Marzabotto

Buon Primo Maggio!

Nel giorno della festa del Lavoro, come è giusto che sia, mi fermo. Vado a visitare un luogo, dove, durante l’ultima guerra, nazisti e fascisti hanno massacrato persone innocenti, distruggendo un intero paese. Andrò sulle colline. Starò in silenzio, in un opprimente silenzio, che non smette mai di opprimere, di rimanere un enorme peso dentro, che ci interroga su questo abisso e che mi spinge a ritornare, ad intervalli abbastanza regolari, in questo posto.

Mi ricordo di quando lessi “Marzabotto parla” di Renato Giorgi. Ero alle superiori, durante il viaggio per andare e tornare a scuola. Mi sembrava di prendere dei pugni nello stomaco, ad ogni parola, ad ogni pagina. Me lo avevano donato all’ANPI, insieme a molti altri libri, che raccontavano di stragi naziste e di orrori nei campi di concentramento, ma non solo. Non ho mai più trovato quel libro. La memoria va a quella annotazione scritta a computer, probabilmente da mio padre, fascista: “buttati 5 libri sulla R.” Forse pensava che mi avrebbe fatto cambiare idea, che mi avrebbe almeno punito per le mie idee. Mah. Mia madre si è sempre proclamata di sinistra, ma non solo non si è opposta a questo scempio, l’ha addirittura appoggiato. D’altra parte, avrei dovuto essere grato a mio padre, secondo lei, perché mi aveva permesso di avere le mie idee.

Buon Primo Maggio!

Buon 25 Aprile! Il fascismo è una montagna di merda! sempre!

Mio nonno era un mangione. Non andò in guerra, perché era un operaio specializzato. In casa, con mia nonna ospitavano renitenti alla leva, partigiani. Con quello che davano con la tessera annonaria mia nonna ci mangiava, non aveva appetito, non aveva mai avuto appetito. Mia madre era piccola, aveva fame. Mio nonno andava a cercare cibo, anche in campagna, da contadini ai quali, in cambio, faceva riparazioni idrauliche. Diceva: meglio morire per una schioppettata, piuttosto che morire di fame. I fascisti facevano morire di fame la popolazione e tenevano per loro stessi il cibo, che rivendevano alla borsa nera a prezzi pazzeschi. A volte i partigiani davano l’assalto ai depositi in cui i fascisti tenevano il cibo e lo distribuivano alla popolazione.

Mio nonno stava andando verso Marzabotto, quando, sulla strada del ritorno, incontrò persone che gli dissero di cambiare strada, dicendogli che i nazisti stavano ammazzando tutti. Tornò a casa mio nonno e lo raccontò con voce impaurita a mia nonna, la quale gli disse di parlare piano, visto che avrebbero potuto sentirli i vicini.

Questo è il fascismo. L’antifascismo mi è stato trasmesso dai miei nonni, è quello che mi fa inorridire quando vedo i banchetti di fratelli di italia, quello che mi fa inorridire quando vedo banchetti di forza nuova, quando vedo ingiustizie.