notte

Un pezzo di paradiso

Forza, devo mettere da parte questa felicita’ per l’inverno dello spirito.

E’ notte, siamo in tanti, piu’ donne che uomini. Siamo in spiaggia, c’e’ un palco e c’e’ la musica giusta. Ci sono i ritmi giusti: latini, indiani, disco e afro. Ho i piedi nudi e sono senza maglietta. Sudo da matti, ma non sento la fatica. E’ il momento di zumba. Una bella ragazza, un’istruttrice mi viene incontro nel mezzo di un brano, mi prende per mano e mi porta sul palco. Ballo scatenato accanto al mio amico istruttore. Davanti a noi ci sono 40 persone. Vorrei che jl paradiso fosse cosi’, con l’aggiunta di libri, viaggi, cibo e vino.

e se fosse

se decidessi di raccontare una storia non del tutto vera, se decidessi di inventare qualcosa? se decidessi, per una volta, di inventare tutto? ho sempre raccontato la verità. oggi mento. via alla storia inventata, che come finisce non si sa.

c’è un uomo solo, solo solo, che vive da solo in un palazzo carino, non troppo bello, ma neanche troppo brutto. è un uomo bello, ma dovrebbe curarsi un po’ di più forse. sono le 10 di sera di una serata di autunno piovosa, c’è il temporale. si sentono tuoni e lampi. c’è un uomo che sta scrivendo un romanzo, non ha troppa ispirazione e sta quasi per andare a letto. la televisione è spenta, come quasi sempre accade. a volte l’uomo che fa lo scrittore si domanda se non sia il caso di vendere quella televisione, che lui guarda così poco e distrattamente. guarda l’orologio.

suonano alla porta, un suono insistito. si prende paura, non conosce nessuno nel condominio, non ama socializzare, è abbastanza timido. oppure gli altri condomini gli stanno molto sulle balle, perché sono ignoranti e fascisti. non ha familiari, o meglio, se ne frega di loro, cordialmente ricambiato. suonano alla porta e lui decide di andare a chiedere chi è, ma ha un po’ di paura. e se fosse un malitenzionato? in quel quartiere succedeva abbastanza poco. era curioso. fa pochi passi dalla sala all’ingresso. chi è? sono edo, risponde una voce di bambino. l’uomo apre la porta e si trova di fronte un bambino in pigiama bianco, con i capelli lunghi neri sulle spalle, ben pettinati, gli occhi neri grandi. avrà avuto circa 10 anni . ciao, sono edo, il figlio della nuova vicina di casa. ho paura del temporale, la mamma mi ha detto di suonare da te, perché ha detto che hai un’aria rassicurante. posso dormire con te? il nostro protagonista rimase un bel po’ stupito. lui aveva visto qualche volta la madre del ragazzino, una bella donna bionda e riccia, ma non le aveva mai parlato e aveva visto il ragazzino un paio di volte, alla mattina presto, quando stava andando a scuola e alla sera, con una borsa sportiva. è in casa la tua mamma, gli disse l’uomo. no, è uscita, lavora fino all’una, fa la cameriera. vieni, disse al bambino con aria perplessa. lo fece entrare in casa, ma avrebbe voluto scomparire.

briciole

Sprecali, sprecali i tuoi passi, addomestica le tue solitudini. Sprecale, sprecale le tue lettere, butta parole, infila frasi. Sciogli il tuo tempo, slega queste notti incatenate dal rancore e falle diventare senso e falle diventare qualcosa che sembra pazienza.
Il giorno in cui mi hai ricordato chi sono c’era freddo e sole, luce e una sciarpa che cinge il collo, c’era un corridoio di una scuola brutta invaso di luce. Avevo gli occhi gonfi e le borse, gli sbadigli mi squassavano. W la santa stanchezza, w il santo sfinimento che ha accompagnato questa vita.