mi farà più ridere. Ieri le riprendo più volte, anche qualcuna in meno delle altre volte, ad un certo punto perdo la pazienza e glielo dico, adesso arriva la nota e metto mano al registro elettronico con fare deciso. In pochi secondi gli occhioni di GS si riempiono di lacrime e il suo faccino si contorce in una smorfia di pianto “avevo parlato con ED, le avevo detto di non farmi più ridere, glielo avevo promesso”. I suoi compagni sono scocciati con lei, le dicono, “te la sei cercata la nota, noi vogliamo ascoltare”, io le dico, con aria sempre più rammaricata, avresti dovuto pensarci prima alle conseguenze. Piange sempre di più, mentre suona l’intervallo. Dice ai suoi compagni, “sapete cosa mi fa mia madre se prendo una nota, riporta il gatto che ha portato a casa al gattile”, continua a piangere. La sua compagna sta per piangere e io vorrei buttarmi di sotto. Non sopporto veder piangere le persone, sono una persona sensibile. Non sopporto veder piangere una bimba, mi sento quasi in colpa io, anche se io non ho colpa. Vado in terza media, interrogo dopo aver avvisato, visto che quegli stronzetti supponenti si sono lamentati delle interrogazioni da loro non previste. Il peggiore della classe non ha studiato quasi niente e non si preoccupa neanche tanto dell’insufficienza (mah!), un altro scemotto sa due cose imparaticce e gli metto sei, le squinziette un po’ arroganti sanno, perché sono brave a scuola, anche se, almeno per ora, assai poco simpatiche. 

Dopo la mattinata pesante a scuola faccio un salto a casa per mangiare, poi ritorno, perché ci sono gli scrutiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiniiiiii, che palle, ‘ste riunioni. La suora inquietante è una chiacchierona perditempo da competizione e le ore si trascinano lente, un ragazzino di prima media che mi aveva mandato a fare in culo durante la lezione non subisce alcuna conseguenza, aveva 8 in condotta nel pagellino di metà quadrimestre e 8 rimane. Non si può dire prendere per i fondelli, si può mandare a fanculo il prof di tedesco (non c’erano gli alunni migliori nella scuola privata????) , viva la coerenza. Alla fine degli scrutini c’è una riunione con gli insegnanti della scuola steineriana (che ne pensate???), per gli esami di terza media. L’insegnante capa della delegazione dice che per loro non è molto importante il contenuto (ah, niente male la scuola senza contenuti, la scuola per ignoranti), dice che l’esame di terza media per loro è lo spettacolo di fine anno (ah però), che non si usano i computer nella loro scuola (ah però, nell’era digitale non si usano i computer, complimentoni sinceri!!!) , dice che nella loro scuola non si pratica educazione fisica, ma euritmia (una specie di danza, che ha tra i suoi passi quello di battere forte il piede a terra, per marcare un’allitterazione, ah però). Passa un’altra ora di chiacchiere in cui la suora dice che io non ci sarò all’esame di terza media, perché sono un supplente (dovrei finire il 30 marzo, ma la stronza emerita che sostituisco dovrebbe stare a casa fino a giugno, financo andare in pensione. Per caso la suora sa qualcosa che non so??? Boh, penso, domani telefono alla stronza che sostituisco, con la scusa di sentire come va a casa sua (echissenefrega!!!!). Esco trafelato da quel diluvio di parole, spesso sciocche ed inutili, con un gran mal di testa, stanchezza e una gran fretta di arrivare ad un appuntamento di lavoro, dove debbo incassare dei soldi. Vado, li incasso, torno a casa. Per