nonna

Profumi

Mi ricordo di dolci giornate, lontane dall’odore a volte sulfureo, che ogni tanto sento oggi. Pausa di pace, pausa di sorrisi in mezzo alle tempeste.

Mi ricordo il profumo delle patatine fritte, preparate da mia nonna, cosparse di salamoia e messe ad asciugare sulla carta gialla del macellaio. Mi ricordo che si spandeva nei tardi pomeriggi d’estate e riempiva le narici mie e anche dei vicini, che si complimentavano con lei. Mi ricordo l’odore fantastico delle tagliatelle con il ragù, che lei preparava da fine settembre a fine maggio, perché, diceva, negli altri mesi faceva troppo caldo, anche se lei non sentiva il caldo. Mi ricordo le lasagne e gli gnocchi, ma anche tutti gli altri piatti, però le mie preferite erano le tagliatelle. Anche io so preparare il ragù, ora. è buono, ma non quanto il suo. Mi ricordo l’odore della biancheria lavata da lei, con il detersivo Ava, mi ricordo quel profumo che mi riempiva le narici, quando affondavo il viso negli asciugamani di canapa, retaggio delle bisnonne. Mi ricordo che riempiva il cortile, proprio come sabato, quando stavo tornando da scuola. è stato bello, molto proustiano. Qualcosa di bello, qualcosa di sano.

Grazie, nonna

Ciao, lo so che non ti piace la retorica e non ti piacciono i discorsi troppo lunghi, perciò la farò molto breve. Grazie anche per questi successi. Quelle parole bellissime che mi hanno detto i miei ragazzi, me le hanno dette, perché tu mi hai educato bene, perché tu hai avuto più fiducia in me di quella che io ho in me stesso.

Grazie.

Antifascista per merito dei miei nonni

Mio nonno era un uomo grande, con gli occhi azzurri e pochi capelli. Era un uomo generoso e intelligente. Stava andando verso M., luogo di una feroce strage nazifascista. Incontrò persone che stavano scappando, terrorizzate. Gli dissero: a M. stanno ammazzando tutti. Lui tornò indietro, era andato a cercare cibo per la propria famiglia, mia nonna, mia madre e la sua bisnonna. Andò a cercarlo altrove. Me lo raccontava, me lo raccontava mia nonna, con l’aria terrorizzata, schifata e indignata. Mi raccontavano tanto, mi raccontavano di prepotenze e privazioni, di fatica e sacrifici, con orrori per quello che era successo e che sarebbe potuto succedere ancora.

Alle superiori ho letto M. parla, un libro su quella strage. Ero sull’autobus che mi portava a scuola e ricordo il mio orrore inestinguibile, la sensazione di aver preso un sacco di botte, la sensazione di orrore e spaesamento. Ho visto una puntata di Blu Notte, la trasmissione di Carlo Lucarelli, e ricordo il volto terrorizzato e piangente di un signore anziano, il quale, dopo la strage, andò in cerca di superstiti e vide in penombra la figura di una donna seduta a terra. Aveva il ventre squarciato e il neonato in grembo. Erano stati i nazisti, i fascisti. Mia nonna mi raccontava quelle cose.

Tutti gli anni vado a M., sui luoghi di quella strage. Quest’anno ci sono andato il 2 giugno. E rimango in silenzio. E penso. E inorridisco come allora. E ringrazio mia nonna e mio nonno, per tutto quello che mi hanno trasmesso.

Mi viene da vomitare

Ci sono tre loschi figuri fascisti, che festeggiano l’intitolazione del porticciolo di Nervi ad un fascista. C’è un sindaco di Genova, un tal bucci, che “rispetta le scelte di partigiani e fascisti”, di fronte alle proteste di Anpi e Cgil.

C’è un paese senza speranza, che ha avuto una lotta di Liberazione grande ed eroica, ma anche un pezzo di paese, che non ha mai rinnegato le idee fasciste, nonostante tutte le sofferenze, tutti i drammi che hanno causato. L’Italia è il paese in cui il movimento sociale è stato fondato il 26 dicembre 1946, ribadisco, il 1946, un anno dopo la guerra, un anno dopo la Resistenza. è il paese in cui ci sono state le stragi, ecc. ecc.

Mia nonna mi diceva: io non farò in tempo a rivedere il fascismo, voi lo vedrete. Ho paura che avesse ragione.

fascisti carogne festeggiano

 

sempre tardi

Mi accorgo che capisco spesso tardi. e dire che non sono stupido, o almeno così sostengono in molti. Lo pensava anche la mia cara nonna. Capisco sempre tardi, quando il castello delle responsabilità mi schiaccia e cado per terra rovinosamente. Sono terrorizzato, ma sempre troppo tardi, quando mi portano all’ospedale e mi chiedono se assumo delle sostanze. Io non fumo nemmeno e bevo moderatamente. Capisco tardi, quando mi sento privo delle mie sicurezze, quando devo rimanere a casa dalla mia adorata scuola. Scrivo “nulla di troppo” e rimango 14 ore al giorno al lavoro, colmo di una hybris autolesionista e cogliona. Non voglio mai fermarmi, tra palestra e lavori e mi ritrovo dolorante su un letto a farmi cambiare il pannolone da un’infermiera. Non so come muovermi e ho paura di tutto, mentre un medico minimizza. Mi fanno i controlli e non sanno che cosa ho e forse capisco che lo devo sapere io.

Sono stupido?

Yashica

Avevo 12 anni e mio padre mi regalo’ una macchina fotografica di marca Yashica. Era un giorno di giugno e andammo insieme a prenderla. Ero stato promosso e quello era il regalo pet la promozione. Mio padre aveva una macchina fotografica professionale Mamiya. Aveva la camera oscura in casa. Fotografava bene, la natura e le persone, con la pignoleria dell’ingegnere che era. Mio padre non sprecava i complimenti, diceva che io ero bravo. Fotografai le lagune, durante una gita scolastica. Ma la foto piu’ bella l’ho scattata davanti a casa di mia nonna: c’era un salice piangente maestoso e io lo feci sembrare ancora.piu’ bello. Mio padre mi fece i complimenti. Credo che mia madre abbia quella foto ora. La foto ancora piu’ bella e’ quella dei miei adorati nonni a tavola in cucina, belli e sorridenti. Mi mancano tanto, anche se cerco di portare con me i loro insegnamenti.

A febbraio di quest’anno sono capitato in un centro commerciale e ho deciso di regalarmi un cellulare nuovo, un samsung s7, perche’ il mio vecchio cellulare, samsung s4, funzionava meno bene. Scopro che ha una macchina fotografica quasi professionale o almeno cosi’ a me sembra. Per questo motivo vi inondo di fotografie.

Queste foto sono state scattate stamattina. Sembra di essere in un film di Antonioni.20170820_133924

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