Masterchef

amico invadente e simpatico 81/ difficoltà

quando viaggio devo sentire il paese, devo sentirlo nell’intimo. Una città è fatta di suoni, vedute, sapori, due mila aspetti che ti sbattono addosso con violenza, che ti pongono delle domande, che, a volte, danno risposte a delle domande che poni. La cucina è un linguaggio che parla alla vista, al corpo, allo spirito, all’olfatto, la cucina è un messaggio lanciato dalla terra, parla di cultura e storia. chi vuol mangiare gli spaghetti all’estero è un po’ fesso, certamente, ma è anche una persona che ha paura, è una persona che lancia un messaggio culturale. La cucina di un altro paese ci spinge al confronto, ci mette a nudo, scopre le nostre insicurezze. Cosa provate guardando una succulenta fiorentina? un piatto di tagliatelle? Provate gioia per la loro squisitezza, ma, soprattutto, vi sentite rassicurati. Il sentimento di rassicurazione è umano, comprensibile, però ci tiene fermi, ci rende fermi mentalmente.

quando vado all’estero, ho bisogno della cucina straniera, ma, nello stesso tempo, ho bisogno di rassicurazioni. Consulto le guide, incrocio i dati. Mi piace mangiare nei bar, nei pub, mi piace la cucina tradizionale, ma mi piace anche la cucina rimaneggiata, mi piace cercare i ristoranti stellati. Da quando c’è Masterchef anche io sono diventato appassionato della gastronomia di alto livello. Cerco sulla guida 50 grands tables du monde e rimango incuriosito da Mikouni. Cerco il percorso con la metropolitana e fa un caldo boia, come sempre. arrivo nei pressi, sono le 8 e fa un caldo boia, ho la camicia zuppa di sudore. Prendo un taxi, arrivo al ristorante e scopro di avere prenotato nell’altra sede del ristorante. Ci sono Mikouni Marounoshi e Mikouni e basta. Sono stremato e non faccio altro che bere acqua, come al solito in Giappone, generosamente offerta. Mi accorgo che sulla guida c’erano gli indirizzi invertiti dei due ristoranti dello stesso proprietario. I gentilissimi camerieri modificano la prenotazione e mi accompagnano in sala. Il servizio è attento e premuroso. Mi servono il menu, è scritto in giapponese e francese. Io parlo bene in francese, lo studio da tanti anni, ma del menu capisco poco. Leggo, chiedo spiegazioni ai camerieri in inglese, loro sono gentilissimi e rispondono puntualmente. Capisco di più, ordino, mi faccio consigliare vini francesi e attendo. I camerieri mi presentano piatti finemente elaborati, costruzioni complesse e meravigliose di cui si può intuire solo qualche elemento e io provo a capire, provo a capire e gusto. Mangio bene e in abbondanza, mi sento appagato, anche se preferisco Cracco, mi sento cresciuto, sì, sembra strano questo aggettivo, ma è così. Ho provato ad imparare, ho sperimentato cosa significa la cultura. La cultura è complessità, è chiedere qualcosa a sé stessi, è cercare lo squilibrio, per trovare un nuovo equilibrio. Altro che tweet, altro che il regno dei social network, che diventano il rifugio e la ragione di vita di disperati e del disperato presidente del consiglio.

radici

ci sono le radici, ci sono i ponti, ci sono i collegamenti. è proprio questa la vera ricchezza, quella di costruire ponti. alcuni mesi fa, era primavera, mi mandano a fare una supplenza in una seconda superiore, una classe in cui non insegnavo regolarmente. entro e i ragazzi mi piacciono. Guardo i loro occhi, un ragazzo mi guarda e mi dice, lei ci è simpatico. Io rispondo, la cosa è reciproca. Alcuni studiano per i fatti loro, diversi si avvicinano a me, mi fanno domande. In che classi insegna? è in classe sua xy? come si comporta? come va in tedesco? Io racconto loro che parlo russo, due ragazze, R. e A. si avvicinano. R. è ucraina e A. è russa. Parliamo russo e i ragazzi mi fanno i complimenti. L’ora passa veloce, fin troppo. è un bellissimo sabato, un ragazzo mi consiglia di andare nel ristorante di cucina tipica dei suoi genitori. Parliamo di Masterchef. C’è una ragazza in particolare che mi colpisce, ha i capelli neri, la carnagione della donna mediterranea e le labbra carnose. è bella, sembra più grande della sua età. Ha un’espressione simpatica, ha personalità. Parla, parliamo e lei ascolta, ascolta con attenzione, ascolta con attenzione discorsi miei seri e meno seri. Quando suona la campana un po’ mi dispiace.