distrarmi, vado a bere un aperitivo. Ho sempre nella testa quelle due bimbe, soprattutto GS, che piange e singhiozza. Mi sento quasi male io, la sera ho sonno, sono un po’ in dormiveglia davanti a Servizio Pubblico e poi cerco di andare a letto. Mi prende una gran agitazione, perché penso a quelle due bimbe. Non volevo vederle piangere, una stava per, ma si capiva che mancava poco. Ci metto più di un’ora per addormentarmi, ED ha detto che sua madre non l’avrebbe più mandata a danza, trattenendo a stento le lacrime. La mattina mi sveglio a pezzi, vado a portare la vettura dal meccanico per il tagliando e ripenso a quello che è successo, so di aver ragione, ma mi sento a disagio. Penso che sono in buona fede, penso che quelle due bimbe sono in difficoltà. Penso di cancellare loro la nota, ma prima vorrei parlar loro, vorrei che capissero. Dovrei aspettare lunedì per parlare con loro, la cosa mi pesa troppo. Decido per un gesto unilaterale, cancello la nota. Mi sento meglio, più leggero, ma anche svuotato. Voglio troppo bene a quelle ragazzine, sono fragili, ci stanno provando. I loro genitori non le hanno ancora lette, le note. Non so se ho fatto il loro bene, però c’ero rimasto troppo male nel vedere la loro reazione, sapendo cosa c’è dietro. Ho anche pensato al rischio che la madre di GS, con i problemi familiari che hanno, possa veramente riportare il gatto al gattile. Martedì parlerò con loro. Ho telefonato alla stronza che sostituisco, la quale, senza avermi mai visto insegnare, si è permessa di dispensare critiche maligne e suggerimenti. Ha anche detto che, salvo imprevisti, se la madre muore, ad esempio, rimarrà a casa ad assisterla per tutto l’anno, dunque io dovrei concludere a giugno (suora inquietante permettendo). Vado a riprendere la macchina, vado a fare aerobica, non manca mai, poi, oggi pomeriggio decido di andare al parco. Non mi va di lavorare davanti ad un computer, non mi va di concentrarmi, ho bisogno solo di silenzio. Vado in un grande parco ai limiti della città, che conduce al di fuori. è lo stesso parco dove andavo a correre quando avevo quindici anni. Percorro la stessa strada, questa mattina sembrava primavera, nel pomeriggio pian piano il cielo si rabbuia, passeggio sul sentierino asfaltato che percorrevo anche all’epoca. Ho bisogno di silenzio, ho bisogno di svuotare la testa, passano poche persone che parlano piano, è venerdì e il tempo si sta guastando, arrivo fino in cima alla collinetta, dove mi fermavo una volta, dopo le corse. Mi ricordo che mi toglievo la maglietta, per prendere il sole sul petto scarno, qualche volta mi toglievo le scarpe e i calzettini per camminare a pieni nudi sull’erba fresca. Naturalmente lo facevo d’estate,… Alle volte prendevo il sole in mutande, quando non mi vedeva nessuno. Penso, mentre guardo quello spiazzo in cima alla collinetta, sono passati ventidue anni e mi sembra ancora di vedermi qua. Forse non sono mai andato via completamente. Torno indietro, suona il telefono, mi chiama un conoscente, mio ex compagno delle medie. Scatto qualche foto con il tablet, incontro un simpatico gattone nero, sdraiato sopra ad un gabbiotto del gas, lo riempio di carezze e lo fotografo. Lui gradisce molto, anche io, mi da serenità accarezzare i mici. Continuo il mio cammino e incontro un gattino trotterellante, un cucciolo, al quale faccio qualche carezza, ma lui se ne va subito, ha fretta. Vado a casa e scrivo il post. E penso di essere un insegnante un po’ troppo tenero.

