nonna

Leggere più e scrivere meno

IN ITALIA SI SCRIVE TROPPO E SI LEGGE POCO

Obiettivo che non raggiungerò mai abbastanza: leggere di più e scrivere meno, Non sono Saramago o Camilleri, si può stare anche senza quello che scrivo. Non sono indispensabile e non ho mai pensato di esserlo. è meglio che legga, per perfezionarmi nella scrittura, oppure per fare qualcosa di produttivo. quando leggo mi rilasso, mi sembra di essere in un’altra dimensione. Ho sempre adorato leggere, fin da quando mi facevo leggere le fiabe di Richard Scarry, dalla grande amica di mia nonna. Una volta imparato a leggere, le avrei lette io a lei. Sono state le mie prime letture. Mi rilasso un po’ anche quando scrivo. Boh, adesso vado a leggere.

A presto.

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Fiori e dolori

INCERTO LOTTATORE CONTRO L’INSICUREZZA

4 anni fa ero stato nella stessa scuola. Era stato un anno bello, di gioie a scuola e qualche sofferenza di salute. All’inizio dell’anno mi viene proposto un corso collettivo di russo, al pomeriggio. Era necessario un numero minimo di 15 persone, quando lo seppi persi ogni speranza, ma ero già contento della proposta del preside. Fu così che si iscrissero più di 20 persone, di cui molti erano già miei alunni della mattina. Molti mi avevano detto che si sarebbero iscritti solo per la mia presenza. Che grande orgoglio, che grande responsabilità per me. Mi sento come una fogliolina al vento, mi sento piccolo come un granello di sabbia. C’è qualcuno che mi vede come un esempio, qualcuno che mi vede addirittura come un mito, come quella ragazza bella con i capelli ricci, la cui madre mi ringraziò per quello che facevo per i ragazzi. Il preside mi ferma per i corridoi. Vuole farmi i complimenti per i risultati del corso di russo. Mi dice: “Si comunica quello che si è”.

Sono insicuro, la mia insicurezza supera, a volte, il livello di guardia, come quando non riuscivo a saltare 45 centimetri a piedi uniti, quella volta con la personal trainer. Era solo una questione mentale, solo un fantasma che mi portavo dentro. E poi ho scacciato quei fantasmi, anche grazie alla mia meravigliosa pt, che mi ha permesso di riacquistare una forma più che decente, dopo che mi stavo ovalizzando, oltre che stima nelle mie capacità.

Ogni tanto mi fa quasi paura godere di questa stima, godere di questo affetto, essere visto come un modello. Non so se ho le spalle così robuste, ma mi fa tanto tanto piacere.

Tra due giorni avrò la prova scritta del concorso per la scuola. Non ho studiato nulla, non penso che supererò l’esame. Stavo quasi pensando di non presentarmi nemmeno. Poi ho pensato che devo andare. Lo devo ai ragazzi, lo devo ai genitori che ho incontrato nel corso degli anni. Lo devo alle persone che hanno avuto e hanno fiducia, stima e affetto per me, come mia nonna, che è e sarà sempre una delle mie più grandi tifose. Lo devo a me stesso, di ora e di ieri, che poi sono la stessa persona. E poi vada come vada, anche se non mi piace l’idea di sostenere prove scritte e magari prove orali. Avrei voluto andarci preparato, ma non ho avuto né il tempo, né la voglia di farlo. Ho altri interessi, tanto altro da fare. Una volta studiavo sempre, prima dei compiti in classe e delle interrogazioni. Vada come vada.

Buona vita.

M.

Profumi

Mi ricordo di dolci giornate, lontane dall’odore a volte sulfureo, che ogni tanto sento oggi. Pausa di pace, pausa di sorrisi in mezzo alle tempeste.

Mi ricordo il profumo delle patatine fritte, preparate da mia nonna, cosparse di salamoia e messe ad asciugare sulla carta gialla del macellaio. Mi ricordo che si spandeva nei tardi pomeriggi d’estate e riempiva le narici mie e anche dei vicini, che si complimentavano con lei. Mi ricordo l’odore fantastico delle tagliatelle con il ragù, che lei preparava da fine settembre a fine maggio, perché, diceva, negli altri mesi faceva troppo caldo, anche se lei non sentiva il caldo. Mi ricordo le lasagne e gli gnocchi, ma anche tutti gli altri piatti, però le mie preferite erano le tagliatelle. Anche io so preparare il ragù, ora. è buono, ma non quanto il suo. Mi ricordo l’odore della biancheria lavata da lei, con il detersivo Ava, mi ricordo quel profumo che mi riempiva le narici, quando affondavo il viso negli asciugamani di canapa, retaggio delle bisnonne. Mi ricordo che riempiva il cortile, proprio come sabato, quando stavo tornando da scuola. è stato bello, molto proustiano. Qualcosa di bello, qualcosa di sano.

