lingua

Lingua

La loro lingua è aspra, selvaggia e piena di spigoli. La loro lingua è calda e quasi estiva, corroborante, dopo che avevi rischiato di congelarti, a volte quasi ti sembra di ustionarti. La loro lingua è il verbo di chi ha bisogno di scaldarsi, il verbo di chi si sente congelato in una giornata di gennaio nella bassa ed entra in un bar per bere un caffè. La loro lingua è irta di aculei, a voi.

La tua lingua è tiepida, bollente, a volte desiderosa di riparo. La tua lingua è fredda di disprezzo, solo poche volte. La tua lingua è vicina al cuore, non lontana dalla mente. La tua lingua è assettata di affetto, ad esempio, dopo che sei stato legato come un cotechino in un curioso esame medico. Dopo che vieni trattato da malato hai ancora più bisogno di loro, hai fame delle loro parole, dei loro sorrisi e del loro cuore. Ci rifletti, a distanza di tempo, capisci ancora di più il significato di quella fame di affetto, di quell’affetto di cui ti sei cibato avidamente.

Non potrò mai tradire quel ricordo.

radici ovunque, radici da nessuna parte

era giusto così, tornare in Germania, era giusto, perché ho dedicato una parte di me a quella cultura, a quella lingua, perché insegno quella cultura, perché insegnando quella cultura ho amato, ho amato tanto, perché ho amato tanto una donna che viene da quella terra. era giusto così, perché volevo capire qualcosa in più da quei luoghi, perché volevo buttarmici dentro. volevo capire da dove viene quella malinconia di quegli sguardi, volevo capire la malinconia di quei sorrisi, volevo capirla un po’ di più. volevo capire qualcosa in più di me stesso. volevo rendermi conto di avere radici ovunque e radici da nessuna parte. quadro Kirchner