Moldavia

Italia

Tra qualche giorno uscirò dall’Italia per un viaggio in Gran Bretagna (Londra). Spero di riuscire ad aggiornare il blog con la stessa frequenza. Rimarrò nove giorni e proverò sempre la stessa sensazione. Per le strade di Londra si sentiranno rumori, urla varie, schiamazzi: molte volte sospetterò, non a torto, che ad urlare siano italiani e sarà vero. Io sono calmo e parlo piano, all’estero quasi mi vergogno quando sento urla nella lingua del paese in cui sono nato. Però sono anche contento, quei suoni sono familiari, in fin dei conti è stata la prima lingua che ho imparato, l’italiano, la lingua dei miei genitori e dei miei nonni. Ho un cognome italiano e tratti comuni a tanti italiani. Quando penso a Berlusconi, penso che sia una vergogna per l’Italia, ma non sopporto l’intollerabile snobismo di quelli che ritengono che all’estero tutto sia meglio dell’Italia.

Nella scuola privata, dove ho lavorato per anni, ci sono meno stranieri rispetto alla scuola pubblica, però ce ne sono. Ho avuto alunni di origine russa, moldava, giamaicana. Si è trattato di storie diverse, accomunate da una condizione economica, che permetteva la serenità. è diverso fare l’operaio a 1200 euro al mese. Non ho quasi mai incontrato alunni mussulmani, per ovvi motivi, trattandosi di scuole cattoliche.

Quest’anno è stato il mio primo anno in una scuola pubblica. Nella scuola pubblica entrano tutti, la scuola pubblica è inclusiva, aperta a tutti. Ho avuto una classe non semplice, una prima. La prima superiore è, spesso, una classe difficile, perché si entra da un altro mondo, quello delle medie, non si è né carne, né pesce, perché non si è né bambini, né ragazzi. è tutto nuovo, sono nuovi molti dei compagni e poi, ci sono dei ragazzini che sono dei bambini per nulla cresciuti. Che cosa vuol dire essere italiani? esiste l’italianità? probabilmente no, anzi, sicuramente no, però c’è qualche elemento che fa parte di un costume di qualcuno che, troppo spesso, è stato un simbolo perverso dell’italiano. Ho scovato questi elementi da “italiano” in ragazzi stranieri. Quali sono gli elementi dell'”italiano”? La furbizia, il vittimismo, il dare sempre la colpa agli altri. L’ho trovata in ragazzi di origine nigeriana, albanese, etc. I nomi sono stranieri, ma l’accento è della mia città, così come gli atteggiamenti sono quelli che tutto il mondo ci rimprovera. Mi sono reso conto che siamo riusciti a portare lo “stile italiano” in altre culture e mi sono reso anche conto che ci sono degli argomenti sui quali gli intellettuali snob che si vergognano delle proprie origini italiane possono far leva. Me ne sono reso conto un po’ con terrore. devo dire. Non mi sono mai piaciuti gli intellettuali snob. Poi trovi qualcuno che imprime una svolta.

LCI è una ragazzina esile e minuta, ha i capelli castani, gli occhi azzurri, la pelle bianca ed è arrivata dalla Moldavia un anno fa. Non sapeva una sola parola di italiano. è arrivata in Italia e, con fiera determinazione ha scelto la scuola che intendeva frequentare, l’istituto tecnico commerciale, e, con altrettanto fiera determinazione ha deciso che si iscriverà ad economia e commercio per entrare nella guardia di finanza. Una ragazzina, che viene da altre terre ed ha come scopo principale quello di laurearsi e di rappresentare una delle più importanti istituzioni italiane, spiega molto. Racconta di come il senso dello stato non abbia alcun legame con la propria origine, racconta che c’è ancora, in giro, chi è abituato a volere fortemente le cose, senza troppo lamentarsi, anche se parte da una posizione di indubbio svantaggio, di chi non sa la lingua del paese in cui è arrivato e che vorrebbe rappresentare. LCI frequenta la prima superiore e il CTP (Centro territoriale permanente, credo) per conseguire la licenza media, due volte alla settimana. Ha la vita impegnata, eppure non è una nerd, è una ragazza come tante altre. Come è normale che sia, LCI cerca agganci, trova il fidanzato russo, lei è bilingue, come tanti moldavi. Quando la conosco, il suo italiano è già buono, molto buono per essere appena arrivata in Italia. Quando qualcuno le dice che so il russo, gli occhi le si illuminano di gioia e di emozione. è il momento dell’intervallo, sono in quella scuola da poco tempo. Parliamo in lingua russa per dieci minuti, lei è raggiante, è normale essere felici ascoltando la propria lingua, per giunta parlata da un occidentale. Capita a quasi tutti di essere felici, ascoltando qualcuno che parla la nostra lingua. MI chiede come mai l’ho studiata, le rispondo che amo tutto di quel mondo e lei è ancora più raggiante.

