omicidio

Anna Maria Franzoni è un’assassina

Perdonatemi questa incursione in un un terreno che non è il mio. Non mi piace occuparmi di delitti, non mi piace la cronaca nera. Forse dovremmo lasciare stare Anna Maria Franzoni, ora che ha espiato la pena (molto mite, se mi si permette un giudizio) per l’omicidio di suo figlio.  Giuro che la lascerò stare dopo questo post.

Volevo solo puntualizzare qualcosa: lei è stata condannata per omicidio, ma qualche giorno fa, un grosso tg nazionale, durante l’edizione delle 20, ha detto che lei è stata accusata di omicidio. Non hanno fatto alcuna rettifica. Perché?

I giornalisti sono andati nel suo paese in provincia di Bologna, tanti hanno preso le sue difese, come se lei fosse stata la vittima e non la carnefice. Una persona ha detto che non sa se è stata lei ad uccidere il figlio, ma che le affiderebbe comunque i bambini (mah?). Nessuno ha parlato del figlio ucciso, come se non fosse mai esistito, come se si fosse suicidato. Spero che non vada all’Isola dei Famosi o al Grande Fratello.

Pasolini (consiglio di leggere “P.P.P.” di Carlo Lucarelli)

Alla bandiera rossa
Nuovi epigrammi (1958-59)
Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa,
tu devi realmente esistere, perché lui esista:
chi era coperto di croste è coperto di piaghe,
il bracciante diventa mendicante,
il napoletano calabrese, il calabrese africano,
l’analfabeta una bufala o un cane.
Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa,
sta per non conoscerti più, neanche coi sensi:
tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie,
ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.

Scusate l’interruzione parte ottava/ consiglio di lettura

Nel 2002 facevo l’università,la stavo per finire. Ero già deluso dalla sinistra, terrorizzato e schifato da berlusca. Berlusca voleva rottamare l’art. 18 (guarda tu il caso) e ci stava per essere la manifestazione oceanica a Roma, al Circo Massimo, con tre milioni di persone. Il movimento di lotta era forte e, guarda tu, ammazzano Marco Biagi. Qualcuno gli toglie la scorta pochi giorni prima della morte, sapendo che lui avrebbe potuto essere un bersaglio e, guarda caso, lo ammazzano. Marco Biagi era un giuslavorista che studiava le famose “riforme”, eufemismo con il quale si indicano, da qualche decennio, le inculate nei confronti dei lavoratori. è stato ucciso, secondo le verità processuali, dalle br, vere o presunte. e subito tutti i giornali padronali a dare addosso a chi protestava, come ai tempi della strategia della tensione. Ebbi un senso di accerchiamento, oltre che di turbamento per il delitto. Tutte le volte che i movimenti si muovono, il sistema reagisce, con un’efficienza teutonica.

Ho avuto tra le mani, in questi giorni, un libro di Luciano Credi, che analizza quegli anni, dal punto di vista culturale e letterario. Luciano Credi è laureato al Dams e fa il ricercatore universitario a Bologna. Parla dell’omicidio Biagi e lo collega alla rielaborazione del lutto, con precisione e puntiglio, ma anche con estrema chiarezza. Io l’ho letto e merita, anche se non so davvero chi sia Luciano Credi. Il titolo è  Omicidio Biagi: una rielaborazione del lutto non completata e la casa editrice è Aracne