Grazie, nonna

Ciao, lo so che non ti piace la retorica e non ti piacciono i discorsi troppo lunghi, perciò la farò molto breve. Grazie anche per questi successi. Quelle parole bellissime che mi hanno detto i miei ragazzi, me le hanno dette, perché tu mi hai educato bene, perché tu hai avuto più fiducia in me di quella che io ho in me stesso.

Grazie.

Antifascista per merito dei miei nonni

Mio nonno era un uomo grande, con gli occhi azzurri e pochi capelli. Era un uomo generoso e intelligente. Stava andando verso M., luogo di una feroce strage nazifascista. Incontrò persone che stavano scappando, terrorizzate. Gli dissero: a M. stanno ammazzando tutti. Lui tornò indietro, era andato a cercare cibo per la propria famiglia, mia nonna, mia madre e la sua bisnonna. Andò a cercarlo altrove. Me lo raccontava, me lo raccontava mia nonna, con l’aria terrorizzata, schifata e indignata. Mi raccontavano tanto, mi raccontavano di prepotenze e privazioni, di fatica e sacrifici, con orrori per quello che era successo e che sarebbe potuto succedere ancora.

Alle superiori ho letto M. parla, un libro su quella strage. Ero sull’autobus che mi portava a scuola e ricordo il mio orrore inestinguibile, la sensazione di aver preso un sacco di botte, la sensazione di orrore e spaesamento. Ho visto una puntata di Blu Notte, la trasmissione di Carlo Lucarelli, e ricordo il volto terrorizzato e piangente di un signore anziano, il quale, dopo la strage, andò in cerca di superstiti e vide in penombra la figura di una donna seduta a terra. Aveva il ventre squarciato e il neonato in grembo. Erano stati i nazisti, i fascisti. Mia nonna mi raccontava quelle cose.

Tutti gli anni vado a M., sui luoghi di quella strage. Quest’anno ci sono andato il 2 giugno. E rimango in silenzio. E penso. E inorridisco come allora. E ringrazio mia nonna e mio nonno, per tutto quello che mi hanno trasmesso.

Mi viene da vomitare

Ci sono tre loschi figuri fascisti, che festeggiano l’intitolazione del porticciolo di Nervi ad un fascista. C’è un sindaco di Genova, un tal bucci, che “rispetta le scelte di partigiani e fascisti”, di fronte alle proteste di Anpi e Cgil.

C’è un paese senza speranza, che ha avuto una lotta di Liberazione grande ed eroica, ma anche un pezzo di paese, che non ha mai rinnegato le idee fasciste, nonostante tutte le sofferenze, tutti i drammi che hanno causato. L’Italia è il paese in cui il movimento sociale è stato fondato il 26 dicembre 1946, ribadisco, il 1946, un anno dopo la guerra, un anno dopo la Resistenza. è il paese in cui ci sono state le stragi, ecc. ecc.

Mia nonna mi diceva: io non farò in tempo a rivedere il fascismo, voi lo vedrete. Ho paura che avesse ragione.

fascisti carogne festeggiano

 

sempre tardi

Mi accorgo che capisco spesso tardi. e dire che non sono stupido, o almeno così sostengono in molti. Lo pensava anche la mia cara nonna. Capisco sempre tardi, quando il castello delle responsabilità mi schiaccia e cado per terra rovinosamente. Sono terrorizzato, ma sempre troppo tardi, quando mi portano all’ospedale e mi chiedono se assumo delle sostanze. Io non fumo nemmeno e bevo moderatamente. Capisco tardi, quando mi sento privo delle mie sicurezze, quando devo rimanere a casa dalla mia adorata scuola. Scrivo “nulla di troppo” e rimango 14 ore al giorno al lavoro, colmo di una hybris autolesionista e cogliona. Non voglio mai fermarmi, tra palestra e lavori e mi ritrovo dolorante su un letto a farmi cambiare il pannolone da un’infermiera. Non so come muovermi e ho paura di tutto, mentre un medico minimizza. Mi fanno i controlli e non sanno che cosa ho e forse capisco che lo devo sapere io.

Sono stupido?