LCI è allegra, educata, intelligente, intelligentissima. All’inizio si pensa, a scuola, di predisporre per lei un piano personalizzato, ma non c’è bisogno, diventa, in breve tempo, la migliore della classe. In tedesco consegna dei compiti perfetti e bisogna tenere conto che ascolta le spiegazioni di una lingua straniera, come il tedesco, in un’altra lingua straniera per lei, cioè l’italiano. Quando le consegno i compiti, con risultati sempre eccellenti, lei diventa rossa per l’emozione: è eccezionale a scuola, ma è anche umana. L’anno prosegue trionfale per lei, che, dopo pochi mesi di Italia, impara la consecutio in modo provetto. Quando il fidanzato non c’è, si ferma qualche volta con me nell’intervallo a parlare russo, anche io sono contento, perché sento che il russo è anche la “mia” lingua e un po’ mi manca, visto che da qualche anno non la insegno. è disciplinata, non come certi suoi compagni, troppo matura per tutti. ed è venuta qua per diventare un membro della guardia di finanza. Mi ha dato tanto, perché mi ha permesso di sentirmi vicino a quella che è una parte di me, la lingua russa. Questo, almeno per me, è importante.

E allora, perché alcuni stranieri sono diventati “italiani”, nel senso peggiore del termine, ed altri sono un esempio? Forse, la risposta più banale è che, tutto il mondo è paese, e la nazionalità non la fa la nascita, la fa la cultura che assorbi, forse è perché, abbiamo viziato troppo questi ragazzi italiani, o stranieri malamente italianizzati? La crisi farà bene e ci riporterà un po’ di forza di volontà e tenacia?

volere

chiedo spesso ai ragazzi di parlare di loro stessi nei lavori che chiedo loro di svolgere. I loro lavori devono essere delle fotografie delle loro passioni, li devono rappresentare. 

Anni fa rimasi impressionato da una ragazza, GDV mi parlò della sua passione, l’equitazione, raccontandomi di 3 ore di allenamenti quotidiani, 11 mesi l’anno circa. Io rimasi sconcertato, pensai a me stesso alla sua età, 17 anni, pensai a me stesso all’età che avevo qualche anno fa e mi complimentai con lei. Quella ragazza arriva a scuola un’ora prima degli altri per ripassare, ha voti altissimi. In una classe prima c’è CA, che sembra la sorellina di Maria Sharapova, gioca a tennis a livello agonistico, tre ore al giorno. è la più brava della classe ed è una piccola campionessa di tennis.

L’anno scorso è arrivata in Italia dalla Moldavia, si chiama LCI. Non sapeva una sola parola di italiano quando è arrivata. è risultata la migliore della classe, seguendo il programma degli altri. C’è la storia di SF, di cui ho parlato. SF è una delle più brave della classe ed è una giovane stella della danza, elegante e aggraziata come solo dopo tanti anni di esercizio di danza classica si può essere. E poi c’è BM, che pratica ginnastica ritmica, come CF. Sono brave a scuola, volenterose, sanno eccellere nello sport o nell’arte. Costruiscono società, costruiscono la classe, hanno la forza per tenere assieme il gruppo. Hanno la dolcezza, l’intelligenza e la forza necessarie per risolvere i problemi.

Ho ragionato in questi giorni sul quadro idilliaco che caratterizza per molti aspetti i miei post. Le donne guidano e gli uomini, il sottoscritto a parte, sono spesso guidati, da donne che hanno più spirito di loro. Non voglio polemizzare contro il genere di cui faccio parte, ma sottolineare che i maschi italiani stanno diventando un po’ molli. Sicuramente nelle due classi terze che ho descritto prevalgono numericamente le donne ed è normale, anche per questo motivo, che abbiano un ruolo guida, ma è anche il loro carisma ad essere diverso. Intendiamoci, con i maschi di queste due classi ho avuto ottimi rapporti, ma ho il sospetto che se in futuro non si troveranno più con ragazze così sagge ed assennate come quelle che descrivo, faranno molta fatica a confrontarsi con la realtà che li circonda, a meno che, e penso che in parte ci stiano riuscendo, quelle ragazze non li aiutino a crescere. 