Ci salutiamo e continuiamo ad incrociarci lungo i corridoi. La ragazza mediterranea, ma anche gli altri, mi saluta sempre con dei gran sorrisi. Qualche mese fa mi chiede l’amicizia su FB. Un giorno chattiamo, mi racconta di qualche problema a scuola, a casa. Io scrivo quello che ritengo più giusto e lei mi ringrazia perché ho ascoltato le sue confidenze, scrive che le ho dato ottimi consigli. Oggi, dopo mesi, è risuccesso. Mi ha scritto su fb, come mai non è più all’istituto tecnico? Come sta? Un’ora sola di lezione e si ricorda di me. Abbiamo chattato, aveva voglia di dialogare. evviva i ponti.

essere umani, restiamo umani

qualche anno fa un attivista per i diritti umani, Vittorio Arrigoni, concludeva i propri messaggi internet scrivendo, restiamo umani. Scriveva da una terra tormentata, la Palestina, parlando della difficile vita dei suoi abitanti, tormentati dall’occupazione israeliana.

Cosa significa restare umani? Restare umani significa essere noi stessi, cercare di migliorarci, essendo autentici e spontanei. Qualche anno fa sono rimasto sconvolto, leggendo le mail di una mia ex alunna che esprimeva il suo pensiero su di me. Pensavo di esserle piaciuto, lei mi ha scritto che mi considera un esempio di come si deve insegnare, mi ha scritto che sono una persona che cerca sempre di migliorarsi, che impara dagli altri, una persona vera. Mi sono quasi commosso.

Molti insegnanti sostengono che bisogna rimanere sul piedistallo, sostengono che bisogna camminare davanti agli alunni e sperare che gli alunni ti vengano dietro, l’importante è camminare. Io cammino di fianco a loro e cerco di far capire loro che è il cammino giusto e intanto li ascolto e, se c’è qualcosa ma modificare nel percorso, sono pronto a cambiare. Non sono capace di stare sul piedistallo, mi ritengo uno come loro, che ha studiato un po’ di più e che ha qualche esperienza in più e che, forse per quel motivo, è meglio che mi ascoltino. Ogni tanto mi stupisco ancora, quando mi chiamano prof.

Ho studiato un po’ più di loro, ho la mia vita fatta di letteratura, arte, sport, ma mi piace anche ridere, ridere senza freni, divertirmi, sono un essere umano, insomma. Quando ho voglia di ridere e quando loro, i ragazzi, capiscono che sono un essere umano, si realizza l’alchimia perfetta.

Ho diversi hobby, tra i quali quello dei ristoranti stellati, mi interessano programmi tipo Masterchef, per scoprire i segreti degli chef. è sabato, sta per finire la lezione e CP, che ha gli occhi grandi e belli, mi chiede cosa fa stasera prof. Io rispondo che andrò al ristorante del famoso chef Valentino Marcattilli, CB, che sta dietro di lei, spalanca gli occhi e chiede. Chi, quello chef che è andato ospite a Masterchef, dal mio amore, Cracco? Sì, lui. BM e CB mi dicono che hanno il poster di Cracco in camera ed entrambi ci stupiamo di avere un interesse in comune. Io mi stupisco di come delle ragazze di 17 anni si possano interessare all’alta cucina. Quando avevo 17 anni non ci pensavo. E stasera mangerà l’uovo in raviolo, la specialità del ristorante San Domenico, io rispondo, probabilmente sì. Mercoledì ci racconta se vale veramente 40 euro, come aveva detto lo chef.

Vado a cena, la cena è splendida. Il mercoledì successivo torno dai miei meravigliosi ragazzi e loro, subito, mi chiedono ogni dettaglio del San Domenico, se è così buono l’uovo in raviolo, se sono così squisiti gli altri piatti, quanto ho speso, ecc. Io rispondo loro pazientemente, ma il dato più importante che hanno capito è che sono umano, simile a loro. Era quello che volevo che capissero. Ho anche detto loro che il 6 luglio sarei andato da Cracco: prof, ci porta l’autografo? certo che ve lo porto, ragazze.

Alcuni giorni dopo una ragazza, CB, mi consegna su una chiavetta, una tesina che avevo assegnato a tema libero, su Masterchef, tema scelto da lei. Scrive di Masterchef Germania, Usa, di altri paesi e, quando arriva all’Italia, di fianco alla foto di Cracco, mette due cuoricioni rosa. Rido di gusto. Non siamo così diversi allora, prof e alunni, e, soprattutto, siamo umani. Siamo restati umani.