Correre

Una volta non mi piaceva lo sport. Non mi piaceva, perché i miei genitori mi volevano spingere a praticare degli sport che non mi piacevano e che non mi sarebbero mai piaciuti, come il nuoto. Io volevo praticare la danza classica, si sa,

Ho avuto il dono da parte della natura di un corpo armonico e atletico e una resistenza cardio-vascolare importante. Non so quanto dipenda dal corpo e quanto dalla mente. Penso che la mente sia più importante del corpo nella corsa. Quando trascorro tanto tempo senza praticare sport, ne avverto la necessità fisica e mentale, soprattutto quando ritorno nella mia città. L’adipe che ricopre lo stomaco e i miei ex addominali è un peso sulla coscienza da eliminare. Io vado in palestra, faccio aerobica, pilates.. Quando ritorno a casa, voglio correre. Correre era l’unica attività sportiva che mi interessava, a parte il balletto. Quando, alle scuole medie, c’era la corsa campestre, io raggiungevo delle buone posizioni e mi stupivo di me stesso. Gli anni passano, frequento la palestra con gioia e passione, trovo un amico, più grande di me. è un uomo che ama la vita, peccato che sia un po’ di destra. Mi propone di andare a correre. La palestra è vicino a casa, lì vicino a casa c’è una lunga strada, piena di traffico e inquinamento, che porta fuori dalla città. Vicino a quella strada inizia un parco, alberi, verde appena disordinato, panchine, sentieri asfaltati. Quel parco porta ad un grande fiume, in quel parco ci sono uomini, donne, bambini, stranieri e italiani, ci sono animali e gioia. D’estate ci sono tante persone, ma anche di inverno il parco è preso d’assalto da donne e uomini, quando il tempo è bello. Vado in palestra dopo pranzo, sono un liceale e poi un universitario. Io e il mio amico andiamo a correre da febbraio, quando ci sono le prime temperature miti, fino ad ottobre, saltando il mese di agosto. Andiamo a correre anche quando fa molto caldo, sotto lo sguardo divertito e stupito di donne affacciate alla finestra. Entriamo nel parco tenendo un ritmo compassato, da jogging, usciamo per un breve tratto di strada, costeggiando il parco, di fianco a villettine bianche che sembrano delle case al mare, anche se non siamo al mare. Rientriamo nel parco, ci sono piccole salite e discese. c’è un chiosco di bibite e gelati. Il fiume è vicino, lo costeggiamo per rendergli omaggio.  Io ho un’ottima resistenza fisica, sono soddisfatto di me. Sono gli anni delle superiori, dell’università, di amori, di impegno politico, di cultura. Sono gli anni della scoperta della vita. Più ci penso, più mi rendo conto che i luoghi hanno un’anima. I luoghi non sono mai neutri, i luoghi sentono i nostri discorsi, sentono le nostre risate, le nostre lacrime e le nostre tristezze. Sentono e cambiano, non rimangono mai gli stessi. Non succede solo durante i viaggi. Gli anni passano e il mio amico se ne va da questa terra. Torno a correre, ma con meno frequenza, con altre persone, che, però sono meno simpatiche del mio amico. Abbiamo corso con il sole, siamo stati sorpresi dalla pioggia, ci siamo dovuti riparare negli stand della Festa dell’Unità, in compagnia di un anziano signore con il cappello che ci guarda con aria perplessa. 

I miei anni felici svaniscono con la fine dell’università e la fine della vita di mia nonna. Iniziano anni di tristezza e sfiducia, nei quali continuo ad andare in palestra, ma non vado a correre. Guardo il grande parco e il grande fiume solo dal finestrino dell’automobile. 

All’inizio di questo post ho scritto che si corre con la mente, si corre per sfidare sé stessi. Non mi interessa la competizione con gli altri, mi interessa collaborare, scambiare idee, crescere con gli altri. Mi interessa progredire, mi interessa vincere qualche mio limite. Gli anni di tristezza e di quasi depressione inquinano la mente, inquinano le amicizie, inquinano i rapporti umani. La tristezza e la sfiducia chiamano tristezza e sfiducia, chiamano rapporti umani tossici e inutili. Bisogna ricostruire le macerie di sé stessi, bisogna ricostruirle, perché c’è stata una guerra e sono stato sconfitto, c’è stata una guerra, in cui io ho perso. Inizio a capire che bisogna eliminare i rami secchi, quei rapporti senza senso e senza logica, prima uno e poi l’altro vengono da me liquidati, ritrovando l’orgoglio di un essere umano. Lavoro, annullando me stesso. Io non esisto più, sono sotto le macerie, che, in parte, anche io ho contribuito a buttarmi addosso. Io amo la lettura, ho anche diminuito il numero di libri e la qualità di questi libri scende.

In un giorno di fine estate, che sembra un giorno di luglio, sento un richiamo. Sono le sei di sera, prepotenti di luce. Mi preparo, pantaloncini t-shirt e bandana. Debbo andare in quel parco, lo debbo fare, perché quel parco mi sta chiamando. Più corro, più l’energia aumenta. La resistenza è resistenza di mente, di corpo. Quando finisco, sono pieno di elettricità, gioia, mi esalto. Vorrei fare l’amore con quel parco, provo quasi un’eccitazione carnale. Il parco è vivo. 

La risalita continua, la tristezza lascia il posto alla consapevolezza di un me stesso migliore. Continuo a correre e anche qualche settimana fa, pochi giorni dopo essere tornato dalle vacanze ricomincio a correre. Voglio bene a quel parco, che costeggia il grande fiume. Voglio bene a me stesso, quando la fatica aumenta, penso che manca sempre meno al traguardo e la sfida è quasi vinta. Controllo la respirazione, controllo me stesso. Il ritmo che seguo è il ritmo della mia vita, un ritmo tranquillo e regolare. è quasi una filosofia di vita. Vorrei abbracciare gli alberi e la terra, mi porto dentro il grande spazio, grande come lo spazio di un blog, dove si può raccontare liberamente, per sfogarsi, per liberarsi.