Le storie che ho raccontato, alle quali ho accennato, sono storie di volontà, di volontà ferrea. Quando si vuole qualcosa che è “bene”, come la ginnastica ritmica, o la danza, ma anche il calcio perché no, lo spirito diventa più forte, o almeno, spesso succede così. Chi vuole, chi ha il desiderio di esprimere una passione, spesso è un costruttore di relazioni positive. Naturalmente non sono solo questi gli esempi positivi. Ma i maschi?

Io sono stato cresciuto prevalentemente da donne, ma gli uomini (mio nonno, ma anche mio padre, il mio prof di italiano di prima liceo) hanno sempre costituito una figura importante, sia gli uomini, sia le donne hanno guidato la casa, anche se a casa quella che era presente di più era mia nonna. Questi uomini di oggi e gli uomini del futuro saranno in grado? Forse i genitori di oggi considerano più fragili i maschi delle femmine? Forse siamo il nuovo “sesso debole”? Forse gli uomini conoscono meno la responsabilità?

Penso che se la scuola e la famiglia non educano ad assumersi la responsabilità, anche del fallimento, anche della punizione, anche quando si è piccoli, il risultato sarà la disgregazione di questa nostra società rabberciata. C’è un’altra grande verità/banalità: o si collabora tra uomini e donne o non ci si salva. Tutti dovremmo avere pari ruolo, maschi e femmine. E se anche la scuola, dove predominano le insegnanti, avesse contribuito a questo nuovo ruolo della donna? Mi chiedo anche se agli oneri che hanno in più le donne corrispondano anche gli onori? Io considero le donne, e le ragazze delle classi nelle quali insegno, dei capisaldi, ma nel resto del mondo. Le donne guidano gli uomini, perché gli uomini hanno rinunciato? Perché gli uomini sono diventati deboli? Si sono imborghesiti?

Una volta il ruolo sociale della donna era scarso, era confinata in casa. Da quando la donna lavora, si è assunta delle responsabilità maggiori, riuscendo anche a gestire delle intere famiglie da sola. L’uomo si è seduto, ora, con la crisi economica, ci sono delle donne che sono obbligate a mantenere da sole le famiglie. E le donne di domani? Sono forti, volitive. Devono sapere anche educare gli uomini di domani che vivono la scuola assieme a loro. 

Forse ho posto troppe domande, forse non ho dato abbastanza risposte. Scatenatevi, se vi va.

Veniamo da lontano e andiamo lontano

C’è un ragazzo che una volta aveva i capelli ricci, chiamato con il nome di un pesce. Lui è andato lontano, dall’altra parte dell’adriatico, per comprare una laurea. c’è chi la laurea la conquista con il sudore della fronte, con lo studio e chi l’acquista. Quel ragazzo chiamato con il nome di un pesce l’ha comprata con i soldi dello stato, con i soldi di tutti. Quel ragazzo chiamato con il nome di un pesce odia gli abitanti di quel paese, quello in cui ha comprato la laurea.

C’è una ragazza che arriva da ancora più lontano, è magrolina e minuta. Ha un sorriso dolce. Quella ragazza arriva da lontano ed impara l’italiano, arrivando a parlarlo perfettamente. Il ragazzo con il nome di pesce commette errori di italiano, quella ragazza parla senza errori. Quella ragazza ascolta spiegazioni sulla grammatica di una lingua straniera, in un’altra lingua straniera, l’italiano. Quella ragazza è la dimostrazione che la disciplina e il rigore, uniti all’intelligenza, hanno ancora un senso. Il ragazzo con il nome di pesce è uno dei simboli della decadenza, la ragazza venuta da lontano forse aiuta a fermare la decadenza. Parliamo in russo, la lingua che ci unisce. Quella ragazza, forse, non è lontana. Forse non bisogna farla allontanare. In questo periodo ci sono stranieri che stanno lasciando l’Italia, ragazzi come lei non vanno persi.

S. raccoglie fiori per l’insegnante, i romantici esistono, qualcuno, come lui, viene da lontano per portare il romanticismo. S. sorride, sorride per davvero, senza calcoli.

M. è una ragazzina che sembra più piccola della sua età, con la faccia simpatica e le guance da pizzicotti. è intelligente e preparata, quando mi risponde male, l’unica volta in tanti mesi, ci rimane male quando la sgrido. Gli occhi diventano bassi e tristi. Ha capito di aver sbagliato. Non esistono persone infallibili.

Questo è solo un pezzo di un racconto. Continuerò presto.